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sabato 23 gennaio 2021

Verso il bivacco Revelli... ( Ciaspolate alternative n° 5)

Non è una questione di asocialità!

Salendo verso le Grange Vasinetto


La prima settimana di dicembre 2020 aveva portato con sè un discreto innevamento sulle alpi ( valli Orco e Soana comprese)  e tanta era la voglia di andare a pestare la neve in qualche posto "magico" , cioè bello ma non troppo frequentato, e di andarci con le  persone "giuste" ( che a loro volta non devono essere in numero eccessivo, pena il rendere "automaticamente"  il luogo troppo frequentato e  meno magico)!
Poi, per carità, la montagna è di tutti e qualcun altro a zonzo lo si può sempre trovare, ma scegliendo bene la meta il rischio è davvero minimo e comunque ci troveremmo di fronte ad un "plus" di frequentazione di persone giuste, sempre preferibile ad un eccesso di frequentazione di gente a caso...
La nostra non è comunque una qualche forma di "asocialità", quanto piuttosto il desiderio di fraternizzare più intensamente con l'elemento montagna.
Approfittando di un weekend "giallo" decidiamo quindi di recarci in valle Soana, più precisamente nel vallone di Forzo: obiettivo bivacco Revelli!
Il percorso su Ctr



Da Forzo alle grange Vasinetto

Sul vallone di Forzo in generale ci siamo già ampiamente soffermati a margine della descrizione di un'escursione  effettuata in pieno autunno proprio al bivacco Revelli nel 2019. 
Ed in questo dicembre 2020 ? Prima di tutto i partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico: Arjan,  Elisabetta, Laura e Marco,  a cui dovrebbe aggiungersi Francesco (  che aveva intenzione di salire solo soletto, ma è stato scoperto e denunciato al sottoscritto dal sindaco di Forzo) . 
Il gruppo più Francesco 


Il primo tratto della mulattiera che sale alle grange Vasinetto si presenta coperto da pochi cm di neve dura, per giunta battuta fino alla cappella quota 1580 dal sindaco in persona ( un assaggio della leggendaria ospitalità "fosatina") e dunque non abbiamo bisogno di calzare le ciaspole.
Mentre saliamo con tutta calma, ecco che vediamo spuntare in basso Francesco, il quale invece sale di gran carriera: decidiamo di accoglierlo nel modo più caloroso possibile!




Il "momento  ciaspole"

La neve al suolo comincia ad essere in quantità notevole...


La prima parte dell'escursione, una volta superati i prati del fondovalle, si svolge sotto un bel bosco di larici; dai 1580 m della cappella la neve è vergine ( non a caso è dedicata alla Madonna) e nei pressi delle grange Betassa 1712 m la sua quantità   al suolo comincia ad essere notevole , tale da richiedere l'uso delle ciaspole per evitare eccessivi e faticosi sprofondamenti .
Si tratta  di una neve molto divertente per le racchette da neve, cioè bella farinosa ed asciutta! Qui evidentemente il vento dei giorni precedenti non ha avuto grossi effetti!
Ciaspolando tra i larici



Sfondi cangianti

Il monte Colombino domina lo scenario


Se nella prima parte del percorso è l'elegante sagoma del monte Colombino a fare da protagonista, arrivati nei pressi delle alpi Surinà e Combi è la maestosa Torre di Lavina a catturare l'occhio ( ed il desiderio di una "photo opportunity" - rito a cui una montagna può sottrarsi unicamente in caso di nebbia , cielo nuvoloso o... mancanza di  dispositivi d'immortalamento nell'attrezzatura dei visitatori ) . 
Avete mai provato a chiedere ad una montagna se ha voglia di essere fotografata o di farsi riprendere con voi ? Io ho tentato di  parlare alla Torre Lavina ma , parafrasando i King Crimson , la Torre Lavina non sente, la Torre Lavina non può sentire...
Photo-opportunity con la Torre Lavina


Arrivando alle grange Vasinetto invece, ecco che fa capolino sulla sx l'aguzza grande Uja di Ciardonei. La giornata , inizialmente nuvolosa, ha ora lasciato spazio ad un bel cielo blu e la neve è sempre bellissima. Dopo una breve pausa, decidiamo di proseguire: fin dove si arriva si arriva!
Alla Casa di Caccia Vittoria...


Nel vallone del rio Geri





Discesi dal dosso ove è ubicata la casa di caccia Vittoria, proseguiamo in direzione ovest lungo l'asta del rio Geri; la neve presenta ora una crosta da vento non portante, causa di fastidiosi sprofondamenti , a volte istantanei, a volte "ritardati" con tempi variabili.
E' comunque sempre molto divertente "giocare" a rimanere sul tracciato del sentiero "estivo" ( ove naturalmente non sussistano rischi di altro tipo, per esempio valanghe) , mettendo alla prova la propria memoria "geografica": spesso si scopre che quello è il percorso migliore anche in presenza di neve
Nel vallone del rio Geri\1
E così è una piccola gioia ogniqualvolta passiamo vicini a qualche segno bianco-rosso posto sufficientemente in alto da sopravanzare il manto nevoso!
Dopo aver vinto un primo pendio più ripido, ecco che raggiungiamo il pian Geri, una lunga conca caratterizzata da una morfologia più pianeggiante, dominata a sinistra dagli imponenti contrafforti della punta Gialin  e sovrastata a destra dalla dorsale mista erboso/rocciosa che la separa dallo stretto valloncello ove si trova il casotto Pngp dell'alpe Muanda.
Nel vallone del rio Geri\2
Qui Francesco ci lascia, poichè ha premura di tornare in quel di Dorno e deve ancora passare a ... salutare il sindaco!
Giunti verso il fondo del pian Geri, ecco che ci tocca abbandonarlo per rimontare la sovrastante dorsale mista di cui sopra; in questo caso il gioco del "trova il sentiero sepolto" va accantonato, poichè notevoli sono stati gli effetti del vento su quelle superfici: la neve è stata prevalentemente asportata, scoprendo le superfici erbose e rocciose e le zone di scolo delle acque, caratterizzate dalla presenza di ghiaccio vivo ; in alcuni punti tuttavia la neve è rimasta, anzi se ne è accumulata, come è naturale che sia con l'azione eolica.
E' sul terreno innevato che noi puntiamo per raggiungere la dorsale, per evitare i rischi legati al ghiaccio od al terreno nudo ghiacciato  ; a nostro sfavore giocano anche le pendenze, tutt'altro che trascurabili con il terreno di progressione in queste condizioni! Occorre dunque mettere testa, cioè andare a scuola...
Al fondo del pian Geri - dominato da punta Gialin


Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - salita

Superare dei pendii con queste caratteristiche ( pendenza intorno ai 40° ) ed in queste condizioni ( accumuli di neve ventata con crosta non portante alternati a zone spoglie con ghiaccio vivo) è una bella sfida, tanto in salita quanto ( lo vedremo tra poco) in discesa.  
La prima cosa importante per riuscirci è avere delle buone ciaspole, cioè con l'alzatacco , un buon numero di  robusti denti laterali ed un buon sistema di chiusura oltre all'immancabile "ramponcino" anteriore; per maggior sicurezza è sempre meglio avere al seguito anche un paio di ramponi ( meglio) o ramponcini ( al limite) , nel caso le pendenze fossero eccessive. 


