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lunedì 29 novembre 2021

La "terza via" per l'Arzola

Passato o presente ? 

In cima al monte Arzola


Correva l'anno 2017 quando con gli amici Franco e Blin salimmo da Cussalma al lago d'Eugio passando per la "scorciatoia" ( e scendendo lungo l'acquedotto\roggia della Pezza) . Ciò che non riuscimmo a localizzare fu il rudere di quota 1535 , peraltro già individuato in precedenza dagli stessi  Franco e Blin , primi "risalitori" della "terza via" per l'Arzola ( dal vallone dell'Eugio per il versante SO) , ossia il punto nel quale il sentiero che sale ( saliva)  ripido in direzione nord-est dal ponte di Ugiet si biforca(va): in direzione nord-ovest per l'alpe Fioria - lago d'Eugio ed in direzione sud-est verso le erbose pendici del monte Arzola.

Quando si parla di certi sentieri, davvero viene il dubbio su quale tempo verbale utilizzare per riferirsi ad essi: presente o passato ? Esistono ancora o sono soltanto leggende cartografiche ? Ma nelle leggende, si sa , c'è sempre un fondo di verità!

Elaborazione su carta Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 



Ri-risaliamo? 

L'autunno 2021 porta con sè idee balzane, ed in particolare quella di essere  "ri-risalitori" dell'Arzola dal vallone dell'Eugio ( già  il semplice fatto di arrivare ad un simile argomento di conversazione è notevole)   : 
- " Ma che bel giro! Perche non proviamo a farlo anche noi ? "
- " Ok, ma non garantisco il successo!"
E così, in una calda giornata di ottobre, ecco che infilate nello zaino roncola e forbici potatrici , partiamo dalla frazione Cussalma di Locana e passando per le borgate Balmetta e Veso arriviamo alla volta dell passerella in legno di Ugiet.
Sul percorso che sale da Cussalma al suddetto attraversamento vi è infatti ben poco da aggiungere in questa sede, sia perchè il percorso è attualmente in ottime condizioni, sia perchè in queste pagine, se andate a cercare, ci siamo già ampiamente dilungati sul vallone dell'Eugio...
Nel bosco di faggi


E' qui che viene il bello...

Attraversato il ponte, anzichè proseguire lungo il sentiero che sale verso l'alpe Ugiet ed il lago d'Eugio,  si comincia a salire, praticamente quasi in verticale, in direzione NE nel bel bosco di faggi. Un'esile e discontinua traccia , non facile da reperire se non si è pratici del posto, porta a raggiungere e risalire un ripido valloncello mantenendosi sulla sua sx idrografica; a circa 1300 m di quota il valloncello si restringe, le pendenza aumentano e la traccia si fa più logica ed evidente.
Nel bosco di faggi - 2


A 1400 m di quota circa occorre però portarsi sulla sponda dx idrografica del suddetto valloncello: e qui comincia il bello, poichè si abbandona il bel bosco di faggi per inoltrarsi in una fitta boscaglia composta prevalentemente da noccioli, sorbi e saliconi, corredata da un manto erboso particolarmente rigoglioso.
Lavorando di roncola e forbici potatrici e, soprattutto. avendo un occhio allenato a "scrutare" il terreno, si possono ancora notare qua e là piccole sistemazioni del terreno ( piccoli muri a secco, qualche scalino) ed intuire la "logica" del percorso.
Parliamo di "logica" poichè la traccia risale il versante con strette e ripide svolte , al contempo adeguandosi e sfruttando la natura del versante, fino a raggiungere un curioso passaggio, cioè una stretta cengia incassata tra due grandi pareti di roccia che si percorre verso destra.
Superata la cengia, ancora qualche svolta in salita e si perviene in una piccola radura erbosa; a questo punto occorre puntare verso alcuni faggi posti in alto verso destra, raggiungendo così il rudere di quota 1535.

Il rudere di quota 1535

A che cosa sarà mai servita questa costruzione, in corrispondenza della quale il percorso si biforca, a destra in direzione Fo, ed a sinistra in direzione dell'Alpe Fioria ?
Una piccola stalla per il ricovero degli animali appare la destinazione d'uso più credibile, considerando anche il fatto che il tracciato appena percorso ben si presta come "via dle crave" , non certo come "strada per le vacche".

E dopo ? Ancora meglio!

Nei pressi di un piccolo rio...

