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domenica 22 novembre 2020

Attento che cadi : di un incidente in montagna e del Pian Talurn da Frassinetto, anello per il lago Verdassa

In questo numero...

Nonostante quest'anno a fine giugno fossimo già stati al monte del Prà, passando dal lato Val Soana e realizzando tra l'altro un giro ad anello di un certo livello, un pò d'amaro in bocca mi era rimasto, poichè avevamo trovato ancora parecchia neve in alto e, soprattutto, una giornata nuvolosa!
L'opinione di chi scrive infatti è che il pian Talurn sia enormemente più suggestivo se sgombro di neve e, naturalmente, in una giornata di cielo sereno o poco nuvoloso.  
In questo numero ci occuperemo anche dello spinoso tema degli infortuni in montagna: leggendo l'articolo capirete il perchè !
Salendo al monte del Prà 

Non c'è il 2 senza il tre!

"Posto ad una quota di 2722 m , il monte del Prà o Pian Talurn è a giudizio di chi scrive uno dei luoghi più significativi delle Alpi occidentali. Sulla sue pianeggianti e verdi sommità si incontrano ben tre vallate: la Valchiusella  a est , la valle Soana a ovest ed il vallone della Verdassa a sud-est. Si può dunque raggiungere sia da Fondo per la Bura at Talurn, che da Ronco Canavese per i valloni di Servino o di Canaussa o da Frassinetto per il vallone di Verdassa." ( tratto dal racconto "Balla coi Cervi" ).
Nella stagione autunnale poi la grande spianata del monte del Prà è resa ancor più affascinante dal mutare dei colori e dato che  in autunno ci siamo e  la salita dal vallone della Verdassa mi manca, la meta è decisa!

Ci sono tre modi  per salire ...

Parafrasando Sammy Rothstein, al secolo Robert De Niro, ci sono tre modi per salire : il modo giusto, il modo sbagliato ed il modo di Marco. Ed oggi a Davide, Elisabetta e Laura toccherà salire per l'appunto secondo il modo  di Marco;  mentre Elisabetta e Laura già sanno a cosa vanno incontro, per Davide si tratta della "prima volta". E, si sa, la prima volta non si scorda mai, anche perchè Marco, come di consueto, ha studiato la notte un giro corto per il mattino...

Marco De  Niro

L'idea è quella di salire alla punta del Bech e  di lì percorrere tutta la cresta sino in cima, per poi scendere dal lago Verdassa , realizzando così un simpatico giro ad anello.

 - "Ma quanto c'è di dislivello ?"
- " Boh, adesso non ho la cartina a portata di mano!"-
- " Ma questa gita c'è su Gulliver ? "
- " Mmm, non credo proprio!"

Elogio della follia ( e delle montagne ) 


Hp Lovecraft

Le nostre montagne non hanno forse qualcosa in comune con quelle immaginate da H.P. Lovecraft ne "Le Montagne della Follia"? Percorrendole non troviamo forse ogni volta i resti di antiche civiltà scomparse ? E se un giorno, nel nostro peregrinare, scoprissimo in una caverna i corpi congelati di strane creature ancor più antiche e dotate di temibili poteri soprannaturali, tali da condurci alla follia

Nel caso, poco male: noi un pò folli già lo siamo ! Del resto,  come sosteneva Erasmo da Rotterdam , non è forse la follia a diffondere la vita ? Cosa c'è di più folle dell'innamorarsi o dell'amare delle creature ancor prima di conoscerle, come accade tra genitori e figli? 
"La regola essenziale della felicità è voler essere come si è "e dunque per "essere felici occorre essere pazzi"  , avere l'audacia di vivere senza troppo curarsi di ciò che prescriverebbero saggezza e ragionevolezza, poichè non esiste una formula scientifica per la felicità!

Cosa può accadere dunque quando persone folli  si ritrovano assieme ad  esplorare le montagne della follia ?

La follia dei singoli messi a contatto si neutralizza, si somma, si moltiplica o cresce esponenzialmente ? 
 




 

Attento che cadi", cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno. Effettivamente, essendo la prima volta che si ritrovavano assieme in un'escursione  (con me )  Laura ed Elisabetta,  avevo il presentimento che qualcosa di non convenzionale potesse accadere! Ma andiamo con ordine...



