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venerdì 26 aprile 2019

Elbrus - Avventura nel Caucaso parte 3

Buon 25 Aprile!

Il nostro "giorno di riposo" in terra russa coincide con il 25 Aprile, giorno della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo.  Come da previsioni meteorologiche, la giornata è bellissima e senza vento, e così dovrebbe rimanere anche per l'indomani.
Una bellissima giornata...
Dopo esserci concessi un congruo extra-time di riposo mattutino in branda ed aver compiuto il rito della colazione, decidiamo di cominciare a prendere informazioni per quanto riguarda il servizio motoslitte "rattrack", e così Simone telefona al numero fornitoci dal gestore Denis... 
Il nostro interlocutore si chiama Rasul ;   venuto a conoscenza del fatto che siamo ospiti di Denis all'Hostel Priut Na Elbruse,  ci dice che sarebbe passato di lì in giornata per metterci d'accordo sui dettagli.
Dopo tutto noi abbiamo già percorso l'Elbrus a piedi, in due tappe, dai 2300 m di Azau fino ai 4700 m delle rocce Pashtukov : anche se ce ne togliessimo un pezzo dai 3750 m del bivacco , la cosa non sarebbe un delitto, senza contare che noi arriviamo dall'Italia e non avremo nella nostra vita molte altre possibilità di cimentarci con questa ascensione.
Stazione Garabashi

Per il pranzo decidiamo di salire fino ai 3847 m della stazione Garabashi, appena a monte della quale si trova il classico bar-ristorante da piste, per mangiare qualcosa di diverso dai soliti cibi pronti  e magari gustarci una birra, sotto il benevolo sguardo della nostra meta, cioè la cima occidentale dell'Elbrus , che vista da qui sembra leggermente più bassa dell'orientale, mentre invece è leggermente più alta ( 5642 m contro 5621 m ).
Il bar-ristorante e le due cime dell'Elbrus. La cima occidentale dell'Elbrus è quella a sx.

Un nutrito gruppo di guidatori di motoslitta si trova ovviamente qui , alla fine degli impianti di risalita, per trasportare gli amanti del freeride a sciare più in alto possibile. Osservandoli oggi, con il loro abbigliamento da alta montagna, i caschi e gli occhiali da sole,  penso che il loro lavoro non debba essere affatto  male: tutto il giorno sotto il sole a 4700 m, immersi in uno scenario maestoso, a a far su e giù in mezzo al bianco!
Nel locale c'è anche una discreta rete wi-fi libera, così che possiamo tornare per qualche tempo ad utilizzare la rete mobile quasi come a casa nostra: ne approfittiamo per ricevere e fare qualche comunicazione in più. Il pranzo sarà nuovamente basato su una sorta di focaccia farcita...
Nel pomeriggio ridiscendiamo al bivacco per trascorrere ancora un pò di tempo in relax ed aspettare il "motoslittista" Rasul , mentre gli atleti dello ski-rolling corrono seminudi su e giù per le piste: Spqr... sono pazzi questi russi...
Allenamenti del terzo tipo

Un pò di relax
Mentre attendiamo che arrivi l'ora della cena ( che questa sera faremo un pò più presto, vista la levataccia prevista per l'indomani) , ecco che arriva Rasul.


"All the year up to 4400 m" - il servizio motoslitte

Alba sul Caucaso  ( foto Luca) 
Il servizio motoslitte viene qui utilizzato sia per il freeride   che per  la salita all'Elbrus ; per quanto abbiamo capito, le guide alpine sono solite imporne l'utilizzo  ai clienti per aumentare le possibilità di raggiungimento della vetta.
La quota raggiunta dai mezzi varia durante l'anno in base alle condizioni del manto nevoso: in questi giorni, a causa del forte vento del giorno precedente che ha portato alla luce ghiaccio vivo. Rasul ci garantisce comunque il raggiungimento dei 4400 m di quota: per noi un risparmio di circa 650 m di dislivello, che a quelle quote non è poi così male; l'appuntamento è per le 5 del mattino seguente.
Consumata la  cena e bevuta una tisana, ci mettiamo a letto ed io confesso ai miei compagni d'avventura che per quello che è il mio carattere, non vedo l'ora di partire per la vetta, anzi partirei immediatamente: ma è necessario riposare bene.


Alba sul Caucaso 2 ( foto Luca) 


Il trasferimento in motoslitta ( today only up to 4200....) 

Il mattino  dopo la giornata è bellissima e senza vento;  Rasul è puntuale, così come lo siamo noi: uno alla volta ci carica e ci porta su. Non ero mai salito su una motoslitta , e  prenderla  per la prima  volta al cospetto di una stupenda alba sul Caucaso è davvero un privilegio per pochi... occidentali. E' incredibile come si possano fare centinaia di metri di dislivello in pochi minuti in alta quota, disponendo di un mezzo motorizzato !
Arrivati a fine corsa il Gps segna  4200 m di quota, non esattamente i 4400 promessi  ma in questo momento l'ultima cosa che ci passa per la testa è lamentarci con il nostro autista per chiedere uno sconto : 450 m di dislivello in meno sono sempre tanta roba!
Ci aspettano dunque circa 1442 metri di dislivello, dai 4200 m ai 5642 m della vetta...
Alba sul Caucaso 3

Da q. 4200 m al colle Elbrus

E così finalmente si parte per l'ultima tappa, la ciliegina sulla torta del nostro viaggio. Ci sentiamo bene ed in forma, le gambe viaggiano e l'andatura in questo primo tratto la fa Luca, Simone in mezzo ed io prudentemente in coda. Tutti saliamo rigorosamente con i ramponi , dato che le condizioni del ghiacciaio non consentono l'utilizzo degli sci per salire.
Più volte Simone ammonisce la nostra "lepre":
 - "Luca rallenta...stiamo andando troppo forte..."  "A queste quote non va bene partire così forte, rischiamo di pagarla dopo".
Alpinisti stanchi lungo la via... 

