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lunedì 29 novembre 2021

La "terza via" per l'Arzola

Passato o presente ? 

In cima al monte Arzola


Correva l'anno 2017 quando con gli amici Franco e Blin salimmo da Cussalma al lago d'Eugio passando per la "scorciatoia" ( e scendendo lungo l'acquedotto\roggia della Pezza) . Ciò che non riuscimmo a localizzare fu il rudere di quota 1535 , peraltro già individuato in precedenza dagli stessi  Franco e Blin , primi "risalitori" della "terza via" per l'Arzola ( dal vallone dell'Eugio per il versante SO) , ossia il punto nel quale il sentiero che sale ( saliva)  ripido in direzione nord-est dal ponte di Ugiet si biforca(va): in direzione nord-ovest per l'alpe Fioria - lago d'Eugio ed in direzione sud-est verso le erbose pendici del monte Arzola.

Quando si parla di certi sentieri, davvero viene il dubbio su quale tempo verbale utilizzare per riferirsi ad essi: presente o passato ? Esistono ancora o sono soltanto leggende cartografiche ? Ma nelle leggende, si sa , c'è sempre un fondo di verità!

Elaborazione su carta Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 



Ri-risaliamo? 

L'autunno 2021 porta con sè idee balzane, ed in particolare quella di essere  "ri-risalitori" dell'Arzola dal vallone dell'Eugio ( già  il semplice fatto di arrivare ad un simile argomento di conversazione è notevole)   : 
- " Ma che bel giro! Perche non proviamo a farlo anche noi ? "
- " Ok, ma non garantisco il successo!"
E così, in una calda giornata di ottobre, ecco che infilate nello zaino roncola e forbici potatrici , partiamo dalla frazione Cussalma di Locana e passando per le borgate Balmetta e Veso arriviamo alla volta dell passerella in legno di Ugiet.
Sul percorso che sale da Cussalma al suddetto attraversamento vi è infatti ben poco da aggiungere in questa sede, sia perchè il percorso è attualmente in ottime condizioni, sia perchè in queste pagine, se andate a cercare, ci siamo già ampiamente dilungati sul vallone dell'Eugio...
Nel bosco di faggi


E' qui che viene il bello...

Attraversato il ponte, anzichè proseguire lungo il sentiero che sale verso l'alpe Ugiet ed il lago d'Eugio,  si comincia a salire, praticamente quasi in verticale, in direzione NE nel bel bosco di faggi. Un'esile e discontinua traccia , non facile da reperire se non si è pratici del posto, porta a raggiungere e risalire un ripido valloncello mantenendosi sulla sua sx idrografica; a circa 1300 m di quota il valloncello si restringe, le pendenza aumentano e la traccia si fa più logica ed evidente.
Nel bosco di faggi - 2


A 1400 m di quota circa occorre però portarsi sulla sponda dx idrografica del suddetto valloncello: e qui comincia il bello, poichè si abbandona il bel bosco di faggi per inoltrarsi in una fitta boscaglia composta prevalentemente da noccioli, sorbi e saliconi, corredata da un manto erboso particolarmente rigoglioso.
Lavorando di roncola e forbici potatrici e, soprattutto. avendo un occhio allenato a "scrutare" il terreno, si possono ancora notare qua e là piccole sistemazioni del terreno ( piccoli muri a secco, qualche scalino) ed intuire la "logica" del percorso.
Parliamo di "logica" poichè la traccia risale il versante con strette e ripide svolte , al contempo adeguandosi e sfruttando la natura del versante, fino a raggiungere un curioso passaggio, cioè una stretta cengia incassata tra due grandi pareti di roccia che si percorre verso destra.
Superata la cengia, ancora qualche svolta in salita e si perviene in una piccola radura erbosa; a questo punto occorre puntare verso alcuni faggi posti in alto verso destra, raggiungendo così il rudere di quota 1535.

Il rudere di quota 1535

A che cosa sarà mai servita questa costruzione, in corrispondenza della quale il percorso si biforca, a destra in direzione Fo, ed a sinistra in direzione dell'Alpe Fioria ?
Una piccola stalla per il ricovero degli animali appare la destinazione d'uso più credibile, considerando anche il fatto che il tracciato appena percorso ben si presta come "via dle crave" , non certo come "strada per le vacche".

E dopo ? Ancora meglio!

Nei pressi di un piccolo rio...

