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sabato 23 gennaio 2021

Verso il bivacco Revelli... ( Ciaspolate alternative n° 5)

Non è una questione di asocialità!

Salendo verso le Grange Vasinetto


La prima settimana di dicembre 2020 aveva portato con sè un discreto innevamento sulle alpi ( valli Orco e Soana comprese)  e tanta era la voglia di andare a pestare la neve in qualche posto "magico" , cioè bello ma non troppo frequentato, e di andarci con le  persone "giuste" ( che a loro volta non devono essere in numero eccessivo, pena il rendere "automaticamente"  il luogo troppo frequentato e  meno magico)!
Poi, per carità, la montagna è di tutti e qualcun altro a zonzo lo si può sempre trovare, ma scegliendo bene la meta il rischio è davvero minimo e comunque ci troveremmo di fronte ad un "plus" di frequentazione di persone giuste, sempre preferibile ad un eccesso di frequentazione di gente a caso...
La nostra non è comunque una qualche forma di "asocialità", quanto piuttosto il desiderio di fraternizzare più intensamente con l'elemento montagna.
Approfittando di un weekend "giallo" decidiamo quindi di recarci in valle Soana, più precisamente nel vallone di Forzo: obiettivo bivacco Revelli!
Il percorso su Ctr



Da Forzo alle grange Vasinetto

Sul vallone di Forzo in generale ci siamo già ampiamente soffermati a margine della descrizione di un'escursione  effettuata in pieno autunno proprio al bivacco Revelli nel 2019. 
Ed in questo dicembre 2020 ? Prima di tutto i partecipanti, rigorosamente in ordine alfabetico: Arjan,  Elisabetta, Laura e Marco,  a cui dovrebbe aggiungersi Francesco (  che aveva intenzione di salire solo soletto, ma è stato scoperto e denunciato al sottoscritto dal sindaco di Forzo) . 
Il gruppo più Francesco 


Il primo tratto della mulattiera che sale alle grange Vasinetto si presenta coperto da pochi cm di neve dura, per giunta battuta fino alla cappella quota 1580 dal sindaco in persona ( un assaggio della leggendaria ospitalità "fosatina") e dunque non abbiamo bisogno di calzare le ciaspole.
Mentre saliamo con tutta calma, ecco che vediamo spuntare in basso Francesco, il quale invece sale di gran carriera: decidiamo di accoglierlo nel modo più caloroso possibile!




Il "momento  ciaspole"

La neve al suolo comincia ad essere in quantità notevole...


La prima parte dell'escursione, una volta superati i prati del fondovalle, si svolge sotto un bel bosco di larici; dai 1580 m della cappella la neve è vergine ( non a caso è dedicata alla Madonna) e nei pressi delle grange Betassa 1712 m la sua quantità   al suolo comincia ad essere notevole , tale da richiedere l'uso delle ciaspole per evitare eccessivi e faticosi sprofondamenti .
Si tratta  di una neve molto divertente per le racchette da neve, cioè bella farinosa ed asciutta! Qui evidentemente il vento dei giorni precedenti non ha avuto grossi effetti!
Ciaspolando tra i larici



Sfondi cangianti

Il monte Colombino domina lo scenario


Se nella prima parte del percorso è l'elegante sagoma del monte Colombino a fare da protagonista, arrivati nei pressi delle alpi Surinà e Combi è la maestosa Torre di Lavina a catturare l'occhio ( ed il desiderio di una "photo opportunity" - rito a cui una montagna può sottrarsi unicamente in caso di nebbia , cielo nuvoloso o... mancanza di  dispositivi d'immortalamento nell'attrezzatura dei visitatori ) . 
Avete mai provato a chiedere ad una montagna se ha voglia di essere fotografata o di farsi riprendere con voi ? Io ho tentato di  parlare alla Torre Lavina ma , parafrasando i King Crimson , la Torre Lavina non sente, la Torre Lavina non può sentire...
Photo-opportunity con la Torre Lavina


Arrivando alle grange Vasinetto invece, ecco che fa capolino sulla sx l'aguzza grande Uja di Ciardonei. La giornata , inizialmente nuvolosa, ha ora lasciato spazio ad un bel cielo blu e la neve è sempre bellissima. Dopo una breve pausa, decidiamo di proseguire: fin dove si arriva si arriva!
Alla Casa di Caccia Vittoria...