Aver raggiunto ed individuato il rudere non deve indurre a facili ottimismi, poichè per toccare le comode propaggini erbose del versante sud del monte Arzola, c'è ancora parecchio da tribolare !
Incomincia qui infatti il tratto più bisbetico del percorso: superata la costruzione diroccata occorre infatti proseguire quasi in piano, seguendo vaghe tracce di animali sotto una fitta boscaglia di noccioli che costringe sovente a camminare chini ed a compiere strane acrobazie tra un tronco e l'altro.
Arrivati in corrispondenza di un piccolo rio, la copertura di noccioli si dirada e si raggiunge una radura erbosa: è questa l'occasione per dare un'occhiata in giro e raggiungere un bel bosco di faggi, posto poco più in basso su una balza rocciosa a picco sul vallone dell'Eugio.

Radici secolari

L'osservazione delle radici secolari di un faggio, visibilmente oggetto di ceduazione nei decenni passati ( ad occhio e croce si direbbe almeno 60-70 anni fa) , è fonte di interessanti considerazioni naturalistiche e di profonde riflessioni: ciò che ha radici non scompare! Possiamo abbattere più volte e più volte, ripetutamente, ciò che sta fuori terra, ciò che attiene alla dimensione più esteriore , ma tutto ciò che è innervato con la terra ,tutto ciò che è interiore è destinato a sopravvivere e , ciò che è più importante, ad emergere!

Vipera aspis



Poco più in basso, un esemplare di vipera aspis, ben mimetizzato nel substrato di roccia e foglie, si gode il sole del mattino ed il calore trasmesso dalla tiepida superfice di un masso.

Vista sul basso vallone dell'Eugio


Affacciandoci sul limitare della balza rocciosa, la vista a picco sul basso vallone dell'Eugio e sul terreno circostante ( difficile, ripido, roccioso, inospitale) è davvero mozzafiato! Quanti ostacoli sembrano insuperabili, quante cenge, pendii ripidissimi sembrano irraggiungibili, insuperabili!
Eppure, come abbiamo appena avuto modo di constatare, l'uomo ha praticato l'agricoltura di sussistenza anche qui, sfruttando il minimo spazio agibile! A maggior ragione dovremmo riuscire a cavarcela noi, semplici "esploratori dell'inutile".

In direzione di un ripido canalino semiboscoso

Dobbiamo però interrompere l'idillio ed abbandonare la panoramica e dirupata oasi boschiva , per riprendere il filo del cammino.
compagnia faunistica
Riguadagnata la radura erbosa, il percorso diventa obbligato: occorre ora abbassarsi leggermente in direzione sud-est verso la stretta gola incisa dal rio Force , nuovamente sotto una fitta copertura di noccioli, fino ad attraversarlo proprio di fronte ad un ripido canalino semiboscoso, che occorre risalire fino in fondo.
Tutto un susseguirsi di dirupi...

Sia verso monte che verso valle infatti è tutta una successione di ripide pareti rocciose e precipizi , non ci sono altre vie d'uscita!


Se poi guardiamo alla compagnia "faunistica" che popola questa rude zona, abbiamo la conferma della sua "comoda" percorribilità: ecco un giovane stambecco che ci guarda stupito...

Occorre risalire fino in fondo il ripido canalino...

Risalito il ripido canalino, nel quali ahinoi la vegetazione continua ad essere piuttosto lussureggiante, con un breve traverso in piano si raggiunge un bel bosco di faggi, che è anche il bosco di faggi posto a maggior quota della valle Orco.
Le leggende locali dicono che in questa selva viva una deliziosa fata, pronta a premiare i viandanti rispettosi con succulenti frutti della terra o, viceversa , a punire quelli irrispettosi con mille piccoli dispetti, tra cui per esempio quello di attaccargli le zecche.

la Fata...

Resi i dovuti omaggi alla dama del bosco, per risparmiare tempo, anzichè spostarci verso destra in direzione dell'alpe Fo, decidiamo di risalire direttamente in direzione nord , sbucando così in breve al di fuori della copertura arborea.

Dritti in punta...


Usciti dal bosco, continuiamo a risalire dritto per dritto, ora su "comoda" superfice erbosa , fino a raggiungere l'alpe Fo superiore.
Nonostante l'assenza di sentiero e la ripidezza del pendio, in questo tratto del percorso ci sembra di volare, dopo tutte le difficoltà affrontate in precedenza!

Alpe Force

Dall'alpe Fo superiore, per tracce di sentiero raggiungiamo quindi l'alpe Force ed il monte Arzola, dove ci concediamo una meritata pausa mangereccia.

in punta al monte Arzola

Chi si accontenta? Non gode !

