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lunedì 12 giugno 2017

Escursioni non per tutti 10 - La Rossa ed anello dei valloni di Piandemma

Premessa

- " Se riesco vorrei ancora andare a fare un giro dalle parti della Colla! Fine maggio - inizio giugno è il periodo ideale per questi giri! L'anno scorso ero salito al Monte Croass dalle Vernè e poi ero sceso da Piandemma ed era uno spettacolo! "
- "Dai organizziamo, volevo proprio andare lì" 
- "Sarebbe bello partire addirittura dalla Fucina!"
Alla fine siamo riusciti ad organizzare la gita e così, in un'assolata mattinata di giugno, ci siamo ritrovati nel piazzale ex- Casermette a Locana io , Barbara ed Eleonora. L'idea era quella di raggiungere la Rossa lungo la dorsale che  sale dall'alpe Colla per poi fare un anello andando a toccare i valloni del Crot e di Leitosa, cioè i valloni di Piandemma : una bella gita all'invers di Locana!
Naturalmente l'idea di partire dalla Fucina lungo la mulattiera che sale per l'Apiatour la scartiamo immediatamente, dando priorità alla parte alta del percorso, e così ci rechiamo in auto fino a Piandemma.

Il  Muliner, magnifica oasi prativa ...

Da Piandemma alla Croce Faggio

Dal piazzale posto in fondo alla strada asfaltata , dove lasciamo l'auto, imbocchiamo la strada sterrata che porta alla magnifica oasi prativa del  Muliner , senza ombra di dubbio uno dei posti più belli di Locana,   che sarebbe la sede ideale per un agriturismo e dove Barbara ha una baita. 
ma anche eccellente punto panoramico !
Giunti quasi al fondo dei prati, sulla destra sale il sentiero che in breve porta alla Croce Faggio la cui costruzione , come riportato sul sito istituzionale del comune di Locana, che citiamo per esteso " risale agli ultimi anni della guerra 1940-45, per opera di un gruppo di volontari Locanini capeggiati dall’Arciprete Don Giacomo Macario; da allora tempo e sacerdote permettendo, verso il 20 di Agosto viene celebrata la Santa Messa ai piedi della Croce, a ricordo dei caduti in montagna, con discreta partecipazione di pubblico" .
Sul luogo dove venne eretta la croce  " sorgeva solitario un grandissimo faggio ultrasecolare, che da quella posizione, era di riferimento a tutta la Valle di Locana; poi nell’estate del 1942, una tempesta di acqua, grandine e vento sradicò ed abbatté il simbolo tanto amato dalla popolazione, di qui scaturì l’idea della costruzione di una grande croce, denominata appunto La Croce del Faggio o meglio “La Crus ‘dl Fò”.
La Crus dal Fo, sulla dorsale prativa  ormai ampiamente colonizzata da alberi ed arbusti
Non è così  lontano il giorno in cui il bosco "inghiottirà" la Crus 'dl Fo...
Cartina in 3d - scorri verso destra per visualizzazione completa. elaborazione su Igm 1:25.000 ( fonte: Portale Cartografico Nazionale ) 


