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domenica 22 novembre 2020

Attento che cadi : di un incidente in montagna e del Pian Talurn da Frassinetto, anello per il lago Verdassa

In questo numero...

Nonostante quest'anno a fine giugno fossimo già stati al monte del Prà, passando dal lato Val Soana e realizzando tra l'altro un giro ad anello di un certo livello, un pò d'amaro in bocca mi era rimasto, poichè avevamo trovato ancora parecchia neve in alto e, soprattutto, una giornata nuvolosa!
L'opinione di chi scrive infatti è che il pian Talurn sia enormemente più suggestivo se sgombro di neve e, naturalmente, in una giornata di cielo sereno o poco nuvoloso.  
In questo numero ci occuperemo anche dello spinoso tema degli infortuni in montagna: leggendo l'articolo capirete il perchè !
Salendo al monte del Prà 

Non c'è il 2 senza il tre!

"Posto ad una quota di 2722 m , il monte del Prà o Pian Talurn è a giudizio di chi scrive uno dei luoghi più significativi delle Alpi occidentali. Sulla sue pianeggianti e verdi sommità si incontrano ben tre vallate: la Valchiusella  a est , la valle Soana a ovest ed il vallone della Verdassa a sud-est. Si può dunque raggiungere sia da Fondo per la Bura at Talurn, che da Ronco Canavese per i valloni di Servino o di Canaussa o da Frassinetto per il vallone di Verdassa." ( tratto dal racconto "Balla coi Cervi" ).
Nella stagione autunnale poi la grande spianata del monte del Prà è resa ancor più affascinante dal mutare dei colori e dato che  in autunno ci siamo e  la salita dal vallone della Verdassa mi manca, la meta è decisa!

Ci sono tre modi  per salire ...

Parafrasando Sammy Rothstein, al secolo Robert De Niro, ci sono tre modi per salire : il modo giusto, il modo sbagliato ed il modo di Marco. Ed oggi a Davide, Elisabetta e Laura toccherà salire per l'appunto secondo il modo  di Marco;  mentre Elisabetta e Laura già sanno a cosa vanno incontro, per Davide si tratta della "prima volta". E, si sa, la prima volta non si scorda mai, anche perchè Marco, come di consueto, ha studiato la notte un giro corto per il mattino...

Marco De  Niro

L'idea è quella di salire alla punta del Bech e  di lì percorrere tutta la cresta sino in cima, per poi scendere dal lago Verdassa , realizzando così un simpatico giro ad anello.

 - "Ma quanto c'è di dislivello ?"
- " Boh, adesso non ho la cartina a portata di mano!"-
- " Ma questa gita c'è su Gulliver ? "
- " Mmm, non credo proprio!"

Elogio della follia ( e delle montagne ) 


Hp Lovecraft

Le nostre montagne non hanno forse qualcosa in comune con quelle immaginate da H.P. Lovecraft ne "Le Montagne della Follia"? Percorrendole non troviamo forse ogni volta i resti di antiche civiltà scomparse ? E se un giorno, nel nostro peregrinare, scoprissimo in una caverna i corpi congelati di strane creature ancor più antiche e dotate di temibili poteri soprannaturali, tali da condurci alla follia

Nel caso, poco male: noi un pò folli già lo siamo ! Del resto,  come sosteneva Erasmo da Rotterdam , non è forse la follia a diffondere la vita ? Cosa c'è di più folle dell'innamorarsi o dell'amare delle creature ancor prima di conoscerle, come accade tra genitori e figli? 
"La regola essenziale della felicità è voler essere come si è "e dunque per "essere felici occorre essere pazzi"  , avere l'audacia di vivere senza troppo curarsi di ciò che prescriverebbero saggezza e ragionevolezza, poichè non esiste una formula scientifica per la felicità!

Cosa può accadere dunque quando persone folli  si ritrovano assieme ad  esplorare le montagne della follia ?

La follia dei singoli messi a contatto si neutralizza, si somma, si moltiplica o cresce esponenzialmente ? 
 