La traccia della via normale per l'Elbrus è piuttosto elementare : una lunga ascesa quasi verticale fino a poco dopo le rocce Pashtukov,  quindi un lungo traverso fino al colle Elbrus  e poi il tratto finale.
Dopo le rocce Pashtukov,  cominciamo ad incontrare e superare lungo il percorso diversi alpinisti (  un pò come il giorno in cui eravamo saliti da Azau al bivacco a piedi) , che sembrano materializzare dinanzi ai nostri occhi i timori di Simone. Il primo che troviamo è uno degli ospiti del nostro bivacco, guardacaso uno di quelli che ci prendeva in giro per aver scelto di usufruire del servizio motoslitta. E' seduto accanto al suo "instructor" ( una guida? un amico ? )  e non sembra proprio in gran giornata...
Luca in mezzo agli sconosciuti
Poco più in alto, vicino ad un gatto delle nevi abbandonato semisepolto nel ghiacciaio , ecco che un  nutrito gruppo si sta prendendo una lunga sosta: decidiamo anche noi di fare una piccola pausa ed a Luca viene spontaneo di recarsi in mezzo al gruppo di sconosciuti: la montagna unisce e rimuove le distanze tra gli esseri umani naturalmente, senza che questi se ne accorgano... Eppure da bambini ci avevano insegnato che non bisogna dare confidenza agli sconosciuti !Anche questi alpinisti non ci sembrano in gran giornata, ma a giudicare dall'esiguità dei loro zaini, si tratta con ogni probabilità di un gruppo in salita di acclimatamento.
Tornando alla questione andatura, in effetti quella imposta inizialmente da Luca era un pò elevata, così Simone mi propone di essere io a scandirla:
Nei pressi delle rocce Pashtukov ( foto Luca) 
- "No Luca, così non ha veramente senso. Marco, hai voglia di fare un pò tu l'andatura? "
-  "Ok".
Allora mi metto avanti, tengo sotto controllo la frequenza del mio passo e cerco di tirare un pò indietro, di frenare rispetto al ritmo che mi verrebbe naturale imporre : cuore, testa e gambe sembrano funzionare alla grande oggi !
Nonostante l'impegno profuso, anche la mia andatura non convince Simone: " cerca di andare più piano!" " guarda che la quota ti frega!"
La salita prosegue, in un ambiente mozzafiato...

Ogni tanto non possiamo fare a meno di guardarci attorno per ammirare la maestosità del paesaggio che ci circonda, le cui bellezza e  dimensioni sono davvero cosa altra rispetto ai panorami alpini cui siamo abituati. Non si tratta ovviamente di stabilire improbabili classifiche paesaggistiche , ma del fascino della scoperta, dell'effetto ipnotico che ciascun essere umano prova al contatto con una "bellezza nuova", incantevole perchè capace di lasciarci a bocca aperta, senza parole come un bambino , un innamorato, entrambi vittime di un naturale incantesimo.
Anche l'ampiezza dei panorami , e la loro percepibile "grandezza", uniti all'impegno della salita ed alla quota, contribuiscono a rendere l'aspetto dell'insieme "mozzafiato".
Simone nel traverso in direzione del colle Elbrus 
Abbiamo ormai superato i 5000 m  quando Simone decide che è meglio che l'andatura la faccia lui, giudicando le nostre troppo "pericolose", e chi scrive comincia a sentire l'effetto della quota: ogni volta che ripartiamo dopo una breve pausa e riprendiamo la marcia, sento come se qualcuno mi desse un piccolo schiaffo sulla nuca. Non provando al momento nè mal di testa, nausea, orecchie tappate o spossatezza, penso di non potermi proprio lamentare come prima esperienza oltre i 4500 m!
Un passo dopo l'altro, ecco che arriviamo al colle Elbrus, posto tra le due cime occidentale ed orientale a circa 5300 m di quota...
Traversando verso il colle

Simone e Luca in prossimità del colle

Dal colle Elbrus alla cima


Lo spettacolo che troviamo al colle Elbrus non è esattamente incoraggiante: vi staziona infatti un gruppo di circa 8 alpinisti che sembrano evidentemente molto stanchi, coricati sul ghiacciaio nelle posizioni più disparate. Ecco che una voce mi saluta: 
-"Hi Marco! " 
Si tratta di Dimitri, la "mountain guide" che avevo conosciuto due giorni prima, la quale evidentemente sta conducendo il gruppo degli alpinisti in sosta presso il colle.
-"Hi Dimitri, nice to meet you! "
-"You look very fresh! You're strong!" 
-"Thank you Dimitri, for the moment it's all right. I hope to continue so till the top..."
- "Don't worry Marco, you and your friends  looks very good! "
In effetti da guida escursionistica a guida alpina posso in parte mettermi nei suoi panni e non lo invidio per nulla, poichè si trova a 5300 m di quota con la responsabilità di un gruppo molto stanco dal punto di vista fisico: arrivare in cima per loro sarà un calvario, così come  dover eventualmente rinunciare alla vetta quando ormai mancano centinaia di metri di dislivello sarebbe molto difficile, ma sono cose che in montagna, ed in particolar modo ad alta quota, possono capitare a molti, a tutti.
-"So Dimitri, we must restart. See you on the top!" 
- "Maybe..."
Nei pressi del colle Elbrus vi è anche un bivacco, posto lungo la cima est, che immagino venga utilizzato solo in casi di emergenza, data la notevole quota alla quale è posto.
Il bivacco posto poco oltre il colle Elbrus, lungo la cima Est.