Oltre un certo grado di pendenza infatti, a parità di condizioni del terreno, l'utilizzo delle ciaspole diventa pericoloso tanto in caso di salita o discesa diretta che - soprattutto - in caso sia necessario effettuare traversi , per via della loro superficie ingombrante e della loro forma più o meno piatta, nata  per evitare di sprofondare nella neve ripartendo il peso corporeo su una maggiore superficie e non certo per affrontare percorsi verticali!
Nel nostro caso  è ancora possibile utilizzare convenientemente le ciaspole, ma ci vuole un pò di attenzione supplementare!
Sfruttando bene l'appoggio fornito dai bastoncini da trekking ( opportunamente muniti di rosetta basale) ed il ramponcino anteriore, tutti i partecipanti superano brillantemente la prova!
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo dominano la scena


All'alpe pian delle Mule

Alpe Pian delle Mule


Proseguiamo ora comodamente lungo la dorsale fino alla vicina alpe Pian delle Mule 2285 m, dove facciamo la sosta-pranzo e decidiamo che vista l'ora è molto meglio fare ritorno, onde evitare il calar delle tenebre ( come se ormai ce ne importasse davvero qualcosa...) . Nel frattempo il cielo si  è di nuovo parzialmente coperto, senza riuscire però a scalfire - coprendolo - il dominio della Roccia Azzurra e del Monveso di Forzo, che qui tiranneggiano il paesaggio!
La dorsale è vinta! Sullo sfondo: la grande Uja di Ciardonei


Stavolta poi ci toccherà tornare per lo stesso itinerario di salita ( alla faccia del signore dei giri ad anello) , e questo per ben tre motivi: primo perchè non sappiamo in quali condizioni sia il valloncello dell'alpe Muanda ( dove potrebbe essersi accumulata parecchia neve );  secondo il crollo della passerella sul rio Geri passerella posta poco oltre le grange Vasinetto ; terzo il giro dalla Gran Fumà sarebbe davvero troppo lungo a questo punto!
Vi abbiamo incuriosito con tutte queste ipotesi di "giri"? Bene, allora andate a scuola! Studiatevi la cartina!
Si scende !!!



Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - discesa

Come si scende con le ciaspole ? Prima di tutto occorre togliere l'alzatacco ; se si hanno un paio di buone ciaspole, cioè dotate di robusti denti laterali, ecco che per affrontare in discesa un pendio ripido potremo sfruttare quei denti pressappoco nella stessa maniera in cui si sfruttano i denti posteriori di un rampone, e cioè appoggiando prioritariamente sul terreno il tallone anzichè la punta del piede!
Se le vostre ciaspole non sono "buone", lasciate perdere il ripido - non mi sembra il caso di ribadire il sintetico giudizio sul ruolo ed utilizzo delle racchette da neve esplicitato poco sopra.


Le nostre ciaspole sono tutte buone e tutti superiamo con successo l'esame...


L'omaggio del sindaco ( rientro a valle) 

Riguadagnato il pian Geri, non ci resta che scendere con calma verso valle. Superata la cappella q. 1580, ecco che cominciamo  dapprima a sentire in lontananza delle voci, che man mano si fanno sempre più vicine, per  poi  scorgere delle pile frontali e due figure umane che ci vengono incontro !
Ma chi saranno mai costoro ? Vuoi vedere che... Ma si, sono proprio loro! Sono il sindaco di Forzo e la sua consorte, che sapendo della nostra presenza sul loro territorio, desideravano renderci omaggio.
Siamo gente famosa!
E così, dopo aver raggiunto le automobili e salutato Arjan ed Elisabetta ( che devono scappare) , ecco che possiamo sperimentare la leggendaria ospitalità "fosatina", proprio nell'abitazione del primo cittadino  ( che non a caso è quella più vicina alla chiesa - da sempre potere politico e potere spirituale vanno a braccetto...) ,  con un lunghissimo aperitivo, offerto senza economie dal nostro generoso anfitrione!
E allora che cosa possiamo dire ? Non vediamo l'ora di tornare nel vallone di Forzo per provare ancora una volta l'emozione delle sue splendide montagne ed il piacere della sua leggendaria ospitalità!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 13 maggio 2018

Elbrus - Avventura nel Caucaso - Parte 1

Premessa

E' il dicembre del 2015    quando Simone e Luca ritornano da un'insolita "vacanza" in Tanzania, Africa , durante la quale hanno raggiunto la vetta di una delle "Seven Summits" , il Kilimangiaro , 5895 m.s.l.m. Affascinato dal racconto delle difficoltà fisiche ( la quota )  e logistiche di quel viaggio, ecco che butto lì un'idea : " e se andassimo nel Caucaso ? ". Immediata o quasi la risposta: "Potremmo andare sull'Elbrus! ". Avevo infatti letto cose fantastiche riguardo a quella catena montuosa; tuttavia credo onestamente che fosse stato per me tale idea sarebbe rimasta più che altro una fantasia ,  principalmente a causa del lungo viaggio aereo da affrontare ( ho paura del volo )  se nell'autunno 2017 Simone e Luca non fossero arrivati al dunque: "l'anno prossimo andiamo sull'Elbrus?  Potremmo sfruttare il periodo tra il 25 aprile ed il primo maggio: magari un pò più freddo, ma sciabile e presumibilmente privo di crepacci. Sei dei nostri ? " .  Dopo un adeguato periodo di riflessione, la mia risposta è sì, ci sono!
Avviso ai lettori : questo articolo si compone di due parti, la prima dedicata in generale al Caucaso, la seconda alla nostra "vacanza". Entrambe possono essere lette indipendentemente l 'una dall'altra ,ma se volete gustarle fino in fondo vi consiglio caldamente di leggerle entrambe

Il monte Elbrus ed il Caucaso 

Di nuovo un vulcano ( anche il Kilimangiaro è un vulcano spento) , di nuovo una delle "Seven Summits" , se si considera il Caucaso come facente parte del continente europeo, ma ad una quota  più bassa ( i 5642 m della cima occidentale dell'Elbrus) .
Il monte Elbrus si trova interamente sul territorio della Federazione Russa , più precisamente nel territorio della Repubblica di Cabardino-Balcaria, all'interno del distretto denominato El'brusskij rajon , e per raggiungerlo è necessario affrontare due voli, uno da Milano a Mosca, ed uno da Mosca a Mineral'nye Vody  , città aeroportuale situata nel Territorio  di Stavropol  , dalla quale in auto si raggiunge la valle del fiume Baksan , fino ad Azau, villaggio turistico situato a 2350 m.s.l.m.
Cartina della regione russa del Caucaso - scorrere per navigare 