 

Attento che cadi", cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno. Effettivamente, essendo la prima volta che si ritrovavano assieme in un'escursione  (con me )  Laura ed Elisabetta,  avevo il presentimento che qualcosa di non convenzionale potesse accadere! Ma andiamo con ordine...



Avvicinamento in auto

Raggiunta Frassinetto in auto, si svolta a sinistra in direzione di Berchiotto ; superata la frazione, la strada carrozzabile si addentra nel vallone della Verdassa e la si segue fin nei pressi dell'alpe Losa di Ferro, dove scende ad attraversare il torrente su un guado. Due cervi , un maschio ed una femmina, ci attraversano la strada, quasi a volerci preannunciare la "selvaticità" del luogo.

Pasticciando la foto della cartina...


Attenzione che le linee "pacioccate" sull'immagine in arancione e rosa non rappresentano il percorso da noi affrontato! Parte della traccia la trovate nell'immagine qui sotto:


Parte della traccia su ctr Piemonte






Dall'alpe Losa di Ferro a Querio ( into the wild ) 

Lasciata l'auto poco oltre l'alpe Losa, attraversiamo il rio Verdassa sul guado e, giunti sull'altra sponda, ci portiamo alla borgata Querio lungo l'antica mulattiera.
Querio

Dalla borgata bisognerebbe ora scendere leggermente ad attraversare il rio Querio: il condizionale è tuttavia d'obbligo, poichè a proposito del "modo di Marco", ecco che il leggendario "morbo del ravanatore" ( ecco la follia! ) colpisce il nostro ancor prima che i raggi del sole lo "bacino"; e dato che i compagni d'avventura devono in questo caso giocoforza fare totalmente affidamento su di lui, essendo nuovi della zona , la variazione di percorso viene decisa senza alcun "preavviso" vocale. E' tutto nella testa di Marco: - "mi piacerebbe provare una volta a salire direttamente dall'alpe Carpior!"

Da Querio all'alpe Carpior

"Percorso stupendo": fino ai ruderi dell'alpe Caprera il percorso è ben evidente, anche se ci tocca farlo "un poco strisciando"...
"Percorso stupendo..."

"Un poco strisciando..."

Da questo punto in poi perdiamo la traccia   e cominciamo una simpatica quanto involontaria "esplorazione" tra vaghe tracce su versanti ripidi ed accidentati, fino a raggiungere una panoramica cengia occupata da un bel boschetto di faggi, dove è naturale concederci una meritata pausa!
Dalla cengia, vista verso la dorsale del Bech

I colori dei faggi sono bellissimi in questo inizio di "foliage"; molto bella anche alle nostre spalle la relativamente comoda dorsale che sale da e per l'alpe del Bech ( che avremmo dovuto percorrere in salita nelle previsioni iniziali ) . 


Sull'orlo del precipizio ci invita a giocare..


Molto accattivante anche l'ambiente circostante, ripido e dirupato; qualcuno anzi  "sull'orlo del precipizio" ci invita a giocare. 
Ma il raggiungimento di questa "oasi tra i dirupi", non significa certo la fine delle nostre peripezie: dopo aver effettuato un breve traverso in direzione nord, ecco che riprendiamo a salire per vaghe tracce di animali lungo ripidi pendii, aiutandoci talvolta con le mani, fino a raggiungere una parete appoggiata che pare essere l'ultimo ostacolo a frapporsi tra noi e l'alpe Carpior.
Si sale nel ripido, aiutandosi talvolta con le mani...



nel ripido...

Tirandosi su nel busciass


- "Ma non è che poi ci tocca fare dietrofront? Disarrampicare sta roba ? " - mi chiedo e chiedo ai miei "soci".
- " Secondo me no. E poi siamo in grado di tornare indietro..."  - risponde Laura
- " Dai basta, andiamo!" - sprona Elisabetta
E così, un pò goffamente ed aiutandoci a tirarci su  con quel poco  di "busciass" ( termine dialettale per indicare la presenza di arbusti") a disposizione, ecco che superiamo l'ostacolo per ritrovarci - è quasi magia - proprio nei pressi dell'agognato alpeggio, che abbiamo dovuto sudare quanto una cima!
Su per la parete appoggiata...

