}
Visualizzazione post con etichetta via gervasutti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta via gervasutti. Mostra tutti i post

venerdì 3 luglio 2020

Anello selvaggio - Cima Fer da Chiapetto per Andorina e Nivolastro

"Circondato da montagne poco nobili per gli alpinisti e troppo impervie per i semplici camminatori . Perfette per me, invece, perchè quel mondo era quanto di più selvaggio potessi desiderare: fatto di rocce rotte, creste, nevai e senza nessuno intorno"  ( P. Cognetti, Il ragazzo selvatico )


Una "montagna di mezzo"




Cima Fer vista da.. vicino
Cima Fer è una montagna situata al centro della valle Soana e formata da una serie di punte di cui la più alta, 2646 m , è quella con il triangolino del Cai di Rivarolo.  I suoi contrafforti vanno a dividere la valle principale dal  vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a nord


Cartina del percorso

dispetto della modesta quota
, si tratta di una meta di non facile accesso, circondata in ogni direzione da zone rocciose e\o impervie, ad elevata "wilderness" , sulle quali ormai da decenni l'uomo ha posto fine ad ogni forma di utilizzo; a dispetto della posizione geografica strategica e dell'evidente profilo, è infatti una meta molto poco frequentata.
Tuttavia definire Cima Fer una montagna "poco nobile per gli alpinisti" è assolutamente ingiusto, dato che sulle sue pareti il grande Giusto Gervasutti aprì una storica via le cui ripetizioni ogni anno si possono contare sulle dita di una mano. Anche coloro che ogni anno osano avventurarsi per le vie "normali" , "escursionistiche", si possono contare allo stesso modo...

E' una questione di qualità e fiducia, non una formalità!

Camoscio lungo la cresta di Cima Fer
Quando si affronta una "montagna di mezzo" come Cima Fer, è fondamentale scegliere con cura i propri compagni di viaggio: non tutti sarebbero in grado di farcela, e non tanto e non solo per una questione di allenamento (un minimo di preparazione fisica è assolutamente necessaria, ovviamente) o  di tecnica ( per muoversi in questo tipo di ambiente sono richiesti senso dell'orientamento, capacità di muoversi fuori sentiero , su terreni ripidi e\o esposti ed alcune malizie che non insegnano nè le guide alpine, nè ai corsi del Cai - senza nulla togliere ovviamente a queste due importantissime istituzioni) , quanto per una questione di spirito, di mentalità. E' inoltre necessario avere fiducia incondizionata reciproca, essere molto affiatati , pronti e determinati quando si devono effettuare delle scelte, perchè questo genere di itinerari ti pone spesso di fronte a delle alternative non banali!

Per raggiungere la meta - e per chiudere un vecchio conto in sospeso   - questa volta ho scelto di essere in compagnia di Laura. Per lei è la prima volta su un itinerario così "wild", ma io ho piena fiducia nelle sue capacità, so che è assolutamente in grado di farcela perchè ne possiede tutte le caratteristiche! Ed anche lei - dimostrando un notevole spirito d'avventura - ha piena fiducia nella mia "guida". Ed io? Io che dispenso giudizi,  sarò in grado di farcela ? Vedremo!


Da Chiapetto alle Grange Regomb

Mucche al pascolo ad Andorina

Lasciata l'auto alla frazione Chiapetto di Valprato Soana, imbocchiamo il comodo sentiero che sale deciso fino a raggiungere la borgata Andorina, un tempo abitata tutto l'anno. Qui oggi a farci compagnia troviamo unicamente una simpatica mandria di mucche, a cui evidentemente dobbiamo essere risultati molto simpatici, dato che cercheranno di seguirci per un pezzo.
Poco a destra della frazione , un discreto sentiero segnato con tacche rosse riprende a salire, sempre con pendenze abbastanza sostenute, fino alle grange Ardegal.
Grange Ardegal
Dalle Grange Ardegal continuiamo a seguire i bollini di vernice , su traccia che si fa via via più labile e lasciando alla nostra destra il panoramico alpe Giua (  che meriterebbe una visita , ma oggi non abbiamo tempo da perdere) e raggiungiamo la conca occupata dalle Grange Regomb, posta proprio ai piedi di cima Fer.


Il panoramico alpe Giua

I grandi mucchi di pietre che si vedono un pò ovunque testimoniano gli imponenti lavori di "bonifica" del terreno che gli antichi colonizzatori di queste superfici dovettero mettere in atto per aumentare la superficie di pascolo. 
Le grange Regomb e cima Fer

Dalle grange Regomb si potrebbe  salire direttamente verso la cima per il ripido canalino nord-nordest, ma non essendo ancora completamente sgombro dalla neve, decidiamo di andare a prendere la cresta più a sud, traversando in direzione della grangia Malpensata. 