Aver raggiunto ed individuato il rudere non deve indurre a facili ottimismi, poichè per toccare le comode propaggini erbose del versante sud del monte Arzola, c'è ancora parecchio da tribolare !
Incomincia qui infatti il tratto più bisbetico del percorso: superata la costruzione diroccata occorre infatti proseguire quasi in piano, seguendo vaghe tracce di animali sotto una fitta boscaglia di noccioli che costringe sovente a camminare chini ed a compiere strane acrobazie tra un tronco e l'altro.
Arrivati in corrispondenza di un piccolo rio, la copertura di noccioli si dirada e si raggiunge una radura erbosa: è questa l'occasione per dare un'occhiata in giro e raggiungere un bel bosco di faggi, posto poco più in basso su una balza rocciosa a picco sul vallone dell'Eugio.

Radici secolari

L'osservazione delle radici secolari di un faggio, visibilmente oggetto di ceduazione nei decenni passati ( ad occhio e croce si direbbe almeno 60-70 anni fa) , è fonte di interessanti considerazioni naturalistiche e di profonde riflessioni: ciò che ha radici non scompare! Possiamo abbattere più volte e più volte, ripetutamente, ciò che sta fuori terra, ciò che attiene alla dimensione più esteriore , ma tutto ciò che è innervato con la terra ,tutto ciò che è interiore è destinato a sopravvivere e , ciò che è più importante, ad emergere!

Vipera aspis



Poco più in basso, un esemplare di vipera aspis, ben mimetizzato nel substrato di roccia e foglie, si gode il sole del mattino ed il calore trasmesso dalla tiepida superfice di un masso.

Vista sul basso vallone dell'Eugio


Affacciandoci sul limitare della balza rocciosa, la vista a picco sul basso vallone dell'Eugio e sul terreno circostante ( difficile, ripido, roccioso, inospitale) è davvero mozzafiato! Quanti ostacoli sembrano insuperabili, quante cenge, pendii ripidissimi sembrano irraggiungibili, insuperabili!
Eppure, come abbiamo appena avuto modo di constatare, l'uomo ha praticato l'agricoltura di sussistenza anche qui, sfruttando il minimo spazio agibile! A maggior ragione dovremmo riuscire a cavarcela noi, semplici "esploratori dell'inutile".

In direzione di un ripido canalino semiboscoso

Dobbiamo però interrompere l'idillio ed abbandonare la panoramica e dirupata oasi boschiva , per riprendere il filo del cammino.
compagnia faunistica
Riguadagnata la radura erbosa, il percorso diventa obbligato: occorre ora abbassarsi leggermente in direzione sud-est verso la stretta gola incisa dal rio Force , nuovamente sotto una fitta copertura di noccioli, fino ad attraversarlo proprio di fronte ad un ripido canalino semiboscoso, che occorre risalire fino in fondo.
Tutto un susseguirsi di dirupi...

Sia verso monte che verso valle infatti è tutta una successione di ripide pareti rocciose e precipizi , non ci sono altre vie d'uscita!


Se poi guardiamo alla compagnia "faunistica" che popola questa rude zona, abbiamo la conferma della sua "comoda" percorribilità: ecco un giovane stambecco che ci guarda stupito...

Occorre risalire fino in fondo il ripido canalino...

Risalito il ripido canalino, nel quali ahinoi la vegetazione continua ad essere piuttosto lussureggiante, con un breve traverso in piano si raggiunge un bel bosco di faggi, che è anche il bosco di faggi posto a maggior quota della valle Orco.
Le leggende locali dicono che in questa selva viva una deliziosa fata, pronta a premiare i viandanti rispettosi con succulenti frutti della terra o, viceversa , a punire quelli irrispettosi con mille piccoli dispetti, tra cui per esempio quello di attaccargli le zecche.

la Fata...

Resi i dovuti omaggi alla dama del bosco, per risparmiare tempo, anzichè spostarci verso destra in direzione dell'alpe Fo, decidiamo di risalire direttamente in direzione nord , sbucando così in breve al di fuori della copertura arborea.

Dritti in punta...


Usciti dal bosco, continuiamo a risalire dritto per dritto, ora su "comoda" superfice erbosa , fino a raggiungere l'alpe Fo superiore.
Nonostante l'assenza di sentiero e la ripidezza del pendio, in questo tratto del percorso ci sembra di volare, dopo tutte le difficoltà affrontate in precedenza!