Nel vallone del rio Geri





Discesi dal dosso ove è ubicata la casa di caccia Vittoria, proseguiamo in direzione ovest lungo l'asta del rio Geri; la neve presenta ora una crosta da vento non portante, causa di fastidiosi sprofondamenti , a volte istantanei, a volte "ritardati" con tempi variabili.
E' comunque sempre molto divertente "giocare" a rimanere sul tracciato del sentiero "estivo" ( ove naturalmente non sussistano rischi di altro tipo, per esempio valanghe) , mettendo alla prova la propria memoria "geografica": spesso si scopre che quello è il percorso migliore anche in presenza di neve
Nel vallone del rio Geri\1
E così è una piccola gioia ogniqualvolta passiamo vicini a qualche segno bianco-rosso posto sufficientemente in alto da sopravanzare il manto nevoso!
Dopo aver vinto un primo pendio più ripido, ecco che raggiungiamo il pian Geri, una lunga conca caratterizzata da una morfologia più pianeggiante, dominata a sinistra dagli imponenti contrafforti della punta Gialin  e sovrastata a destra dalla dorsale mista erboso/rocciosa che la separa dallo stretto valloncello ove si trova il casotto Pngp dell'alpe Muanda.
Nel vallone del rio Geri\2
Qui Francesco ci lascia, poichè ha premura di tornare in quel di Dorno e deve ancora passare a ... salutare il sindaco!
Giunti verso il fondo del pian Geri, ecco che ci tocca abbandonarlo per rimontare la sovrastante dorsale mista di cui sopra; in questo caso il gioco del "trova il sentiero sepolto" va accantonato, poichè notevoli sono stati gli effetti del vento su quelle superfici: la neve è stata prevalentemente asportata, scoprendo le superfici erbose e rocciose e le zone di scolo delle acque, caratterizzate dalla presenza di ghiaccio vivo ; in alcuni punti tuttavia la neve è rimasta, anzi se ne è accumulata, come è naturale che sia con l'azione eolica.
E' sul terreno innevato che noi puntiamo per raggiungere la dorsale, per evitare i rischi legati al ghiaccio od al terreno nudo ghiacciato  ; a nostro sfavore giocano anche le pendenze, tutt'altro che trascurabili con il terreno di progressione in queste condizioni! Occorre dunque mettere testa, cioè andare a scuola...
Al fondo del pian Geri - dominato da punta Gialin


Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - salita

Superare dei pendii con queste caratteristiche ( pendenza intorno ai 40° ) ed in queste condizioni ( accumuli di neve ventata con crosta non portante alternati a zone spoglie con ghiaccio vivo) è una bella sfida, tanto in salita quanto ( lo vedremo tra poco) in discesa.  
La prima cosa importante per riuscirci è avere delle buone ciaspole, cioè con l'alzatacco , un buon numero di  robusti denti laterali ed un buon sistema di chiusura oltre all'immancabile "ramponcino" anteriore; per maggior sicurezza è sempre meglio avere al seguito anche un paio di ramponi ( meglio) o ramponcini ( al limite) , nel caso le pendenze fossero eccessive. 


Oltre un certo grado di pendenza infatti, a parità di condizioni del terreno, l'utilizzo delle ciaspole diventa pericoloso tanto in caso di salita o discesa diretta che - soprattutto - in caso sia necessario effettuare traversi , per via della loro superficie ingombrante e della loro forma più o meno piatta, nata  per evitare di sprofondare nella neve ripartendo il peso corporeo su una maggiore superficie e non certo per affrontare percorsi verticali!
Nel nostro caso  è ancora possibile utilizzare convenientemente le ciaspole, ma ci vuole un pò di attenzione supplementare!
Sfruttando bene l'appoggio fornito dai bastoncini da trekking ( opportunamente muniti di rosetta basale) ed il ramponcino anteriore, tutti i partecipanti superano brillantemente la prova!
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo dominano la scena


All'alpe pian delle Mule

Alpe Pian delle Mule


Proseguiamo ora comodamente lungo la dorsale fino alla vicina alpe Pian delle Mule 2285 m, dove facciamo la sosta-pranzo e decidiamo che vista l'ora è molto meglio fare ritorno, onde evitare il calar delle tenebre ( come se ormai ce ne importasse davvero qualcosa...) . Nel frattempo il cielo si  è di nuovo parzialmente coperto, senza riuscire però a scalfire - coprendolo - il dominio della Roccia Azzurra e del Monveso di Forzo, che qui tiranneggiano il paesaggio!
La dorsale è vinta! Sullo sfondo: la grande Uja di Ciardonei


Stavolta poi ci toccherà tornare per lo stesso itinerario di salita ( alla faccia del signore dei giri ad anello) , e questo per ben tre motivi: primo perchè non sappiamo in quali condizioni sia il valloncello dell'alpe Muanda ( dove potrebbe essersi accumulata parecchia neve );  secondo il crollo della passerella sul rio Geri passerella posta poco oltre le grange Vasinetto ; terzo il giro dalla Gran Fumà sarebbe davvero troppo lungo a questo punto!
Vi abbiamo incuriosito con tutte queste ipotesi di "giri"? Bene, allora andate a scuola! Studiatevi la cartina!
Si scende !!!



