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domenica 29 luglio 2018

Avventura nel vallone del Roc ( ghiaccio dal cielo)

Premessa

L'anno scorso avevamo dedicato la due giorni al rifugio Gran Piano al vallone di Ciamosseretto, con tanto di parte fotografica grazie all'amico e maestro della fotografia naturalistica Francesco Sisti; quest'anno, pur in assenza del nostro fotografo preferito , per ottemperare agli obblighi escursionistici  abbiamo deciso di andare nell'adiacente vallone del Roc...
Entrata nel vallone del Roc

Meteo difficile ma non impossibile

Il mese di luglio 2018 è stato caratterizzato, almeno per quanto riguarda l'arco alpino occidentale, da una marcata instabilità atmosferica dovuta all'afflusso di correnti fredde settentrionali , che hanno finora impedito in quest'area geografica il consolidamento della tipica situazione anticiclonica estiva. Alla suddetta situazione di instabilità si sommano ovviamente le tipiche dinamiche temporalesche e di precipitazioni giornaliere legate alle elevate temperature.
E così le previsioni meteorologiche del 21-22 luglio non hanno fatto eccezione: stando al servizio meteo più affidabile per quanto riguarda le nostre zone ( www.nimbus.it ) erano previsti forti temporali nella notte tra venerdì e sabato, con una ripresa delle precipitazioni nel pomeriggio di sabato e poi ancora nel pomeriggio della domenica.  
Tempo in deciso miglioramento
La "Due giorni da Re" si poteva dunque fare , partendo però sabato al mattino anzichè nel primo pomeriggio, per sfruttare l'intervallo di bel tempo per raggiungere il rifugio e poi il bel tempo di domenica. Molti avrebbero rinunciato, ma noi no:  saper leggere le previsioni meteorologiche è fondamentale per assumere le giuste decisioni , con buona pace del club  del temporale alle 16,00 a Timbuctù... E poi si sa, "in montagna non conta un buono o cattivo tempo, ma soltanto un buon abbigliamento" .

Primo giorno ( da Balmarossa al Gran Piano) 

Quando alle 8 del mattino ci troviamo in piazza a Locana, di fronte all'ufficio turistico, il tempo è ancora grigio ma in miglioramento; quando, lasciata l'auto in frazione Balmarossa di Noasca, iniziamo a camminare sul sentiero che porta alla borgata Varda siamo tutti belli carichi ( in senso letterale e non soltanto dal punto di vista emotivo).
Forse avremmo dovuto introdurre un più rigido principio di non aggravamento dello zaino , ma insomma bene o male saliamo: raggiunta la Varda e fatta una sosta per dissetarci, prendiamo il sentiero per il Gran Piano, che attraverso vari alpeggi ci conduce fino all'alpe Gran Prà , dove ad attenderci ci sono 2,5 kg di toma , un panetto da 1,2 kg di burro e due litri di latte fresco, oltre ad un buon caffè gentilmente offertoci dai margari. Burro, latte e toma andranno naturalmente a renderci ancora più carichi in vista dell'ultimo tratto del percorso.
Un bel "crutin" con l'acqua che corre ...
Nel frattempo, poco sotto le baite, abbiamo raccolto una bella borsa di spinaci selvatici ( Chenopodium bonus-enricus) , freschi e della giusta misura probabilmente grazie ad un precedente passaggio di bovine al pascolo ( normalmente a fine luglio è già tardi per raccoglierli , risultando il loro sapore più intenso ed amarognolo).
Dopo aver fatto un'adeguata pausa ristoratrice ed aver scambiato quattro chiacchiere con i margari , che gentilmente ci fanno visitare anche il locale di caseificazione ed il "crutin" ( ma che gioia vedere un crutin dove ancora corre l'acqua , con il latte al fresco! ), riprendiamo la strada verso il rifugio, mentre il tempo comincia a cambiare: quando arriviamo al Gran Piano il cielo è ormai diventato nuvoloso, ma noi abbiamo le zampe asciutte.
Saluti al Gran Prà
Il percorso più breve dal Gran Prà al Gran Piano, recentemente risegnato , risulta ora maggiormente "decifrabile" anche per chi è meno pratico del posto.
Il Gran Piano nella nebbia

Il pranzo è servito!

Il menù del pranzo prevede spaghetti aglio olio e peperoncino; Carlo ha portato anche delle zucchine dal suo orto per arricchire il condimento; abbiamo anche portato su del pane e dell'affettato come antipasto e, come contorno , facciamo sbollentare a fuoco basso gli spinaci selvatici, previo accurato lavaggio. Qualcuno ha portato anche il dolce: biscotti, torte... ecco cosa ci dava la carica... nello zaino.

