}

martedì 23 giugno 2020

Cialma Linsor e Monte Destrera - anello per i valloni dell'Alpuggio e di Valsoera

Perchè porsi dei limiti? 



Giugno 2020: mese di instabilità atmosferica e temporali, quotidiani o quasi ! Eppure, leggendo ( e sottolineo leggendo) i bollettini meteorologici più affidabili della zona, ed adeguando gli orari di partenza ed arrivo, qualcosa si può fare! Ma dove andare ? 
Lanciando uno sguardo da casa in direzione del vallone di Piantonetto, l'ispirazione giunge immediataCialma Linsor e poi... poi si vedrà ,in base all'evoluzione del tempo! Perchè porsi dei limiti ? 
La Cialma Linsor 2439 m  è una elevazione dello spartiacque tra selvaggi i valloni d'Alpuggio e Valsoera. Il nome Alpuggio dice già molto: si tratta infatti di un vallone costellato di numerosi alpeggi, inseriti però in un contesto estremamente selvatico...

Partenza - da Valsoani all'alpe Muanda

Alpe Ges - sullo sfondo da sx  Monte Tovo e cima Giardonera
Siamo abbastanza mattutini ( ma senza esagerare): alle 7 siamo in quel di Valsoani 1068 m, dove lasciamo l'auto  seguiamo il GTA  fin nei pressi della borgata Mesonette, dove ad un bivio si gira a sinistra e si attraversa il rio Praghetta.
Gregge di pecore e capre ricoverato presto l'alpe Orti

Attraversato il rio, un bel sentiero nel bosco sale con numerose e regolari svolte fin nei pressi del rio Alpuggio ; attraversatolo, riprende a salire più ripido fino a sbucare nei pascoli dell'alpe Ges.
Proprio di fronte all'alpe Ges, sull'altra sponda del rio Alpuggio , si vedono le costruzioni della dirimpettaia alpe Orti , che ospita un bel gregge di pecore e capre, ricoverato per la notte nei pressi dei fabbricati...
Alpe Balma di Alpuggio
Dall'alpe Ges un sentierino prosegue con pendenze sempre abbastanza marcate fino all'alpe Balma di Alpuggio, dove va ad attraversare nuovamente il rio per portarsi sulla sponda sx idrografica. Seguendo i segni rossi, si può andare fin nei pressi della presa IREN sul rio Alpuggio, raggiunta la quale occorre però fare dietrofront e riprendere il sentiero (abbastanza ben visibile un ometto in alto alla vostra destra) , che prosegue a salire sulla sx idrografica fino a raggiungere i pianori dell'alpe Muanda.
Poco più avanti del bivio, sempre sulla dx idrografica e proprio a monte della presa IREN, vi è un'imponente  "balma" sotto ed attorno alla quale era stato ricavato un fabbricato dotato di tutti i necessari vani funzionali...

Alpeggio sotto la "balma"...


Dall'alpe Muanda alla Cialma Linsor

Arrivo ai pianori dell'alpe Muanda

Ci troviamo ora praticamente ai piedi della Cialma Linsor; proseguendo poco oltre i ruderi dell'alpe Muanda si giunge in corrispondenza di un canale che scende dalla cresta. 
Alpe Muanda
Noi decidiamo di attaccarlo sulla sinistra, tra macchioni di rododendri , erba e rocce, puntando direttamente alla cima. In questo tratto del percorso l'avanzamento è faticoso ed il terreno molto ripido, ragion per cui occorre fare la massima attenzione a non scivolare: se si parte qui, difficile dire dove ( e soprattutto come )  ci si possa fermare..
Si sale nel ripido...
Alcuni camosci, dall'alto, ci osservano incuriositi...
Alcuni camosci ci osservano dall'alto...
Raggiunta la cresta, in breve giungiamo all'ometto di vetta; ci troviamo proprio a picco sul lago della Balma, nell'adiacente vallone di Valsoera, mentre davanti a noi si schiude l'imponente visione delle vette circostanti: dalle Uje di Ciardonei al Moncimour. Oggi panorama "locale" ( d'altronde lo sapevamo, date le previsioni), ma di qualità!