Alpe Force

Dall'alpe Fo superiore, per tracce di sentiero raggiungiamo quindi l'alpe Force ed il monte Arzola, dove ci concediamo una meritata pausa mangereccia.

in punta al monte Arzola

Chi si accontenta? Non gode !

E' vero, potremmo a questo punto scendere dall'alpe Croce ed andare a prendere la "strada delle vacche" che scende a Barelli e Montepiano, senza ulteriori grattacapi. Potremmo tornare alle nostre case e dire: ecco, abbiamo fatto tutto ciò che ci eravamo prefissati, niente di meno e niente di più....
Potremmo farlo , ed invece optiamo per mettere la classica "ciliegina" sulla torta, optando per scendere dalla gola del rio Fo.

Scendiamo ad attraversare il rio Fo

E così ripassando per l'alpe Force , raggiungiamo l'alpe Pian del Prete, al di sotto della quale, presso un piccolo gruppo di faggi secolari, imbocchiamo il sentiero che raggiunge(va) le alpi Bassetta e Forcetta ( siamo sempre lì, a cavallo tra passato e presente) . Giunti in vista del rio Fo, cominciamo a scendere ripidamente in direzione sudovest fino a raggiungere il punto nel quale attraversando il suddetto rio si raggiunge la roggia che un tempo serviva l'alpe Curlo.

in alcuni punti la roggia è crollata

Tale ardita roggia, assecondando mirabilmente il rilievo della montagna , asperrimo e pieno di "anse", ci porta a raggiungere il Curlo, posto praticamente sul versante sud della valle Orco. Anche in questo tratto del percorso occorre fare molta attenzione, poichè in alcuni tratti la roggia è crollata e la vegetazione, ancora rigogliosa e comprendente macchioni di felci ad altezza uomo, rende talora di difficile reperimento il giusto percorso , che un pò percorre ed un pò interseca il canale , il cui tracciato è caratterizzato dalla presenza di salti. Ed è proprio in uno di questi salti, per fortuna molto modesto, che il sottoscritto incappa "nuotando nelle felci".
salti e precipizi


Anche qui il percorso è obbligato o quasi , dato che il percorso attraversa pendii ripidissimi a picco su precipizi di centinaia di metri...
Il Curlo


Dal Curlo con un traverso quasi pianeggiante in direzione est raggiungiamo infine il sentiero per Barelli, che seguiamo fino alla frazione Costa; da qui lungo la strada asfaltata andiamo a prendere la sterrata per la regione Trucca, dalla quale per comodo sentiero scendiamo ad attraversare il rio Eugio sulla passerella di quota 741 facendo infine ritorno a Cussalma.
Missione compiuta ! Non c'è che dire , oggi ci siamo proprio tolti la voglia di wild!
Chi scrive però, oltre ad aver fatto ritorno alla propria dimora con succulenti frutti della terra, si è ritrovato pure con una zecca sul collo: senza dubbio opera della fata del bosco, che in questo caso ha optato per unire premio e punizione nei miei confronti ! Dove avrò mai sbagliato ?

venerdì 3 luglio 2020

Anello selvaggio - Cima Fer da Chiapetto per Andorina e Nivolastro

"Circondato da montagne poco nobili per gli alpinisti e troppo impervie per i semplici camminatori . Perfette per me, invece, perchè quel mondo era quanto di più selvaggio potessi desiderare: fatto di rocce rotte, creste, nevai e senza nessuno intorno"  ( P. Cognetti, Il ragazzo selvatico )


Una "montagna di mezzo"




Cima Fer vista da.. vicino
Cima Fer è una montagna situata al centro della valle Soana e formata da una serie di punte di cui la più alta, 2646 m , è quella con il triangolino del Cai di Rivarolo.  I suoi contrafforti vanno a dividere la valle principale dal  vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a nord


Cartina del percorso

dispetto della modesta quota
, si tratta di una meta di non facile accesso, circondata in ogni direzione da zone rocciose e\o impervie, ad elevata "wilderness" , sulle quali ormai da decenni l'uomo ha posto fine ad ogni forma di utilizzo; a dispetto della posizione geografica strategica e dell'evidente profilo, è infatti una meta molto poco frequentata.
Tuttavia definire Cima Fer una montagna "poco nobile per gli alpinisti" è assolutamente ingiusto, dato che sulle sue pareti il grande Giusto Gervasutti aprì una storica via le cui ripetizioni ogni anno si possono contare sulle dita di una mano. Anche coloro che ogni anno osano avventurarsi per le vie "normali" , "escursionistiche", si possono contare allo stesso modo...