Pomeriggio alternativo

Nel pomeriggio il tempo sembra reggere, con rade nebbie che vanno e vengono: e così Elisabetta propone di andare fino al lago centrale di Ciamousseretto, visto che abbiamo pranzato un pò tardi e dobbiamo stimolare l'appetito per la polenta ( menù della sera) .
Naturalmente io approvo subito l 'idea e così il gruppo si divide: qualcuno rimane presso il rifugio, qualcun altro si incammina verso il lago. Mentre saliamo lungo la mulattiera reale che risale l'alto vallone di Ciamousseretto, ecco che la nebbia si abbassa nuovamente; nonostante ciò proseguiamo fino ai laghetti , dei quali il più grande risulta oggi poco distinguibile nella bruma, tutt'uno con il cielo:pare quasi che al suo posto vi sia un salto o precipizio o chissà cosa.
"Ma non è lì il lago? " Ah già!"
In riva al più grande dei "laghetti" ( non sembra, ma è lì ed ha lo stesso colore della nebia) 
Considerata la scarsa  visibilità decidiamo di tornare sui nostri passi, rinunciando a raggiungere il  "Dreolai" , e facciamo bene visto che di lì a poco una fitta pioggerellina ci accompagnerà fino al Gran Piano, dove torniamo questa volta con le zampe un pò bagnate.
Al rifugio però, oltre ai due bagni con doccia, c'è un bel camino che nel frattempo è stato acceso dai nostri compagni e che può tornare molto utile...
L'utile camino del rifugio...( foto Luca) 

Cena e tarocchi

Menù della cena: affettati, polenta, polenta concia,polenta e latte, pasta aglio olio e peperoncino: non c'è davvero nessun rischio che qualcuno rimanga con la fame! 
Finte le operazioni culinarie, una volta pulita e rassettata la cucina, ecco che Luca ( un fisico )  legge a ciascuno di noi i tarocchi ma, come ci spiega, non si tratta di una predizione il futuro ( roba da imbroglioni) quanto piuttosto di una fotografia dello stato attuale della personalità di ciascuno di noi e di come questa possa evolvere o stia cambiando. Ricordo la "diagnosi" della mia stesa ( in estrema sintesi) : impulsivo e fatalista. A posteriori  Luca ci invierà anche una stesa di gruppo...
La stesa di gruppo ( foto Luca)

Nel frattempo si è fatta notte ed  all'esterno il tempo meteorologico è nuovamente in miglioramento:  sotto le indicazioni del nostro fisico  possiamo osservare qualche stella ( una parte del Gran Carro) e ben due pianeti ( Giove e Venere). Possiamo così andare a dormire felici, consapevoli che il giorno seguente al nostro risveglio troveremo un bel cielo sereno!

Secondo giorno: l'alto vallone del Roc

Colazione e risveglio

Al mattino il cielo è sereno ( al centro il dittatore Ciarforon)
Al mattino, come da previsioni, il cielo è sereno e completamente sgombro da nubi. La colazione sarà luculliana, a base di  latte e burro d'alpeggio, pane, thè: questa volta non ci siamo fatti davvero mancare nessun lusso! 
Non possiamo tuttavia indugiare troppo perchè al pomeriggio sono possibili nuove precipitazioni anche a carattere temporalesco e talora grandinigeno. Tocca allora partire , direzione vallone del Roc!

Vallone del Roc: entrata

Dal rifugio scendiamo leggermente per andare ad attraversare il rio Ciamousseretto su una passerella in legno ( a cui un pò di manutenzione non farebbe male, visto che il suo aspetto non rimanda certo ad un'idea di solidità - benchè l'abito fortunatamente non faccia il monaco) e raggiungere la mulattiera reale che prosegue a mezza costa  in direzione del vallone del Roc  ( non essendoci un ponticello od un guado è effettivamente difficile attraversare il torrente a lato del rifugio, ci sarebbe da togliersi scarpe, calze e forse anche i pantaloni oggi).
Un ponticello dall'aspetto che non rimanda ad un'idea di solidità

Quando scavalchiamo la divisoria Ciamousseretto/Roc, il panorama che si presenta ai nostri occhi è  mozzafiato, un'entrata maestosa nella più magnifica delle regge , quella della dinastia della Montagna.
Entrando nel vallone del Roc ( a sx Uja di Ciamarella, Levanne e Colle Perduto) 

