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sabato 23 gennaio 2021

Verso il bivacco Revelli... ( Ciaspolate alternative n° 5)

Non è una questione di asocialità!

Salendo verso le Grange Vasinetto


La prima settimana di dicembre 2020 aveva portato con sè un discreto innevamento sulle alpi ( valli Orco e Soana comprese)  e tanta era la voglia di andare a pestare la neve in qualche posto "magico" , cioè bello ma non troppo frequentato, e di andarci con le  persone "giuste" ( che a loro volta non devono essere in numero eccessivo, pena il rendere "automaticamente"  il luogo troppo frequentato e  meno magico)!
Poi, per carità, la montagna è di tutti e qualcun altro a zonzo lo si può sempre trovare, ma scegliendo bene la meta il rischio è davvero minimo e comunque ci troveremmo di fronte ad un "plus" di frequentazione di persone giuste, sempre preferibile ad un eccesso di frequentazione di gente a caso...
La nostra non è comunque una qualche forma di "asocialità", quanto piuttosto il desiderio di fraternizzare più intensamente con l'elemento montagna.
Approfittando di un weekend "giallo" decidiamo quindi di recarci in valle Soana, più precisamente nel vallone di Forzo: obiettivo bivacco Revelli!
Il percorso su Ctr



Da Forzo alle grange Vasinetto

Sul vallone di Forzo in generale ci siamo già ampiamente soffermati a margine della descrizione di un'escursione  effettuata in pieno autunno proprio al bivacco Revelli nel 2019. 
Ed in questo dicembre 2020 ? Prima di tutto i partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico: Arjan,  Elisabetta, Laura e Marco,  a cui dovrebbe aggiungersi Francesco (  che aveva intenzione di salire solo soletto, ma è stato scoperto e denunciato al sottoscritto dal sindaco di Forzo) . 
Il gruppo più Francesco 


Il primo tratto della mulattiera che sale alle grange Vasinetto si presenta coperto da pochi cm di neve dura, per giunta battuta fino alla cappella quota 1580 dal sindaco in persona ( un assaggio della leggendaria ospitalità "fosatina") e dunque non abbiamo bisogno di calzare le ciaspole.
Mentre saliamo con tutta calma, ecco che vediamo spuntare in basso Francesco, il quale invece sale di gran carriera: decidiamo di accoglierlo nel modo più caloroso possibile!




Il "momento  ciaspole"

La neve al suolo comincia ad essere in quantità notevole...


La prima parte dell'escursione, una volta superati i prati del fondovalle, si svolge sotto un bel bosco di larici; dai 1580 m della cappella la neve è vergine ( non a caso è dedicata alla Madonna) e nei pressi delle grange Betassa 1712 m la sua quantità   al suolo comincia ad essere notevole , tale da richiedere l'uso delle ciaspole per evitare eccessivi e faticosi sprofondamenti .
Si tratta  di una neve molto divertente per le racchette da neve, cioè bella farinosa ed asciutta! Qui evidentemente il vento dei giorni precedenti non ha avuto grossi effetti!
Ciaspolando tra i larici



Sfondi cangianti

Il monte Colombino domina lo scenario


Se nella prima parte del percorso è l'elegante sagoma del monte Colombino a fare da protagonista, arrivati nei pressi delle alpi Surinà e Combi è la maestosa Torre di Lavina a catturare l'occhio ( ed il desiderio di una "photo opportunity" - rito a cui una montagna può sottrarsi unicamente in caso di nebbia , cielo nuvoloso o... mancanza di  dispositivi d'immortalamento nell'attrezzatura dei visitatori ) . 
Avete mai provato a chiedere ad una montagna se ha voglia di essere fotografata o di farsi riprendere con voi ? Io ho tentato di  parlare alla Torre Lavina ma , parafrasando i King Crimson , la Torre Lavina non sente, la Torre Lavina non può sentire...
Photo-opportunity con la Torre Lavina


Arrivando alle grange Vasinetto invece, ecco che fa capolino sulla sx l'aguzza grande Uja di Ciardonei. La giornata , inizialmente nuvolosa, ha ora lasciato spazio ad un bel cielo blu e la neve è sempre bellissima. Dopo una breve pausa, decidiamo di proseguire: fin dove si arriva si arriva!
Alla Casa di Caccia Vittoria...


