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martedì 19 dicembre 2017

Ciaspolate alternative 3 - Alpi Colla e Cialma da Piandemma

Premessa

I rustici dell'alpe Colla. Sullo sfondo da sx: cima Mares, monte Soglio, monte Cimeron, monte Angiolino
L'alpe Colla si trova  su una panoramica sella che mette in comunicazione il vallone del Crot con il vallone di Blina, a 1890 m di quota; il toponimo "Colla" si riferisce appunto ad un posizione di valico, in prossimità od in corrispondenza di un colle. 
Oltre che per la magnifica vista, il suddetto alpeggio si contraddistingue per gli edifici che la compongono, di pregevole fattura ed ancora relativamente in buono stato di conservazione e per la presenza di una vasca  per l'abbeverata degli animali di notevoli dimensioni .
In rosso il percorso - cartina Igm 1:25.000 -fonte: Portale Cartografico Nazionale

Tutte le strade portano alla Colla ( e qualcuna anche alla Cialma) !  

Alpeggio quota 1188 in versione primaverile ( foto d'archivio) 
Durante la bella stagione l'alpe Colla viene raggiunta dalla frazione Piandemma di Locana passando per la Croce Faggio ( Crus dal Fo) e l'alpe Casette, oppure dalla frazione Gavie passando per Molera e l'alpe Uja ; quest'ultimo itinerario coincide con quello sci-alpinistico per la Rossa.
Tuttavia in primavera, quando l'itinerario sci-alpinistico per la Rossa non è più in condizione ma comunque l'innevamento rimane tale da rendere pericoloso il percorso, la soluzione migliore è quella di raggiungerlo dal versante del vallone del Crot, la cui esposizione ad est consente un più rapido scioglimento delle nevi. 
Tale percorso, ancora riportato sulla cartina Igm 1:25.000, è da tempo caduto in disuso, ragion per cui non si rinviene più  un vero e proprio sentiero, quanto piuttosto delle esili tracce di cacciatori, "segnalate" dall'azione della roncola sulla vegetazione arbustiva. 

Un regalo per Pasquetta

Pilone votivo lungo il sentiero per il colle di Perascritta
Desideroso di andare ad ammirare lo splendido panorama e di togliermi la voglia di raggiungere la vicina  alpe Cialma ( no, non quella degli impianti di risalita! ) ,  quest'anno a Pasquetta mi ero regalato una mattinata "outdoor", prima di raggiungere gli amici per festeggiare la ricorrenza con il consueto momento conviviale, realizzando un bell'anello.  Avevo altresì  notato che l'itinerario era ciaspolabile e quindi è stata musica per le mie orecchie quando, l'altro giorno, l'amico Guido mi ha proposto:" andiamo a ciaspolare una volta ?" "Certo!" "Dove consigli?" "Mmm, io direi all'inverso di Locana: dammi il tempo di consultare le previsioni meteo ed il bollettino valanghe...".
E siccome il bollettino valanghe era positivo per la zona ed il tempo bello ma con possibilità di vento forte, quale migliore scelta che mettersi al riparo in un vallone laterale come quello del Crot?

Non siamo mica in Trentino ( da Piandemma all'alpe Carel )

Parcheggiata l'auto nel piccolo slargo presente alla fine della frazione, in corrispondenza della partenza della pista per la "Crus del Fo", raggiungiamo la chiesetta di Piandemma, nel cui sagrato indossiamo ciaspole e ghette e partiamo, in direzione del vallone del Crot, seguendo i segnavia per il colle di Perascritta. Dobbiamo però precisare che tali segnavia sono perlopiù stinti e difficili da individuare, ragion per cui è essenziale la conoscenza del territorio per riuscire ad individuare il percorso sotto la candida coltre nevosa ,dato che già nella bella stagione molti si perdono: non siamo mica in Trentino,  ok ? 

Alpe Carel in versione invernale
Superato un primo gruppo di alpeggi q. 1188 , non nominato sulla carta, si continua a salire in un rado bosco di betulle ed altre latifoglie ( e, per favore, non dimenticate di donare almeno un pensiero alla memoria di Perucca Antonio )  fino a sbucare nei pressi dell'alpe Carel, 1290 m, immediatamente oltre la quale si attraversa il rio del Crot su di una passerella in legno.  Le condizioni della neve sin qui sono buone, anche se, trattandosi di neve poco trasformata, battere il percorso è abbastanza faticoso ( e meno male che ci sono soltanto 40 cm di neve circa !)

