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lunedì 12 giugno 2017

Escursioni non per tutti 10 - La Rossa ed anello dei valloni di Piandemma

Premessa

- " Se riesco vorrei ancora andare a fare un giro dalle parti della Colla! Fine maggio - inizio giugno è il periodo ideale per questi giri! L'anno scorso ero salito al Monte Croass dalle Vernè e poi ero sceso da Piandemma ed era uno spettacolo! "
- "Dai organizziamo, volevo proprio andare lì" 
- "Sarebbe bello partire addirittura dalla Fucina!"
Alla fine siamo riusciti ad organizzare la gita e così, in un'assolata mattinata di giugno, ci siamo ritrovati nel piazzale ex- Casermette a Locana io , Barbara ed Eleonora. L'idea era quella di raggiungere la Rossa lungo la dorsale che  sale dall'alpe Colla per poi fare un anello andando a toccare i valloni del Crot e di Leitosa, cioè i valloni di Piandemma : una bella gita all'invers di Locana!
Naturalmente l'idea di partire dalla Fucina lungo la mulattiera che sale per l'Apiatour la scartiamo immediatamente, dando priorità alla parte alta del percorso, e così ci rechiamo in auto fino a Piandemma.

Il  Muliner, magnifica oasi prativa ...

Da Piandemma alla Croce Faggio

Dal piazzale posto in fondo alla strada asfaltata , dove lasciamo l'auto, imbocchiamo la strada sterrata che porta alla magnifica oasi prativa del  Muliner , senza ombra di dubbio uno dei posti più belli di Locana,   che sarebbe la sede ideale per un agriturismo e dove Barbara ha una baita. 
ma anche eccellente punto panoramico !
Giunti quasi al fondo dei prati, sulla destra sale il sentiero che in breve porta alla Croce Faggio la cui costruzione , come riportato sul sito istituzionale del comune di Locana, che citiamo per esteso " risale agli ultimi anni della guerra 1940-45, per opera di un gruppo di volontari Locanini capeggiati dall’Arciprete Don Giacomo Macario; da allora tempo e sacerdote permettendo, verso il 20 di Agosto viene celebrata la Santa Messa ai piedi della Croce, a ricordo dei caduti in montagna, con discreta partecipazione di pubblico" .
Sul luogo dove venne eretta la croce  " sorgeva solitario un grandissimo faggio ultrasecolare, che da quella posizione, era di riferimento a tutta la Valle di Locana; poi nell’estate del 1942, una tempesta di acqua, grandine e vento sradicò ed abbatté il simbolo tanto amato dalla popolazione, di qui scaturì l’idea della costruzione di una grande croce, denominata appunto La Croce del Faggio o meglio “La Crus ‘dl Fò”.
La Crus dal Fo, sulla dorsale prativa  ormai ampiamente colonizzata da alberi ed arbusti
Non è così  lontano il giorno in cui il bosco "inghiottirà" la Crus 'dl Fo...
Cartina in 3d - scorri verso destra per visualizzazione completa. elaborazione su Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale ) 


Dalla Croce Faggio all'alpe Colla

Dalla Croce Faggio il sentiero prosegue in leggera salita verso destra, addentrandosi nel vallone di Blina  , solcato dall'omonimo rio e tributario del torrente Rimolerio, nel quale confluisce nei pressi della borgata  Molera
Lasciati in basso a destra i ruderi ed i pianori di un alpeggio , tosto raggiungiamo i ruderi di un'altro, posto a quota 1577 metri e non nominato sulle carte. La denominazione di questi alpeggi sulle carte mi ha sempre lasciato dei dubbi, che Barbara dissolve: il grande pianoro in basso è Pialamberto, mentre i ruderi a quota 1577 m vengono chiamati Casette. Eh si, perchè Barbara è dei Montigli e suo nonno, ci dice, da ragazzo veniva garzone in questi alpeggi!
I pianori di Pialamberto ( al centro della foto ) ; in primo piano fioritura di botton d'oro ( Trollius europaeus ).
I ruderi di Casette ; sullo sfondo da sx Rocca Maunero e Monte Tovo ( foto d'archivio ) 
Dalle Casette il sentiero prosegue, sempre dentro il vallone di Blina, fino a sbucare sulla panoramica sella ove è posta l'alpe Colla 1890 m, da cui si gode un magnifico panorama a 360° sulle montagne circostanti , in particolare sul gruppo del Gran Paradiso e sulle testate dei valloni di Piantonetto, Valsoera ed Eugio, e che spazia fino alla Quinzeina.
Panorama dall'alpe Colla con l'indicazione delle principali vette ( scorrere verso destra per visualizzazione completa) .
All'alpe Colla, splendido esempio di architettura rurale alpina, è anche presente una spettacolare ed enorme vasca in pietra per l'abbeverata del bestiame.
Uno dei rustici della Colla con la grande vasca
Dal punto di vista geolitologico qui ci troviamo nella "striscia" calcarea della zona Sesia - Lanzo, che attraversa la Valle Orco proprio all'interno del territorio comunale di Locana, caratterizzata dalla presenza di pietre verdi e calcescisti .
Calcescisti all'alpe Colla...al centro il Gran Paradiso
Mentre stiamo rimirando ben bene il panorama, ci arriva la gradita telefonata di Luciano Bertoldo, amministratore del comune di Locana che ormai da ben 3 mandati si occupa con grande passione di turismo e sport, ma soprattutto gran conoscitore dell'invers di Locana ( anche lui ha una casa ai Montigli ) , che avrebbe voluto essere con noi ma per un disguido all'ultimo ha dovuto rinunciare. Lo salutiamo in coro e gli promettiamo che faremo tante belle fotografie (  si spera ) e che prima o poi riusciremo a combinare insieme...
Riprendiamo quindi il cammino e, superata l'alpe Colla superiore, ci spostiamo a sx sul versante vallone del   Crot, non senza aver prima dato uno sguardo d'insieme a questo magnifico complesso di rustici.
Alpe Colla ed alpe Colla superiore.

