}
Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post

lunedì 29 novembre 2021

La "terza via" per l'Arzola

Passato o presente ? 

In cima al monte Arzola


Correva l'anno 2017 quando con gli amici Franco e Blin salimmo da Cussalma al lago d'Eugio passando per la "scorciatoia" ( e scendendo lungo l'acquedotto\roggia della Pezza) . Ciò che non riuscimmo a localizzare fu il rudere di quota 1535 , peraltro già individuato in precedenza dagli stessi  Franco e Blin , primi "risalitori" della "terza via" per l'Arzola ( dal vallone dell'Eugio per il versante SO) , ossia il punto nel quale il sentiero che sale ( saliva)  ripido in direzione nord-est dal ponte di Ugiet si biforca(va): in direzione nord-ovest per l'alpe Fioria - lago d'Eugio ed in direzione sud-est verso le erbose pendici del monte Arzola.

Quando si parla di certi sentieri, davvero viene il dubbio su quale tempo verbale utilizzare per riferirsi ad essi: presente o passato ? Esistono ancora o sono soltanto leggende cartografiche ? Ma nelle leggende, si sa , c'è sempre un fondo di verità!

Elaborazione su carta Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 



Ri-risaliamo? 

L'autunno 2021 porta con sè idee balzane, ed in particolare quella di essere  "ri-risalitori" dell'Arzola dal vallone dell'Eugio ( già  il semplice fatto di arrivare ad un simile argomento di conversazione è notevole)   : 
- " Ma che bel giro! Perche non proviamo a farlo anche noi ? "
- " Ok, ma non garantisco il successo!"
E così, in una calda giornata di ottobre, ecco che infilate nello zaino roncola e forbici potatrici , partiamo dalla frazione Cussalma di Locana e passando per le borgate Balmetta e Veso arriviamo alla volta dell passerella in legno di Ugiet.
Sul percorso che sale da Cussalma al suddetto attraversamento vi è infatti ben poco da aggiungere in questa sede, sia perchè il percorso è attualmente in ottime condizioni, sia perchè in queste pagine, se andate a cercare, ci siamo già ampiamente dilungati sul vallone dell'Eugio...
Nel bosco di faggi


E' qui che viene il bello...

Attraversato il ponte, anzichè proseguire lungo il sentiero che sale verso l'alpe Ugiet ed il lago d'Eugio,  si comincia a salire, praticamente quasi in verticale, in direzione NE nel bel bosco di faggi. Un'esile e discontinua traccia , non facile da reperire se non si è pratici del posto, porta a raggiungere e risalire un ripido valloncello mantenendosi sulla sua sx idrografica; a circa 1300 m di quota il valloncello si restringe, le pendenza aumentano e la traccia si fa più logica ed evidente.
Nel bosco di faggi - 2


A 1400 m di quota circa occorre però portarsi sulla sponda dx idrografica del suddetto valloncello: e qui comincia il bello, poichè si abbandona il bel bosco di faggi per inoltrarsi in una fitta boscaglia composta prevalentemente da noccioli, sorbi e saliconi, corredata da un manto erboso particolarmente rigoglioso.
Lavorando di roncola e forbici potatrici e, soprattutto. avendo un occhio allenato a "scrutare" il terreno, si possono ancora notare qua e là piccole sistemazioni del terreno ( piccoli muri a secco, qualche scalino) ed intuire la "logica" del percorso.
Parliamo di "logica" poichè la traccia risale il versante con strette e ripide svolte , al contempo adeguandosi e sfruttando la natura del versante, fino a raggiungere un curioso passaggio, cioè una stretta cengia incassata tra due grandi pareti di roccia che si percorre verso destra.
Superata la cengia, ancora qualche svolta in salita e si perviene in una piccola radura erbosa; a questo punto occorre puntare verso alcuni faggi posti in alto verso destra, raggiungendo così il rudere di quota 1535.

Il rudere di quota 1535

A che cosa sarà mai servita questa costruzione, in corrispondenza della quale il percorso si biforca, a destra in direzione Fo, ed a sinistra in direzione dell'Alpe Fioria ?
Una piccola stalla per il ricovero degli animali appare la destinazione d'uso più credibile, considerando anche il fatto che il tracciato appena percorso ben si presta come "via dle crave" , non certo come "strada per le vacche".

