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domenica 29 luglio 2018

Avventura nel vallone del Roc ( ghiaccio dal cielo)

Premessa

L'anno scorso avevamo dedicato la due giorni al rifugio Gran Piano al vallone di Ciamosseretto, con tanto di parte fotografica grazie all'amico e maestro della fotografia naturalistica Francesco Sisti; quest'anno, pur in assenza del nostro fotografo preferito , per ottemperare agli obblighi escursionistici  abbiamo deciso di andare nell'adiacente vallone del Roc...
Entrata nel vallone del Roc

Meteo difficile ma non impossibile

Il mese di luglio 2018 è stato caratterizzato, almeno per quanto riguarda l'arco alpino occidentale, da una marcata instabilità atmosferica dovuta all'afflusso di correnti fredde settentrionali , che hanno finora impedito in quest'area geografica il consolidamento della tipica situazione anticiclonica estiva. Alla suddetta situazione di instabilità si sommano ovviamente le tipiche dinamiche temporalesche e di precipitazioni giornaliere legate alle elevate temperature.
E così le previsioni meteorologiche del 21-22 luglio non hanno fatto eccezione: stando al servizio meteo più affidabile per quanto riguarda le nostre zone ( www.nimbus.it ) erano previsti forti temporali nella notte tra venerdì e sabato, con una ripresa delle precipitazioni nel pomeriggio di sabato e poi ancora nel pomeriggio della domenica.  
Tempo in deciso miglioramento
La "Due giorni da Re" si poteva dunque fare , partendo però sabato al mattino anzichè nel primo pomeriggio, per sfruttare l'intervallo di bel tempo per raggiungere il rifugio e poi il bel tempo di domenica. Molti avrebbero rinunciato, ma noi no:  saper leggere le previsioni meteorologiche è fondamentale per assumere le giuste decisioni , con buona pace del club  del temporale alle 16,00 a Timbuctù... E poi si sa, "in montagna non conta un buono o cattivo tempo, ma soltanto un buon abbigliamento" .

Primo giorno ( da Balmarossa al Gran Piano) 

Quando alle 8 del mattino ci troviamo in piazza a Locana, di fronte all'ufficio turistico, il tempo è ancora grigio ma in miglioramento; quando, lasciata l'auto in frazione Balmarossa di Noasca, iniziamo a camminare sul sentiero che porta alla borgata Varda siamo tutti belli carichi ( in senso letterale e non soltanto dal punto di vista emotivo).
Forse avremmo dovuto introdurre un più rigido principio di non aggravamento dello zaino , ma insomma bene o male saliamo: raggiunta la Varda e fatta una sosta per dissetarci, prendiamo il sentiero per il Gran Piano, che attraverso vari alpeggi ci conduce fino all'alpe Gran Prà , dove ad attenderci ci sono 2,5 kg di toma , un panetto da 1,2 kg di burro e due litri di latte fresco, oltre ad un buon caffè gentilmente offertoci dai margari. Burro, latte e toma andranno naturalmente a renderci ancora più carichi in vista dell'ultimo tratto del percorso.
Un bel "crutin" con l'acqua che corre ...
Nel frattempo, poco sotto le baite, abbiamo raccolto una bella borsa di spinaci selvatici ( Chenopodium bonus-enricus) , freschi e della giusta misura probabilmente grazie ad un precedente passaggio di bovine al pascolo ( normalmente a fine luglio è già tardi per raccoglierli , risultando il loro sapore più intenso ed amarognolo).
Dopo aver fatto un'adeguata pausa ristoratrice ed aver scambiato quattro chiacchiere con i margari , che gentilmente ci fanno visitare anche il locale di caseificazione ed il "crutin" ( ma che gioia vedere un crutin dove ancora corre l'acqua , con il latte al fresco! ), riprendiamo la strada verso il rifugio, mentre il tempo comincia a cambiare: quando arriviamo al Gran Piano il cielo è ormai diventato nuvoloso, ma noi abbiamo le zampe asciutte.
Saluti al Gran Prà
Il percorso più breve dal Gran Prà al Gran Piano, recentemente risegnato , risulta ora maggiormente "decifrabile" anche per chi è meno pratico del posto.
Il Gran Piano nella nebbia

Il pranzo è servito!

Il menù del pranzo prevede spaghetti aglio olio e peperoncino; Carlo ha portato anche delle zucchine dal suo orto per arricchire il condimento; abbiamo anche portato su del pane e dell'affettato come antipasto e, come contorno , facciamo sbollentare a fuoco basso gli spinaci selvatici, previo accurato lavaggio. Qualcuno ha portato anche il dolce: biscotti, torte... ecco cosa ci dava la carica... nello zaino.

