Storie e racconti di escursioni ed avventure nelle valli del Gran Paradiso.
venerdì 27 gennaio 2017
domenica 22 gennaio 2017
Escursioni non per tutti 8 - Traversata da Sparone a Locana per la cresta spartiacque Orco-Ribordone ed il colle Vardlà
Premessa
Una traversata da Sparone a Locana ? Ma che senso può avere raggiungere a piedi due località collegate da una strada asfaltata e distanti appena 6 o 7 km l'una dall'altra , scegliendo tra l'altro un percorso lungo esattamente il doppio ? Beh, per tutto ciò che sta in mezzo e sopra ai due suddetti comuni , la cosa ha assolutamente senso: la cresta spartiacque Orco -Ribordone in questo tratto è infatti bellissima, coperta di magnifici boschi ai quali si alternano ottimi punti panoramici e qualche piccola asperità rocciosa che rendono più vario e divertente il percorso. Un altro pregio di questa cresta è che è possibile percorrerla quasi tutto l'anno, risultando una validissima opzione nel periodo invernale, quando le mete a disposizione risultano limitate.
Durante escursioni fatte nel passato avevo già visitato più o meno tutta la cresta spartiacque Orco -Ribordone, ma mi mancava il tratto che grosso modo va dalla frazione Bose al col Pertia: di qui l'idea di unire l'utile al dilettevole, visitando Bose ed il relativo Truc e percorrendo il tratto più lungo possibile della cresta in giornata, per poi scendere a Locana.
Comunque vada... sarà un successo!
| San Pancrazio a Bose |
E così il 3 gennaio 2017 ( si tratta anche della prima gita dell'anno nuovo! ) lascio la mia auto nei pressi del cimitero di Locana, dove viene a prendermi Luca per raggiungere Michele, che ci aspetta al ristorante-bar Stella d'Italia a Sparone per la colazione. Ma chi sono questi Luca e Michele? Sono coloro che fecero l'impresa !
A dire la verità, tenuto conto del fatto che le giornate sono ancora molto corte, non ci siamo dati appuntamento troppo presto: sono all'incirca le 9 del mattino quando ci ritroviamo al bar, ma è anche vero che si tratta di giornate piuttosto fredde, per cui posticipare appena la partenza non è poi una così cattiva idea dal punto di vista delle temperature e del ghiaccio che comunque si potrebbe incontrare lungo il percorso.
L'obiettivo realistico di giornata è quello di arrivare fino al colle Vardlà , ed è per questo che abbiamo scelto di lasciare una macchina a Locana; l'obiettivo massimo, ma che sappiamo difficilmente raggiungibile. è quello di proseguire fino al rifugio Blessent per poi scendere in località Barelli e di qui in breve su strada asfaltata tornare a Locana ed alla macchina.
Ma anche se non facessimo in tempo a raggiungere il col Vardlà non ci sarebbero problemi, poichè sono numerosi i punti della cresta dai quali è agevole raggiungere il fondovalle: si tratta di un'escursione "win-win", per parafrasare una terminologia anglofona oggi molto in voga.
Da Sparone al Truc Bose ( forse ... )
| Un paio di ripidi canalini dove tocca mettere le mani |
Terminata la colazione, con un ultimo giro di valzer raggiungiamo con l'auto di Michele il punto di partenza della mulattiera che da Sparone sale a Bose passando per Biola, ora in compagnia del quarto membro della spedizione, cioè Genepy, il cane di Michele.
Michele impone da subito un certo ritmo alla camminata, e così in breve tempo, superata Biola, raggiungiamo Bose, con la chiesa dedicata a San Pancrazio e Zurana. Oltrepassata Zurana, non reperendo immediatamente il sentiero che sale al Truc Bose, cominciamo a seguire una discreta traccia che prosegue a mezza costa lungo il versante Orco, probabilmente diretta a Betassa.
Resici conto della situazione, e fedeli all'idea di percorrere per quanto possibile la cresta in maniera integrale, decidiamo di raggiungerla il prima possibile , cosa che riusciamo a fare risalendo due canalini semiboscosi un pò ripidi ma perfettamente asciutti, dunque privi di ghiaccio, dove ci tocca però usare le mani
Siamo già oltre al Truc Bose, anzi per la precisione ci troviamo nei pressi delle due asperità rocciose successive della cresta, di cui una quotata 1404 m sulla carta Igm , che normalmente si evitano sul versante Ribordone ma che noi a questo punto evitiamo sul versante Orco traversando un ripido bosco di faggi.
In cima al Truc Pertia ( non tutti )
| Il truc Pertia o testa di Betassa ( ben evidente sulla sx il ripido canalino da percorrere per raggiungere il passaggio obbligato finale) |
Vi ricordate della casaforte di Pertia ? Ne avevamo parlato in uno dei primi post pubblicati su questo blog : ebbene, oggi non ci torneremo. Contenti ? Scherzi a parte , tra la quota 1404 ed il col Pertia si trova un caratteristico rilievo roccioso chiamato localmente appunto Truc Pertia o Testa Betassa, poichè si trova praticamente sopra le due frazioni.
Per arrivare in cima al truc occorre, una volta giunti nei suoi pressi, spostarsi sul versante Orco per imboccare un ripido canalino semiboscoso, alla fine del quale si trova una parete di qualche metro ( passaggio obbligato) che va superata arrampicando ( è presente anche una corda ), raggiungendo così la cresta sommitale ed in breve la vetta. Osservando bene il truc dalla quota 1404 la via di salita risulta piuttosto evidente e facilmente localizzabile.
Dalla cima si gode di uno splendido panorama: così mi hanno detto Luca e Michele che l'hanno raggiunta; io ho preferito aspettarli alla base della parete "obbligata".
| Luca è arrivato sulla cresta sommitale del truc |
Col Pertia, Simma e Foresta Nera
Dal truc Pertia occorre tornare sui propri passi ( scendere sull'altro lato della cresta presupporrebbe l'utilizzo di attrezzatura alpinistica ) ed abbassarsi leggermente sul versante Ribordone, per poi riguadagnare la cresta nei pressi del col Pertia.