Il traverso verso la Malpensata

Camoscio tra pietre, uline e rododendri
A sinistra delle grange, una traccia segnata dai guardaparco con bollini rossi attraversa il versante est di cima Fer in direzione della Malpensata; parlare di "traccia"è quanto di più appropriato, dato che si tratta di un percorso vago, attraverso pietraie,  ripidi pendii di "erba olina", mirtilli  e rododendri,  valloncelli pieni di "drose", che aggira numerosi salti di roccia con molti saliscendi  e  nel quale occorre fare sempre molta attenzione a dove si mettono i piedi ed a non perdere i segni rossi ( fattore che andrebbe a complicare ed a rendere ulteriormente più faticoso il tutto). Si tratta ormai di vere e proprie "tracce di camosci", che ne sono i principali fruitori!
Traversando nel ripido

E' su questo genere di terreni che si imparano certe  malizie , retaggio degli antichi abitanti delle nostre montagne, e si sviluppano un certo tipo di agilità e la capacità di "intravedere" e scegliere passo per passo il percorso più comodo e meno faticoso , una sorta di ottimizzazione automatica delle proprie energie che si rivela molto utile lungo ed a fine giornata.
Tra le drose
Arriviamo così a raggiungere il contrafforte che scende dalla punta quotata 2317 m sulla carta MU della Valle Soana , dal quale si vede bene tutta la cresta che in direzione  nord-ovest raggiunge la cima Fer. 

Il contrafforte che sale alla punta q. 2317
Dato che raggiungere la Malpensata in questo momento sarebbe soltanto una perdita di tempo, decidiamo di risalire il contrafforte fino alle punta quotata 2317 m. Da questo punto in poi anche i "bollini rossi" ci abbandonano. Siamo ora totalmente padroni del nostro destino e liberi, onori ed oneri, di scegliere dove passare!
Dalla q.2317 - cima Fer è ancora lontana!

"Vedi cos'è che io amo di questi percorsi? La sensazione di libertà che ti dà il fatto di poter scegliere dove passare, senza essere costretto in percorsi prestabiliti . Non ci sono posti giusti o sbagliati in assoluto: tutto dipende dalle tue capacità personali, dal tuo metro di giudizio e dalle condizioni meteorologiche ed ambientali, che sono sempre sovrane." 

La cresta ( ovvero dell'arte di arrangiarsi)

Arrivati a quota 2317...
Arrivati alla punta q. 2317, si schiude di fronte a noi il magnifico panorama delle montagne del vallone di Forzo; io propongo di attraversare tutto sotto cresta in versante Soana per puntare direttamente alla cima, che è ancora lontana, ma Laura, che è un'ottima arrampicatrice,  propone di fare tutta la cresta: decidiamo dunque senza esitazioni di seguire per quanto possibile il filo di cresta fino in cima.
Vista sulle montagne del vallone di Forzo...

La cresta si presenta subito divertente, con le sue prime asperità che ci "regalano" qualche facile passo d'arrampicata; e mentre sull'erba, nei rododendri o nei traversi continuo ad essere io la "guida",  sulla roccia è la mia socia, che ha maggiore dimestichezza con l'arrampicata e l'esposizione rispetto a me, a scegliere ed a valutare. Ed ecco che entra in gioco l'affiatamento !La squadra funziona, insomma! 

La cresta ci regala subito qualche facile passo d'arrampicata...
Quando si affrontano una cresta od un percorso fuori sentiero, ci si trova spesso a che fare con asperità, punti esposti, delicati traversi e, di conseguenza, a doversi un po' inventare il percorso ed operare continuamente delle scelte.
Ed ecco che ad ogni passaggio occorre chiedersi se sarà "obbligato" o se ci sono vie di fuga; ad ogni torrione o blocco di massi accatastati valutare se si è in grado di scendere\disarrampicare dal lato di salita e poi da quello di discesa.In altre parole , occorre sapersi arrangiare!
A dire il vero in questo tratto io, che non amo roccia ed esposizione, sono il più preoccupato: "Laura, di là si riesce a scendere ? Laura di là si passa ? Laura si può eventualmente aggirare anche dopo ?  Controlliamo bene!  ".
"Con calma - risponde  la mia socia - con calma una soluzione si trova sempre!" 
Lungo la cresta...1
E per riuscire a trovare sempre una soluzione occorre sgombrare la mente da ogni pensiero superfluo, valutare attentamente ogni passaggio e le sue conseguenze sul prosieguo dell'escursione ed infine decidere cosa fare in base alle proprie capacità personali e di chi si ha assieme! Se invece si agisce con leggerezza, elevato diventa il rischio di incidenti in percorsi di questo tipo, ma non è il nostro caso. Noi, sia bandita ogni presunzione dal mio scrivere, non agiamo con leggerezza!
Lungo la cresta... 2