Anche il migliore tra gli ingegni umani non avrebbe potuto concepire un'opera d'arte di tale bellezza, che nel caso del paesaggio montano viene per di più prodotta casualmente, senza alcuno sforzo creativo ( che beffa per noi miseri e limitati esseri umani ).
Entrata nel vallone del Roc ( da sx verso dx Courmaon, Cuccagna, Denti del Broglio)

Quanti "ingredienti " hanno contribuito a creare questa immagine? Geologia, geomorfologia, clima, microclima, stagione, giorno ed ora... chi mai potrebbe controllare tutti questi parametri ?  Un'immagine dinamica ,i cui ingredienti sono  in continuo movimento, qualcuno al passo della tartaruga, qualcuno al passo di Achille. Eppure a pensarci bene, come nel paradosso di Zenone di Elea, Achille non raggiunge mai la tartaruga...
Man mano che proseguiamo lungo la mulattiera che con regolare percorso taglia tutto il versante sx idrografico del vallone del Roc, possiamo osservare marmotte e camosci; anche un'aquila si libra in volto sopra le nostre teste. 
Residuo di valanga: qualcuno indugia incuriosito... ( foto Elisabetta)

Un residuo di valanga, ormai completamente scavato al fondo dal rigagnolo formato dall'acqua di scioglimento della neve,   ci costringe ad un saliscendi lungo un pendio erboso . A guardarlo da sotto  avremmo quasi potuto usarlo come un tunnel, se avessimo voluto farci la doccia  ! 
All'alpe del Broglio, pausa in compagnia
Superato "l'ostacolo", ecco che in breve raggiungiamo  l'alpe Foges ; lasciata a sx l'alpe Broglietto , la mulattiera prosegue in salita sulla sx idrografica del vallone a raggiungere  l'alpe del Broglio, presso la quale ci concediamo una meritata pausa ristoratrice, in compagnia di un gruppo di simpatiche manze ed asciutte, tra le quali una spicca per la "veneranda" età, come indicano le sue corna ricurve verso il basso! 
L'alpe Broglietto
Un tempo, quando il valore economico del singolo capo bovino era parte rilevantissima del "capitale" di ciascun nucleo famigliare, era la norma che una vacca pezzata rossa valdostana avesse una lunga vita, cioè che venisse "mantenuta in servizio" fino a quando era in grado di partorire:solo allora veniva macellata.  Oggi invece in molte aziende zootecniche le vacche pezzate rosse valdostane non vivono più di 8-10 anni, dopodichè vengono macellate : scelta che taluni giudicano discutibile, considerato lo scarso valore della carne di una vacca adulta oltre che l'attitudine della razza ad una produzione di latte buona ma che non crolla dopo pochi anni come nel caso delle frisone ( che in certi allevamenti non vivono più di due o tre anni).


Un vallone fatto a scale 

La "cascata" del Roc per antonomasia...
A pensarci bene, il vallone del Roc è il vallone delle cascate, segnato lungo tutto il suo sviluppo da un susseguirsi di bastionate rocciose alternate a zone più dolci e pianeggianti: la famigerata cascata del Roc per antonomasia, cioè quella posta al fondo della parte bassa del vallone , sopra alla quale si trovano gli alpeggi Roc, Truna e Pianes; la cascata sottostante i pianori del Broglietto, quella sottostante l'alpe del Broglio e quella che gli sta sopra...


Un susseguirsi di bastionate rocciose...
Nei pressi dell'alpe del Broglio la mulattiera reale si biforca, con il ramo principale che prosegue in direzione del colle della Porta e dunque del Nivolet, ed il ramo secondario che sale in direzione del bivacco Giraudo e del colle della Torre, che mette in comunicazione con la testata del vallone di Ciamousseretto.
Dall'alpe del Broglio  quindi imbocchiamo il ramo secondario ed in breve raggiungiamo il bivacco Giraudo, con il vicino laghetto della Piatta. Dal punto di vista alpinistico, il bivacco Giraudo serve come punto d'appoggio per l'ascensione a Becca di Monciair, Ciarforon e Denti del Broglio, mentre da un punto di vista escursionistico esso può essere un utile punto tappa per chi percorre l'Alta Via Canavesana o per chi vuole raggiungere il col del Nivolet lungo il sistema delle mulattiere reali di caccia ( dal bivacco infatti i segni bianchi e rossi conducono in breve alla mulattiera reale per il colle della Porta).
Alto vallone del Roc - Cartina 1:20.000  su base Igm 1:25000 ( scorrere verso dx e sx per navigare) 

Che tempo farà? Meteo in evoluzione..

