}
Visualizzazione post con etichetta Trekking. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trekking. Mostra tutti i post

sabato 16 ottobre 2021

I pirati del Gran Paradiso ( la riconquista del Regno delle Placche)

1.Premessa



Ciascun essere umano acquisisce, dopo aver vissuto un tempo più o meno lungo , una certa consapevolezza di quali sono i suoi pregi ed i suoi limiti, le sue certezze e le sue fragilità. E in base  questa "definizione di sè", per quanto incompleta, cerca di ritagliarsi un "posto felice", una "dimensione" all'interno dell'ambiente fisico e sociale nel quale si trova a vivere.
Nasce il giorno a Ciantel 



Si possono tuttavia verificare nel corso della vita eventi in grado di scuotere dal profondo tali certezze, così come , all'opposto, eventi in grado di andare ad irrobustire le fragilità; un evento del primo tipo era esattamente ciò che era capitato di recente al "cacciatore di sentieri",  costretto ad un'imprevista notte all'addiaccio...
Per ritrovare sè stesso , il Varda decise dunque di tornare nel suo "terreno di caccia" preferito , e cioè il "Regno delle Placche", questa volta in compagnia di Lady Marianna, entrambi smaniosi di poter ammirare  nuovamente le meraviglie della Piata di Lazin  , del lago Gelato e tutto il resto...
La stretta ed incassata parte bassa del vallone di Boiretto , ancora in ombra


Lady Marianna era "una fanciulla di sedici o diciassette anni, dalla taglia piccola, ma snella ed elegante",  discendente di un qualche lord inglese , amante dell'avventura e delle escursioni e pedalate massacranti, che pretendeva sempre di svolgere alla massima velocità. 
Per questo motivo il Varda , un indigeno che viveva nel delta dell'Eugio in compagnia del suo cane Chopin e dei suoi vari gatti, era sicuro che questa volta la battuta di caccia si sarebbe svolta in tempi olimpici: niente notti all'addiaccio o rientri notturni...
Vista sul monte Colombo dal vallone di Boiretto




2. Il vallone del Boiretto




Alle ore 7,30 circa del 30 settembre 2021 , il Varda e Lady Marianna si incamminarono dalla frazione Ciantel di Ribordone alla volta del vallone del Boiretto;  grazie all'esperienza ed alla segnaletica rossa degli indigeni, lo percorsero velocemente, toccando in successione le alpi Laval, Boiretto inferiore e superiore fino a raggiungere la bocchetta omonima. 
In vista della bocchetta..
Le condizioni meteorologiche erano ottimali : non una nuvola sulle montagne,  solo le pianure in lontananza  coperte dalle nubi.

3. Il vallone delle Losere

Panorama dalla Bocchetta del Boiretto: in primo piano il lago delle Losere


Dopo aver effettuato una breve sosta mangereccia presso la bocchetta del  Boiretto , Marco e Lady Marianna si inoltrarono dunque nel vallone delle Losere, in direzione della bocchetta Fioria, cercando di perdere meno quota possibile.
Una volta raggiunto il valloncello\canale adducente al valico , sempre caratterizzato dalla presenza della segnaletica rossa degli indigeni, optarono deliberatamente per ignorarla portandosi sul fianco dx idrografico ,  caratterizzato dalla presenza di comode placche di gneiss occhiadino senza soluzione di continuità o quasi.
Sulle rugose placche...


Tali placche, risultato dell' esarazione dei ghiacciai quaternari sul substrato roccioso, oltre ad avere una superficie regolare , sono anche "rugose", ragion per cui è possibile percorrerle con passo sicuro fino a pendenze non trascurabili ( a differenza delle placche della medesima matrice litologica che  si rinvengono nella parte bassa del vallone dell'Eugio, rese più lisce dall'azione delle acque superficiali): perchè rinunciare ad una simile comodità per qualche macchia di vernice rossa ?
Nei pressi del piccolo specchio d'acqua..


Giunti nei pressi di un piccolo specchio d'acqua  , fu istintivo optare per una pausa contemplativa...

Bocchetta Fioria
Raggiunta infine la bocchetta Fioria,  valico che mette in comunicazione  il vallone delle Losere con il vallone di Lazin, i due camminatori presero l'autostrada delle placche in direzione NO.

4. Il culto della Piata




Per poter percorrere tale  larga e panoramica cresta non è richiesto alcun pedaggio: bastano un pò di buone gambe e volontà! La fantasia viene da sè!
Il panorama circostante, notevole in ogni direzione, contribuiva poi  in maniera determinante a non far sentire la fatica ed ad incrementare il desiderio d'avventura: un passo dopo l'altro le menti si liberavano ed il Varda e Marianna iniziarono a fantasticare di mille mete, mille percorsi alternativi, che sembravano tutti lì, a portata di gamba...
Giunti nei pressi della vetta, laddove le pendenze aumentano sensibilmente e le placche lasciano il posto ad una pietraia, uno sguardo d'insieme alla cresta appena percorsa ne rivela la peculiare  "forma", davvero simile ad un  viadotto !  
Vista sul gruppo del Rosa

Vista sul gruppo degli Apostoli

Vista sul gruppo del gran Paradiso

La cresta "autostradale"