Pomeriggio alternativo

Nel pomeriggio il tempo sembra reggere, con rade nebbie che vanno e vengono: e così Elisabetta propone di andare fino al lago centrale di Ciamousseretto, visto che abbiamo pranzato un pò tardi e dobbiamo stimolare l'appetito per la polenta ( menù della sera) .
Naturalmente io approvo subito l 'idea e così il gruppo si divide: qualcuno rimane presso il rifugio, qualcun altro si incammina verso il lago. Mentre saliamo lungo la mulattiera reale che risale l'alto vallone di Ciamousseretto, ecco che la nebbia si abbassa nuovamente; nonostante ciò proseguiamo fino ai laghetti , dei quali il più grande risulta oggi poco distinguibile nella bruma, tutt'uno con il cielo:pare quasi che al suo posto vi sia un salto o precipizio o chissà cosa.
"Ma non è lì il lago? " Ah già!"
In riva al più grande dei "laghetti" ( non sembra, ma è lì ed ha lo stesso colore della nebia) 
Considerata la scarsa  visibilità decidiamo di tornare sui nostri passi, rinunciando a raggiungere il  "Dreolai" , e facciamo bene visto che di lì a poco una fitta pioggerellina ci accompagnerà fino al Gran Piano, dove torniamo questa volta con le zampe un pò bagnate.
Al rifugio però, oltre ai due bagni con doccia, c'è un bel camino che nel frattempo è stato acceso dai nostri compagni e che può tornare molto utile...
L'utile camino del rifugio...( foto Luca) 

Cena e tarocchi

Menù della cena: affettati, polenta, polenta concia,polenta e latte, pasta aglio olio e peperoncino: non c'è davvero nessun rischio che qualcuno rimanga con la fame! 
Finte le operazioni culinarie, una volta pulita e rassettata la cucina, ecco che Luca ( un fisico )  legge a ciascuno di noi i tarocchi ma, come ci spiega, non si tratta di una predizione il futuro ( roba da imbroglioni) quanto piuttosto di una fotografia dello stato attuale della personalità di ciascuno di noi e di come questa possa evolvere o stia cambiando. Ricordo la "diagnosi" della mia stesa ( in estrema sintesi) : impulsivo e fatalista. A posteriori  Luca ci invierà anche una stesa di gruppo...
La stesa di gruppo ( foto Luca)

Nel frattempo si è fatta notte ed  all'esterno il tempo meteorologico è nuovamente in miglioramento:  sotto le indicazioni del nostro fisico  possiamo osservare qualche stella ( una parte del Gran Carro) e ben due pianeti ( Giove e Venere). Possiamo così andare a dormire felici, consapevoli che il giorno seguente al nostro risveglio troveremo un bel cielo sereno!

Secondo giorno: l'alto vallone del Roc

Colazione e risveglio

Al mattino il cielo è sereno ( al centro il dittatore Ciarforon)
Al mattino, come da previsioni, il cielo è sereno e completamente sgombro da nubi. La colazione sarà luculliana, a base di  latte e burro d'alpeggio, pane, thè: questa volta non ci siamo fatti davvero mancare nessun lusso! 
Non possiamo tuttavia indugiare troppo perchè al pomeriggio sono possibili nuove precipitazioni anche a carattere temporalesco e talora grandinigeno. Tocca allora partire , direzione vallone del Roc!

Vallone del Roc: entrata

Dal rifugio scendiamo leggermente per andare ad attraversare il rio Ciamousseretto su una passerella in legno ( a cui un pò di manutenzione non farebbe male, visto che il suo aspetto non rimanda certo ad un'idea di solidità - benchè l'abito fortunatamente non faccia il monaco) e raggiungere la mulattiera reale che prosegue a mezza costa  in direzione del vallone del Roc  ( non essendoci un ponticello od un guado è effettivamente difficile attraversare il torrente a lato del rifugio, ci sarebbe da togliersi scarpe, calze e forse anche i pantaloni oggi).
Un ponticello dall'aspetto che non rimanda ad un'idea di solidità

Quando scavalchiamo la divisoria Ciamousseretto/Roc, il panorama che si presenta ai nostri occhi è  mozzafiato, un'entrata maestosa nella più magnifica delle regge , quella della dinastia della Montagna.
Entrando nel vallone del Roc ( a sx Uja di Ciamarella, Levanne e Colle Perduto) 

Anche il migliore tra gli ingegni umani non avrebbe potuto concepire un'opera d'arte di tale bellezza, che nel caso del paesaggio montano viene per di più prodotta casualmente, senza alcuno sforzo creativo ( che beffa per noi miseri e limitati esseri umani ).
Entrata nel vallone del Roc ( da sx verso dx Courmaon, Cuccagna, Denti del Broglio)

Quanti "ingredienti " hanno contribuito a creare questa immagine? Geologia, geomorfologia, clima, microclima, stagione, giorno ed ora... chi mai potrebbe controllare tutti questi parametri ?  Un'immagine dinamica ,i cui ingredienti sono  in continuo movimento, qualcuno al passo della tartaruga, qualcuno al passo di Achille. Eppure a pensarci bene, come nel paradosso di Zenone di Elea, Achille non raggiunge mai la tartaruga...
Man mano che proseguiamo lungo la mulattiera che con regolare percorso taglia tutto il versante sx idrografico del vallone del Roc, possiamo osservare marmotte e camosci; anche un'aquila si libra in volto sopra le nostre teste. 
Residuo di valanga: qualcuno indugia incuriosito... ( foto Elisabetta)