A picco sul lago della Balma...
 Il panorama locale tuttavia merita un cenno: nella foto sotto,  da sx verso dx le Uje di Ciardonei,parzialmente immerse nelle nubi; al centro l'imponente parete ovest del monte Destrera; a dx l'elegante piramide del Moncimour

Panorama dalla vetta

Un sentiero inaspettato...

Laggiù l'alpe Terrin

Il tempo sembra lasciarci ancora qualche ora di spazio: ed allora, in ossequio al concetto di "non porsi limiti, perchè non fare ritorno dal vallone di Valsoera ed il passo Destrera ? Certo se dalla Cialma Linsor si potesse scendere direttamente all'alpe Terrin non sarebbe male, ne taglieremmo via un bel pezzo e così magari riusciremmo anche a fare il monte Destrera già che ci siamo...
Un vero e proprio sentiero

Ci dirigiamo dunque sulla parte erbosa della cresta e cominciamo a scendere il canale, questa volta però sul lato opposto, più erboso, lanciando sempre un occhio per capire dove scendere e - soprattutto - come scendere al Terrin, fino a quando non incontriamo una traccia abbastanza marcata, che si rivela poi essere quanto resta di un antico sentiero: evidentemente i pascoli alti verso la Cialma Linsor erano di pertinenza dell'alpe Terrin! E così, in men che non si dica e con poca fatica, eccoci all'agognata meta intermedia!
Balme all'alpe Terrin

Alpe Terrin - edificio principale

Anche l'alpe Terrin si mostra corredata delle consuete "balme" , mentre l'edificio principale segnala la presenza di una grossa stalla.



Dall'alpe Terrin al passo Destrera

conca pianeggiante in vista del passo Destrera 

Al centro in alto il Passo Destrera


Passo Destrera
Dall'alpe Terrin proseguiamo lungo la "strada delle vacche", ancora ben visibile e lungo la quale si segnalano numerose sistemazioni degne di nota ed integre ancora oggi , arrivando a congiungerci con l'Avc proveniente dal vallone di Praghetta, che ora seguiamo fino a giungere nella conca pascoliva sottostante il passo, ora visibile sulla nostra sinistra, in cima ad un ripido pendio erboso.

La breve cresta per raggiungere la vetta del Destrera

In cima!

In cima al monte Destrera, guardando verso la Cialma Linsor

Quando raggiungiamo il passo Destrera, alcune nuvole passeggere cominciano a coprire a tratti la vicina vetta omonima. Il monte Destrera è noto agli alpinisti per la sua imponente parete ovest, la famosa "via Locatelli"; per gli escursionisti   "esperti" è invece facile da raggiungere seguendo più o meno fedelmente il filo di cresta, per placche e massi accatastati, fino alle roccette finali, che si superano in versante Alpuggio.