Mentre proseguiamo il tempo comincia a cambiare: verso la pianura non si sono ancora formate nubi consistenti, mentre altre, più minacciose, sembrano stazionare sulla Valgrande di Lanzo; altre ancora rimangono per il momento sbarrate dal vicino spartiacque Orco-Valsavarenche. Riusciremo a non bagnarci le zampe o quantomeno ad evitare di prendere temporali ? Difficile dirlo...

Dal bivacco Giraudo al colle della Torre


Bivacco Giraudo
Nonostante le ingiurie degli anni, degli elementi naturali e dell'incuria dell'uomo, la mulattiera reale che sale al colle della Torre ( laddove si è conservata) rimane  un mirabile esempio di ingegneria civile e abilità delle maestranze per l'accuratezza di progetto e  realizzazione ( pendenze regolari, muri di sostegno, tratti lastricati etc etc).
Stambecchi



E' davvero un peccato che in tutti questi anni non si sia ancora messa mano ad una sua risistemazione su entrambi i versanti ma, si sa, nel versante piemontese del Parco non vogliamo sfruttare troppo le nostre potenzialità, abbiamo paura di comprometterle.
Comunque sia la mulattiera, con percorso intelligente, sale in direzione della morena laterale del ghiacciaio del Broglio , che poi percorreva in direzione del vicino colle della Torre. L'uso del tempo verbale al passato non è casuale, visto che proprio in corrispondenza di tale morena la mulattiera si perde in una caotica pietraia .
La Becca di Monciair si presenta ancora largamente innevata
Appena prima della suddetta morena, caotica pietraia per caotica pietraia, e nel timore di un possibile peggioramento del tempo, decidiamo di puntare  al colle in maniera più diretta, trascurando la ricerca degli ometti di pietra: ed infatti lo raggiungiamo "dall'alto".
Il colle della Torre visto dall'alto
Sfortunatamente anche  il versante Ciamousseretto si sta coprendo e non ci regala un grande panorama come speravamo...
Vista verso il lago superiore di Ciamousseretto

Il ghiacciaio del Broglio


Il ghiacciaio del Broglio (riportiamo dalla campagna glaciologica Pngp  2007 ) "si estende in un circo esposto a meridione collocato sotto la rocciosa parete sud del Ciarforon, alla testata del vallone del Roc, nella valle dell’Orco (...)  Il ghiacciaio nel 1989 aveva una superficie di 272000 m², in 18 anni ha perso il 36% della sua superficie"  e risulta  dal 2008  sovente completamente coperto da detriti, e dal 2016 non più misurabile.
Uno sguardo verso le pareti ed il colle del Ciarforon ( il ghiacciaio del Broglio è sopra la bastionata a dx, nella zona coperta dalla nebbia) 
Come potrete notare osservando la cartografia Igm, ai tempi della sua realizzazione la superficie del ghiacciaio occupava tutto il circo glaciale compreso tra Ciarforon e Becca di Monciair. Quest'anno la base di suddetta  conca si presenta ancora coperta da  nevai quasi continui, ed anche i versanti di Monciair e Ciarforon sono ancora largamente coperti da neve: sembra quasi che il ghiacciaio del Broglio sia tornato, ma ahimè non è così! Sono soltanto effimeri nevai!
Il colle della Torre
Al massimo,  quando verrà pubblicata la campagna glaciologica 2018 del Pngp,  scopriremo che il ghiacciaio è tornato misurabile , chissà! Noi, per non saper nè leggere nè scrivere, facciamo chiaramente il tifo per il ghiacciaio!
Ghiacciaio del Broglio nel 2000 ( fonte: SMI  )

Ed ecco che il tempo cambia ( discesa dal colle) 

Purtroppo al colle non possiamo rimanere a lungo, perchè il rischio di finire sotto la  nebbia è concreto Mentre scendiamo dal colle della Torre, ecco che le nubi presenti sul lato Valsavarenche "rompono" il precedente equilibrio , portando sul versante Orco una debole precipitazione ( a carattere grandinigeno nelle aree più prossime allo spartiacque ) , che si fa via via più forte, per poi esaurirsi e scomparire nel giro di un'ora, per fortuna senza attività elettrica associata.
Grandine su Ranunculus glacialis 
E' davvero affascinante osservare i piccoli chicchi "colpire" la vegetazione d'alta quota, in particolare il Ranunculus glacialis, che il ghiaccio lo contiene già nel nome! 
Mulattiera per il colle della Torre 
Fortunatamente superata la morena del Broglio possiamo scendere rapidamente sulla  mulattiera reale, ora immersa nella nebbia ma con visibilità accettabile.