Avvicinamento in auto

Raggiunta Frassinetto in auto, si svolta a sinistra in direzione di Berchiotto ; superata la frazione, la strada carrozzabile si addentra nel vallone della Verdassa e la si segue fin nei pressi dell'alpe Losa di Ferro, dove scende ad attraversare il torrente su un guado. Due cervi , un maschio ed una femmina, ci attraversano la strada, quasi a volerci preannunciare la "selvaticità" del luogo.

Pasticciando la foto della cartina...


Attenzione che le linee "pacioccate" sull'immagine in arancione e rosa non rappresentano il percorso da noi affrontato! Parte della traccia la trovate nell'immagine qui sotto:


Parte della traccia su ctr Piemonte






Dall'alpe Losa di Ferro a Querio ( into the wild ) 

Lasciata l'auto poco oltre l'alpe Losa, attraversiamo il rio Verdassa sul guado e, giunti sull'altra sponda, ci portiamo alla borgata Querio lungo l'antica mulattiera.
Querio

Dalla borgata bisognerebbe ora scendere leggermente ad attraversare il rio Querio: il condizionale è tuttavia d'obbligo, poichè a proposito del "modo di Marco", ecco che il leggendario "morbo del ravanatore" ( ecco la follia! ) colpisce il nostro ancor prima che i raggi del sole lo "bacino"; e dato che i compagni d'avventura devono in questo caso giocoforza fare totalmente affidamento su di lui, essendo nuovi della zona , la variazione di percorso viene decisa senza alcun "preavviso" vocale. E' tutto nella testa di Marco: - "mi piacerebbe provare una volta a salire direttamente dall'alpe Carpior!"

Da Querio all'alpe Carpior

"Percorso stupendo": fino ai ruderi dell'alpe Caprera il percorso è ben evidente, anche se ci tocca farlo "un poco strisciando"...
"Percorso stupendo..."

"Un poco strisciando..."

Da questo punto in poi perdiamo la traccia   e cominciamo una simpatica quanto involontaria "esplorazione" tra vaghe tracce su versanti ripidi ed accidentati, fino a raggiungere una panoramica cengia occupata da un bel boschetto di faggi, dove è naturale concederci una meritata pausa!
Dalla cengia, vista verso la dorsale del Bech

I colori dei faggi sono bellissimi in questo inizio di "foliage"; molto bella anche alle nostre spalle la relativamente comoda dorsale che sale da e per l'alpe del Bech ( che avremmo dovuto percorrere in salita nelle previsioni iniziali ) . 


Sull'orlo del precipizio ci invita a giocare..


Molto accattivante anche l'ambiente circostante, ripido e dirupato; qualcuno anzi  "sull'orlo del precipizio" ci invita a giocare. 
Ma il raggiungimento di questa "oasi tra i dirupi", non significa certo la fine delle nostre peripezie: dopo aver effettuato un breve traverso in direzione nord, ecco che riprendiamo a salire per vaghe tracce di animali lungo ripidi pendii, aiutandoci talvolta con le mani, fino a raggiungere una parete appoggiata che pare essere l'ultimo ostacolo a frapporsi tra noi e l'alpe Carpior.
Si sale nel ripido, aiutandosi talvolta con le mani...



nel ripido...

Tirandosi su nel busciass


- "Ma non è che poi ci tocca fare dietrofront? Disarrampicare sta roba ? " - mi chiedo e chiedo ai miei "soci".
- " Secondo me no. E poi siamo in grado di tornare indietro..."  - risponde Laura
- " Dai basta, andiamo!" - sprona Elisabetta
E così, un pò goffamente ed aiutandoci a tirarci su  con quel poco  di "busciass" ( termine dialettale per indicare la presenza di arbusti") a disposizione, ecco che superiamo l'ostacolo per ritrovarci - è quasi magia - proprio nei pressi dell'agognato alpeggio, che abbiamo dovuto sudare quanto una cima!
Su per la parete appoggiata...

E dire che arrivati all'alpe Caprera sarebbe bastato guardare un pò meglio la cartina e spostarsi in direzione est per raggiungere la dorsale percorsa dal sentiero. Scrivo queste fondamentali righe a beneficio di futuri emuli, pur consapevole del rischio di venire assassinato dai miei compagni d'avventura, resi furenti dalla... verità!