Dall'alpe Carel all'alpe Colla

Attraversato il rio del Crot, si continua a salire lungo il vallone di Leitosa fino quando il percorso di biforca e si svolta a destra per risalire il vallone del Crot, sempre lungo il sentiero per il colle Perascritta:  comincia qui la parte più impegnativa e faticosa del percorso. 
Risalendo il vallone del Crot


Con ripide svolte, sotto una rada copertura boschiva, si sale fino ad "uscire" dal bosco in vista di un alpeggio,  non nominato sulla carta e posto ad una quota di circa 1600; senza raggiungerlo ci si dirige   verso un altro alpeggio ( anch'esso non nominato sulla carta), q. 1675 m ca con parte del tetto in lamiera) ; in alto a destra è ora visibile la nostra meta, così come l'alpe Cialma, posta su una tondeggiante sommità erbosa.  La neve in questo tratto è praticamente "vergine", per carenza di sole e temperatura, oltre che accumulata dal vento, e le ciaspole affondano fin quasi a scoprire il manto erboso sottostante.
L'alpe Cialma, posta su una tondeggiante sommità  erbosa; notare l'influenza dell'esposizione e della posizione geografica sulle condizioni del manto nevoso -  da sx verso dx, esposizione da sud est a sud.
Senza toccare l'alpeggio q 1675  di cui sopra, si comincia a salire, dapprima in diagonale e poi più direttamente, in direzione dell'alpe Colla , fino a raggiungere il valloncello adducente il valico ove è posta la malga.  La migliore esposizione di questo tratto fa sì che vi sia poca neve rispetto a quello precedente, anche se gli ostacoli naturali ( vegetazione, massi) e la maggior pendenza del percorso fanno sì che non sia così semplice "inventarsi" una buona traccia nella neve, ora traversando, ora compiendo un tornante, ora salendo più direttamente. 
L'alpeggio quota 1675 in versione primaverile ( a sx la Punta dell'Aggia) - foto d'archivio
Tali ostacoli naturali ci sconsigliano inoltre di intraprendere quella che sarebbe  la scelta più logica per raggiungere la Colla in presenza di scarso innevamento ( visto che richiederebbe l'attraversamento dello stretto valloncello adducente la nostra meta)  , e cioè quella di traversare più o meno in quota dall'alpeggio q 1675  fino a toccare l'alpe Cialma , seguendo grosso modo il tracciato del sentiero riportato sulla Igm 1:25.000 ed oggi praticamente scomparso. 
Una zona con meno neve...
Man mano che saliamo la copertura nevosa comincia a diventare di nuovo consistente, e arrivati al valloncello adducente l'alpe Colla, cominciamo a percorrerne la dorsalina posta sulla sua dx idrografica, e qui il gioco si fa duro, perchè la neve in questo punto è stata accumulata e rimaneggiata dal vento verso il basso, cioè verso est, cioè verso di noi

...ma con qualche ostacolo naturale
Salendo sulla dorsalina dx idrografica del valloncello adducente l'alpeggio



Con l'ausilio di una racchetta saggio la consistenza del manto nevoso: al di sotto della sottilissima crosta  dovuta all'azione del vento, nonostante l'accumulo,  si presenta assolutamente omogeneo e non trasformato ;  la sua altezza non va  comunque oltre i 40-50 cm ( c'è di peggio , anche se la pendenza sovente ci fa sprofondare fino al ginocchio). 
Battere la pista nel manto nevoso "immacolato" è sempre emozionante, ma in questo tratto è davvero sfiancante: per fortuna si tratta di appena 100 m di dislivello o poco più, superati i quali si arriva nella parte terminale della dorsalina, cioè quella "ripulita" dal vento, e di qui in breve all'alpe Colla.