Dall'alpe Colla alla Rossa

Sul versante vallone del Crot, per tracce di passaggio ed in leggera salita, raggiungiamo l'alpe Cialmere, quindi ci dirigiamo sulla panoramica dorsale  che da questo punto in poi seguiremo fedelmente fino alla cresta spartiacque Orco - Lanzo, toccando prima la q. 2163 m e quindi raggiungendo la cresta alla puntina q. 2290 m
Lo spettacolo delle fioriture di Anemone narcissiflora, genziane , viole e primule , incastonate sul verde intenso dell'erba primaverile, cui fanno da sfondo  l'azzurro del cielo e l'elegante profilo delle montagne ( che oggi sembrano ancor più maestose,   date le condizioni di particolare nitidezza dell'atmosfera) è qualcosa di mozzafiato: benchè sia possibile descriverlo a parole, è difficile trasmetterne ad altri le profonde e personali emozioni che in ciascuno di noi tre ha generato
Le fioriture di Anemone Narcissiflora ( siamo sempre su calcescisti ... ) 
Viole, bianche e viola, genziane, l'azzurro del cielo...

Sullo sfondo è sempre ben visibile alle nostre spalle il gruppo del monte Rosa , ma quello che più ci preme sapere è se la Rossa sia l'elevazione finale della dorsale su cui stiamo salendo o quella  che vediamo appena a destra ( cosa che non è da subito chiaramente visibile  - nessuno di noi infatti è ancora mai stato alla Rossa) . Un rapido consulto della cartina Escursionista e Monti ci conferma che una volta raggiunta la cresta Orco-Lanzo non avremo ancora raggiunto la nostra meta.
Il gruppo del Rosa
L'ampia dorsale prevalentemente erbosa è davvero facile e procediamo con passo spedito...
Una dorsale davvero facile... ( a sx versante Trucchetta, a dx versante Crot ) 
Molto interessante anche il panorama sull'adiacente parte alta del vallone di Trucchetta, i cui alpeggi davvero sono a pochi passi sotto di noi e sembrano piccole isole immerse in un mare di "drose" ( ontano verde, Alnus viridis ).
Il confronto tra i due versanti è fonte di numerose riflessioni naturalistiche ed agronomiche : in primo luogo l'importanza dell'esposizione nel determinare la vegetazione  presente: drose nel versante Trucchetta, esposto a nord-ovest, "ulinna" ( Festuca gr. varia) nel versante Crot, esposto a sud-est ; in secondo luogo lo stato di maggior abbandono in cui versa il vallone di Trucchetta ( di cui il "mare di drose" è la conseguenza più diretta ) rispetto a quello del Crot, dove in estate è presente una numerosa mandria di bovine "all'abbandono" ( vitelli,  manzette, manze ed asciutte ). Anche su questo versante comunque si osserva, specialmente nelle zone più marginali, l'aumento di specie arbustive ( in particolare mirtilli e rododendri )  e la predominanza dell'ulinna, specie molto fibrosa e poco o per nulla appetita dagli animali al pascolo.
Uno sguardo sul vallone di Trucchetta

Raggiunta la cresta sulla puntina q. 2290  , ci fermiamo a pranzare ( perchè si è fatta l'ora ) e ragioniamo sul da farsi: innanzi tutto la Rossa è lì a due passi  e, cosa importante per il nostro viaggio di ritorno, sarà possibile scendere dal colle di Perascritta. Dal luogo di sosta si gode anche di un'ottima visuale sula testata dei valloni del rio Bianetto e della Paglia, nonchè sulla cresta di confine Lanzo - Francia, dall'Uja di Ciamarella fino alle Levanne con il colle Perduto.
La Rossa è lì a due passi... e che spettacolo le cime delle valli di Lanzo!!!

Panorama:  da sx Uja di Ciamarella , punta Marsè, monte Bellavarda ( con davanti l'Uja di Pratofiorito), spartiacque Lanzo\Francia, Levanna Orientale, colle Perduto, Levannetta e Levanne centrale ed occidentale.
Consumato il pranzo lasciamo gli zaini e raggiungiamo in quattro salti la vicina sommità de La Rossa 2313 m , ed anche da qui il panorama non è niente male :
Vista su Lago di Monastero ed alpe di Coassolo 

Zoom da cellulare su Marsè, Bellavarda e Uja di Prafiorito 

Vista sul massiccio del Gran Paradiso 

La prova che siamo arrivati in cima...
Tornati sui nostri passi e recuperati gli zaini sulla puntina quota 2290 m ( sono preciso oggi eh ? Il fatto è che sto usando il gps che mi ha regalato Blin! ) , cominciamo la seconda parte della nostra avventura odierna: la discesa !