Nel vallone del rio Geri





Discesi dal dosso ove è ubicata la casa di caccia Vittoria, proseguiamo in direzione ovest lungo l'asta del rio Geri; la neve presenta ora una crosta da vento non portante, causa di fastidiosi sprofondamenti , a volte istantanei, a volte "ritardati" con tempi variabili.
E' comunque sempre molto divertente "giocare" a rimanere sul tracciato del sentiero "estivo" ( ove naturalmente non sussistano rischi di altro tipo, per esempio valanghe) , mettendo alla prova la propria memoria "geografica": spesso si scopre che quello è il percorso migliore anche in presenza di neve. 
Nel vallone del rio Geri\1
E così è una piccola gioia ogniqualvolta passiamo vicini a qualche segno bianco-rosso posto sufficientemente in alto da sopravanzare il manto nevoso!
Dopo aver vinto un primo pendio più ripido, ecco che raggiungiamo il pian Geri, una lunga conca caratterizzata da una morfologia più pianeggiante, dominata a sinistra dagli imponenti contrafforti della punta Gialin  e sovrastata a destra dalla dorsale mista erboso/rocciosa che la separa dallo stretto valloncello ove si trova il casotto Pngp dell'alpe Muanda.
Nel vallone del rio Geri\2
Qui Francesco ci lascia, poichè ha premura di tornare in quel di Dorno e deve ancora passare a ... salutare il sindaco!
Giunti verso il fondo del pian Geri, ecco che ci tocca abbandonarlo per rimontare la sovrastante dorsale mista di cui sopra; in questo caso il gioco del "trova il sentiero sepolto" va accantonato, poichè notevoli sono stati gli effetti del vento su quelle superfici: la neve è stata prevalentemente asportata, scoprendo le superfici erbose e rocciose e le zone di scolo delle acque, caratterizzate dalla presenza di ghiaccio vivo ; in alcuni punti tuttavia la neve è rimasta, anzi se ne è accumulata, come è naturale che sia con l'azione eolica.
E' sul terreno innevato che noi puntiamo per raggiungere la dorsale, per evitare i rischi legati al ghiaccio od al terreno nudo ghiacciato  ; a nostro sfavore giocano anche le pendenze, tutt'altro che trascurabili con il terreno di progressione in queste condizioni! Occorre dunque mettere testa, cioè andare a scuola...
Al fondo del pian Geri - dominato da punta Gialin


Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - salita

Superare dei pendii con queste caratteristiche ( pendenza intorno ai 40° ) ed in queste condizioni ( accumuli di neve ventata con crosta non portante alternati a zone spoglie con ghiaccio vivo) è una bella sfida, tanto in salita quanto ( lo vedremo tra poco) in discesa.  
La prima cosa importante per riuscirci è avere delle buone ciaspole, cioè con l'alzatacco , un buon numero di  robusti denti laterali ed un buon sistema di chiusura oltre all'immancabile "ramponcino" anteriore; per maggior sicurezza è sempre meglio avere al seguito anche un paio di ramponi ( meglio) o ramponcini ( al limite) , nel caso le pendenze fossero eccessive. 


Oltre un certo grado di pendenza infatti, a parità di condizioni del terreno, l'utilizzo delle ciaspole diventa pericoloso tanto in caso di salita o discesa diretta che - soprattutto - in caso sia necessario effettuare traversi , per via della loro superficie ingombrante e della loro forma più o meno piatta, nata  per evitare di sprofondare nella neve ripartendo il peso corporeo su una maggiore superficie e non certo per affrontare percorsi verticali!
Nel nostro caso  è ancora possibile utilizzare convenientemente le ciaspole, ma ci vuole un pò di attenzione supplementare!
Sfruttando bene l'appoggio fornito dai bastoncini da trekking ( opportunamente muniti di rosetta basale) ed il ramponcino anteriore, tutti i partecipanti superano brillantemente la prova!
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo dominano la scena


All'alpe pian delle Mule

Alpe Pian delle Mule


Proseguiamo ora comodamente lungo la dorsale fino alla vicina alpe Pian delle Mule 2285 m, dove facciamo la sosta-pranzo e decidiamo che vista l'ora è molto meglio fare ritorno, onde evitare il calar delle tenebre ( come se ormai ce ne importasse davvero qualcosa...) . Nel frattempo il cielo si  è di nuovo parzialmente coperto, senza riuscire però a scalfire - coprendolo - il dominio della Roccia Azzurra e del Monveso di Forzo, che qui tiranneggiano il paesaggio!
La dorsale è vinta! Sullo sfondo: la grande Uja di Ciardonei


Stavolta poi ci toccherà tornare per lo stesso itinerario di salita ( alla faccia del signore dei giri ad anello) , e questo per ben tre motivi: primo perchè non sappiamo in quali condizioni sia il valloncello dell'alpe Muanda ( dove potrebbe essersi accumulata parecchia neve );  secondo il crollo della passerella sul rio Geri passerella posta poco oltre le grange Vasinetto ; terzo il giro dalla Gran Fumà sarebbe davvero troppo lungo a questo punto!
Vi abbiamo incuriosito con tutte queste ipotesi di "giri"? Bene, allora andate a scuola! Studiatevi la cartina!
Si scende !!!



Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - discesa

Come si scende con le ciaspole ? Prima di tutto occorre togliere l'alzatacco ; se si hanno un paio di buone ciaspole, cioè dotate di robusti denti laterali, ecco che per affrontare in discesa un pendio ripido potremo sfruttare quei denti pressappoco nella stessa maniera in cui si sfruttano i denti posteriori di un rampone, e cioè appoggiando prioritariamente sul terreno il tallone anzichè la punta del piede!
Se le vostre ciaspole non sono "buone", lasciate perdere il ripido - non mi sembra il caso di ribadire il sintetico giudizio sul ruolo ed utilizzo delle racchette da neve esplicitato poco sopra.


Le nostre ciaspole sono tutte buone e tutti superiamo con successo l'esame...