L'immensa spianata sommitale della Piata


La sommità della Piata di Lazin è un'enorme distesa di rocce e detriti, in larga parte pianeggiante, sulla quale le azioni della neve, dei cicli di  gelo e  disgelo determinano il manifestarsi di curiose forme e "disegni" denominati "patterned ground".
- "Non è possibile che tutto ciò sia opera della natura, del caso! "- disse Marianna .
- "Eppure questo è quello che ci dicono le scienze della Terra" - replicò il Varda.
-" Questi cerchi di pietra devono essere opera di qualche  popolazione primitiva: forse si trattava di un  luogo sacro, legato a qualche  culto antico"- insistette ancora lei.
-" O forse degli alieni! Parafrasando i Bluvertigo, se non ci fosse la Piata, riusciremmo ad immaginarla? Ed allora, non potendo io dimostrare inconfutabilmente che questa disposizione delle rocce  non sia dovuta all'azione di qualche forma di vita, non posso neanche scartare la tua ipotesi!" - concluse il cacciatore.
Per meglio onorare la sacra Piata , i due protagonisti del nostro racconto decisero di consumare ivi il loro pranzo al sacco ; mentre affiancavano il cibo del corpo a quello dalla mente, ecco arrivare in cima, attratti forse da qualche forza misteriosa, un primo ed un secondo visitatore: il primo proveniente dalla bocchetta Fioria via vallone di Lazin, il secondo dal passo di lago Gelato via vallone di Umbrias. Quanti fedeli oggi! Nessuno però proveniente dal vallone dell'Eugio! Che strano eh ? 

3. La sfida della nebbia

Può un'avventura essere ripetuta ? Secondo il giudizio di chi scrive no, altrimenti non sarebbe tale! Tuttavia, con i moderni mezzi tecnologici a disposizione, le tracce gps, i sentieri attrezzati e segnalati , la domanda da porre sarebbe la seguente : si può ancora vivere un'avventura ? Il vallone dell'Eugio e le sue zone limitrofe sono uno dei pochi luoghi delle Alpi dove la risposta può essere affermativa.
Ogni azzardo comporta però un prezzo, che solo pirati "navigati" sono in grado di correttamente valutare e di "pagare".
E così questa volta l'alto vallone dell'Eugio riservò ai viandanti non già la sfida di percorrerlo al calar delle tenebre , ma in presenza della nebbia!
Eh si, perchè durante la "pausa pranzo" le prime nubi avevano cominciato a lambire le montagne circostanti.
La cresta nella nebbia..

Lì in fondo dovrebbe vedersi il lago Gelato


A dire il vero la nebbia non era così fitta e permaneva una discreta visibilità , visibilità che però cominciava ad essere scarsa e problematica in una zona  priva di sentieri e segnaletica quale quella che doveva essere percorsa! Alla mancanza di segnaletica sopperiva fortunatamente la buona conoscenza del territorio dei due avventurieri...
Lago Gelato nella nebbia


Senza grossi problemi dunque , dopo aver percorso un tratto di cresta ed essersi poi abbassati leggermente a raggiungere la traccia che sale dal vallone di Umbrias, il Varda e Marianna raggiunsero il valico: il  lago Gelato sfortunatamente appariva immerso nella nebbia e  non fu possibile apprezzarne la visione d'insieme.


Ridiscesi fin quasi a toccarne le sponde sul ripido pendio di sfasciumi, deviarono a sinistra per placche fino a raggiungere l'emissario del lago in un punto attraversabile: la via di discesa passava infatti dalla sponda dx idrografica del vallone dell'Eugio.
Uno dei laghi Bort


Procedendo ora speditamente su comode placche di gneiss, inframmezzate qua e là da morbidi tappeti erbosi ,  e facendo sempre bene attenzione a mantenere la giusta direzione su un percorso conosciuto quasi a memoria , in breve arrivarono al cospetto dei bei laghi Bort.
Le condizioni di scarsa visibilità , che avrebbero potuto anche variare in peggio, purtroppo costringevano a proseguire la "corsa" , impedendo loro di gustare appieno le meraviglie di quei luoghi!
Lago Boccutto
E così, continuando a cavalcare lungo le placche, ecco che i due raggiunsero le sponde del bel lago Boccutto; di qui l'idea era quella di raggiungere  nuovamente il vallone delle Losere per poi risalire alla bocchetta del Boiretto.
Vi è infatti un passaggio, segnalato da alcuni ometti, che consente di accedere al piano del lago Losere superiore. Ai due viandanti bastò un momento di maggiore visibilità per individuarlo e non perdere l'idea della sua posizione sul territorio, raggiungendo così il punto desiderato dopo un saliscendi su terreno alquanto faticoso.




4. Il vallone delle Losere

Arrivo al lago Losere superiore





La visibilità nel vallone delle Losere era purtroppo di gran lunga peggiore; non disperando tuttavia di riuscire ancora a raggiungere la bocchetta del Boiretto, i due decisero di proseguire in direzione del valico cercando di perdere meno quota possibile, con l'idea di raggiungere  la traccia per la bocchetta Fioria, per poi seguirla a ritroso .
Lago Losere nella nebbia
Anche l'orologio non poteva più  a questo punto  venir perso di vista, dato che il vallone del Boiretto non è uno di quei posti in cui si può agevolmente procedere di notte, anche con una torcia
Alpe Losere superiore
Arrivati al lago delle Losere, immerso nella nebbia, data l'ora e la visibilità, al Varda ed a Marianna non restava altro che scendere al lago d'Eugio: lungo tale traccia sapevano infatti che avrebbero potuto fare affidamento se non altro su qualche ometto di pietra, mentre la traccia per la bocchetta del Boiretto ed il sentiero percorso in salita sarebbero stati piuttosto difficili da individuare ; inoltre il sentiero dal lago d'Eugio al suo "delta", così come   il gta che saliva al monta Arzola, potevano essere tranquillamente percorsi anche di notte.
Lago d'Eugio nella nebbia...