Laggiù cima Fer

Asperità lungo il percorso

Un ultimo torrione decisamente proibitivo
Lungo tutta la cresta, soltanto in un punto compiremo una valutazione diversa: io optando per un aggiramento  tra i rododendri in versante Soana, lei per una disarrampicata in versante Forzo.: infatti per qualche minuto non riusciremo più a vederci nè a comunicare .Ed ecco che entra in gioco la fiducia reciproca incondizionata e... ben riposta, dato che ci ritroviamo qualche minuto dopo entrambi interi e... integri.


Giunti in vista della punta 2621, lanciato un occhio all'orologio ed ad un torrione che appare decisamente proibitivo da superare direttamente , puntiamo ora direttamente alla vetta, che in breve raggiungiamo.


In cima!

Dalla cima, panorama verso la catena degli Apostoli

 La giornata è di quelle da segnare nel calendario: un primo giorno d'estate da non credere, senza neanche la formazione di cumuli pomeridiani. Anche il meteo oggi ha deciso di essere un nostro alleato!
Dalla cima , panorama verso Rosa dei Banchi. Sullo sfondo il monte Rosa
Ci godiamo quindi una meritata pausa, mentre ammiriamo il panorama e diamo una sbirciata alla via Gervasutti , che domina la conca dell'alpe Antena, visibile più in basso. Si vede molto bene anche il lago Lazin!
Vista su Torre Lavina e via Gervasutti

Come sempre quando si arriva in un luogo del genere, non si può far a meno di pensare, un pò malinconicamente, che si tratta di uno di quegli itinerari che non si ripetono tutti i giorni o tutti gli anni.
Ma l'arrivo in vetta, come recita l'antico adagio, è soltanto metà del percorso. Nel nostro caso forse anche meno! Non paghi dell'esperienza appena compiuta, decidiamo infatti di ampliare i nostri orizzonti, dirigendoci alla Malpensata, con l'idea di realizzare un anello con la borgata Nivolastro . Come si fa ad andare ad Andorina tralasciando Nivolastro ? Assolutamente non si può fare!


Alla Malpensata ( nuotando tra i rododendri) 

In vista della Malpensata...



Scendendo dalla punta, questa volta decidiamo di tagliare tutto sotto cresta, puntando a tornare  nella piccola spianata in cui avevamo abbandonato la "traccia" segnata con i bollini rossi. 
Grangia Malpensata
Ormai procediamo spediti, rotti  come siamo  alla progressione tra rododendri esuberanti ed "ulinne" rigogliose, affrontando i numerosi e puntuali saliscendi senza affanni... 
 -" Però, alla fine tengono abbastanza questi rododendri!"
- " Si, basta non farci troppo affidamento... e soprattutto fare attenzione a che non ci siano buchi! Quando ce ne sono tanti e fitti, sembra di nuotare - nuotare tra i rododendri! Bisogna lasciarsi andare!".
Uno sguardo verso Forzo
Giunti in vista della suddetta spianata, decidiamo di tagliare direttamente verso la Malpensata, andando a riprendere la traccia un pò più in là. Ecco che l'acqua comincia a scarseggiare, anzi è quasi finita quando arriviamo alla Grangia Malpensata , proprio mentre l'ultimo raggio di sole che la illumina sta volgendo ad ovest. 
In questo luogo incredibile, è d'obbligo una pausa contemplativa! Pare che il nome della località sia dovuto ad un precoce abbandono della grangia a causa della mancanza d'acqua : da qui  il toponimo "Malpensata".Anche noi infatti non abbiamo trovato nessuna fontana arrivando qui, tranne una talmente esigua che era impossibile servirsene.Quale terribile bisogno ha spinto degli uomini a costruire un alpeggio in questo luogo impervio , a cavallo tra val di Forzo e Val Soana ? 

Inizio della traversata verso la bocchetta Furchia

Traversata nelle ulinne - verso la bocchetta Furchia







Si traversa nel ripido





Dalla Malpensata si dipartono altre due tracce : una in direzione dell'alpe Cial, posta lungo il versante ovest di Cima Fer in versante Forzo, ed una in direzione della bocchetta Furchia  1820 m ( non segnata sulla carta) . Noi cominciamo a seguire quindi i segni che conducono alla bocchetta...
come i camosci...lungo la loro traccia!