In cima

Non per fare gli splendidi, ma per coprire i 785 m di dislivello che separano Piandemma dalla Colla abbiamo impiegato quasi 5 ore , con l'invidiabile media oraria di 157 m .  A me sembra di averne fatti almeno 1500, ed a buon passo per giunta, però ne è valsa la pena, perchè questo è senza dubbio uno dei migliori punti panoramici di tutta la valle Orco! Guardando poi verso punta Cia non si può fare a meno di sorridere pensando al consueto sovraffollamento di quel pur bellissimo itinerario e bearsi della perfetta solitudine nella quale siamo immersi...
La Colla, finalmente
Non abbiamo però  molto tempo per goderci il panorama,  mentre gustiamo il meritato pranzo al sacco,  che già dobbiamo pensare al ritorno. Il primo pensiero sarebbe quello di tornare per l'itinerario di salita, ma visto che sulla sx idrografica del valloncello della Colla c'è meno neve e si può agevolmente raggiungere l'alpe Cialma ,  optiamo per la seconda ipotesi ( praticamente lo stesso giro ad anello che avevo fatto a Pasquetta: i regali vanno sempre tenuti da conto). 
Panorama verso punta Cia  ed il gruppo del Gran Paradiso ( c'è un pò di tormenta in quota)

Panorama 180° dalla Rocca Maunero a punta Quinzeina

Sbirciando il vallone di Piantonetto

All'alpe Cialma ed oltre...

Quando arriviamo all'alpe Cialma il sole si è già ritirato

La scelta si rivela azzeccata: tolti un paio di punti nei quali la combinazione tra ripidezza, accidentalità del terreno e discontinuità del manto nevoso ci costringe a qualche acrobazia supplementare con le ciaspole , la nostra progressione è veloce ed in breve raggiungiamo l'alpe Cialma di Piandemma 1651 m. Non sarebbe stato per niente male fare questo pezzo con gli sci. Giusto il tempo di dare uno sguardo al panorama ( anche qui la vista è di tutto rispetto) , ed ecco che cominciamo la discesa lungo i pascoli ricoperti di neve. Il sole è andato via per primo, ma noi siamo secondi...
Scendendo verso gli alpeggi quota 1365
Qui le condizioni del manto nevoso sono a dir poco spettacolari: almeno mezzo metro di farina che rende la nostra discesa veloce, confortevole e divertente e così, in men che non si dica, eccoci al gruppo di alpeggi q. 1365 ( senza nome sulla carta) , posti giusto a monte degli alpeggi q. 1188 , dai quali in breve lungo il percorso fatto al mattino facciamo ritorno a Piandemma. 
Non per fare gli splendidi, ma a scendere abbiamo impiegato meno di 2 ore, meno della metà del tempo impiegato a salire! 

Conclusione

L'alpe Colla meritava davvero una visita in abito invernale e, visto che le condizioni lo permettevano, è stata cosa buona e giusta approfittarne per raggiungerla secondo l'itinerario che avevo in mente.  Una ciaspolata in pieno inverso poi ogni tanto si può fare ed è anche un buon allenamento  ( anche troppo - a me sembra di aver fatto 2000 m di dislivello) , ma credo che la prossima volta opterò per l'itinerario sci alpinistico classico . 
Ed allora che cosa possiamo dire? E' stata una bella ciaspolata, ma da ripetere con sale in zucca! 
Arrivederci ed a presto con le Storie!

lunedì 12 giugno 2017

Escursioni non per tutti 10 - La Rossa ed anello dei valloni di Piandemma

Premessa

- " Se riesco vorrei ancora andare a fare un giro dalle parti della Colla! Fine maggio - inizio giugno è il periodo ideale per questi giri! L'anno scorso ero salito al Monte Croass dalle Vernè e poi ero sceso da Piandemma ed era uno spettacolo! "
- "Dai organizziamo, volevo proprio andare lì" 
- "Sarebbe bello partire addirittura dalla Fucina!"
Alla fine siamo riusciti ad organizzare la gita e così, in un'assolata mattinata di giugno, ci siamo ritrovati nel piazzale ex- Casermette a Locana io , Barbara ed Eleonora. L'idea era quella di raggiungere la Rossa lungo la dorsale che  sale dall'alpe Colla per poi fare un anello andando a toccare i valloni del Crot e di Leitosa, cioè i valloni di Piandemma : una bella gita all'invers di Locana!
Naturalmente l'idea di partire dalla Fucina lungo la mulattiera che sale per l'Apiatour la scartiamo immediatamente, dando priorità alla parte alta del percorso, e così ci rechiamo in auto fino a Piandemma.

Il  Muliner, magnifica oasi prativa ...