Mulattiera reale nella nebbia
Raggiunta l'alpe Broglietto la precipitazione è  finita, ed ora con passo spedito su terreno via via più asciutto ritorniamo nel vallone di Ciamousseretto ed alla Casa di Caccia. Dopo un ultimo sguardo al Ciarforon, le cui pareti sono "spolverate" dalla grandine, possiamo tornare a valle, a Balmarossa, sotto un bel sole caldo ( che aiuta ad asciugare le zampe).  Una volta saliti in auto, non facciamo in tempo ad arrivare a Noasca che comincia a piovere  ( e questa è quella che arriva dalla pianura) , ma ormai siamo al coperto e la cosa non ci preoccupa!
E' vero, qualche goccia l'abbiamo presa ( ma poteva anche andare peggio) ed il ghiacciaio non è tornato ma, chissà, forse in un'altra fase climatica ritornerà! Ma noi non ci saremo...
Arrivederci ed a presto con le Storie!

sabato 30 gennaio 2016

Escursioni obbligatorie 1 - Guida turistica del Vallone del Roc


Premessa 

Anno nuovo, rubrica  nuova: accanto alle "escursioni non per tutti", il cui intento è quello di sfidare il lettore, stuzzicandone la fantasia e la voglia di avventure, descrivendo percorsi  insoliti e sconosciuti ai più, ecco arrivare le"escursioni obbligatorie".  Di che cosa si tratta? 
Si tratta di percorsi che si svolgono in ambienti di rara bellezza, mediamente facili ed  alla portata di tutti, per cui è obbligatorio  recarvisi almeno una volta nella vita e fare un sacco di foto oppure, se ci si è già stati, portare gli amici. Avete capito tutto? Bene, allora possiamo cominciare.

Inquadramento geografico-storico

Il vallone del Roc ,  tributario della Valle Orco  posto sul fianco sinistro idrografico, è solcato dal torrente omonimo, che confluisce nel torrente Orco nei pressi della frazione Pianchette, all'interno del  comune di Noasca ( To) . L'intero vallone fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso , del quale è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi sotto molteplici punti di vista: naturalistico, paesaggistico ed architettonico.
Salendo nel vallone, spunta il Courmaon
Da un punto di vista altimetrico  il vallone del Roc si estende dai 1130 m ca di Pianchette fino ai 3642 m del Ciarforon, la vetta più elevata. Essendo però tale elevazione visibile unicamente nella parte terminale del vallone, nonché meno imponente rispetto a come appare vista dal  vicino vallone di Ciamousserretto,  le montagne simbolo  del vallone dal punto di vista paesaggistico sono certamente la Cima di Courmaon 3162 m e la relativa cresta che prosegue con la Cuccagna 3175 m per finire al Colle della Porta 3002 m e, naturalmente, i Denti del Broglio 3454 m e la Becca di Monciair 3544 m, che fin dalla parte mediana del vallone si stagliano a coronare il panorama.
Da quando la via d'accesso stradale per Ceresole Reale ha "abbandonato" Pianchette, da cui passava la vecchia statale, a favore della nuova galleria, la zona è diventata molto solitaria: difficile intuire la presenza del vallone passando sotto la montagna...
Trattoria commestibili "La Cascata"
A Pianchette, prima della chiusura della vecchia statale, era presente anche la "Trattoria della Cascata", bar\ristorante con annesso negozietto di vendita commestibili. Ho un ricordo da bambino del locale già chiuso, ma con ancora visibili attraverso i vetri il bancone e la macchina per fare il caffè. Non so di preciso in che anno l'esercizio abbia chiuso ( mi pare a seguito dell'entrata in funzione della galleria), ma sicuramente non sarebbe potuto andare avanti molto dopo essere stato tagliato fuori dal "passaggio" delle auto dei turisti; ciò che è sicuro è che oggi lo stabile è cadente e privo del tetto. Archeologia industriale della ristorazione?  Oggi nella frazione è presente il bed and breakfast - spa "Il Maiolandro".
Ad ogni modo voglio svelarvi una piccola nota biografica: nel vallone del Roc è avvenuta la mia prima  vera escursione in montagna. Certo tante e tante volte mi ero già recato a passeggiare nei boschi dietro la casa di Cussalma a Locana, con il nonno, lo zio etc, ma mai mi ero trovato in una situazione "organizzata" per andare a camminare in un altro posto, sconosciuto, con tanto di pranzo al sacco! Sicuramente ero già stato anche a Ceresole ed al Colle del Nivolet, ma se non indossi gli scarponi e non pranzi al sacco, non è un'escursione, non è la stessa emozione. Potrei raccontarvi tutta la storia di quella giornata, ma rischierei di tediarvi, per cui facciamo così: chiudo questa parentesi personale e, se sarà opportuno, mi limiterò ad aprire qualche piccolo flashback storico lungo il pezzo.
I  tre valloni di Noasca - ortofotocarta 2006
Il fatto che il vallone del Roc sia diventato così solitario è paradossale:  dei tre valloni di Noasca posti sulla sx idrografica ( gli altri due sono il già citato Ciamousserretto e quello di Noaschetta) esso era quello più popoloso, con grandi borgate abitate tutto l'anno. 
Le ragioni di questa particolarità sono legate a vari fattori: l'esposizione solatia, i versanti meno acclivi e più facilmente coltivabili e, soprattutto, la presenza stessa di una parte medio-bassa utilizzabile, al contrario del vallone di Noaschetta ( che termina con un salto, la famosa cascatona sopra il centro di Noasca)  e di quello di Ciamousseretto ( anch'esso praticamente ridotto ad uno stretto solco vallivo nella sua parte finale) , i quali condividevano un'unica borgata veramente notevole ed abitata tutto l'anno: la Sassa,  mentre il resto del vallone era costituito unicamente da alpeggi ,utilizzati solo durante la stagione estiva.