A mali estremi, estremi rimedi: dal lago Losere in poi si rese necessario un frequente utilizzo della cartina, che  incrociata con la posizione data dall'applicazione gps installata sullo smartphone e con quanto ricordava la memoria ,  consentì di raggiungere in sequenza le alpi Losere superiore ed inferiore, non senza qualche piccolo intoppo dato che la traccia di quella che una volta era "la strada delle vacche", era ormai diventata in molti punti talmente labile da essere pressochè indistinguibile da una comune traccia di camosci! Per fortuna alcuni ometti ed alcune "infrastrutturazioni" residue consentivano ancora di apprezzarla e di ritrovarla in caso di smarrimento...
Costeggiamo il lago d'Eugio ancora con la luce...


Fino a questo punto, "se non tutto giusto, quasi niente di sbagliato", o meglio fino ad un ometto di pietra di dubbia interpretazione, incontrato in un punto "fuori sentiero".
- " Che cosa mai potrà significare questo ometto ? Che non va oltrepassato in quella direzione o che va seguito ? " -  si interrogarono Marco e Marianna.
Una traccia pianeggiante e piuttosto marcata in direzione lago d'Eugio sembrava far propendere per la seconda ipotesi : invece si rivelerà soltanto una traccia di camosci , per di più diretta in una zona di salti! Di lì non si poteva passare!
E allora dietrofront! I due iniziarono così cautamente a risalire, questa volta in direzione del lago Nero d'Eugio, finchè una momentanea apertura schiuse alla loro vista l'ultima parte della traccia ( e facendo loro capire che l'ometto di cui sopra era un segnale da non oltrepassare) :e allora giù di corsa ( per quanto possibile)!
Era  ancora infatti necessario costeggiare il lago: anche qui naturalmente il percorso era pulito ed evidente , ma grazie al cielo riuscirono a percorrerlo con la luce e dunque speditamente e senza grossi intoppi!

5. Tutto è bene ciò che finisce...


Dopo aver gustato un caffè caldo in riva al lago d'Eugio, gentilmente offerto da due pii monaci del locale convento, ecco che il Varda e Marianna  ripartirono, questa volta con le pile frontali: ed in un'oretta e mezza circa arrivarono sani e salvi in quel di Cussalma. Avendo infatti la possibilità di sfruttare un passaggio in vettura da Cussalma a Ribordone,  i due avevano optato per la discesa in quella direzione, dato che il sentiero, recentemente ripulito e risegnato, offriva maggiori garanzie "notturne".
C'è poco da fare: un giro così lungo andrebbe fatto partendo ( e non arrivando) di notte,  oppure più convenientemente e piacevolmente spezzato in due giorni ( ah, se solo ci fosse un rifugio nel vallone dell'Eugio) e mai ( sia bandita ogni superbia dal mio scrivere) , ripeto mai andrebbe affrontato, specialmente all'interno del vallone dell'Eugio, in condizioni di scarsa visibilità così come riportato nel racconto!
E però, se ci fossero tracce ben segnate ed un comodo rifugio, il vallone dell'Eugio manterrebbe quel sapore d'avventura , quel suo aspetto misterioso e selvaggio ?  E' davvero questo il vallone che vorremmo ? 
Arrivederci ed a presto con le Storie!











sabato 23 gennaio 2021

Verso il bivacco Revelli... ( Ciaspolate alternative n° 5)

Non è una questione di asocialità!

Salendo verso le Grange Vasinetto


La prima settimana di dicembre 2020 aveva portato con sè un discreto innevamento sulle alpi ( valli Orco e Soana comprese)  e tanta era la voglia di andare a pestare la neve in qualche posto "magico" , cioè bello ma non troppo frequentato, e di andarci con le  persone "giuste" ( che a loro volta non devono essere in numero eccessivo, pena il rendere "automaticamente"  il luogo troppo frequentato e  meno magico)!
Poi, per carità, la montagna è di tutti e qualcun altro a zonzo lo si può sempre trovare, ma scegliendo bene la meta il rischio è davvero minimo e comunque ci troveremmo di fronte ad un "plus" di frequentazione di persone giuste, sempre preferibile ad un eccesso di frequentazione di gente a caso...
La nostra non è comunque una qualche forma di "asocialità", quanto piuttosto il desiderio di fraternizzare più intensamente con l'elemento montagna.
Approfittando di un weekend "giallo" decidiamo quindi di recarci in valle Soana, più precisamente nel vallone di Forzo: obiettivo bivacco Revelli!
Il percorso su Ctr



Da Forzo alle grange Vasinetto

Sul vallone di Forzo in generale ci siamo già ampiamente soffermati a margine della descrizione di un'escursione  effettuata in pieno autunno proprio al bivacco Revelli nel 2019. 
Ed in questo dicembre 2020 ? Prima di tutto i partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico: Arjan,  Elisabetta, Laura e Marco,  a cui dovrebbe aggiungersi Francesco (  che aveva intenzione di salire solo soletto, ma è stato scoperto e denunciato al sottoscritto dal sindaco di Forzo) . 
Il gruppo più Francesco 


Il primo tratto della mulattiera che sale alle grange Vasinetto si presenta coperto da pochi cm di neve dura, per giunta battuta fino alla cappella quota 1580 dal sindaco in persona ( un assaggio della leggendaria ospitalità "fosatina") e dunque non abbiamo bisogno di calzare le ciaspole.
Mentre saliamo con tutta calma, ecco che vediamo spuntare in basso Francesco, il quale invece sale di gran carriera: decidiamo di accoglierlo nel modo più caloroso possibile!