Il colle di Perascritta ed il Gias Milone

Il colle di Perascritta 2154 m , così chiamato perchè caratterizzato dalla presenza di un affioramento roccioso ricco di incisioni, è un valico utilizzato dall'uomo da  tempo immemore ed importante via di comunicazione tra Locana e le valli di Lanzo. 
Dal colle per  traccia di sentiero ( non sempre visibilissima ) raggiungiamo la vasta conca umida retrostante le alpi Milone , che oggi si presenta ornata di una splendida fioritura gialla di Caltha palustris... 
Fioritura di Caltha palustris 
Anche le costruzioni che compongono l'alpe Milone non possono che lasciare a bocca aperta, per la raffinatezza e la precisione con cui sono realizzate, che non ha eguali nel territorio del comune di Locana. Qui sono stati all'opera maestri muratori d'eccezione e la cosa è evidente dal perfetto taglio delle lose dei tetti, dalla perfetta squadratura delle pietre murarie e da alcuni accorgimenti tecnici funzionali all'attività zootecnica di montagna. I proprietari di questo fondo erano senza dubbio persone con buone possibilità economiche: un peccato vedere oggi questi magnifici edifici completamente abbandonati: stalle, "cavanna", crottini, locali per la caseificazione, tutto realizzato a regola d'arte ed ancora in buono stato di conservazione. 
Il gias Milone 
La "cavanna", cioè l'abitazione in uso ai margari è ermeticamente chiusa da ogni lato ( cosa ben fatta a giudizio di chi scrive , visto che anche noi volevamo "ficcare il naso" in casa d'altri , ed in giro continuano ad esserci escursionisti "malintenzionati" ).  Come avranno fatto ad uscire ?  
Come giustamente ci fa notare  Barbara, ci sarà probabilmente una losa del tetto che funge da botola
Particolare dell'orditura in legno del tetto della stalla

Il canale di scolo ( perfettamente realizzato in materiale lapideo )  dei liquami della stalla verso il "buser" ( letamaio ) 

La bocchetta di Leitosa e le Alpi Leitosa 

Dal Gias Milone scendiamo lungo il vallone del Crot lungo la traccia di sentiero ( ora segnata con bolli  rossi, ma non sempre così evidente e continua), fino ad una quota di 1800 m circa ove, in corrispondenza di un pianoro, parte il sentiero che conduce alla bocchetta di Leitosa , che mette in comunicazione il vallone del Crot con quello adiacente di Leitosa.  
Vista sul vallone del Crot dalla bocchetta di Leitosa ( foto d'archivio ) 
Il  breve versante che in questo punto ci separa dalla bocchetta di Leitosa è caratterizzato dalla presenza di numerose felci, ontani verdi, sorbo degli uccellatori e da una certa ripidezza. Le felci,  per fortuna, non si sono ancora pienamente sviluppate, coprendo completamente il pendio, ed io dalla bocchetta di Leitosa ci sono già passato due volte ( una volta anche in piena estate, letteralmente "nuotando" nelle felci ), seppur in senso inverso. 
Arrivo alle alpi Leitosa
Nonostante queste favorevoli premesse , non c'è però verso di individuare bene la traccia che sale alla bocchetta e così, verificata preliminarmente la correttezza della nostra posizione tramite gps e cartina, mi affido all'esperienza e scelgo il punto di salita che appare più pulito dalla vegetazione  e , soprattutto, in grado di condurci in cresta senza incontrare altri ostacoli, tipo salti, pareti di roccia etc. 
Effettivamente una traccia la rinvengo, ed inizialmente sembra buona, molto buona , ma poi si rivela per quel che è: una pista di cinghiali. Ad ogni modo per essere una pista di cinghiali è abbastanza comoda e la si può percorrere quasi tutta in posizione eretta e quindi non c'è da lamentarsi...

Vista d'insieme sulle alpi Leitosa

Arrivati in cresta ci accorgiamo subito che è frequentata dalle vacche e dunque, se ci passano loro, possiamo farcela anche noi: e così, seguendo le loro tracce con un breve traverso in piano verso la testata del vallone di Leitosa,  raggiungiamo la vera bocchetta ( da cui effettivamente vediamo partire una traccia in discesa verso il vallone del Crot ) dalla quale, sempre per traccia poco visibile raggiungiamo la splendida zona pascoliva delle alpi Leitosa. 
Alpi Leitosa
Anche qui le singole unità ( stalle, cavanne etc etc ) sono di notevoli dimensioni e realizzate con notevole perizia, a dimostrazione dell'importanza economica  che dovevano avere questi alpeggi ( pare che il toponimo "Leitosa" derivi da "lattoso", cioè che dà tanto latte ! ) , oggi utilizzati soltanto più da capi "all'abbandono" ( e quindi niente latte ) .
Appena sopra di noi si vede il tetto in lamiera dell'alpe Pian Marmotte, posta in un'amena conca sotto punta dell'Aggia. 
L'amena conca dell'Alpe Pian Marmotte ( vista da punta dell'Aggia) - foto d'archivio 