Da Piandemma alla Croce Faggio

Dal piazzale posto in fondo alla strada asfaltata , dove lasciamo l'auto, imbocchiamo la strada sterrata che porta alla magnifica oasi prativa del  Muliner , senza ombra di dubbio uno dei posti più belli di Locana,   che sarebbe la sede ideale per un agriturismo e dove Barbara ha una baita. 
ma anche eccellente punto panoramico !
Giunti quasi al fondo dei prati, sulla destra sale il sentiero che in breve porta alla Croce Faggio la cui costruzione , come riportato sul sito istituzionale del comune di Locana, che citiamo per esteso " risale agli ultimi anni della guerra 1940-45, per opera di un gruppo di volontari Locanini capeggiati dall’Arciprete Don Giacomo Macario; da allora tempo e sacerdote permettendo, verso il 20 di Agosto viene celebrata la Santa Messa ai piedi della Croce, a ricordo dei caduti in montagna, con discreta partecipazione di pubblico" .
Sul luogo dove venne eretta la croce  " sorgeva solitario un grandissimo faggio ultrasecolare, che da quella posizione, era di riferimento a tutta la Valle di Locana; poi nell’estate del 1942, una tempesta di acqua, grandine e vento sradicò ed abbatté il simbolo tanto amato dalla popolazione, di qui scaturì l’idea della costruzione di una grande croce, denominata appunto La Croce del Faggio o meglio “La Crus ‘dl Fò”.
La Crus dal Fo, sulla dorsale prativa  ormai ampiamente colonizzata da alberi ed arbusti
Non è così  lontano il giorno in cui il bosco "inghiottirà" la Crus 'dl Fo...
Cartina in 3d - scorri verso destra per visualizzazione completa. elaborazione su Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale ) 


Dalla Croce Faggio all'alpe Colla

Dalla Croce Faggio il sentiero prosegue in leggera salita verso destra, addentrandosi nel vallone di Blina  , solcato dall'omonimo rio e tributario del torrente Rimolerio, nel quale confluisce nei pressi della borgata  Molera
Lasciati in basso a destra i ruderi ed i pianori di un alpeggio , tosto raggiungiamo i ruderi di un'altro, posto a quota 1577 metri e non nominato sulle carte. La denominazione di questi alpeggi sulle carte mi ha sempre lasciato dei dubbi, che Barbara dissolve: il grande pianoro in basso è Pialamberto, mentre i ruderi a quota 1577 m vengono chiamati Casette. Eh si, perchè Barbara è dei Montigli e suo nonno, ci dice, da ragazzo veniva garzone in questi alpeggi!
I pianori di Pialamberto ( al centro della foto ) ; in primo piano fioritura di botton d'oro ( Trollius europaeus ).
I ruderi di Casette ; sullo sfondo da sx Rocca Maunero e Monte Tovo ( foto d'archivio ) 
Dalle Casette il sentiero prosegue, sempre dentro il vallone di Blina, fino a sbucare sulla panoramica sella ove è posta l'alpe Colla 1890 m, da cui si gode un magnifico panorama a 360° sulle montagne circostanti , in particolare sul gruppo del Gran Paradiso e sulle testate dei valloni di Piantonetto, Valsoera ed Eugio, e che spazia fino alla Quinzeina.
Panorama dall'alpe Colla con l'indicazione delle principali vette ( scorrere verso destra per visualizzazione completa) .
All'alpe Colla, splendido esempio di architettura rurale alpina, è anche presente una spettacolare ed enorme vasca in pietra per l'abbeverata del bestiame.
Uno dei rustici della Colla con la grande vasca
Dal punto di vista geolitologico qui ci troviamo nella "striscia" calcarea della zona Sesia - Lanzo, che attraversa la Valle Orco proprio all'interno del territorio comunale di Locana, caratterizzata dalla presenza di pietre verdi e calcescisti .
Calcescisti all'alpe Colla...al centro il Gran Paradiso
Mentre stiamo rimirando ben bene il panorama, ci arriva la gradita telefonata di Luciano Bertoldo, amministratore del comune di Locana che ormai da ben 3 mandati si occupa con grande passione di turismo e sport, ma soprattutto gran conoscitore dell'invers di Locana ( anche lui ha una casa ai Montigli ) , che avrebbe voluto essere con noi ma per un disguido all'ultimo ha dovuto rinunciare. Lo salutiamo in coro e gli promettiamo che faremo tante belle fotografie (  si spera ) e che prima o poi riusciremo a combinare insieme...
Riprendiamo quindi il cammino e, superata l'alpe Colla superiore, ci spostiamo a sx sul versante vallone del   Crot, non senza aver prima dato uno sguardo d'insieme a questo magnifico complesso di rustici.
Alpe Colla ed alpe Colla superiore.