E' vero, potremmo a questo punto scendere dall'alpe Croce ed andare a prendere la "strada delle vacche" che scende a Barelli e Montepiano, senza ulteriori grattacapi. Potremmo tornare alle nostre case e dire: ecco, abbiamo fatto tutto ciò che ci eravamo prefissati, niente di meno e niente di più....
Potremmo farlo , ed invece optiamo per mettere la classica "ciliegina" sulla torta, optando per scendere dalla gola del rio Fo.

Scendiamo ad attraversare il rio Fo

E così ripassando per l'alpe Force , raggiungiamo l'alpe Pian del Prete, al di sotto della quale, presso un piccolo gruppo di faggi secolari, imbocchiamo il sentiero che raggiunge(va) le alpi Bassetta e Forcetta ( siamo sempre lì, a cavallo tra passato e presente) . Giunti in vista del rio Fo, cominciamo a scendere ripidamente in direzione sudovest fino a raggiungere il punto nel quale attraversando il suddetto rio si raggiunge la roggia che un tempo serviva l'alpe Curlo.

in alcuni punti la roggia è crollata

Tale ardita roggia, assecondando mirabilmente il rilievo della montagna , asperrimo e pieno di "anse", ci porta a raggiungere il Curlo, posto praticamente sul versante sud della valle Orco. Anche in questo tratto del percorso occorre fare molta attenzione, poichè in alcuni tratti la roggia è crollata e la vegetazione, ancora rigogliosa e comprendente macchioni di felci ad altezza uomo, rende talora di difficile reperimento il giusto percorso , che un pò percorre ed un pò interseca il canale , il cui tracciato è caratterizzato dalla presenza di salti. Ed è proprio in uno di questi salti, per fortuna molto modesto, che il sottoscritto incappa "nuotando nelle felci".
salti e precipizi


Anche qui il percorso è obbligato o quasi , dato che il percorso attraversa pendii ripidissimi a picco su precipizi di centinaia di metri...
Il Curlo


Dal Curlo con un traverso quasi pianeggiante in direzione est raggiungiamo infine il sentiero per Barelli, che seguiamo fino alla frazione Costa; da qui lungo la strada asfaltata andiamo a prendere la sterrata per la regione Trucca, dalla quale per comodo sentiero scendiamo ad attraversare il rio Eugio sulla passerella di quota 741 facendo infine ritorno a Cussalma.
Missione compiuta ! Non c'è che dire , oggi ci siamo proprio tolti la voglia di wild!
Chi scrive però, oltre ad aver fatto ritorno alla propria dimora con succulenti frutti della terra, si è ritrovato pure con una zecca sul collo: senza dubbio opera della fata del bosco, che in questo caso ha optato per unire premio e punizione nei miei confronti ! Dove avrò mai sbagliato ?

venerdì 23 febbraio 2018

Lago d'Eugio con le ciaspole ( Escursioni non per tutti n°15)

Premessa

L'inverno 2017-2018 è stato sin qui mite e ricco di precipitazioni nevose  , ragion per cui in quota il manto nevoso è piuttosto consistente:  al momento in cui scriviamo sono presenti circa 205 cm di neve al suolo al lago Agnel , in alta valle Orco ( come risulta dai dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa Piemonte  ) . 
Nei pressi del lago d'Eugio è  proprio il caso di farsi una fotografia 
Il  vallone dell'Eugio , dal punto di vista delle escursioni con racchette da neve e dello scialpinismo, si presenta come una zona poco praticabile:  per accedervi si è costretti a partire a bassa quota, dall'imbocco del vallone , essendo le altre vie di accesso estive più comuni  ( Arzola, Colla ) molto pericolose ; la parte alta del vallone poi, stretta e contornata da un susseguirsi di ripidi versanti e canaloni, appare decisamente proibitiva.
L'unica opzione possibile rimane dunque quella di raggiungere il lago d'Eugio dal fondovalle , possibilmente a ridosso di una nevicata che abbia raggiunto anche le quote più basse con  quantità di neve e temperature adatte , oppure quella di rassegnarsi a portare sci e\o ciaspole a spalle per almeno metà del percorso ( se non di più). 
Sfortunatamente anche il sentiero estivo "normale" , con partenza dalle frazioni di Locana Roncore o da Cussalma , è  sconsigliabile in presenza di neve: a ridosso di una nevicata si sarebbe infatti costretti a passare in corrispondenza di numerosi e ripidi canaloni nella parte intermedia del percorso ed ad affrontare il  ripido pendio che dall'alpe Pis porta alla pista carrozzabile ; a congrua distanza da una nevicata, data la bassa quota e la prevalente esposizione sud e sud-est di buona parte del percorso, la prospettiva sarebbe quella di una massacrante salita su neve bagnata e sfondosa.
Vista della zona in cui arriva il Gta dall'Arzola: la foto si commenta da sola...
La scelta migliore rimane dunque quella di percorrere integralmente la dorsale spartiacque Orco-Eugio sino al pozzo piezometrico , per poi raggiungere  la diga  lungo la pista carrozzabile ( facendo però sempre attenzione al bollettino valanghe ed informandosi sulla situazione locale, visto che tale pista attraversa diverse valanghe) . Ed è la scelta che abbiamo fatto noi...