Il "momento  ciaspole"

La neve al suolo comincia ad essere in quantità notevole...


La prima parte dell'escursione, una volta superati i prati del fondovalle, si svolge sotto un bel bosco di larici; dai 1580 m della cappella la neve è vergine ( non a caso è dedicata alla Madonna) e nei pressi delle grange Betassa 1712 m la sua quantità   al suolo comincia ad essere notevole , tale da richiedere l'uso delle ciaspole per evitare eccessivi e faticosi sprofondamenti .
Si tratta  di una neve molto divertente per le racchette da neve, cioè bella farinosa ed asciutta! Qui evidentemente il vento dei giorni precedenti non ha avuto grossi effetti!
Ciaspolando tra i larici



Sfondi cangianti

Il monte Colombino domina lo scenario


Se nella prima parte del percorso è l'elegante sagoma del monte Colombino a fare da protagonista, arrivati nei pressi delle alpi Surinà e Combi è la maestosa Torre di Lavina a catturare l'occhio ( ed il desiderio di una "photo opportunity" - rito a cui una montagna può sottrarsi unicamente in caso di nebbia , cielo nuvoloso o... mancanza di  dispositivi d'immortalamento nell'attrezzatura dei visitatori ) . 
Avete mai provato a chiedere ad una montagna se ha voglia di essere fotografata o di farsi riprendere con voi ? Io ho tentato di  parlare alla Torre Lavina ma , parafrasando i King Crimson , la Torre Lavina non sente, la Torre Lavina non può sentire...
Photo-opportunity con la Torre Lavina


Arrivando alle grange Vasinetto invece, ecco che fa capolino sulla sx l'aguzza grande Uja di Ciardonei. La giornata , inizialmente nuvolosa, ha ora lasciato spazio ad un bel cielo blu e la neve è sempre bellissima. Dopo una breve pausa, decidiamo di proseguire: fin dove si arriva si arriva!
Alla Casa di Caccia Vittoria...


Nel vallone del rio Geri





Discesi dal dosso ove è ubicata la casa di caccia Vittoria, proseguiamo in direzione ovest lungo l'asta del rio Geri; la neve presenta ora una crosta da vento non portante, causa di fastidiosi sprofondamenti , a volte istantanei, a volte "ritardati" con tempi variabili.
E' comunque sempre molto divertente "giocare" a rimanere sul tracciato del sentiero "estivo" ( ove naturalmente non sussistano rischi di altro tipo, per esempio valanghe) , mettendo alla prova la propria memoria "geografica": spesso si scopre che quello è il percorso migliore anche in presenza di neve
Nel vallone del rio Geri\1
E così è una piccola gioia ogniqualvolta passiamo vicini a qualche segno bianco-rosso posto sufficientemente in alto da sopravanzare il manto nevoso!
Dopo aver vinto un primo pendio più ripido, ecco che raggiungiamo il pian Geri, una lunga conca caratterizzata da una morfologia più pianeggiante, dominata a sinistra dagli imponenti contrafforti della punta Gialin  e sovrastata a destra dalla dorsale mista erboso/rocciosa che la separa dallo stretto valloncello ove si trova il casotto Pngp dell'alpe Muanda.
Nel vallone del rio Geri\2
Qui Francesco ci lascia, poichè ha premura di tornare in quel di Dorno e deve ancora passare a ... salutare il sindaco!
Giunti verso il fondo del pian Geri, ecco che ci tocca abbandonarlo per rimontare la sovrastante dorsale mista di cui sopra; in questo caso il gioco del "trova il sentiero sepolto" va accantonato, poichè notevoli sono stati gli effetti del vento su quelle superfici: la neve è stata prevalentemente asportata, scoprendo le superfici erbose e rocciose e le zone di scolo delle acque, caratterizzate dalla presenza di ghiaccio vivo ; in alcuni punti tuttavia la neve è rimasta, anzi se ne è accumulata, come è naturale che sia con l'azione eolica.
E' sul terreno innevato che noi puntiamo per raggiungere la dorsale, per evitare i rischi legati al ghiaccio od al terreno nudo ghiacciato  ; a nostro sfavore giocano anche le pendenze, tutt'altro che trascurabili con il terreno di progressione in queste condizioni! Occorre dunque mettere testa, cioè andare a scuola...
Al fondo del pian Geri - dominato da punta Gialin


Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - salita

Superare dei pendii con queste caratteristiche ( pendenza intorno ai 40° ) ed in queste condizioni ( accumuli di neve ventata con crosta non portante alternati a zone spoglie con ghiaccio vivo) è una bella sfida, tanto in salita quanto ( lo vedremo tra poco) in discesa.  
La prima cosa importante per riuscirci è avere delle buone ciaspole, cioè con l'alzatacco , un buon numero di  robusti denti laterali ed un buon sistema di chiusura oltre all'immancabile "ramponcino" anteriore; per maggior sicurezza è sempre meglio avere al seguito anche un paio di ramponi ( meglio) o ramponcini ( al limite) , nel caso le pendenze fossero eccessive. 