Un residuo di valanga, ormai completamente scavato al fondo dal rigagnolo formato dall'acqua di scioglimento della neve,   ci costringe ad un saliscendi lungo un pendio erboso . A guardarlo da sotto  avremmo quasi potuto usarlo come un tunnel, se avessimo voluto farci la doccia  ! 
All'alpe del Broglio, pausa in compagnia
Superato "l'ostacolo", ecco che in breve raggiungiamo  l'alpe Foges ; lasciata a sx l'alpe Broglietto , la mulattiera prosegue in salita sulla sx idrografica del vallone a raggiungere  l'alpe del Broglio, presso la quale ci concediamo una meritata pausa ristoratrice, in compagnia di un gruppo di simpatiche manze ed asciutte, tra le quali una spicca per la "veneranda" età, come indicano le sue corna ricurve verso il basso! 
L'alpe Broglietto
Un tempo, quando il valore economico del singolo capo bovino era parte rilevantissima del "capitale" di ciascun nucleo famigliare, era la norma che una vacca pezzata rossa valdostana avesse una lunga vita, cioè che venisse "mantenuta in servizio" fino a quando era in grado di partorire:solo allora veniva macellata.  Oggi invece in molte aziende zootecniche le vacche pezzate rosse valdostane non vivono più di 8-10 anni, dopodichè vengono macellate : scelta che taluni giudicano discutibile, considerato lo scarso valore della carne di una vacca adulta oltre che l'attitudine della razza ad una produzione di latte buona ma che non crolla dopo pochi anni come nel caso delle frisone ( che in certi allevamenti non vivono più di due o tre anni).


Un vallone fatto a scale 

La "cascata" del Roc per antonomasia...
A pensarci bene, il vallone del Roc è il vallone delle cascate, segnato lungo tutto il suo sviluppo da un susseguirsi di bastionate rocciose alternate a zone più dolci e pianeggianti: la famigerata cascata del Roc per antonomasia, cioè quella posta al fondo della parte bassa del vallone , sopra alla quale si trovano gli alpeggi Roc, Truna e Pianes; la cascata sottostante i pianori del Broglietto, quella sottostante l'alpe del Broglio e quella che gli sta sopra...


Un susseguirsi di bastionate rocciose...
Nei pressi dell'alpe del Broglio la mulattiera reale si biforca, con il ramo principale che prosegue in direzione del colle della Porta e dunque del Nivolet, ed il ramo secondario che sale in direzione del bivacco Giraudo e del colle della Torre, che mette in comunicazione con la testata del vallone di Ciamousseretto.
Dall'alpe del Broglio  quindi imbocchiamo il ramo secondario ed in breve raggiungiamo il bivacco Giraudo, con il vicino laghetto della Piatta. Dal punto di vista alpinistico, il bivacco Giraudo serve come punto d'appoggio per l'ascensione a Becca di Monciair, Ciarforon e Denti del Broglio, mentre da un punto di vista escursionistico esso può essere un utile punto tappa per chi percorre l'Alta Via Canavesana o per chi vuole raggiungere il col del Nivolet lungo il sistema delle mulattiere reali di caccia ( dal bivacco infatti i segni bianchi e rossi conducono in breve alla mulattiera reale per il colle della Porta).
Alto vallone del Roc - Cartina 1:20.000  su base Igm 1:25000 ( scorrere verso dx e sx per navigare) 

Che tempo farà? Meteo in evoluzione..

Mentre proseguiamo il tempo comincia a cambiare: verso la pianura non si sono ancora formate nubi consistenti, mentre altre, più minacciose, sembrano stazionare sulla Valgrande di Lanzo; altre ancora rimangono per il momento sbarrate dal vicino spartiacque Orco-Valsavarenche. Riusciremo a non bagnarci le zampe o quantomeno ad evitare di prendere temporali ? Difficile dirlo...

Dal bivacco Giraudo al colle della Torre


Bivacco Giraudo
Nonostante le ingiurie degli anni, degli elementi naturali e dell'incuria dell'uomo, la mulattiera reale che sale al colle della Torre ( laddove si è conservata) rimane  un mirabile esempio di ingegneria civile e abilità delle maestranze per l'accuratezza di progetto e  realizzazione ( pendenze regolari, muri di sostegno, tratti lastricati etc etc).
Stambecchi



E' davvero un peccato che in tutti questi anni non si sia ancora messa mano ad una sua risistemazione su entrambi i versanti ma, si sa, nel versante piemontese del Parco non vogliamo sfruttare troppo le nostre potenzialità, abbiamo paura di comprometterle.
Comunque sia la mulattiera, con percorso intelligente, sale in direzione della morena laterale del ghiacciaio del Broglio , che poi percorreva in direzione del vicino colle della Torre. L'uso del tempo verbale al passato non è casuale, visto che proprio in corrispondenza di tale morena la mulattiera si perde in una caotica pietraia .
La Becca di Monciair si presenta ancora largamente innevata
Appena prima della suddetta morena, caotica pietraia per caotica pietraia, e nel timore di un possibile peggioramento del tempo, decidiamo di puntare  al colle in maniera più diretta, trascurando la ricerca degli ometti di pietra: ed infatti lo raggiungiamo "dall'alto".
Il colle della Torre visto dall'alto
Sfortunatamente anche  il versante Ciamousseretto si sta coprendo e non ci regala un grande panorama come speravamo...
Vista verso il lago superiore di Ciamousseretto