Raggiunto il col Pertia si prosegue lungo la traccia di sentiero che , seguendo più o meno fedelmente la cresta, ed aggirandone le asperità ora a destra, ora a sinistra e con qualche saliscendi , raggiunge il pian dla Simma o alpe Simma superiore 1432 m, quindi il boscoso e tondeggiante rilievo della Simma 1522 m.
| Alpe pian dla Simma |
Sono davvero magnifici i boschi di faggio ed abete bianco che fanno da corona a questa panoramica cresta; in particolare i boschi presenti sul versante Ribordone, caratterizzati dalla presenza dominante dell'abete bianco, sono localmente chiamati "Foresta Nera", omonimamente alle ben più celebri ed estese selve presenti tra Germania e Repubblica Ceca. Si tratta dell'unica abetina ( = bosco di abete bianco) ancora presente nelle valli Orco e Soana, un bosco di alto fusto in perfetto stato di conservazione dal punto di vista ecologico e della selvicoltura naturalistica ( ed è un vero peccato che un simile gioiello naturalistico non sia stato incluso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso). Va detto che l'abete bianco raramente forma boschi puri, trovandosi quasi sempre consorziato con faggio ( come nel caso della Foresta Nera ribordonese) e\o abete rosso .( come nel caso della Selva Nera tedesca e ceca).
| Il monte Colombo spunta tra gli abeti della Foresta Nera |
La presenza di estesi nuclei di rinnovazione è significativa di come l'abete bianco stia tornando a ricolonizzare zone dalle quali era stato escluso\ridotto dall'azione antropica, che nel piano montano era spesso volta a favorire altre specie come il faggio, ottimo combustibile ( al contrario dell'abete bianco, che è una resinosa ) oppure ad abbattere le foreste per ricavare terreni agricoli e\o da pascolo. Inoltre il legno di abete bianco, rispetto a quello di abete rosso e larice , ha caratteristiche meccaniche inferiori per quanto riguarda il suo impiego come materiale da costruzione, senza contare che il larice, per via della rada copertura esercitata sul suolo, consente la pratica del pascolo.
Il legno di abete bianco era ed è tutt'ora viceversa molto utilizzato nel campo dell'arredamento ; in epoca romana veniva anche utilizzato per la costruzione delle navi.
| La boscosa e panoramica cresta... |
Bocchetta di Tirolo, cima Tirolo e punta della Croce
| In vista del Gran Paradiso and friends... |
Dalla bocchetta di Tirolo, continuando a seguire la cresta, si toccano cima Tirolo 1601 m e punta della Croce. Ed è qui, in vista del Gran Paradiso, che facciamo una breve sosta mangereccia. A cima Tirolo, sul versante Ribordone, arriva anche la nuova pista agro-silvo pastorale che dall'alpe Roci porta sino a qui attraverso le alpi Reis e Reis Pollin. In quest'ultimo tratto di percorso la quantità di neve presente al suolo comincia ad essere a tratti consistente e ci accompagnerà fino al colle Vardlà.
Colle Vardlà e discesa...
| Vista sulle alpi Reis Pollin e Reis |
Il colle Vardlà rappresentava e rappresenta il più veloce collegamento a piedi tra Locana e Ribordone, molto usato in passato dai locanini che si recavano alla festa al Santuario di Prascondù; coloro che invece abitavano le frazioni poste oltre Locana, utilizzavano di solito il vicino col Busiera, più comodo da raggiungere per loro rispetto al Vardlà.
| Croce sul Dent dla Veja |
Poco prima dell'alpe Vardlà, a quota 1300 m circa, notiamo un sentiero che taglia verso sinistra e che, stando alla cartina della MU , dovrebbe farci raggiungere il sentiero recentemente pulito e risegnato che scende a Chiapetto, località vicina alla frazione Boschietto, passando per il Luvet. Siccome il percorso sembra piuttosto ben tracciato, benchè invaso dalla vegetazione, decidiamo di seguirlo poichè ci eviterebbe di passare attraverso i rimboschimenti di pino nero soprastanti Locana, infestati dalla processionaria del pino, le cui larve ed i nidi sono molto urticanti. In realtà poco sotto l'alpe Vardlà partirebbe il sentiero recentemente pulito e risegnato per il Luvet di cui sopra e forse : basterebbe fare attenzione ai segni rossi per reperirlo ( io lo avevo percorso poco tempo prima assieme a Franco e Blin) , ma se non lo trovassimo ? E poi così ( almeno per il sottoscritto) ci sarebbe l'occasione di sperimentare un percorso nuovo.
| Un enorme masso pianeggiante... |
Arriviamo così su un enorme masso pianeggiante , posto sotto un'altrettanto imponente parete rocciosa, nei pressi del quale troviamo un bivio: un sentiero che taglia in quota verso destra, ed uno che scende. Stando alla cartina della MU, dobbiamo continare scendere e così facciamo. Purtroppo, dopo un primo tratto in cui le vestigia del sentiero sono piuttosto evidenti ( muretti a secco laterali, scalini etc ) , la traccia si perde in una zona di terrazzamenti posta vicino ad alcuni ruderi ( località Cuha ) e diventa irreperibile. Certo continuando a scendere in teoria incercetteremmo il sentiero per il Luvet , che taglia in piano a mezza costa, ma c'è un piccolo problema: il percorso si trova al di sotto di una zona di lose e salti di roccia e così senza una traccia diventa difficile capire dove scendere ( ed anche pericoloso, vista la possibile presenza di acqua e\o ghiaccio in loco).
| Località "Cuha" |
| Località Cuha |
Arriviamo infine in vista del vallo paramassi posto dietro l'abitato di Locana, che attraversiamo per raggiungere la zona retrostante la chiesa parrocchiale di S. Pietro in Vincoli , dalla quale in breve siamo nella via centrale del paese e raggiungiamo, quando comincia a fare notte, la mia auto, con la quale riporto Luca e Michele a Sparone, dove è d'obbligo è una tappa al bar/ristorante Stella d'Italia per un aperitivo di commiato.
Conclusione
La giornata odierna ci ha persuasi della possibilità di percorrere integralmente la cresta , cosa che ci siamo ripromessi di fare durante la stagione favorevole, quando le giornate saranno più lunghe. La nostra idea è quella di partire da Sparone e raggiungere la cima Testona per poi scendere a Roncore o Cussalma, oppure fare il percorso inverso. Un gitone bello lungo e con molto dislivello: riusciremo a combinarlo ? Nel caso, ve lo faremo sapere su queste pagine. Arrivederci ed a presto con le Storie!
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Ubicazione:
10080 Sparone TO, Italia
martedì 10 gennaio 2017
Ciaspolate alternative 2 - Monte Soglio da Sparone
Premessa
Il monte Soglio può essere raggiunto da Sparone passando per S. Anna e San Bernardo di Sparone, per poi proseguire lungo l'ampia cresta divisoria Orco\Lanzo sino in vetta ( quest'ultima parte è comune anche ai percorsi normalmente più frequentati, cioè quello con partenza da Alpette e quelli con partenza da Canischio, Prascorsano, Forno). Si tratta di un bellissimo itinerario, un pò lungo ma agevolmente percorribile durante la primavera, l'estate e l'autunno, che si svolge in gran parte su ottimi sentieri.
La salita invernale, decisamente più faticosa, richiede inoltre qualche attenzione in più per la possibile presenza di ghiaccio e\o neve lungo il percorso. Per quanto mi riguarda desideravo da tempo raggiungere il monte Soglio con le ciaspole lungo questo itinerario, che conoscevo per averlo percorso durante la stagione estiva qualche anno prima. A darmi man forte in questa "avventura", pur avendola decisa il giorno prima per il giorno dopo, sarà l'amico Marino.
L'itinerario
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| Casa con affresco in borgata Apiatur di sotto |
Per raggiungere la partenza di questo itinerario occorre attraversare il ponte sul torrente Orco posto poco oltre il distributore di benzina ed imboccare la strada di collegamento con Alpette. Giunti al secondo tornante si parcheggia la macchina e si seguono sulla destra le indicazioni del sentiero che va subito ad attraversare il rio Mares su di una bella passerella in legno. La prima gioia di giornata è quella di aver dimenticato la memory card della macchina fotografica: poco male, salirò più leggero...