Poco dopo il colle si perviene ad un tratto più ripido, attrezzato con una corda fissa, superato il quale si raggiungono gli ultimi 150 m di dislivello che percorrono il panettone sommitale. Per la prima volta da quando siamo nel Caucaso utilizziamo la piccozza: non l'abbiamo portata per niente!
Superato questo tratto controllo il gps: ci troviamo ormai a 5500 m di quota ed io improvvisamente comincio a provare un pò di stanchezza ed il desiderio di fermarmi un attimo. Con grande voluttà mi adagio sul ghiaccio e  mi gusto una buona sorsata di tisana calda, imitando altri alpinisti trovati lungo il percorso.
Pausa dopo il tratto attrezzato; alle mie spalle la cima est dell'Elbrus ( foto Luca) 

Ed ecco che comincia a farsi sentire un'ulteriore sintomo della quota ( od almeno credo) , quando il sottoscritto comincia a fare ragionamenti alquanto discutibili: 
- "Ormai è fatta! Mancano solo più 150 m di dislivello: io mi riposo ancora un attimo, voi partite pure tanto in salita io non ho problemi, mi arrangio sempre"
- " Ma cosa stai dicendo?" - chiede Luca un pò stupito - "Ma stai bene?"
- "Si, si ! Sto dicendo di andare che ci vediamo in cima!" 
- "Ma che cavolo dici! Fatti furbo ed alzati che riprendiamo a salire! Quanto a lungo pensi di poter rimanere a questa quota ?" -  mi incalza Simone. In effetti il suo ragionamento non fa una piega e così mi rialzo e con qualche incitamento\suggerimento  (  " e accorcia 'sto passo, insomma!" )riesco a ritrovare un ritmo costante ed accettabile..
Militari russi in allenamento

Arrivati nei pressi degli ultimi metri, ecco che incontriamo altre persone impegnate in "allenamenti del terzo tipo", come ho modo di scoprire chiacchierando con loro: si tratta di militari russi della nazionale di corsa in montagna che si allenano facendo ripetute in salita dal colle alla cima. A quanto pare non ho perso la voglia di comunicare: ottimo segnale!
In vista degli ultimi metri ( foto Luca) 

Ed ecco che infine raggiungiamo la vetta : l'emozione ha la meglio sulla mia razionalità ed io scoppio in un breve pianto liberatorio.  Si tratta di dolci lacrime, nelle quali alla soddisfazione per il raggiungimento della meta si mischia l'esigenza di sfogare le mille piccole tensioni accumulate nei mesi precedenti al viaggio: organizzazione del viaggio, attività in montagna costanti per mantenere un buon livello di allenamento,  monitorare il proprio stato di forma fisico...

In cima
In cima Simone ha portato una maglietta dei Giulia's Mother  ; noi non possiamo esimerci dal realizzare un piccolo video in vetta, oltre a realizzare qualche foto ( neanche poi così tante a dire il vero: forse il soggetto fotografico è talmente ampio che diventa difficile pensare a come fotografarlo).
Tre canavesani in cima all'Elbrus


Panorami dalla vetta

Panorami dalla vetta \2


Panorami dalla vetta \3 

Una cosa molto interessante è notare le evidenti differenze tra il panorama che si osserva verso nord, più secco ed arido , e quello verso sud, dominato dal massiccio del Caucaso e dalle sue valli, densamente ricoperto di neve, a conferma empirica delle caratteristiche climatiche di questa zona geografica ( delle quali avevamo accennato nella parte 1) .
Tutto il resto è troppo bello  per essere descritto con il linguaggio della comunicazione umana: al pari di un grande brano musicale, anche il panorama che si schiude sotto i nostri occhi ha indubbiamente dato a ciascuno di noi emozioni personalissime ed intraducibili!

Ritorno al bivacco 

Scendendo verso il colle l'umore è ottimo e non ci facciamo mancare qualche momento goliardico... 

Scendendo verso il colle, qualche momento goliardico ( foto Luca ) 
Tornati al colle ci prendiamo una bella pausa, durante la quale mi si tappano le orecchie, cosa che io interpreto come un segnale inequivocabile del fatto che per me sia necessario scendere  al più presto possibile, cosa che in effetti faccio per davvero, cominciando a scendere a razzo nel traverso.
Una bella pausa al colle Elbrus...
Ogni tanto mi volto indietro per vedere a che punto sono Luca e Simone; dopo poco non li vedrò più, ma la cosa non mi preoccupa troppo perchè sono sicuro che più tardi loro potranno mettere gli sci, raggiungermi e superarmi, cosa che in realtà non avverrà mai, perchè i miei soci non potranno calzare gli sci prima delle rocce Pashtukov! Non credevo che si potesse progredire così velocemente con i ramponi, ed invece...
Quasi arrivato ai Diesel Hut chi ti incontro? Rasul, il nostro "motoslittista", che chiede notizie dell'ascensione: 
- "Hi, how are you" ? 
- "  I'm fine, thanks! We reach the top! Thank you Rasul!"
Io e Rasul
Un selfie di ricordo con lui è d'obbligo! Ora però ho finito i liquidi ed incomincio a sentire un intenso desiderio di bere, ed ecco che riprendo la mia discesa a razzo... 
Arrivato con largo anticipo al bivacco, metto immediatamente a bollire dell'acqua :  una bustina di riso pronto allo zafferano ( porzione da tre)  finirà diretta nella mia pancia! Unico postumo della salita, una lievissima punta di mal di testa, che passerà facendo un sonnellino!
Nel frattempo comincia a materializzarsi nella mia mente quanto sia stato stupido il  mio comportamento dopo il colle Elbrus:  va bene che Luca e Simone sono allenati e che hanno gli sci, ma se gli fosse successo qualcosa ? E se fosse successo qualcosa a me ? 
Chissà, certe scelte vengono fatte istintivamente, forse sono parte del nostro destino!
Ad ogni modo anche Simone e Luca arrivano, e dopo un meritato sonno ristoratore ci prepariamo la cena , che naturalmente io non salterò nonostante l'abbondante merenda! 
Ultima cena al bivacco ( foto Luca) 