Dalla Croce Faggio all'alpe Colla

Dalla Croce Faggio il sentiero prosegue in leggera salita verso destra, addentrandosi nel vallone di Blina  , solcato dall'omonimo rio e tributario del torrente Rimolerio, nel quale confluisce nei pressi della borgata  Molera
Lasciati in basso a destra i ruderi ed i pianori di un alpeggio , tosto raggiungiamo i ruderi di un'altro, posto a quota 1577 metri e non nominato sulle carte. La denominazione di questi alpeggi sulle carte mi ha sempre lasciato dei dubbi, che Barbara dissolve: il grande pianoro in basso è Pialamberto, mentre i ruderi a quota 1577 m vengono chiamati Casette. Eh si, perchè Barbara è dei Montigli e suo nonno, ci dice, da ragazzo veniva garzone in questi alpeggi!
I pianori di Pialamberto ( al centro della foto ) ; in primo piano fioritura di botton d'oro ( Trollius europaeus ).
I ruderi di Casette ; sullo sfondo da sx Rocca Maunero e Monte Tovo ( foto d'archivio ) 
Dalle Casette il sentiero prosegue, sempre dentro il vallone di Blina, fino a sbucare sulla panoramica sella ove è posta l'alpe Colla 1890 m, da cui si gode un magnifico panorama a 360° sulle montagne circostanti , in particolare sul gruppo del Gran Paradiso e sulle testate dei valloni di Piantonetto, Valsoera ed Eugio, e che spazia fino alla Quinzeina.
Panorama dall'alpe Colla con l'indicazione delle principali vette ( scorrere verso destra per visualizzazione completa) .
All'alpe Colla, splendido esempio di architettura rurale alpina, è anche presente una spettacolare ed enorme vasca in pietra per l'abbeverata del bestiame.
Uno dei rustici della Colla con la grande vasca
Dal punto di vista geolitologico qui ci troviamo nella "striscia" calcarea della zona Sesia - Lanzo, che attraversa la Valle Orco proprio all'interno del territorio comunale di Locana, caratterizzata dalla presenza di pietre verdi e calcescisti .
Calcescisti all'alpe Colla...al centro il Gran Paradiso
Mentre stiamo rimirando ben bene il panorama, ci arriva la gradita telefonata di Luciano Bertoldo, amministratore del comune di Locana che ormai da ben 3 mandati si occupa con grande passione di turismo e sport, ma soprattutto gran conoscitore dell'invers di Locana ( anche lui ha una casa ai Montigli ) , che avrebbe voluto essere con noi ma per un disguido all'ultimo ha dovuto rinunciare. Lo salutiamo in coro e gli promettiamo che faremo tante belle fotografie (  si spera ) e che prima o poi riusciremo a combinare insieme...
Riprendiamo quindi il cammino e, superata l'alpe Colla superiore, ci spostiamo a sx sul versante vallone del   Crot, non senza aver prima dato uno sguardo d'insieme a questo magnifico complesso di rustici.
Alpe Colla ed alpe Colla superiore.

Dall'alpe Colla alla Rossa

Sul versante vallone del Crot, per tracce di passaggio ed in leggera salita, raggiungiamo l'alpe Cialmere, quindi ci dirigiamo sulla panoramica dorsale  che da questo punto in poi seguiremo fedelmente fino alla cresta spartiacque Orco - Lanzo, toccando prima la q. 2163 m e quindi raggiungendo la cresta alla puntina q. 2290 m
Lo spettacolo delle fioriture di Anemone narcissiflora, genziane , viole e primule , incastonate sul verde intenso dell'erba primaverile, cui fanno da sfondo  l'azzurro del cielo e l'elegante profilo delle montagne ( che oggi sembrano ancor più maestose,   date le condizioni di particolare nitidezza dell'atmosfera) è qualcosa di mozzafiato: benchè sia possibile descriverlo a parole, è difficile trasmetterne ad altri le profonde e personali emozioni che in ciascuno di noi tre ha generato
Le fioriture di Anemone Narcissiflora ( siamo sempre su calcescisti ... ) 
Viole, bianche e viola, genziane, l'azzurro del cielo...

Sullo sfondo è sempre ben visibile alle nostre spalle il gruppo del monte Rosa , ma quello che più ci preme sapere è se la Rossa sia l'elevazione finale della dorsale su cui stiamo salendo o quella  che vediamo appena a destra ( cosa che non è da subito chiaramente visibile  - nessuno di noi infatti è ancora mai stato alla Rossa) . Un rapido consulto della cartina Escursionista e Monti ci conferma che una volta raggiunta la cresta Orco-Lanzo non avremo ancora raggiunto la nostra meta.
Il gruppo del Rosa
L'ampia dorsale prevalentemente erbosa è davvero facile e procediamo con passo spedito...
Una dorsale davvero facile... ( a sx versante Trucchetta, a dx versante Crot ) 
Molto interessante anche il panorama sull'adiacente parte alta del vallone di Trucchetta, i cui alpeggi davvero sono a pochi passi sotto di noi e sembrano piccole isole immerse in un mare di "drose" ( ontano verde, Alnus viridis ).
Il confronto tra i due versanti è fonte di numerose riflessioni naturalistiche ed agronomiche : in primo luogo l'importanza dell'esposizione nel determinare la vegetazione  presente: drose nel versante Trucchetta, esposto a nord-ovest, "ulinna" ( Festuca gr. varia) nel versante Crot, esposto a sud-est ; in secondo luogo lo stato di maggior abbandono in cui versa il vallone di Trucchetta ( di cui il "mare di drose" è la conseguenza più diretta ) rispetto a quello del Crot, dove in estate è presente una numerosa mandria di bovine "all'abbandono" ( vitelli,  manzette, manze ed asciutte ). Anche su questo versante comunque si osserva, specialmente nelle zone più marginali, l'aumento di specie arbustive ( in particolare mirtilli e rododendri )  e la predominanza dell'ulinna, specie molto fibrosa e poco o per nulla appetita dagli animali al pascolo.
Uno sguardo sul vallone di Trucchetta