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| Pilone votivo in località Ambarten |
Su ampia mulattiera si sale fino a raggiungere prima la borgata, Aia di Pietra , con la cappella di S.Anna ed il campanile isolato, quindi Apiatur di sotto, Apiatur di sopra ed Ambarten; qui la mulattiera prosegue a monte del borgo ( presente un caratteristico pilone votivo) senza raggiungere un gruppo di rustici sulla destra e si fa più incerta: i segni bianco-rossi risultano coperti dalla neve e bisogna affidarsi a sporadici pezzi di nastro bicolore legati ai tronchi degli alberi.
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| San Bernardo di Sparone |
Indicativamente il percorso in questo punto sale a monte di Ambarten fino raggiungere la dorsale boscosa soprastante, quindi piegando leggermente verso destra va a raggiungere S. Bernardo di Sparone. Da Ambarten in avanti, a seconda della quantità di neve presente, potrebbe essere conveniente cominciare a calzare le ciaspole, cosa che noi facciamo.
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| La divisoria Orco -Lanzo |
Dalla dorsale boscosa in poi comincia anche la parte più delicata dell'itinerario, perchè l'esposizione a nord e gli eventuali accumuli di neve dovuti all'azione del vento possono rendere molto consistente l'altezza della neve presente. Nel nostro caso il manto nevoso in questo tratto, principalmente a causa delle temperatura sopra la media e della scarsa esposizione, presenta accumuli da vento e crosta non portante, per una media di 60 cm di neve umida e pesante, ragion per cui gli ultimi 300 metri di dislivello si riveleranno una vera e propria guerra, faticosissimi, ragion per cui dovremo darci il cambio nel battere la pista!
Si sprofonda regolarmente oltre il ginocchio; l'unica consolazione è sapere che battendo la pista stiamo davvero toccando il fondo, cioè la superficie,erbacea e\o arbustiva, sottostante al manto nevoso.
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| L'alpe Calus. Tra i tetti il Gran Paradiso |
Dopo una breve e meritata sosta ristoratrice presso la cappella di San Bernardo di Sparone , raggiungiamo la cresta spartiacque Orco-Lanzo per valutare le condizioni del tratto finale del percorso, ed in particolare la presenza di una pista già battuta per il Soglio: è infatti impensabile, in queste condizioni del manto nevoso, dover ancora battere il percorso fino in cima: sarebbe troppo faticoso.
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| Dalla vetta del Soglio, vista in direzione dell'Uja di Corio. |
Per fortuna una pista battuta c'è già e c'è anche meno neve ( circa 30- 40 cm ) , e così decidiamo di proseguire per portare a termine l'impresa. Certo ora il magnifico panorama contribuisce ad alleviare la fatica del percorso, ma la neve è sempre pesante e faticosa e l'incedere forzatamente lento, per cui arrivare fino in cima sarà più che altro una questione di forza di volontà.
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| Il campanile all'Aia di Pietra |
Così dopo essere leggermente scesi a raggiungere l'ampia depressione soprastante l'alpe Pian Pesse ( denominata "col Pian Pesse" sulla carta MU) , cominciamo il tratto più ripido della salita, raggiungendo prima l'alpe Calus ed infine l'agognata cima del Monte Soglio. La bellissima giornata ripaga ampiamente delle fatiche sostenute e sarebbe bello poter "rimanere qui per sempre" , ma il sole e l'orologio non si fermano ad aspettare il viandante, ragion per cui consumato un veloce pranzo, ci tocca cominciare a scendere.
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| Sparone by night |
La discesa non presenterà particolari problemi nel tratto innevato, grazie anche alle fatiche del mattino; arrivati all'Apiatour di sopra ci togliamo le ciaspole e continuiamo a scendere decisi verso valle , concedendoci una breve sosta unicamente all'Aia di Pietra per ammirare questa straordinaria borgata. Alla macchina arriveremo al calar della notte, cosa che ci regalerà una bella veduta su Sparone, un pò stanchi ma felici: missione compiuta. La prossima volta però, meglio tornare con condizioni della neve più favorevoli !
Conclusione:
Come avrete notato in questo post, più corto del solito , non ci siamo volutamente soffermati in dettagli circa tutte le bellissime borgate di montagna attraversate lungo il percorso, perchè su questo argomento contiamo di tornare in futuro, magari durante un'altra stagione.Arrivederci ed a presto con le Storie!
domenica 1 gennaio 2017
martedì 22 novembre 2016
Escursioni non per tutti 7 - Ambrella
Premessa: tra sogno...
e realtà!
In primo luogo il Gta non passa da Ambrella ( nè mai ci è passato: grossolano errore cartografico) , ma dai Meinardi scende alla borgata Coste ; in secondo luogo il percorso segnalato dal Cai di Rivarolo raggiunge sì la Noaschetta bassa, ma passando in alto, cioè dai Giua e da Piampurcetto per poi scollinare ( altro che traversata in quota). Inoltre gran parte della zona è stata ampiamente rimaneggiata nel corso degli anni da movimenti franosi di notevole entità ; ciò non toglie che, come diceva mio nonno, da Meinardi si potesse arrivare a Noaschetta passando per l'Ambrella. Così l'anno scorso, tanto per cominciare, mi sono deciso ad andare ad Ambrella, chiedendo lumi all'amico Franco Chiapetto che ci era già stato : "beh, passi dalle Coste e dal Vailet ..." " no, io voglio traversare in piano dai Meinardi" "auguri". Prima di cominciare il racconto però credo sia giusto spendere due righe sulle frane che interessano questa zona.
Le frane nella zona delle Fontane Fredde
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| Ortofotocarta con catalogo frane - fare click per allargare (elaborazione M. Varda su cartografia Portale Cartografico Nazionale) - |
Come si evince dalla cartina,il bacino del rio della Frera ( tratteggiato in azzurro) è interessato da deformazioni gravitative profonde di versante ( DGPV) sia sul versante di Ambrella ( contrassegnato con il n° 1) che su quello di Barrera -Meinardi ( contrassegnato con il n°2 - il movimento franoso non interessa però il versante fino a Meinardi, attestandosi in corrispondenza del piccolo bacino che scende su Giroldi; sono inoltre riportate ( colore rosso-rosa ) le due frane per crollo\ ribaltamento, ben evidenti a chi osservi il versante sinistro idrografico percorrendo il fondovalle.
Ma che cos'è una frana ? Si tratta di un movimento di strati di terreno, classificato in base alla profondità degli strati interessati ( profondi e\o superficiali) , al tipo di materiale movimentato, al tipo di movimento, al grado di pericolosità.