E dopo ? Ancora meglio!

Nei pressi di un piccolo rio...

Aver raggiunto ed individuato il rudere non deve indurre a facili ottimismi, poichè per toccare le comode propaggini erbose del versante sud del monte Arzola, c'è ancora parecchio da tribolare !
Incomincia qui infatti il tratto più bisbetico del percorso: superata la costruzione diroccata occorre infatti proseguire quasi in piano, seguendo vaghe tracce di animali sotto una fitta boscaglia di noccioli che costringe sovente a camminare chini ed a compiere strane acrobazie tra un tronco e l'altro.
Arrivati in corrispondenza di un piccolo rio, la copertura di noccioli si dirada e si raggiunge una radura erbosa: è questa l'occasione per dare un'occhiata in giro e raggiungere un bel bosco di faggi, posto poco più in basso su una balza rocciosa a picco sul vallone dell'Eugio.

Radici secolari

L'osservazione delle radici secolari di un faggio, visibilmente oggetto di ceduazione nei decenni passati ( ad occhio e croce si direbbe almeno 60-70 anni fa) , è fonte di interessanti considerazioni naturalistiche e di profonde riflessioni: ciò che ha radici non scompare! Possiamo abbattere più volte e più volte, ripetutamente, ciò che sta fuori terra, ciò che attiene alla dimensione più esteriore , ma tutto ciò che è innervato con la terra ,tutto ciò che è interiore è destinato a sopravvivere e , ciò che è più importante, ad emergere!

Vipera aspis



Poco più in basso, un esemplare di vipera aspis, ben mimetizzato nel substrato di roccia e foglie, si gode il sole del mattino ed il calore trasmesso dalla tiepida superfice di un masso.

Vista sul basso vallone dell'Eugio


Affacciandoci sul limitare della balza rocciosa, la vista a picco sul basso vallone dell'Eugio e sul terreno circostante ( difficile, ripido, roccioso, inospitale) è davvero mozzafiato! Quanti ostacoli sembrano insuperabili, quante cenge, pendii ripidissimi sembrano irraggiungibili, insuperabili!
Eppure, come abbiamo appena avuto modo di constatare, l'uomo ha praticato l'agricoltura di sussistenza anche qui, sfruttando il minimo spazio agibile! A maggior ragione dovremmo riuscire a cavarcela noi, semplici "esploratori dell'inutile".

In direzione di un ripido canalino semiboscoso

Dobbiamo però interrompere l'idillio ed abbandonare la panoramica e dirupata oasi boschiva , per riprendere il filo del cammino.
compagnia faunistica
Riguadagnata la radura erbosa, il percorso diventa obbligato: occorre ora abbassarsi leggermente in direzione sud-est verso la stretta gola incisa dal rio Force , nuovamente sotto una fitta copertura di noccioli, fino ad attraversarlo proprio di fronte ad un ripido canalino semiboscoso, che occorre risalire fino in fondo.
Tutto un susseguirsi di dirupi...

Sia verso monte che verso valle infatti è tutta una successione di ripide pareti rocciose e precipizi , non ci sono altre vie d'uscita!


Se poi guardiamo alla compagnia "faunistica" che popola questa rude zona, abbiamo la conferma della sua "comoda" percorribilità: ecco un giovane stambecco che ci guarda stupito...

Occorre risalire fino in fondo il ripido canalino...

Risalito il ripido canalino, nel quali ahinoi la vegetazione continua ad essere piuttosto lussureggiante, con un breve traverso in piano si raggiunge un bel bosco di faggi, che è anche il bosco di faggi posto a maggior quota della valle Orco.
Le leggende locali dicono che in questa selva viva una deliziosa fata, pronta a premiare i viandanti rispettosi con succulenti frutti della terra o, viceversa , a punire quelli irrispettosi con mille piccoli dispetti, tra cui per esempio quello di attaccargli le zecche.

la Fata...

Resi i dovuti omaggi alla dama del bosco, per risparmiare tempo, anzichè spostarci verso destra in direzione dell'alpe Fo, decidiamo di risalire direttamente in direzione nord , sbucando così in breve al di fuori della copertura arborea.

Dritti in punta...