Raggiunta la cresta sulla puntina q. 2290  , ci fermiamo a pranzare ( perchè si è fatta l'ora ) e ragioniamo sul da farsi: innanzi tutto la Rossa è lì a due passi  e, cosa importante per il nostro viaggio di ritorno, sarà possibile scendere dal colle di Perascritta. Dal luogo di sosta si gode anche di un'ottima visuale sula testata dei valloni del rio Bianetto e della Paglia, nonchè sulla cresta di confine Lanzo - Francia, dall'Uja di Ciamarella fino alle Levanne con il colle Perduto.
La Rossa è lì a due passi... e che spettacolo le cime delle valli di Lanzo!!!

Panorama:  da sx Uja di Ciamarella , punta Marsè, monte Bellavarda ( con davanti l'Uja di Pratofiorito), spartiacque Lanzo\Francia, Levanna Orientale, colle Perduto, Levannetta e Levanne centrale ed occidentale.
Consumato il pranzo lasciamo gli zaini e raggiungiamo in quattro salti la vicina sommità de La Rossa 2313 m , ed anche da qui il panorama non è niente male :
Vista su Lago di Monastero ed alpe di Coassolo 

Zoom da cellulare su Marsè, Bellavarda e Uja di Prafiorito 

Vista sul massiccio del Gran Paradiso 

La prova che siamo arrivati in cima...
Tornati sui nostri passi e recuperati gli zaini sulla puntina quota 2290 m ( sono preciso oggi eh ? Il fatto è che sto usando il gps che mi ha regalato Blin! ) , cominciamo la seconda parte della nostra avventura odierna: la discesa !

Il colle di Perascritta ed il Gias Milone

Il colle di Perascritta 2154 m , così chiamato perchè caratterizzato dalla presenza di un affioramento roccioso ricco di incisioni, è un valico utilizzato dall'uomo da  tempo immemore ed importante via di comunicazione tra Locana e le valli di Lanzo. 
Dal colle per  traccia di sentiero ( non sempre visibilissima ) raggiungiamo la vasta conca umida retrostante le alpi Milone , che oggi si presenta ornata di una splendida fioritura gialla di Caltha palustris... 
Fioritura di Caltha palustris 
Anche le costruzioni che compongono l'alpe Milone non possono che lasciare a bocca aperta, per la raffinatezza e la precisione con cui sono realizzate, che non ha eguali nel territorio del comune di Locana. Qui sono stati all'opera maestri muratori d'eccezione e la cosa è evidente dal perfetto taglio delle lose dei tetti, dalla perfetta squadratura delle pietre murarie e da alcuni accorgimenti tecnici funzionali all'attività zootecnica di montagna. I proprietari di questo fondo erano senza dubbio persone con buone possibilità economiche: un peccato vedere oggi questi magnifici edifici completamente abbandonati: stalle, "cavanna", crottini, locali per la caseificazione, tutto realizzato a regola d'arte ed ancora in buono stato di conservazione. 
Il gias Milone 
La "cavanna", cioè l'abitazione in uso ai margari è ermeticamente chiusa da ogni lato ( cosa ben fatta a giudizio di chi scrive , visto che anche noi volevamo "ficcare il naso" in casa d'altri , ed in giro continuano ad esserci escursionisti "malintenzionati" ).  Come avranno fatto ad uscire ?  
Come giustamente ci fa notare  Barbara, ci sarà probabilmente una losa del tetto che funge da botola
Particolare dell'orditura in legno del tetto della stalla

Il canale di scolo ( perfettamente realizzato in materiale lapideo )  dei liquami della stalla verso il "buser" ( letamaio ) 