E comincia così una lunga traversata tra ripidi pendii di erba ulinna, dove occorre fare la massima attenzione ad ogni passo, poichè su quest'erba scivolosa, in presenza di pendenze sostenute come nel nostro caso, davvero si rischiano lunghe scivolate.Ma noi sappiamo come muoverci, ormai conosciamo bene i segreti delle ulinne, e ci sentiamo proprio come i numerosi camosci che incontriamo lungo la traccia, anzi questa e' proprio la loro traccia!
Gli esseri umani non hanno dovuto far altro che "segnarla", a quanto pare!
Una dorsale via l'altra...

Una via l'altra attraversiamo numerose dorsali in versante Forzo, punteggiate da ciclopiche emergenze rocciose, alle quali la nostra fantasia si diverte ad assegnare analogie, nomi , significati.
Tra ciclopici affioramenti rocciosi...
Perfino ora che abbiamo finito l'acqua ed ogni dorsale scavalcata non è mai l'ultima, l'ottimismo ed il sorriso non abbandonano i nostri volti, perchè l'ambiente che attraversiamo ci ripaga ampiamente di ogni fatica , fisica e di concentrazione.
Quando infine raggiungiamo la bocchetta Furchia, siamo fuori dal sole già da un pezzo, anche se abbiamo ancora dinanzi a noi ore di luce!
Il grande monolite della Furchia
"- Una volta che siamo arrivati alla bocchetta siamo a posto: in poco tempo saremo a Nivolastro, poi di lì a Chiapetto si va in autostrada, anche se venisse notte non ci sarebbe nessun problema" - sentenzio.
Ed eccoci infine alla bocchetta, a picco su Nivolastro.

























Le ultime parole famose: ( il colpo di coda dell'avventura...)

"Un ultimo pezzo più ripido, poi  arriveremo nel bosco e potremo cominciare a rilassarci: sono stato qui già parecchie volte, l'ultima solo quest'autunno". Ormai è fatta dunque... e invece piccola sorpresa: la rigogliosa vegetazione fa sì che per la prima volta smarriamo la traccia!
Ecco l'imprevisto "imprevedibile" che comincia a scalfire un pò l'ottimismo, anche se cerchiamo di ingannarlo tenendoci il morale alto a vicenda, tra canti e barzellette...Perdere la traccia quando si è quasi arrivati a Nivolastro è davvero il colmo! E invece va proprio così, e non saremo in grado di ritrovarla che nell'ultimo pezzo!
Eccoci infine a Nivolastro!!!
A dire il vero io sono terrorizzato all'idea di non arrivare a Nivolastro di giorno e comincio ad allungare:
- " Marco, aspettami  , fammi vedere bene dove passi!" - ma io sono sempre qualche passo avanti, perchè voglio accorciare i tempi il più possibile. La nostra progressione ora si è fatta infatti più difficile, sicuramente anche per la stanchezza , ma soprattutto per via del terreno, ripido ,senza sentiero ed invaso dalla vegetazione. Ormai ci siamo abbonati, ma speriamo di non trovare altri ostacoli che ci costringano a perdere tempo!
Una volta rilocalizzata visivamente Nivolastro, in uno dei pochi punti aperti, ecco che decidiamo di scendere il più linearmente possibile, dato che siamo proprio in direzione !
Ed ecco che entrano in gioco la capacità di orientamento e di leggere il territorio: fortunatamente qua e là si vedono ceppi di tronchi tagliati, zone con folti noccioli, indice del fatto che ci troviamo in luoghi un tempo praticati dagli esseri umani. 
E così, quasi arrivati a Nivolastro, ecco che ritroviamo un discreto sentiero e sbuchiamo finalmente nei suoi grandi prati!E' ancora giorno! Ce l'abbiamo fatta!


La notte comincia pian piano a scendere

Chiusura dell'anello

Dopo una meritata pausa dissetatrice ( eravamo senza acqua dalla Malpensata!) , andiamo ad imboccare il comodo sentiero che raggiunge Chiapetto attraverso bellissimi boschi di faggio ed abete rosso, mentre la notte comincia a scendere pian piano su di noi. 
Laura ha anche una pila frontale e non posso davvero dire che abbia fatto male a portarla con sè: non si sa mai ed oggi in definitiva sarebbe proprio servita ! 
Attraversata la passerella sull'omonimo rio, raggiungiamo infine l'agognata Chiapetto, dopo ben 13 ore di cammino, stanchi neanche troppo, soddisfatti tantissimo!
E questo è quello che conta, perchè fare un giro ad anello così non è roba da poco! E non vediamo l'ora di farne altri simili! "Next time Everest ?" 