E' una questione di qualità e fiducia, non una formalità!

Camoscio lungo la cresta di Cima Fer
Quando si affronta una "montagna di mezzo" come Cima Fer, è fondamentale scegliere con cura i propri compagni di viaggio: non tutti sarebbero in grado di farcela, e non tanto e non solo per una questione di allenamento (un minimo di preparazione fisica è assolutamente necessaria, ovviamente) o  di tecnica ( per muoversi in questo tipo di ambiente sono richiesti senso dell'orientamento, capacità di muoversi fuori sentiero , su terreni ripidi e\o esposti ed alcune malizie che non insegnano nè le guide alpine, nè ai corsi del Cai - senza nulla togliere ovviamente a queste due importantissime istituzioni) , quanto per una questione di spirito, di mentalità. E' inoltre necessario avere fiducia incondizionata reciproca, essere molto affiatati , pronti e determinati quando si devono effettuare delle scelte, perchè questo genere di itinerari ti pone spesso di fronte a delle alternative non banali!

Per raggiungere la meta - e per chiudere un vecchio conto in sospeso   - questa volta ho scelto di essere in compagnia di Laura. Per lei è la prima volta su un itinerario così "wild", ma io ho piena fiducia nelle sue capacità, so che è assolutamente in grado di farcela perchè ne possiede tutte le caratteristiche! Ed anche lei - dimostrando un notevole spirito d'avventura - ha piena fiducia nella mia "guida". Ed io? Io che dispenso giudizi,  sarò in grado di farcela ? Vedremo!


Da Chiapetto alle Grange Regomb

Mucche al pascolo ad Andorina

Lasciata l'auto alla frazione Chiapetto di Valprato Soana, imbocchiamo il comodo sentiero che sale deciso fino a raggiungere la borgata Andorina, un tempo abitata tutto l'anno. Qui oggi a farci compagnia troviamo unicamente una simpatica mandria di mucche, a cui evidentemente dobbiamo essere risultati molto simpatici, dato che cercheranno di seguirci per un pezzo.
Poco a destra della frazione , un discreto sentiero segnato con tacche rosse riprende a salire, sempre con pendenze abbastanza sostenute, fino alle grange Ardegal.
Grange Ardegal
Dalle Grange Ardegal continuiamo a seguire i bollini di vernice , su traccia che si fa via via più labile e lasciando alla nostra destra il panoramico alpe Giua (  che meriterebbe una visita , ma oggi non abbiamo tempo da perdere) e raggiungiamo la conca occupata dalle Grange Regomb, posta proprio ai piedi di cima Fer.


Il panoramico alpe Giua

I grandi mucchi di pietre che si vedono un pò ovunque testimoniano gli imponenti lavori di "bonifica" del terreno che gli antichi colonizzatori di queste superfici dovettero mettere in atto per aumentare la superficie di pascolo. 
Le grange Regomb e cima Fer

Dalle grange Regomb si potrebbe  salire direttamente verso la cima per il ripido canalino nord-nordest, ma non essendo ancora completamente sgombro dalla neve, decidiamo di andare a prendere la cresta più a sud, traversando in direzione della grangia Malpensata. 

Il traverso verso la Malpensata

Camoscio tra pietre, uline e rododendri
A sinistra delle grange, una traccia segnata dai guardaparco con bollini rossi attraversa il versante est di cima Fer in direzione della Malpensata; parlare di "traccia"è quanto di più appropriato, dato che si tratta di un percorso vago, attraverso pietraie,  ripidi pendii di "erba olina", mirtilli  e rododendri,  valloncelli pieni di "drose", che aggira numerosi salti di roccia con molti saliscendi  e  nel quale occorre fare sempre molta attenzione a dove si mettono i piedi ed a non perdere i segni rossi ( fattore che andrebbe a complicare ed a rendere ulteriormente più faticoso il tutto). Si tratta ormai di vere e proprie "tracce di camosci", che ne sono i principali fruitori!
Traversando nel ripido

E' su questo genere di terreni che si imparano certe  malizie , retaggio degli antichi abitanti delle nostre montagne, e si sviluppano un certo tipo di agilità e la capacità di "intravedere" e scegliere passo per passo il percorso più comodo e meno faticoso , una sorta di ottimizzazione automatica delle proprie energie che si rivela molto utile lungo ed a fine giornata.
Tra le drose
Arriviamo così a raggiungere il contrafforte che scende dalla punta quotata 2317 m sulla carta MU della Valle Soana , dal quale si vede bene tutta la cresta che in direzione  nord-ovest raggiunge la cima Fer. 