Ritorno a Piandemma

Il tratto del vallone di Leitosa tra le alpi Leitosa e l'alpe Gaschi è un altro di quei punti "delicati" dal punto di vista sentieristico, cioè uno di quei punti nei quali è facile smarrire la traccia, sia in salita che in discesa. Scendendo verso Piandemma si raggiungono dei ruderi posti ad una quota di circa 1600 m , più o meno in corrispondenza dei quali il sentiero svolta a sinistra ad attraversare un piccolo rio per continuare la discesa all'interno di un bosco di larici. 
I due ruderi dove il sentiero svolta ( foto d'archivio ) 

Prudentemente infatti io scelgo di scendere tutto a sinistra lungo i pascoli   per non perdere la deviazione: ma vuoi una certa stanchezza, vuoi la vegetazione molto rigogliosa , lì per lì  non mi ricordo del riferimento dei ruderi ( che pure raggiungiamo ma oggi, a differenza della foto che vedete sopra,  si presentano "semisepolti" nella vegetazione ), nè oso svoltare a sinistra nonostante gps e cartina mi confermino di essere nel punto giusto. Non essendo dunque riuscito ad individuare la deviazione, costringo le mie due compagne d'avventura ad un'adrenalinica discesa diretta nella giungla  per andare sul sicuro ( siccome da lì sono già passato ), al termine della quale arriviamo nei pressi dell'alpe Gaschi.
Alpe Gaschi  ( foto d'archivio ) 
Dall'alpe Gaschi, ora nuovamente su comodo sentiero, scendiamo rapidamente a raggiungere dapprima il bivio vallone di Leitosa \vallone del Crot  per poi attraversare il rio del Crot sulla passerella in legno posta nei pressi dell'alpe Carel.
Passerella in legno nei pressi dell'alpe Carel

Alpe Carel ( foto d'archivio) 

Superate l'alpe Carel , la lapide di Perucca ed un ultimo alpeggio....
La lapide di Perucca ( foto d'archivio ) 

Ultimo alpeggio prima di Piandemma ( foto d'archivio ) 

arriviamo infine a Piandemma a sera ( sono circa le 19,30) , soddisfatti del bel giro ad anello, assolutamente non banale, che abbiamo portato a termine. Una bella esperienza da ripetere, magari l'anno prossimo ( memori dei due piccoli sbagli odierni ) partendo da Fucina o, perchè no, direttamente dal piazzale ex-Casermette, per realizzare un bell'anello integrale!
E' sera a Piandemma

Galleria floristica

La giornata è stata eccezionale anche dal punto di vista delle osservazioni floristiche, documentate nelle foto che seguiranno.
Polygonum alpinum
Majanthemum bifolium
Corthusa mattioli 
Saxifraga oppositifolia
Saxifraga retusa
Primula latifolia
Clematis alpina

Clematis alpina
Pulsatilla alpina
Fioritura di Anemone narcissiflora
Meum athamanticum o finocchio montano
E' questo è tutto gente! Arrivederci ed a presto con le Storie!

sabato 20 agosto 2016

Escursioni obbligatorie 2 - Santuario di S. Anna e Costa delle Fontane Fredde

INTRODUZIONE


"La val",  "la valle" : così viene chiamata localmente la porzione di territorio posta al confine amministrativo tra i comuni di Locana e Noasca, che va grosso modo da Fornolosa a Fè e Prà.   L'origine di tale nome deriva probabilmente dal fatto che qui la valle Orco si restringe, assumendo un carattere aspro e selvaggio, con il fondovalle  incassato tra le  pareti ed i dirupi che caratterizzano il versante  nord  ed i ripidi ed assolati pendii erbosi del versante sud
Il versante nord ( al centro della foto il vallone della Lavenca)
La principale conseguenza di tale conformazione orografica è l'assenza del sole durante la stagione invernale , più o meno prolungata a seconda del posizionamento della borgata: a Fornolosa, per esempio, il sole se ne va il 25 ottobre e ritorna il 14 febbraio...
Ma queste non sono le uniche peculiarità di questa zona: in essa cambia anche il dialetto, che non è più quello "dla Villa", di Locana, ma il  "patois" tipico della lingua impiegata a Noasca.
Il versante destro idrografico, culminante con le sommità del Monte Tovo, della Cima Giardonera, del Tovo Piccolo e del Monte Bessun,  esposto a nord, si presenta ripidissimo ed ombroso, con pareti strapiombanti, cenge e stretti valloncelli laterali ricoperti da fitti  boschi nella parte medio-bassa e numerosi alpeggi ( ormai da anni completamente abbandonati) nella parte alta, la cui presenza è difficilmente intuibile per chi osserva dal fondovalle. 
Il versante sinistro idrografico è invece in piena esposizione sud ed è caratterizzato nella parte medio-bassa dalla presenza di numerose borgate, un tempo abitate tutto l'anno, e nella parte alta da un'ininterrotta distesa di pascoli e praterie alpine a festuca gr.varia, la famosa ed infida "ulinna", come qui viene chiamata. Anche questo versante si presenta molto ripido, ma meno roccioso e strapiombante, e culmina con la cosiddetta "Costa delle Fontane Fredde", che si sviluppa lungo lo spartiacque Orco-Piantonetto con varie punte rocciose fino alla Punta del Carro, 2777 m, al confine con il vallone di Noaschetta. 
Vista del versante sud "dla val"e Punta del Carro tra le nuvole
La maggior parte delle borgate e gli alpeggi più importanti  sono  vicini e concentrati sopra la frazione Fey, in una zona morfologicamente più favorevole e sostanzialmente priva di dirupi, posta immediatamente al di sopra dei "der", le alte pareti di roccia che sovrastano la suddetta frazione.
Nonostante le numerose e notevoli attrattive di cui dispone ( le borgate, il santuario di S. Anna, il casotto Pngp delle Fontane Fredde, il panorama...) ,  questa parte della valle Orco e del Parco Nazionale del Gran Paradiso rimane a tutt'oggi  appannaggio quasi esclusivo delle popolazioni locali,  poco frequentata ed ignorata dalla maggior parte dei visitatori, che preferiscono sciamare su Ceresole Reale, magica località dove non esistono nè caldo nè insetti ( od almeno così raccontano le leggende locali). In questo articolo ci occuperemo proprio delle succitate "numerose e notevoli attrattive", motivo dell'obbligatorietà di questa escursione per il gentile lettore.  Il motivo che invece ci ha spinto ad occuparci proprio ( o solo) ora di questo comprensorio è che ci siamo stati da poco, su idea dell'amico Francesco Sisti, fotografo del team di Clickalps e chi scrive, pur avendo con questi luoghi una certa consuetudine, ci torna sempre volentieri anche per via delle ascendenze famigliari: i miei antenati per parte di padre sono vissuti ed arrivano tutti da qui.