L'omaggio del sindaco ( rientro a valle) 

Riguadagnato il pian Geri, non ci resta che scendere con calma verso valle. Superata la cappella q. 1580, ecco che cominciamo  dapprima a sentire in lontananza delle voci, che man mano si fanno sempre più vicine, per  poi  scorgere delle pile frontali e due figure umane che ci vengono incontro !
Ma chi saranno mai costoro ? Vuoi vedere che... Ma si, sono proprio loro! Sono il sindaco di Forzo e la sua consorte, che sapendo della nostra presenza sul loro territorio, desideravano renderci omaggio.
Siamo gente famosa!
E così, dopo aver raggiunto le automobili e salutato Arjan ed Elisabetta ( che devono scappare) , ecco che possiamo sperimentare la leggendaria ospitalità "fosatina", proprio nell'abitazione del primo cittadino  ( che non a caso è quella più vicina alla chiesa - da sempre potere politico e potere spirituale vanno a braccetto...) ,  con un lunghissimo aperitivo, offerto senza economie dal nostro generoso anfitrione!
E allora che cosa possiamo dire ? Non vediamo l'ora di tornare nel vallone di Forzo per provare ancora una volta l'emozione delle sue splendide montagne ed il piacere della sua leggendaria ospitalità!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








sabato 15 agosto 2020

Il morbo del ravanatore ( o dell'esploratore ? ) - Cima del Cavallo da Forzo

 

Forzo,  il vallone che impegna...

- " Andiamo alla Torre Lavina ? "
-"Perchè non andiamo invece alla cima del Cavallo? "
Come rifiutare la proposta dell'amico Carlo ? Si torna sempre con piacere nel vallone di Forzo, quel pezzo di Gran Paradiso   in val Soana, della quale ospita le cime più alte e maestose, l'unico ghiacciaio ,  le borgate alpine meglio conservate, le pareti di arrampicata più rinomate...
Ad inizio estate ero stato alla Cima Fer, i cui contrafforti dividono la valle principale dal vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a Nord; dopo tale elevazione, la spartiacque Forzo - Campiglia prosegue in direzione nord-ovest con punta Tressi e quindi con la cresta del  Cavallo, cui segue la Torre Lavina, senza dubbio la montagna più celebre della val Soana , grazie all'inconfondibile forma piramidale ben visibile dalla  pianura torinese.
La cresta del Cavallo vista salendo alla bocchetta Vallotta

Anche la cresta del Cavallo è altrettanto ben visibile dalla pianura :  posta immediatamente a destra della Torre Lavina,  è composta in tutto da sei elevazioni , delle quali la Cima del Cavallo 2846 m , quella a cui noi siamo diretti, è quella  più ad est.
Cartina 1:25.000 , elaborazione su base Ctr Regione Piemonte

Un'altra importante qualità del vallone di Forzo , che prima abbiamo dimenticato di elencare, è che si possono realizzare numerosi e bellissimi giri ad anello, certamente tutti abbastanza impegnativi, "da guadagnare", ma comunque bellissimi! Ed ecco che , pour parler, cominciamo ad ipotizzarne qualcuno...
- " Una volta tornati al Giavino si potrebbe poi proseguire fino al colle di Bardoney..."
- "Oppure andare al Davito e fare la finestra Valletta, o semplicemente andare al Davito e tornare indietro.."
- "Decideremo sul posto!"

Da Forzo a Boschietto

Lasciata l'auto nel parcheggio posto davanti alla frazione Forzo, ci si incammina attraversandola seguendo le indicazioni del sentiero n°608; oltrepassato il nucleo abitato, la mulattiera prosegue seguendo il corso del torrente Forzo, fino ad attraversarlo su di una passerella posta a 1350 m di quota circa. 
Madonna della Neve a Boschietto
Da qui ci si riconnette alla mulattiera che sale da Tressi, pervenendo in breve ad un  bivio, dove la si abbandona per il  sentiero n° 610 , arrivando in breve alla bella borgata di  Boschietto 1451 m, al cui inizio è posta la bellissima chiesetta dedicata alla Madonna della Neve.
Le borgate di Boschietto e Boschiettiera, splendidamente conservate a dispetto del mancato accesso stradale, meritano assolutamente una visita dedicata, magari in occasione della "festa del pane" od inverno con le ciaspole, sulla neve.

Da Boschietto all'alpe Giavino

Casotto Pngp all'alpe Giavino


A destra del nucleo abitato di Boschietto, il sentiero sale ora ripido sul versante sinistro idrografico del vallone, nel bosco di larici ed abeti, per poi "sbucare" fuori verso i 1800 m di quota e toccare le grange Sengia, Biestan ed infine arrivare al panoramico pianoro dell'alpe Giavino, sede di un casotto del personale di sorveglianza del Pngp.


Uomo di pietra all'alpe Giavino

Alla bocchetta Vallotta - la cartina in testa.

- Ma tu hai portato la cartina? "
- "No!"
- "Io neanche !Però penso che l'abbiamo guardata e studiata tanta di quelle volte che ormai ce l'abbiamo stampata in testa!"
-" Altrochè!"
Naturalmente Orco Trekking si dissocia da questo tipo di comportamento e vi invita caldamente a munirvi di una buona mappa, specialmente quando si affrontano itinerari come questo!