Scendendo dal passo Destrera

Al rifugio Pocchiola Meneghello

Il lago Nero di Valsoera ancora parzialmente ghiacciato\innevato
Il meteo in evoluzione non ci consente  però di soffermarci troppo in vetta, nè avrebbe senso farlo data la scarsa visibilità! Ritorniamo così lesti al passo Destrera e cominciamo la discesa lungo l'Alta Via Canavesana in direzione del lago di Valsoera. 
Rispetto al versante Alpuggio, su quello Valsoera il terreno si presenta decisamente più aspro e roccioso, tra sfasciumi, pietraie e grandi placconate di roccia, ma certamente non difficile e soprattutto ben segnalato, eccezion fatta per il primo tratto di discesa dal passo, che sfrutta una cengia ripida ed a tratti  esposta, ma comunque sempre abbastanza comoda. Qua e là si presenta ancora qualche residuo di neve.
Lago di Valsoera
Quando arriviamo in vista del lago Nero di Valsoera ( che si presenta ancora parzialmente ghiacciato\innevato), una leggera nebbiolina è ormai calata sul vallone, ma ormai solo più un paio di dossi rocciosi da scavalcare ci separano dal rifugio Pocchiola Meneghello, sito sulle sponde del lago di Valsoera.
Al rifugio Pocchiola Meneghello.
Date le fresche temperature, entriamo nella struttura ( sempre aperta) per consumare il nostro pranzo al sacco, avendo cura di lasciare tutto pulito prima di andarcene ( scope e palette non mancano e tutti possiamo dare una mano nel mantenimento della civiltà).
Nel frattempo ha cominciato anche  a piovigginare e così, finito il modesto pranzo,  indossiamo  le giacche da pioggia e ripartiamo.
Sul muraglione della diga, uno stambecco mostra le sue ben note capacità...

Al lago della Balma

Dal rifugio bisogna scendere a raggiungere il coronamento della diga ( sul cui paramento di valle un giovane stambecco sta mostrando le sue capacità ben note ), attraversarlo e proseguire la discesa sulla sponda dx idrografica del rio Valsoera , sempre su ottima e ben segnata traccia, fino ad arrivare all'alpe dietro il lago, posta all'estremità nord del lago omonimo. Nel frattempo è tornato un pò di sole! 
Scendendo al lago della Balma
Qui il sentiero, con alcuni saliscendi sempre sulla dx idrografica, ci porta infine sulla sponda meridionale del lago. 
Dal lago della Balma la traccia riprende a scendere ripida, passando per l'alpe Balma e le alpi Boggio, fino alla borgata Lenzolè ( Iansulai), toponimo la cui radice è da ricercarsi nel nome localmente dato al nocciolo. 
Massiccia fioritura di Thalictrum aquilegifolium 
In effetti qui il sentiero percorre un bosco di noccioli! Oltrepassati Iansulai, il sentiero prosegue ripido ed a scalini, fino a raggiungere la frazione San Giacomo di Piantonetto ( deve infatti superare i salti rocciosi tramite i quali il rio Valsoera raggiunge il fondovalle principale ) ed infine la strada asfaltata, lungo la quale, passando per Ghiglieri, facciamo infine a ritorno a Valsoani, mentre il sole sta tornando e praticamente avendo preso pochissima pioggia...
Raggiunto il fondovalle, si fa ritorno all'auto a Valsoani

Conclusione

Questo divertente anello con ben due cime è assolutamente consigliabile per escursionisti "esperti" ed allenati! A volerlo accorciare, si può convenientemente rinunciare all'ascensione alla Cialma Linsor, conservando unicamente la salita al monte Destrera dal passo omonimo ( talmente breve che sarebbe un vero peccato tralasciarla) , oppure limitarsi alla traversata pura e semplice dei due vallone: rimane comunque sempre un gran bel giro! Arrivederci ed a presto con le Storie!



lunedì 25 novembre 2019

Selvaggio Verde ( Bocchetta Furchia da Arcando - anello da Alpetta )

Una pianificazione sub-ottimale dell'itinerario


Approfittando di un sabato libero, che intendevo "spendere" in valle Soana, ho di buon grado aderito alla proposta dell'amico Carlo di percorrere il sentiero Arcando- Cugnone, recentemente risistemato e segnalato. Strada facendo avremmo poi deciso come proseguire il giro, sfruttando le numerose alternative sentieristiche disponibili. Unica incognita, le precipitazioni occorse nelle due giornate precedenti, poichè sapevamo che il percorso stabilito presentava numerosi tratti rocciosi e\o ripidi ed esposti: "al massimo torniamo indietro!"