L'ITINERARIO

Le Mesonette



Arrivo alle Mesonette
Il nostro percorso parte dai Nora, piccola borgata a monte dei Fey ( indicazioni per il santuario di S. Anna), dove un'ampia ( e ripida ) mulattiera scalinata sale a superare i "der" nei pressi della località che non a caso viene chiamata "scaletta". Anche il tratto di mulattiera che supera le pareti rocciose localmente è detto "sciala" o "scialettes d'Mizounettes", cioè  la scala o le scale di Mesonette, che è anche la prima borgata che incontriamo lungo il nostro cammino.
Questa frazione, oggi completamente immersa nell'ombra del bosco, fino alla metà del secolo scorso si presentava con un aspetto totalmente diverso: a monte ed a valle delle case si alternavano castagneti da frutto, prati ed orti , costantemente irrigati dal sistema di rogge che captavano l'acqua dal vicino rio Zaunere, piccolo "arian" dalle portate abbastanza costanti che nasce dalla Costa delle Fontane Fredde.  Ecco, l'irrigazione: un fattore fondamentale per l'agricoltura di sussistenza tipica delle zone alpine, specialmente in una zona in piena esposizione sud come questa, dove il sole d'estate "picchia" davvero ( te ne accorgi anche oggi che è tutto in ombra), fondamentale per far crescere l'erba nei prati, nei castagneti da frutto e sui terrazzamenti, la verdura negli orti. Mi racconta un mio prozio che la nostra famiglia aveva 4 orti in vari punti: in quelli più vicini a casa venivano coltivate le verdure, mentre  in quelli più distanti si seminavano le patate e quando arrivava il loro turno di irrigazione ( ad ogni proprietario spettavano determinate giornate, in alternanza con i propri vicini di fondo) lo si sfruttava al massimo, bagnando via via  tutti gli orti, castagneti da frutto, prati, terrazzamenti; al tramonto si lasciava poi correre l'acqua per tutta la notte nelle superfici più secche, a patto che i terrazzamenti fossero solidi e quindi non ci fosse il  rischio di crolli delle opere murarie o di piccoli smottamenti del terreno. La zona immediatamente a monte della borgata viene chiamata "al sapel" ,  toponimo  il cui significato tradotto dal piemontese dovrebbe stare per valico, passaggio. 
La fontana delle Mesonette
Sull'altra sponda del rio Zaunere, ovvero la sinistra idrografica, si trovava un'altra zona di terrazzamenti e prati più o meno ripidi, chiamata " i rii", nome che deriva probabilmente  dalla loro posizione al di là del rio.
Il sentiero che sale verso S.Anna dei Meinardi continua a destra della frazione, ma un tempo non era questo il percorso principale: la mulattiera vera e propria passava in mezzo ai rustici delle Mesonette in direzione della borgata Costa :  noi decidiamo di ripercorrerla.