Il basso vallone del Roc

Al vallone del Roc si può accedere sia da Pianchette, passando per la bellissima faggeta e la borgata Fregai, che da Balmarossa superiore, lungo la mulattiera principale, che passando per le borgate di Fragno, Varda, Maison, Mola, Capelle e Potes, giunge agli splendidi piani del Roc, chiusi da una bastionata rocciosa sulla quale il torrente Roc forma una bellissima cascata. 
Alla Varda, dove oggi arriva una piccola pista agrosilvopastorale che, dobbiamo riconoscerlo, ha preservato quasi integralmente la vecchia mulattiera e causato un impatto paesaggistico trascurabile rispetto ad altre opere analoghe, vi è anche un casotto dei guardiaparco ed alcuni altri stabili ristrutturati ed altri in ristrutturazione.  A sinistra del  nucleo della borgata, in direzione della Valle Orco, abbiamo un buon punto panoramico, da cui si domina la valle sottostante, da cui probabilmente il toponimo del luogo, da "guardia" o "sguardo, vista"; a destra i resti del forno per la panificazione.


Particolare della mulattiera: si noti  il muro di sostegno verso valle realizzato mediante conci più grandi e regolarmente squadrati e lo riempimento verso monte, realizzato con terra e pietrame, reso necessario dalla pendenza del versante; sotto lo strato superficiale di terra ed erba si intravede ancora la selciatura originaria.
E' giusto sottolineare come nelle tipiche borgate alpine alcuni servizi essenziali erano di gestione e di proprietà comune: il forno , il lavatoio, la fontana o le fontane che garantivano l'approvvigionamento idrico, le rogge e le mulattiere principali, cioè quelle che collegavano borgate ed alpeggi. A volte, ove presente, era di proprietà comune anche il mulino; altre volte, specialmente nelle realtà più popolose, esso era affidato ad un privato, in proprietà od in gestione, solitamente povero quanto se non più dei valligiani cui forniva il servizio: "macinava la farina degli altri ma sovente non aveva neanche il pane per lui", diceva mio nonno a proposito del mugnaio della frazione Castignè di Locana...
Dalla Varda parte anche il ripido sentiero che , attraversando i vari alpeggi posti sul versante sx idrografico del vallone, raggiunge il vallone di Ciamosseretto e la conca del Gran Piano di Noasca.
Oltre la Varda la mulattiera prosegue in falsopiano andando a raggiungere le successive borgate: Maison, dove era presenta la scuola , visitabile e mantenuta in buone condizioni, corredata di cattedra e banchi in legno,  Mola, Capelle ( con la casa affrescata e la splendida vasca in pietra) e Potes, ricche di testimonianze dell'architettura tradizionale alpina. Appena più in basso di Maison. verso il torrente, si trova un'altra grossa borgata , Frandin. Se nel primo tratto di percorso avevamo potuto ammirare il selciato e gli eleganti e regolari gradini, in questo tratto risultano ben evidenti i lavori di terrazzamento e riempimento al fine di creare un fondo regolare alla strada, evidentissimi in un punto nel quale una parte della mulattiera è crollata ( vedi foto sopra).
Borgata Capelle
E' proprio in questo tratto di mulattiera che, durante la mia prima escursione, avvenne anche il mio primo incontro ravvicinato con una vipera ( che fortuna, direte voi!) : ricordo benissimo quella specie di  strano oggetto grigio e nero che sporgeva dal muretto a secco, sembrava fosse appeso. Lo "strano oggetto grigio e nero"  catturò subito la mia attenzione di bambino , già edotto sui rischi   legati al morso della vipera ( "bisogna guardare dove si mettono le mani ed i piedi" " non ci si sdraia nell'erba o su un masso senza prima aver battuto il bastone") ed anche sulla prevenzione ( "bisogna dargli una botta sulla schiena e poi schiacciargli la testa per ammazzarla"), ma che non l'aveva mai vista "dal vivo" in precedenza. Fu così che mi avvicinai all'animale puntando il dito ( si trovava giusto all'altezza della mia infantile spalla): "guarda zio" e poi lo zio che subito mi tira indietro e mi spiega che era una vipera e non bisognava avvicinarsi troppo o toccarla. Naturalmente nessuno dei gitanti uccise l'animale, vuoi perchè specie protetta, vuoi perchè ci trovavamo nel Parco!
Traversa IREN sul torrente Roc e passerella in legno.
Nei piani del Roc è presente una presa dell'Iren, che deriva le acque del torrente Roc nella galleria Ceresole-Rosone per la produzione di energia idroelettrica; attraversando una passerella in legno posta poco oltre si può attraversare il torrente e risalire il poggio sul quale è posto il nucleo di abitazioni di Borgovecchio, caratterizzato dalla presenza di una chiesetta e di un alpeggio di ristrutturazione più recente. L'itinerario che conduce fino ai piani del Roc è percorribile tutto l'anno, ed è particolarmente piacevole come gita invernale, data la buona esposizione del percorso che garantisce temperature piacevoli anche in giornate fredde. La parte bassa del vallone è anche  molto interessante in primavera, quando i branchi di stambecchi scendono a valle. A Borgovecchio arriva il sentiero che sale da Pianchette e prosegue la traccia del Gta che, attraverso bei boschi di abeti e larici, si riporta sul versante sx idrografico della valle Orco per raggiungere l'alpe Prà del Cres e da questa il Colle Sià, principale valico di collegamento tra Ceresole Reale e l'alto vallone del Roc.
Chiesetta a Borgovecchio.
I piani del Roc con l'imponente cascata

