Oltre un certo grado di pendenza infatti, a parità di condizioni del terreno, l'utilizzo delle ciaspole diventa pericoloso tanto in caso di salita o discesa diretta che - soprattutto - in caso sia necessario effettuare traversi , per via della loro superficie ingombrante e della loro forma più o meno piatta, nata  per evitare di sprofondare nella neve ripartendo il peso corporeo su una maggiore superficie e non certo per affrontare percorsi verticali!
Nel nostro caso  è ancora possibile utilizzare convenientemente le ciaspole, ma ci vuole un pò di attenzione supplementare!
Sfruttando bene l'appoggio fornito dai bastoncini da trekking ( opportunamente muniti di rosetta basale) ed il ramponcino anteriore, tutti i partecipanti superano brillantemente la prova!
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo dominano la scena


All'alpe pian delle Mule

Alpe Pian delle Mule


Proseguiamo ora comodamente lungo la dorsale fino alla vicina alpe Pian delle Mule 2285 m, dove facciamo la sosta-pranzo e decidiamo che vista l'ora è molto meglio fare ritorno, onde evitare il calar delle tenebre ( come se ormai ce ne importasse davvero qualcosa...) . Nel frattempo il cielo si  è di nuovo parzialmente coperto, senza riuscire però a scalfire - coprendolo - il dominio della Roccia Azzurra e del Monveso di Forzo, che qui tiranneggiano il paesaggio!
La dorsale è vinta! Sullo sfondo: la grande Uja di Ciardonei


Stavolta poi ci toccherà tornare per lo stesso itinerario di salita ( alla faccia del signore dei giri ad anello) , e questo per ben tre motivi: primo perchè non sappiamo in quali condizioni sia il valloncello dell'alpe Muanda ( dove potrebbe essersi accumulata parecchia neve );  secondo il crollo della passerella sul rio Geri passerella posta poco oltre le grange Vasinetto ; terzo il giro dalla Gran Fumà sarebbe davvero troppo lungo a questo punto!
Vi abbiamo incuriosito con tutte queste ipotesi di "giri"? Bene, allora andate a scuola! Studiatevi la cartina!
Si scende !!!



Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - discesa

Come si scende con le ciaspole ? Prima di tutto occorre togliere l'alzatacco ; se si hanno un paio di buone ciaspole, cioè dotate di robusti denti laterali, ecco che per affrontare in discesa un pendio ripido potremo sfruttare quei denti pressappoco nella stessa maniera in cui si sfruttano i denti posteriori di un rampone, e cioè appoggiando prioritariamente sul terreno il tallone anzichè la punta del piede!
Se le vostre ciaspole non sono "buone", lasciate perdere il ripido - non mi sembra il caso di ribadire il sintetico giudizio sul ruolo ed utilizzo delle racchette da neve esplicitato poco sopra.


Le nostre ciaspole sono tutte buone e tutti superiamo con successo l'esame...


L'omaggio del sindaco ( rientro a valle) 

Riguadagnato il pian Geri, non ci resta che scendere con calma verso valle. Superata la cappella q. 1580, ecco che cominciamo  dapprima a sentire in lontananza delle voci, che man mano si fanno sempre più vicine, per  poi  scorgere delle pile frontali e due figure umane che ci vengono incontro !
Ma chi saranno mai costoro ? Vuoi vedere che... Ma si, sono proprio loro! Sono il sindaco di Forzo e la sua consorte, che sapendo della nostra presenza sul loro territorio, desideravano renderci omaggio.
Siamo gente famosa!
E così, dopo aver raggiunto le automobili e salutato Arjan ed Elisabetta ( che devono scappare) , ecco che possiamo sperimentare la leggendaria ospitalità "fosatina", proprio nell'abitazione del primo cittadino  ( che non a caso è quella più vicina alla chiesa - da sempre potere politico e potere spirituale vanno a braccetto...) ,  con un lunghissimo aperitivo, offerto senza economie dal nostro generoso anfitrione!
E allora che cosa possiamo dire ? Non vediamo l'ora di tornare nel vallone di Forzo per provare ancora una volta l'emozione delle sue splendide montagne ed il piacere della sua leggendaria ospitalità!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 22 novembre 2020

Attento che cadi : di un incidente in montagna e del Pian Talurn da Frassinetto, anello per il lago Verdassa

In questo numero...

Nonostante quest'anno a fine giugno fossimo già stati al monte del Prà, passando dal lato Val Soana e realizzando tra l'altro un giro ad anello di un certo livello, un pò d'amaro in bocca mi era rimasto, poichè avevamo trovato ancora parecchia neve in alto e, soprattutto, una giornata nuvolosa!
L'opinione di chi scrive infatti è che il pian Talurn sia enormemente più suggestivo se sgombro di neve e, naturalmente, in una giornata di cielo sereno o poco nuvoloso.  
In questo numero ci occuperemo anche dello spinoso tema degli infortuni in montagna: leggendo l'articolo capirete il perchè !
Salendo al monte del Prà 

Non c'è il 2 senza il tre!

"Posto ad una quota di 2722 m , il monte del Prà o Pian Talurn è a giudizio di chi scrive uno dei luoghi più significativi delle Alpi occidentali. Sulla sue pianeggianti e verdi sommità si incontrano ben tre vallate: la Valchiusella  a est , la valle Soana a ovest ed il vallone della Verdassa a sud-est. Si può dunque raggiungere sia da Fondo per la Bura at Talurn, che da Ronco Canavese per i valloni di Servino o di Canaussa o da Frassinetto per il vallone di Verdassa." ( tratto dal racconto "Balla coi Cervi" ).
Nella stagione autunnale poi la grande spianata del monte del Prà è resa ancor più affascinante dal mutare dei colori e dato che  in autunno ci siamo e  la salita dal vallone della Verdassa mi manca, la meta è decisa!