Dall'alpe Carpior a Cima Carpior

Salendo verso la cresta, panorama verso la Piata di Lazin


Sbucati ormai nei vasti pascoli dell'alpe Carpior, non resta che seguire la dorsale erbosa che passando per l'alpe Balmela 2060 m conduce ai 2301 m della cima. Qui arriva anche il sentiero n° 10 della rete sentieristica recentemente segnalata e sistemata dal comune di Frassinetto, davvero un ottimo  lavoro!

Cima Carpior

Da qui le successive elevazioni della Costa Carpior preannunciano un percorso a saliscendi fino all'arrivo : tutto allenamento, per di più con un meteo e panorami stupendi!




Immagini dalla cresta \1

Cresta, bella cresta... ( da cima Carpior al Pian Talurn) 


In cresta \ 2




Su questo tratto di percorso c'è ben poco da dire, salvo che si tratta di una cresta facile, divertente e panoramica, che abbiamo percorso praticamente sul filo fino in cima.

In cresta\3

Splendidi i colpi d'occhio sul vallone di Canaussa con i suoi laghi, e sull'ambiente circostante in generale.
Vista sul vallone di Canaussa e sul monte omonimo

Continuiamo quindi con le immagini riprese dalla cresta...

Vista verso vallone di Forzo e Torre Lavina
Due dei laghi di Canaussa



Sullo sfondo: da sx verso dx dalla Piata di Lazin al Monveso di Forzo

Il lago Verdassa visto dalla cresta


La caduta di Varda


Giunti nei pressi dell'ultimo pendio adducente alla tondeggiante cima del pian Talurn ( ormai mancano pochi metri!), ecco che accade l'imponderabile: di colpo mi inciampo  e cado come un sacco di patate, prendendo una forte botta al ginocchio sinistro.
Quante volte sono caduto e scivolato in montagna ? Tantissime, fa parte del gioco! Ma sempre in situazioni non pericolose e soprattutto con una certa padronanza dell'imprevisto, un certo controllo dei movimenti.  In questo caso purtroppo il controllo è quasi del tutto assente: l'unico riflesso che riesco ad avere è quello - in extremis - di mettere avanti la mano destra per non battere il muso sulle pietre!
Quante volte chiacchierando o  navigando sui social sentiamo e leggiamo commenti legati agli incidenti più o meno gravi  che si verificano in montagna e che richiedono l'intervento dei soccorsi? "Ha sbagliato là" ... "E' stato imprudente qua"... Insomma tutti scienziati, che a volte avranno pure ragione, a volte no, ma la realtà è che a volte succedono delle "disgrazie", come nel mio caso. E' brutto dirlo, ma può accadere a chiunque di scivolare improvvisamente o cadere : sono cose che a volte semplicemente succedono
Diventa quindi fondamentale adottare comportamenti corretti di fronte a questi imprevisti ed essere attrezzati.
Dolorante a terra...


Cosa fare in caso di infortunio 

Eccomi così dolorante a terra, tra lo sgomento dei compagni, che molto correttamente   non cercano di muovermi ( se ci fosse qualcosa di rotto o di incrinato, rischierebbero di peggiorare la situazione) senza prima essersi sincerati della mia condizione.
Per fortuna nello zaino ho del materiale di primo soccorso, tra cui non manca del ghiaccio istantaneo , fondamentale per lenire il dolore ed evitare eccessivi  gonfiori od ematomi troppo estesi.
 - "Marco come va ?" 
- " Non mi sembra di avere niente di rotto, ma per il momento non sono in grado di rialzarmi"
Se i miei compagni sono spaventati, un pò lo sono anch'io, perchè mi rendo conto che questa non è la solita botta al ginocchio e mi sono "infortunato" - per colmo di sventura -proprio  nel punto più lontano. 
Comincio così a slacciarmi lo zaino ed a chiedere ai miei compagni di tirarmi fuori il ghiaccio: 
- "Il ghiaccio, il ghiaccio, il ghiaccio!"
- "Ma dove ce l'hai? Nello zaino ?"
- "Si !"