Usciti dal bosco, continuiamo a risalire dritto per dritto, ora su "comoda" superfice erbosa , fino a raggiungere l'alpe Fo superiore.
Nonostante l'assenza di sentiero e la ripidezza del pendio, in questo tratto del percorso ci sembra di volare, dopo tutte le difficoltà affrontate in precedenza!

Alpe Force

Dall'alpe Fo superiore, per tracce di sentiero raggiungiamo quindi l'alpe Force ed il monte Arzola, dove ci concediamo una meritata pausa mangereccia.

in punta al monte Arzola

Chi si accontenta? Non gode !

E' vero, potremmo a questo punto scendere dall'alpe Croce ed andare a prendere la "strada delle vacche" che scende a Barelli e Montepiano, senza ulteriori grattacapi. Potremmo tornare alle nostre case e dire: ecco, abbiamo fatto tutto ciò che ci eravamo prefissati, niente di meno e niente di più....
Potremmo farlo , ed invece optiamo per mettere la classica "ciliegina" sulla torta, optando per scendere dalla gola del rio Fo.

Scendiamo ad attraversare il rio Fo

E così ripassando per l'alpe Force , raggiungiamo l'alpe Pian del Prete, al di sotto della quale, presso un piccolo gruppo di faggi secolari, imbocchiamo il sentiero che raggiunge(va) le alpi Bassetta e Forcetta ( siamo sempre lì, a cavallo tra passato e presente) . Giunti in vista del rio Fo, cominciamo a scendere ripidamente in direzione sudovest fino a raggiungere il punto nel quale attraversando il suddetto rio si raggiunge la roggia che un tempo serviva l'alpe Curlo.

in alcuni punti la roggia è crollata

Tale ardita roggia, assecondando mirabilmente il rilievo della montagna , asperrimo e pieno di "anse", ci porta a raggiungere il Curlo, posto praticamente sul versante sud della valle Orco. Anche in questo tratto del percorso occorre fare molta attenzione, poichè in alcuni tratti la roggia è crollata e la vegetazione, ancora rigogliosa e comprendente macchioni di felci ad altezza uomo, rende talora di difficile reperimento il giusto percorso , che un pò percorre ed un pò interseca il canale , il cui tracciato è caratterizzato dalla presenza di salti. Ed è proprio in uno di questi salti, per fortuna molto modesto, che il sottoscritto incappa "nuotando nelle felci".
salti e precipizi


Anche qui il percorso è obbligato o quasi , dato che il percorso attraversa pendii ripidissimi a picco su precipizi di centinaia di metri...
Il Curlo


Dal Curlo con un traverso quasi pianeggiante in direzione est raggiungiamo infine il sentiero per Barelli, che seguiamo fino alla frazione Costa; da qui lungo la strada asfaltata andiamo a prendere la sterrata per la regione Trucca, dalla quale per comodo sentiero scendiamo ad attraversare il rio Eugio sulla passerella di quota 741 facendo infine ritorno a Cussalma.
Missione compiuta ! Non c'è che dire , oggi ci siamo proprio tolti la voglia di wild!
Chi scrive però, oltre ad aver fatto ritorno alla propria dimora con succulenti frutti della terra, si è ritrovato pure con una zecca sul collo: senza dubbio opera della fata del bosco, che in questo caso ha optato per unire premio e punizione nei miei confronti ! Dove avrò mai sbagliato ?

domenica 22 novembre 2020

Attento che cadi : di un incidente in montagna e del Pian Talurn da Frassinetto, anello per il lago Verdassa

In questo numero...

Nonostante quest'anno a fine giugno fossimo già stati al monte del Prà, passando dal lato Val Soana e realizzando tra l'altro un giro ad anello di un certo livello, un pò d'amaro in bocca mi era rimasto, poichè avevamo trovato ancora parecchia neve in alto e, soprattutto, una giornata nuvolosa!
L'opinione di chi scrive infatti è che il pian Talurn sia enormemente più suggestivo se sgombro di neve e, naturalmente, in una giornata di cielo sereno o poco nuvoloso.  
In questo numero ci occuperemo anche dello spinoso tema degli infortuni in montagna: leggendo l'articolo capirete il perchè !
Salendo al monte del Prà 

Non c'è il 2 senza il tre!