Da Cussalma alla Pezza dal Bros 

Cartografia affiancata scala 1:10.000 - parte bassa ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 
Rampichino alpestre 
Essendo notevole la distanza tra l'ultima nevicata e la data della nostra escursione, sapevamo bene di dover portare a lungo a spalle le nostre ciaspole, sicuramente fino alla Pezza dal Bros ( "Pezza" sulla carta Mu Valle Soana 1:20.000) . Questo primo tratto, a dispetto del trasporto racchette da neve , rimane comunque il più facile e meno faticoso della giornata, ragion per cui lo affrontiamo con la giusta calma, chiacchierando intensamente per favorire l'ossigenazione del corpo. 
Ho già ampiamente descritto questa parte del percorso qui  ; arrivati alla Pezza dal Bros ci soffermiamo ad osservarne gli edifici ed a salutare un socievole rampichino alpestre ( Certhia familiaris ) , alla ricerca di ragni ed insetti sul tronco di un albero . 
Albero di Natale dimenticato
All'interno di un rustico con il tetto completamente crollato sembra quasi che i proprietari, prima di abbandonarlo, abbiano deciso di piantarvi  un albero di Natale .
Il tubo dell'acquedotto
Memore delle peripezie affrontate l'anno precedente lungo il medesimo percorso , quando a monte delle case avevo proseguito direttamente lungo la dorsale trasformandomi in cinghiale ,  con tanto d'incontro ravvicinato con due grossi esemplari nel fitto della boscaglia ( forse volevano salutare un loro simile) ,  oggi cerco un passaggio più agevole, anche se non ci spero troppo. Per fortuna si tratta di un tratto breve! 
Superato il nucleo di case ,  situato all'interno di un magnifico bosco di abeti rossi ( "Pesse" in piemontese - da qui il toponimo  "Pezza") , proseguiamo per un breve tratto lungo il sentiero in direzione dell'alpe I Pis ( presenti dei segni rossi ) , grosso modo coincidente con il percorso della roggia\acquedotto che serviva le borgate della zona. 
Dell'acquedotto è ancora sovente visibile il tubo; nelle vicinanze sentiamo un rumore di acqua che scorre: guardando più attentamente scopriamo che almeno fino a qui un pò  ancora ne arriva , tramite una perdita .

Dalla Pezza al Pozzo

Cartografia affiancata  scala 1:10.000 - parte alta ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 

Arrivati in corrispondenza di una zona caratterizzata dalla presenza di un bosco più rado e di alcuni terrazzamenti , abbandoniamo il sentiero per I Pis e cominciamo a risalire direttamente il pendio, coperto da una fitta boscaglia di noccioli.
Il percorso si dimostra più agevole del previsto, con un tracciato a svolte strette e ripide  abbastanza evidente, che non costringe a camminare chini  strisciando tra gli arbusti , limitando il "ballo del cinghiale" entro una soglia tollerabile, tant'è che non sarà necessario estrarre dallo zaino l'arma, cioè la roncola : per facilitare il percorso delle mie compagne d'avventura sarà più che sufficiente rompere qua e là dei rami secchi. Ancora una volta si dimostra azzeccato il motto del ravanatore: "nel dubbio, rimani nel bello", motto chiaramente da non prendere alla lettera ma da utilizzare "cum grano salis".
Ciò che resta delle vecchie superfici prato\pascolive ( foto d'archivio) 