Un importante nucleo abitato


Puntagliera 

Il cantone di Arcando è  composto da più nuclei abitati  ( Quandin, Puntagliera , Sauderi ) e si trova sulla sx idrografica  del vallone di Forzo , nel comune di Ronco Canavese.  Le dimensioni dei tre nuclei abitati paiono oggi davvero sproporzionate in rapporto alla superficie agricola disponibile , eccezion fatta per lo stretto fondovalle ed i dintorni delle borgate: sulla dx idrografica del torrente i bellissimi prati che "circondano" la frazione Convento sono infatti ormai un ricordo , bruscamente interrotti dalle pendici del monte German , che introducono una zona impervia e rocciosa; allo stesso modo, sul versante sx idrografico, appena superate le borgate le pendenze si impennano letteralmente, in un contesto anche  qui contrassegnato dalla presenza di numerose pareti rocciose.
I terrazzamenti colonizzati dai noccioli; a  sx l'Ancesieu

Ma si tratta di un'illusione ottica: non appena imbocchiamo il sentiero  Arcando - Gr. Cugnone,  sulla destra del parcheggio della frazione , ci rendiamo conto dei numerosi terrazzamenti un tempo adibiti al pascolo ed allo sfalcio ed oggi colonizzati da una fitta vegetazione di nocciolo ( essenza dominante ), accompagnato da acero di monte, ciliegi e betulle. Il tempo ha reso parte dell'essenziale ( per vivere) quasi "invisibile agli occhi".

Da Arcando alle Grange Cugnone

Alla partenza del percorso, un cartello segnaletico in legno  avverte il passante: "percorso per escursionisti esperti" ( e con le condizioni odierne del terreno, forse anche qualcosa di più).  Il sentiero si dirige verso est in falsopiano e va ad attraversare un rio , la cui sponda ovest è protetta da una pregevole arginatura in pietra a secco.

Pregevole arginatura in pietra a secco
 Ci troviamo sempre all'interno di noccioleti che hanno invaso gli ex-coltivi terrazzati che un tempo contribuivano al sostentamento dei numerosi abitanti delle borgate vicine .  Anche noi, che passiamo qui per puro diletto, siamo un pò dei "noccioli umani", cioè non stiamo contribuendo al sostentamento di alcuno..
Il sentiero attraversa il rio...
A dire il vero le tacche rosse  e la traccia di sentiero non sono sempre così facilmente visibili\intuibili , ma si tratta di un problema contingente, dato che non appena le "pendenze si impennano" ( cioè quasi subito)  anche la natura del percorso cambia radicalmente : ripide ascese si alternano ad arditi traversi su terreno roccioso ed a volte esposto, tutta una serie di "passaggi obbligati", sovente attrezzati con corde, dove è praticamente impossibile sbagliare, vuoi per via della segnaletica, vuoi per via dell'attrezzatura o semplicemente per via del fatto che non sapremmo dove altro passare! 
Percorso avvincente, ma oggi più impegnativo che divertente!
Senza dubbio si tratta di un percorso divertente ed avvincente  (almeno per chi non soffre di vertigini);   oggi però risulta unicamente avvincente, a causa del terreno bagnato che rende la nostra progressione più impegnativa che divertente! 
Ripide ascese e...

...arditi traversi 
I resti di passate sistemazioni del percorso ( come si vede ad esempio nella foto soprastante) testimoniano la relativa importanza che questo doveva avere nel passato.  Un percorso sovente utilizzato dunque: ma per quali motivi ? Perchè andare ad infilarsi su per queste "sengie" , "nel brutto"?  Io direi per almeno tre motivi:
Lungo il sentiero , vista verso l'alto vallone di Forzo