Nella cucina in comune del bivacco  tutti sono molto gentili e si congratulano per la riuscita della nostra ascensione all'Elbrus, compreso il ragazzo che avevamo trovato fermo poco dopo le rocce Pashtukov ( e che il giorno prima ci sfotteva per aver deciso di usare la motoslitta) : "I see you this morning. You seems like machines! I'll try to reach the top another time!" 
In effetti, come nota Simone,  "anche oggi abbiamo praticamente superato tutti in salita, e questo vuol dire che ci siamo allenati bene, che abbiamo pianificato bene l'acclimatamento: dobbiamo essere contenti". 
Io noto che " mi sembrava di andare come un drago, ma alla fine ci abbiamo messo praticamente 6 ore per fare 1442 m di dislivello: la quota cambia tutto!"
Abbiamo anche avuto fortuna trovando condizioni meteo ideali : soltanto due giorni dopo, cioè il 28 aprile, sarebbe infatti cominciato un periodo di maltempo, come saprò da Rasul, con il quale sono rimasto in contatto su Instagram ( potenza dei nuovi media), che non si sa mai dovessi organizzare qualcosa nel Caucaso in futuro. A noi invece sono rimasti 3 giorni liberi, che decidiamo di sfruttare visitando la valle di Baksan e lasciando il bivacco il giorno seguente con calma.
Un'altra cosa singolare è che dopotutto noi tre assieme non avevamo fatto praticamente nessuna ascensione prima dell'Elbrus, ma soltanto diverse salite con la neve a punta Cia. In questo caso  credo che l'amicizia di lunga data e la perfetta conoscenza reciproca siano state un fattore decisivo per trovare subito un'intesa perfetta anche in ambiente alpinistico. 
Ma ora bando alle autocelebrazioni, perchè oggi è  il primo anniversario della nostra salita all'Elbrus... Il resto della nostra vacanza lo racconterò in un'ultimo capitolo! Arrivederci ed a presto con le Storie 







sabato 30 giugno 2018

Elbrus - Avventura nel Caucaso parte 2

Addio ad Azau

Addio doccia, addio acqua potabile, addio connessione internet , addio mondo civilizzato, addio: da oggi noi si va a vivere sui ghiacciai del Caucaso. Quando torneremo ? Tra 4 , 5 o 6 giorni, chi lo sa: chi  può dirlo? Chi può sapere come si evolverà il tempo meteorologico ? 
Il villaggio di Azau, 2300 m 
Così come l'ultima doccia calda , anche l'ultima colazione in albergo la consumiamo quasi in maniera rituale, come una sorta di commiato nei confronti delle comodità del progresso prima del ritorno all'età del... ghiacciaio. Fretta non ne abbiamo assolutamente, visto che oggi il nostro itinerario si snoda interamente lungo le piste da sci , dai 2300 m di Azau fino ai 3750 m dell'Hostel Priut Na Elbruse , il nostro "campo base", per un totale di circa 1450 m di dislivello, ed abbiamo tutto il giorno per raggiungerlo, (indietro non dobbiamo tornare). E' lunedì ed il morale è ottimo, reso ancora più alto dagli eventi dei due giorni precedenti, durante i quali tutto è filato liscio. 
Il rito dell'ultima colazione
Anche l'escursione "imprevista" del giorno precedente, dai 3750 m dell'Hostel ai 4100 m dei Diesel Hut, sebbene di dislivello inferiore a quanto avevamo previsto di fare ( salire al monte Cheget od al monte Azau ) , ci ha però consentito di raggiungere una quota maggiore , una soluzione forse ancora migliore per noi, dato che il nostro problema non era certo quello di macinare dislivello ( eravamo tutti e tre ben allenati) , quanto piuttosto quello  di fare un buon acclimatamento, e nessuno di noi ha avuto problemi con la quota: un ulteriore iniezione di fiducia...

Da Azau a Kruzogor...


La partenza delle piste da sci e degli impianti 
La prima parte del nostro itinerario, fino alla stazione di Kruzogor sita  a 3000 m, si svolge per un buon tratto su neve pesante e bagnata , ma siamo pur sempre lungo una pista da sci, ragion per cui si sale abbastanza bene. Notevole il panorama.

Salendo a Kruzogor, panorama sull'alta valle del Baksan




















Man mano che saliamo cominciamo ad incontrare ( ed a superare) diversi gruppi di alpinisti , che il carico di zaino ed attrezzatura rende assolutamente inconfondibili rispetto ai  numerosi sciatori presenti. A tutti porgiamo un cenno di saluto, con qualcuno scambiamo anche due chiacchiere in inglese ( per quanto possibile, visto che sono  tutti russi), anche se abbiamo poco da dirci oltre ad un reciproco "in bocca al lupo": sappiamo  bene qual è la nostra meta finale, così come sappiamo bene che l'esito non è scontato.
La stazione Kruzogor

Tempo meteorologico, logistica, quota, fatica, condizioni fisiche e di salute, attrezzatura, desiderio di raggiungere la meta: sono tanti  i fattori che entrano in gioco quando si decide di effettuare una spedizione alpinistica di questo tipo,  e tutti quanti devono "funzionare" affinché essa abbia successo. 
Alcuni di questi fattori  li possiamo controllare pienamente , come l'attrezzatura, la logistica ed il desiderio di raggiungere la meta, altri possiamo dominarli solo in parte , come la condizione fisica , la quota e la fatica,  altri non possiamo controllarli affatto, come il tempo meteorologico e le condizioni di salute. Ne consegue che per quanto riguarda i fattori che possiamo controllare pienamente od in parte, è vietato sbagliare!