Le frane per crollo e ribaltamento interessano essenzialmente gli strati superficiali e volumi di roccia più contenuti, mentre le DGPV interessano strati profondi e grandi volumi di roccia, con movimenti lenti. I movimenti franosi sono sostanzialmente provocati dalla forza di gravità, ma possono venire accelerati\innescati dalla presenza di acqua, dalle escursioni termiche etc etc. I recenti eventi alluvionali del 2000 sono stati emblematici da questo punto di vista , con l'intensa attività che ha interessato i piccoli bacini del versante sinistro idrografico di questa parte della valle Orco, con trasporti di materiale detritico che hanno inghiaiato la ex statale 460 nei pressi delle località Frera, Nora e Giroldi , interessandone anche gli abitati. Particolarmente violenta in quell'occasione fu l'attività del rio Arianas, lungo il quale una colata di detrito ha causato l'asporto di circa 70 m di strada.
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| Ortofotocarta + Catalogo Frane + Igm 1:25.000 ( Elaborazione M. Varda su cartografia Portale Cartografico Nazionale) |
Per quanto riguarda queste zone, l'abitato più a rischio è certamente la frazione Fè, a monte della quale è stato infatti costruito un vallo paramassi; il pericolo dovuto alle frane ha inoltre portato all'abbandono del vecchio tracciato stradale, che da località Frera inferiore conduceva a Fè e posizionato ai piedi del versante, con la realizzazione della variante della Frera e la sistemazione della viabilità provvisoria a Fè.
Contrassegnata con il n°3 è visibile inoltre la DGPV di Perebella, che interessa l'abitato di Rosone vecchio , evacuato definitivamente nel 1956 assieme a Bertodasco e Grumel a seguito dei movimenti franosi del 1953, innescati da abbondanti precipitazioni.
Naturalmente frane superficiali e DGPV sono spesso interconnesse , poichè i movimenti profondi determinano sui versanti interessati condizioni favorevoli allo svilupparsi di fenomeni di crollo e ribaltamento, colate di fango e detrito, che possono essere più o meno pericolosi a seconda dei volumi di roccia e detrito mobilitati, della vicinanza a nuclei abitati etc etc. L'entità dei movimenti profondi è di altrettanto difficile previsione , mentre ancor più complesso è valutare l'esito di tali movimenti : per quanto riguarda la frana di Perebella i modelli di rischio sviluppati dall'Arpa Piemonte vanno dalla caduta di isolati blocchi di roccia, fino a lambire Rosone Vecchio, ad eventi catastrofici che possono interessare aree distanti anche km, come il concentrico di Locana.
Nei confronti di questi fenomeni naturali l'uomo ritorna piccolo piccolo poichè essi, specialmente quando causati unicamente da fattori naturali, sono inevitabili. Tutto ciò che possiamo fare è cercare di prevenire i danni a persone o cose, mediante la conoscenza del territorio, valutando le condizioni climatiche e tramite il monitoraggio dei movimenti rocciosi .
Chi volesse avere maggiori informazioni sulla frana di Perebella può trovare qui un esaustivo studio dell'Arpa Piemonte.
Ambrella da Meinardi
| Le Carbonere |
Lasciata l'auto a Grusiner, nei pressi dell'ex scuola elementare, imbocco il sentiero Gta che conduce dapprima alla frazione Fè ( si può partire anche di qui) ,passa sopra alla Frera ( si può partire anche di qui) su ampia mulattiera, per poi raggiungere le borgate Carbonere e Coste, sempre su ottimo sentiero. A Fè incontro un signore che mi chiede dove io sia diretto: "Ambrella"- rispondo - "ah, lì si che prende bene il sole" replica lui - " ma si riesce ad andare da Ambrella a Noaschetta" - cerco di indagare mettendo un pò le mani avanti io - "si, a dov essi quai trasen " ( si deve esserci qualche "trasen") . Trasen ? Ma che cos'è un trasen ? Il trasen in dialetto noaschino è un passaggio in quota, una cengia, sovente obbligato, che mette in comunicazione due località vicine altrimenti raggiungibili soltanto attraverso saliscendi notevoli ( magari tornando a fondovalle o salendo fino in cresta!) , che per gli abitanti delle montagne di allora costituivano un inutile spreco di tempo e di energie ( mentre per qualche appassionato di corsa in montagna dei giorni nostri potrebbero essere un interessante occasione di allenamento). La non raggiungibilità in quota tra queste località vicine è dovuta, ça va sans dire, alla morfologia rocciosa ed accidentata del versante, caratterizzato dalla presenza di profondi canaloni , precipizi e salti di roccia vari.
L'etimologia del toponimo "Carbonere" lascia ben pochi dubbi circa la sua origine: con ogni probabilità qui erano presenti delle carbonaie, ove si produceva carbone a partire dalla legna di castagno; anche il nome "Coste" è quasi sicuramente riferito alla posizione geografica, essendo tale borgata ubicata lungo un pendio.Di particolare interesse è l'osservazione laterale della borgata Coste, con i suoi rustici abbarbicati lungo il pendio ed addossati l'uno all'altro per sottrarre meno superficie possibile al pascolo.
| Le Coste di lato |
Paulin dle Coste
In questa borgata ha vissuto, fino all'età di 80 anni, Paolo Ferrando, "Paulin dle Coste" , allevatore nato ad Ambrella nel 1930. Successivamente era sceso al Bettolino, continuando a salire alle Coste durante la stagione estiva; è morto nel gennaio 2015 all'età di 84 anni.
Aveva un centinaio di capre ed alcune vacche, che durante l'estate portava a pascolare al Vailet ed all'Ambrella; molto rinomate erano le sue tome ed il suo brus.
Alle Coste Paulin ha abitato per molti anni da solo, poichè non ha mai abbandonato nè il suo mestiere nè i suoi luoghi natali per una vita più comoda ed agiata a fondovalle od in pianura, una scelta in netta controtendenza con quella compiuta dal 99% di coloro che abitavano queste borgate di "mezza montagna" ( come ad esempio i miei nonni paterni ) , dediti ad un'agricoltura ed ad un allevamento di sussistenza.
Con Paulin se n'è andato uno degli ultimi "veri" montanari, ossia quelli che dalle loro "bestie", dai loro terreni, dai loro castagneti da frutto, dai loro orti e dai loro boschi traevano di che vivere e che abitavano tutto l'anno più o meno nella stessa zona, perchè lì erano i terreni di famiglia...
Il Gta Coste - Meinardi
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| I percorsi evidenziati in rosso: continuo per il Gta, tratteggiati gli altri |
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| Il sentiero attraversa il rio |
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| e risale lungo uno stretto canale semiboscoso |
Da Pian Fragno in breve in piano e su ampio percorso, dopo aver ricevuto a sinistra il sentiero proveniente dall'alpe Giva , si raggiunge la borgata Meinardi con il santuario di S. Anna: è bellissimo e bisogna assolutamente fare una veloce digressione per vederlo ( e poi chi vi garantisce di riuscire a traversare dai Meinardi ad Ambrella ?).