Pianoro a 2400 m circa; in alto la cresta del Cavallo a sx; a dx il canale che sale alla Vallotta

Dall'alpe Giavino si prosegue verso nord per tracce di sentiero fino a raggiungere un piccolo pianoro  a circa 2400 m di quota, quindi si comincia a salire lungo il canale ( è possibile farlo sia a destra che a sinistra) adducente all'evidente depressione della bocchetta.
Da sx verso dx: Piata di Lazin; Punta Gialin; Grande Uja di Ciardonei; Punta delle Sengie;
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo


Da qui in poi le tracce di sentiero finiscono e si comincia a salire per erba, placche di roccia e pietraie; alcuni ometti qua e là possono tornare utili in caso di scarsa visibilità. Il panorama sulle cime della destra idrografica del vallone è meraviglioso!
L'ampia depressione della bocchetta Vallotta, che mette in comunicazione con il vallone di Campiglia, è un luogo che merita una pausa meditativa! Proprio di fronte alla depressione si erge la Rosa dei Banchi,  montagna seconda soltanto alla Torre Lavina per notorietà ( forse) !

Alla bocchetta Vallotta , guardando la Rosa dei Banchi

Proprio a sinistra della bocchetta comincia la cresta del Cavallo, mentre a destra si snoda la lunga cresta nord-ovest della punta Tressi ( localmente chiamata "Gran Losa") , sinuosa ed affascinante, perfino invitante,  ma ad occhio e croce caratterizzata dalla presenza di difficoltà alpinistiche rilevanti!
La sinuosa ed affascinante cresta NO di Punta Tressi

Come detto poco sopra, la bocchetta Vallotta è un luogo che spinge alla meditazione; gli esiti della meditazione però non sono mai scontati... 


L'attacco del morbo del ravanatore


Che cos'è il "morbo del ravanatore" ? E' come il morso di un ragno, la puntura di un insetto: ti può cogliere ovunque , senza preavviso; nessun escursionista del "nostro tipo" ( che non saprei come diavolo definirci ) si può dire al sicuro dal "contagio" e dalle sue conseguenze.

Anche da lì si può passare !La cresta sud della cima del Cavallo

Seguendo l'itinerario "normale", dalla bocchetta Vallotta occorre spostarsi in direzione nord-ovest verso l'evidente canalino che divide la cima del Cavallo dalla punta n°5 ( sempre stando alla numerazione della "Guida dei Monti d'Italia del Cai-Tci, volume "Gran Paradiso"), risalirlo e poi per cresta raggiungere il triangolino di vetta. Su Gulliver tale itinerario viene classificato EE\F come livello di difficoltà: ciò significa che si tratta di un percorso che presenta qualche passaggio alpinistico facile.
Durante la "meditazione" però, osservando attentamente la cima,  il sottoscritto viene colto da un attacco del morbo del ravanatore!
Salendo a sx della placconata\1

 - "Guarda la ! "- esclamo - "Secondo me si può salire anche direttamente dalla bocchetta, senza star lì a raggiungere il canalino! Oltretutto mi sembra anche più comodo! Saliamo lì in mezzo, poi aggiriamo sulla destra quello spuntone di roccia e..." 
- " Si, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno è sceso da lì! "
- "Eh beh, se qualcuno è sceso, di sicuro noi riusciremo a salire!"
Insomma non è stato difficile convincere il mio socio! 

Come complicarsi la vita ( ed essere felici) 

Ogni tanto qualche gradone di roccia aiuta...

Cominciamo quindi a salire nello stretto e ripido canalino erboso posto immediatamente a sinistra della lunga placconata con cui termina la cresta sud della cima del Cavallo; si tratta naturalmente di un terreno misto, tra erba "olina" e gradoni di roccia.
Superato un tratto di placca, si prosegue con elementare arrampicata tra erba e roccette...

In cima alla placconata

Per sbucare in cima alla placconata di cui sopra occorre tuttavia percorrerne un tratto, per poi raggiungerne la sommità con elementare arrampicata tra erba e roccette.
Potentilla grammopetala nel suo habitat

Ma la montagna è generosa ed i nostri sacrifici vengono subito ripagati: la placconata ci fa  infatti un bel dono botanico, facendo mostra tra  le sue fessure di  numerosi esemplari di Potentilla grammopetala  , specie esclusiva delle rupi silicee ( qui siamo infatti su solido gneiss ) ed endemica delle Alpi ,all'interno delle quali il suo  areale è ristretto alle zone montuose di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia, con stazioni anche densamente popolate ma molto disperse.La rigogliosità dei suoi cespi è davvero notevole, specie se rapportata all'austero habitat!
Si continua allora ad arrampicare tra roccette ed erba ( foto Carlo)



Bene! Ora non ci resta che aggirare sulla destra le ultime asperità rocciose e...niente, come non detto! 
Contrariamente alle aspettative, sulla destra tutta una serie di paretine rocciose e strapiombi sbarrano il passo: o si prosegue sul filo, o si torna indietro!
Dato che io ho qualche titubanza , è Carlo ad andare in avanscoperta; e visto il suo parere positivo sul prosieguo dell'itinierario, lo seguo, arrampicando tra roccette ed erba, fino a raggiungere l'ostacolo finale: cioè un torrioncino di modesta elevazione ma esposto da ambo i lati, conformato a placca a nord e gradinato a sud.
Nel dritto ( foto Carlo) 


Naturalmente noi optiamo per il versante gradinato; a questo punto occorre anche riporre i bastoncini da trekking, che fin qui ci siamo un pò goffamente trascinati dietro, appoggiandoli e riprendendoli qua e là per avere all'occorrenza le mani libere!
Certo che  guardare verso il basso in questo punto fa un pò impressione: se mai disgraziatamente uno volasse giù sarebbe , come dire, per sempre!
Per superare l'ultimo torrioncino... ( foto Carlo) 