Conclusione: 

Come scala di difficoltà questo itinerario può essere classificato come EE/F ;se vi fosse  piaciuto ed aveste intenzione di provarlo,  l'unica raccomandazione che vi facciamo è quella di non prenderlo sottogamba, tenendo conto di tutte le criticità che speriamo di aver ben evidenziato nell'articolo e facendo attentamente le vostre valutazioni.
Arrivederci ed a presto con le Storie!










venerdì 3 agosto 2018

Il giro del Courmaon

Premessa

La cima di Courmaon 3162 m è una montagna dall'aspetto imponente, ben visibile a chi percorre il fondovalle in direzione di Ceresole Reale, più o meno dalla frazione Fornolosa di Locana in poi. Il suo sperone est scende a separare in quota il bacino del vallone del Roc da quello della valle Orco; lungo la sua cresta est e  quella che dall'anticima 3155 m prosegue in direzione NO verso la Cuccagna ed il colle della Porta corre anche il confine amministrativo tra i comuni di Noasca e Ceresole Reale.
Foto invernale che non c'entra un cavolo ma dove è ben visibile a sx lo spigolo del triangolo isoscele 
L'anticima 3155 m riveste particolare importanza dal punto di vista alpinistico, poichè qui arriva la celebre via Gervasutti, quella del "triangolo isoscele" , una via aperta nel 1942 da Gervasutti e Giraudo, lunga ( 300 m di arrampicata continua), poco attrezzata e con difficoltà fino al 6a . Anche l'avvicinamento  di questa via non è tra i più brevi: trattasi dunque di un'ascensione riservata ad alpinisti forti ed allenati nell'arrampicata ( astenersi amici della falesia attrezzata con avvicinamento 3 minuti difficoltà 32 b), forse la vera arrampicata, quella che sa coniugare l'estetica alla funzionalità ( cioè il raggiungimento della vetta). E ve lo dice uno che non arrampica, quindi... parole al vento.
Una piccola curiosità: per "quelli di  Noasca " , checchè ne dica la cartografia ufficiale, il Courmaon è soltanto l'antecima 3155 m, mentre la cima  3162 m la chiamano già Cuccagna...
Cartina su base Igm 1:25.000 ( scorrere la pagina per navigare )

Dalla Mua al lago Lillet

Voi credevate che non sapessimo arrampicare, ed invece per noi l'avvicinamento dal colle Sià è anche troppo corto:  così decidiamo di partire dalla borgata Mua 1597 m. 
Alpe Pisson
Si tratta di un sentiero sempre ben pulito e segnato e che dà soddisfazione, perchè sale in maniera decisa  nel bosco di larici fino a raggiungere dapprima l'alpe Pisson, quindi l'alpe Miellet e l'alpe del Medico
...fino a giungere nei pressi del lago Lillet
Lungo tutta la salita è davvero spettacolare il panorama sul versante destro idrografico della valle Orco, dalle Levanne al vallone del Nel fino al confine con la Francia. Superata l'alpe del Medico, il sentiero continua ripido e ben tracciato fino ad arrivare nei pressi del bel lago Lillet ad incrociare il percorso della mulattiera reale di caccia che sale verso il col del Nivolet.
La conca del lago Lillet, ancora largamente coperta dalla neve
L'inverno passato, ricco di precipitazioni nevose, ci consegna quest'anno un lago Lillet ancora largamente coperto dalla neve, un tipo di vista alla quale non siamo più abituati ad assistere in piena estate, in questi tempi di riscaldamento globale...

Dal lago Lillet alla cima 

Voi pensavate che sapessimo arrampicare: ma non è così, e grazie a Dio esistono anche le vie normali...Imbocchiamo dunque ora la mulattiera reale, che in questo tratto percorre fedelmente la morena frontale dell'area un tempo occupata dal ghiacciaio della Porta, in direzione del colle omonimo: la seguiamo fin quasi al valico, dopodichè svoltiamo a destra in direzione del colle Courmaon, compiendo un lungo traverso sotto le pareti della Cuccagna
...in direzione del colle della Porta
Anche qui la neve residua è ancora molta, e se da un lato rende più facile il nostro incedere, dall'altro  costringe a fare molta attenzione a non cadere in qualche buco "occultato". 
Ancora parecchia neve...

Sulla cresta della Cuccagna alcune femmine di stambecco ci guardano da lontano incuriosite: chissà, magari staranno pensando: "proprio qui devono venire a disturbare questi bipedi ?".
Ma proprio qui devono venire ? 