Il ghiacciaio del Broglio


Il ghiacciaio del Broglio (riportiamo dalla campagna glaciologica Pngp  2007 ) "si estende in un circo esposto a meridione collocato sotto la rocciosa parete sud del Ciarforon, alla testata del vallone del Roc, nella valle dell’Orco (...)  Il ghiacciaio nel 1989 aveva una superficie di 272000 m², in 18 anni ha perso il 36% della sua superficie"  e risulta  dal 2008  sovente completamente coperto da detriti, e dal 2016 non più misurabile.
Uno sguardo verso le pareti ed il colle del Ciarforon ( il ghiacciaio del Broglio è sopra la bastionata a dx, nella zona coperta dalla nebbia) 
Come potrete notare osservando la cartografia Igm, ai tempi della sua realizzazione la superficie del ghiacciaio occupava tutto il circo glaciale compreso tra Ciarforon e Becca di Monciair. Quest'anno la base di suddetta  conca si presenta ancora coperta da  nevai quasi continui, ed anche i versanti di Monciair e Ciarforon sono ancora largamente coperti da neve: sembra quasi che il ghiacciaio del Broglio sia tornato, ma ahimè non è così! Sono soltanto effimeri nevai!
Il colle della Torre
Al massimo,  quando verrà pubblicata la campagna glaciologica 2018 del Pngp,  scopriremo che il ghiacciaio è tornato misurabile , chissà! Noi, per non saper nè leggere nè scrivere, facciamo chiaramente il tifo per il ghiacciaio!
Ghiacciaio del Broglio nel 2000 ( fonte: SMI  )

Ed ecco che il tempo cambia ( discesa dal colle) 

Purtroppo al colle non possiamo rimanere a lungo, perchè il rischio di finire sotto la  nebbia è concreto Mentre scendiamo dal colle della Torre, ecco che le nubi presenti sul lato Valsavarenche "rompono" il precedente equilibrio , portando sul versante Orco una debole precipitazione ( a carattere grandinigeno nelle aree più prossime allo spartiacque ) , che si fa via via più forte, per poi esaurirsi e scomparire nel giro di un'ora, per fortuna senza attività elettrica associata.
Grandine su Ranunculus glacialis 
E' davvero affascinante osservare i piccoli chicchi "colpire" la vegetazione d'alta quota, in particolare il Ranunculus glacialis, che il ghiaccio lo contiene già nel nome! 
Mulattiera per il colle della Torre 
Fortunatamente superata la morena del Broglio possiamo scendere rapidamente sulla  mulattiera reale, ora immersa nella nebbia ma con visibilità accettabile.

Mulattiera reale nella nebbia
Raggiunta l'alpe Broglietto la precipitazione è  finita, ed ora con passo spedito su terreno via via più asciutto ritorniamo nel vallone di Ciamousseretto ed alla Casa di Caccia. Dopo un ultimo sguardo al Ciarforon, le cui pareti sono "spolverate" dalla grandine, possiamo tornare a valle, a Balmarossa, sotto un bel sole caldo ( che aiuta ad asciugare le zampe).  Una volta saliti in auto, non facciamo in tempo ad arrivare a Noasca che comincia a piovere  ( e questa è quella che arriva dalla pianura) , ma ormai siamo al coperto e la cosa non ci preoccupa!
E' vero, qualche goccia l'abbiamo presa ( ma poteva anche andare peggio) ed il ghiacciaio non è tornato ma, chissà, forse in un'altra fase climatica ritornerà! Ma noi non ci saremo...
Arrivederci ed a presto con le Storie!

sabato 3 febbraio 2018

Ciaspolate alternative 4 - Gran Prà e anello del vallone del Roc da Noasca

Tempo in miglioramento ( l'importanza delle previsioni del tempo) 

E' venerdì e fa brutto: ci sono precipitazioni, con limite della neve sui 1000 m per le nostre zone,  ma per il giorno seguente sono previsti l'esaurimento dei fenomeni e l'arrivo di ampie schiarite. Almeno queste sono le previsioni del servizio meteorologico dell'Arpa Piemonte   e di Nimbus , che poi sono le mie  "preferite" , cioè quelle che forniscono il massimo dettaglio territoriale possibile, che non è quello che la maggior parte degli utenti cerca e crede di trovare nei più famosi siti meteo:  "meteo Locana"," meteo Codroipo" , che tempo farà alle 10,00 od alle 11,00 etc etc non sono infatti previsioni del tempo ma modelli statistici/matematici più o meno affidabili. Nessuno infatti è in grado di prevedere con esattezza se a Locana pioverà fino alle 10,00 e smetterà alle 10,30 o se al tempo stesso ci sarà il sole a Sparone. Naturalmente le previsioni di Arpa e Nimbus bisogna saperle leggere: datevi da fare !
Il Gran Prà ed il Gran Carro
Tanto per la cronaca, tutti i maggiori siti meteo, se cercavi "meteo Noasca", per il giorno seguente davano nuvoloso tutto il giorno; mentre Arpa parlava di schiarite a partire dalla tarda mattinata e Nimbus a partire da metà mattinata.  Decidiamo così di trovarci con molta calma verso le 10,00, proprio per goderci il bel tempo e quando arriviamo a Noasca già c'è il sole, sono cominciate le schiarite: vince Nimbus.