In realtà il torrioncino presenta sul lato sud ottimi e comodi appigli per le mani e posti dove mettere i piedi: per quale motivo una persona dovrebbe mettere male le mani ed i piedi proprio in questo punto?  
meglio riporre i bastoncini da trekking! (foto Carlo) 

Nessuno!E cosi arriviamo di fatto ad una sorta di antecima, 100 m più in basso della vetta, che in breve raggiungiamo con un ultima salita sul ripido...
Nonostante oggi il panorama sia un pò limitato da alcune nubi che vanno e vengono ( il Monte Rosa e la Torre Lavina si mostreranno solo per qualche attimo), la visibilità locale rimarrà sempre buona, consentendoci interessanti osservazioni, specialmente sul versante Campiglia.


L'ultima salita

L'ometto di vetta in primo piano ; in secondo il prosieguo della Cresta del Cavallo e la Lavina

Per la discesa naturalmente optiamo per la via "normale": per quanto riguarda il lato "avventura", oggi direi che abbiamo già dato!
Interessanti osservazioni sul lato Campiglia
Quale grado di difficoltà  avremo mai affrontato? Dato che di gradazioni alpinistiche non ci capisco nulla, non posso che affidarmi al giudizio allo stesso tempo ex-ante ( rispetto alla data nostra gita) ed ex-post ( rispetto alla consultazione del sito Gulliver, avvenuta da parte nostra dopo la gita) dell'esperto gulliveriano Enzo 51, che aveva avuto la medesima nostra idea alcuni anni fa: : "difficoltà max III grado". E quindi ?
La Torre Lavina si scopre soltanto per un istante

Una tranquilla discesa

Dall'ometto di vetta occorre raggiungere la stretta depressione tra la cima del Cavallo e l'elevazione n°5 della cresta , il che si può fare molto agevolmente tenendosi leggermente sotto cresta in versante Forzo ( ciò che noi scegliamo di fare); proseguendo sul filo invece vi sono altre asperità da superare!
Proseguendo in cresta si trovano altre asperità...

La stretta depressione...

si intuisce la ripidezza...

Giunti alla depressione, ci accoglie una bella fioritura di Leucanthemopsis alpina, che interpretiamo come segnale di buon auspicio. Guardando verso valle ( versante Forzo) , si intuisce subito l'imminente brusco cambio di pendenza che ci aspetta...
Occorre infatti ora scendere il ripido canalino di sfasciumi fino al fondo; gli sfasciumi sono sfasciumi ma insomma, abbiamo visto ben di peggio! 
Dopo aver sceso alcuni metri il canalino è interrotto da due masse rocciose, che si aggirano sulla sinistra con qualche divertente e facile passo d'arrampicata.
Due masse rocciose occludono il canalino...

Arrivati al fondo , decidiamo di raggiungere un "uomo di pietra" che sembra posto in posizione davvero panoramica e qui ci dividiamo: io infatti devo per forza tornare alla bocchetta Vallotta, dove ho lasciato una maglietta ad asciugare, mentre Carlo vuole provare a scendere da un'altra parte.
L'appuntamento è al casotto Pngp dell'alpe Giavino...
Alla fin fine anch'io devierò un pò dal percorso di salita, andando a raggiungere una simpatica mandria di bovine di razza piemontese al pascolo in una pianeggiante conca posta a circa 2320 m  di quota. E qui vedo Carlo scendere dall'altra parte e mandarmi una voce, alla quale rispondo.
Nella conca, attiro la mandria!

Pur non avendo capito un accidenti di quanto detto, ipotizzando che Carlo mi avesse  voluto dire di aspettarlo  mi accomodo su una grande pietra piana, attirando inevitabilmente in questo modo la curiosita delle bovine, forse desiderose di un'integrazione salina che ahimè io non posso dargli!
Tempo di rilassarmi un attimo, ed ecco che Carlo è scomparso dalla mia vista: "Che tipo! Avrà proseguito!" - penso.
E così riprendo la discesa, fino a ritrovarlo nei pressi del casotto, intento ad un pediluvio in un ruscello:
- "Che fine avevi fatto?  "
-"Ah, ma eri tu quello lassù? Non ti avevo riconosciuto!"
Eh si, perchè di solito molte persone girano da queste parti...

Ritorno a Forzo

E' ora venuto il momento di decidere se realizzare uno di quei giri ad anello ipotizzati il giorno prima al telefono, ma entrambi siamo concordi sul fatto che per oggi può bastare e così, dopo aver fatto rifornimento d'acqua , in men che non si dica facciamo ritorno a Boschietto ed infine a Forzo, dove all'Osteria delle Alpi ci concediamo una meritata bevanda fresca.
Che bello vedere le nostre borgate piene di gente, financo di automobili parcheggiate ovunque! Che bello vederle tornare a vivere, anche se soltanto per 2-3 settimane l'anno!

Conclusione- ravanatori od esploratori ( dell'inutile) ? 