L'attrezzatura necessaria

Facciamo ora un breve elenco di quella che è l'attrezzatura necessaria per una spedizione alpinistica  autogestita sul monte Elbrus  della durata di 7 giorni,  durante la stagione sci-alpinistica:
  • Scarponi da alpinismo ( preferibilmente di quelli termici con ghetta incorporata) o scarponi da sci-alpinismo comodi da usare camminando con i ramponi e con buona scarpetta termica. Per chi utilizza gli scarponi da alpinismo,  ricordarsi di effettuare la manutenzione periodica con la pasta impermeabilizzante prima della partenza;  valutare la possibilità di portarne un paio di riserva.
  • Sci da sci-alpinismo
  • Ramponi
  • Ghette
  • Bastoncini
  • Piccozza
  • Ciaspole*
  • Arva, pala e sonda
  • Calze termiche ( n°3 paia) 
  • Calzamaglia termica ( n° 2 ) 
  • Pantaloni da escursionismo\alpinismo invernali ( n°2 / 3)
  • Maglietta termica ( n° 3 ) 
  • Pile o maglione termico e traspirante ( n° 2)
  • Guanti n°3 paia ( 1 leggeri, 1 pesanti, 1 moffole ) 
  • Scaldacollo
  • Passamontagna
  • Occhiali da sole
  • Berretto termico
  • Berretto normale con visiera
  • Giacca leggera antivento tipo softshell
  • Guscio antivento\antipioggia
  • Piumone o giacca pesante con cappuccio ( imbottitura in piuma 700 -800 od equivalenti)
  • Sacco a pelo termico del tipo a "mummia", con zona di confort -10/-15 °C.
  • N°2 zaini performanti: capacità minima 40 -45 litri, di cui almeno uno con portasci, porta ramponi, porta corda per le ascensioni, tasca dedicata per pala e sonda.
  • Materiale di primo soccorso: ghiaccio istantaneo, telo alluminato di sopravvivenza, disinfettante tipo Betadine, cerotti, cotone, garza, benda.
  • Integratori di sali minerali 
  • Imbragatura 
  • Cordino
  • N°2 moschettoni
  • Corda da 30 mt
  • Medicinali personali (es. contro il mal di testa ) ; medicinali per la prevenzione del mal di montagna e la cura dei suoi sintomi su prescrizione medica. 
  • Bustine di tisane ( thè, rosa canina etc etc ) 
  • Cibi pronti in bustina ( zuppe, risotti, minestre etc etc ) 
* Per chi non scia, valutare la possibilità di portare o meno le ciaspole: nel mio caso non si sono rivelate essenziali , mentre potrebbero risultare utili nel caso fosse presente molta neve fresca.
Lo Yeti al bar della stazione Mir
La stazione Mir

"You're crazy" :da Kruzogor all'Hostel Priut Na Elbruse

Raggiunta la stazione Kruzogor, proseguiamo lungo le piste fino alla stazione successiva,  Mir, 3500 m. Qui decidiamo di fare pranzo , gustando una specie di focaccia\crepes farcita e sorseggiando una birra fresca.  Il cibo che abbiamo comandato  tarda però  ad arrivare, tant'è che noi cominciamo a chiederci se per caso se ne siano dimenticati,  quand'ecco arrivare il signore che ci aveva preso l'ordine , il quale ci porge il suo telefono cellulare, collegato con una persona che conosce l'inglese! Evidentemente non aveva capito l'ordine e voleva essere sicuro di non sbagliare: ancora una volta rimaniamo sorpresi dalla gentilezza russa! Mascotte del bar, il  pupazzo ( a grandezza naturale ? ) di uno Yeti: abiterà queste montagne ? Nel frattempo il tempo meteorologico comincia a cambiare: ecco che quando ripartiamo  il cielo si è coperto ed a tratti nevischia; anche la visibilità è diminuita e c'è una leggera foschia.
Appena ricominciata la salita dalla stazione Mir, ecco che incrociamo uno dei gruppi di alpinisti incontrati e superati più in basso. Scambiando quattro parole con uno di loro , gli spiego che ci siamo fermati a mangiare qualcosa ed a bere una birra: "you're crazy! " - esclama lui - "why ? - chiedo io,  stupito , pensando di primo acchito  che la sua osservazione avesse qualcosa a che fare con la qualità del bar - "to drink beer at 3500 m it's crazy! " - mi spiega - "No! It's just the last one before we reach the top of Elbrus" - chioso io in tono scherzoso.
Il tempo è cambiato  ( nella foto l'Hostel Priut ) 

In breve raggiungiamo quindi il nostro "campo base", immersi in una leggera foschia: chissà come sarà il meteo nei prossimi giorni !