Cartina Igm 1:25.000 ( con scala ingrandita a 1:15.000). Fonte: portale cartografico nazionale ( scorri verso destra per visualizzare) 


Senza sosta ma senza meta  


Il nostro obiettivo è salire verso il Gran Piano, anche se non abbiamo una meta precisa: oggi non ci vogliamo porre limiti, nè superiori , nè inferiori, che non siano quelli dati dalla sicurezza nei confronti del rischio valanghe.
Tanto per fare due passi in più e per non portare la macchina fino a Balmarossa, decidiamo di cominciare a camminare a partire dalla fermata dell'autobus posta appena a monte dei tornanti di Noasca, raggiungendo così a piedi la frazione,  lungo il sentiero gta segnato con bollini bianco\rossi.
Riuscite a vedere i caprioli nella foto ? 
In questo primo tratto la neve fresca accumulata è ancora poca, ragion per cui non calziamo immediatamente le ciaspole; a farci compagnia, nei giovani boschi che hanno preso il posto dei prati, gruppi di simpatici caprioli .
Arrivati al bivio per il vallone di Noaschetta, calziamo ( finalmente ? ) le ciaspole ed  imbocchiamo il sentiero per la frazione Varda, raggiunta la quale svoltiamo a destra sul sentiero che conduce alla Casa di Caccia del Gran Piano, sempre in compagnia di gruppi di caprioli.
Bivio di Balmarossa superiore

Da questo punto in poi, in presenza di neve, diventa  più difficile reperire il giusto percorso in assenza di una traccia battuta ( visto che sono pochissimi quelli che ci vengono a ciaspolare) , ragion per cui ciascuno deve essere in grado di valutare  le proprie capacità di orientamento e la propria conoscenza del territorio. Se invece una traccia c'è , potete confidare nelle conoscenze e nelle capacità di chi l'ha battuta prima di voi e seguirla...

Valanghe in diretta  

Appena usciti dal bosco, ai piedi del dosso su cui sono poste le alpi Muracci, ecco che sentiamo un forte rumore! Ma che cos'è ? Un elicottero? Una valanga? Di qui non riusciamo a vederlo! 
Arrivati in cima al dosso, ecco che volgendo lo sguardo in direzione del becco dell'Alpetto arriva la risposta: era una valanga !
Valanga : ben visibili  la superficie di distacco e le zone di scorrimento e di accumulo della neve 
Che cosa possiamo dire di questa valanga? La prima cosa che salta subito all'occhio è che essa ha coinvolto l'intero manto nevoso presente al suolo, scorrendo sul suolo ( dunque una valanga "radente"), forse completamente sgombro prima delle ultime nevicate o comunque non consolidato; che si è staccata a partire da una sezione ripida di un pendio esposto a sud e si è scaricata nel canalone adiacente.  Una situazione classica che si verifica durante o subito dopo le nevicate! 
Ma la cosa più importante che possiamo dire è che per andare verso il Gran Piano con le ciaspole non bisogna assolutamente passare dalla mulattiera reale di caccia, che i canaloni che scaricano dal monte Castello e dal becco dell'Alpetto li attraversa praticamente tutti, a meno che non ci sia poca neve ed i suddetti canaloni non abbiano già scaricato.
La sensazione di libertà del battere la pista nella neve fresca

Al Gran Prà 

Il sole ed il cielo sereno hanno definitivamente conquistato il campo: la giornata è bellissima, i camosci hanno sostituito i caprioli e  noi ci sentiamo letteralmente inebriati, di spazio e di colori, persi nell'immenso oceano bianco di neve senza fine.
Il Gran Carro nei pressi dei Muracci

Ma quanto è bello muoversi lungo questo manto vergine, immacolato ?  Che sensazione di libertà trasmette all'animo umano il battere la pista nella neve fresca,  il poter scegliere il percorso autonomamente, senza alcun condizionamento che non sia quello dato dalla morfologia del luogo e dalle condizioni ambientali ?
Il  maestoso becco dell'Alpetto
Se trovate il mio linguaggio iperbolico, provate a guardare e riguardare le foto e,  se ancora lo trovate eccessivo, venite a provare questo itinerario nelle medesime condizioni dopo essere andati a punta Cia in un giorno "di punta" ( senza nulla voler togliere ovviamente al nostro luna-park invernale totalmente valanghe-free!) .
Bivio Gran Prà -Gran Piano
Uno dopo l'altro passiamo nei pressi dei vari alpeggi: Muracci di sotto, di sopra, Lostes, Ramaiot, Fortuna e, infine, il Gran Prà! Questo alpeggio, che per tutta l'estate ho visto pulsare,  pieno di vita, è oggi semisepolto dalla neve , è in pausa: sembra quasi che la cavanna, la stalla ed il crutin abbiano anch'esse il bisogno di svuotarsi, di riposare le proprie stanche mura per un congruo periodo.
Crutin "a riposo"
Contemplare l'orizzonte, essere in grado di fermarsi per lungo tempo senza fare nulla, immersi in pensieri profondi, è una cosa di cui tutti avremmo bisogno , ma che noi uomini moderni non siamo più in grado di fare. La montagna ed il cammino rimangono comunque due validi alleati per raccogliere pensieri, approfondirli, contemplare...
Ps: mi raccomando al bivio Gran Piano -Gran Prà proseguite per il Gran Prà, non andate a mettervi in pericolo...