Il traverso Meinardi-Ambrella
| I segni rossi, seguendo i resti del vecchio percorso... |
Dal Santuario occorre ritornare a Pian Fragno ; ricevuto il Gta si imbocca il sentiero che sale all'alpe Giva e lo si segue nel primo tratto in falsopiano, quindi lo si abbandona, proseguendo sempre in falsopiano per tracce in direzione della testata della valle Orco. Giunti praticamente alla fine della zona terrazzata, si rinviene una traccia di sentiero che comincia ad abbassarsi in direzione del canalone del rio della Frera , quindi si incontrano dei segni rossi che, seguendo più o meno i resti del vecchio percorso, conducevano con ogni probabilità fino all'ingresso di una finestra di ispezione della galleria in roccia Ceresole -Perebella ( una di quelle non più utilizzate e da tempo crollate).
I segni rossi ci portano sul ciglio del profondo e ripido canalone inciso dal rio della Frera , ove finiscono. Da questo punto in poi diventa impossibile reperire con continuità una vera e propria traccia di sentiero, poichè il versante, molto roccioso ed acclive, si presenta sin da subito ampiamente rimaneggiato da piccoli crolli e ribaltamenti di rocce e detriti.
| ...portano sul ciglio del canalone |
Il valloncello che si presenta dinanzi ai nostri occhi può sostanzialmente essere diviso in tre parti: una prima parte ed una terza parte più rocciose, caratterizzate dalla presenza di numerosi salti di roccia di varia altezza e da boschetti di larice ( uno con piante numerate sui tronchi - probabilmente risultato di vecchi nuclei di rimboschimento) , ed una parte centrale essenzialmente detritica con copertura vegetale erbacea-cespugliosa, ma sempre molto ripida.
| Poco più in alto di me, il vecchio sentiero |
Dopo alcuni tentativi riesco ad individuare un passaggio per iniziare a superare il primo tratto, abbassandomi leggermente e poi attraversando in quota nel bosco di larici. Poco più in alto rispetto a me a tratti ricompare il vecchio sentiero, ricavato "artificialmente" tra un'asperità rocciosa e l'altra ed oggi quasi ovunque crollato, tanto che le singole sezioni rimaste possono senza dubbio dirsi impraticabili. Con un ultimo traverso verso ovest , la cui individuazione mi costa qualche faticoso saliscendi "di prova", sbuco nella seconda parte del valloncello.
Siccome in quota e sopra di me il terreno si presenta molto ripido e con saltini di roccia, decido di tagliare la testa al toro e di abbassarmi di qualche decina di metri per andare a raggiungere una striscia di larici presso un punto visibilmente più comodo, in corrispondenza di una piccola dorsale.
La ( breve) discesa ardita e poi la risalita: risalgo quindi lungo i larici , deciso a portarmi alla quota di Ambrella ma ecco che, sopresa , un piccolo canalino roccioso non visibile in precedenza mi costringe ad un nuovo stop. Ma non tutto il male viene per nuocere, perchè dal punto più elevato riesco ora a vedere bene il percorso da fare fino alle baite e così, dopo essermi abbassato per attraversare un altro canale in direzione della mia meta, risalgo ora decisamente dall'altra parte fino a portarmi sopra alcuni salti di roccia . Questo tratto del percorso è davvero infame, perchè si svolge su terreno detritico ripidissimo e piuttosto instabile, che costringe talvolta ad aiutarsi con gli arbusti presenti in loco.
Sopra di me sono ben evidenti le opere di sistemazione del versante ( con ogni probabilità quelle a cui aveva lavorato il mio nonno materno ) realizzate durante l'epoca fascista ; ancora più in alto un piccolo bosco isolato di larici, quasi sicuramente il risultato di un rimboschimento.Arrivo così almeno un 40 metri sopra Ambrella, ma ormai il gioco è fatto ed ora finalmente mi muovo più agevolmente su un terreno facile.
L'alpeggio di Ambrella è costituito da tre nuclei di costruzioni posti più o meno alla stessa quota, a qualche centinaio di metri l'uno dall'altro. Anche qui le costruzioni sono letteralmente "ammucchiate" le une sulle altre per non sprecare preziosa superficie di pascolo.
| Ambrella 3 , il primo nucleo che si incontra traversando da Meinardi; sullo sfondo da dx: monte Deserta,monte Unghiasse, monte Bessun. |
| La splendida cartolina di Ambrella 2 . Sullo sfondo da sx: Cima di Courmaon, Cuccagna, Testa del Gran Etret, Denti del Broglio, Becca di Monciair ( coperta dalle nuvole). |
E' davvero molto interessante osservarne la tipologia costruttiva: si intuisce la presenza di singoli nuclei abitativi "unifamigliari" composti da stalla, cavanna, fienile, piccolo letamaio e crutin.
Una comoda mulattiera, oggi in gran parte invasa dalle ginestre, collegava in quota i tre nuclei. Il colpo d'occhio di "Ambrella 2" , con lo sfondo del gruppo del Gran Paradiso, da solo vale il biglietto e ripaga della fatica supplementare causata da un traverso molto ostico; da Ambrella 1 si ha inoltre uno splendido punto di vista sul Ciarforon.
| Ambrella 1 , la prima che si incontra salendo dal Vailet- vista verso il fondovalle. |
La difesa dal dissesto idrogeologico durante l'epoca fascista...ed oggi ?
Ad essere onesti, diamo a Cesare quel che è di Cesare, la difesa dal dissesto idrogeologico nasce durante il primo periodo del regime fascista,con l'introduzione del vincolo per scopi idrogeologici ed il vincolo per altri scopi con il regio decreto n°3267 del 1923 ed è rimasta sostanzialmente intatta sino ai giorni nostri. Va detto che lo Stato fascista si ritrovò a fronteggiare una situazione estremamente grave, in special mondo nei territori montani : si era infatti da poco raggiunto il
| Opere di consolidamento del versante e rimboschimenti presso Ambrella |
massimo livello di pressione antropica, legato alla cd. "economia del castagno". Rustici ed alpeggi erano stati realizzati anche nelle zone più ripide e svantaggiate, realizzazione che comportava la "trasformazione di boschi in pascoli" e dei "terreni saldi" in terreni "sottoposti a periodica lavorazione"; dal 1923 in poi (art. 8 ) tali trasformazioni, per i terreni soggetti a vincolo, saranno soggette ad autorizzazione forestale, così chiamata perchè rilasciata dall'amministrazione forestale, incarnata ai tempi dal Corpo Forestale dello Stato ed oggi dal settore foreste delle Regioni. Praticamente tutte le aree boscate vennero sottoposte a vincolo e per le aree a rischio vennero disposti rimboschimenti ed una più rigorosa regolamentazione del pascolo: un altro dei gravi problemi che minacciavano la rinnovazione dei boschi e la stabilità dei suoli era infatti l'eccessiva pressione di pascolo esercitata in molte zone. Il vincolo per altri scopi ( art. 17) prevedeva l'imposizione di limiti di utilizzazione per i boschi di protezione da frane, valanghe etc etc. Nei rimboschimenti venivano impiegati anche i bambini delle scuole elementari locali ( e, stando ai racconti dello zio di mio padre, anche lui originario di Mesonette, lo trovavano divertentissimo).