Comincia la vita da bivacco ( ovvero di gare di corsa in montagna incredibili )

Dopo aver completato la nostra sistemazione nella camerata da 8 ( che al momento, a quanto pare, ha soltanto noi 3 come ospiti) , andiamo ad esplorare la cucina comunitaria.
Qui, nonostante l'ora di cena sia ancora lontana, troviamo un gruppo di russi placidamente seduti attorno ad un tavolo, dei quali non possiamo fare a meno di notare subito l'abbigliamento tecnico: sono infatti vestiti da capo a piedi con indumenti che sembrano molto termici.
Con loro stringiamo immediatamente amicizia ( parlano anche un discreto inglese): siamo italiani, vogliamo andare sull'Elbrus etc etc . Su loro tavolo, un thermos con un grosso adesivo recante la scritta "Lenin Race 7134 "  , mi dà la scusa per approfondire: - " Lenin Peak ? "

Il proprietario del thermos, un signore con un lungo pizzo grigio, mi risponde: " Yes, we are the organizer of the Lenin Race , and we are here because we are part of the technical jury of Elbrus race" ( siamo gli organizzatori della Lenin Race e siamo qui perchè facciamo parte della giuria  tecnica dell'Elbrus sky-race).
- A friend of mine told me that there was an Elbrus race during this period ! ( Un amico mi aveva detto che c'era una corsa sull'Elbrus in questo periodo )
- Yes, it starts on the 1st May, and there are various competition : sky marathon, vertical kilometer, sky monsters race, that's ski-mountaineering . The sky marathon starts from Azau to Elbrus, from 2350 to 5642 meters. The last year the winner was Karl Egloff : 3 hours and twenty-four minutes, that'also the record"  ( Si, comincia il  primo maggio e ci sono varie competizioni:  skymarathon, chilometro verticale, una gara di scialpinismo.  La sky-marathon parte da Azau e va fino alla vetta,  da 2350 m a  5642 m. L'anno scorso il vincitore è stato Karl Egloff che ha anche stabilito il nuovo record: 3 ore e 24 minuti).
3 ore e 24 minuti da Azau alla vetta! Pazzesco, penso io: più di 3000 metri di dislivello in tre ore e mezza ed  a quelle quote! Sono dei mostri !
- "Oh, it's just the day after we come back in Italy ! But how it's to climb Lenin Peak? You reach it from Tagikistan ? " ( Oh, è proprio il giorno dopo il nostro ritorno in Italia! Ma com'è salire al Picco Lenin? Si sale dal Tagikistan ? )
- "No, from Kirghizistan ! You can arrive in car up to 3900 meters..."( No, dal Kirghizistan. Si arriva in auto fino a 3900 m ! ")
- Anyway, it's incredible a race that goes up over 7000 meters " ( Comunque è incredibile pensare ad una corsa che arriva oltre i 7000  m )
- "Oh, there are races even in Himalaya " ( Oh, ci sono corse anche in Himalaya)
- " Well, maybe one day I will go to Lenin Peak. Kirghizistan it's easy to reach from Moscow ? " ( Bene, forse un giorno andrò sul Picco Lenin. Il Kirghizistan è facile da raggiungere da Mosca?  )
-  " From Europe it's convenient to fly from Istanbul. There are many flies to Bishek " ( Dall'Europa è conveniente fare scalo ad Istanbul, ci sono molti voli per Bishek  ( cioè la capitale del Kirghizistan).
Bene , ora pero è tempo di avere informazioni più utili per la nostra causa:
- "And the weather report for tomorrow are good? " ( Le previsioni del tempo per domani sono buone ? )
- "Tomorrow it's winded, strong wind, but no  clouds. In 25th and 26th april very good weather, no wind " ( Domani è ventoso, vento forte ma cielo sereno . Il  25 ed il 26 aprile bel tempo senza vento)
- "Good! 26 th april it's the first day we have planned to reach the summit !Tomorrow we want to go to Pashtukov Rock. Did you think it's possible ? " (Bene! Il 26 aprile è il primo giorno che abbiamo pianificato per raggiungere la cima !Domani vogliamo andare alle Pashtukov Rock. Pensi che sia fattibile ? )
- " If you have the right equipment, you can even go to the top, no matter how strong are the winds and how cold are the temperatures " ( Se avete il giusto equipaggiamento, potete anche andare in cima, non importa quanto sia forte il vento e quanto siano fredde le temperature)
Anche in Russia vale dunque l'adagio popolare secondo il quale " in montagna non conta il bello od il cattivo tempo, ma soltanto un buon abbigliamento " , affermazione veritiera ma non al 100% come dimostra la cronaca anche recente...  In seguito scopriremo che la sentenza del nostro amico russo aveva poco a che fare con i detti popolari e forse nascondeva motivi più prosaici ...

Il ciclo di funzionamento della cucina

L'ora di cena si avvicina: finalmente potremo gustare gli squisiti cibi pronti occidentali : bastano un po' d'acqua bollente ed il contenuto di una bustina ed il gioco è fatto!
Anche il ciclo di funzionamento della cucina è molto semplice: un bidone pieno di neve ( che il gestore Denis provvede periodicamente a riempire), un fornello a gas con pentole per scioglierla, un bollitore elettrico.  Ah, che gioia l'acqua di fusione: d'ora in poi si andrà avanti a tisane od al massimo ad acqua bollita e raffreddata per bere ogni tanto qualcosa di fresco!
Vita da bivacco... ( foto Luca ) 
Non ricordo bene il menù della prima sera : forse un risotto allo zafferano ed una pasta e fagioli, o forse una zuppa od una vellutata . O forse  era un risotto ai funghi porcini? Mah!Però sulla "carta dei vini" di sicuro non sbaglio: rosa canina, tè verde, tisane varie...
Comunque sia, quando uno ha fame mangia sempre volentieri  ; e dato che questi pasti noi solitamente li consumiamo in momenti speciali ( magari durante un trekking di più giorni in montagna) , anche il sapore non lascia mai a desiderare: il sapore dell'avventura, in questo caso senza neanche l'ingombro di bombola e fornellino da campo ;) !
Quando uno ha fame mangia  ( e beve ) sempre volentieri
Finito il desinare, naturalmente un buon caffè ( solubile) od una tisana della buonanotte non guastano. Mangiare e bere volentieri sono sempre un ottimo segnale...

Scusi, dov'è il bagno ? 