Alpe Gran Prà e punta di Ciamosseretto



Il vallone del Roc

Quando  arriviamo al Gran Prà  è già l'una passata, ragion per cui decidiamo di mangiare qualcosa e  cominciare la discesa, con l'intenzione di realizzare un anello tornando alla  fermata dell'autobus passando dal vallone del Roc e da Pianchette. Tornati alla Varda penso: "chissà se qualcuno oggi è venuto su a fare una passeggiata ed ha battuto la traccia? ".  La risposta, manco a dirlo, è no!  Ma ormai di salita ne rimane davvero poca e non è il caso di farne un dramma: tutto allenamento! 
Camosci infestanti


Lungo la mulattiera che sale nel vallone del Roc i camosci sono praticamente infestanti : ce ne sono dietro ogni albero,  ogni angolo e sembrano osservarci con occhi diversi, più curiosi e meno impauriti del solito ( sarà perchè mi avevano già visto qualche giorno prima ? ) .  
Camosci infestanti 2
Il binocolo, che oggi ho scelto di portare con me, mi torna utile: per osservare dapprima un gipeto e poi , una volta giunti alle Capelle, per controllare la posizione degli stambecchi, che peraltro sono al solito posto.  In realtà lo avevo portato per tentare una caccia fotografica ardita, cioè lo scatto alla coturnice , da osservare a distanza  con il binocolo per poi avvicinare il più possibile con estrema cautela, ma oggi di coturnici neanche l'ombra. Si vede che dopo le nevicate dei giorni precedenti hanno preferito mettere le zampe all'asciutto da qualche altra parte a me ignota...
Salendo verso Mola, vista verso la testata del vallone del Roc

Attraversato il ponte sul torrente Roc, raggiungiamo Borgovecchio, con la sua caratteristica chiesetta;  quindi cominciamo la discesa sulla destra idrografica del vallone, in direzione di Fregai.
Anche adesso che il sole ci ha lasciati, dandoci appuntamento a Pianchette, l'ambiente circostante non ha  perso nulla del  suo fascino, e noi continuiamo ad ostentare la nostra condizione di liberi escursionisti, battendo la pista...
La chiesa di Borgovecchio, con alle spalle Denti del Broglio e Becca di Monciair
Poco prima di Fregai, i resti di una passerella in legno che collegava ad una zona di terrazzamenti posta sull'altra sponda del torrente ci parlano di un passato operoso ( e del nostro presente di perdigiorno   a zonzo per le valli ); i ruderi della borgata mostrano un insediamento umano avente dimensioni di tutto rispetto!
Cappa a Fregai
Dopo Fregai, il percorso continua in un magnifico bosco di faggi, con ripide e regolari svolte che ci portano in men che non si dica a raggiungere la grande frazione Pianchette, dalla quale continuiamo a piedi sull'asfalto fino a raggiungere l'auto lasciata alla fermata del bus!

Conclusione

Questo percorso è davvero un'ottima alternativa agli itinerari solitamente più frequentati della valle Orco, ma se volete provarlo ricordatevi che generalmente non troverete una traccia battuta , ragion per cui ciascuno di voi dovrà valutare attentamente le proprie capacità di orientamento e conoscenza del territorio. Ciò detto,  non scordate mai di consultare i   bollettini meteorologici ed il bollettino valanghe prima di pianificare qualunque escursione sulla neve! 
Arrivederci ed a presto con le Storie! 

venerdì 27 gennaio 2017

mercoledì 27 aprile 2016

Anello dei valloni 2.0 ( Roc - Ciamousseretto -Noaschetta)

Premessa

Ci eravamo lasciati con la "Guida turistica del vallone del Roc" , l'escursione obbligatoria , ve lo ricordate? Bene. Sul versante sinistro idrografico del comune di Noasca e confinanti con il vallone del Roc ci sono però anche altri due valloni, anche loro stupendi: il vallone di Noaschetta e quello di Ciamousseretto. Senza dubbio anche loro saranno oggetto, in futuro, di una "guida turistica" dedicata; oggi invece voglio affrontare la questione da un punto di vista pratico: se tutti e tre i "valloni di Noasca" sono bellissimi e , per di più, sono vicini e confinanti, perché non visitarli tutti in una volta sola, visto che il tempo libero è sempre poco e tiranno ? Questo articolo ha precisamente lo scopo di consigliarvi in tal senso. Buona lettura!