Corso di progressione su neve - modulo ciaspolatori avanzati - discesa

Come si scende con le ciaspole ? Prima di tutto occorre togliere l'alzatacco ; se si hanno un paio di buone ciaspole, cioè dotate di robusti denti laterali, ecco che per affrontare in discesa un pendio ripido potremo sfruttare quei denti pressappoco nella stessa maniera in cui si sfruttano i denti posteriori di un rampone, e cioè appoggiando prioritariamente sul terreno il tallone anzichè la punta del piede!
Se le vostre ciaspole non sono "buone", lasciate perdere il ripido - non mi sembra il caso di ribadire il sintetico giudizio sul ruolo ed utilizzo delle racchette da neve esplicitato poco sopra.


Le nostre ciaspole sono tutte buone e tutti superiamo con successo l'esame...


L'omaggio del sindaco ( rientro a valle) 

Riguadagnato il pian Geri, non ci resta che scendere con calma verso valle. Superata la cappella q. 1580, ecco che cominciamo  dapprima a sentire in lontananza delle voci, che man mano si fanno sempre più vicine, per  poi  scorgere delle pile frontali e due figure umane che ci vengono incontro !
Ma chi saranno mai costoro ? Vuoi vedere che... Ma si, sono proprio loro! Sono il sindaco di Forzo e la sua consorte, che sapendo della nostra presenza sul loro territorio, desideravano renderci omaggio.
Siamo gente famosa!
E così, dopo aver raggiunto le automobili e salutato Arjan ed Elisabetta ( che devono scappare) , ecco che possiamo sperimentare la leggendaria ospitalità "fosatina", proprio nell'abitazione del primo cittadino  ( che non a caso è quella più vicina alla chiesa - da sempre potere politico e potere spirituale vanno a braccetto...) ,  con un lunghissimo aperitivo, offerto senza economie dal nostro generoso anfitrione!
E allora che cosa possiamo dire ? Non vediamo l'ora di tornare nel vallone di Forzo per provare ancora una volta l'emozione delle sue splendide montagne ed il piacere della sua leggendaria ospitalità!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 1 novembre 2020

Rosa dei Banchi dalla cresta della Borra e discesa dal vallone di Campiglia

Introduzione

 -"Sai, mi hanno proposto di andare alla Rosa dei Banchi..."

- " Sempre una gran bella gita! Questa volta però vorrei salire dal colle della Borra, da lì non l'ho mai fatta !"

- "Si si , facciamola da lì!" 








Gli itinerari classici per questa montagna simbolo della valle Soana sono infatti quello con partenza da Campiglia via colle della Balma e quello con partenza da Piamprato passando per la cima Beccher

Da Piamprato si può anche percorrere tutto il vallone delle Fontane e quindi raccordarsi alla parte finale della cresta  della Borra, oppure salire passando per il pian delle Manze e la Punta delle Fontane 3068 m: il nostro intento però è quello di percorrere integralmente (per quanto possibile in base alle nostre capacità ) la cresta sud.

Quando si sceglie un itinerario "nuovo" o poco battuto, è sempre bene raccogliere informazioni "sicure" ; l'amico Loris questa volta è sintetico: " difficoltà massima intorno al III° grado, passaggi un pò esposti ma quasi tutto aggirabile".

E allora, se tutto è aggirabile,  cosa stiamo aspettando ? 

Da Piamprato al colle della Borra

Alpe Vandilliana


Alle  6.30 a Pont Canavese facciamo una sosta per salutare un gruppo di amici escursionisti che aveva deciso di salire invece per il vallone di Campiglia, lasciandoci con la promessa di aspettarci vicendevolmente in vetta. 
Sono da poco passate le 7 del mattino del 19 settembre 2020, cioè sta facendo giorno, quando io, Elisabetta ed Eleonora cominciamo a camminare: dal parcheggio posto in fondo all'abitato di Piamprato percorriamo la pista agrosilvopastorale che raggiunge l'alpe Ciavanassa e l'omonima seggiovia, proseguendo su di essa fino alle Grange Prariond, raggiunte le quali attraversiamo il rio Piamprato per imboccare  il comodo e ben segnalato sentiero che, passando per l'alpe Vandilliana e le grange della Borra,  conduce  al colle della Borra 2578 m.
Su questo tratto del percorso c'è ben poco da dire, salvo che l'alpe Vandilliana durante la stagione estiva ospita un margaro che produce un'ottima toma mista di latte vaccino, ovino e caprino.