La bocchetta di Leitosa e le Alpi Leitosa 

Dal Gias Milone scendiamo lungo il vallone del Crot lungo la traccia di sentiero ( ora segnata con bolli  rossi, ma non sempre così evidente e continua), fino ad una quota di 1800 m circa ove, in corrispondenza di un pianoro, parte il sentiero che conduce alla bocchetta di Leitosa , che mette in comunicazione il vallone del Crot con quello adiacente di Leitosa.  
Vista sul vallone del Crot dalla bocchetta di Leitosa ( foto d'archivio ) 
Il  breve versante che in questo punto ci separa dalla bocchetta di Leitosa è caratterizzato dalla presenza di numerose felci, ontani verdi, sorbo degli uccellatori e da una certa ripidezza. Le felci,  per fortuna, non si sono ancora pienamente sviluppate, coprendo completamente il pendio, ed io dalla bocchetta di Leitosa ci sono già passato due volte ( una volta anche in piena estate, letteralmente "nuotando" nelle felci ), seppur in senso inverso. 
Arrivo alle alpi Leitosa
Nonostante queste favorevoli premesse , non c'è però verso di individuare bene la traccia che sale alla bocchetta e così, verificata preliminarmente la correttezza della nostra posizione tramite gps e cartina, mi affido all'esperienza e scelgo il punto di salita che appare più pulito dalla vegetazione  e , soprattutto, in grado di condurci in cresta senza incontrare altri ostacoli, tipo salti, pareti di roccia etc. 
Effettivamente una traccia la rinvengo, ed inizialmente sembra buona, molto buona , ma poi si rivela per quel che è: una pista di cinghiali. Ad ogni modo per essere una pista di cinghiali è abbastanza comoda e la si può percorrere quasi tutta in posizione eretta e quindi non c'è da lamentarsi...

Vista d'insieme sulle alpi Leitosa

Arrivati in cresta ci accorgiamo subito che è frequentata dalle vacche e dunque, se ci passano loro, possiamo farcela anche noi: e così, seguendo le loro tracce con un breve traverso in piano verso la testata del vallone di Leitosa,  raggiungiamo la vera bocchetta ( da cui effettivamente vediamo partire una traccia in discesa verso il vallone del Crot ) dalla quale, sempre per traccia poco visibile raggiungiamo la splendida zona pascoliva delle alpi Leitosa. 
Alpi Leitosa
Anche qui le singole unità ( stalle, cavanne etc etc ) sono di notevoli dimensioni e realizzate con notevole perizia, a dimostrazione dell'importanza economica  che dovevano avere questi alpeggi ( pare che il toponimo "Leitosa" derivi da "lattoso", cioè che dà tanto latte ! ) , oggi utilizzati soltanto più da capi "all'abbandono" ( e quindi niente latte ) .
Appena sopra di noi si vede il tetto in lamiera dell'alpe Pian Marmotte, posta in un'amena conca sotto punta dell'Aggia. 
L'amena conca dell'Alpe Pian Marmotte ( vista da punta dell'Aggia) - foto d'archivio 

Ritorno a Piandemma

Il tratto del vallone di Leitosa tra le alpi Leitosa e l'alpe Gaschi è un altro di quei punti "delicati" dal punto di vista sentieristico, cioè uno di quei punti nei quali è facile smarrire la traccia, sia in salita che in discesa. Scendendo verso Piandemma si raggiungono dei ruderi posti ad una quota di circa 1600 m , più o meno in corrispondenza dei quali il sentiero svolta a sinistra ad attraversare un piccolo rio per continuare la discesa all'interno di un bosco di larici. 
I due ruderi dove il sentiero svolta ( foto d'archivio ) 

Prudentemente infatti io scelgo di scendere tutto a sinistra lungo i pascoli   per non perdere la deviazione: ma vuoi una certa stanchezza, vuoi la vegetazione molto rigogliosa , lì per lì  non mi ricordo del riferimento dei ruderi ( che pure raggiungiamo ma oggi, a differenza della foto che vedete sopra,  si presentano "semisepolti" nella vegetazione ), nè oso svoltare a sinistra nonostante gps e cartina mi confermino di essere nel punto giusto. Non essendo dunque riuscito ad individuare la deviazione, costringo le mie due compagne d'avventura ad un'adrenalinica discesa diretta nella giungla  per andare sul sicuro ( siccome da lì sono già passato ), al termine della quale arriviamo nei pressi dell'alpe Gaschi.
Alpe Gaschi  ( foto d'archivio ) 
Dall'alpe Gaschi, ora nuovamente su comodo sentiero, scendiamo rapidamente a raggiungere dapprima il bivio vallone di Leitosa \vallone del Crot  per poi attraversare il rio del Crot sulla passerella in legno posta nei pressi dell'alpe Carel.
Passerella in legno nei pressi dell'alpe Carel