  1. una volta questi passaggi non erano così "brutti" ( dove brutto è sinonimo di "pericoloso" ) , poichè nei tratti oggi attrezzati con funi metalliche o canapi , vi erano senza dubbio muretti a secco, scalini e tavole di legname per rendere più agevole la progressione, ed inoltre i percorsi venivano mantenuti puliti dalla vegetazione! Il fatto è che oggi gran parte di questi muretti a secco sono crollati , e con essi gli scalini; non parliamo poi delle tavole di legno ,che saranno marcite ancor prima , o della vegetazione invadente, che talvolta restringe o rende più esposti passaggi un tempo più comodi!
  2. molte di  queste "sengie" venivano regolarmente falciate per ricavarne qualche "fiarol" di magro fieno ad integrazione delle sempre scarse risorse famigliari, ed ecco allora l'importanza di realizzare tutte le sistemazioni di cui sopra: qui si viaggiava sempre carichi o quasi. Si tendevano ad evitare  viaggi a vuoto  poichè costituivano uno spreco di tempo ed energie ( e come siamo fortunati noi che abbiamo tempo ed energie da sprecare... od almeno crediamo di poterlo fare).
  3. erano delle scorciatoie,la cui importanza oggi siamo portati a sottovalutare poichè non abbiamo la percezione di quanto densamente fosse abitata ed utilizzata la zona allora e soprattutto di che cosa significasse lo spostarsi prevalentemente a piedi.
Ad un certo punto del percorso, iniziano a comparire nuovamente piccoli terrazzamenti e resti di curiosi manufatti, come ad esempio un grande "uomo di pietra" posto sull'orlo di un precipizio, dal quale sembra di intuire la partenza in discesa di una minuscola ed ardita traccia, quasi verticale, magari un tempo utilizzata per raggiungere qualche cengia sottostante . O forse si tratta soltanto di una traccia di camosci e "l'uomo di pietra" fungeva unicamente da "segnalatore" di pericolo dovuto al vicino precipizio ?

Un grande "uomo di pietra"
sull'orlo del precipizio
e che precipizio!
In questo tratto la densa copertura di nocciolo, betulla e sorbo montano (  di questa ultima specie  abbiamo potuto osservare magnifici esemplari di notevole altezza) penalizza oggettivamente la panoramicità del percorso, che  fa capolino solo ogni tanto, ma regalandoci bellissimi scorci e la consapevolezza della nostra posizione , letteralmente "a picco" sul fondovalle! 

A picco su Puntagliera

Anche guardando verso la parte alta del vallone di Forzo, non si può non rimanere impressionati dalla natura del terreno: tutto un susseguirsi di pendii ripidissimi, sovente occupati da una fitta vegetazione  arborea ed arbustiva ( i soliti nocciolo e betulla) ,  esili cenge erbose e salti di roccia. 

I noccioleti primari e secondari

tutto un susseguirsi di pendii ripidissimi , cenge erbose e salti di roccia...
Sui versanti alpini rocciosi ed esposti a sud tutte le superfici "agibili" venivano sfruttate dagli esseri umani nel periodo di maggior pressione antropica  ( grosso modo da fine ottocento fino al primo dopoguerra), per ricavarne una magra fienagione.  
Nel caso della sx idrografica del basso vallone di Forzo la natura del terreno  però è a volte così rocciosa ed impervia ed i suoli talmente poveri e superficiali da rendere impossibile qualunque tipo di utilizzo: non a caso tali superfici sono estesamente coperte da noccioleti "primari", cioè associazioni vegetali che costituiscono la vegetazione naturale per quel tipo di ambiente; ai noccioli si accompagnano con maggiore frequenza sorbo montano, salicone e betulla. Era tuttavia diffusa tra le popolazioni locali  la raccolta delle nocciole selvatiche , sia a scopo alimentare che di scambio e di vendita. 
Per quota ed esposizione tali noccioleti dovrebbero evolvere verso un bosco misto di faggi ed abeti rossi, ma la difficile natura del terreno rende queste formazioni stabili, impedendone l'evoluzione.
Vicino ad Arcando, sulle superfici un tempo coltivate abbiamo invece dei noccioleti secondari , la cui composizione specifica è  variabile e condizionata dai precedenti utilizzi del terreno: assieme al nocciolo compaiono infatti specie più esigenti quali acero di monte, faggio e ciliegio. Anche in questo caso l'evoluzione verso la vegetazione potenziale sarà molto lenta, data la fitta copertura esercitata dal nocciolo, che però è anche una specie miglioratrice del terreno, producendo una lettiera ricca di sostanza organica: potremmo quindi dire che "non c'è fretta". 
Qualche lembo di ex-coltivo secondario lungo il percorso ...
Come dicevamo, proseguendo la ripida salita in versante Forzo,i segni della presenza umana si fanno nuovamente più evidenti, con presenza di terrazzamenti ( ed ecco che subito abbiamo dei noccioleti secondari d'invasione ) ; nei pressi di un piccolo rio, sotto una parete di roccia, ecco che compaiono i resti di un muro a secco  (  le pietre crollate intorno sembrano indicare la passata presenza di un piccolo edificio ) .
sempre in territorio impervio