E dire che arrivati all'alpe Caprera sarebbe bastato guardare un pò meglio la cartina e spostarsi in direzione est per raggiungere la dorsale percorsa dal sentiero. Scrivo queste fondamentali righe a beneficio di futuri emuli, pur consapevole del rischio di venire assassinato dai miei compagni d'avventura, resi furenti dalla... verità!

Dall'alpe Carpior a Cima Carpior

Salendo verso la cresta, panorama verso la Piata di Lazin


Sbucati ormai nei vasti pascoli dell'alpe Carpior, non resta che seguire la dorsale erbosa che passando per l'alpe Balmela 2060 m conduce ai 2301 m della cima. Qui arriva anche il sentiero n° 10 della rete sentieristica recentemente segnalata e sistemata dal comune di Frassinetto, davvero un ottimo  lavoro!

Cima Carpior

Da qui le successive elevazioni della Costa Carpior preannunciano un percorso a saliscendi fino all'arrivo : tutto allenamento, per di più con un meteo e panorami stupendi!




Immagini dalla cresta \1

Cresta, bella cresta... ( da cima Carpior al Pian Talurn) 


In cresta \ 2




Su questo tratto di percorso c'è ben poco da dire, salvo che si tratta di una cresta facile, divertente e panoramica, che abbiamo percorso praticamente sul filo fino in cima.

In cresta\3

Splendidi i colpi d'occhio sul vallone di Canaussa con i suoi laghi, e sull'ambiente circostante in generale.
Vista sul vallone di Canaussa e sul monte omonimo

Continuiamo quindi con le immagini riprese dalla cresta...

Vista verso vallone di Forzo e Torre Lavina
Due dei laghi di Canaussa



Sullo sfondo: da sx verso dx dalla Piata di Lazin al Monveso di Forzo

Il lago Verdassa visto dalla cresta


La caduta di Varda


Giunti nei pressi dell'ultimo pendio adducente alla tondeggiante cima del pian Talurn ( ormai mancano pochi metri!), ecco che accade l'imponderabile: di colpo mi inciampo  e cado come un sacco di patate, prendendo una forte botta al ginocchio sinistro.
Quante volte sono caduto e scivolato in montagna ? Tantissime, fa parte del gioco! Ma sempre in situazioni non pericolose e soprattutto con una certa padronanza dell'imprevisto, un certo controllo dei movimenti.  In questo caso purtroppo il controllo è quasi del tutto assente: l'unico riflesso che riesco ad avere è quello - in extremis - di mettere avanti la mano destra per non battere il muso sulle pietre!
Quante volte chiacchierando o  navigando sui social sentiamo e leggiamo commenti legati agli incidenti più o meno gravi  che si verificano in montagna e che richiedono l'intervento dei soccorsi? "Ha sbagliato là" ... "E' stato imprudente qua"... Insomma tutti scienziati, che a volte avranno pure ragione, a volte no, ma la realtà è che a volte succedono delle "disgrazie", come nel mio caso. E' brutto dirlo, ma può accadere a chiunque di scivolare improvvisamente o cadere : sono cose che a volte semplicemente succedono
Diventa quindi fondamentale adottare comportamenti corretti di fronte a questi imprevisti ed essere attrezzati.
Dolorante a terra...


Cosa fare in caso di infortunio 

Eccomi così dolorante a terra, tra lo sgomento dei compagni, che molto correttamente   non cercano di muovermi ( se ci fosse qualcosa di rotto o di incrinato, rischierebbero di peggiorare la situazione) senza prima essersi sincerati della mia condizione.
Per fortuna nello zaino ho del materiale di primo soccorso, tra cui non manca del ghiaccio istantaneo , fondamentale per lenire il dolore ed evitare eccessivi  gonfiori od ematomi troppo estesi.
 - "Marco come va ?" 
- " Non mi sembra di avere niente di rotto, ma per il momento non sono in grado di rialzarmi"
Se i miei compagni sono spaventati, un pò lo sono anch'io, perchè mi rendo conto che questa non è la solita botta al ginocchio e mi sono "infortunato" - per colmo di sventura -proprio  nel punto più lontano. 
Comincio così a slacciarmi lo zaino ed a chiedere ai miei compagni di tirarmi fuori il ghiaccio: 
- "Il ghiaccio, il ghiaccio, il ghiaccio!"
- "Ma dove ce l'hai? Nello zaino ?"
- "Si !"