Grange della Borra



Dal colle della Borra alla punta della Balma

Aggiriamo la prima insignificante asperità


Arrivati al colle della Borra, comincia l'avventura ! Sin da subito decidiamo di abdicare al principio della cresta integrale, poichè la prima asperità della cresta è talmente insignificante e facile da aggirare che davvero non vale la pena di perderci del tempo: raggiungere la cima oggi è la priorità ( altrimenti sai che figura..) !
Ovviamente l'aggettivo "facile" va messo tra virgolette: tutto dipende dalla confidenza che ciascuno di voi, cari lettori, ha con il fuori sentiero ed i traversi su ripidi pendii di erba ulinna!
L'elegante cresta e la vicina punta della Balma



La sagoma della vicina punta della Balma 2962 m ci impedisce di arrivare con lo sguardo sino alla meta finale, ma ciò che vediamo è piacevole per gli occhi: una cresta dalle forme eleganti e "ben disposta" nei nostri confronti o meglio disposta in modo tale da risultare agevolmente interpretabile.

Qualcosa aggiriamo....
Il mantra della giornata sarà infatti sempre il medesimo: aggiriamo o non aggiriamo ? Qualcosa sì e qualcosa no... 



e qualcosa no...


La quota 2771 m della cresta  decidiamo di aggirarla sul versante Campiglia :  da qui alla punta della Balma questo sarà certamente il tratto più sfidante e difficile della giornata.
Un sistema di cenge a volte piuttosto esposte

Un primo canalino roccioso\detritico

Eleonora ed Elisabetta alle prese con il "muro" (1)

Eleonora ed Elisabetta alle prese con il "muro" (2)



Dapprima traversiamo lungo un sistema di cenge a tratti anche parecchio esposte ( vietato perdere l'equilibrio), per poi vincere in sequenza un canalino roccioso/detritico quasi verticale, un "muro" di detriti e roccette appena "appoggiato" ed infine un ultimo canalino roccioso tramite il quale accediamo ai 2962 m della punta della Balma.
Un ultimo canalino...
Affrontare l'ultimo passaggio, a dire il vero un pò atletico , necessario per sbucare in punta costa al sottoscritto un pò di "spaghetto", come si dice, per fortuna superato senza drammi grazie al supporto delle mie due compagne d'escursione.


Elisabetta sbuca sulla punta della Balma

Guardando all'orizzonte, ecco che il panorama a nostra disposizione si arricchisce del gruppo del Monte Rosa...
Il gruppo del Rosa spunta all'orizzonte


Alla luce dei fatti, valeva davvero la pena di aggirare la quota 2771 m ? Sicuramente si: il percorso in cresta sarebbe stato molto più esposto e perciò pericoloso! 


Dalla punta della Balma alla Rosa dei Banchi


Tra noi e la cima, un'ultima asperità

Tra noi e la cima della Rosa ( ora ben visibile ) non resta  che la quota 3048, che decidiamo di aggirare sul versante Piamprato per erba e pietrame, riprendendo il filo di cresta immediatamente dopo.

Che superiamo per erba e pietrame...

Ora la cresta si è fatta prevalentemente roccioso\detritica ; superato un ultimo salto tramite roccette, ecco che perveniamo al pendio terminale

Superando un ultimo salto...

Perveniamo al pendio terminale

I nostri amici escursionisti nel frattempo sono già arrivati in vetta da Campiglia : seguono reciproche congratulazioni e pranzo al sacco. Dopo l'immancabile foto di vetta, ecco che accettiamo di buon grado l'offerta dell'amico Ernesto: "scendete pure a Campiglia con noi se volete, poi vi riaccompagno io alla macchina a Piamprato!"


Foto di vetta


In fondo, perchè no ? Quando ci ricapiterà l'occasione di fare una simile traversata, per di più avendo a disposizione un passaggio? Offerta accettata e grazie Ernesto!


Discesa a Campiglia

Scendendo a Campiglia ...





Ora che ci siamo aggregati a Primo, Anna, Ernesto e  Antonio il gruppo è diventato di una certa consistenza, e così anche l'atmosfera si è fatta meno silenziosa e più allegra ( non che prima piangessimo) .