"Posto ad una quota di 2722 m , il monte del Prà o Pian Talurn è a giudizio di chi scrive uno dei luoghi più significativi delle Alpi occidentali. Sulla sue pianeggianti e verdi sommità si incontrano ben tre vallate: la Valchiusella  a est , la valle Soana a ovest ed il vallone della Verdassa a sud-est. Si può dunque raggiungere sia da Fondo per la Bura at Talurn, che da Ronco Canavese per i valloni di Servino o di Canaussa o da Frassinetto per il vallone di Verdassa." ( tratto dal racconto "Balla coi Cervi" ).
Nella stagione autunnale poi la grande spianata del monte del Prà è resa ancor più affascinante dal mutare dei colori e dato che  in autunno ci siamo e  la salita dal vallone della Verdassa mi manca, la meta è decisa!

Ci sono tre modi  per salire ...

Parafrasando Sammy Rothstein, al secolo Robert De Niro, ci sono tre modi per salire : il modo giusto, il modo sbagliato ed il modo di Marco. Ed oggi a Davide, Elisabetta e Laura toccherà salire per l'appunto secondo il modo  di Marco;  mentre Elisabetta e Laura già sanno a cosa vanno incontro, per Davide si tratta della "prima volta". E, si sa, la prima volta non si scorda mai, anche perchè Marco, come di consueto, ha studiato la notte un giro corto per il mattino...

Marco De  Niro

L'idea è quella di salire alla punta del Bech e  di lì percorrere tutta la cresta sino in cima, per poi scendere dal lago Verdassa , realizzando così un simpatico giro ad anello.

 - "Ma quanto c'è di dislivello ?"
- " Boh, adesso non ho la cartina a portata di mano!"-
- " Ma questa gita c'è su Gulliver ? "
- " Mmm, non credo proprio!"

Elogio della follia ( e delle montagne ) 


Hp Lovecraft

Le nostre montagne non hanno forse qualcosa in comune con quelle immaginate da H.P. Lovecraft ne "Le Montagne della Follia"? Percorrendole non troviamo forse ogni volta i resti di antiche civiltà scomparse ? E se un giorno, nel nostro peregrinare, scoprissimo in una caverna i corpi congelati di strane creature ancor più antiche e dotate di temibili poteri soprannaturali, tali da condurci alla follia? 

Nel caso, poco male: noi un pò folli già lo siamo ! Del resto,  come sosteneva Erasmo da Rotterdam , non è forse la follia a diffondere la vita ? Cosa c'è di più folle dell'innamorarsi o dell'amare delle creature ancor prima di conoscerle, come accade tra genitori e figli? 
"La regola essenziale della felicità è voler essere come si è "e dunque per "essere felici occorre essere pazzi"  , avere l'audacia di vivere senza troppo curarsi di ciò che prescriverebbero saggezza e ragionevolezza, poichè non esiste una formula scientifica per la felicità!

Cosa può accadere dunque quando persone folli  si ritrovano assieme ad  esplorare le montagne della follia ?

La follia dei singoli messi a contatto si neutralizza, si somma, si moltiplica o cresce esponenzialmente ? 
 




 

" Attento che cadi", cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno. Effettivamente, essendo la prima volta che si ritrovavano assieme in un'escursione  (con me )  Laura ed Elisabetta,  avevo il presentimento che qualcosa di non convenzionale potesse accadere! Ma andiamo con ordine...



Avvicinamento in auto

Raggiunta Frassinetto in auto, si svolta a sinistra in direzione di Berchiotto ; superata la frazione, la strada carrozzabile si addentra nel vallone della Verdassa e la si segue fin nei pressi dell'alpe Losa di Ferro, dove scende ad attraversare il torrente su un guado. Due cervi , un maschio ed una femmina, ci attraversano la strada, quasi a volerci preannunciare la "selvaticità" del luogo.

Pasticciando la foto della cartina...