... i resti di un piccolo edificio ? 


Superata la piccola zona terrazzata, il  tratto successivo del percorso Arcando- Cugnone va a raggiungere la dorsale spartiacque Soana-Forzo ad una quota di circa 1400 m tramite un susseguirsi di ripide salite e spettacolari traversi attraversando  canali strapiombanti :  davvero un percorso emozionante . del quale lasciamo la descrizione alle foto.
Si attraversano vari canali





con percorso emozionante...

su qualche corda ancora un pò di ghiaccio


Talvolta...

... a picco ... 

sul vallone di Forzo 

Aggiungi didascalia
Un ultimo traverso su una stretta cengia erbosa ci porta infine sulla dorsale Soana- Forzo, dove il noccioleto finisce e comincia un magnifico bosco di faggio ed abete rosso. Ora il terreno è decisamente meno  roccioso , meno esposto e  meno ripido  ( rispetto a prima , naturalmente: il "piano" è un'altra cosa).
Un magnifico bosco di abeti rossi 
Dopo aver risalito in direzione ovest la boscosa dorsale, con un traverso verso nord  il percorso segnato raggiunge infine le grange Cugnone; sui muri del fabbricato una scritta rossa con freccia indica la direzione per Arcando
Carlo osserva giustamente che "per fortuna sono poche le persone che vengono qui a Cugnone, altrimenti quella scritta e quella freccia potrebbero invogliarli ad intraprendere il percorso, ignari della sua natura e delle sue difficoltà"
Direzione Arcando
Volgendo lo sguardo verso la boscosa dorsale Forzo/Soana ci rendiamo anche conto di aver percorso un bel tratto di strada fino a qui. Sullo sfondo, da sx, ecco che si vedono bene anche le cime della spartiacque Forzo/ Ribordone: Cima Rosta, Punta del Vallone, Punta Sili, Punta Manda o Piatta di Perra. 

La boscosa dorsale e le vicine cime sullo sfondo

Dalle grange Cugnone a Nivolastro

Un bellissimo bosco di faggi

Il rudere sopra  Grange Cugnone

Arrivati a questo punto, ecco che Carlo mi propone un'alternativa, per la quale subito optiamo : anzichè proseguire direttamente per Nivolastro, risaliamo la dorsale boscosa alle spalle delle grange Cugnone , in un magnifico bosco di faggi, fino ad un rudere, e di qui  lungo una vecchia roggia ( presumiamo ) fino ad una spettacolare zona di grandi massi, affacciata direttamente sui ripidi pendii che scendono dalla zona della bocchetta Furchia.
Una spettacolare zona di grandi massi 
In questo luogo ameno, una pausa è d'obbligo per assaporarne il carattere selvaggio, testimoniato dalle lisce e lunghe placconate di roccia, dai  ripidi canaloni, da pareti e paretine, dai grandi massi, dal terreno accidentato: anche le specie arboree, abeti rossi e larici, sembrano dover lottare per ricavarsi uno spazio vitale sufficiente. 
Ma mentre gli esponenti del regno vegetale sono in grado di popolare stabilmente questo luogo, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l'essere umano: è infatti in questa zona, nei pressi di un ripido canale, ora asciutto, che termina la supposta roggia di cui sopra, ultimo segno indiretto di presenza dell'homo sapiens-sapiens.
Esemplari di bosso alle Grange Zalairee 