Brevi cenni sul clima e sulla geografia locale

Il fiume Baksan  nasce dalle pendici del Monte Elbrus  ed è lungo 173 km , al termine dei quali  si unisce  ai fiumi Malka e Cherek Balkarskiy nei pressi di Prokhladnyy , ove  confluiscono nel fiume Terek  , lungo 600 km, che sfocia nel Mar Caspio , in territorio russo, dopo essere nato dalle pendici del monte Kazbek,  altro vulcano inattivo alto 5047 m  sito nella Georgia settentrionale.
Cartina del Caucaso - scorrere verso destra per navigare 
Dall'Enciclopaedia Iranica appendiamo numerose ed utili informazioni sul clima della regione ( traduzione mia) : " (... ) il Caucaso è anche la regione di transizione tra i venti umidi atlantici e mediterranei da un lato, e le  correnti d'aria secche  continentali  dall'altro. In pianura la transizione avviene sugli altopiani di Stavropol e Surami, ed in montagna tra il monte Elbrus ed il monte Kazbek.  Ad ovest di questa linea la depressione di Kuban a nord, riceve 400-800 mm di precipitazione ( annua, ndr) , le zone montuose più di 1500 mm ( fino a 4000 mm in alcune zone ), nel bassopiano Colchico nel sud 1500-2000 mm. A est di questa linea il clima è secco:  meno di 1000 mm di precipitazioni sulle montagne, i bacini nei bassopiani interni del Daghestan sono semiaridi ( 250 mm a Botlikh, ad una quota di 1300 m ) , e meno di 200 mm cadono nella penisola di Apsheron .
Le precipitazioni arrivano da ovest, in sistemi di perturbazioni che si alimentano sulle acque del Mar Nero, che spiegano il contrasto tra le estremità orientale ed occidentale del Caucaso e anche tra il il piovoso versante Colchico ed i più secchi versanti settentrionali.  Nel Caucaso occidentale le massime precipitazioni si hanno in inverno, nel centrale e nell'orientale in estate (...) " .
Il clima della valle di Baksan, situata nel Caucaso centrale,  è influenzato principalmente dai venti di valle e dal tipico clima di versante determinato dalla vicinanza della catena montuosa; nella sua prima parte essa  ha orientamento  est-ovest (cioè secondo i paralleli ), risultando quindi solidale con i venti dominanti  ( occidentali da sud-ovest ) , quindi assume un andamento nord-sud, cosicchè ad Azau raramente si hanno forti venti; salendo ancora  di quota ovviamente la forza del vento riprende a salire : ad un'altitudine di 4000 si segnalano nelle serie storiche venti fino a 40 m/s  con -40° di temperatura a febbraio.

Tra leggenda... 

L'Elbrus è  la montagna sulla quale, secondo la mitologia, Zeus fece  incatenare ad una roccia Prometeo, reo di aver rubato il fuoco agli dei per donarlo  agli uomini . Come se ciò non bastasse, un'aquila veniva periodicamente a divorargli il fegato ( che ricresceva) .
"Fece catturare Prometeo dai suoi servi Cratos ( la Forza) e Bia ( la Violenza), lo fece portare nel selvaggio paese degli Sciti e lo fece incatenare nudo sul monte più alto del Caucaso da Efesto, che lo legò alla montagna con catene ed anelli trafiggendolo con un grosso chiodo" ( ...) "Ad interrompere il crudele castigo, dopo trentamila anni, interviene Eracle, che uccide l'aquila con una freccia, e Zeus si decide a liberare Prometeo".

Rubens, il supplizio di Prometeo

Come verranno invece puniti gli uomini? Con la creazione della  donna , Pandora, che andrà in sposa ad Epimeteo ( fratello  di Prometeo), la quale,    per curiosità, aprirà l'orcio pieno di tutti i mali subdolamente affidatole da Zeus . Davvero crudele e misogino ( come del resto lo sono tutte o quasi  le religioni )  questo paganesimo  !


e storia... 

Nel corso dei secoli il territorio del Caucaso ha subito il dominio di Mongoli ( XIII sec ), Georgiani ( XIV e XV sec.), Persiani (XVI sec.) e Ottomani ( XVI sec.), per poi diventare protettorato russo nel 1557 .
Nel 1864 l'impero russo terminò la conquista del nord del Caucaso , territorio all'epoca occupato da diversi gruppi tribali, con la sconfitta della Circassia, regione della quale facevano parte anche gli attuali territori  della regione di Stavropol e della Repubblica del Cabardino-Balcaria.  Riporto e traduco, sempre dall'Enciclopaedia Iranica :
" a seguito della sconfitta, i Circassi vennero deportati ( secondo alcune stime tale misura coinvolse circa 500.000 persone ) , ed il Caucaso occidentale rimase in pratica completamente disabitato poichè nessun altro gruppo  etnico venne a sostituirli. Nel Caucaso centrale ed orientale la colonizzazione delle zone pedemontane ad opera dei Cosacchi spinse le popolazioni caucasiche a vivere  nelle montagne. Quando, nel 1914, i Cosacchi partirono per la guerra, la loro partenza venne seguita da massicce migrazioni di abitanti della montagna nei villaggi cosacchi abbandonati ( stanitsas ) .   "
Cartina della Circassia nel 1840
"Dopo l'avvento del potere sovietico, la regione venne riorganizzata dal punto di vista amministrativo, principalmente in base a criteri di nazionalità e lingua" .
Dall'enciclopedia De Agostini : " in questo modo venne fondata  la Repubblica Socialista Sovietica autonoma del Cabardino-Balcaria ( 1936) ; nel corso della seconda guerra mondiale i balcari furono accusati di collaborazionismo con i tedeschi che avevano occupato la regione e furono deportati in massa in Asia centrale. La repubblica divenne semplicemente Cabardinia, per riacquistare il nome originale solo nel 1957, anno in cui i Balcari furono riabilitati e fu concesso loro di fare ritorno nelle proprie case ".
La denominazione Cabardino-Balcaria si deve ai due gruppi etnici  che popolano questa repubblica, oltre al 30% di russi : i cabardi,  10 % della popolazione ,  di origine caucasica e "stretti parenti" dei circassi, di religione ortodossa, abitanti la parte settentrionale ( bassopiano caspico) ed i balcari ( oltre il 50% della popolazione)  ,  di origine turca, professanti l'Islam sunnita  ed abitanti la sezione meridionale.
Inoltre, cito da   Wojciech Gorecki, "Pianeta Caucaso": "in tutta la regione sono diffuse le credenze tradizionali . Sebbene sia raro trovare qualcuno che dichiari apertamente di aderire al paganesimo e di praticare i riti ad esso connessi, (...) gli elementi pagani non mancano sia nel cristianesimo, sia nell'islamismo caucasici " .
"Negli anni 80' del XX secolo, nel Caucaso comparvero seguaci di correnti islamiche radicali, generalmente definiti con il termine, peraltro impreciso, di wahabiti. Gli adepti del wahabismo si concentrano soprattuto nel Daghestan e in Cecenia, per quanto siano riusciti a creare comunità anche in altre repubbliche, per esempio in Cabardino-Balcaria . Sostenitori di un Islam "puro", scevro di influenze locali, stentano tuttavia a trovare seguito tra i caucasici, molto legati alla propria tradizione" .
Sebbene la situazione in Cabardino-Balcaria non sia grave quanto ad esempio in Cecenia, la presenza del fondamentalismo islamico, seppur  minoritaria è stata nel recente passato motivo di violenze a sfondo religioso.
All'interno della repubblica autonoma del Cabardino-Balcaria sono presenti alcune delle più note stazioni sciistiche della Federazione Russa e due riserve naturali: la Riserva di Cabardino-Balcaria ed il Parco Nazionale Priel'brus'e , sito alle pendici dell'Elbrus. 
Ok ,  ora che siete stati sufficientemente informati sul contesto, potete cominciare a leggere la nostra avventura !