Il punto più delicato è stato attrezzato...
Disceso il primo pendio detritico, l'itinerario per Campiglia prosegue lungo la cresta spartiacque val Soana\Champorcher in direzione del colle della Balma 2959 m. Il passaggio più delicato ed esposto è stato da diverso tempo attrezzato con dei canaponi; non va comunque sottovalutato il resto del percorso, poichè vi sono comunque tratti esposti.
Al colle della Balma

Dal colle della Balma il percorso segnalato scende ripidamente per erba e sfasciumi lungo la dorsale che da la Pointe du Lac Gelè scende a dividere i sottobacini della Balma e dell'Arietta; giunti nei pressi del valico Balma- Arietta le pendenze si fanno più dolci ed in breve raggiungiamo l'alpe Balma ( anche qui si producono durante la stagione estiva tome d'eccezione) ed il vicino santuario di San Besso , dove ci concediamo una meritata pausa. 
Immediatamente ad est del santuario imbocchiamo il sentiero che  passando per le grange Pugnon scende ai Giarei e di qui alla passerella sul rio Campiglia posta proprio nei pressi dell'abitato omonimo.
Nei pressi del valico Balma- Arietta

Conclusioni
Campiglia ormai in vista...

Se l'itinerario di discesa non necessita di particolari commentari, essendo noto ed arcinoto, che dire di quello di salita ? Seppur non in maniera elegante, ci siamo divertiti tantissimo e l'abbiamo portato a termine: la prossima volta però ( se ci sarà una prossima) il nostro desiderio è quello di percorrere davvero integralmente la cresta! Per fare tutti i tagli che abbiamo fatto noi, converrebbe forse di più puntare direttamente alla punta della Balma od a risalire tutto il vallone delle Fontane. 
Ma queste sono cose che succedono a chi vuol ficcare il naso in ogni angolo ! Ficcanaso della montagna!
Arrivederci ed a presto con le Storie!




domenica 27 settembre 2020

Indiana Jones ed i misteri del regno delle placche ( Piata di Lazin e Lago Gelato da Ribordone )








I. Il vallone del Boiretto

Il vallone  del Boiretto, inciso dal rio omonimo,  affluente della dx idrografica del torrente Ribordone,  è caratterizzato nella   parte bassa  da una morfologia valliva  pressochè  indistinguibile, limitata alla zona alveale; è poco a a monte della confluenza del rio Testona che tale morfologia diventa evidente,  delimitata dai contrafforti di cima Testona ad ovest -nordovest e del monte Colombo ad est.
Cartografia e percorso fino al Lago Nero d'Eugio


Tale evidenza è però celata alla vista dei visitatori che limitino la loro presenza al fondovalle od alle frazioni principali del comune  di Ribordone da quegli stessi contrafforti che contribuiscono a crearla: per apprezzarla è necessario mettere gambe in spalla e camminare. 
Si sale nel bel bosco di abeti, non ancora baciato dal sole

Nondimeno alle ore 7 del mattino del 4 settembre 2020 veniva parcheggiata alla frazione Ciantel del Re un'automobile, dalla quale scendevano un piemontese ed una romana , entrambi d'atletica statura e con membra sviluppatissime e muscolose, che lasciavano presagire forza ed agilità degne di camosci e stambecchi.
Salendo nel vallone del Boiretto

Erano un bel tipo di piemontese, sui quarant'anni, con abbronzatura da muratore , labbra grosse a corredo di un'ammirabile dentatura e la pelle lucida, recentemente unta con la crema protettiva 50  ed un'avvenente romana, sui trent'anni, con un sorriso smagliante, occhi vispi da furetto ed una carnagione abbastanza chiara nonostante il ripudio delle creme solari.
- La zona del vallone del Boiretto è ancora tutta in ombra! Meglio! - diceva il piemontese -  Così saliremo con meno fatica !
-"Per me va tutto bene, tanto io non ci sono mai stata"
Il Varda e Laura de Roma, così si chiamavano i due,  imboccarono dunque la pista agrosilvopastorale per l'alpe Oregge fin sui 1500 m di quota, dove svoltarono a destra prendendo il sentiero per l'alpe Laval, ormai ridotto perlopiù ad una labile traccia scarsamente visibile nel rigoglio della vegetazione. Fortunatamente alcuni indigeni avevano segnalato il percorso con bolli di vernice rossa, facilitando ai due giovani  il fondamentale compito di mantenere il giusto percorso. Un compito fondamentale non tanto perchè  i due corressero il rischio di perdersi, quanto per risparmiare le energie in vista della lunga escursione che li aspettava: uscire dal percorso significava infatti raddoppiare la fatica dell'avanzamento.
Alpe Laval

In questa prima parte del percorso attraversarono il bel bosco di abete rosso localmente denominato della "Pefa", dalle cui ombrose fronde uscirono quando giunsero in vista dell'alpe Laval.     
Lasciati a destra i ruderi dell'alpeggio, ormai da tempo abbandonato, il sentiero prosegue, salendo sempre nei pressi del rio Boiretto ;si tratta tuttavia di un percorso sempre da ricercare, poichè in  alcuni punti la vegetazione è talmente rigogliosa che le felci superano l'altezza-uomo! Buchi nascosti e la temibile e scivolosissima erba localmente chiamata "ulinna", completano il quadro di un percorso piuttosto malagevole.
Felci ad altezza uomo !!!