Dall'alpe Colla alla Rossa

Sul versante vallone del Crot, per tracce di passaggio ed in leggera salita, raggiungiamo l'alpe Cialmere, quindi ci dirigiamo sulla panoramica dorsale  che da questo punto in poi seguiremo fedelmente fino alla cresta spartiacque Orco - Lanzo, toccando prima la q. 2163 m e quindi raggiungendo la cresta alla puntina q. 2290 m
Lo spettacolo delle fioriture di Anemone narcissiflora, genziane , viole e primule , incastonate sul verde intenso dell'erba primaverile, cui fanno da sfondo  l'azzurro del cielo e l'elegante profilo delle montagne ( che oggi sembrano ancor più maestose,   date le condizioni di particolare nitidezza dell'atmosfera) è qualcosa di mozzafiato: benchè sia possibile descriverlo a parole, è difficile trasmetterne ad altri le profonde e personali emozioni che in ciascuno di noi tre ha generato
Le fioriture di Anemone Narcissiflora ( siamo sempre su calcescisti ... ) 
Viole, bianche e viola, genziane, l'azzurro del cielo...

Sullo sfondo è sempre ben visibile alle nostre spalle il gruppo del monte Rosa , ma quello che più ci preme sapere è se la Rossa sia l'elevazione finale della dorsale su cui stiamo salendo o quella  che vediamo appena a destra ( cosa che non è da subito chiaramente visibile  - nessuno di noi infatti è ancora mai stato alla Rossa) . Un rapido consulto della cartina Escursionista e Monti ci conferma che una volta raggiunta la cresta Orco-Lanzo non avremo ancora raggiunto la nostra meta.
Il gruppo del Rosa
L'ampia dorsale prevalentemente erbosa è davvero facile e procediamo con passo spedito...
Una dorsale davvero facile... ( a sx versante Trucchetta, a dx versante Crot ) 
Molto interessante anche il panorama sull'adiacente parte alta del vallone di Trucchetta, i cui alpeggi davvero sono a pochi passi sotto di noi e sembrano piccole isole immerse in un mare di "drose" ( ontano verde, Alnus viridis ).
Il confronto tra i due versanti è fonte di numerose riflessioni naturalistiche ed agronomiche : in primo luogo l'importanza dell'esposizione nel determinare la vegetazione  presente: drose nel versante Trucchetta, esposto a nord-ovest, "ulinna" ( Festuca gr. varia) nel versante Crot, esposto a sud-est ; in secondo luogo lo stato di maggior abbandono in cui versa il vallone di Trucchetta ( di cui il "mare di drose" è la conseguenza più diretta ) rispetto a quello del Crot, dove in estate è presente una numerosa mandria di bovine "all'abbandono" ( vitelli,  manzette, manze ed asciutte ). Anche su questo versante comunque si osserva, specialmente nelle zone più marginali, l'aumento di specie arbustive ( in particolare mirtilli e rododendri )  e la predominanza dell'ulinna, specie molto fibrosa e poco o per nulla appetita dagli animali al pascolo.
Uno sguardo sul vallone di Trucchetta

Raggiunta la cresta sulla puntina q. 2290  , ci fermiamo a pranzare ( perchè si è fatta l'ora ) e ragioniamo sul da farsi: innanzi tutto la Rossa è lì a due passi  e, cosa importante per il nostro viaggio di ritorno, sarà possibile scendere dal colle di Perascritta. Dal luogo di sosta si gode anche di un'ottima visuale sula testata dei valloni del rio Bianetto e della Paglia, nonchè sulla cresta di confine Lanzo - Francia, dall'Uja di Ciamarella fino alle Levanne con il colle Perduto.
La Rossa è lì a due passi... e che spettacolo le cime delle valli di Lanzo!!!