Il sentiero che risale il vallone ora passa attraverso i verdeggianti piani del Roc, fino a giungere quasi ai piedi dell'imponente cascata e di una bastionata rocciosa che sembra sbarrare il passo, ma che la traccia accortamente aggira sulla destra rimontando dapprima direttamente un ripido versante erboso e poi passando attraverso una larga cengia erbosa, sino a giungere nei pressi dell'alpe Roc 1853 m. Arrivati a questo punto è doveroso uno sguardo all'indietro per ammirare la bellezza lasciata alle spalle e prepararsi a quella che ci aspetta nella parte alta del vallone.
Vista d'insieme sui piani del Roc
Arrivando all'alpe Roc

L'alto vallone del Roc

Lasciata  alla nostra sinistra l'alpe Roc, si sale verso destra fino ai ruderi dell'alpe Pianes: da questo punto ci sono due possibilità per continuare la salita: o rimontare direttamente il versante sx idrografico fino a raggiungere la mulattiera reale di caccia e tramite questa raggiungere la splendida Alpe del Broglio oppure, purchè ci siano condizioni di buona visibilità, risalire alla suddetta alpe lungo il fondovalle, attraverso l'alpe Truna e l'alpe Foges. In questo tratto il vallone si presenta molto aspro e selvaggio, e cominciano a comparire le caratteristiche rocce montonate e lastronate rocciose che ne caratterizzeranno la parte alta. Dall'alpe Foges, dirigendosi verso sinistra, è possibile attraversare il torrente Roc toccando così la splendida Alpe Breuillet prima e le Alpi Loserai di sotto e di sopra poi, fino a raggiungere il Colle Sià 2274; continuando sulla destra si raggiunge invece l'alpe del Broglio.
Alpe Breuillet
Presenza abituale di questa parte del vallone, oltre agli immancabili camosci, è il gipeto , il più grande uccello europeo, con un'apertura alare che arriva a sfiorare i 3 m, che può costituire un'ottima cattura fotografica.  
Che dire dell'Alpe del Broglio? E' un luogo stupendo, da vedere: ogni parola spesa per descriverlo potrebbe essere superflua, non all'altezza, per cui contentatevi di una foto.
Alpe di Breuil nella nebbia.
Sia nell'alpe di Breuil ( Broglio) che nella sottostante alpe Breuillet torna uno dei leit-motif del vallone del Roc, cioè il verde pianoro delimitato dall'imponente bastionata rocciosa con cascata.