Un nuovo protocollo sanitario

Il mio zaino è uno di quelli con l'apertura laterale , ma Elisabetta e Laura, che subito si "avventano" per soccorrermi, non lo sanno ( e del resto sono un pò spaventate anche loro) : ecco che me lo girano sulla  schiena, premendomelo  in faccia e dando  in questo modo  vita ad un nuovo ed originale protocollo sanitario: il soffocamento preventivo dell'infortunato.
- "Ma cosa fate!!!"
- "Dove hai messo il ghiaccio ??? "
- "E' in fondo allo zaino!"
- " E allora !"
- "Il mio zaino ha l'apertura laterale!"
Niente da fare: l'apertura laterale non verrà utilizzata , ma alla fine conta il risultato: il ghiaccio istantaneo viene estratto dal kit di pronto soccorso ed applicato sulla parte contusa, sotto lo sguardo divertito di Davide. Devo anche ammettere che il soffocamento tramite zaino ha contribuito non poco a calmarmi.
Il ghiaccio mi dà un sollievo immediato, tanto che dopo una decina di minuti comincio già a pensare di rialzarmi. Su invito dei miei compagni  però, rimango prudentemente disteso a terra ancora per un pò. 
L'atmosfera ora si è fatta più rilassata, anche se il mio pensiero è fisso sulla lunga discesa che ci aspetta: ce la farò ad affrontarla o comunque ad arrivare prima di notte con il ginocchio in queste condizioni ? 
Con me ho comunque la pila frontale ( ormai ho imparato dall'esperienza) ... 


Risoterapia

Contenuto ideale di un kit di primo soccorso in montagna:

  • Ghiaccio istantaneo
  • Acqua ossigenata ( per detergere le ferite e rimuovere i corpi estranei)
  • Soluzione fisiologica ( per lavare le ferite)
  • Disinfettante iodato ( per la disinfezione vera e propria) 
  • Cotone, garze, bende, cerotti vari ed altro materiale sterile

Nel mio kit non mancano mai anche delle bustine di integratori di sali minerali ( molto utili  in caso di sintomi da affaticamento e come "placebo" in generale)  e dei lacci di ricambio per gli scarponi, che non si sa mai.

In vetta



Mi strascino in vetta..

Rialzatomi infine in piedi, ecco che mi strascino fin sul panettone di vetta, che troviamo ovviamente spolverato dalla neve caduta nei giorni precedenti e con un piccolo branco di camosci , subito fuggiti, a farci da benvenuto. Anch'io decido di isolarmi un poco, per una pausa di riflessione: l'umore non è esattamente dei migliori, a causa delle preoccupazioni per l'immediato futuro...
Comitato di benvenuto, subito dileguatosi

In isolamento volontario


Naturalmente ora che siamo a metà giornata ( e nonostante sia già l'11 ottobre ) , un pò di nuvole basse salgono ad avvolgerci ( la val Verdassa, così vicina alla pianura, non si smentisce mai), garantendoci comunque una discreta visibilità!
Prima di scendere, eccovi due o tre foto scattate dalla vetta...

Vista verso il Monfandì

Sulla tondeggiante cima...







Verso il lago Verdassa ed oltre ( la discesa fastidiosa) 

I sentieri di Frassinetto



Salendo, come di consueto, avevo già lanciato un occhio per capire dove scendere; attività superflua dato che arrivati in cima ci rendiamo conto  che la solerte amministrazione comunale di Frassinetto aveva già provveduto a segnalare anche il percorso  verso il lago Verdassa, contrassegnato  sempre con il numero 10.
Nel valloncello spolverato di neve




Arrivati circa all'estremità orientale del pian Talurn, presso quello che sulla carta MU è denominato "colle di Pian Tallorno orientale", si imbocca in discesa il  canale che porta in uno stretto valloncello compreso tra il monte del Prà e la vicina punta della Mionda, oggi ben spolverato da qualche centimetro di neve! Da queste parti dovrebbe esserci anche il laghetto "Verdassa superiore", ma può darsi che oggi non sia visibile poichè siamo a fine stagione e potrebbe essere asciutto!

E il laghetto Verdassa superiore? 
L'unico mio cruccio è che per colpa della caduta sono costretto a scendere molto più lentamente del solito, nonchè a fare attenzione ad ogni passo, poichè al momento non posso assolutamente fare forza sul ginocchio sinistro, pena un dolore intenso : mi tocca a volte usare i bastoncini quasi a mò di stampelle...
Neve nel sacchetto...