Panorama:  da sx Uja di Ciamarella , punta Marsè, monte Bellavarda ( con davanti l'Uja di Pratofiorito), spartiacque Lanzo\Francia, Levanna Orientale, colle Perduto, Levannetta e Levanne centrale ed occidentale.
Consumato il pranzo lasciamo gli zaini e raggiungiamo in quattro salti la vicina sommità de La Rossa 2313 m , ed anche da qui il panorama non è niente male :
Vista su Lago di Monastero ed alpe di Coassolo 

Zoom da cellulare su Marsè, Bellavarda e Uja di Prafiorito 

Vista sul massiccio del Gran Paradiso 

La prova che siamo arrivati in cima...
Tornati sui nostri passi e recuperati gli zaini sulla puntina quota 2290 m ( sono preciso oggi eh ? Il fatto è che sto usando il gps che mi ha regalato Blin! ) , cominciamo la seconda parte della nostra avventura odierna: la discesa !

Il colle di Perascritta ed il Gias Milone

Il colle di Perascritta 2154 m , così chiamato perchè caratterizzato dalla presenza di un affioramento roccioso ricco di incisioni, è un valico utilizzato dall'uomo da  tempo immemore ed importante via di comunicazione tra Locana e le valli di Lanzo. 
Dal colle per  traccia di sentiero ( non sempre visibilissima ) raggiungiamo la vasta conca umida retrostante le alpi Milone , che oggi si presenta ornata di una splendida fioritura gialla di Caltha palustris... 
Fioritura di Caltha palustris 
Anche le costruzioni che compongono l'alpe Milone non possono che lasciare a bocca aperta, per la raffinatezza e la precisione con cui sono realizzate, che non ha eguali nel territorio del comune di Locana. Qui sono stati all'opera maestri muratori d'eccezione e la cosa è evidente dal perfetto taglio delle lose dei tetti, dalla perfetta squadratura delle pietre murarie e da alcuni accorgimenti tecnici funzionali all'attività zootecnica di montagna. I proprietari di questo fondo erano senza dubbio persone con buone possibilità economiche: un peccato vedere oggi questi magnifici edifici completamente abbandonati: stalle, "cavanna", crottini, locali per la caseificazione, tutto realizzato a regola d'arte ed ancora in buono stato di conservazione. 
Il gias Milone 
La "cavanna", cioè l'abitazione in uso ai margari è ermeticamente chiusa da ogni lato ( cosa ben fatta a giudizio di chi scrive , visto che anche noi volevamo "ficcare il naso" in casa d'altri , ed in giro continuano ad esserci escursionisti "malintenzionati" ).  Come avranno fatto ad uscire ?  
Come giustamente ci fa notare  Barbara, ci sarà probabilmente una losa del tetto che funge da botola
Particolare dell'orditura in legno del tetto della stalla

Il canale di scolo ( perfettamente realizzato in materiale lapideo )  dei liquami della stalla verso il "buser" ( letamaio ) 

La bocchetta di Leitosa e le Alpi Leitosa 

Dal Gias Milone scendiamo lungo il vallone del Crot lungo la traccia di sentiero ( ora segnata con bolli  rossi, ma non sempre così evidente e continua), fino ad una quota di 1800 m circa ove, in corrispondenza di un pianoro, parte il sentiero che conduce alla bocchetta di Leitosa , che mette in comunicazione il vallone del Crot con quello adiacente di Leitosa.  
Vista sul vallone del Crot dalla bocchetta di Leitosa ( foto d'archivio ) 
Il  breve versante che in questo punto ci separa dalla bocchetta di Leitosa è caratterizzato dalla presenza di numerose felci, ontani verdi, sorbo degli uccellatori e da una certa ripidezza. Le felci,  per fortuna, non si sono ancora pienamente sviluppate, coprendo completamente il pendio, ed io dalla bocchetta di Leitosa ci sono già passato due volte ( una volta anche in piena estate, letteralmente "nuotando" nelle felci ), seppur in senso inverso. 
Arrivo alle alpi Leitosa
Nonostante queste favorevoli premesse , non c'è però verso di individuare bene la traccia che sale alla bocchetta e così, verificata preliminarmente la correttezza della nostra posizione tramite gps e cartina, mi affido all'esperienza e scelgo il punto di salita che appare più pulito dalla vegetazione  e , soprattutto, in grado di condurci in cresta senza incontrare altri ostacoli, tipo salti, pareti di roccia etc. 
Effettivamente una traccia la rinvengo, ed inizialmente sembra buona, molto buona , ma poi si rivela per quel che è: una pista di cinghiali. Ad ogni modo per essere una pista di cinghiali è abbastanza comoda e la si può percorrere quasi tutta in posizione eretta e quindi non c'è da lamentarsi...