Attenzione che le linee "pacioccate" sull'immagine in arancione e rosa non rappresentano il percorso da noi affrontato! Parte della traccia la trovate nell'immagine qui sotto:


Parte della traccia su ctr Piemonte






Dall'alpe Losa di Ferro a Querio ( into the wild ) 

Lasciata l'auto poco oltre l'alpe Losa, attraversiamo il rio Verdassa sul guado e, giunti sull'altra sponda, ci portiamo alla borgata Querio lungo l'antica mulattiera.
Querio

Dalla borgata bisognerebbe ora scendere leggermente ad attraversare il rio Querio: il condizionale è tuttavia d'obbligo, poichè a proposito del "modo di Marco", ecco che il leggendario "morbo del ravanatore" ( ecco la follia! ) colpisce il nostro ancor prima che i raggi del sole lo "bacino"; e dato che i compagni d'avventura devono in questo caso giocoforza fare totalmente affidamento su di lui, essendo nuovi della zona , la variazione di percorso viene decisa senza alcun "preavviso" vocale. E' tutto nella testa di Marco: - "mi piacerebbe provare una volta a salire direttamente dall'alpe Carpior!"

Da Querio all'alpe Carpior

"Percorso stupendo": fino ai ruderi dell'alpe Caprera il percorso è ben evidente, anche se ci tocca farlo "un poco strisciando"...
"Percorso stupendo..."

"Un poco strisciando..."

Da questo punto in poi perdiamo la traccia   e cominciamo una simpatica quanto involontaria "esplorazione" tra vaghe tracce su versanti ripidi ed accidentati, fino a raggiungere una panoramica cengia occupata da un bel boschetto di faggi, dove è naturale concederci una meritata pausa!
Dalla cengia, vista verso la dorsale del Bech

I colori dei faggi sono bellissimi in questo inizio di "foliage"; molto bella anche alle nostre spalle la relativamente comoda dorsale che sale da e per l'alpe del Bech ( che avremmo dovuto percorrere in salita nelle previsioni iniziali ) . 


Sull'orlo del precipizio ci invita a giocare..


Molto accattivante anche l'ambiente circostante, ripido e dirupato; qualcuno anzi  "sull'orlo del precipizio" ci invita a giocare. 
Ma il raggiungimento di questa "oasi tra i dirupi", non significa certo la fine delle nostre peripezie: dopo aver effettuato un breve traverso in direzione nord, ecco che riprendiamo a salire per vaghe tracce di animali lungo ripidi pendii, aiutandoci talvolta con le mani, fino a raggiungere una parete appoggiata che pare essere l'ultimo ostacolo a frapporsi tra noi e l'alpe Carpior.
Si sale nel ripido, aiutandosi talvolta con le mani...



nel ripido...

Tirandosi su nel busciass


- "Ma non è che poi ci tocca fare dietrofront? Disarrampicare sta roba ? " - mi chiedo e chiedo ai miei "soci".
- " Secondo me no. E poi siamo in grado di tornare indietro..."  - risponde Laura
- " Dai basta, andiamo!" - sprona Elisabetta
E così, un pò goffamente ed aiutandoci a tirarci su  con quel poco  di "busciass" ( termine dialettale per indicare la presenza di arbusti") a disposizione, ecco che superiamo l'ostacolo per ritrovarci - è quasi magia - proprio nei pressi dell'agognato alpeggio, che abbiamo dovuto sudare quanto una cima!
Su per la parete appoggiata...

E dire che arrivati all'alpe Caprera sarebbe bastato guardare un pò meglio la cartina e spostarsi in direzione est per raggiungere la dorsale percorsa dal sentiero. Scrivo queste fondamentali righe a beneficio di futuri emuli, pur consapevole del rischio di venire assassinato dai miei compagni d'avventura, resi furenti dalla... verità!

Dall'alpe Carpior a Cima Carpior

Salendo verso la cresta, panorama verso la Piata di Lazin


Sbucati ormai nei vasti pascoli dell'alpe Carpior, non resta che seguire la dorsale erbosa che passando per l'alpe Balmela 2060 m conduce ai 2301 m della cima. Qui arriva anche il sentiero n° 10 della rete sentieristica recentemente segnalata e sistemata dal comune di Frassinetto, davvero un ottimo  lavoro!

Cima Carpior

Da qui le successive elevazioni della Costa Carpior preannunciano un percorso a saliscendi fino all'arrivo : tutto allenamento, per di più con un meteo e panorami stupendi!




Immagini dalla cresta \1

Cresta, bella cresta... ( da cima Carpior al Pian Talurn) 


In cresta \ 2




Su questo tratto di percorso c'è ben poco da dire, salvo che si tratta di una cresta facile, divertente e panoramica, che abbiamo percorso praticamente sul filo fino in cima.