Usciti dall'ombroso valloncello di cui sopra, ritorniamo ad affacciarci in direzione sud verso Frassinetto ( e sul sottostante lago Verdassa) :  constatata la perdita del potere refrigerante del ghiaccio istantaneo  applicato sul ginocchio, decidiamo di sostituirlo ( più che dignitosamente ) con un sacchetto dell'Ikea riempito di neve, prima che di neve non se ne trovi più!

Sotto di noi il lago Verdassa
 

Finita la medicazione , in breve raggiungiamo le amate sponde del lago , ove è d'obbligo un'altra meritata pausa!!!
Dal lago seguendo ora il sentiero n° 9 torniamo all'alpe Losa di Ferro passando per le alpi Vardasson e facciamo ritorno all'auto quando ormai è giunto il tramonto...

Conclusioni

Fortunatamente il mio "incidente" non ha dato luogo a conseguenze particolari, ma ricordate : non andate mai in montagna da soli ( se possibile ) e portate sempre con voi materiale di primo soccorso !E questo è tutto gente!!!
Arrivederci ed a presto con le Storie!





sabato 15 agosto 2020

Il morbo del ravanatore ( o dell'esploratore ? ) - Cima del Cavallo da Forzo

 

Forzo,  il vallone che impegna...

- " Andiamo alla Torre Lavina ? "
-"Perchè non andiamo invece alla cima del Cavallo? "
Come rifiutare la proposta dell'amico Carlo ? Si torna sempre con piacere nel vallone di Forzo, quel pezzo di Gran Paradiso   in val Soana, della quale ospita le cime più alte e maestose, l'unico ghiacciaio ,  le borgate alpine meglio conservate, le pareti di arrampicata più rinomate...
Ad inizio estate ero stato alla Cima Fer, i cui contrafforti dividono la valle principale dal vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a Nord; dopo tale elevazione, la spartiacque Forzo - Campiglia prosegue in direzione nord-ovest con punta Tressi e quindi con la cresta del  Cavallo, cui segue la Torre Lavina, senza dubbio la montagna più celebre della val Soana , grazie all'inconfondibile forma piramidale ben visibile dalla  pianura torinese.
La cresta del Cavallo vista salendo alla bocchetta Vallotta

Anche la cresta del Cavallo è altrettanto ben visibile dalla pianura :  posta immediatamente a destra della Torre Lavina,  è composta in tutto da sei elevazioni , delle quali la Cima del Cavallo 2846 m , quella a cui noi siamo diretti, è quella  più ad est.
Cartina 1:25.000 , elaborazione su base Ctr Regione Piemonte

Un'altra importante qualità del vallone di Forzo , che prima abbiamo dimenticato di elencare, è che si possono realizzare numerosi e bellissimi giri ad anello, certamente tutti abbastanza impegnativi, "da guadagnare", ma comunque bellissimi! Ed ecco che , pour parler, cominciamo ad ipotizzarne qualcuno...
- " Una volta tornati al Giavino si potrebbe poi proseguire fino al colle di Bardoney..."
- "Oppure andare al Davito e fare la finestra Valletta, o semplicemente andare al Davito e tornare indietro.."
- "Decideremo sul posto!"

Da Forzo a Boschietto

Lasciata l'auto nel parcheggio posto davanti alla frazione Forzo, ci si incammina attraversandola seguendo le indicazioni del sentiero n°608; oltrepassato il nucleo abitato, la mulattiera prosegue seguendo il corso del torrente Forzo, fino ad attraversarlo su di una passerella posta a 1350 m di quota circa. 
Madonna della Neve a Boschietto
Da qui ci si riconnette alla mulattiera che sale da Tressi, pervenendo in breve ad un  bivio, dove la si abbandona per il  sentiero n° 610 , arrivando in breve alla bella borgata di  Boschietto 1451 m, al cui inizio è posta la bellissima chiesetta dedicata alla Madonna della Neve.
Le borgate di Boschietto e Boschiettiera, splendidamente conservate a dispetto del mancato accesso stradale, meritano assolutamente una visita dedicata, magari in occasione della "festa del pane" od inverno con le ciaspole, sulla neve.