Un nuovo protocollo sanitario

Il mio zaino è uno di quelli con l'apertura laterale , ma Elisabetta e Laura, che subito si "avventano" per soccorrermi, non lo sanno ( e del resto sono un pò spaventate anche loro) : ecco che me lo girano sulla  schiena, premendomelo  in faccia e dando  in questo modo  vita ad un nuovo ed originale protocollo sanitario: il soffocamento preventivo dell'infortunato.
- "Ma cosa fate!!!"
- "Dove hai messo il ghiaccio ??? "
- "E' in fondo allo zaino!"
- " E allora !"
- "Il mio zaino ha l'apertura laterale!"
Niente da fare: l'apertura laterale non verrà utilizzata , ma alla fine conta il risultato: il ghiaccio istantaneo viene estratto dal kit di pronto soccorso ed applicato sulla parte contusa, sotto lo sguardo divertito di Davide. Devo anche ammettere che il soffocamento tramite zaino ha contribuito non poco a calmarmi.
Il ghiaccio mi dà un sollievo immediato, tanto che dopo una decina di minuti comincio già a pensare di rialzarmi. Su invito dei miei compagni  però, rimango prudentemente disteso a terra ancora per un pò. 
L'atmosfera ora si è fatta più rilassata, anche se il mio pensiero è fisso sulla lunga discesa che ci aspetta: ce la farò ad affrontarla o comunque ad arrivare prima di notte con il ginocchio in queste condizioni ? 
Con me ho comunque la pila frontale ( ormai ho imparato dall'esperienza) ... 


Risoterapia

Contenuto ideale di un kit di primo soccorso in montagna:

  • Ghiaccio istantaneo
  • Acqua ossigenata ( per detergere le ferite e rimuovere i corpi estranei)
  • Soluzione fisiologica ( per lavare le ferite)
  • Disinfettante iodato ( per la disinfezione vera e propria) 
  • Cotone, garze, bende, cerotti vari ed altro materiale sterile

Nel mio kit non mancano mai anche delle bustine di integratori di sali minerali ( molto utili  in caso di sintomi da affaticamento e come "placebo" in generale)  e dei lacci di ricambio per gli scarponi, che non si sa mai.

In vetta



Mi strascino in vetta..

Rialzatomi infine in piedi, ecco che mi strascino fin sul panettone di vetta, che troviamo ovviamente spolverato dalla neve caduta nei giorni precedenti e con un piccolo branco di camosci , subito fuggiti, a farci da benvenuto. Anch'io decido di isolarmi un poco, per una pausa di riflessione: l'umore non è esattamente dei migliori, a causa delle preoccupazioni per l'immediato futuro...
Comitato di benvenuto, subito dileguatosi

In isolamento volontario


Naturalmente ora che siamo a metà giornata ( e nonostante sia già l'11 ottobre ) , un pò di nuvole basse salgono ad avvolgerci ( la val Verdassa, così vicina alla pianura, non si smentisce mai), garantendoci comunque una discreta visibilità!
Prima di scendere, eccovi due o tre foto scattate dalla vetta...

Vista verso il Monfandì

Sulla tondeggiante cima...







Verso il lago Verdassa ed oltre ( la discesa fastidiosa) 

I sentieri di Frassinetto



Salendo, come di consueto, avevo già lanciato un occhio per capire dove scendere; attività superflua dato che arrivati in cima ci rendiamo conto  che la solerte amministrazione comunale di Frassinetto aveva già provveduto a segnalare anche il percorso  verso il lago Verdassa, contrassegnato  sempre con il numero 10.
Nel valloncello spolverato di neve




Arrivati circa all'estremità orientale del pian Talurn, presso quello che sulla carta MU è denominato "colle di Pian Tallorno orientale", si imbocca in discesa il  canale che porta in uno stretto valloncello compreso tra il monte del Prà e la vicina punta della Mionda, oggi ben spolverato da qualche centimetro di neve! Da queste parti dovrebbe esserci anche il laghetto "Verdassa superiore", ma può darsi che oggi non sia visibile poichè siamo a fine stagione e potrebbe essere asciutto!