Il bosso delle Grange Zalaire

Finita la pausa, facciamo dietrofront;   dopo esserci abbassati leggermente traversiamo in direzione est verso le Grange Zalaire  , dove è presente un'interessante colonia di bosso, pianta che si presenta solitamente in forma di arbusto, più raramente di alberello, molto utilizzata come specie ornamentale e per le siepi. 
Da un punto di vista altitudinale, ci troviamo infatti ad una quota decisamente superiore rispetto  a quella massima di solito raggiunta  naturalmente dal bosso, ma qui ci troviamo in un versante con ottima esposizione ( guardiamo ad est) ,  ragion per cui può darsi che esemplari di bosso un tempo piantati qui per scopi ornamentali si siano "naturalizzati" e riprodotti con successo in loco.

Le grandi-piccole opere ( l'inghiottitoio delle Zalaire)  

1 - la luce del terrazzamento con la pozza
Vicino al rustico delle Grange Zalaire posto lungo il sentiero per Nivolastro, sulla sinistra dell'unità principale, Carlo mi fa notare una curiosa sistemazione del terreno ( una vera e propria sistemazione idraulico - forestale) , della quale mi permetto di darvi la mia interpretazione .
La prima cosa che si nota è una luce all'interno di un terrazzamento, con al piede  una fossa di raccolta delle acque ( 1); al fondo della fossa un'altra luce ( 2) che immette in un canale di scolo sotterraneo, cui corrisponde al fondo del pianoro, un'ulteriore luce di scarico (3) che immette in un canale di scolo a cielo aperto con fondo cunettato con pietrame ( 4)


2 - luce al fondo della fossa 
Già che c'erano, sul limite sinistro del pianoro ospitante la fossa, hanno realizzato anche un bel crutin!
3- ulteriore luce di scarico con vista generale dell'opera
4 - cunetta di scolo
 5 - Crutin
 A cosa servisse l'opera è chiaro, e cioè a canalizzare un ruscello\ fontana , secco al momento del nostro passaggio ma senza dubbio in grado di trasportare stagionalmente ed in caso di precipitazioni intense notevoli quantità d'acqua, tali da rendere suscettibili di impaludamento ed erosione tutte le superfici attigue alla grangia. Può anche darsi che un piccolo ruscello fosse deviato presso quest'opera per servire le grange... 
La luce del terrazzamento ( 1) poteva utilmente fungere anche da "rubinetto" per prelevare acqua, così come la fossa sottostante poteva venire impiegata come abbeveratoio per gli animali o come vasca. Non escluderei che la fossa avesse una piccola chiusa ( sempre realizzata in pietra a secco naturalmente ) per dirottare una maggiore quantità d'acqua verso il crutin. 
Una domanda sorge spontanea: perchè non lasciare il canale a cielo aperto , invece di interrarlo ?  Teniamo conto del fatto che anche a monte della luce ( 1) da cui l'acqua sgorga vi è un altro tratto interrato e non sappiamo fin dove prosegua verso monte l'opera di canalizzazione. 

La risposta, a mio modesto avviso, è  semplice: si è interrato il canale per avere qualche metro quadro in più di superficie pianeggiante agevolmente lavorabile oppure, se vogliamo vedere il bicchiere dall'altro lato, già che avevano fatto un buon lavoro, hanno deciso di fare trentuno e di farlo ottimo
I lavori fatti bene sono quelli che durano nel tempo; figuriamoci quelli fatti in maniera ottima!  Che ne sarà della stabilità dei versanti, quando tutte queste piccole grandi opere, magari realizzate a livello comunitario o di nucleo famigliare, non saranno più funzionali ?