E noi che cosa crediamo di aver fatto? Siamo dei ravanatori ? Personalmente comincio a provare un pò di fastidio verso questa  definizione! Il termine "ravanatori" infatti mi dà l'idea di persone che non sanno dove vanno oppure lo sanno ma  hanno più o meno coscientemente scelto un percorso completamente scomparso e\o occluso a causa della vegetazione!
Nel nostro caso, noi sapevamo dove andavamo e sicuramente non eravamo diretti nella giungla !  Abbiamo semplicemente scelto, lì per lì, di fare una piccola variante, seguendo l'ispirazione del momento !
Aver deciso  un itinerario poco battuto, non  alpinistico  ma neanche semplicemente escursionistico non basta certo a far di noi dei ravanatori: io preferisco immaginarci come degli "esploratori dell'inutile".
"Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento, che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane". Andare in montagna per il semplice gusto di farlo, seguendo le proprie preferenze ed inclinazioni, senza o con pochi compromessi, "conquistando" ogni volta mete che gli altri giudicheranno superflue, ma mai lo saranno per te ! Che altro ? 
Perchè ciascuno di noi ha la sua strada, il suo filo invisibile che lo guida nel compimento del proprio destino!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 5 luglio 2020

Il signore dei giri ad anello - Balla coi cervi ( Cernisio - Monte del Prà - Monte Canaussa- Punta delle Gheule - Cima Tavorna - Pianronc - Cernisio)

Non è proprio fame, è  più voglia di qualcosa di buono...

Parafrasando il celebre spot televisivo anni 90 , avvertivo un leggero languorino;  non una vera e propria ( generica) fame di montagna: avevo voglia di qualcosa di speciale, di particolare! E quale posto migliore della Valle Soana , la Valle Fantastica, per soddisfare questa voglia , per trovare luoghi ameni e solitari, percorrere itinerari inconsueti? 
Fiori, fiori...

Ma tranquillo, senza esagerare... 

Allo stesso tempo però non volevo neanche strafare, nè ritrovarmi a ravanare più di tanto : affidandomi all'ispirazione decido dunque di optare per il monte del Prà o pian Talurn , escursione importante sia come sviluppo chilometrico che come dislivello, ma che non presenta particolari incognite o difficoltà legate al percorso.
Il pian Talurn non è per me ed Elisabetta certo una novità: ma non essendoci mai andati a fine primavera\inizio estate, la curiosità era tanta!

Il monte del Prà o Pian Talurn

Traccia anello su base ctr ( geoportale.piemonte.it )

Posto ad una quota di 2722 m , il monte del Prà o Pian Talurn è a giudizio di chi scrive uno dei luoghi più significativi delle Alpi occidentali. Sulla sue pianeggianti e verdi sommità si incontrano ben tre vallate: la Valchiusella  a est , la valle Soana a ovest ed il vallone delle Verdassa a sud-est. Si può dunque raggiungere sia da Fondo per la Bura at Talurn, che da Ronco Canavese per il vallone di Servino o da Frassinetto per il vallone di Verdassa.


Servino e Fontana

Edicola votiva lungo la storica mulattiera
Con l'automobile, poco oltre il capoluogo di Ronco Canavese, si imbocca sulla sinistra il ponte per la frazione Cernisio e si prosegue fino al fondo della stradina asfaltata. Da qui una splendida mulattiera, passando attraverso un bel bosco di faggi, ci conduce nei verdi prati che circondano la frazione Servino.
Vista da monte di Servino con la chiesetta dedicata a Santa Margherita
Secondo le ricostruzioni storiche , gli insediamenti di Servino e Fontana  sono tra i più antichi della valle Soana, antecedenti all'odierno capoluogo di Ronco Canavese ; a testimonianza di questo fatto, proprio di fronte a Servino , dall'altra parte del rio omonimo, vi è l'imponente casaforte di origine medioevale del Gran Betun.
Magnifiche fioriture


Attraversata la borgata e lasciata in basso la chiesetta dedicata a Santa Margherita , il sentiero va ad attraversare il rio  Cormet ,che scende dal vallone del colle delle Barre , per raggiungere l'abitato di Fontana, il cui nome è dovuto alla presenza appunto di un importante punto di approvvigionamento idrico.
Magnifiche fioriture\2

Più antiche ma precocemente abbandonate...

Pur essendo  più antiche, Servino e Fontana sono oggi località quasi del tutto abbandonate, dove nessuno abita tutto l'anno, e questo è emblematico dei profondi cambiamenti socioeconomici avvenuti nel corso dei secoli sui territori montani. 
Durante l'epoca medioevale infatti , quando cominciò la colonizzazione su vasta scala dei territori montani, criteri di priorità nella scelta ove ubicare i nuovi insediamenti erano l'esposizione e la potenzialità a fini agricoli delle superfici ; le posizioni di versante erano di solito preferite perchè ritenute più sicure rispetto ai fondovalle, meno solatii e maggiormente esposti alla furia degli episodi di piena dei torrenti.
Magnifiche fioriture \3


Una volta scelto un terreno , con lavori  "comunitari" ( magari su impulso/licenza dei signori feudali del luogo ) lo si disboscava , lo si bonificava  ed infine venivano costruiti i fabbricati utilizzando il materiale lapideo e legnoso sempre abbondante in loco. Comode ed ampie mulattiere venivano inoltre realizzate quali reti di collegamento con gli altri insediamenti o con gli insediamenti principali.
Man mano che la sete di terreni agricoli aumentava, rendendo insufficienti al sostentamento della popolazione locale i terreni precedentemente disboscati, ecco che si provvedeva alla "roncatura" (che significa bonifica del terreno da sassi , ceppi d'albero etc  - da cui il toponimo "Ronco") di altre superfici , che già dal nome possiamo intuire come meno promettenti.
Magnifiche fioriture 
Oggi invece, con  il definitivo declino dell'agricoltura di sussistenza (  per fortuna!!!) in Italia , cosa che ha purtroppo decretato l'abbandono di molte superfici agricole ed insediamenti di versante,  le migliori potenzialità di una superficie vengono  giudicate prioritariamente in base alla loro infrastrutturazione, in particolare per quanto riguarda la presenza di piste o strade. 