Mai nessun problema ( finalmente in viaggio) !

E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure...
Venerdì 20 aprile da Milano Malpensa raggiungiamo, con volo Aeroflot  , l'aeroporto di Mosca - Sheremtyevo , dove facciamo scalo in attesa del volo per Mineral'nye Vody . Siamo tutti felici  e rilassati all'idea della "vacanza" che ci aspetta in quel del Caucaso , anzi talmente rilassati che , semi-ignari del cambio del fuso orario ( che in Russia è avanti di 1 ora rispetto all'Italia) , ci rechiamo all'imbarco con quel minuto di ritardo sufficiente a farci perdere il volo che attendevamo. Una giovane ed avvenente operatrice della compagnia aerea sembra però volerci aiutare: " seguitemi", ci dice in un buon inglese. Ma invece di portarci all'aereo, come si suol dire, ci "porta a spasso", o meglio a prenotarci per il volo successivo, per il quale dovremo pagare una lieve sovrattassa ed  attendere altre tre ore. Nessun problema!
Approfittando del wi-fi dell'aeroporto scrivo all'hotel che arriveremo verso le 23,00 , mentre Simone prenota on-line un taxi per raggiungere Azau, nella valle di Baksan . Chissà se ci daranno ancora la cena a quell'ora e , soprattutto, chissà che faccia farà l'autista quando ci vedrà caricati come muli ( abbiamo due zaini  più il borsone per gli scarponi e la sacca porta-sci a testa! ).
Appena usciti dall'aeroporto di Mineral'nye Vody, ecco che con un cartello in mano ci aspetta il nostro taxista, un giovane di nome Anton il quale, di fronte al nostro imponente bagaglio, sembra sorridere : una volta raggiunta l'auto ( che purtroppo non era riuscito a parcheggiare molto vicino), ecco che prende dello scotch e comincia a  nastrare le sacche porta-sci al portapacchi della sua Lada. Nessun problema!
Anton è un tipo sveglio ! ( foto: Luca Tenan ) 
Naturalmente Anton non spiaccica una parola di inglese o quasi , tuttavia è in grado di farci capire  le cose principali, cioè  che per Azau ci vogliono circa tre ore di auto e che lui è astemio ( "no beer " ) . Ed è anche molto gentile: prima di partire per il lungo trasferimento in auto ci offre anche il caffè presso una tavola calda e per  avere un seppur minimo dialogo durante il viaggio, si scarica addirittura sul cellulare un'app con riconoscimento vocale per la traduzione russo-inglese e viceversa. Durante il viaggio cercherà di venire incontro anche ai nostri gusti musicali, mettendo su Celentano .   Nessun problema! 
E' davvero un peccato dover effettuare questo trasferimento di notte, senza poter vedere nulla o quasi  dei luoghi attraversati: per fortuna che c'è l'app di Anton per passare il tempo ! Ad un certo punto lungo la strada spunta un cartellone pubblicitario con faccione di Putin  ,con tanto di occhiali da sole ,  legato alle recenti elezioni presidenziali che lo hanno visto stravincere con percentuali "bulgare" : evidentemente  certe immagini che girano frequentemente sul social non sono semplicemente frutto di "provincialismo"  o di uno stile di comunicazione  e discussione  grezzo e poco analitico ,  ma sono precisamente l'immagine che Putin vuole darsi agli occhi dell'elettorato russo e del mondo intero, e cioè l'immagine tipicamente bonapartista dell'uomo forte...
Ed ecco che compare un manifesto come questi ( immagine dal web) 
Anton nota la nostra attenzione e non ha timore di esternare immediatamente il suo orientamento politico:" Yes, Putin! Big president! " , per poi passare a chiederci, grazie alla magica app, chi mai sia il  presidente italiano. Scartata a priori l' idea di citare Mattarella ( che al 99% in Russia sicuramente non hanno mai sentito nominare ) , proviamo a spiegargli che in Italia non c'è un presidente con i poteri di Putin , che poteri analoghi sono detenuti dal presidente del consiglio e che siamo una repubblica parlamentare , ma è difficile! 
In ogni caso il nostro autista ha capito che, nel bene o nel male , in Italia un presidente con i poteri di  Putin  non l'abbiamo e non abbiamo la possibilità di eleggerlo. 
Politica a parte, veniamo a sapere che Anton ha 28 anni e tre figlie, tutte femmine, che in passato ha fatto parte della polizia ed anche per questo motivo non può viaggiare in molti paesi esteri , che è uno sportivo ( va regolarmente in palestra e pratica una sorta di kickboxing - pugilato senza troppe regole stile Uomo Tigre ) e che a Grozny, in Cecenia, si svolgono dei campionati di quella sorta di pugilato che anche lui pratica e, soprattutto, che  " in Cabardino-Balcaria very good people" e si mangia principalmente carne grigliata...


La leggendaria ospitalità del Caucaso 

Dopo il lungo viaggio in auto, alle 23 giungiamo finalmente ad Azau,  all'Hotel Premier  , dove salutiamo Anton e cominciamo a trasferire il nostro bagaglio nella camera da 3. Il nome anglofono ed altisonante non deve trarre in inganno: si tratta di una struttura alla buona , probabilmente non ancora terminata ( come potremo notare il giorno dopo, esternamente i muri sono addirittura ancora da intonacare! ) , gestita da simpatiche signore vestite in maniera  tradizionale e molto comoda poichè vicina agli impianti di risalita.  Anche il wi-fi probabilmente è filtrato, visto che basta appena a messaggiare via whatsapp...
L'accoglienza più calorosa però non la riceviamo dal personale dell'hotel, ma da due giovani sconosciuti, che non appena ci vedono arrivare si precipitano dal bar\sala da pranzo dell'hotel ( attiguo alla reception) , invitandoci immediatamente a sedere al loro tavolo, invito che accogliamo davvero con piacere.  A dire il vero io ero un pò preoccupato, poichè ero a conoscenza di certe usanze caucasiche che prevedono una sorta di rito dell'ospitalità a base di vodka pura , al quale non puoi sottrarti se vuoi essere considerato un amico, e noi non potevamo certamente cominciare il soggiorno nel Caucaso facendoci dei "nemici " !
A sinistra io, Simone , Sergej e Tatyana; a destra Luca, Murat e la sua fidanzata. ( foto Luca) 