Il lago Lillet ancora innevato ed a sx il colle della Terra
Sempre il lago Lillet, con alle spalle Mare Percia e Punta Fourà
Il percorso più comodo, o meglio quello che ci viene più naturale fare oggi ci porta a raggiungere la cresta della Cuccagna un pò prima del colle Courmaon.
la cresta della Cuccagna nei pressi del colle Courmaon

Certo si potrebbe a questo punto raggiungere anche quella cima, è così vicina ! Ma le nebbie che vanno e che vengono ci consigliano di andare dritti al sodo: non si sa mai come va a finire in montagna con la visibilità, che potrebbe anche ridursi in maniera significativa. E poi così abbiamo la scusa per tornare !
solida roccia gradinata...

Lasciata la cresta della Cuccagna, tocchiamo infine il colle Courmaon 3077 m, dal quale seguiamo l'elementare cresta NNO, fatta di blocchi e placconate fino alle roccette finali, che superiamo direttamente  su solida roccia gradinata fino a raggiungere il triangolino di vetta. 
La cresta NNO del Courmaon con il castelletto sommitale
Tali roccette possono anche essere aggirate sul lato Roc; in ogni caso occorre fare attenzione in questo punto perchè è esposto e c'è da usare le mani.
Triangolino di vetta

Purtroppo la visibilità non ottimale limita il panorama, ma non la nostra soddisfazione per aver raggiunto la meta di giornata o, meglio, una delle mete, visto che abbiamo in programma di scendere dal colle Courmaon sul lato Roc per andare a vedere le miniere della Cuccagna, ragion per cui non possiamo attardarci sulla vetta a goderci le nebbie che vanno e vengono...
Solida roccia gradinata
Certo un pensiero non può che andare ai forti appassionati che affrontano la via Gervasutti: potremmo aspettarli in cima, nel caso, con un decoroso rinfresco, noi che ce la siamo cavata con qualche roccetta!

Alla ricerca della miniera della Cuccagna

Ritornati al colle Courmaon,  cominciamo a scendere in direzione del vallone del Roc per il ripido canalone NE , che  in questo primo tratto si presenta  molto stretto e caratterizzato dalla presenza di detrito fine, sul quale tuttavia si riesce a scendere abbastanza agevolmente, nonostante ogni passo in avanti si trasformi in un passo e mezzo...
Saxifraga oppositifolia
Fortunatamente le femmine di stambecco ed i capretti che avevamo visto in precedenza sulla cresta della Cuccagna si sono spostati decisamente a sud, in prossimità della bastionata rocciosa  che sovrasta la zona del casotto Pngp delle Cialme (li abbiamo notati in lontananza prima di infilarci nel canale): così almeno non rischiamo che ci facciano cadere pietre in testa !
Tuttavia Marino mi fa notare come all'inizio della cresta della Cuccagna, e cioè proprio sopra di noi,  siano "appoggiati" in maniera apparentemente molto precaria alcuni massi di notevoli dimensioni: insomma di qui bisogna togliersi il più presto possibile, nonostante le attrattive botaniche non manchino. E più che altro sarebbe stato meglio avere il casco...
neve residua nel canale
Il secondo tratto del canale è ancora molto ripido  e, come se non bastasse, quest'anno vi è ancora parecchia neve residua ; per un buon tratto riusciamo a scendere lungo il margine sinistro del nevaio aiutandoci con le mani, che trovano numerosi appigli nella vicina base della parete rocciosa ( sembra quasi di disarrampicare tra gli sfasciumi)  , ma poi la neve giunge ad occupare completamente il fondo del canale: impensabile scendere con tali pendenze senza l'ausilio di piccozza e ramponi. 
Siamo così costretti a risalire leggermente, fino a raggiungere un cambio di pendenza in corrispondenza del quale riusciamo ad attraversare il nevaio per portarci alla sua destra. Manca davvero poco alla fine del tratto ripido, ma bisogna trovare un punto dove si riesca a scendere perchè da questa parte è tutto un susseguirsi di salti  e saltini!
Uno sguardo verso il canale di discesa...ma dal basso  non rende l'idea!
Ecco che finalmente notiamo un salto foggiato a scalini: visto dall'alto, sembra quasi come una scala a pioli verticale, soltanto fatta di roccia e con gradini irregolari; diamo ancora uno sguardo intorno a noi, ma davvero sembrano non esserci alternative sicure a questo passaggio ( salvo il dietrofront).
Comincia così a disarrampicare Marino : tolto il primo passo che è effettivamente un pò lungo e che richiede un pò di ragionamento sul come e dove mettere mani e piedi ed in quale sequenza, gli altri sono più brevi e facili, compreso l'ultimo che consente di rientrare nel canale traversando su una piccola cengia. 
L'idea di volare da lì però non fa certo piacere, visto che si cadrebbe rovinosamente sulle pietre sottostanti, che di certo non sono morbide, idea che mi suggestiona un pò e mi costringerà a perdere del tempo prima di riuscire a compiere il primo e decisivo passo. La roccia non è il mio habitat naturale...
Gruppo del Gran Paradiso: in primo piano da sx Ciarforon, colle della Torre e Torre; in secondo piano da sx Gran Paradiso, Tresenta e punta Ceresole
Per fortuna la roccia è salda e ci sono buoni appigli (che vanno comunque sempre verificati per prudenza); una volta usciti dal "pericolo" siamo ormai nella parte meno ripida e possiamo cominciare a pensare alla localizzazione delle miniere.
Uno sguardo all'indietro e verso l'alto ci convince del fatto che la prossima volta sarà meglio effettuare l'itinerario in senso inverso;  davanti a noi finalmente le nubi lasciano scorgere il gruppo del Gran Paradiso: un pò di panorama direi che ce lo siamo meritati!
Un ampio ripiano
Scendiamo quindi contornando le pareti della Cuccagna; sotto di noi si vede un ampio ripiano, ed avrebbe perfettamente senso se la miniera fosse localizzata in corrispondenza di quello spalto:  avranno pur avuto bisogno di un piazzale dove fare una prima cernita del minerale grezzo!
Pascolo "da stambecchi" con bella fioritura di Lotus corniculatus