Il contrafforte che sale alla punta q. 2317
Dato che raggiungere la Malpensata in questo momento sarebbe soltanto una perdita di tempo, decidiamo di risalire il contrafforte fino alle punta quotata 2317 m. Da questo punto in poi anche i "bollini rossi" ci abbandonano. Siamo ora totalmente padroni del nostro destino e liberi, onori ed oneri, di scegliere dove passare!
Dalla q.2317 - cima Fer è ancora lontana!

"Vedi cos'è che io amo di questi percorsi? La sensazione di libertà che ti dà il fatto di poter scegliere dove passare, senza essere costretto in percorsi prestabiliti . Non ci sono posti giusti o sbagliati in assoluto: tutto dipende dalle tue capacità personali, dal tuo metro di giudizio e dalle condizioni meteorologiche ed ambientali, che sono sempre sovrane." 

La cresta ( ovvero dell'arte di arrangiarsi)

Arrivati a quota 2317...
Arrivati alla punta q. 2317, si schiude di fronte a noi il magnifico panorama delle montagne del vallone di Forzo; io propongo di attraversare tutto sotto cresta in versante Soana per puntare direttamente alla cima, che è ancora lontana, ma Laura, che è un'ottima arrampicatrice,  propone di fare tutta la cresta: decidiamo dunque senza esitazioni di seguire per quanto possibile il filo di cresta fino in cima.
Vista sulle montagne del vallone di Forzo...

La cresta si presenta subito divertente, con le sue prime asperità che ci "regalano" qualche facile passo d'arrampicata; e mentre sull'erba, nei rododendri o nei traversi continuo ad essere io la "guida",  sulla roccia è la mia socia, che ha maggiore dimestichezza con l'arrampicata e l'esposizione rispetto a me, a scegliere ed a valutare. Ed ecco che entra in gioco l'affiatamento !La squadra funziona, insomma! 

La cresta ci regala subito qualche facile passo d'arrampicata...
Quando si affrontano una cresta od un percorso fuori sentiero, ci si trova spesso a che fare con asperità, punti esposti, delicati traversi e, di conseguenza, a doversi un po' inventare il percorso ed operare continuamente delle scelte.
Ed ecco che ad ogni passaggio occorre chiedersi se sarà "obbligato" o se ci sono vie di fuga; ad ogni torrione o blocco di massi accatastati valutare se si è in grado di scendere\disarrampicare dal lato di salita e poi da quello di discesa.In altre parole , occorre sapersi arrangiare!
A dire il vero in questo tratto io, che non amo roccia ed esposizione, sono il più preoccupato: "Laura, di là si riesce a scendere ? Laura di là si passa ? Laura si può eventualmente aggirare anche dopo ?  Controlliamo bene!  ".
"Con calma - risponde  la mia socia - con calma una soluzione si trova sempre!" 
Lungo la cresta...1
E per riuscire a trovare sempre una soluzione occorre sgombrare la mente da ogni pensiero superfluo, valutare attentamente ogni passaggio e le sue conseguenze sul prosieguo dell'escursione ed infine decidere cosa fare in base alle proprie capacità personali e di chi si ha assieme! Se invece si agisce con leggerezza, elevato diventa il rischio di incidenti in percorsi di questo tipo, ma non è il nostro caso. Noi, sia bandita ogni presunzione dal mio scrivere, non agiamo con leggerezza!
Lungo la cresta... 2

Laggiù cima Fer

Asperità lungo il percorso

Un ultimo torrione decisamente proibitivo
Lungo tutta la cresta, soltanto in un punto compiremo una valutazione diversa: io optando per un aggiramento  tra i rododendri in versante Soana, lei per una disarrampicata in versante Forzo.: infatti per qualche minuto non riusciremo più a vederci nè a comunicare .Ed ecco che entra in gioco la fiducia reciproca incondizionata e... ben riposta, dato che ci ritroviamo qualche minuto dopo entrambi interi e... integri.