I due giovani sconosciuti sono talmente impazienti di avere la nostra compagnia che quando ancora non abbiamo finito di scaricare il bagaglio, sono già sull'uscio della nostra camera a chiederci ( in inglese ) : "hey, will you come ? ". Una volta seduti al loro tavolo scopriamo che i due si chiamano Murat e Sergej, e sono all'hotel con le loro ragazze  , presumibilmente per sciare. Murat è un "locale", infatti vive a Baksan , nel Cabardino-Balcaria, mentre Sergej arriva da Stavropol; il primo se la cava con l'inglese, il secondo molto meno, ma nonostante questo riuscirà a comunicare tutta la sera , in special modo con Simone, con il quale riescono ad  intendersi nonostante Sergej parli praticamente soltanto in russo. Misteri.
Le tre bottiglie di vodka sono finite... ( foto Luca) 
Mentre le signore dell'hotel, gentilissime, cominciano a servirci la cena nonostante la tarda ora, ecco che Murat si fa portare tre bicchierini anche per noi e comincia ad offrirci il primo giro di vodka, un'ottima vodka che si è portato da casa, da bere rigorosamente alla goccia tutti assieme noi maschietti ( le signorine sono infatti esentate dal rito ) .
Da questo momento in poi Murat prende la direzione della festa : è lui a scandire il ritmo dei brindisi , interrompendo i discorsi ed il nostro desinare con dei sonori "STOP!". Ma attenzione: non si tratta di semplici brindisi fini a se stessi : ad ogni giro ciascuno di  noi , a turno, deve pronunciare una frase benaugurante prima di bere. Evidentemente questa è la tradizione... 
La cena è davvero ottima: un pane molto gustoso tipo focaccia, un primo piatto a base di cereali e legumi, carne con verdure , formaggi locali ( una sorta di parmigiano ed uno fatto con la birra). E pasteggiare a vodka non è poi così male! 
Finita la prima bottiglia di vodka,  Murat corre in camera a prenderne altre due, ma  "di quelle buone" , ci fa capire ( evidentemente se le era portate da casa ) : in effetti si tratta di una marca diversa ed è davvero molto buona... 

Un finale a sopresa  .

Circa i nostri ospiti,  scopriamo che entrambi conoscono e seguono la Juventus in Champions League , che Murat è di religione islamica mentre Sergej è ortodosso . 
Fortunatamente per noi, i nostri due anfitrioni dovevano già essere un bel pò avanti con il lavoro prima del nostro arrivo ad Azau, visto che verso la fine della seconda bottiglia "di quella buona"  ci accorgiamo che ormai Sergej mostra chiari segni di cedimento, mentre Murat non ha più il piglio deciso di prima nello scandire i brindisi. E' a questo punto che si profila un'inaspettata vittoria per le truppe canavesane : la cosa si percepisce chiaramente,  ed è in questo momento che la direzione della festa passa a Luca , il quale implacabile costringe i nostri nuovi amici russi a mantenere il ritmo precedentemente imposto.
"Drink at home, drink at work, drink everywhere !"
Arrivano gli Armeni! ( foto Luca ) 
A questo punto avviene un colpo di scena, potenzialmente rischioso per la nostra vittoria: ecco che arrivano dei ragazzi armeni i quali , notata la festa, si precipitano nella loro stanza a prendere due bottiglie di vodka... armena, una vodka di colore rosso e più dolciastra. "Qua si mette male" , penso io. 
Fortunatamente per tutti noi ( russi ed italiani) , le usanze armene sono leggermente diverse  , dato che uno dei nostri nuovi amici ,  capita al volo la situazione "critica" , esordisce dicendo in inglese qualcosa del tipo : " Questa è vodka armena. Chi se la sente, beve, chi non se la sente...". Salvi in corner, anche perchè io comincio ad essere davvero brillo e la mia conversazione  si è ormai ridotta al farfugliare poche parole tipo "Juventus" , "Yerevan" , capire se potevo chiamare questo o quel russo "tovarisch" o no,  ma senza più riuscire ad intavolare un discorso vero e proprio  .  Ricordo però di aver chiesto a Murat come potesse conciliare la sua fede religiosa con il consumo di alcolici e la sua convinta risposta : "for me and for my family there's absolutely no problem to drink vodka!" , risposta al suono della quale mi era venuto spontaneo abbracciarlo e dirgli che per me era una grande persona. Ad un certo punto ci pare addirittura di capire che quel giorno uno dei ragazzi armeni sia salito in cima all'Elbrus con una motoslitta: incredibile ( in ogni caso però ci spiega dove si trova l'Hostel Priut Na Elbruse , il bivacco nel quale avremo il nostro campo base) ! Ed è in questa atmosfera che beviamo ancora qualche bicchierino in compagnia, e poi tutti a nanna!
L'arrivo della vodka armena ( foto: Luca ) 



Mai nessun problema 2: un cambio di programma


La funivia 

Il mattino seguente mi sveglio presto e sono tutto elettrico, anche perchè fuori il tempo è bello ed ho una voglia matta di vedere l'Elbrus. Una volta fatta colazione ( ottima ed abbondante: una sorta di pastone a  base di latte e cereali , due uova, burro, formaggio...) , usciamo dall'hotel ( delusione: l'Elbrus non si vede ) e ci dirigiamo verso i vicini  impianti di risalita per avere informazioni ( contiamo infatti sugli impianti per trasferire la nostra attrezzatura al bivacco il giorno seguente ) . 
Qui apprendiamo che il giorno seguente ( lunedì) l'ultimo tratto della risalita è chiuso: dobbiamo  assolutamente trasferire il materiale al bivacco oggi ! 
Ritornati in hotel, cominciamo a predisporre gli zaini: uno con tutto il materiale necessario per una gita, uno con tutto il materiale e l'attrezzatura che non utilizzeremo quel giorno ed il giorno successivo.  A questo punto si presenta un problema: contattare il bivacco per chiedergli se è possibile portare su il nostro materiale già oggi: abbiamo un numero di telefono ma con ogni probabilità il gestore del bivacco non parlerà inglese. Come fare ? Per fortuna ecco che si materializza uno dei ragazzi armeni, il quale ci fa da traduttore nei confronti del personale dell'hotel, che telefona al bivacco: possiamo portare su il materiale! L'ospitalità russa si conferma anche alla luce del giorno!
La moderna cabinovia

L'impianto di risalita Azau - Garabashi 

L'impianto di risalita Azau - Garabashi è una moderna cabinovia , che porta dai 2350 m ai 3800 m, con due stazioni intermedie, "Kruzogor" a 3000 m e "Mir" a 3500 m; parallelamente ad esso c'è anche un impianto più vecchio a funivia , che risale soltanto fino alla stazione "Mir".

Siamo un pò carichi ...( foto Luca ) 
Io non amo particolarmente gli impianti a fune, ma in questo caso siamo così carichi che superare i tornelli, salire e scendere  dalla cabina ad ogni tratto diventa una piccola odissea tale da annullare qualunque altro pensiero, e poi la maestosità della catena montuosa che osserviamo di fronte a noi, tutta fatta di montagne di altitudine evidentemente superiore ai 4000 m è uno spettacolo mozzafiato ! Tra l'altro non sappiamo se l'ultimo tratto è a cabinovia: se fosse a seggiovia, come fare a portare su tutta la nostra roba ? 
Luca e Simone seduti sulla panca dell'Hostel Priut Na Elbruse 
Nel primo tratto riusciamo ad avere una cabina tutta per noi ed il nostro armamentario,  fatto in base al quale mi sbilancio in un pronostico: "ma figurati chi mai vorrebbe prendere la cabina assieme a noi, carichi come siamo!". Le ultime parole famose: alla seconda stazione 3 o 4 persone si precipitano in cabina dopo di noi, creando una bella ammucchiata! Sono però persone molto simpatiche, i cui volti,  non appena capiscono che siamo stranieri, si illuminano e ci chiedono di dove siamo ( naturalmente in russo):" italiani!" "Oh, Italia !  " .  In questa parte della Russia evidentemente non sono molto abituati ad avere visitatori stranieri, ma quando ne incontrano qualcuno sembrano essere contentissimi.