Da Boschietto all'alpe Giavino

Casotto Pngp all'alpe Giavino


A destra del nucleo abitato di Boschietto, il sentiero sale ora ripido sul versante sinistro idrografico del vallone, nel bosco di larici ed abeti, per poi "sbucare" fuori verso i 1800 m di quota e toccare le grange Sengia, Biestan ed infine arrivare al panoramico pianoro dell'alpe Giavino, sede di un casotto del personale di sorveglianza del Pngp.


Uomo di pietra all'alpe Giavino

Alla bocchetta Vallotta - la cartina in testa.

- Ma tu hai portato la cartina? "
- "No!"
- "Io neanche !Però penso che l'abbiamo guardata e studiata tanta di quelle volte che ormai ce l'abbiamo stampata in testa!"
-" Altrochè!"
Naturalmente Orco Trekking si dissocia da questo tipo di comportamento e vi invita caldamente a munirvi di una buona mappa, specialmente quando si affrontano itinerari come questo!

Pianoro a 2400 m circa; in alto la cresta del Cavallo a sx; a dx il canale che sale alla Vallotta

Dall'alpe Giavino si prosegue verso nord per tracce di sentiero fino a raggiungere un piccolo pianoro  a circa 2400 m di quota, quindi si comincia a salire lungo il canale ( è possibile farlo sia a destra che a sinistra) adducente all'evidente depressione della bocchetta.
Da sx verso dx: Piata di Lazin; Punta Gialin; Grande Uja di Ciardonei; Punta delle Sengie;
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo


Da qui in poi le tracce di sentiero finiscono e si comincia a salire per erba, placche di roccia e pietraie; alcuni ometti qua e là possono tornare utili in caso di scarsa visibilità. Il panorama sulle cime della destra idrografica del vallone è meraviglioso!
L'ampia depressione della bocchetta Vallotta, che mette in comunicazione con il vallone di Campiglia, è un luogo che merita una pausa meditativa! Proprio di fronte alla depressione si erge la Rosa dei Banchi,  montagna seconda soltanto alla Torre Lavina per notorietà ( forse) !

Alla bocchetta Vallotta , guardando la Rosa dei Banchi

Proprio a sinistra della bocchetta comincia la cresta del Cavallo, mentre a destra si snoda la lunga cresta nord-ovest della punta Tressi ( localmente chiamata "Gran Losa") , sinuosa ed affascinante, perfino invitante,  ma ad occhio e croce caratterizzata dalla presenza di difficoltà alpinistiche rilevanti!
La sinuosa ed affascinante cresta NO di Punta Tressi

Come detto poco sopra, la bocchetta Vallotta è un luogo che spinge alla meditazione; gli esiti della meditazione però non sono mai scontati... 


L'attacco del morbo del ravanatore


Che cos'è il "morbo del ravanatore" ? E' come il morso di un ragno, la puntura di un insetto: ti può cogliere ovunque , senza preavviso; nessun escursionista del "nostro tipo" ( che non saprei come diavolo definirci ) si può dire al sicuro dal "contagio" e dalle sue conseguenze.

Anche da lì si può passare !La cresta sud della cima del Cavallo

Seguendo l'itinerario "normale", dalla bocchetta Vallotta occorre spostarsi in direzione nord-ovest verso l'evidente canalino che divide la cima del Cavallo dalla punta n°5 ( sempre stando alla numerazione della "Guida dei Monti d'Italia del Cai-Tci, volume "Gran Paradiso"), risalirlo e poi per cresta raggiungere il triangolino di vetta. Su Gulliver tale itinerario viene classificato EE\F come livello di difficoltà: ciò significa che si tratta di un percorso che presenta qualche passaggio alpinistico facile.
Durante la "meditazione" però, osservando attentamente la cima,  il sottoscritto viene colto da un attacco del morbo del ravanatore!
Salendo a sx della placconata\1

 - "Guarda la ! "- esclamo - "Secondo me si può salire anche direttamente dalla bocchetta, senza star lì a raggiungere il canalino! Oltretutto mi sembra anche più comodo! Saliamo lì in mezzo, poi aggiriamo sulla destra quello spuntone di roccia e..." 
- " Si, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno è sceso da lì! "
- "Eh beh, se qualcuno è sceso, di sicuro noi riusciremo a salire!"
Insomma non è stato difficile convincere il mio socio! 

Come complicarsi la vita ( ed essere felici) 

Ogni tanto qualche gradone di roccia aiuta...