Giunti in vista della punta 2621, lanciato un occhio all'orologio ed ad un torrione che appare decisamente proibitivo da superare direttamente , puntiamo ora direttamente alla vetta, che in breve raggiungiamo.


In cima!

Dalla cima, panorama verso la catena degli Apostoli

 La giornata è di quelle da segnare nel calendario: un primo giorno d'estate da non credere, senza neanche la formazione di cumuli pomeridiani. Anche il meteo oggi ha deciso di essere un nostro alleato!
Dalla cima , panorama verso Rosa dei Banchi. Sullo sfondo il monte Rosa
Ci godiamo quindi una meritata pausa, mentre ammiriamo il panorama e diamo una sbirciata alla via Gervasutti , che domina la conca dell'alpe Antena, visibile più in basso. Si vede molto bene anche il lago Lazin!
Vista su Torre Lavina e via Gervasutti

Come sempre quando si arriva in un luogo del genere, non si può far a meno di pensare, un pò malinconicamente, che si tratta di uno di quegli itinerari che non si ripetono tutti i giorni o tutti gli anni.
Ma l'arrivo in vetta, come recita l'antico adagio, è soltanto metà del percorso. Nel nostro caso forse anche meno! Non paghi dell'esperienza appena compiuta, decidiamo infatti di ampliare i nostri orizzonti, dirigendoci alla Malpensata, con l'idea di realizzare un anello con la borgata Nivolastro . Come si fa ad andare ad Andorina tralasciando Nivolastro ? Assolutamente non si può fare!


Alla Malpensata ( nuotando tra i rododendri) 

In vista della Malpensata...



Scendendo dalla punta, questa volta decidiamo di tagliare tutto sotto cresta, puntando a tornare  nella piccola spianata in cui avevamo abbandonato la "traccia" segnata con i bollini rossi. 
Grangia Malpensata
Ormai procediamo spediti, rotti  come siamo  alla progressione tra rododendri esuberanti ed "ulinne" rigogliose, affrontando i numerosi e puntuali saliscendi senza affanni... 
 -" Però, alla fine tengono abbastanza questi rododendri!"
- " Si, basta non farci troppo affidamento... e soprattutto fare attenzione a che non ci siano buchi! Quando ce ne sono tanti e fitti, sembra di nuotare - nuotare tra i rododendri! Bisogna lasciarsi andare!".
Uno sguardo verso Forzo
Giunti in vista della suddetta spianata, decidiamo di tagliare direttamente verso la Malpensata, andando a riprendere la traccia un pò più in là. Ecco che l'acqua comincia a scarseggiare, anzi è quasi finita quando arriviamo alla Grangia Malpensata , proprio mentre l'ultimo raggio di sole che la illumina sta volgendo ad ovest. 
In questo luogo incredibile, è d'obbligo una pausa contemplativa! Pare che il nome della località sia dovuto ad un precoce abbandono della grangia a causa della mancanza d'acqua : da qui  il toponimo "Malpensata".Anche noi infatti non abbiamo trovato nessuna fontana arrivando qui, tranne una talmente esigua che era impossibile servirsene.Quale terribile bisogno ha spinto degli uomini a costruire un alpeggio in questo luogo impervio , a cavallo tra val di Forzo e Val Soana ? 

Inizio della traversata verso la bocchetta Furchia

Traversata nelle ulinne - verso la bocchetta Furchia







Si traversa nel ripido





Dalla Malpensata si dipartono altre due tracce : una in direzione dell'alpe Cial, posta lungo il versante ovest di Cima Fer in versante Forzo, ed una in direzione della bocchetta Furchia  1820 m ( non segnata sulla carta) . Noi cominciamo a seguire quindi i segni che conducono alla bocchetta...
come i camosci...lungo la loro traccia!



E comincia così una lunga traversata tra ripidi pendii di erba ulinna, dove occorre fare la massima attenzione ad ogni passo, poichè su quest'erba scivolosa, in presenza di pendenze sostenute come nel nostro caso, davvero si rischiano lunghe scivolate.Ma noi sappiamo come muoverci, ormai conosciamo bene i segreti delle ulinne, e ci sentiamo proprio come i numerosi camosci che incontriamo lungo la traccia, anzi questa e' proprio la loro traccia!
Gli esseri umani non hanno dovuto far altro che "segnarla", a quanto pare!
Una dorsale via l'altra...