Naturalmente anche durante una vacanza sul Caucaso è necessario espletare le proprie funzioni corporali e, per fortuna, l'Hostel Priut, al pari di tutti gli altri bivacchi , dispone di un servizio igienico di prim'ordine: un ciabot di legno con un buco nel pavimento ( anch'esso fatto da assi di legno). Il buco non è pieno ma quasi - non siamo ancora in alta stagione per la salita all'Elbrus - , l'odore è indescrivibile.  Superlusso: una lampadina consente di poterlo utilizzare "comodamente" anche in notturna  ( eppure qualcuno che non fa centro c'è sempre). 
Comunque sia, quando uno deve andare in bagno ci va , ma in questo caso poco volentieri anche se, come mi disse una volta un amico guida alpina : " andare in bagno regolarmente in alta quota significa stare bene" .
L'ambiente è grandioso, ma il vento...

Salita alle rocce Pashtukov

Il giorno seguente, 24 aprile, il meteo è come previsto: cielo sereno e vento forte. Ma noi abbiamo "the right equipment" e durante la notte abbiamo riposato bene ( altro bel segno ) : così dopo aver consumato  una modesta ( in rapporto a quelle dell'albergo )  colazione ( un pò di tisana, due o tre biscotti - sono razionati perchè ne abbiamo solo un piccolo pacchetto - un pezzo di cioccolata)  ed aver riempito i thermos,  partiamo per l'obiettivo di giornata , i 4700 m delle rocce Pashtukov. Siccome il dislivello è contenuto ( circa 950 m ), l'idea è quella di spingerci magari  fino a 5000 m, nel caso non si presentino problemi.
Ma un problema c'è ed è il forte vento, con raffiche che ti spostano e danno l'idea di poterti far prendere il volo se non  pianti bene i ramponi o rampants e le punte dei bastoncini nel ghiaccio!
E da un problema eccone un altro: il ghiaccio vivo, messo a nudo dell'azione del vento  negli ultimi  200 m di dislivello, i più ripidi. Per quanto mi riguarda, utilizzando i ramponi  il problema è relativo; per Luca e Simone con gli sci  il disagio è invece decisamente maggiore , e devono a tratti destreggiarsi in una specie di "slalom in salita" per evitare i punti più scivolosi.
Wow...
Nonostante l'ambiente grandioso ed il cielo azzurro, salire con il vento forte non è mai così piacevole , ragion per cui arrivati a quota 4700, dopo una breve pausa ,decidiamo di tornare al bivacco.  Oltretutto salendo il panorama principale è alle spalle e non si può neanche camminare con la testa all'indietro! Superata la zona con ghiaccio vivo , Simone e Luca inforcano nuovamente  gli sci e mi salutano ( "ci vediamo giù"! ) , mentre io proseguo tranquillamente la mia discesa con i ramponi.  Non ci sentiamo particolarmente affaticati, nè abbiamo patito in alcun modo la quota : altri segnali positivi!

Mari di nuvole...
Certamente loro si divertiranno di più e faranno più in fretta di me, ma io ho il vantaggio di avere più tempo a disposizione per ammirare il paesaggio , con il panorama principale stavolta di fronte. Vantaggio che non avrei avuto se fossi riuscito ad imparare a sciare ad un livello decente prima della partenza per il Caucaso: guardiamo il bicchiere mezzo pieno.
Anche il vento sembra essere dalla mia parte, calmando il suo impeto ; quando arrivo in vista dei National Park huts un mare di nubi ha colmato gli spazi tra le alte vette: uno spettacolo pazzesco!

Un nuovo amico: Dimitri

Mentre sono fermo a rimirare l'orizzonte, ecco che una voce alla mia destra mi chiama: " Hi !" 
- "Hi ! "  - mi volto e rispondo. Alla mia destra c'è un gruppo di alpinisti, con alla loro testa l'uomo che mi aveva rivolto la parola, la cui giacca non lascia spazio a dubbi: si tratta di un membro dell'associazione di guide alpine russe  Mountainguide.ru  ...
-"Are you alone ? " ( Sei da solo ? ) - mi chiede
- "No, I'm not alone but my two friends are ski-alper. To climb down with crampons it's more slowly, but I can enjoy the skyline..." ( No, ma i mie due amici sono scialpinisti. Con i ramponi si scende più lentamente ma posso godermi il paesaggio...) - risatina della guida russa.
- "Where you came from ? "( Da dove arrivi ? ) 
-" From Piedmont, Italy , wich is near western Alps. Did you know Gran Paradiso, Mount Rosa, Mont Blanc, Matterhorn.. " ( Dal Piemonte, Italia, che è vicino alle alpi occidentali. Hai mai sentito parlare del Gran Paradiso, del Rosa. del Bianco, del Cervino...) 
- "Oh yes! What's your summit day ? " ( Oh si! In che giorno pensate di andare in cima ? )  - la cima è sottintesa da queste parti...
- " We think we try to reach the top of Elbrus on 26th april" ( Pensiamo di provare a salire in cima il 26 aprile)
-" Oh yes, we also I think! The weather report are very good! Did you have a mountain guide ? " ( Oh si, penso anche noi. Le previsioni del tempo sono molto buone !Avete una guida ?).
- "No,  actually we dont'have a  mountain guide. We haven't decided it yet.. We are also thinking about the rattrack, to use it or not to use it. We'll see" ( Attualmente no, non abbiamo ancora deciso. Stiamo anche pensando alla motoslitta, se prenderla o no) 
- "Take the rattrack ,  it'a very good idea " ( Prendete la motoslitta, è una buona idea) - pollice alzato "My name is Dimitri. What's your name? " ( Il mio nome è Dimitri. Qual è il tuo? )
- "My name is Marco! I'm also a mountain guide, but not alpine guide, I'm an hiking guide , I can't lead people to glaciers or climbing"  ( il mio nome è Marco, sono anch'io una guida di montagna, ma non una guida alpina, solo una guida escursionistica, non posso portare la gente sui ghiacciai od in parete " ). - se un domani volessi organizzare qualche viaggio nel Caucaso un pò di "public relations" potrebbero tornarmi utili:
- "I've understand, only trekking. Ok Marco, see you on the top"" ( Ho capito, solo trekking. Ok Marco, ci vediamo  in cima !"
- "We'll try.." ( ci proveremo...)
Scendendo...