Ci sono tre modi  per salire ...

Parafrasando Sammy Rothstein, al secolo Robert De Niro, ci sono tre modi per salire : il modo giusto, il modo sbagliato ed il modo di Marco. Ed oggi a Davide, Elisabetta e Laura toccherà salire per l'appunto secondo il modo  di Marco;  mentre Elisabetta e Laura già sanno a cosa vanno incontro, per Davide si tratta della "prima volta". E, si sa, la prima volta non si scorda mai, anche perchè Marco, come di consueto, ha studiato la notte un giro corto per il mattino...

Marco De  Niro

L'idea è quella di salire alla punta del Bech e  di lì percorrere tutta la cresta sino in cima, per poi scendere dal lago Verdassa , realizzando così un simpatico giro ad anello.

 - "Ma quanto c'è di dislivello ?"
- " Boh, adesso non ho la cartina a portata di mano!"-
- " Ma questa gita c'è su Gulliver ? "
- " Mmm, non credo proprio!"

Elogio della follia ( e delle montagne ) 


Hp Lovecraft

Le nostre montagne non hanno forse qualcosa in comune con quelle immaginate da H.P. Lovecraft ne "Le Montagne della Follia"? Percorrendole non troviamo forse ogni volta i resti di antiche civiltà scomparse ? E se un giorno, nel nostro peregrinare, scoprissimo in una caverna i corpi congelati di strane creature ancor più antiche e dotate di temibili poteri soprannaturali, tali da condurci alla follia

Nel caso, poco male: noi un pò folli già lo siamo ! Del resto,  come sosteneva Erasmo da Rotterdam , non è forse la follia a diffondere la vita ? Cosa c'è di più folle dell'innamorarsi o dell'amare delle creature ancor prima di conoscerle, come accade tra genitori e figli? 
"La regola essenziale della felicità è voler essere come si è "e dunque per "essere felici occorre essere pazzi"  , avere l'audacia di vivere senza troppo curarsi di ciò che prescriverebbero saggezza e ragionevolezza, poichè non esiste una formula scientifica per la felicità!

Cosa può accadere dunque quando persone folli  si ritrovano assieme ad  esplorare le montagne della follia ?

La follia dei singoli messi a contatto si neutralizza, si somma, si moltiplica o cresce esponenzialmente ? 
 




 

Attento che cadi", cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno. Effettivamente, essendo la prima volta che si ritrovavano assieme in un'escursione  (con me )  Laura ed Elisabetta,  avevo il presentimento che qualcosa di non convenzionale potesse accadere! Ma andiamo con ordine...



Avvicinamento in auto

Raggiunta Frassinetto in auto, si svolta a sinistra in direzione di Berchiotto ; superata la frazione, la strada carrozzabile si addentra nel vallone della Verdassa e la si segue fin nei pressi dell'alpe Losa di Ferro, dove scende ad attraversare il torrente su un guado. Due cervi , un maschio ed una femmina, ci attraversano la strada, quasi a volerci preannunciare la "selvaticità" del luogo.

Pasticciando la foto della cartina...


Attenzione che le linee "pacioccate" sull'immagine in arancione e rosa non rappresentano il percorso da noi affrontato! Parte della traccia la trovate nell'immagine qui sotto:


Parte della traccia su ctr Piemonte






Dall'alpe Losa di Ferro a Querio ( into the wild ) 

Lasciata l'auto poco oltre l'alpe Losa, attraversiamo il rio Verdassa sul guado e, giunti sull'altra sponda, ci portiamo alla borgata Querio lungo l'antica mulattiera.
Querio

Dalla borgata bisognerebbe ora scendere leggermente ad attraversare il rio Querio: il condizionale è tuttavia d'obbligo, poichè a proposito del "modo di Marco", ecco che il leggendario "morbo del ravanatore" ( ecco la follia! ) colpisce il nostro ancor prima che i raggi del sole lo "bacino"; e dato che i compagni d'avventura devono in questo caso giocoforza fare totalmente affidamento su di lui, essendo nuovi della zona , la variazione di percorso viene decisa senza alcun "preavviso" vocale. E' tutto nella testa di Marco: - "mi piacerebbe provare una volta a salire direttamente dall'alpe Carpior!"

Da Querio all'alpe Carpior

"Percorso stupendo": fino ai ruderi dell'alpe Caprera il percorso è ben evidente, anche se ci tocca farlo "un poco strisciando"...
"Percorso stupendo..."

"Un poco strisciando..."

Da questo punto in poi perdiamo la traccia   e cominciamo una simpatica quanto involontaria "esplorazione" tra vaghe tracce su versanti ripidi ed accidentati, fino a raggiungere una panoramica cengia occupata da un bel boschetto di faggi, dove è naturale concederci una meritata pausa!
Dalla cengia, vista verso la dorsale del Bech

I colori dei faggi sono bellissimi in questo inizio di "foliage"; molto bella anche alle nostre spalle la relativamente comoda dorsale che sale da e per l'alpe del Bech ( che avremmo dovuto percorrere in salita nelle previsioni iniziali ) . 


Sull'orlo del precipizio ci invita a giocare..