Praticamente una situazione completamente opposta a quella che viviamo oggi , non foss'altro che l'abbandono dei territori montani con la relativa mancata manutenzione del territorio rischia di condurci in futuro allo stesso modo di fronte ad una recrudescenza dei fenomeni del dissesto idrogeologico. Oggi sarebbe necessaria una grande opera nazionale di difesa dal dissesto idrogeologico: ripristino e \o manutenzione delle sistemazioni di versante, dei sistemi di scolo delle acque ( che consentivano ad un tempo l'irrigazione durante i periodi di secca ed una miglior distribuzione del deflusso delle acque durante gli eventi di piena) , dei paravalanghe e così via. Io credo che uno Stato "vero" ci metterebbe mano in maniera massiccia ( e non aggiungo altro).
L'intervento realizzato ad Ambrella
| Escursionisti armati |
Sicuramente vi era anche una discreta pressione di pascolo, che poteva aumentare il rischio di dissesto: mio nonno mi raccontava che il luogo era letteralmente infestato da pulci e zecche, tanto che quando arrivava a casa se ne ritrovava i pantaloni pieni e doveva appenderli fuori . Come se non bastasse si trattava di un lavoro faticosissimo: le pietre erano ricavate in loco con punta e scalpello, quindi venivano spostate e posizionate con l'ausilio di "leve " e "levarin" ( aste di ferro di varia misura utilizzate appunto per smuovere il materiale lapideo).
I muri di contenimento sono ancora lì ed in buone condizioni oggi, ragion per cui possiamo dire che progettista e realizzatori dell'intervento avevano svolto più che bene il loro lavoro.
La discesa a Coste
| Prendo una decisione drastica: mi trasformo in cinghiale! |
Quando capisco di essere ormai sceso troppo ( e non avendo alcuna voglia di fare dietrofront in quelle condizioni di percorso), prendo una decisione drastica: mi trasformo in cinghiale ed inizio a scendere in direzione del rio della Frera, per andare ad incrociare il Gta il prima possibile. Al Vailet non ci sono arrivato, mancando completamente il sentiero che scende alle Coste: pazienza , vorrà dire che mi toccherà tornare.
Ambrella dalle Coste ( un anno dopo )
L'alpe Vailet ed il sentiero da Coste
| Ci sarebbe un panorama meraviglioso se... |
Dopo un tratto di dolce salita a mezzacosta, più o meno in corrispondenza di un minuscolo ruscello ( abbeveratoio per i cinghiali ), il percorso si fa più ripido ed incerto ( forbici potatrici in azione) , anzi: scompare od almeno io lo perdo. Non vedo più segni di roncola , la vegetazione si fa più invadente : "se è così fino su andiamo bene, ma molto più probabilmente si tratta soltanto di un punto più sporco", penso tra me e me. Mi affido così all'intuito ed al ragionamento: in linea d'aria non dovrei essere molto distante dal Vailet ed il sentiero deve salire per forza in questo punto. Così continuo a salire quasi verticalmente tra i noccioli per alcuni metri, superati i quali ho fortuna: ricompaiono i segni dell'azione della roncola, ricompare il sentiero. Tra l'altro se non ci fossero tutti questi arbusti dovrebbe esserci un panorama meraviglioso!
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| Vi assicuro che il sentiero c'è, si vede |
Ora il sentiero "ritrovato" sale ripidamente con stretti tornanti ed è abbastanza evidente a livello del terreno, ma la crescita degli arbusti di nocciolo non perdona e spesso ostruisce il passaggio ( roncola in azione). Non passa molto tempo che madre natura, probabilmente mossa a compassione dalla mia solitudine, decide di movimentare la situazione con folti e verdeggianti cespugli di ginestre a mò di giungla e, soprattutto, di tirarmi su il morale con il gioco del "gratacul a sopresa": si tratta di rose canine ad altezza uomo , piazzate a caso lungo il sentiero e ben camuffate tra i rami di nocciolo . Sono momenti bellissimi: graffiarsi con una spina di rosa canina con estrema naturalezza, scambiandola per un nocciolo nel folto della giungla è davvero emozionante, dovreste provare anche voi! Vi assicuro che comunque il sentiero c'è, si vede. La situazione ora è tale che io, riposto definitivamente il bastoncino da trekking che mi ero portato, salgo tenendo in una mano la roncola e nell'altra le forbici potatrici. Marco mani di roncola.
Sono comunque soddisfatto perchè pensavo peggio: sto salendo abbastanza bene, sono quasi arrivato e... come non detto! Questa volta però non perdo il sentiero: è il sentiero ad essere occluso da un muro di vegetazione tra la quale, a dar manforte a gratacui, noccioli e ginestre compaiono anche i prunus spinosa o prugnoli. Qui c'è troppo da pulire, bisognerebbe venire su apposta per farlo: e così, arrangiandomi tra rocce ed ulinnes, riesco a superare in alto a destra questo tratto, giungendo in vista del Vailet.
| Mica male la vista dal Vailet ( c'è anche il Ciarforon! ) |
Anche di qui il panorama non è niente male e paga il biglietto! A monte del Vailet una traccia di sentiero sale, più o meno in direzione della "cavanna" aggiustata, fino a rimontare una piccola elevazione, raggiunta la quale svoltando a destra ed in leggera salita si raggiunge il primo nucleo di Ambrella, quindi gli altri due gruppi di baite. Dai pressi del terzo gruppo di baite lancio uno sguardo al valloncello del rio della Frera che avevo attraversato l'anno precedente: mai più!
| Uno sguardo al valloncello del rio della Frera |
Tornerò a ficcare il naso da quelle parti soltanto il giorno in cui avrò messo insieme tutti pezzi del puzzle della traversata Meinardi - Noaschetta bassa , cioè il giorno che andrò per farla!
Consumato il meritato panino, posso finalmente studiare il modo in cui concludere bene la giornata: siccome il tempo è bellissimo e le temperature sono ottime , una capatina al santuario di S. Anna ci sta, passando dal Gta ovviamente! Sulla carta Mu della valle Orco in realtà è segnato anche un sentiero che da "Ambrella 3" scende direttamente a ricongiungersi con il gta nei pressi dell'attraversamento del rio delle Coste , ma immaginando la "qualità" del percorso scarto immediatamente l'idea: ritornare alle Coste senza smarrire il sentiero è già una sfida abbastanza importante.
Un salto a S. Anna dei Meinardi.
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| I Meinardi |
Tornato al Vailet senza particolari problemi, riprendo il sentiero percorso al mattino ( lo perderò in discesa nello stesso punto in cui l'avevo smarrito in salita per poi ritrovarlo, fortunatamente, quasi subito) e arrivo sul Gta, che percorro fino a S. Anna dei Meinardi, accompagnato dagli splendidi colori dei larici in autunno. Dopo una breve pausa e le immancabili foto di rito al santuario, scendo direttamente a Mesonette per Piada e la cappella di Giet, fino a raggiungere la strada asfaltata ai Nora.
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| Il Santuario di S. Anna |
Ora non mi resta che tornare a Grusiner lungo la carrozzabile, passando per Martini, Fey, Giroldi, Bouru, Riva, Bettolino, Fè, lasciando sull'altra sponda dell'Orco Pe dal Ger, Ciampendula, Lilla, Prà Lilla e Prà: una bella carrellata di tutte le borgate del fondovalle!