Lo "sherpa" arriva all'Hostel... ( foto Luca ) 
Nel terzo tratto ( che - sospiro di sollievo - è ancora a cabinovia)  ci farà compagnia una bella e giovane russa che sfoggia un perfetto inglese (lavora nel settore turistico come interprete ), la quale ci fornisce dei numeri di telefono per poter contattare delle guide locali, dei cui servizi ci consiglia di usufruire , ricordandoci che l'Elbrus è una montagna tecnicamente "facile" da un punto di vista alpinistico, ma che in caso di avverse condizioni meteorologiche, data anche la quota elevata, è causa ogni anno di incidenti. Noi ringraziamo e salutiamo: ora ci aspettano 50 m dislivello in discesa in direzione dell' Hostel Priut Na Elbruse , 3750 m, con uno zaino caricato davanti, uno dietro ed un borsone porta scarponi appeso. E meno male che una gentilissima signora russa mi aiuta a distribuire meglio il carico prima della partenza , altrimenti sarebbero stati dolori ! L'Elbrus oggi purtroppo è coperto, non vuole farsi vedere...

Escursione ai Diesel Hut

Io, con le ciaspole, sono più lento di Simone e Luca , con gli sci; quando arrivo al bivacco loro si sono già scaricati e stanno parlando con il gestore, un giovane di nome Denis , il quale vedendomi arrivare tutto carico chiede ironicamente: "Sherpa ? "
I Barrels a Garabashi
Sistemata l'attrezzatura nella nostra "stanza" ( una camerata da 8 con una stufa elettrica per il riscaldamento) e visitata la cucina comune, salutiamo Denis, dandoci appuntamento per l'indomani, e approfittiamo della situazione per incominciare l'acclimatamento con un'escursione fino ai Diesel Hut, cioè i bivacchi più alti.  Dovete infatti sapere che a partire dalla spalla posta di fronte al nostro bivacco e  fino ad una quota di 4100 m, dove si trovano i Garabashi Barrels ,  le pendici dell'Elbrus sono tutto un "fiorire" di bivacchi e strutture di ricovero per gli alpinisti .
Il Diesel Hut 4100 m
Alcune, come la nostra ed altri container blu posti a 3900 m di quota, i "National Park Huts" , hanno cucina comune e camere riscaldate ( ed i National Park anche il wi-fi a quanto pare) , mentre altre, come i barrels ed  il Diesel Hut, sono dotati unicamente di cucina comune. Sempre a 3900 m di quota, in direzione ovest, vi è il nuovissimo bivacco Leaprus, realizzato da una ditta italiana, la Leapfactory , la stessa che ha realizzato il bivacco Gervasutti sul Monte Bianco ( ed infatti le due strutture sono pressoché identiche). Qui ovviamente si va sul tecnologico-ecosostenibile, con tanto di riscaldamento a pavimento, impianti sanitari e per l'acqua potabile: d'altronde il Leaprus costa almeno 200 € a notte...
Si sale su una comoda pista battuta dalle motoslitte..
I barrels non sono nient'altro che dei cisternoni di olio convertiti in bivacchi; il Diesel Hut è stato ricostruito nelle immediate vicinanze dello storico rifugio Priut, distrutto da un incendio negli anni 90: diciamo che qui in Russia si va sul pratico...
Magnifici panorami...

...mozzafiato

C'è un pò di tormenta da qualche parte...
Ad ogni modo la salita fino al Diesel Hut è una tranquilla passeggiata su una pista battuta dalle motoslitte, al termine della quale ancora l'Elbrus non si fa vedere, e la quota non ci dà particolare noia.
La differenza la fanno i grandiosi  e nuovi panorami di cui possiamo godere  e che osserviamo con umile e muta ammirazione , chiedendoci se su questa o quella cima, in questo od in quel vallone (  ai quali parimenti non siamo di in grado di  dare un nome) ci si rechi ogni tanto qualcuno. Infatti, in  aperto contrasto con la "pista" delle motoslitte che stiamo percorrendo,  le montagne ed i valloni alle nostre spalle appaiono intonsi, vergini: nessuna traccia di sci o di strutture antropiche in grado di elevarsi oltre il manto nevoso od i ghiacciai;  una bellezza  primordiale come il nostro gusto estetico, ricondotto dalla mancata conoscenza della geografia e della storia dell'alpinismo locali al più genuino e spontaneo degli approcci, per molti versi simile a quello dei bambini quando scoprono qualcosa di nuovo e di bello.
Stabilito che per me sarebbe stato faticoso e sconveniente scendere con le ciaspole fino ad Azau, ci dividiamo, e mentre Luca e Simone scendono a valle con gli sci, io mi dirigo verso la stazione Garabashi, di modo da essere lì in tempo per l'ultima corsa alle 17,00.

Finalmente l'Elbrus...

Siccome ho un pò di tempo, decido di fermarmi a godere il panorama facendo uno spuntino e gustando il thè caldo che avevo nel thermos, quando all'improvviso dietro di me il cielo si apre...ed ecco che finalmente l'Elbrus si mostra , almeno nella sua punta orientale ( ma in quel momento ancora non lo sapevo: muta ammirazione) ! Eccola lì, la nostra meta...
Finalmente compare l'Elbrus ...
La discesa con gli sci sarà molto divertente per Luca e Simone, eccezion fatta per il secondo tratto degli impianti dove tirava un forte vento , forte vento che in quel tratto farà fermare tre volte la cabinovia : immaginate che gioia per me che non amo gli impianti a fune trovarmi solo e sballottato dalle raffiche all'interno di una cabina sospesa a decine di metri da terra !  Meno male che c'è il panorama a distrarmi...
Desideroso di aggiungere nei giorni seguenti (  dove il tempo di farlo  non mancherà) qualche nome geografico alla muta ammirazione del paesaggio, faccio un giro nel mercatino di Azau, posto in prossimità della partenza degli impianti di risalita,  per trovare una cartina, una rosa dei venti, insomma qualcosa in inglese , ma niente da fare: è tutto in cirillico ! Per raggiungere l'Elbrus, evidentemente, si dovrà rimanere anche un pò bambini, almeno nello spirito...
Dopo aver consumato la cena in hotel, usciamo a berci una birra in un locale di Azau ( molto caratteristico, ma deserto questa sera ) e poi andiamo a letto: domani comincia la salita all'Elbrus ! ( CONTINUA...)



venerdì 23 febbraio 2018

Lago d'Eugio con le ciaspole ( Escursioni non per tutti n°15)