E il laghetto Verdassa superiore? 
L'unico mio cruccio è che per colpa della caduta sono costretto a scendere molto più lentamente del solito, nonchè a fare attenzione ad ogni passo, poichè al momento non posso assolutamente fare forza sul ginocchio sinistro, pena un dolore intenso : mi tocca a volte usare i bastoncini quasi a mò di stampelle...
Neve nel sacchetto...


Usciti dall'ombroso valloncello di cui sopra, ritorniamo ad affacciarci in direzione sud verso Frassinetto ( e sul sottostante lago Verdassa) :  constatata la perdita del potere refrigerante del ghiaccio istantaneo  applicato sul ginocchio, decidiamo di sostituirlo ( più che dignitosamente ) con un sacchetto dell'Ikea riempito di neve, prima che di neve non se ne trovi più!

Sotto di noi il lago Verdassa
 

Finita la medicazione , in breve raggiungiamo le amate sponde del lago , ove è d'obbligo un'altra meritata pausa!!!
Dal lago seguendo ora il sentiero n° 9 torniamo all'alpe Losa di Ferro passando per le alpi Vardasson e facciamo ritorno all'auto quando ormai è giunto il tramonto...

Conclusioni

Fortunatamente il mio "incidente" non ha dato luogo a conseguenze particolari, ma ricordate : non andate mai in montagna da soli ( se possibile ) e portate sempre con voi materiale di primo soccorso !E questo è tutto gente!!!
Arrivederci ed a presto con le Storie!





sabato 3 giugno 2017

E chi se la perde ! Cima Carpior da Querio ( Escursioni non per tutti 9 )

Premessa

Dopo molto tempo avevo finalmente un sabato libero e non mi andava di sprecarlo con un'escursione banale : come non contattare allora il mitico amico e "gulliveriano" Francoc59  per sapere cosa bolliva in pentola ?  Non che io non avessi in mente delle mete in particolare, ma so che chi come  me va costantemente in montagna è un pò come un assiduo lettore di libri : può regalargli anche il libro più bello del mondo, ma se il prossimo che ha in mente di leggere è un altro, inevitabilmente finirà in coda ( e Dio solo sa quando lo leggerà) .  Per le escursioni funziona allo stesso modo: potreste propormi anche di andare questo  giovenerdì a Punta con Vista Magnifica, ma se ho già in mente di andare a Punta Tsegnancantecalè da Sanpancù , probabilmente andremo separati. 
- "Stavo pensando alla Carpior da Querio , stasera ti dico". E chi se la perde , penso io !
- "Allora se vieni 6,10 puntuale a Santa Maria di Pont destinazione Cima Carpior". Per me sarà una levataccia ( 3 h di sonno  ) , ma chi se la perde ? Giusto un anno e mezzo fa "stavo per" salire alla Carpior da Ingria   e non vedevo l'ora di tornare da quelle parti per concludere l'opera ! Non importa se partendo da Quer!
Mappa in 3d ( fonte: Portale Cartografico Nazionale ) 
Arrivo in ritardo (alle 6,15 ), ma Franco e Blin mi prendono lo stesso. Il meteo non è granchè: nuvole basse coprono le montagne, nascondendo il sole, mentre temperatura ed umidità dell'aria sono elevate essendo stata scarsa l'escursione termica notturna, proprio a causa dell'estesa copertura nuvolosa.