La mulattiera per la Costa

La vecchia mulattiera per la Costa sale tra i terrazzamenti
A breve distanza dalle abitazioni raggiungiamo la fontana delle Mesonette, la cui portata costante durante tutto l'anno consentiva di evitare di dover bere l'acqua dell'arian portata dalle rogge ( non tutte le borgate avevano questa fortuna);  quindi la mulattiera, dopo un ultimo tratto in falsopiano delimitato da muri in pietra a secco, con una brusca svolta a destra comincia a salire ripida, sempre in mezzo a terrazzamenti, qui di piccole dimensioni e chiamati "i pianet".  
Alla "pora ciri"
Siamo sempre sotto copertura boschiva, ma comincia a cambiare l'essenza: il castagno  lascia progressivamente il il posto a roveri e roverelle ed  anche il terreno diventa  visibilmente più secco e roccioso. Se si abbandona  la mulattiera per la Costa e si prosegue in direzione Noasca, si arriva in breve in un luogo molto affascinante: un magnifico bosco di roveri ( alcune monumentali)  e roverelle, con un imponente sistema di terrazzamenti,  dove la copertura delle chiome si fa più rada e la secchezza e la rocciosità del terreno si accentuano via via, fino ad arrivare "in riva" all'arian dle Coste ( chiamato "Rio della Frera" sulla cartina Igm), che qui scorre incassato tra spettacolari strapiombi, tanto che non esiste un "trasen"  , cioè  un passaggio obbligato che colleghi in quota le Mesonette alle Coste, grande borgata che si trova a monte della frazione Grusiner di Noasca. 
Questo bosco di roveri e roverelle doveva essere un tempo utilizzato come pascolo arborato e per la ghianda, prezioso alimento per le capre durante l'autunno e l'inverno; questa zona localmente viene chiamata  "la pora ciri" ,  toponimo di incerta definizione , dove "pora" potrebbe stare per "povera" ( ricordiamo che si tratta di una zona molto secca , rocciosa, con suolo poco profondo e priva di sorgenti d'acqua).


La Costa, la Bareri, Ambrella ed il bivio di pian Fragno


Borgata Costa
Riprendiamo ora la salita lungo  la nostra mulattiera ( che in questo inizio giugno si percorre ancora abbastanza bene, eccezion fatta per qualche tratto invaso dai rami dei noccioli); ad un certo punto  il bosco di roveri finisce e ci troviamo in una zona a noccioli e betulle, segno che siamo ormai nei pressi della Costa, in quelli che un tempo erano i suoi prati. 
Pochi metri più in alto delle case ci ricongiungiamo al sentiero in attualità d'uso che avevamo abbandonato alle Mesonette ( dal quale la borgata non è così ben visibile durante la bella stagione, essendo occultata dal fogliame) e proseguiamo fino alle case Barrera ( la Bareri), poste su una panoramica spalla, dove "riceviamo" anche  un sentiero che parte dai Giroldi .
Oltrepassati i ruderi della Bareri e lasciata a destra la deviazione per  Piada ( ci passeremo al ritorno ma per un altro percorso), il sentiero continua a salire con ripide svolte fino al bivio in località Pian Fragno :  andando verso sinistra ( direzione Noasca) si incontrano dapprima il "sentiero delle vacche" che sale in direzione dell'alpe  Giua  e quindi il sentiero che scende alla borgata Coste, dove passa il Gta ,   mentre  proseguendo in quota si va in direzione dell'alpe Ambrella ( localmente detta "l'ambrlà", derivante da "brlla",  cioè escremento di pecora o capra); svoltando a destra si arriva invece ai Meinardi.
Piada - tipica balconata in legno
E' da sottolineare che il sentiero che collegava Meinardi all'alpe Ambrella è oggi quasi completamente  franato , rendendo questa magnifica località molto difficilmente raggiungibile (lo dico con cognizione di causa essendoci passato nel dicembre scorso) . Per raggiungere Ambrella bisogna quindi salire dalle Coste passando per l'alpe Vailet ( consigliato, purchè d'inverno od in autunno inoltrato,quando la vegetazione è scarsa e consente di muoversi più agevolmente), A Francesco non dispiacerebbe andare all'Ambrella ( ed a me neanche), ma per quanto appena detto è chiaro come non sia assolutamente la stagione né il caso di farlo...
Il percorso che va da Barrera e Pian Fragno si svolge tra le ginestre in fiore, sotto la copertura di betulle e noccioli. Ecco, i noccioli: in questa zona  sono presenti estesi noccioleti primari ( provate a percorrere il Gta da Perebella alle Coste...), cioè vale a dire noccioleti che non derivano dall'abbandono o dall'evoluzione di precedenti usi del terreno ma che costituiscono la forma di vegetazione naturale originaria. Questo è suffragato dalle memorie degli anziani originari del luogo: la raccolta delle nocciole selvatiche era un'altra delle fonti di reddito di quella povera gente.

I Meinardi e Sant'Anna

Santuario di S. Anna dei Meinardi
Proseguendo a destra al bivio di S. Anna si arriva all'ultima grande borgata un tempo abitata tutto l'anno: i Meinardi , quota 1481,  e si esce dal bosco. Qui ogni anno nell'ultima domenica di luglio si svolge il pellegrinaggio, molto sentito dalla popolazione locale ed in particolare da "hei dla val", quelli della "valle".  Sia la facciata del santuario che il terrazzamento che ne sostiene il sagrato ( con la doppia scalinata di accesso) sono davvero imponenti e fanno riflettere sull'importanza che il fattore religioso rivestiva per le popolazioni alpine di un tempo, importanza che non è venuta del tutto meno se pensiamo che oggi il santuario e la sua foresteria sono circondate da ruderi.  Per i dettagli architettonici su questa costruzione vi rimando  alla scheda presente sul sito istituzionale del comune di Locana . 