La fitta vegetazione però non incuteva nei due alcun timore: il Varda era infatti noto anche come il "cacciatore di sentieri", mentre Laura de Roma era una giovane promessa dell'arrampicata che godeva la fama di spericolata avventuriera
Il mix tra i due era perfetto: l'entusiasmo e le capacità sulla roccia di Laura consentivano infatti al Varda di ampliare il raggio d'azione delle sue esplorazioni a terreni più prettamente alpinistici, mentre l' esperienza e la  buona conoscenza del territorio del piemontese permettevano alla romana di conoscere sempre meglio il territorio delle valli Orco e   Soana. L'obiettivo della giornata era quello di visitare il mitico "regno delle placche", terreno di caccia prediletto del Varda.
- "Sai, mi sembra di essere un pò come nei film di Indiana Jones..." - disse Laura
All'alpe Boiretto inferiore, sfida boulder superata!
Giunti nei pressi dell'alpe Boiretto inferiore,  incontrarono una simpatica mandria di manze e manzette; vicino ai ruderi, un masso attirò la loro attenzione: ed ecco che lì per lì il Varda lanciò  l'idea di una "sfida boulder"( cioè arrampicarsi sul masso - ndr ), che naturalmente venne superata senza problemi da entrambi...

Dall'alpe Boiretto superiore, uno sguardo al terreno di salita

Alpe Boiretto superiore




Il percorso ora si era fatto molto più agevole ed evidente grazie alla vegetazione d'alta quota,  più bassa e rada, ed all'ambiente aperto nel quale si svolgeva.  Proseguendo lungo il sentiero toccarono quindi l'alpe Boiretto superiore, ormai ridotta a ruderi, per  poi giungere nell'ultima parte del vallone, già facente parte del meraviglioso regno delle placche.  
Qui infatti il terreno comincia ad essere caratterizzato dalla presenza di magnifiche placche di gneiss, sempre più grandi e sempre più continue. Nella parte alta del vallone del Boiretto si trovano davvero gli scorci più spettacolari dell'intera valle di Ribordone.
Poco oltre i ruderi, ecco che Laura de Roma , osservando una parete lì vicina, lanciò l'idea di una nuova sfida, consistente nell'arrampicata in fessura, sfida alla quale il Varda non potè sottrarsi, avendo poco prima lanciato quella "boulder"!


Arrivo alla bocchetta del Boiretto

Se per la romana superare la sfida fu un gioco di ragazzi, la cosa si rivelò decisamente più complicata per il piemontese, poco avvezzo alla disciplina , tanto che concluse l'ultimo passaggio per raggiungere la sommità della parete ( a dire il vero un pò atletico)   con qualche brivido ed un pò d' adrenalina, tali da renderlo per qualche istante tremebondo.
Arrivo alla bocchetta del Boiretto

Arrivati infine alla bocchetta del Boiretto, valico che mette in comunicazione il vallone del Boiretto con quello delle Losere ,ecco che fecero  mostra di sè il Gran Paradiso ed il sottostante lago delle Losere. Da un punto di vista meteorologico la giornata era perfetta: un cielo blu intenso, del tutto privo di nuvole!

    Dalla bocchetta del Boiretto: in primo piano il Lago Losere, a dx la Piata di Lazin, al centro il Moncimour ed a sx il Gran Paradiso

2 Alla bocchetta Fioria

Dopo un breve tratto in discesa...


























Dalla bocchetta del Boiretto, lanciando uno sguardo verso il versante Eugio occupato dal vallone delle Losere, risulta subito evidente l'origine del toponimo:estese placche di gneiss, quasi senza soluzione di continuità, occupano  la superficie a perdita d'occhio.   
...  contornando spettacolari pareti rocciose.

Estrema libertà
Proseguendo lungo la  traccia, sempre segnata da bollini rossi ,dopo un breve tratto in discesa  tra erbe e pietrame in direzione del lago Losere, Marco e Laura cominciarono a risalire in direzione della bocchetta Fioria lungo un largo canale erboso, contornando imponenti pareti rocciose. 
Ma ciò che vedevano alla loro sinistra era ancor più accattivante: l'immensa distesa di placche di gneiss! E così, senza esitazione, decisero di attraversare il canale e salire da quella parte
Quello sulle placche era un cammino privo di ostacoli, a pendenza variabile e di libera interpretazione; la ruvida superficie rocciosa  , così adatta alla progressione, dava sicurezza ad ogni passo, anche nei punti più ripidi: si provava una sensazione di estrema libertà, unita  ad  un forte legame con la montagna ed i suoi elementi, tanto forte da sembrare di  non poter essere sradicato da alcuna entità entità, fosse essa divinità, uomo, animale, cosa o forma di energia.
Sulle infinite placche...