Conclusione
Nella stagione giusta ( autunno inoltrato\inverno) l'Ambrella è un posto che vale veramente la pena di visitare, specialmente dopo che la prima neve ha spolverato le cime del gruppo del Gran Paradiso, mentre durante la bella stagione, tra il caldo e la vegetazione non credo sia il massimo andarci. Ad ogni modo ora sapete come fare, per cui non vi resta che provarci! Alla peggio vi trasformerete in dei cinghiali! Arrivederci ed a presto con le Storie!
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Ubicazione:
10080 Noasca TO, Italia
martedì 8 novembre 2016
Escursioni non per tutti 6 - Monte Canaussa da Ronco Canavese per Tiglietto, Cima Tavorna, Punta delle Gheule e ritorno per i laghi di Canaussa
Premessa
L'anno scorso, durante una bellissima giornata di fine ottobre, ero salito da Ronco a Tiglietto per la mulattiera, e di qui avevo proseguito in cresta fino a Cima Tavorna ed alla Punta delle Gheule. Naturalmente l'idea di continuare lungo l'invitante cresta fino al monte Canaussa mi aveva immediatamente sfiorato ma, complice la presenza di neve ed il fatto di essere in solitaria, avevo poi deciso di fare un anello, ritornando a cima Tavorna e scendendo prima a Pianronc ,poi a Cernisio e quindi raggiungendo Ronco lungo la mulattiera posta sulla sx idrografica del torrente Soana. Quale premio di consolazione per la rinuncia, avevo potuto ammirare i meravigliosi colori dei boschi in autunno, in particolare quelli di faggio , scattando anche numerose e bellissime fotografie grazie alla perfetta luce delle ore più calde .
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| Cartina del percorso ( clicca per ingrandire) - elaborazione su Igm 1:25.000 - Portale Cartografico Nazionale |
Così qualche giorno fa, quando mi ha telefonato l'amico Giuseppe Guglielmetti per chiedermi dove avessi scattato le foto che aveva visto sulla pagina fb Orco Trekking e se riuscivamo a combinare un giro da quelle parti , ci siamo messi subito d'accordo su giorno ed ora, tempo permettendo, per la settimana seguente. Il programma "minimo" era quello di replicare il giro dell'anno scorso, magari questa volta scendendo dal vallone di Servino lungo la dorsale che porta al Tor anzichè a Pianronc, per fare delle foto; il programma "massimo" quello di percorrere tutta la cresta fino al monte Canaussa nel caso ci fossero le condizioni giuste. Dal punto di vista della difficoltà questo itinerario va classificato come EE; il primo tratto da Ronco a Tiglietto può invece essere classificato come "E" , svolgendosi interamente su ottimo percorso, ed è alla portata di tutti. Da Tiglietto in poi le difficoltà aumentano progressivamente ( EE) , con il sentiero che diventa via via una labile traccia fino a scomparire quasi del tutto dopo la punta delle Gheule; il tratto di cresta per arrivare all'Uja di Tiglietto è molto ripido e richiede particolare attenzione e, se si segue fedelmente il filo di cresta , richiede qualche elementare passo di arrampicata. La discesa lungo il vallone di Canaussa richiede un pò d'attenzione per non smarrire il sentiero, specialmente nella parte iniziale fuori dal bosco.
L'itinerario
Lasciata l'auto in piazza Mistral a Ronco Canavese alle 8,30 del mattino, attraversiamo il ponte in legno sul torrente Soana ed imbocchiamo verso destra l'ampia mulattiera proveniente da Cernisio.
| La mulattiera sale nella grande faggeta |
Dopo un primo breve tratto nel quale si costeggia il torrente, la mulattiera comincia a salire dolcemente a mezza costa, sotto la copertura di un'ombrosa pecceta; poi, assecondando le forme della montagna, svolta a sinistra, sbucando all'interno della grande faggeta che in questo punto copre senza soluzioni di continuità tutto il versante sx idrografico della valle fino alla frazione Tiglietto ed a Cima Tavorna. Lungo il percorso si incontrano alcune cappelle votive, che purtroppo non si presentano in buono stato di conservazione. Anche sotto la debole luce del mattino, le sfumature dei colori delle foglie di faggio sono davvero fantastiche. Dopo aver ignorato sulla sinistra la scalinata in pietra con cui ha inizio la Vi dle Guardie , un sentiero un tempo utilizzato dalle guardie forestali per spostarsi più velocemente in quota, si raggiunge con un ultimo tratto in salita la borgata Tiglietto 1275, sbucando fuori dal bosco nei pressi della chiesa dedicata alla Madonna del Colmetto. Senza raggiungere l'abitato, un sentiero, segnato con tacche rosse un pò sbiadite, comincia a salire a sinistra della chiesa, re - inoltrandosi immediatamente nel bosco di faggi , seguendo più o meno esattamente la dorsale spartiacque Soana-Canaussa. Il sentiero prosegue nel bosco fino ad uscirne nei pressi di un traliccio dell'elettrodotto Super-Fènis , posto appena al di sotto della sommità di Cima Tavorna e sopra i pascoli dell'omonimo alpeggio, aprendo alla nostra vista un bellissimo panorama sulle cime circostanti.
In particolare è davvero spettacolare osservare alla nostra destra il "mare" di nubi basse che copre la pianura torinese e canavesana, arrivando a lambire l'Arbella e quindi Pont Canavese. Peccato che il traliccio, certamente una grande realizzazione umana dal punto di vista tecnico e del progresso, rovini sotto diverse angolazioni il panorama ( praticamente un pugno in un occhio, diciamocelo).
| Il traliccio posto nei pressi di Cima Tavorna |
Da Cima Tavorna la traccia di sentiero, ora più incerta, prosegue più o meno lungo la cresta ( alcuni affioramenti rocciosi si evitano sul versante Soana ) fin a nei pressi di Punta delle Gheule, giunti al di sotto della quale ci si sposta in versante Soana per aggirare un ultimo tratto più accidentato. Con un' ultima salita su ripido pendio erboso si riguadagna la cresta, da cui in breve si tocca la croce di vetta, posta sul piccolo torrione che ne costituisce il punto sommitale. Da questo punto è finalmente visibile tutta la cresta e dobbiamo decidere il da farsi: scendere sul vallone di Servino, realizzando un anello e facendo delle bellissime foto alle faggete oppure allungare l'escursione proseguendo fino al Monte Canaussa. La dorsale appare quasi completamente sgombra da neve , eccezion fatta per l'ultimo tratto, che oltre ad essere un pò imbiancato è anche decisamente più ripido e roccioso. Dando uno sguardo con il binocolo appare evidente come l'ultimo tratto possa comunque essere evitato sulla destra per un ripido pendio erboso, nel caso si presentasse davvero ostico, ragion per cui decidiamo di allungare l'escursione.