Il sistema di alpeggio nell'alto vallone del Roc e le miniere della Cuccagna.

Alpe Loserai
Prima di continuare la salita, è doveroso soffermarsi ancora un attimo sul versante dx idrografico di questa parte del vallone, poichè le Alpi Loserai di sopra e di sotto costituiscono un perfetto esempio delle tipologie costruttive delle malghe alpine di alta quota e dell'organizzazione tecnica del lavoro in alpeggio . Accanto alle costruzioni a secco ( stalle, abitazioni , locali di caseificazione e crutin), possiamo notare i cumuli di pietre legati ai notevoli lavori di spietramento effettuati nel passato sui terreni circostanti per avere più erba e superfici più facilmente lavorabili. Ho parlato di "superfici lavorabili" perchè "una volta" non si sprecava nulla: dove non arrivavano in tempo le mandrie a pascolare l'erba fresca prima che questa diventasse troppo vecchia e "secca", arrivava la mano dell'uomo, con la "sessa" o, nelle zone più impervie, con la "falce musoira" o "musuera" a fare preziose scorte di fieno, fondamentali in caso di maltempo prolungato per poter alimentare le bovine

Particolare della roggia
che non si erano potuto accompagnare al pascolo. Tutto questo era valido specialmente per i capi produttivi: per i margari  era impensabile esporre al freddo ed alle intemperie le bovine che fornivano loro il latte, la preziosa materia prima indispensabile per produrre burro e toma, poichè esporle a condizioni climatiche difficili o lasciarle in stalla a patire la fame significava andare incontro a significative perdite di produzione, non recuperabili dall'oggi al domani. 
Appena a monte delle costruzioni, in direzione della Cuccagna, possiamo ammirare la grande roggia che, intercettata l'acqua dal torrente Roc ad una quota di 2600 m, con imponenti manufatti e superando salti e pietraie la portava agli alpeggi sottostanti e proseguiva fino al Colle Sià. L'acqua derivata dalla roggia serviva sia per l'irrigazione delle superfici pascolive, sia per la fertirrigazione, cioè per lo spandimento di liquami e deiezioni bovine per concimare il terreno ( anche le "buse" ed il "pisinass" non venivano sprecati).

Entrambe le tecniche erano finalizzate ad incrementare la produzione e la qualità dell'erba e , di conseguenza, del latte, ragion per cui venivano effettuate regolarmente secondo razionali modelli di gestione. Non dobbiamo dimenticare infatti che numerosi documenti storici attestano l'utilizzo di questi alpeggi ( Loserai, Breuillet, Breuil) già a partire dall'epoca medioevale: a pastori "professionisti" venivano affidate, durante la bella stagione, le mandrie formate dai capi bovini, ovini e caprini destinati alla monticazione e di proprietà del feudatario a cui erano state assegnate quelle terre e dei nuclei famigliari ad esso infeudati. In realtà, trattandosi di praterie alpine naturali, l'utilizzo di queste superfici è sicuramente ancora più antico, risalente per lo meno all'epoca dei Celti e dei Romani.
 Dall'epoca Celto-romana fino a dopo il 1800 sono state coltivate le miniere della Cuccagna, dalle quali si estraeva minerale ferroso. i cui cunicoli si trovano sul fianco della montagna, sopra la roggia ad una quota di 2730 m circa. 


Riprendiamo il cammino...

Arrivati all'alpe di Breuil ci troviamo di fronte ad un altro bivio molto importante: aggirando sulla destra in salita la bastionata rocciosa si prosegue in direzione del Bivacco Giraudo 2630 m, punto d'appoggio per l'ascensione alle cime circostanti, e del vicino Lago della Piatta; proseguendo verso il fondo del pianoro si continua invece sulla mulattiera reale, che sale fino al Colle della Porta 3002 m.
Bivacco Giraudo ( foto: Aldo Costa) 
Dal Bivacco Giraudo, con percorso leggermente più impegnativo, si può proseguire fino al
Colle della Torre 3185 , che mette in comunicazione con il vallone di Ciamousserretto, ed in particolare con la conca dove si trova il lago di Ciamousserretto superiore, nonchè agevolmente riportarsi  sulla mulattiera reale.  Il signore incontrastato di questa parte alta del vallone è certamente l'animale simbolo del Parco, lo stambecco: è difficile passare di qui in piena estate senza osservarne qualche esemplare, sia esso un maschio solitario od un branco di femmine, piccoli e giovani maschi.
Il vallone è finito: scendete in pace, amen. A presto con le storie di Montagna!