Da Fontana all'alpe q. 1697

Arrivando all'alpe q. 1697

Proseguendo oltre Fontana, il sentiero prosegue a mezzacosta lungo i pianori sino al ciglio del torrente, per poi risalire con numerose svolte in direzione nord; tutto intorno a noi splendide fioriture  di Polygonum bistorta, Asphodelus albus, Paradisea liliastrum, Leucanthemum gr. vulgare etc etc , verde intenso e notevole altezza dell'erba: tutti indizi della grande fertilità di queste superfici.
Paradisea liliastrum
Pensare che oggi più nessuno sfrutti razionalmente queste vaste superfici , la cui prosperosità è il frutto del lavoro di secoli e secoli , per la produzione in loco di latticini e fieno, pensare al loro inevitabile destino di progressivo degrado, lascia davvero con l'amaro in bocca! Un conto è infatti abbandonare superfici ripide, accidentate, molto pietrose; un conto è abbandonare superfici di tal fatta! Francesco, l'ultimo margaro del vallone, è infatti da qualche anno che non sale più a causa dell'età e e degli acciacchi!
L'arrivo  all'alpeggio q. 1697, ottimamente ristrutturato dai proprietari benchè non a fini strettamente agricoli, fa tuttavia intravedere qualche speranza per il futuro. Chissà che un giorno qualcuno non torni a fare questo mestiere ! Una sistemazione dignitosa è infatti la base per poter portare avanti questo duro lavoro!


La cresta dei rododendri \ 1

La cresta dei rododendri

Dopo l'alpe q. 1697, il sentiero 'prosegue con un lungo traverso verso l'alpe Ghiavino: ma ecco che subito dopo l'alpeggio, anzichè proseguire sul percorso principale ,cominciamo accidentalmente a risalire lungo una traccia secondaria, che comincia a salire ripida lungo una dorsale erbosa. 

cresta dei rododendri 2

cresta dei rododendri / 3





- "Ho sbagliato! Il sentiero qui non sale , ma traversa quasi in piano! Però sembra bella questa dorsale! Sembra proprio una bella traccia di cacciatori! Che facciamo? Torniamo indietro ? " - chiedo ad Elisabetta.
 - "Ma no, continuiamo a salire ! Sono curiosa di vedere cosa c'è dopo!". E ti pareva...
Continuiamo dunque a salire lungo la dorsale discendente dalla Punta delle Barre in direzione sud-ovest, che via via salendo si fa più accidentata, fino a diventare una vera e propria cresta piena di rododendri in fiore ! Che spettacolo!
Cresta dei rododendri / 4
Su uno degli spuntoni della cresta vi è anche una piccola "cappelletta" in legno commemorativa dedicata ad un cacciatore defunto , evidentemente frequentatore di queste montagne: per lui un pensiero ed  una preghiera.
Percorriamo avidamente la dorsale fin  sui 2060 m di quota circa, quando diventa decisamente più ripida e difficile ipotizzare proseguendo la fattibilità di  un traverso verso il sentiero per il pian Talurn.
Certo arrivati a questo punto la tentazione di cambiare itinerario e salire alla Puntaleine o Punta delle Barre, che è proprio lì davanti a noi, è forte, ma decidiamo di rimanere fedeli all'idea iniziale.

Alpeggio q. 2000 m ca


E così, in prossimità di un colletto , "scavalchiamo" dall'altra parte e cominciamo un traverso nel ripido per riportarci in prossimità del sentiero principale senza perdere troppa quota, raggiungendolo  nei pressi dell'alpe Goiassa inferiore a quota 1987 m. E la prima variante di giornata è servita!
Uno sguardo al vallone di Servino..

Cervi nei pressi del lago Goiassa

Al lago Goiassa

La selvaggia conca del piccolo Lago Goiassa

Il lago ancora ricoperto di neve


Seguendo ora fedelmente il sentiero, segnalato con qualche bollino rosso, arriviamo in breve a destra della conca occupata dal lago Goiassa, situato poco più in basso rispetto a noi ed ancora quasi completamente ricoperto di neve : del resto siamo a circa 2420 m di quota in esposizione ovest ed è il 20 di giugno...
Uno stambecco fa capolino sulla cresta...
Nei pressi del lago ecco che cominciamo a vedere i primi ungulati selvatici: cervi , camosci e in alto, sulla cresta divisoria con la Valchiusella, ecco che fa capolino anche uno stambecco.
"Sono davvero in alto questi cervi!" - penso.
una piccola dorsale in buona parte rocciosa

Al Pian Talurn

Ancora neve...