Ci troviamo  su ciò che resta di un sentiero che in passato doveva essere  molto ben marcato e che, a giudicare dalla cartina, dovrebbe essere quello che conduceva alle alpi Montagnè . Superata la zona dei noccioli, ci ritroviamo all'interno di un boscaglia più rada,  dove la progressione diventa più agevole e sono ben visibili le vestigia delle superfici prato\pascolive che un tempo occupavano gran parte della dorsale Orco \Eugio.
Ruderi di una costruzione
Qui vicino si trovano anche i ruderi di una costruzione, che oggi non rintracciamo ( nè possiamo perdere tempo a farlo visto che l'escursione è lunga ) , ma della quale posto comunque una foto d'archivio: nel caso la incontraste, avrete la conferma di essere "nel giusto".
Da questo punto in poi non rinveniamo più un sentiero vero e proprio: anche sulla cartina Igm quello per le alpi   Montagnè svolta a destra, mentre noi continuiamo lungo la dorsale,  che mano mano si fa più ripida e rocciosa,  raggiungendo in breve i ruderi di un'altra costruzione ricavata accanto ad un grande masso .
  
Ruderi della costruzione accanto al grande masso /1 


Ruderi della costruzione accanto al grande masso ( che lose ! ) \2

La costruzione appare divisa in due scomparti, con in fondo a destra quello che potrebbe essere un piccolo ripostiglio ; a giudicare dall'altezza dell'entrata,  sembrerebbe una piccola  stalla utilizzata  sia per il ricovero di capre e\o pecore  ( a sx  ) che del pastore ( vano  con " ripostiglio"): di certo non saranno state più di 4 o 5 capre, massimo una decina nel caso fosse stata totalmente impiegate per gli ovicaprini.
Arrivati in vista del piano inclinato che sale dalla centrale di Rosone dell'Iren  e  poi della pista che dall'arrivo del piano inclinato conduce alla diga d'Eugio,  non ci resta che salire a vista in direzione di quest'ultima. 
Stazione di arrivo del piano inclinato Rosone- Testa d'Aj - Pozzo ( foto d'archivio) 
Lungo tutto il percorso dalla Pezza in poi abbiamo trovato qua e là zone innevate ma, eccezion fatta per alcuni punti all'ombra nei pressi della borgata al mattino, le temperature miti e la scarsa consistenza del manto nevoso non hanno reso necessario l'utilizzo di ciaspole o ramponi: d'altronde qui siamo in piena esposizione sud - sud est. Comunque in caso di temperature rigide e scarso innevamento avere dietro dei ramponi potrebbe tornare molto utile in  caso vi fossero tratti ghiacciati e\o con neve dura.

Il pozzo piezometrico 

Il pozzo piezometrico e la casa di guardia del pozzo

Dall'enciclopedia Treccani: " opera idraulica che si inserisce lungo le condotte in pressione per smorzare gli effetti dei colpi d'ariete (...) negli impianti idroelettrici ad alta caduta il pozzo piezometrico è posto tra la galleria di derivazione  e condotta forzata, ed è costituito da una condotta verticale con sbocco all'aria libera; il suo scopo è quello di diminuire le sovrapressioni dovute ai colpi d'ariete nella condotta forzata  e pressoché di annullarle nella galleria di derivazione ".
A questa condotta forzata afferiscono non soltanto le acque provenienti dal serbatoio dell'Eugio (  1900 m.s.l.m , 4,95 milioni di mc)  ma anche quelle del serbatoio di Telessio ( 1917 m.s.l.m , 23 milioni di mc ) : l'impianto Telessio - Eugio - Rosone sfrutta un salto di 1217 m ; nella centrale di Rosone sono installati due gruppi da 41,2 MW di potenza ciascuno, con capacità produttiva di circa 200 GWH / anno ( http://www.irenenergia.it/ChiSiamo/Attivita/EnergiaElettrica/ImpIdroelettrici.html ) .
Presso il pozzo vi è anche la casa di guardia: un tempo dei guardiani erano presenti in pianta stabile anche qui, così come presso la stazione intermedia del piano inclinato a Testa d'Aj.

Dal pozzo al lago

Arrivati sulla pista che conduce alla diga, ecco che la quantità di neve presente aumenta repentinamente e "finalmente" calziamo le ciaspole: ora non ci resta che percorrerla fino al lago, godendoci il panorama ed il paesaggio. Ho messo "finalmente" tra virgolette poichè nelle condizioni da noi incontrate la cosa migliore era riuscire ad arrivare sin qui senza dover utilizzare le racchette da neve.