Alpe Carel ( foto d'archivio) 

Superate l'alpe Carel , la lapide di Perucca ed un ultimo alpeggio....
La lapide di Perucca ( foto d'archivio ) 

Ultimo alpeggio prima di Piandemma ( foto d'archivio ) 

arriviamo infine a Piandemma a sera ( sono circa le 19,30) , soddisfatti del bel giro ad anello, assolutamente non banale, che abbiamo portato a termine. Una bella esperienza da ripetere, magari l'anno prossimo ( memori dei due piccoli sbagli odierni ) partendo da Fucina o, perchè no, direttamente dal piazzale ex-Casermette, per realizzare un bell'anello integrale!
E' sera a Piandemma

Galleria floristica

La giornata è stata eccezionale anche dal punto di vista delle osservazioni floristiche, documentate nelle foto che seguiranno.
Polygonum alpinum
Majanthemum bifolium
Corthusa mattioli 
Saxifraga oppositifolia
Saxifraga retusa
Primula latifolia
Clematis alpina

Clematis alpina
Pulsatilla alpina
Fioritura di Anemone narcissiflora
Meum athamanticum o finocchio montano
E' questo è tutto gente! Arrivederci ed a presto con le Storie!

martedì 7 giugno 2016

Escursioni d'altri tempi - Monte Croass dalle Vernè - Valfredda integrale ( anello)

Una mattina mi son svegliato e la strada per le frazioni Chironio, Balmella e Piandemma , situate  nel vallone del rio Vallungo o Valfredda, non c'era più e così, dovendo recarmi per motivi della massima importanza al Monte Croass, mi è toccato partire "da basso", cioè dalle Vernè. E' stata un'avventura formidabile, attraverso giungle impenetrabili, popolate da cobra e pitoni, ruscelli abitati dai piranha, uomo delle nevi, valanghe, frane. Comunque, grazie ai consigli di un mio cugino delle Mesonette, sono andato e tornato in un paio d'orette scarse, riportando a casa come souvenir una pelle di tigre e lo scalpo di un aborigeno.
Il ponte romanico di Chironio
No, aspettate: forse non è andata proprio così. Meglio ricominciare da capo il racconto. 
L'altra mattina ho deciso di andare al Monte Croass perchè mancava alla mia collezione e, desiderando percorrere da cima a fondo la Valfredda a piedi, ho deciso di partire dalle Vernè. Nei pressi della nuova centrale idroelettrica parte infatti il sentiero dei ponti romanici che, ben pulito e segnalato, sale fino alla borgata Chironio, percorrendo un bellissimo ed ombroso bosco di castagni.  
Fuori dal bosco
Giunto al ponte romanico di Chironio, anzichè fare dietrofront e riprendere la  salita per Balmella, ho deciso di attraversarlo e di risalire sulla dx idrografica del rio Vallungo fino alla borgata Seral, tanto per vedere come ci si arrivava. Dal punto di vista meteorologico è una giornata davvero stupenda e quando finalmente esco dalla boscaglia , giungendo in vista dei prati del Seral , si schiude di fronte ai miei occhi una visione  bellissima: il verde intenso dei prati  e dei versanti boscosi, contro cui si staglia l'azzurro del cielo,  nel quale le nuvole in transito disegnano trame variegate. 
Ed ecco il Seral
Per arrivare in vista dell case è necessario risalire ancora qualche metro lungo i prati , quasi come a significare che da queste parti nulla è regalato. Infine, ecco il Seral, ottimo e ben conservato esempio di borgata alpina, con le abitazioni tutte addossate le une sulle altre per togliere meno superficie possibile ai preziosi pascoli, indispensabile e principale fonte di sostentamento per i montanari di un tempo. Dal Seral si scende ad attraversare il rio Vallungo su un guado o su una passerella per andare a ricongiungersi con la mulattiera che  risale la Valfredda sul versante sx idrografico del rio Vallungo, toccando in sequenza il Medan, il Pian del Pari e le Casette.