Molto accattivante anche l'ambiente circostante, ripido e dirupato; qualcuno anzi  "sull'orlo del precipizio" ci invita a giocare. 
Ma il raggiungimento di questa "oasi tra i dirupi", non significa certo la fine delle nostre peripezie: dopo aver effettuato un breve traverso in direzione nord, ecco che riprendiamo a salire per vaghe tracce di animali lungo ripidi pendii, aiutandoci talvolta con le mani, fino a raggiungere una parete appoggiata che pare essere l'ultimo ostacolo a frapporsi tra noi e l'alpe Carpior.
Si sale nel ripido, aiutandosi talvolta con le mani...



nel ripido...

Tirandosi su nel busciass


- "Ma non è che poi ci tocca fare dietrofront? Disarrampicare sta roba ? " - mi chiedo e chiedo ai miei "soci".
- " Secondo me no. E poi siamo in grado di tornare indietro..."  - risponde Laura
- " Dai basta, andiamo!" - sprona Elisabetta
E così, un pò goffamente ed aiutandoci a tirarci su  con quel poco  di "busciass" ( termine dialettale per indicare la presenza di arbusti") a disposizione, ecco che superiamo l'ostacolo per ritrovarci - è quasi magia - proprio nei pressi dell'agognato alpeggio, che abbiamo dovuto sudare quanto una cima!
Su per la parete appoggiata...

E dire che arrivati all'alpe Caprera sarebbe bastato guardare un pò meglio la cartina e spostarsi in direzione est per raggiungere la dorsale percorsa dal sentiero. Scrivo queste fondamentali righe a beneficio di futuri emuli, pur consapevole del rischio di venire assassinato dai miei compagni d'avventura, resi furenti dalla... verità!

Dall'alpe Carpior a Cima Carpior

Salendo verso la cresta, panorama verso la Piata di Lazin


Sbucati ormai nei vasti pascoli dell'alpe Carpior, non resta che seguire la dorsale erbosa che passando per l'alpe Balmela 2060 m conduce ai 2301 m della cima. Qui arriva anche il sentiero n° 10 della rete sentieristica recentemente segnalata e sistemata dal comune di Frassinetto, davvero un ottimo  lavoro!

Cima Carpior

Da qui le successive elevazioni della Costa Carpior preannunciano un percorso a saliscendi fino all'arrivo : tutto allenamento, per di più con un meteo e panorami stupendi!




Immagini dalla cresta \1

Cresta, bella cresta... ( da cima Carpior al Pian Talurn) 


In cresta \ 2




Su questo tratto di percorso c'è ben poco da dire, salvo che si tratta di una cresta facile, divertente e panoramica, che abbiamo percorso praticamente sul filo fino in cima.

In cresta\3

Splendidi i colpi d'occhio sul vallone di Canaussa con i suoi laghi, e sull'ambiente circostante in generale.
Vista sul vallone di Canaussa e sul monte omonimo

Continuiamo quindi con le immagini riprese dalla cresta...

Vista verso vallone di Forzo e Torre Lavina
Due dei laghi di Canaussa



Sullo sfondo: da sx verso dx dalla Piata di Lazin al Monveso di Forzo

Il lago Verdassa visto dalla cresta


La caduta di Varda


Giunti nei pressi dell'ultimo pendio adducente alla tondeggiante cima del pian Talurn ( ormai mancano pochi metri!), ecco che accade l'imponderabile: di colpo mi inciampo  e cado come un sacco di patate, prendendo una forte botta al ginocchio sinistro.
Quante volte sono caduto e scivolato in montagna ? Tantissime, fa parte del gioco! Ma sempre in situazioni non pericolose e soprattutto con una certa padronanza dell'imprevisto, un certo controllo dei movimenti.  In questo caso purtroppo il controllo è quasi del tutto assente: l'unico riflesso che riesco ad avere è quello - in extremis - di mettere avanti la mano destra per non battere il muso sulle pietre!
Quante volte chiacchierando o  navigando sui social sentiamo e leggiamo commenti legati agli incidenti più o meno gravi  che si verificano in montagna e che richiedono l'intervento dei soccorsi? "Ha sbagliato là" ... "E' stato imprudente qua"... Insomma tutti scienziati, che a volte avranno pure ragione, a volte no, ma la realtà è che a volte succedono delle "disgrazie", come nel mio caso. E' brutto dirlo, ma può accadere a chiunque di scivolare improvvisamente o cadere : sono cose che a volte semplicemente succedono
Diventa quindi fondamentale adottare comportamenti corretti di fronte a questi imprevisti ed essere attrezzati.
Dolorante a terra...


Cosa fare in caso di infortunio 

Eccomi così dolorante a terra, tra lo sgomento dei compagni, che molto correttamente   non cercano di muovermi ( se ci fosse qualcosa di rotto o di incrinato, rischierebbero di peggiorare la situazione) senza prima essersi sincerati della mia condizione.
Per fortuna nello zaino ho del materiale di primo soccorso, tra cui non manca del ghiaccio istantaneo , fondamentale per lenire il dolore ed evitare eccessivi  gonfiori od ematomi troppo estesi.
 - "Marco come va ?" 
- " Non mi sembra di avere niente di rotto, ma per il momento non sono in grado di rialzarmi"
Se i miei compagni sono spaventati, un pò lo sono anch'io, perchè mi rendo conto che questa non è la solita botta al ginocchio e mi sono "infortunato" - per colmo di sventura -proprio  nel punto più lontano. 
Comincio così a slacciarmi lo zaino ed a chiedere ai miei compagni di tirarmi fuori il ghiaccio: 
- "Il ghiaccio, il ghiaccio, il ghiaccio!"
- "Ma dove ce l'hai? Nello zaino ?"
- "Si !"