In cresta\3

Splendidi i colpi d'occhio sul vallone di Canaussa con i suoi laghi, e sull'ambiente circostante in generale.
Vista sul vallone di Canaussa e sul monte omonimo

Continuiamo quindi con le immagini riprese dalla cresta...

Vista verso vallone di Forzo e Torre Lavina
Due dei laghi di Canaussa



Sullo sfondo: da sx verso dx dalla Piata di Lazin al Monveso di Forzo

Il lago Verdassa visto dalla cresta


La caduta di Varda


Giunti nei pressi dell'ultimo pendio adducente alla tondeggiante cima del pian Talurn ( ormai mancano pochi metri!), ecco che accade l'imponderabile: di colpo mi inciampo  e cado come un sacco di patate, prendendo una forte botta al ginocchio sinistro.
Quante volte sono caduto e scivolato in montagna ? Tantissime, fa parte del gioco! Ma sempre in situazioni non pericolose e soprattutto con una certa padronanza dell'imprevisto, un certo controllo dei movimenti.  In questo caso purtroppo il controllo è quasi del tutto assente: l'unico riflesso che riesco ad avere è quello - in extremis - di mettere avanti la mano destra per non battere il muso sulle pietre!
Quante volte chiacchierando o  navigando sui social sentiamo e leggiamo commenti legati agli incidenti più o meno gravi  che si verificano in montagna e che richiedono l'intervento dei soccorsi? "Ha sbagliato là" ... "E' stato imprudente qua"... Insomma tutti scienziati, che a volte avranno pure ragione, a volte no, ma la realtà è che a volte succedono delle "disgrazie", come nel mio caso. E' brutto dirlo, ma può accadere a chiunque di scivolare improvvisamente o cadere : sono cose che a volte semplicemente succedono. 
Diventa quindi fondamentale adottare comportamenti corretti di fronte a questi imprevisti ed essere attrezzati.
Dolorante a terra...


Cosa fare in caso di infortunio 

Eccomi così dolorante a terra, tra lo sgomento dei compagni, che molto correttamente   non cercano di muovermi ( se ci fosse qualcosa di rotto o di incrinato, rischierebbero di peggiorare la situazione) senza prima essersi sincerati della mia condizione.
Per fortuna nello zaino ho del materiale di primo soccorso, tra cui non manca del ghiaccio istantaneo , fondamentale per lenire il dolore ed evitare eccessivi  gonfiori od ematomi troppo estesi.
 - "Marco come va ?" 
- " Non mi sembra di avere niente di rotto, ma per il momento non sono in grado di rialzarmi"
Se i miei compagni sono spaventati, un pò lo sono anch'io, perchè mi rendo conto che questa non è la solita botta al ginocchio e mi sono "infortunato" - per colmo di sventura -proprio  nel punto più lontano. 
Comincio così a slacciarmi lo zaino ed a chiedere ai miei compagni di tirarmi fuori il ghiaccio: 
- "Il ghiaccio, il ghiaccio, il ghiaccio!"
- "Ma dove ce l'hai? Nello zaino ?"
- "Si !"

Un nuovo protocollo sanitario

Il mio zaino è uno di quelli con l'apertura laterale , ma Elisabetta e Laura, che subito si "avventano" per soccorrermi, non lo sanno ( e del resto sono un pò spaventate anche loro) : ecco che me lo girano sulla  schiena, premendomelo  in faccia e dando  in questo modo  vita ad un nuovo ed originale protocollo sanitario: il soffocamento preventivo dell'infortunato.
- "Ma cosa fate!!!"
- "Dove hai messo il ghiaccio ??? "
- "E' in fondo allo zaino!"
- " E allora !"
- "Il mio zaino ha l'apertura laterale!"
Niente da fare: l'apertura laterale non verrà utilizzata , ma alla fine conta il risultato: il ghiaccio istantaneo viene estratto dal kit di pronto soccorso ed applicato sulla parte contusa, sotto lo sguardo divertito di Davide. Devo anche ammettere che il soffocamento tramite zaino ha contribuito non poco a calmarmi.
Il ghiaccio mi dà un sollievo immediato, tanto che dopo una decina di minuti comincio già a pensare di rialzarmi. Su invito dei miei compagni  però, rimango prudentemente disteso a terra ancora per un pò. 
L'atmosfera ora si è fatta più rilassata, anche se il mio pensiero è fisso sulla lunga discesa che ci aspetta: ce la farò ad affrontarla o comunque ad arrivare prima di notte con il ginocchio in queste condizioni ? 
Con me ho comunque la pila frontale ( ormai ho imparato dall'esperienza) ... 