La lampadina si accende


Il mio turno di riposo questa volta è caduto intorno al 25 Aprile , ma tra i preparativi per la festa ( faccio parte dell'Anpi , Associazione Nazionale Partigiani d'Italia)  e la semina delle patate, non mi resta che un giorno libero, la domenica 24. Così ho contattato l'amico Francesco Sisti, fotografo di Clickalps , con il quale ci eravamo già divertiti nella neve  con due belle ciaspolate ( la cui descrizione è in arrivo ), che fortunatamente è libero anche lui . A seguito di un sintetico scambio di opinioni prevale l'idea di fare un'escursione "animaloso-fotografosa", evitando di portarsi dietro le ciaspole. Ed in primavera, quale posto può essere più animaloso -fotografoso dei tre valloni di Noasca , pullulanti come sono di stambecchi, camosci, marmotte, aquile, gipeti e chi più ne ha più ne metta, ai piedi del maestoso ( ed ancora innevato) versante piemontese del massiccio del Gran Paradiso ? 
E ancora, per essere sicuri di vedere il maggior numero di animali possibile, perché non visitare tutti e tre i valloni in un'unica soluzione?  Il mio cervello comincia quindi a caricare la cartina della Valle Orco ( quante ore passate su quegli "scarabocchi"! ) ed ad elaborare il percorso : caricamento completato, salva con nome: "Anello dei valloni 2.0".

Descrizione dell'itinerario







Parte prima: il vallone di Noaschetta

Il rio Noaschetta affluisce nel torrente Orco proprio nei pressi del centro di Noasca, con una spettacolare cascata con salto di circa 40 metri: si tratta infatti di una tipica "valle sospesa" di origine glaciale. 
Le Levanne 
Arrivati in piazza a Noasca,  girate a sinistra ed attraversate  il ponte  per raggiungere il parcheggio posto sulla sponda opposta del torrente Orco ( nella piazza è stato messo un disco orario) , dove si lascia l'auto.
Tornati sulla piazza, attraversate la strada provinciale e salite alla chiesa parrocchiale, dietro la quale si imbocca il sentiero "Renato e Ada Minetti", che con ripide svolte ci porta a superare la bastionata rocciosa che sovrasta il concentrico di Noasca ( da ignorare la svolta a dx che conduce all'attacco delle famose pareti della "Torre di Aimonin" (nome volgare) . Il sentiero, sempre ben pulito e segnato, continua sulla sponda sx idrografica del vallone di Noaschetta toccando prima le case Sengie , quindi  l'alpe Scialier per poi giungere nella verdeggiante conca occupata dall'Alpe Lavassai 1550 m ca e dominata dalle pareti del vicino Monte Castello. Sulla sinistra vi sono la camera di carico e l'opera di presa della Noaschetta bassa, facenti parte dell'impianto di produzione idroelettrica dell'Iren Ceresole-Rosone: percorretene il grigliato attraversando così il rio e raggiungendo l'ex casa di guardiania, in cui oggi si trova il Rifugio Noaschetta, gestito dal Cai di Rivarolo. Camosci.
Dal rifugio Noaschetta occorre salire leggermente verso sinistra sul sentiero che va a raggiungere la mulattiera principale (che risale la sponda dx idrografica del vallone in direzione delle alpi Arculà - ove si trova un casotto del Pngp - e Bruna , in corrispondenza della quale confluisce nel sistema delle mulattiere reali) ed imboccarla in direzione Noasca, fino a raggiungere con un lungo traverso la mulattiera reale del Gran Piano ( bivio segnalato).

Parte seconda: il vallone di Ciamousseretto


Ci troviamo ora nel più aperto e panoramico vallone di Ciamousseretto ( magnifica la vista sulle Levanne): non ci resta che percorrere la mulattiera reale che con pendenza dolce e regolare ( ed infinite svolte) ci conduce sino alla conca ove è posta la Casa di Caccia del Gran Piano di Noasca 2222 m,  dominata dal Ciarforon 3642 m. Tanti camosci e qualche stambecco.
Il Ciarforon


Dalla casa di caccia del Gran Piano, raggiungere il vicino ponticello di legno sul torrente Ciamousseretto ( posto appena più in basso) ed attraversarlo.

Anello primaverile: 

Ignorata a destra la mulattiera reale per il vallone del Roc,  scendere  a raggiungere la sottostante conca pascoliva, ove vi sono i ruderi dell'alpe Pian Levà 2131 m; proseguire ora in leggera discesa verso sinistra, quindi risalire leggermente  verso destra fino ai ruderi dell'alpe Balme Rosse ( fantastica la lunga stalla con volta interamente in pietra), posti in posizione leggermente sopraelevata accanto ad una caratteristica parete rocciosa.
Alpe Balme Rosse
Dall'alpe Balme Rosse seguire i resti della mulattiera in direzione della bella cascata formata dal torrente Ciamousseretto fino a raggiungere gli ampi pianori sovrastanti l'alpe Gran Prà, che si può raggiungere in due modi: o seguendo il sentiero segnato verso sx, oppure più direttamente attraversando il corso d'acqua secondario  posto di fronte a noi e puntando ai resti del sistema di canalizzazione delle acque che serviva il suddetto alpeggio ( attenzione all'eventuale presenza di ghiaccio ed alle rocce bagnate) .
Arrivati all'alpe Gran Prà, proseguire la discesa leggermente verso destra sino all'alpe Fortuna ( altro bellissimo esempio di architettura tradizionale alpina) e quindi a vista, sempre verso destra, fino ai ruderi dell'Alpe Lavassai 1933 m. Camosci ovunque.