Alpeggio quota 1560 m
Superata l'alpe Casette si continua a risalire su sentiero l'asta valliva principale, trascurando la deviazione di sinistra diretta al colle Croce d'Intror. Dopo un breve tratto in salita , nuovamente sotto copertura boschiva ,  si arriva in vista dell'alpeggio quota 1560 m (rif. cartina 1:25000 l'Escursionista e Monti  n°15), raggiunto il quale finisce il sentiero ed il percorso continua per tracce su ciò che resta dell'antico sistema di collegamenti,  un tempo oggetto di periodica manutenzione ed oggi  ancora più o meno percorribile solo grazie alla frequentazione da parte dei cacciatori ( diamo a Cesare quel che è di Cesare).  Bisogna quindi fare attenzione perchè ci vuole davvero un attimo a perdere l'esile traccia ed a finire a lottare in mezzo ad arbusteti di tumel ( sorbo degli uccellatori) e drose o siepi di lamponi e gratacui ( qualche graffietto a fine giornata me lo sono ritrovato). 
L'alpeggio quota 1560 è anche un ottimo punto di osservazione sul territorio circostante, ragion per cui è consigliabile soffermarvisi per potersi orientare meglio nel prosieguo dell'escursione. 
Gentiana kochiana
Guardando verso la testata del vallone vediamo: alla nostra sinistra  il rio Vallungo, oltre il quale si vedono chiaramente l'alpe Ussel, l'alpe Tola ed il percorso per il colle Croce d'Intror; sopra di noi la dorsale semiboscosa che arriva dall'alpe Muanda e che discende dai contrafforti del Monte Vaccarezza; alla nostra destra si apre un valloncello , incastonato tra le pendici del monte Cialmera e del Monte Croass. Nel frattempo il tempo è cambiato: la parte alta del vallone è coperta da nubi basse, ma non è un problema perchè la visibilità rimane completa e le temperature sono davvero piacevoli. 
Arrivati a questo punto il sentiero si biforca: possiamo continuare a salire direttamente in direzione dell'alpe Muanda per tracce di passaggio lungo la dorsale semiboscosa, oppure ( scelta consigliata) possiamo seguire la traccia che conduce ad attraversare il piccolo rio posto alla nostra destra ed a raggiungere l'alpeggio quota 1646, ben visibile e posto appena al di sotto ed a destra di una grande pietraia.
Primula pedemontana
Imponenti lavori di spietramento
Una volta raggiunto l'alpeggio quota 1646 ci si rende subito conto che la pietraia  doveva un tempo occupare tutta o quasi la superficie del pascolo, visti gli imponenti lavori di spietramento di cui restano  evidenti segni negli grandi accumuli di pietre che punteggiano la zona adiacente ai ruderi.  
Alpe Cialmere
Ora occorre riattraversare nuovamente il piccolo rio per continuare lungo la dorsale 1560-Muanda, fino a toccare prima i ruderi di un alpeggio a quota 1715 ed infine  i resti di un sentiero che collegava l'alpe Muanda all'alpe Cialmere nei pressi di una conca posta a metà tra le due località succitate. Il percorso non è dei più agevoli, ma mi regala stupende fioriture: primule, genziane, viole, sassifraghe, soldanelle, calte, pulsatille, crocus e chi più ne ha più ne metta: l'inverso di Locana offre sempre splendidi colori in primavera.
Essendo la  meta di giornata il Monte Croass, mi dirigo  verso  destra in direzione dell'Alpe Cialmere, i cui resti sono visibili appena più in alto; al termine della conca la traccia risale a zig zag in un  ripido canalino  inciso nelle pendici del monte Cialmere, fino alle costruzioni. 
La "stalla nella roccia"
L'alpe Cialmere è situata in una posizione a dir poco sfortunata, lungo i ripidi pendii di erba olina posti sotto la cima del Monte Croass ;  il cielo, nuvoloso in questo momento, accentua la sensazione di difficoltà  e disagio che viene al pensiero che perfino in un posto del genere, durante la stagione estiva, un margaro vi si recasse con la propria famiglia ed i propri capi di bestiame per produrre toma e burro, per guadagnare la sopravvivenza. Doveva essere una vita davvero grama;  anche le costruzioni ( l'abitazione, il crottino e la stalla) sembrano letteralmente aggrappate al pendio, e riportano alla mente il concetto dell'ostrica di Giovanni Verga, che si aggrappa agli scogli per non venir portata via dalla fiumana del progresso. In questo caso la fiumana del progresso è stata inesorabile; solo la stalla pare aver in parte resistito, essendo ricavata nel cuore stesso dello "scoglio", una "stalla nella roccia", probabilmente destinata al ricovero di  capre e\o  pecore.
In basso a sinistra l'Alpe Pertus "gemella" delle Cialmere
Dall'alpe Cialmere si compie l'ultimo tratto di  salita  spostandosi leggermente a  destra  su una comoda dorsale erbosa,  che in breve ci conduce sulla cresta spartiacque Orco-Lanzo in prossimità della vetta, posta immediatamente alla nostra sinistra.
In basso a destra l'alpeggio quota 1832
Andata a buon fine la salita, è ora di pensare al ritorno:  a breve distanza dal Monte Croass vi è il colle di Pian Pertus, dal quale è possibile raggiungere abbastanza agevolmente il vallone di Leitosa e scendere quindi su Piandemma. Occorre dunque tornare sui nostri passi e percorrere la cresta in direzione del suddetto valico ( presenti tacche rosse un pò sbiadite qua e là); in alternativa è possibile abbassarsi leggermente a prendere il tracciato del Sentiero 3 Rifugi e quindi effettuare la risalita al colle. Seguire la cresta, intercettando e superando la dorsale spartiacque Vallungo\Leitosa; osservata e lasciata in basso a sinistra l'alpe Pertus ( che per la posizione ardita possiamo considerare "gemella" dell'Alpe Cialmere ) , si arriva  in vista dell'alpeggio quota 1832 ,  ben visibile in basso a destra, e delle alpi Leitosa e Pian Marmotte; ancora qualche saliscendi ed infine si giunge alla depressione erbosa del colle Pian Pertus , dal quale un'esile traccia conduce alle baite ( per non sbagliare, cercate di scendere mantenendovi quanto più possibile nel "pulito").  Dai ruderi si prosegue per tracce di sentiero e di passaggio di bovini fino ad
Stalla quota 1832
arrivare alle alpi Leitosa 1744 m; scendendo lungo il pendio erboso e tenendosi verso sinistra, più o meno in corrispondenza di una piccola dorsale, si raggiungono  i ruderi di altre due baite, quindi il sentiero entra in un  bosco di larici, sbucandone fuori nei pressi dell'alpe Gaschi  ( tacche rosse). Dall'alpe Gaschi il sentiero prosegue, sempre in discesa, fino a superare il rio Crot su di una passerella in legno arrivando all'alpe Carel e da qui attraverso altri due alpeggi, fino a raggiungere la frazione Piandemma