Risoterapia

Contenuto ideale di un kit di primo soccorso in montagna:

  • Ghiaccio istantaneo
  • Acqua ossigenata ( per detergere le ferite e rimuovere i corpi estranei)
  • Soluzione fisiologica ( per lavare le ferite)
  • Disinfettante iodato ( per la disinfezione vera e propria) 
  • Cotone, garze, bende, cerotti vari ed altro materiale sterile

Nel mio kit non mancano mai anche delle bustine di integratori di sali minerali ( molto utili  in caso di sintomi da affaticamento e come "placebo" in generale)  e dei lacci di ricambio per gli scarponi, che non si sa mai.

In vetta



Mi strascino in vetta..

Rialzatomi infine in piedi, ecco che mi strascino fin sul panettone di vetta, che troviamo ovviamente spolverato dalla neve caduta nei giorni precedenti e con un piccolo branco di camosci , subito fuggiti, a farci da benvenuto. Anch'io decido di isolarmi un poco, per una pausa di riflessione: l'umore non è esattamente dei migliori, a causa delle preoccupazioni per l'immediato futuro...
Comitato di benvenuto, subito dileguatosi

In isolamento volontario


Naturalmente ora che siamo a metà giornata ( e nonostante sia già l'11 ottobre ) , un pò di nuvole basse salgono ad avvolgerci ( la val Verdassa, così vicina alla pianura, non si smentisce mai), garantendoci comunque una discreta visibilità!
Prima di scendere, eccovi due o tre foto scattate dalla vetta...

Vista verso il Monfandì

Sulla tondeggiante cima...







Verso il lago Verdassa ed oltre ( la discesa fastidiosa) 

I sentieri di Frassinetto



Salendo, come di consueto, avevo già lanciato un occhio per capire dove scendere; attività superflua dato che arrivati in cima ci rendiamo conto  che la solerte amministrazione comunale di Frassinetto aveva già provveduto a segnalare anche il percorso  verso il lago Verdassa, contrassegnato  sempre con il numero 10.
Nel valloncello spolverato di neve




Arrivati circa all'estremità orientale del pian Talurn, presso quello che sulla carta MU è denominato "colle di Pian Tallorno orientale", si imbocca in discesa il  canale che porta in uno stretto valloncello compreso tra il monte del Prà e la vicina punta della Mionda, oggi ben spolverato da qualche centimetro di neve! Da queste parti dovrebbe esserci anche il laghetto "Verdassa superiore", ma può darsi che oggi non sia visibile poichè siamo a fine stagione e potrebbe essere asciutto!

E il laghetto Verdassa superiore? 
L'unico mio cruccio è che per colpa della caduta sono costretto a scendere molto più lentamente del solito, nonchè a fare attenzione ad ogni passo, poichè al momento non posso assolutamente fare forza sul ginocchio sinistro, pena un dolore intenso : mi tocca a volte usare i bastoncini quasi a mò di stampelle...
Neve nel sacchetto...


Usciti dall'ombroso valloncello di cui sopra, ritorniamo ad affacciarci in direzione sud verso Frassinetto ( e sul sottostante lago Verdassa) :  constatata la perdita del potere refrigerante del ghiaccio istantaneo  applicato sul ginocchio, decidiamo di sostituirlo ( più che dignitosamente ) con un sacchetto dell'Ikea riempito di neve, prima che di neve non se ne trovi più!

Sotto di noi il lago Verdassa
 

Finita la medicazione , in breve raggiungiamo le amate sponde del lago , ove è d'obbligo un'altra meritata pausa!!!
Dal lago seguendo ora il sentiero n° 9 torniamo all'alpe Losa di Ferro passando per le alpi Vardasson e facciamo ritorno all'auto quando ormai è giunto il tramonto...

Conclusioni

Fortunatamente il mio "incidente" non ha dato luogo a conseguenze particolari, ma ricordate : non andate mai in montagna da soli ( se possibile ) e portate sempre con voi materiale di primo soccorso !E questo è tutto gente!!!
Arrivederci ed a presto con le Storie!