I magnifici boschi che circondano Nivolastro 
Dalle Grange Zalaire, con un traverso nel bosco, in breve raggiungiamo l'abitato di Nivolastro, frazione un tempo abitata tutto l'anno ( dove era presente anche una scuola elementare) e circondata da grandi prati.

Vista verso il vallone di Servino
La nostra vista oggi è tuttavia maggiormente catturata dal panorama circostante: i magnifici boschi che circondano Nivolastro; il vallone di Servino, nostro dirimpettaio.

Da Nivolastro alla Bocchetta Furchia

Proprio a monte dell'abitato di Nivolastro, dove i prati lasciano il posto nuovamente  ai boschi, una traccia con bollini rossi , segnalata dal corpo di sorveglianza del Pngp, risale ripida nel bosco di abete rosso e, dopo aver toccato le Grange Pasco 1622 m, esce dalla copertura boschiva a  raggiungere la bocchetta Furchia 1820 m, luogo di rara bellezza.
A picco su Nivolastro 
 Volgendo lo sguardo verso il percorso di salita, sono spettacolari la vista a picco su Nivolastro e sul vallone di Servino; l'imponente parete rocciosa che si trova sulla nostra sinistra, dà l'impressione di essere delle sentinelle appostate sulla cima di un'alta torre, da cui si domina la valle, con lo sguardo puntato verso la civiltà alpina del passato, .
...sulla cima della torre..
Voltandosi dall'altra lo scenario cambia radicalmente: si aprono dinanzi a noi dei  ripidi versanti e canaloni erbosi punteggiati da imponenti affioramenti rocciosi , dove osserviamo numerosi camosci ( i primi di oggi, a dire il vero).
Dall'altra parte niente civiltà, neanche del passato.
Da qui i segni rossi continuano in direzione della famosa Grangia Malpensata, della quale abbiamo parlato diffusamente qui. Abbassandosi invece verso sx, lungo un ripidissimo pendio erboso, sembra quasi di poter raggiungere la zona di grandi massi nella quale ci eravamo soffermati al mattino.Occorrerebbe tornare per verificare...

Discesa su Alpetta

Per la discesa, essendo naturalmente folle  l'idea di ripercorrere il sentiero attrezzato fatto al mattino in queste condizioni, decidiamo di tornare a Nivolastro per poi  scendere ad Alpetta e di qui fare ritorno ad Arcando.
Ad Alpetta ci si prepara per l'inverno
Da Nivolastro torniamo dunque alle Grange Cugnone , da cui imbocchiamo il sentiero che scende ripido verso Alpetta, grande nucleo abitato del comune di Ronco Canavese, che attraversiamo in discesa lungo le caratteristiche viuzze per andare a prendere il sentiero che raggiunge il cimitero e la strada provinciale
Ad Alpetta fervono i preparativi per affrontare l'inverno imminente; il sentiero che porta al cimitero era , anzi è un percorso dotato di cartellonistica, benchè oggi un pò dimenticato ( o così almeno ci è parso). Un pannello ci invita ad "ascoltare il bosco": è tutto il giorno che lo facciamo!
Cartelli informativi
 Arrivati nei pressi del ponte sul torrente Forzo, imbocchiamo la pista sterrata che sulla sx idrografica risale il vallone, pista che ci riserva nella sua prima parte un'ultima dimostrazione dell'esuberanza della vegetazione, dapprima con giovani piante di abete rosso impegnate nella "riconquista" del territorio, poi con rigogliosi macchioni di rovo.

Giovani abeti alla riscossa
Finita la pista proseguiamo lungo la strada asfaltata per poi ,  con un ultimo tratto di mulattiera ottimamente conservata, arrivare a Puntagliera quando ormai è buio. E' bello vedere luci accese e comignoli fumanti ! E con questa immagine di buon auspicio (  cioè che luci accese e comignoli fumanti possano aumentare nei nostri comuni montani) vi invitiamo una volta di più a visitare la selvaggia Val Soana! Arrivederci ed a presto con le Storie!