Cominciamo quindi a salire nello stretto e ripido canalino erboso posto immediatamente a sinistra della lunga placconata con cui termina la cresta sud della cima del Cavallo; si tratta naturalmente di un terreno misto, tra erba "olina" e gradoni di roccia.
Superato un tratto di placca, si prosegue con elementare arrampicata tra erba e roccette...

In cima alla placconata

Per sbucare in cima alla placconata di cui sopra occorre tuttavia percorrerne un tratto, per poi raggiungerne la sommità con elementare arrampicata tra erba e roccette.
Potentilla grammopetala nel suo habitat

Ma la montagna è generosa ed i nostri sacrifici vengono subito ripagati: la placconata ci fa  infatti un bel dono botanico, facendo mostra tra  le sue fessure di  numerosi esemplari di Potentilla grammopetala  , specie esclusiva delle rupi silicee ( qui siamo infatti su solido gneiss ) ed endemica delle Alpi ,all'interno delle quali il suo  areale è ristretto alle zone montuose di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia, con stazioni anche densamente popolate ma molto disperse.La rigogliosità dei suoi cespi è davvero notevole, specie se rapportata all'austero habitat!
Si continua allora ad arrampicare tra roccette ed erba ( foto Carlo)



Bene! Ora non ci resta che aggirare sulla destra le ultime asperità rocciose e...niente, come non detto
Contrariamente alle aspettative, sulla destra tutta una serie di paretine rocciose e strapiombi sbarrano il passo: o si prosegue sul filo, o si torna indietro!
Dato che io ho qualche titubanza , è Carlo ad andare in avanscoperta; e visto il suo parere positivo sul prosieguo dell'itinierario, lo seguo, arrampicando tra roccette ed erba, fino a raggiungere l'ostacolo finale: cioè un torrioncino di modesta elevazione ma esposto da ambo i lati, conformato a placca a nord e gradinato a sud.
Nel dritto ( foto Carlo) 


Naturalmente noi optiamo per il versante gradinato; a questo punto occorre anche riporre i bastoncini da trekking, che fin qui ci siamo un pò goffamente trascinati dietro, appoggiandoli e riprendendoli qua e là per avere all'occorrenza le mani libere!
Certo che  guardare verso il basso in questo punto fa un pò impressione: se mai disgraziatamente uno volasse giù sarebbe , come dire, per sempre!
Per superare l'ultimo torrioncino... ( foto Carlo) 


In realtà il torrioncino presenta sul lato sud ottimi e comodi appigli per le mani e posti dove mettere i piedi: per quale motivo una persona dovrebbe mettere male le mani ed i piedi proprio in questo punto?  
meglio riporre i bastoncini da trekking! (foto Carlo) 

Nessuno!E cosi arriviamo di fatto ad una sorta di antecima, 100 m più in basso della vetta, che in breve raggiungiamo con un ultima salita sul ripido...
Nonostante oggi il panorama sia un pò limitato da alcune nubi che vanno e vengono ( il Monte Rosa e la Torre Lavina si mostreranno solo per qualche attimo), la visibilità locale rimarrà sempre buona, consentendoci interessanti osservazioni, specialmente sul versante Campiglia.


L'ultima salita

L'ometto di vetta in primo piano ; in secondo il prosieguo della Cresta del Cavallo e la Lavina

Per la discesa naturalmente optiamo per la via "normale": per quanto riguarda il lato "avventura", oggi direi che abbiamo già dato!
Interessanti osservazioni sul lato Campiglia
Quale grado di difficoltà  avremo mai affrontato? Dato che di gradazioni alpinistiche non ci capisco nulla, non posso che affidarmi al giudizio allo stesso tempo ex-ante ( rispetto alla data nostra gita) ed ex-post ( rispetto alla consultazione del sito Gulliver, avvenuta da parte nostra dopo la gita) dell'esperto gulliveriano Enzo 51, che aveva avuto la medesima nostra idea alcuni anni fa: : "difficoltà max III grado". E quindi ?
La Torre Lavina si scopre soltanto per un istante

Una tranquilla discesa

Dall'ometto di vetta occorre raggiungere la stretta depressione tra la cima del Cavallo e l'elevazione n°5 della cresta , il che si può fare molto agevolmente tenendosi leggermente sotto cresta in versante Forzo ( ciò che noi scegliamo di fare); proseguendo sul filo invece vi sono altre asperità da superare!
Proseguendo in cresta si trovano altre asperità...