Premessa

L'inverno 2017-2018 è stato sin qui mite e ricco di precipitazioni nevose  , ragion per cui in quota il manto nevoso è piuttosto consistente:  al momento in cui scriviamo sono presenti circa 205 cm di neve al suolo al lago Agnel , in alta valle Orco ( come risulta dai dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa Piemonte  ) . 
Nei pressi del lago d'Eugio è  proprio il caso di farsi una fotografia 
Il  vallone dell'Eugio , dal punto di vista delle escursioni con racchette da neve e dello scialpinismo, si presenta come una zona poco praticabile:  per accedervi si è costretti a partire a bassa quota, dall'imbocco del vallone , essendo le altre vie di accesso estive più comuni  ( Arzola, Colla ) molto pericolose ; la parte alta del vallone poi, stretta e contornata da un susseguirsi di ripidi versanti e canaloni, appare decisamente proibitiva.
L'unica opzione possibile rimane dunque quella di raggiungere il lago d'Eugio dal fondovalle , possibilmente a ridosso di una nevicata che abbia raggiunto anche le quote più basse con  quantità di neve e temperature adatte , oppure quella di rassegnarsi a portare sci e\o ciaspole a spalle per almeno metà del percorso ( se non di più). 
Sfortunatamente anche il sentiero estivo "normale" , con partenza dalle frazioni di Locana Roncore o da Cussalma , è  sconsigliabile in presenza di neve: a ridosso di una nevicata si sarebbe infatti costretti a passare in corrispondenza di numerosi e ripidi canaloni nella parte intermedia del percorso ed ad affrontare il  ripido pendio che dall'alpe Pis porta alla pista carrozzabile ; a congrua distanza da una nevicata, data la bassa quota e la prevalente esposizione sud e sud-est di buona parte del percorso, la prospettiva sarebbe quella di una massacrante salita su neve bagnata e sfondosa.
Vista della zona in cui arriva il Gta dall'Arzola: la foto si commenta da sola...
La scelta migliore rimane dunque quella di percorrere integralmente la dorsale spartiacque Orco-Eugio sino al pozzo piezometrico , per poi raggiungere  la diga  lungo la pista carrozzabile ( facendo però sempre attenzione al bollettino valanghe ed informandosi sulla situazione locale, visto che tale pista attraversa diverse valanghe) . Ed è la scelta che abbiamo fatto noi...


Da Cussalma alla Pezza dal Bros 

Cartografia affiancata scala 1:10.000 - parte bassa ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 
Rampichino alpestre 
Essendo notevole la distanza tra l'ultima nevicata e la data della nostra escursione, sapevamo bene di dover portare a lungo a spalle le nostre ciaspole, sicuramente fino alla Pezza dal Bros ( "Pezza" sulla carta Mu Valle Soana 1:20.000) . Questo primo tratto, a dispetto del trasporto racchette da neve , rimane comunque il più facile e meno faticoso della giornata, ragion per cui lo affrontiamo con la giusta calma, chiacchierando intensamente per favorire l'ossigenazione del corpo. 
Ho già ampiamente descritto questa parte del percorso qui  ; arrivati alla Pezza dal Bros ci soffermiamo ad osservarne gli edifici ed a salutare un socievole rampichino alpestre ( Certhia familiaris ) , alla ricerca di ragni ed insetti sul tronco di un albero . 
Albero di Natale dimenticato
All'interno di un rustico con il tetto completamente crollato sembra quasi che i proprietari, prima di abbandonarlo, abbiano deciso di piantarvi  un albero di Natale .
Il tubo dell'acquedotto
Memore delle peripezie affrontate l'anno precedente lungo il medesimo percorso , quando a monte delle case avevo proseguito direttamente lungo la dorsale trasformandomi in cinghiale ,  con tanto d'incontro ravvicinato con due grossi esemplari nel fitto della boscaglia ( forse volevano salutare un loro simile) ,  oggi cerco un passaggio più agevole, anche se non ci spero troppo. Per fortuna si tratta di un tratto breve! 
Superato il nucleo di case ,  situato all'interno di un magnifico bosco di abeti rossi ( "Pesse" in piemontese - da qui il toponimo  "Pezza") , proseguiamo per un breve tratto lungo il sentiero in direzione dell'alpe I Pis ( presenti dei segni rossi ) , grosso modo coincidente con il percorso della roggia\acquedotto che serviva le borgate della zona. 
Dell'acquedotto è ancora sovente visibile il tubo; nelle vicinanze sentiamo un rumore di acqua che scorre: guardando più attentamente scopriamo che almeno fino a qui un pò  ancora ne arriva , tramite una perdita .

Dalla Pezza al Pozzo

Cartografia affiancata  scala 1:10.000 - parte alta ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 

Arrivati in corrispondenza di una zona caratterizzata dalla presenza di un bosco più rado e di alcuni terrazzamenti , abbandoniamo il sentiero per I Pis e cominciamo a risalire direttamente il pendio, coperto da una fitta boscaglia di noccioli.
Il percorso si dimostra più agevole del previsto, con un tracciato a svolte strette e ripide  abbastanza evidente, che non costringe a camminare chini  strisciando tra gli arbusti , limitando il "ballo del cinghiale" entro una soglia tollerabile, tant'è che non sarà necessario estrarre dallo zaino l'arma, cioè la roncola : per facilitare il percorso delle mie compagne d'avventura sarà più che sufficiente rompere qua e là dei rami secchi. Ancora una volta si dimostra azzeccato il motto del ravanatore: "nel dubbio, rimani nel bello", motto chiaramente da non prendere alla lettera ma da utilizzare "cum grano salis".
Ciò che resta delle vecchie superfici prato\pascolive ( foto d'archivio) 


Ci troviamo  su ciò che resta di un sentiero che in passato doveva essere  molto ben marcato e che, a giudicare dalla cartina, dovrebbe essere quello che conduceva alle alpi Montagnè . Superata la zona dei noccioli, ci ritroviamo all'interno di un boscaglia più rada,  dove la progressione diventa più agevole e sono ben visibili le vestigia delle superfici prato\pascolive che un tempo occupavano gran parte della dorsale Orco \Eugio.
Ruderi di una costruzione
Qui vicino si trovano anche i ruderi di una costruzione, che oggi non rintracciamo ( nè possiamo perdere tempo a farlo visto che l'escursione è lunga ) , ma della quale posto comunque una foto d'archivio: nel caso la incontraste, avrete la conferma di essere "nel giusto".
Da questo punto in poi non rinveniamo più un sentiero vero e proprio: anche sulla cartina Igm quello per le alpi   Montagnè svolta a destra, mentre noi continuiamo lungo la dorsale,  che mano mano si fa più ripida e rocciosa,  raggiungendo in breve i ruderi di un'altra costruzione ricavata accanto ad un grande masso .
  