Un nuovo protocollo sanitario

Il mio zaino è uno di quelli con l'apertura laterale , ma Elisabetta e Laura, che subito si "avventano" per soccorrermi, non lo sanno ( e del resto sono un pò spaventate anche loro) : ecco che me lo girano sulla  schiena, premendomelo  in faccia e dando  in questo modo  vita ad un nuovo ed originale protocollo sanitario: il soffocamento preventivo dell'infortunato.
- "Ma cosa fate!!!"
- "Dove hai messo il ghiaccio ??? "
- "E' in fondo allo zaino!"
- " E allora !"
- "Il mio zaino ha l'apertura laterale!"
Niente da fare: l'apertura laterale non verrà utilizzata , ma alla fine conta il risultato: il ghiaccio istantaneo viene estratto dal kit di pronto soccorso ed applicato sulla parte contusa, sotto lo sguardo divertito di Davide. Devo anche ammettere che il soffocamento tramite zaino ha contribuito non poco a calmarmi.
Il ghiaccio mi dà un sollievo immediato, tanto che dopo una decina di minuti comincio già a pensare di rialzarmi. Su invito dei miei compagni  però, rimango prudentemente disteso a terra ancora per un pò. 
L'atmosfera ora si è fatta più rilassata, anche se il mio pensiero è fisso sulla lunga discesa che ci aspetta: ce la farò ad affrontarla o comunque ad arrivare prima di notte con il ginocchio in queste condizioni ? 
Con me ho comunque la pila frontale ( ormai ho imparato dall'esperienza) ... 


Risoterapia

Contenuto ideale di un kit di primo soccorso in montagna:

  • Ghiaccio istantaneo
  • Acqua ossigenata ( per detergere le ferite e rimuovere i corpi estranei)
  • Soluzione fisiologica ( per lavare le ferite)
  • Disinfettante iodato ( per la disinfezione vera e propria) 
  • Cotone, garze, bende, cerotti vari ed altro materiale sterile

Nel mio kit non mancano mai anche delle bustine di integratori di sali minerali ( molto utili  in caso di sintomi da affaticamento e come "placebo" in generale)  e dei lacci di ricambio per gli scarponi, che non si sa mai.

In vetta



Mi strascino in vetta..

Rialzatomi infine in piedi, ecco che mi strascino fin sul panettone di vetta, che troviamo ovviamente spolverato dalla neve caduta nei giorni precedenti e con un piccolo branco di camosci , subito fuggiti, a farci da benvenuto. Anch'io decido di isolarmi un poco, per una pausa di riflessione: l'umore non è esattamente dei migliori, a causa delle preoccupazioni per l'immediato futuro...
Comitato di benvenuto, subito dileguatosi

In isolamento volontario


Naturalmente ora che siamo a metà giornata ( e nonostante sia già l'11 ottobre ) , un pò di nuvole basse salgono ad avvolgerci ( la val Verdassa, così vicina alla pianura, non si smentisce mai), garantendoci comunque una discreta visibilità!
Prima di scendere, eccovi due o tre foto scattate dalla vetta...

Vista verso il Monfandì

Sulla tondeggiante cima...







Verso il lago Verdassa ed oltre ( la discesa fastidiosa) 

I sentieri di Frassinetto



Salendo, come di consueto, avevo già lanciato un occhio per capire dove scendere; attività superflua dato che arrivati in cima ci rendiamo conto  che la solerte amministrazione comunale di Frassinetto aveva già provveduto a segnalare anche il percorso  verso il lago Verdassa, contrassegnato  sempre con il numero 10.
Nel valloncello spolverato di neve




Arrivati circa all'estremità orientale del pian Talurn, presso quello che sulla carta MU è denominato "colle di Pian Tallorno orientale", si imbocca in discesa il  canale che porta in uno stretto valloncello compreso tra il monte del Prà e la vicina punta della Mionda, oggi ben spolverato da qualche centimetro di neve! Da queste parti dovrebbe esserci anche il laghetto "Verdassa superiore", ma può darsi che oggi non sia visibile poichè siamo a fine stagione e potrebbe essere asciutto!

E il laghetto Verdassa superiore? 
L'unico mio cruccio è che per colpa della caduta sono costretto a scendere molto più lentamente del solito, nonchè a fare attenzione ad ogni passo, poichè al momento non posso assolutamente fare forza sul ginocchio sinistro, pena un dolore intenso : mi tocca a volte usare i bastoncini quasi a mò di stampelle...
Neve nel sacchetto...


Usciti dall'ombroso valloncello di cui sopra, ritorniamo ad affacciarci in direzione sud verso Frassinetto ( e sul sottostante lago Verdassa) :  constatata la perdita del potere refrigerante del ghiaccio istantaneo  applicato sul ginocchio, decidiamo di sostituirlo ( più che dignitosamente ) con un sacchetto dell'Ikea riempito di neve, prima che di neve non se ne trovi più!

Sotto di noi il lago Verdassa
 

Finita la medicazione , in breve raggiungiamo le amate sponde del lago , ove è d'obbligo un'altra meritata pausa!!!
Dal lago seguendo ora il sentiero n° 9 torniamo all'alpe Losa di Ferro passando per le alpi Vardasson e facciamo ritorno all'auto quando ormai è giunto il tramonto...

Conclusioni

Fortunatamente il mio "incidente" non ha dato luogo a conseguenze particolari, ma ricordate : non andate mai in montagna da soli ( se possibile ) e portate sempre con voi materiale di primo soccorso !E questo è tutto gente!!!
Arrivederci ed a presto con le Storie!