Essere o non essere...

Guida o non guida, motoslitta o non motoslitta, questo è il problema! Io, per deformazione professionale , sono logicamente a favore dell'ingaggio di una guida; anche la motoslitta è un'opportunità da non sottovalutare: si tratta di due fattori che possono incrementare di molto le chanches di successo in una salita del genere, il primo per via della perfetta conoscenza del percorso e del  passo regolare e "su misura" che aiutano a dosare meglio le energie, il secondo perchè ci farebbe risparmiare un pezzo di percorso. E per noi , che arriviamo da parecchio lontano  ed abbiamo  la consapevolezza che un viaggio  nella valle di Baksan non si può organizzare così da un giorno all'altro, l'argomento non è banale.
Considerato il fatto che le previsioni meteo sono davvero ottime ( cielo sereno, tempo stabile ed assenza di vento ) ed il percorso molto ben tracciato, decidiamo di non avvalerci dell'ausilio di una guida ma di valutare l'ingaggio di una motoslitta, che a seconda delle condizioni del terreno può trasportare i clienti anche fino alle Pashtukov Rocks ( così almeno avevamo letto sul web).
Decidiamo allora di prendere informazioni per quanto riguarda la motoslitta  , visto che ne abbiamo tutto il tempo ( l'indomani , come previsto, faremo un giorno di riposo) .
La nostra decisione  crea sorpresa e perplessità nel locale cucina del bivacco, dove praticamente tutti ci sconsigliano l'ingaggio del "rattrack": "se siete allenati ed acclimatati non ne avete bisogno" etc etc; anche Denis, il gestore , borbotta qualcosa a proposito degli "italianski" che vogliono prendere la motoslitta. Sarà comunque lui a darci un numero da contattare...
Sembra che tutti i presenti abbiano in programma la salita al monte Elbrus nei prossimi giorni o l'abbiano già fatta in passato ma io ci vado cauto perchè il detto popolare "quel che dicono le persone fallo a metà e poi a metà ancora" potrebbe valere anche in Russia : ad ogni modo nei prossimi giorni avremo la possibilità di vedere.

Tramonti al bivacco\1

Un'altra rilassante serata in bivacco

Il tempo qui è una cosa che non manca: una volta terminata l'ascensione giornaliera,  ne abbiamo tanto per leggere, riflettere, contemplare il panorama. Io sto rileggendo per l'ennesima volta il Napoleone di Ludwig, Luca sta leggendo un libro Ueli Steck, il grande alpinista, mentre Simone è alle prese con "The Animal Farm" di George Orwell in lingua originale...
Qui all'hostel poi vengono meno anche altri fattori che nella vita di tutti i giorni contribuiscono a farcelo perdere, il tempo: innanzitutto siamo tutti e tre senza internet, non avendo acquistato una sim russa ( e quindi niente messaggiare su whatsapp, uso dei social network od altro) , e poi non abbiamo nè il motivo nè la possibilità di effettuare spostamenti ( es. per andare a berci una birra).
Questa abbondanza di tempo, cui pure non siamo abituati, non è però fonte di noia , ma anzi di un grande rilassamento, tutto l'opposto di quanto accade quando si ha poco o pochissimo tempo libero, e ci si sente "stressati", o di quando si ha tempo libero e mille opportunità per ammazzarlo, e ci si può perfino annoiare. 
Tramonti al bivacco\2
Ma poi perchè vogliamo ammazzare il tempo ? Non sarebbe meglio goderselo ? Perchè tutta questa fretta di arrivare "prima", od almeno avere la sensazione di farlo, verso l'epilogo delle nostre piccole vite , che nel giro di un paio di generazioni saranno completamente dimenticate ? 
E domani, giorno libero, avremo ancora più tempo , potremo svegliarci più tardi del solito...
Mentre seduti fuori dalla cucina ci gustiamo il panorama, ecco che conosciamo Varvara , che scopriamo essere parte della nazionale femminile russa di ski-rolling, sport che onestamente non conoscevo...
Anche la preparazione della cena è già diventata una specie di rito: il ciclo dell'acqua, la scelta del menù tra le bustine disponibili, le tisane, così come l'andare a letto presto. 
Tramonti al bivacco\3
Prima di andare a letto, possiamo godere del magnifico spettacolo del tramonto , che ci ricorda anche dove si trova l'ovest, l'occidente da cui proveniamo.
Nonostante la mancanza di alcuni confort ( acqua potabile, doccia, bagni etc ) la qualità della nostra vita non si può certo dire abbassata, anzi siamo consapevoli di essere dei privilegiati a poter vivere un'esperienza simile. 
Domani ci attende una giornata di riposo, che con la mente paragono alla "vita da spiaggia" che talora si fa al mare , solo che al posto delle spiagge  ci sono ghiacciai, al posto dei bagnanti alpinisti e sciatori, al posto dei bagni i bivacchi. L'idea è decisamente divertente e stimolante!
E poi, cosa importante, dovremo infine decidere: prendere la motoslitta o no ? Ma di questo, nonchè del nostro primo tentativo di salita alla vetta, parleremo nella prossima puntata!
Arrivederci ed a presto con le Storie!