IL PARTIGIANO PERUCCA ANTONIO

La lapide del partigiano Perucca
Lungo il sentiero che scende dall'alpe Carel, appena prima dell'alpeggio successivo,   troviamo la lapide del partigiano Perucca Antonio, appartenente all'80a  Brigata Garibaldi e  qui caduto durante un rastrellamento avvenuto nella zona di Locana nel gennaio 1945. I colpi che uccisero il partigiano sarebbero partiti dal campanile di Piandemma, motivo per il quale nel 1986 su di esso l'Anpi di Lanzo ha posto  una lapide in ricordo dell'80a Brigata Garibaldi.

E PER FINIRE...

Da Piandemma occorre scendere lungo la strada asfaltata fino a raggiungere la frazione Balmella, dalla quale si diparte il sentiero che  raggiunge Chironio, raccordandosi al sentiero dei ponti romanici che ora percorriamo in discesa fino al luogo di partenza. In alternativa è possibile raggiungere Chironio lungo la strada asfaltata per poi riprendere il  sentiero dei ponti romanici. 
E questo è tutto gente! A presto con le Storie!
Ps: Naturalmente questo anello si può tranquillamente accorciare ( sono circa 20 km per 1600 m dislivello) partendo da Balmella. Allego in fondo al post una sintetica cartina della parte più elevata dell'anello. Si declina ogni responsabilità dall'utilizzo di tale cartina di carattere puramente indicativo.