I Casetti, il Pianas, le Cialme e i Ronchi.

i Casetti
Immediatamente a monte del santuario sono visibili le abitazioni dei Casetti , che si raggiungono in pochi minuti passando per un ripido prato ed un piccolo bosco di aceri di monte. Da qui parte il ripido sentiero che sale ai Giua, oggi ridotto ad un'esile traccia facile a smarrirsi, tra ciò che resta degli antichi pascoli e zone invase dalle ginestre, passando per il Pianas  e per  l'alpe Cialme ; dai Casetti partiva anche la mulattiera che portava ai Ronchi, piccolo alpeggio spostato sulla destra in direzione Locana. Si tratta di piccoli alpeggi dove le famiglie delle borgate sottostanti si trasferivano durante la stagione estiva con le loro pecore, capre e magari una vacca per avere il latte ( l'altra o le altre venivano date in affido ai margari che si recavano negli alpeggi più grandi). 

I Giua, il casotto Pngp , il Saler, la Muanda, Piampurcetto

Alpe Saler 
Dall'alpe Cialme in poi la copertura erbacea diventa costante e non vi è più l'inconveniente dei macchioni di ginestre e con un ultimo sforzo arriviamo all'alpe Giva, localmente detta "i Giua" ; appena sopra di noi, leggermente spostato a destra, vi è il casotto Pngp delle Fontane Fredde e, ancora più a destra, la quota 1960 della Costa delle Fontane Fredde. Dalla bocchetta parte anche un difficile sentiero che con numerosi saliscendi in quota conduce fino al lago di Telessio, passando per il vallone di Langiosser ( localmente "l'nghiairi" , che sembra derivare da "ghiaccio", "ghiacciaia") e le alpi Drosa
Leggermente più in alto ed a sinistra dei Giua vi è invece il Saler : da qui parte il panoramico sentiero che in leggera salita ed a mezza costa attraversa la spettacolare Costa delle Fontane Fredde. Da dove deriva questo nome ? In questo caso non ci sono dubbi interpretativi: esso deriva dalla presenza di numerose fontane ; da qui nascono infatti tutti i vari "arian" affluenti dell'Orco: dal Zaunere ( senza nome sulla carta Igm), dal Coste ( Rio della Frera sulla carta Igm) , dal Fè, Ciantrana, Arianas...
Il casotto Pngp delle Fontane Fredde
Qui l'ambiente è bellissimo, ed il comodo sentiero ( che un tempo doveva essere una vera e propria "autostrada") supera in falsopiano tutti i vari valloncelli (in cui nascono e scorrono i vari arian di cui si faceva cenno poco sopra) , assecondando mirabilmente le forme della montagna tra ripidi  pendii erbosi ( che sembrano letteralmente precipitare a valle, come un'enorme massa di "acqua verde") e grandi massi, con l'elegante, facile ed elegantemente frastagliata cresta delle Fontane Fredde sempre poco più in alto, vicina al viandante. 
Sotto di noi possiamo ammirare lo snodarsi della valle Orco , spettacolari cenge e strapiombi. Il sentiero, lasciata appena più in basso l'alpe Muanda, arriva fino all'alpe Piampurcetto, da cui in breve per pendii erbosi si  può raggiungere la panoramica Punta del Carro ( magnifica vista sul gruppo del Gran Paradiso) oppure scendere nel vallone di Noaschetta. Erano queste le alpi "dal marches", come veniva chiamato il margaro proprietario e conduttore  di queste superfici ; oggi sono le alpi "dji marches", dal nome dato in valle ai discendenti di quella famiglia.

La pratica della fienagione nelle praterie di alta quota e la raccolta delle "ulinnes".



Alpe Pianpurcetto
Anche questa zona più alta svolgeva una parte fondamentale, durante la bella stagione, per le famiglie del luogo e non solo: ai Giua, alla Muanda ed a Pianpurcetto si andava al fieno. Al fieno su  per quei pendii ? Eh si, perchè l'erba veniva tagliata prima che fosse troppo vecchia, fibrosa e poco nutriente per il bestiame domestico  e conservata allo stato secco. Trattandosi di grandi e scomode estensioni ed essendo il lavoro di taglio e raccolta completamente manuale, era richiesta una manodopera abbastanza numerosa, per cui potevano essere chiamati a coadiuvare il lavoro i parenti del margaro od altre persone, che come pagamento avrebbero ricevuto uno o due sacchi di fieno da riportare a casa.  L'aspetto attuale della copertura erbosa degli alpeggi  non deve trarre in inganno l'osservatore, poichè un tempo era presente un'erba più verde , più alta e ricca di specie buone foraggere in ragione della costante e puntuale concimazione del terreno ottenuta dalle deiezioni bovine ed ovicaprine , e dalla pratica della fertirrigazione, che consisteva nello spandere sulla superficie circostante tramite l'acqua il letame ed i liquami raccolti nei "buser" ( letamai) posti nelle vicinanze delle stalle.
"Sengie" di "ulinne"
Nelle cenge più esposte e meno accessibili e sui pendii più ripidi e lontani si andava invece alle "ulinne":  si racconta di diverse persone morte nell'esercizio di questo pericoloso lavoro perchè cadute in un dirupo a causa del fondo scivoloso. Generalmente alle "ulinne" si andava in due, armati di falce "musoira" e con un piccone per scalinare il terreno nei punti più ripidi e poter tornare con il carico d'erba senza correre troppi rischi. Normalmente gli animali domestici  durante il pascolo scarterebbero quest'erba dura e fibrosa ( in presenza di alternative), ma se raccolta "giovane e verde" e conservata sottoforma di fieno, diventava una risorsa preziosa, talora indispensabile per la sussistenza di molte povere famiglie. Per questa raccolta venivano sfruttate tanto le cenge sul poste versante Orco che quelle sul versante Piantonetto, verso le alpi Piadetta e Langiosser.
La pratica della fienagione nelle praterie d'alta quota  e la raccolta delle ulinne richiedeva notevole abilità e perizia, specialmente per via della natura del suolo,  pieno di sassi e pietre che ad ogni passata di taglio rischiavano di "smolare" la falce e costringere il montanaro a dover continuamente affilare la lama con conseguenti perdite di tempo. Naturalmente per il taglio venivano impiegate le falci, la  "musuera"o la "sessa" ( come localmente vengono chiamate) ,a seconda della zona e dell'altezza dell'erba da tagliare.