Il vallone di Verdassa o Codebiollo

I resti di un forno a Quer
Il vallone di Verdassa o Codebiollo si trova sulla sx idrografica della val Soana , di cui l'omonimo torrente è tributario;  "Verdassa" è anche il nome con il quale veniva chiamata la Quinzeina ( il vallone si trova infatti ad ovest di questa montagna) e consta di numerose grandi borgate un tempo abitate tutto l'anno ( ma di queste parleremo un'altra volta).
Raggiunta la frazione Berchiotto di Frassinetto si imbocca la strada che percorre il vallone;  al bivio si imbocca la strada per Monteu e si lascia l'auto prima del guado sul torrente Verdassa.

L'itinerario

Casabouil
Dal guado, lungo la pista interpoderale di recente costruzione ed un breve tratto dell'antica mulattiera , raggiungiamo i ruderi di Querio, borgata di notevoli dimensioni ;  di qui scendiamo ad attraversare il rio Querio e poi con qualche peripezia arriviamo alle baite di Casabouil , dalle quali saliamo lungo una vecchia traccia , una "stra' dle crave" secondo Blin  ( del resto siamo diretti all'alpe del Bech... ) che raggiunge la cresta spartiacque Verdassa - Canaussa nei pressi di un punto panoramico a circa 1600 m di quota, nei pressi del quale possiamo ammirare rododendri e... mughetti in fiore, che saranno il primo incontro floristico "inaspettato" della giornata.
Blin e Franco sulla "stra dle crave" 


Mughetti ??? Qui ???

I mughetti ( Convallaria majalis) sono specie  tipiche del sottobosco e degli ambienti cespugliosi , su superfici sovente sassose e\o pietrose. su substrati calcarei ( e fin qui ci siamo)  ma raramente raggiungono una quota di oltre 1600 m come in questo caso. 
Mughetti in alta quota...
Dal punto panoramico, volgendo lo sguardo verso Fraschietto, borgata posta sull'altro versante del vallone, possiamo anche apprezzare quanto la costruzione di piste sia in grado di rendere più bello il paesaggio circostante, oltre a renderlo molto più sicuro dal punto di vista idrogeologico.
Piste, che passione ! 
Superato il "punto panoramico", posto in una zona "semiboscosa",  si continua a salire lungo la cresta, ora in "campo aperto", in una zona continua di pascoli, caratterizzata dalla presenza di un'altra specie floristica non così comune dalle nostre parti: l'Anemone narcissiflora, od anemone a fiori di  narciso, così chiamato per l'evidente somiglianza dei fiori con quelli del Narciso.

Anemone narcissiflora

Non appena noto con la coda dell'occhio la presenza di questo fiore mi precipito a fotografarlo , animato dal pessimistico pensiero che potrebbero essere pochi gli esemplari presenti in zona ( alcuni anni fa salendo all'alpe Mionda non ne avevo visti tanti ) ma, fortunatamente, mi sbaglio: ce se sono davvero tantissimi, così come ci sono tantissime Pulsatille alpine fiorite!
Salendo verso l'alpe del Bech, fioriture di Anemone narcissiflora ( in primo piano)  e di Pulsatilla alpina

Sul momento la presenza di così tanti anemoni a fiore di narciso mi sorprende, ma poi "a freddo" mi ricordo che ci troviamo in una zona caratterizzata dal punto di vista litologico dalla presenza di micascisti , calcescisti e gneiss minuti, rocce metamorfiche di  medio grado  che sono con tutta evidanza in grado di dare origine ad un substrato idoneo ( cioè calcareo)  alla diffusione di questo bellissimo fiore.

Continuando a salire arriviamo fino all'alpe del Bech 1962 m, dove ci concediamo una piccola pausa ristoratrice, intrattenuti dalla presenza poco a monte rispetto a noi di un nutrito gruppo di giovani camosci. 
Alpe del Bech



Camosci...
Giunti alla punta del Bech 2137 m  , cominciamo a percorrere la divertente cresta mista rocciosa ed erbosa  che conduce fino alla cima Carpior : ormai stiamo per entrare nelle nuvole...
Blin  e Franco stanno per entrare nelle nuvole...
Raggiunta la cima Carpior, quota 2301 m,  per un attimo le nubi  sulla cresta si dissolvono, regalandoci lo spettacolo mozzafiato del "mare di nubi"  che sovrasta la pianura e svelando il cielo cristallino che sta sopra di loro..