| Panorama da punta delle Gheule |
Una traccia di camosci\cacciatori riprende ora fedelmente il filo di cresta , sempre evitando le asperità sul versante Soana\Servino , fino a raggiungere la quota 2259, ove è posto un piccolo ometto in pietra ed è presente quella che ha tutto l'aspetto d'essere una vecchia postazione di caccia. Il panorama da qui in poi si fa ancora più grandioso e si arricchisce con la presenza della "Gran Becca", cioè il Cervino! Pensando alla via del ritorno incominciamo a fare varie ipotesi: scendere su Servino dalla Bora Freida ( ci ero passato un paio di anni prima di ritorno dal Monte del Prà ) , scendere dal vallone di Canaussa...
| A quota 2259: |
| i resti di una postazione di caccia... |
| Spunta il Cervino... |
Dalla quota 2259 si prosegue, sempre lungo la cresta, fino alla quota 2400 m, posta alla base della prima elevazione del monte Canaussa, che scoprirò poi il giorno seguente da Franco e Blin che localmente viene chiamata Uja di Tiglietto ( at Tiei), 2423 m. Eh si perché per uno strano caso del destino abbiamo effettuato lo stesso itinerario in giorni diversi ( il venerdì ed il sabato) , quasi come se anche quando non andiamo assieme avessimo sviluppato una sorta di telepatia nel decidere le mete delle nostre escursioni.
Dalla quota 2400 alla cima dell'Uja at Tiei si affronta la parte più ripida e difficile del percorso, per compiere il quale ci sono due alternative: lungo il filo di cresta per rocce rotte ( necessario ogni tanto aiutarsi con le mani per compiere qualche facile passo d'arrampicata) , oppure aggirandolo sulla destra per un ripido canale erboso; noi abbiamo scelto la prima alternativa in quanto ritenuta più sicura. Dall'Uja at Tiei poi, per larga e comoda cresta sia raggiunge prima la quota 2444, dove è presente un grande ometto di pietre, quindi in breve la sommità del Monte Canaussa 2492 m.
Dalla sommità del monte Canaussa si ritorna per qualche metro sui propri passi, quindi per ripidi pendii erbosi si scende fino a toccare il terzo lago di Canaussa, quota 2216 m , dal quale, lungo il sentiero che scende lungo il vallone , poco evidente ma segnalato qua e là da tacche rosse ed ometti, si toccano i primi due laghi e l'alpe Canaussa ( 2117 m ) . La parte alta del vallone di Canaussa è davvero selvaggia e magnifica in questa splendida giornata di fine ottobre!
Comunicazione di servizio: appena al di sotto dei primi due laghi abbiamo trovato un sacco a pelo, che abbiamo lasciato in un punto preciso e riparato, poco distante dal luogo di ritrovamento ( se il proprietario\a ci stesse leggendo mi scriva per maggiori informazioni).
Per quanto riguarda il sentiero che risale il vallone di Canaussa , va detto che si tratta di un percorso tradizionalmente difficile da mantenere in ordine: secondo alcuni racconti a me pervenuti già negli anni 60-70 la parte bassa del percorso, fino all'alpe Canaveia , era considerata impraticabile per via della folta vegetazione che vi era cresciuta. Il sentiero è poi stato ripristinato negli anni 90' ed in seguito sottoposto a periodiche opere di pulizia, ragion per cui oggi risulta praticabile, anche se occorre fare molta attenzione a non smarrire l'esile traccia.
La discesa continua ora fino all'alpe Canaveia 1874 m , poi più ripidamente, sempre sulla sx idrografica del vallone , fino ai ruderi dell'alpe Revedone 1498 m , dove si attraversa il rio Canaussa e si prosegue a perdere quota toccando altri magnifici boschi di faggio ( fare attenzione a non smarrire la giusta traccia : ad un certo punto infatti si incrocia un traccia che scende alla frazione Crotto , che occorre ignorare per proseguire in leggera discesa ed a mezzacosta per Tiglietto).
Raggiunte e superate le case di Tiglietto, si imbocca nei pressi della chiesa la mulattiera che scende a Ronco e la si percorre lungo l'itinerario di salita fino a piazza Mistral. Noi ci arriviamo intorno alle 18,30 ( 18,38 per la precisione) , quando comincia a diventare buio e le luci dell'illuminazione pubblica sono già accese: che rabbia pensare che un paese bello come Ronco Canavese d'inverno sia abitato da così poche persone finito il periodo di villeggiatura estivo!
Ed in futuro chi lo sa ? La scomparsa delle comunità alpine non è un destino ineluttabile: presidio e difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, valorizzazione delle attività tradizionali ( selvicoltura, agricoltura, allevamento), telelavoro ( così come l'insegnamento a distanza) , turismo, miglior qualità della vita sono concrete opportunità sulle quali occorre continuare ad investire con convinzione. La Storia, quella con la "S" maiuscola, non finisce con l'attuale ordinamento socio-economico. Arrivederci ed a presto con le Storie!
| Dall'Uja at Tiei uno sguardo alla cresta di salita ( ben visibili la q.2259, Punta delle Gheule e Cima Tavorna |
| Il grande ometto di quota 2444, più avanti la vetta del Monte Canaussa |
| "Selfie con triangolino" per Giuseppe in cima al Monte Canaussa |
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| Panorama sul primo, secondo e terzo lago di Canaussa. Sullo sfondo la Quinzeina. |
Dalla sommità del monte Canaussa si ritorna per qualche metro sui propri passi, quindi per ripidi pendii erbosi si scende fino a toccare il terzo lago di Canaussa, quota 2216 m , dal quale, lungo il sentiero che scende lungo il vallone , poco evidente ma segnalato qua e là da tacche rosse ed ometti, si toccano i primi due laghi e l'alpe Canaussa ( 2117 m ) . La parte alta del vallone di Canaussa è davvero selvaggia e magnifica in questa splendida giornata di fine ottobre!
Comunicazione di servizio: appena al di sotto dei primi due laghi abbiamo trovato un sacco a pelo, che abbiamo lasciato in un punto preciso e riparato, poco distante dal luogo di ritrovamento ( se il proprietario\a ci stesse leggendo mi scriva per maggiori informazioni).
Per quanto riguarda il sentiero che risale il vallone di Canaussa , va detto che si tratta di un percorso tradizionalmente difficile da mantenere in ordine: secondo alcuni racconti a me pervenuti già negli anni 60-70 la parte bassa del percorso, fino all'alpe Canaveia , era considerata impraticabile per via della folta vegetazione che vi era cresciuta. Il sentiero è poi stato ripristinato negli anni 90' ed in seguito sottoposto a periodiche opere di pulizia, ragion per cui oggi risulta praticabile, anche se occorre fare molta attenzione a non smarrire l'esile traccia.
| Alpe Canaveia |
Raggiunte e superate le case di Tiglietto, si imbocca nei pressi della chiesa la mulattiera che scende a Ronco e la si percorre lungo l'itinerario di salita fino a piazza Mistral. Noi ci arriviamo intorno alle 18,30 ( 18,38 per la precisione) , quando comincia a diventare buio e le luci dell'illuminazione pubblica sono già accese: che rabbia pensare che un paese bello come Ronco Canavese d'inverno sia abitato da così poche persone finito il periodo di villeggiatura estivo!
| La petite ville Lumière |
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