Anello estivo o completo:

Alpe Gran Prà
Durante la bella stagione od in assenza di neve, oltrepassato il ponticello in legno proseguire sulla mulattiera reale per il vallone del Roc. 

Parte terza: il vallone del Roc

Anello primaverile: ( discesa diretta Lavassai- Capelle) 

Da questo punto in poi il percorso primaverile dell'anello fatto da me e Francesco diventa molto tecnico ed esposto; lo descriverò unicamente a futura memoria  e volutamente senza dovizia di particolari perché non voglio che nessuno, magari privo della necessaria esperienza,  vada a mettersi nei guai. Erano almeno 3 anni che mi frullava in testa l'idea di salire direttamente dalle Capelle al Gran Piano ed ora che finalmente ero in zona con un socio giusto come Francesco , non potevo perdere l'occasione di togliermi questa soddisfazione, anche se... in discesa. Una scelta sicuramente discutibile, lo ammetto!
Per percorrere questo tratto è indispensabile  essere dotati di un bastone \ canna \ bastoncino con punta di ferro  e saperlo utilizzare secondo la tecnica tradizionale , oppure di una piccozza. Chi volesse maggiori informazioni può scrivermi in privato al seguente indirizzo mail: vardamarco@gmail.com. Anche un tratto di corda potrebbe non essere di troppo in caso di paura\errori. 
Camosci ovunque
Dall'alpe Lavassai cominciare a scendere leggermente verso dx traversando i ripidi pendii sottostanti sino ad oltrepassare l'incisione del rio Mola. Giunti nei pressi delle bastionate rocciose soprastanti i piani del Roc, dirigersi verso il suddetto rio e, senza mai attraversarlo, scendere per i ripidissimi pendii di erba olina posti alla sua destra; aggirando i  numerosi salti di roccia ( prestare la massima attenzione a non scivolare ed a non rimanere bloccati su qualche cengia) e disarrampicando in un paio di punti , si giunge infine ad un ultimo ripido canalino erboso\roccioso, con percorso quasi sempre obbligato. Superati gli ultimi due saltini, si sbuca infine nei verdi pendii retrostanti la borgata Capelle.
Là in fondo, i piani del Roc...
Senza dubbio questo passaggio o "trasen"  ( nome in dialetto noaschino che significa più o meno "passaggio obbligato" o "cengia")  , veniva un tempo sfruttato per raccogliere le oline poste nelle cenge soprastanti; raccontano gli anziani del posto che per svolgere in maggiore sicurezza questo particolare tipo di fienagione ( non dimentichiamo che il ritorno veniva fatto con il carico d'erba) si era soliti portarsi dietro un piccone per scalinare il terreno ove possibile e necessario, ragion per cui un tempo vi erano sicuramente delle vere e proprie tracce; oggi si rinviene soltanto qualche discontinua traccia di camosci i quali, nei punti più ripidi ed esposti optano per la più sicura ( almeno per loro) roccia. 

Anello primaverile - percorso consigliato:

Una volta raggiunta l'alpe Fortuna,  proseguire in direzione dell'alpe Ramaiot e delle alpi Muracci di sopra e di sotto lungo il sentiero segnalato con le tacche  bianco-rosse , raggiungendo così agevolmente la borgata Varda , dalla quale con una breve risalita si raggiungono i piani e le cascate del Roc.

Alpe Fortuna

Anello estivo o completo: 

Seguire la mulattiera reale per il vallone del Roc fin nei pressi dell'alpe Foges e abbandonatela per scendere lungo il sentiero ( non sempre così evidente quando l'erba è alta) toccando in sequenza l'alpe Truna, le alpi Pianes e l'alpe Roc; Dall'alpe Roc il sentiero comincia a scendere più decisamente fino a portarsi nella suggestiva e verdeggiante conca delle cascate del Roc, e di qui in breve alle varie frazioni: Potes, Capelle, Maison, Varda.


Parte quarta: la chiusura dell'anello

Scendere lungo la mulattiera del vallone del Roc fino alla strada asfaltata; seguire quindi le indicazioni per il sentiero "Renato e Ada Minetti" in direzione Noasca e seguirlo fino a sbucare sulla sp46 (  in corrispondenza dell'inizio della mulattiera per il Gran Piano) e  percorrerla in discesa fino alla piazza di Noasca e quindi alla propria auto, chiudendo così l'anello. 

Conclusione

Non vi resta che provare l'anello descritto: se vi è piaciuto, fatemelo sapere. A presto con le Storie.