Man mano che ci abbassiamo di quota, alle pietraie si intervallano verdi pascoli "da stambecchi"; ed ecco che finalmente compare il cunicolo della miniera, a circa 2735 metri di quota.
Ingresso della miniera

La miniera della Cuccagna

Le notizie storiche sulla miniera della Cuccagna sfortunatamente non sono abbondanti e spesso contoverse; sappiamo che da essa si estraevano minerali ferrosi e che senza dubbio essa fu attiva stagionalmente lungo tutto il 1700 e poi in maniera intermittente tra il 1817 ed il 1832 ed i suoi minerali, assieme a quelli delle miniere della Bellagarda, andavano ad alimentare le fucine di Locana e Sparone. 
Il minerale veniva trasportato a fondovalle a dorso di mulo, dato il difficile accesso della località in cui si trovava la miniera.
Un rilievo condotto nel 2007 in collaborazione tra il corpo di sorveglianza del Pngp, l'Università di Torino e l'istituto per geometri 25 Aprile di Cuorgnè ha messo in evidenza che ( cito estesamente): "la miniera si sviluppa, all’interno dello gneiss occhiadino, con due rami, di cui uno lungo 200 metri. Le gallerie hanno un altezza media di 170/180 cm ed una larghezza media di 150/170 cm. Perlustrandole si notano i fori rotondi dei fornelli da mina mentre in alcuni tratti si notano ancora le armature di legno, spesso cedute e sommerse dai detriti della volta".
Sussistono invece incertezze sull'epoca di inizio delle coltivazioni: alcuni studiosi le fanno risalire alle popolazioni celtiche che abitavano la valle Orco ( e forse in parte la abitano, visto che la "romanizzazione" della valle non fu mai completa); altri nelle iscrizioni in latino rinvenute nei cunicoli leggono un chiaro segno che la miniera fosse attiva già in epoca romana.
Senza dubbio le popolazioni celtiche erano attive nel settore minerario e sicuramente gli antichi romani erano molto attenti alle risorse metallurgiche dei territori conquistati, per cui entrambe le ipotesi sembrano plausibili; non pare comunque azzardato pensare che come minimo tali miniere fossero attive già  a partire dal basso medioevo.

Un "gias"

Alla ricerca della "canala"