Il "mare di nubi" ai nostri piedi ed il cielo cristallino alle quote più alte
Per un attimo fanno capolino anche i laghi di Canaussa, ma poi tosto le nuvole risalgono di quota,   tornando ad avvolgerci  con il loro grigio manto.



Per un attimo spuntano i laghi di Canaussa
Decidiamo allora di incominciare la discesa, come da programma, verso l'alpe Pian Saler e, considerata la presenza della nebbia, decidiamo di scendere fedelmente lungo la dorsale che parte dalla cima, come suggerito da Blin, passando per l'alpe Balmela e raggiungendo l'alpe Carpior , dove salutiamo "l'orso".
Gentiana kochiana
Lungo la discesa non mancano altre bellezze floristiche...

Primula pedemontana


Selvaggio nonostante tutto

Una delle caratteristiche principali del vallone della Verdassa è quello di aver mantenuto, nonostante l'intenso sfruttamento da parte dell'uomo ( evidente sia nella parte mediana con le sue grandi borgate che in quella alta con i versanti punteggiati da numerosissimi alpeggi) un carattere prettamente "selvaggio".
Questa caratteristica è probabilmente dovuta sia alla ripidezza dei versanti, sovente aspri e rocciosi, sia all'estesa copertura boschiva che  caratterizza la parte bassa e media del vallone; altri fattori da non sottovalutare sono la costante presenza di nebbie durante la bella stagione e la localizzazione "nascosta" rispetto alla pianura, ad ovest della Quinzeina.
L'impressione di "selvaggità" è resa  ancora più forte dai molteplici segni dell'abbandono cui queste superfici sono andate incontro: rustici diroccati,  peggioramento della qualità dell'erba ,  aumento delle zone ricoperte da cespugli, alberi ed arbusti.

Alpe Balmela



L'osservazione di alpeggi come Balmela  dove,  come avrebbe detto la mia nonna paterna , " ai sun mach ad rive " ( ci sono solo dei pendii ripidi ), se da un lato fa pensare che il loro abbandono tutto sommato sia  un fatto  positivo  poichè sintomo di miglioramento delle condizioni di vita generali delle popolazioni locali,  dall'altro è motivo di rimpianto al pensiero dell'enorme mole di lavoro svolta nel passato  per costruirne gli edifici, migliorarne le superfici ( magari strappate al bosco od a cespuglieti\arbusteti e poi spietrate) , per realizzare e mantenere una rete sentieristica di collegamento idonea al passaggio di uomini ( sovente carichi) ed animali , per rendere disponibile l'acqua necessaria, per spandere il letame irrigando le superfici ( fertirrigazione).
Alpe Carpior
















Il problema è che anche alpeggi posti in zone più fortunate sono stati abbandonati, e questo ha certamente anche a che fare con la difficoltà di trarre un reddito sufficiente dalle attività zootecniche tradizionali di montagna nell'attuale contesto economico. 

Chiusura dell'anello

Alpe Furnel 

Reso omaggio all'orso , con un traverso ci rechiamo al Furnel , dove ormai anche il "furnel" o forno che dava il nome all'alpeggio è crollato, per poi raggiungere il Pian Saler ed andare ad attraversare ( con un pò di magia) il rio Verdassa , ricongiungendoci al sentiero che sale alla Miunda e chiudendo così l'anello all'alpe Losa di Ferro.
Alpe Saler

Conclusione

Qui c'è ancora molto lavoro da fare (  panorama  da cima Carpior verso la sx idrografica del vallone ) 
E' stata un'escursione molto bella e suggestiva , sicuramente da ripetere in futuro, ed anche molto utile perchè, almeno per quanto mi riguarda. c'è ancora molto lavoro da fare ( escursionisticamente parlando e non solo ) nella val Verdassa! Quindi grazie ancora ai maestri Franco e Blin per avermi guidato un quest'ennesima avventura! 
Arrivederci ed a presto con le Storie.