Pareva loro di essere degli aquiloni dal filo di infinita lunghezza, saldamente in mano ad  immaginari bambini che li guidavano nell'aria.
Oasi nella roccia

In un piccolo pianoro erboso, una minuscola pozza d'acqua, contornata dai bianchi fiocchi degli eriofori, apparve come un'oasi nel "deserto" di roccia; da qui in breve giunsero alla bocchetta Fioria, passaggio che mette in comunicazione il vallone di Lazin con quello dell'Eugio\Losere, dove a sorpresa incontrarono altri due esseri umani. 
- "Buongiorno"- li salutarono Marco e Laura
- "Sentivamo delle voci e delle grida e ci siamo preoccupati..."
- "Scusateci, eravamo noi! Davvero non pensavamo di incontrare anima viva da queste parti! Ma voi da dove arrivate ?"
- "Da Boschiettiera, passando per la bocchetta delle Mule. Siamo fiamminghi! Ora andiamo al lago Gelato e poi torniamo dal vallone di Umbrias. E voi?"
- "Gran bel giro ! Noi siamo diretti alla Piata di Lazin! Buon proseguimento!"
-"Buon proseguimento!"
Autostrada con vista Gran Paradiso




3 Alla Piata di Lazin

Dalla bocchetta Fioria il percorso prosegue lungo quella che è a tutti gli effetti un'enorme cresta, talmente larga e con pendenze così dolci da essere difficilmente delimitabile, individuabile, quasi un'autostrada  asfaltata con placche di gneiss !
Tutto attorno è magnifico anche il panorama, che va dal gruppo del Gran Paradiso, alle montagne della val Soana fino al Monte Rosa ed al Cervino; sporgendosi sul lato Eugio  si cominciano a vedere anche i bellissimi laghi glaciali del vallone.

La Piata si avvicina
 
Marco e Laura continuarono così a camminare comodamente sulla larga cresta, fino a giungere in prossimità dell'ultimo pendio di pietrame che porta in cima alla Piata.
La Piata ed i patterned ground

La Piata di Lazin è un'enorme spianata, un campo da calcio a 3108 m di quota, un ambiente lunare; le rocce presenti sulla sua superficie, sotto l'azione dei cicli di gelo e disgelo, formano dei curiosi cerchi di pietra, denominati "patterned ground".
Ammaliati dalla bellezza del luogo e del panorama, i due giovani decisero di concedersi una bella pausa, quando l'orologio segnava le 14,00: tra sfide e pause contemplative e/o fotografiche varie , ben 7 ore erano letteralmente volate! 
Dall'estremità della Piata, vista verso il Gran Paradiso e la catena degli Apostoli
Tirati fuori dagli zaini i loro pranzi al sacco, cominciarono quindi a ragionare su quale percorso intraprendere in discesa...
-" Certo che arrivare qui è già un bel tiro!Potremmo anche tornare dalla stessa parte, oppure potremmo scendere ai laghi Losere e d'Eugio e poi fare ritorno dall'Arzola"
- "Per me è lo stesso: io qui non ci sono mai stata, mi fido di te!"
-" Con una giornata così non sarebbe male proseguire per cresta , raggiungere il passo del Lago Gelato, scendere dal vallone dell'Eugio e poi tornare dall'Arzola. In fin dei conti fin qui siamo arrivati bene, non siamo stanchi e le giornate sono ancora lunghe. Avevo chiesto informazioni al mio amico Loris, riascoltiamo insieme il suo vocale..."
- "Certo che solo così è difficile farsi un'idea precisa..."
- "Comunque il punto è che la cresta è quasi interamente camminabile ; ci sono alcuni tratti un pò esposti e poi ci sarà un pò da ricercare il passaggio per accedere al passo , ma sono convinto che io e te assieme possiamo farcela! Alla peggio, facciamo dietrofront"
Panorama sul Lago Gelato
Il demone del ravanamento aveva colpito ancora il cacciatore di sentieri ! Più pericoloso del semplice morbo, esso abitava da tempo immemore quei luoghi abbandonati dall'uomo, sempre in agguato per sorprendere gli incauti visitatori. 
Il Lago Gelato, visto da qui , sembra  un tesoro blu racchiuso entro una ciclopica fortezza di roccia, sembra sfidarti: "sei in grado di raggiungermi, o viandante ? " Forse il demone vive entro quelle acque cristalline...
Dulcis in fundo, ecco che a sopresa il Varda tirò fuori dallo zaino una diamonica e cominciò a suonare ( per come riusciva ):  un inno alla libertà, alla montagna, alla vita...