La stretta depressione...

si intuisce la ripidezza...

Giunti alla depressione, ci accoglie una bella fioritura di Leucanthemopsis alpina, che interpretiamo come segnale di buon auspicio. Guardando verso valle ( versante Forzo) , si intuisce subito l'imminente brusco cambio di pendenza che ci aspetta...
Occorre infatti ora scendere il ripido canalino di sfasciumi fino al fondo; gli sfasciumi sono sfasciumi ma insomma, abbiamo visto ben di peggio! 
Dopo aver sceso alcuni metri il canalino è interrotto da due masse rocciose, che si aggirano sulla sinistra con qualche divertente e facile passo d'arrampicata.
Due masse rocciose occludono il canalino...

Arrivati al fondo , decidiamo di raggiungere un "uomo di pietra" che sembra posto in posizione davvero panoramica e qui ci dividiamo: io infatti devo per forza tornare alla bocchetta Vallotta, dove ho lasciato una maglietta ad asciugare, mentre Carlo vuole provare a scendere da un'altra parte.
L'appuntamento è al casotto Pngp dell'alpe Giavino...
Alla fin fine anch'io devierò un pò dal percorso di salita, andando a raggiungere una simpatica mandria di bovine di razza piemontese al pascolo in una pianeggiante conca posta a circa 2320 m  di quota. E qui vedo Carlo scendere dall'altra parte e mandarmi una voce, alla quale rispondo.
Nella conca, attiro la mandria!

Pur non avendo capito un accidenti di quanto detto, ipotizzando che Carlo mi avesse  voluto dire di aspettarlo  mi accomodo su una grande pietra piana, attirando inevitabilmente in questo modo la curiosita delle bovine, forse desiderose di un'integrazione salina che ahimè io non posso dargli!
Tempo di rilassarmi un attimo, ed ecco che Carlo è scomparso dalla mia vista: "Che tipo! Avrà proseguito!" - penso.
E così riprendo la discesa, fino a ritrovarlo nei pressi del casotto, intento ad un pediluvio in un ruscello:
- "Che fine avevi fatto?  "
-"Ah, ma eri tu quello lassù? Non ti avevo riconosciuto!"
Eh si, perchè di solito molte persone girano da queste parti...

Ritorno a Forzo

E' ora venuto il momento di decidere se realizzare uno di quei giri ad anello ipotizzati il giorno prima al telefono, ma entrambi siamo concordi sul fatto che per oggi può bastare e così, dopo aver fatto rifornimento d'acqua , in men che non si dica facciamo ritorno a Boschietto ed infine a Forzo, dove all'Osteria delle Alpi ci concediamo una meritata bevanda fresca.
Che bello vedere le nostre borgate piene di gente, financo di automobili parcheggiate ovunque! Che bello vederle tornare a vivere, anche se soltanto per 2-3 settimane l'anno!

Conclusione- ravanatori od esploratori ( dell'inutile) ? 

E noi che cosa crediamo di aver fatto? Siamo dei ravanatori ? Personalmente comincio a provare un pò di fastidio verso questa  definizione! Il termine "ravanatori" infatti mi dà l'idea di persone che non sanno dove vanno oppure lo sanno ma  hanno più o meno coscientemente scelto un percorso completamente scomparso e\o occluso a causa della vegetazione!
Nel nostro caso, noi sapevamo dove andavamo e sicuramente non eravamo diretti nella giungla !  Abbiamo semplicemente scelto, lì per lì, di fare una piccola variante, seguendo l'ispirazione del momento !
Aver deciso  un itinerario poco battuto, non  alpinistico  ma neanche semplicemente escursionistico non basta certo a far di noi dei ravanatori: io preferisco immaginarci come degli "esploratori dell'inutile".
"Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento, che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane". Andare in montagna per il semplice gusto di farlo, seguendo le proprie preferenze ed inclinazioni, senza o con pochi compromessi, "conquistando" ogni volta mete che gli altri giudicheranno superflue, ma mai lo saranno per te ! Che altro ? 
Perchè ciascuno di noi ha la sua strada, il suo filo invisibile che lo guida nel compimento del proprio destino!
Arrivederci ed a presto con le Storie!