Vista d'insieme sulle alpi Leitosa

Arrivati in cresta ci accorgiamo subito che è frequentata dalle vacche e dunque, se ci passano loro, possiamo farcela anche noi: e così, seguendo le loro tracce con un breve traverso in piano verso la testata del vallone di Leitosa,  raggiungiamo la vera bocchetta ( da cui effettivamente vediamo partire una traccia in discesa verso il vallone del Crot ) dalla quale, sempre per traccia poco visibile raggiungiamo la splendida zona pascoliva delle alpi Leitosa. 
Alpi Leitosa
Anche qui le singole unità ( stalle, cavanne etc etc ) sono di notevoli dimensioni e realizzate con notevole perizia, a dimostrazione dell'importanza economica  che dovevano avere questi alpeggi ( pare che il toponimo "Leitosa" derivi da "lattoso", cioè che dà tanto latte ! ) , oggi utilizzati soltanto più da capi "all'abbandono" ( e quindi niente latte ) .
Appena sopra di noi si vede il tetto in lamiera dell'alpe Pian Marmotte, posta in un'amena conca sotto punta dell'Aggia. 
L'amena conca dell'Alpe Pian Marmotte ( vista da punta dell'Aggia) - foto d'archivio 

Ritorno a Piandemma

Il tratto del vallone di Leitosa tra le alpi Leitosa e l'alpe Gaschi è un altro di quei punti "delicati" dal punto di vista sentieristico, cioè uno di quei punti nei quali è facile smarrire la traccia, sia in salita che in discesa. Scendendo verso Piandemma si raggiungono dei ruderi posti ad una quota di circa 1600 m , più o meno in corrispondenza dei quali il sentiero svolta a sinistra ad attraversare un piccolo rio per continuare la discesa all'interno di un bosco di larici. 
I due ruderi dove il sentiero svolta ( foto d'archivio ) 

Prudentemente infatti io scelgo di scendere tutto a sinistra lungo i pascoli   per non perdere la deviazione: ma vuoi una certa stanchezza, vuoi la vegetazione molto rigogliosa , lì per lì  non mi ricordo del riferimento dei ruderi ( che pure raggiungiamo ma oggi, a differenza della foto che vedete sopra,  si presentano "semisepolti" nella vegetazione ), nè oso svoltare a sinistra nonostante gps e cartina mi confermino di essere nel punto giusto. Non essendo dunque riuscito ad individuare la deviazione, costringo le mie due compagne d'avventura ad un'adrenalinica discesa diretta nella giungla  per andare sul sicuro ( siccome da lì sono già passato ), al termine della quale arriviamo nei pressi dell'alpe Gaschi.
Alpe Gaschi  ( foto d'archivio ) 
Dall'alpe Gaschi, ora nuovamente su comodo sentiero, scendiamo rapidamente a raggiungere dapprima il bivio vallone di Leitosa \vallone del Crot  per poi attraversare il rio del Crot sulla passerella in legno posta nei pressi dell'alpe Carel.
Passerella in legno nei pressi dell'alpe Carel

Alpe Carel ( foto d'archivio) 

Superate l'alpe Carel , la lapide di Perucca ed un ultimo alpeggio....
La lapide di Perucca ( foto d'archivio ) 

Ultimo alpeggio prima di Piandemma ( foto d'archivio ) 

arriviamo infine a Piandemma a sera ( sono circa le 19,30) , soddisfatti del bel giro ad anello, assolutamente non banale, che abbiamo portato a termine. Una bella esperienza da ripetere, magari l'anno prossimo ( memori dei due piccoli sbagli odierni ) partendo da Fucina o, perchè no, direttamente dal piazzale ex-Casermette, per realizzare un bell'anello integrale!
E' sera a Piandemma

Galleria floristica

La giornata è stata eccezionale anche dal punto di vista delle osservazioni floristiche, documentate nelle foto che seguiranno.
Polygonum alpinum
Majanthemum bifolium
Corthusa mattioli 
Saxifraga oppositifolia
Saxifraga retusa
Primula latifolia
Clematis alpina

Clematis alpina
Pulsatilla alpina
Fioritura di Anemone narcissiflora
Meum athamanticum o finocchio montano
E' questo è tutto gente! Arrivederci ed a presto con le Storie!