Ruderi della costruzione accanto al grande masso /1 


Ruderi della costruzione accanto al grande masso ( che lose ! ) \2

La costruzione appare divisa in due scomparti, con in fondo a destra quello che potrebbe essere un piccolo ripostiglio ; a giudicare dall'altezza dell'entrata,  sembrerebbe una piccola  stalla utilizzata  sia per il ricovero di capre e\o pecore  ( a sx  ) che del pastore ( vano  con " ripostiglio"): di certo non saranno state più di 4 o 5 capre, massimo una decina nel caso fosse stata totalmente impiegate per gli ovicaprini.
Arrivati in vista del piano inclinato che sale dalla centrale di Rosone dell'Iren  e  poi della pista che dall'arrivo del piano inclinato conduce alla diga d'Eugio,  non ci resta che salire a vista in direzione di quest'ultima. 
Stazione di arrivo del piano inclinato Rosone- Testa d'Aj - Pozzo ( foto d'archivio) 
Lungo tutto il percorso dalla Pezza in poi abbiamo trovato qua e là zone innevate ma, eccezion fatta per alcuni punti all'ombra nei pressi della borgata al mattino, le temperature miti e la scarsa consistenza del manto nevoso non hanno reso necessario l'utilizzo di ciaspole o ramponi: d'altronde qui siamo in piena esposizione sud - sud est. Comunque in caso di temperature rigide e scarso innevamento avere dietro dei ramponi potrebbe tornare molto utile in  caso vi fossero tratti ghiacciati e\o con neve dura.

Il pozzo piezometrico 

Il pozzo piezometrico e la casa di guardia del pozzo

Dall'enciclopedia Treccani: " opera idraulica che si inserisce lungo le condotte in pressione per smorzare gli effetti dei colpi d'ariete (...) negli impianti idroelettrici ad alta caduta il pozzo piezometrico è posto tra la galleria di derivazione  e condotta forzata, ed è costituito da una condotta verticale con sbocco all'aria libera; il suo scopo è quello di diminuire le sovrapressioni dovute ai colpi d'ariete nella condotta forzata  e pressoché di annullarle nella galleria di derivazione ".
A questa condotta forzata afferiscono non soltanto le acque provenienti dal serbatoio dell'Eugio (  1900 m.s.l.m , 4,95 milioni di mc)  ma anche quelle del serbatoio di Telessio ( 1917 m.s.l.m , 23 milioni di mc ) : l'impianto Telessio - Eugio - Rosone sfrutta un salto di 1217 m ; nella centrale di Rosone sono installati due gruppi da 41,2 MW di potenza ciascuno, con capacità produttiva di circa 200 GWH / anno ( http://www.irenenergia.it/ChiSiamo/Attivita/EnergiaElettrica/ImpIdroelettrici.html ) .
Presso il pozzo vi è anche la casa di guardia: un tempo dei guardiani erano presenti in pianta stabile anche qui, così come presso la stazione intermedia del piano inclinato a Testa d'Aj.

Dal pozzo al lago

Arrivati sulla pista che conduce alla diga, ecco che la quantità di neve presente aumenta repentinamente e "finalmente" calziamo le ciaspole: ora non ci resta che percorrerla fino al lago, godendoci il panorama ed il paesaggio. Ho messo "finalmente" tra virgolette poichè nelle condizioni da noi incontrate la cosa migliore era riuscire ad arrivare sin qui senza dover utilizzare le racchette da neve.

Lungo la pista: vista verso la dorsale Carello-Cialma ( in secondo piano a dx)  e la spartiacque Orco -Lanzo, dal monte Cimero ed Uja di Corio ( a sx ) fino alla Rocca Maunero ( a dx )
Lungo la pista: uno sguardo verso il basso vallone dell'Eugio nei pressi del "trivio"
Camosci nel vallone




Curiosità: tutti i mezzi pesanti necessari alla costruzione della diga dell'Eugio - camion, escavatori etc - vennero trasportati smontati lungo il piano inclinato e poi riassemblati in loco, sfruttando la pista carrozzabile per raggiungere il luogo dei lavori. 


Camoscio a Colmetta




La pista carrozzabile,  sostanzialmente pianeggiante o quasi , raggiunge  il serbatoio dell'Eugio in leggera salita ;  il suo impatto paesaggistico è tutto sommato modesto, come potrete intuire osservando le ortofotocarte, risultando sostanzialmente "camuffata" all'interno dei ripidi pendii attraversati.    Oggi, con varie motivazioni, si costruiscono piste paesaggisticamente  molto impattanti e costose ( con altrettanto ingenti costi di manutenzione periodici ) , magari al servizio di impianti idroelettrici con modesta pendenza installata ( mini e micro idroelettrico) .
Alpe Eugio sotto la neve
Alcuni galli forcelli maschi "volano" al nostro passaggio ed a più riprese possiamo sentirne il canto;  sopra di noi , in direzione di Colmetta , e più in basso  nel vallone possiamo osservare gruppi di camosci.
Arrivo al lago ( vista verso la parte alta del vallone ) 



La casa di guardia del lago d'Eugio
Man mano che ci avviciniamo al lago ( in presenza di neve ci vuole almeno mezz'ora di cammino dal pozzo per raggiungerlo) la quantità di neve aumenta; il lago è bianco, coperto di neve: uno spettacolo da vedere! 


Arrivano le nuvole...

Consumato un veloce panino, facciamo dietrofront, proprio mentre le nuvole che al nostro arrivo insistevano ancora sul Moncimour hanno ormai raggiunto la conca occupata dal lago. 
Al ritorno: vista verso l'alpe Montagnè di sopra (riuscite a vederla in mezzo ai larici ? ) 
Il percorso di ritorno lungo la pista, complice la pista battuta al mattino e l'abbassamento delle temperature, si rivela molto meno faticoso rispetto all'andata, ma altrettanto suggestivo: ora infatti  nevischia, con il verde intenso degli abeti rossi a fare da sfondo.
Mentre ci avviciniamo alla fine della pista, non possiamo fare a meno di dare uno sguardo alla dorsale percorsa in salita: abbiamo camminato per un bel pezzo! 
Uno sguardo verso la dorsale di salita
Abbandonata la pista, riprendiamo il percorso fatto al mattino, che riusciamo a seguire abbastanza fedelmente ,  raggiungendo senza troppi intoppi la Pezza, sotto una fine nevicata. 
Nevica nel bosco\ effetti dello scirocco

Anche qui i venti di scirocco hanno causato qualche trauma ai boschi! Visto che la debole nevicata sta rendendo molto fiabesco il paesaggio, decidiamo di fare una breve variante in discesa, a raggiungere la chiesa del Fuet, della quale abbiamo già parlato diffusamente qui , passando per la borgata Ceresa . La vecchia mulattiera c'è e si vede, ma non sempre è percorribile. 
Chiesa di San Bernardo, San Domenico e Madonna del Carmine al Fuet 
Anche la spianata su cui sorge la chiesa comincia ad avere qualche problema nei muri di sostegno.
Dal Fuet lungo il sentiero recentemente segnato e ripulito facciamo ritorno a Cussalma, quando ormai è diventata notte ( le giornate sono ancora corte ).


Arrivando a Cussalma, vista verso la centrale di Rosone ( da smartphone) 

Conclusioni

Il lago d'Eugio con la neve è bellissimo , uno spettacolo da vedere , ma non è  per tutti, come ampiamente spiegato in premessa, ragion per cui sconsiglio fortemente a chiunque di intraprendere questo itinerario senza l'ausilio di una persona esperta del luogo , eccezion fatta per  i "cani da sentiero" e gli escursionisti in grado di trasformarsi  in cinghiali ( due figure spesso coincidenti) , i quali  forse riuscirebbero a cavarsela senza troppi graffi e fatica. 
Non ci credete ? Allora provate! Arrivederci ad a presto con le Storie!