Lasciato in basso  a sinistra il lago Goiassa , saliamo ora  in direzione sud-est, rimontando un  pendio fino ad un punto con ancora molta neve, che decidiamo di evitare traversando a destra per andare a raggiungere una piccola dorsale in buona parte rocciosa , percorrendo la quale  in breve arriviamo ai 2722 m del Pian Talurn: qui è ancora tutto largamente imbiancato e la primavera non  ancora arrivata, dobbiamo ammettere di essere un pò in anticipo!
Al monte del Prà o Pian Talurn
Sfortunatamente per noi, ora il cielo è ora coperto da una leggera nebbia che va e che viene; mentre il panorama sulla val d'Aosta e sul gruppo del Rosa è sempre coperto . Sarà il prezzo del biglietto per aver percorso la cresta dei rododendri ? 
Mentre vago qua e là per vedere i vicini laghi Canaussa ( quello della Verdassa è completamente invisibile, immerso nella nebbia) , non posso fare a meno di osservare la prosecuzione della cresta verso il monte Canaussa, che sembra molto invitante.
Uno sguardo verso i laghi di Canaussa
 -"Certo che non sarebbe male fare la cresta: potremmo seguirla fino a Cima Tavorna e poi da lì  tornare a Cernisio, oppure dalla punta delle Gheule ridiscendere su Servino. Peccato per la nebbia che va e viene, non è niente di che ma..."
-"Se non è niente di che allora facciamola no? " 
-" Ok "
Non è poi così difficile convincermi ( od aiutare gli altri a convincere me stesso). Ma non dovevamo fare un'escursione tranquilla ? Bah!

L'invitante cresta

Uno dei laghi di Canaussa







Verso il Monte Canaussa e oltre...

Scendendo dall'Uja at Tjei
La cresta è facile e divertente , quasi interamente camminabile, e ci regala suggestivi scorci sulla comba della Bora Freida alla nostra destra e sui vicini laghi Canaussa sulla nostra sinistra. 
Soltanto un ultimo tratto prima della cima del monte Canaussa, caratterizzato dalla presenza di grandi blocchi accatastati,  ci costringerà ad un paio di sali e scendi tra le "ulinne" . 
Da qui in poi il percorso lo conosco piuttosto bene, avendolo già affrontato  , e so che c'è soltanto un punto più ripido a scendere dall'Uja at Tjei 2423 m, il nome che viene dato localmente alla prima sommità del monte Canaussa, il cui profilo è piuttosto aguzzo e rilevato se osservato da sud , in particolare dalla frazione Tiglietto.
Superato il punto più ripido,  non ci resta che rimanere sulla cresta "giusta", in direzione ovest, ignorando quella che a sinistra va a scendere in direzione sud-ovest e ci porterebbe fuori strada,cosa non banale in presenza di nebbia.
Verso punta delle Gheule
Dal monte Canaussa alla punta delle Gheule il percorso è di facile intuizione ,  man mano che scendiamo però si fa più rigoglioso a livello di vegetazione , costringendoci ad un pò di "ravanamento" ed a qualche traverso nell'erba sul ripido.
"Questa cresta è bellissima da fare, specialmente in autunno! Adesso è un pò più scomoda!"

Cervo maschio

Balla coi cervi

Ma ecco che inaspettatamente ci vengono in aiuto i cervi: infatti rispetto all'ultima volta che ero stato da queste parti, ora ci sono delle evidenti tracce causate dal loro transito. E quanti ce ne sono! Davvero tanti !  Non c'è che dire: siamo fortunati nelle amicizie!
Punta delle Gheule
Arrivati a punta delle Gheule, dove ci concediamo una piccola pausa ristoratrice, siamo di nuovo "nel sole",  un caldo sole ! Di qui proseguiamo a vista fino Cima Tavorna, nei pressi della quale passa un traliccio dell'elettrodotto superphenix. Anche in questo tratto di percorso occorre fare molta  attenzione a non scivolare nei traversi nel ripido..
Verso cima Tavorna

La maledizione di Pianronc


 Da cima Tavorna scendiamo più o meno in direzione dell'elettrodotto, ora in un bel bosco di larici ed abeti, fino a sbucare nell'alpe omonima. Di qui, seguendo il sentiero , continuiamo a perdere quota fino a raggiungere l'alpe Pianronc .
Alpe Tavorna
Ormai ci siamo: da qui in breve si raggiunge la recentemente ripristinata "vi dle guardie", sentiero un tempo utilizzato dai guardaboschi per spostarsi più velocemente in quota, che porta a Cernisio.
E invece niente da fare: non so come mai, ma tutte le volte che devo scendere da Pianronc finisco per perdere il sentiero in mezzo al bel bosco di faggi ! Il mio errore ci costa una breve ma faticosa risalita ( forse il prezzo del biglietto per aver fatto la cresta dal Pian Talurn), ma alla fine ritroviamo il sentiero , che velocemente ci riporta a Cernisio.  
Arrivati qui, non ci resta che armarci di santa pazienza e percorrere la strada asfaltata fino alla macchina : sarà il caldo, sarà un pò di stanchezza, ma la troviamo davvero lunga! 

Conclusione

Se le giornate sono lunghe ( e libere) ed il tempo è stabile, perchè porsi dei limiti ? E' divertente "costruire" le proprie escursioni  in "tempo reale" ( o quasi)! 
Arrivederci ed a presto con le Storie!