Lungo la pista: vista verso la dorsale Carello-Cialma ( in secondo piano a dx)  e la spartiacque Orco -Lanzo, dal monte Cimero ed Uja di Corio ( a sx ) fino alla Rocca Maunero ( a dx )
Lungo la pista: uno sguardo verso il basso vallone dell'Eugio nei pressi del "trivio"
Camosci nel vallone




Curiosità: tutti i mezzi pesanti necessari alla costruzione della diga dell'Eugio - camion, escavatori etc - vennero trasportati smontati lungo il piano inclinato e poi riassemblati in loco, sfruttando la pista carrozzabile per raggiungere il luogo dei lavori. 


Camoscio a Colmetta




La pista carrozzabile,  sostanzialmente pianeggiante o quasi , raggiunge  il serbatoio dell'Eugio in leggera salita ;  il suo impatto paesaggistico è tutto sommato modesto, come potrete intuire osservando le ortofotocarte, risultando sostanzialmente "camuffata" all'interno dei ripidi pendii attraversati.    Oggi, con varie motivazioni, si costruiscono piste paesaggisticamente  molto impattanti e costose ( con altrettanto ingenti costi di manutenzione periodici ) , magari al servizio di impianti idroelettrici con modesta pendenza installata ( mini e micro idroelettrico) .
Alpe Eugio sotto la neve
Alcuni galli forcelli maschi "volano" al nostro passaggio ed a più riprese possiamo sentirne il canto;  sopra di noi , in direzione di Colmetta , e più in basso  nel vallone possiamo osservare gruppi di camosci.
Arrivo al lago ( vista verso la parte alta del vallone ) 



La casa di guardia del lago d'Eugio
Man mano che ci avviciniamo al lago ( in presenza di neve ci vuole almeno mezz'ora di cammino dal pozzo per raggiungerlo) la quantità di neve aumenta; il lago è bianco, coperto di neve: uno spettacolo da vedere! 


Arrivano le nuvole...

Consumato un veloce panino, facciamo dietrofront, proprio mentre le nuvole che al nostro arrivo insistevano ancora sul Moncimour hanno ormai raggiunto la conca occupata dal lago. 
Al ritorno: vista verso l'alpe Montagnè di sopra (riuscite a vederla in mezzo ai larici ? ) 
Il percorso di ritorno lungo la pista, complice la pista battuta al mattino e l'abbassamento delle temperature, si rivela molto meno faticoso rispetto all'andata, ma altrettanto suggestivo: ora infatti  nevischia, con il verde intenso degli abeti rossi a fare da sfondo.
Mentre ci avviciniamo alla fine della pista, non possiamo fare a meno di dare uno sguardo alla dorsale percorsa in salita: abbiamo camminato per un bel pezzo! 
Uno sguardo verso la dorsale di salita
Abbandonata la pista, riprendiamo il percorso fatto al mattino, che riusciamo a seguire abbastanza fedelmente ,  raggiungendo senza troppi intoppi la Pezza, sotto una fine nevicata. 
Nevica nel bosco\ effetti dello scirocco

Anche qui i venti di scirocco hanno causato qualche trauma ai boschi! Visto che la debole nevicata sta rendendo molto fiabesco il paesaggio, decidiamo di fare una breve variante in discesa, a raggiungere la chiesa del Fuet, della quale abbiamo già parlato diffusamente qui , passando per la borgata Ceresa . La vecchia mulattiera c'è e si vede, ma non sempre è percorribile. 
Chiesa di San Bernardo, San Domenico e Madonna del Carmine al Fuet 
Anche la spianata su cui sorge la chiesa comincia ad avere qualche problema nei muri di sostegno.
Dal Fuet lungo il sentiero recentemente segnato e ripulito facciamo ritorno a Cussalma, quando ormai è diventata notte ( le giornate sono ancora corte ).


Arrivando a Cussalma, vista verso la centrale di Rosone ( da smartphone) 

Conclusioni

Il lago d'Eugio con la neve è bellissimo , uno spettacolo da vedere , ma non è  per tutti, come ampiamente spiegato in premessa, ragion per cui sconsiglio fortemente a chiunque di intraprendere questo itinerario senza l'ausilio di una persona esperta del luogo , eccezion fatta per  i "cani da sentiero" e gli escursionisti in grado di trasformarsi  in cinghiali ( due figure spesso coincidenti) , i quali  forse riuscirebbero a cavarsela senza troppi graffi e fatica. 
Non ci credete ? Allora provate! Arrivederci ad a presto con le Storie!