Punta del Carro e ritorno per Piada e la cappella di Giet

Panorama verso Levanne e Lago di Ceresole nei pressi dell'alpe Piampurcetto
Dall'alpe Piampurcetto, con salita ripida ed in breve tempo, si può raggiungere la Punta del Carro 2777 m, confine geografico naturale ideale per questa zona della valle Orco. In cima e durante la salita è davvero mozzafiato il panorama sul lago di Ceresole e Levanne, sul vallone di Noaschetta, sul gruppo del Gran Paradiso e sulle cime del vallone di Piantonetto. Io e Francesco oggi invece, complice il mutare delle condizioni atmosferiche ed il rischio di temporali pomeridiani, abbiamo interrotto la nostra escursione nei pressi dell'alpe Muanda e fatto dietrofront, con una breve sosta ristoratrice al Saler
Cappella di Giet
Da qui, anzichè passare lungo l'itinerario di salita, siamo scesi per "la strada delle vacche" dei Giua fino a Pian Fragno, quindi siamo tornati ai Meinardi per scendere direttamente su Piada.  Il sentiero per la frazione parte immediatamente a valle del santuario, raggiungendola in breve con ripide svolte ( io vi consiglio però di raggiungere Piada in quota, dalla deviazione posta poco oltre la Bareri e poi fare ritorno, perchè questo sentiero è poco tracciato). 
Le case di Piada sono divise in due nuclei e poste praticamente in fila orizzontale; nonostante l'avanzato stato di degrado delle costruzioni, possiamo ancora apprezzare un notevole solaio con balconata in legno, una casa fondata su un grande masso e numerose testimonianze dell'attività rurale di un tempo,  tra cui una "huveri", cioè una sorta di "lettiga" in legno che veniva utilizzata per trasportare il letame dalla stalla ai campi,agli orti ed ai prati ( veniva issata sulle spalle di due persone).   Da segnalare la fontana in pietra ( punto acqua) posta a sinistra delle case ( scendendo)  verso la teleferica che serve il santuario di S. Anna. 
Proprio in mezzo ai due nuclei di case parte il ripido sentiero che collegava Piada alle Mesonette, passando per la  cappella di notevoli dimensioni  di Giet ( buon punto panoramico) , tra le  cui  varie intitolazioni ve ne è una piuttosto curiosa, quella a Santa Isolina. Incuriosito da questa "strana" santa avevo chiesto tempo fa lumi all'esperto Elio Blessent , l'autore e l'ideatore della rivista periodica di storia e cultura locale "L'arcalus" ,dedicata al territorio dei comuni di Sparone e Ribordone:  ero così venuto a sapere che nel calendario dei santi non esiste nessuna santa  Isolina e che un tempo i pittori, per compiacere il committente dei lavori ( in questo caso qualcuno che si chiamava Isolina o che aveva qualche famigliare che così si chiamava) , non si facevano problemi ad inventare di sana pianta una nuova figura religiosa.  Ecco spiegata la strana intitolazione...
Punta del Carro 2777 m
Dalla cappella dei Giet in breve ci si ricongiunge al sentiero per il santuario di Sant'Anna ( che avevamo  trascurato all'andata )  poco a monte di Mesonette, da cui in breve facciamo ritorno all'auto lasciata ai Nora.

Conclusione

Percorrere in giornata l'intero tragitto dai Nora alla Punta del Carro è cosa impegnativa e non per tutti, per cui è consigliabile spezzare il percorso in due distinte escursioni: dai Nora ai Giua, preferibilmente il giorno delle festa di S.Anna dei Meinardi così da poter visitare il santuario ed ascoltare preziose informazioni ed aneddoti dai "locali" e poi  dalle Casette nel vallone di Piantonetto alla Punta del Carro sfruttando il sentiero che raggiunge la Costa delle Fontane Fredde passando dalle alpi Piadetta. Direi che anche questa volta mi sono dilungato più che a sufficienza: arrivederci ed a presto con le Storie.