Una via l'altra attraversiamo numerose dorsali in versante Forzo, punteggiate da ciclopiche emergenze rocciose, alle quali la nostra fantasia si diverte ad assegnare analogie, nomi , significati.
Tra ciclopici affioramenti rocciosi...
Perfino ora che abbiamo finito l'acqua ed ogni dorsale scavalcata non è mai l'ultima, l'ottimismo ed il sorriso non abbandonano i nostri volti, perchè l'ambiente che attraversiamo ci ripaga ampiamente di ogni fatica , fisica e di concentrazione.
Quando infine raggiungiamo la bocchetta Furchia, siamo fuori dal sole già da un pezzo, anche se abbiamo ancora dinanzi a noi ore di luce!
Il grande monolite della Furchia
"- Una volta che siamo arrivati alla bocchetta siamo a posto: in poco tempo saremo a Nivolastro, poi di lì a Chiapetto si va in autostrada, anche se venisse notte non ci sarebbe nessun problema" - sentenzio.
Ed eccoci infine alla bocchetta, a picco su Nivolastro.

























Le ultime parole famose: ( il colpo di coda dell'avventura...)

"Un ultimo pezzo più ripido, poi  arriveremo nel bosco e potremo cominciare a rilassarci: sono stato qui già parecchie volte, l'ultima solo quest'autunno". Ormai è fatta dunque... e invece piccola sorpresa: la rigogliosa vegetazione fa sì che per la prima volta smarriamo la traccia!
Ecco l'imprevisto "imprevedibile" che comincia a scalfire un pò l'ottimismo, anche se cerchiamo di ingannarlo tenendoci il morale alto a vicenda, tra canti e barzellette...Perdere la traccia quando si è quasi arrivati a Nivolastro è davvero il colmo! E invece va proprio così, e non saremo in grado di ritrovarla che nell'ultimo pezzo!
Eccoci infine a Nivolastro!!!
A dire il vero io sono terrorizzato all'idea di non arrivare a Nivolastro di giorno e comincio ad allungare:
- " Marco, aspettami  , fammi vedere bene dove passi!" - ma io sono sempre qualche passo avanti, perchè voglio accorciare i tempi il più possibile. La nostra progressione ora si è fatta infatti più difficile, sicuramente anche per la stanchezza , ma soprattutto per via del terreno, ripido ,senza sentiero ed invaso dalla vegetazione. Ormai ci siamo abbonati, ma speriamo di non trovare altri ostacoli che ci costringano a perdere tempo!
Una volta rilocalizzata visivamente Nivolastro, in uno dei pochi punti aperti, ecco che decidiamo di scendere il più linearmente possibile, dato che siamo proprio in direzione !
Ed ecco che entrano in gioco la capacità di orientamento e di leggere il territorio: fortunatamente qua e là si vedono ceppi di tronchi tagliati, zone con folti noccioli, indice del fatto che ci troviamo in luoghi un tempo praticati dagli esseri umani. 
E così, quasi arrivati a Nivolastro, ecco che ritroviamo un discreto sentiero e sbuchiamo finalmente nei suoi grandi prati!E' ancora giorno! Ce l'abbiamo fatta!


La notte comincia pian piano a scendere

Chiusura dell'anello

Dopo una meritata pausa dissetatrice ( eravamo senza acqua dalla Malpensata!) , andiamo ad imboccare il comodo sentiero che raggiunge Chiapetto attraverso bellissimi boschi di faggio ed abete rosso, mentre la notte comincia a scendere pian piano su di noi. 
Laura ha anche una pila frontale e non posso davvero dire che abbia fatto male a portarla con sè: non si sa mai ed oggi in definitiva sarebbe proprio servita ! 
Attraversata la passerella sull'omonimo rio, raggiungiamo infine l'agognata Chiapetto, dopo ben 13 ore di cammino, stanchi neanche troppo, soddisfatti tantissimo!
E questo è quello che conta, perchè fare un giro ad anello così non è roba da poco! E non vediamo l'ora di farne altri simili! "Next time Everest ?" 


Conclusione: 

Come scala di difficoltà questo itinerario può essere classificato come EE/F ;se vi fosse  piaciuto ed aveste intenzione di provarlo,  l'unica raccomandazione che vi facciamo è quella di non prenderlo sottogamba, tenendo conto di tutte le criticità che speriamo di aver ben evidenziato nell'articolo e facendo attentamente le vostre valutazioni.
Arrivederci ed a presto con le Storie!