Nel vallone del Roc è presente una notevole opera di canalizzazione delle acque di antica realizzazione, localmente chiamata "canala", con termine presso l'alpe Loserai di sopra, ed è da lì che vogliamo scendere.e noi vorremmo scendere lungo il suo tracciato. Così, facendo affidamento sulla cartina Mu "Valle Orco", cerchiamo di incrociarla ma non è cosa facile, e prima della canala andiamo ad intercettare un sentiero che scende in direzione del Loserai ed alcuni "gias", recinti per animali realizzati in pietra.
Un tratto della "canala"
Quando ormai stiamo per rassegnarci, ecco che poco sotto di noi una serie di lastre di pietra poste in maniera ordinata ci segnala la presenza del manufatto. Il tracciato della canalizzazione scende con pendenza regolare verso valle, affrontando di tanto in tanto qualche salto, come è inevitabile che sia, appare mirabilmente studiato.
La canala nei pressi dell'alpe Loserai ( all'interno del muretto sinistro passa il tubo che porta acqua "potabile" all'alpeggio)
In che epoca è stata costruita ? Come veniva impiegata l'acqua così canalizzata ?  Scendendo lungo la canala notiamo che all'interno del muretto sinistro dovrebbe correre una sorta di acquedotto, ed in effetti così è! La cosa non stupisce, visto che una struttura simile si rinviene ad esempio nel vallone dell'Eugio, lungo il canale che dall'alpe i Pis derivava l'acqua alle borgate della Pezza.
Dunque un doppio utilizzo: acqua "potabile" captata alla fonte e poi "protetta" fino alla destinazione finale ed acqua per usi agricoli ( fertirrigazione, abbeverata degli animali domestici).
La mia mente sognatrice mi fa pensare anche a qualche uso legato all'attività mineraria: chissà!
L'amico Franco Chiapetto mi spiegherà poi che la carta Mu riporta in maniera errata il tracciato della canala e che essa parte da un laghetto posto sulla mulattiera che sale al colle della Porta. Toccherà tornare!

Dall'alpe Loserai al casotto delle Cialme

Salendo al passo Loserai
Dall'alpe Loserai un sentiero ben segnato con tacche bianco-rosse, passando vicino ad alcuni laghetti ed a numerosi altri manufatti, conduce al passo Loserai  2461 m. E' incredibile quante poche persone intraprendano questa variante di percorso in rapporto a quelle -numerosissime - che si recano alla Cà Bianca od al vicino Colle Sià! 
Qui la prateria alpina ha ormai colonizzato i ruderi, li ha "invasi"...
La prateria ha invaso la casa

Noi comunque siamo in un certo senso obbligati a fare questo percorso, visto che la macchina l'abbiamo alla Mua;  per raggiungerla a piedi pestando meno asfalto possibile ci sono anche altri percorsi di raccordo a quota più bassa, ma questo attorno alle pareti del Courmaon è il più suggestivo  ed anche, se vogliamo , un dovuto omaggio alla cima appena toccata.
Il passo Loserai, rivolto verso le Levanne

Superato il passo Loserai si arriva infatti nella selvaggia Comba del Bojret ( se pochi fanno il sentiero che stiamo percorrendo, quasi nessuno raggiunge questo valloncello da sotto ) , dove la sensazione di essere arrivati in un luogo poco frequentato la si percepisce immediatamente, senza bisogno di riscontri empirici.
La selvaggia Comba del Bojret

La traccia ora conduce in leggera discesa a superare una pietraia ed una zona rocciosa, fino a raggiungere il vicino passo del Bojret, 2400 m di quota circa , vicino alla punta delle Cialme, ben riconoscibile per la presenza di un grande ometto di pietra.
Al passo del Bojret

Da qui il sentiero scende attraversando la zona dei paravalanghe fino a raggiungere il casotto Pngp delle Cialme, dal quale si gode di una vista magnifica sul lago di Ceresole.

Paravalanghe
Dal casotto in poi la traccia ed i segni si fanno meno evidenti, e bisogna porre un pò d'attenzione per non smarrire il percorso nel lungo traverso che porta, passando per l'alpe Maon, a ricongiungersi con il sentiero di salita. 
Non ero mai stato a quest'alpe Maon ed ero proprio curioso di vederla, un toponimo evidentemente collegato alla soprastante cima, che però è sfortunatamente coperta dalla nuvole al nostro passaggio.
Alpe Maon

Dall'alpe Maon al bivio c'è ancora un lungo tratto di strada, tutto a saliscendi ed a mezzacosta in quota, un percorso che fatto in una giornata con cielo più sereno sarebbe ancora più spettacolare! Ma questi sono i giorni più caldi del 2018 ed anche un pò d'ombra non fa male perfino qui ad oltre 2000 m di quota, visto che neppure quando si alza il vento si ha refrigerio: l'aria infatti è calda!
Ripreso il sentiero di salita , in poco tempo ritorniamo alla macchina, soddisfatti per la bella gita. 
Forse è un peccato non aver fatto alcuna statistica del percorso ( di sicuro il dislivello non è poco ed i km percorsi neanche) ma a pensarci bene noi preferiamo le emozioni alla statistica, un pizzico d'incertezza alla noia della pianificazione perfetta dell'itinerario. Naturalmente non sempre, ma ovunque ciò sia sicuro e possibile ! Arrivederci ed a presto con le Storie!