4 Al Passo del Lago Gelato

Dall'estremità nord della Piata, alcuni ometti in pietra indicano l'attacco della successiva cresta per il Passo del Lago Gelato. Si tratta di una cresta di blocchi e massi accatastati, in cui è necessario qua e là utilizzare le mani per la progressione, e con tratti abbastanza esposti in particolare sul versante Eugio.


sulla cresta




"Cercate per quanto possibile di farla camminando seguendo il filo e non fatevi tirare a scendere verso l'Umbrias, che poi sotto ci sono i salti". Con questa semplice frase, Loris de Lazinet aveva fornito ai due viandanti la chiave per non commettere errori di percorso.
Il percorso di cresta si rivelò  molto piacevole, offrendo divertenti passi di facile arrampicata, uno stimolante  pizzico di adrenalina grazie all'esposizione e la soddisfazione della ricerca costante del passaggio migliore , non essendoci un percorso prestabilito nè obbligato.
Giunti quasi al fondo della cresta, quando essa rimonta per poi interrompersi bruscamente in corrispondenza del passo, Marco e Laura cominciarono ad abbassarsi in maniera guardinga, alla ricerca del passaggio d'uscita verso il colle ( Loris aveva parlato di un camino):a maggior ragione ora, dopo tante ore di cammino, diventava ancor più fondamentale risparmiare le energie per evitare errori di percorso che sarebbero stati pagati al prezzo di faticose risalite!




Verso il passaggio d'uscita

Individuato il passaggio d'uscita verso il canalone adducente al colle,  che effettivamente richiese una breve disarrampicata, Marco e Laura  guadagnarono il passo con un'ultima faticosa risalita tra gli sfasciumi. Ancora una volta, come non fermarsi ad ammirare per bene il panorama ? Non sono posti dove ci si può andare tutto l'anno od una volta alla settimana.

Un'ultima faticosa risalita

Il lago Gelato



Scendendo dal passo verso il Lago 




5. Il lago Gelato

Il lago Gelato, posto ad una quota di 2846 m, è il più grande lago naturale del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Da qualunque parte lo si voglia raggiungere,  è necessario affrontare escursioni con grandi dislivelli e spostamenti notevoli, su terreno malagevole, spesso in mancanza totale di qualunque sentiero o segnaletica.
Dal passo omonimo, per un pendio di sfasciumi fini non eccessivamente ripido si raggiungono le sponde del lago: una spiagga di....manco a dirlo, placche!
Come resistere alla tentazione di mettere i piedi a bagno, anche se per poco , dato che l'acqua è freddissima ? 
Piedi a bagno...



- "Bisognerebbe tornare qui in un periodo ed in un orario giusto per fare proprio il bagno. Ma si potrà fare ? "
-" Si , nelle ore centrali ed in estate si, a patto di non rimanere troppo tempo nell'acqua, del tipo che si entra e si esce"

Due dei laghi Bort

6. Dal Lago Gelato all'alpe dei Fons

Il vallone dell'Eugio, nel tratto tra il lago Gelato e l'alpe dei Fons è tutto una "losa" e la discesa su queste immense placche  una vera goduria : bisogna soltanto fare attenzione a non farsi attirare nella parte centrale del vallone, dove sono presenti numerosi salti che potrebbero costringere, naturalmente, a dispendiose risalite. 
Il primo dei laghi Bort
...sulla spiaggia di placche al calar della sera...
Tale rischio non sussisteva per Laura e Marco, data la buona conoscenza del territorio del "cacciatore di sentieri"; considerato poi che il tempo cominciava a "stringere", toccato uno dei bei laghi Bort  decisero di rinunciare a toccare le sponde degli altri laghi minori e del grazioso lago Boccutto, puntando direttamente all'alpe dei Fons, ove avrebbero potuto fare rifornimento di acqua, dato che l'avevano finita!
Alpe dei Fons\1
Una vasta placca pressoché pianeggiante dava l'impressione di trovarsi su una spiaggia sospesa sull'orizzonte al calar della sera. Come non soffermarsi almeno per un attimo ? 
Alpe dei Fons
All'alpe dei Fons si arriva con ultimo traverso  verso ovest, lungo i resti della "strada delle vacche", un tempo ben sistemata ove necessario con scalini e puntali di ferro per consolidarli. La disposizione e la tipologia delle costruzioni che la compongono è davvero singolare ;  bellissima poi la posizione panoramica del rustico col tetto ad una falda ancora non crollato. Tali costruzioni sono così ben integrate nel territorio circostante che sembrano essere spuntate naturalmente da esso, come dei funghi dal terreno.
Dopo aver fatto rifornimento d'acqua ed una breve pausa, Marco e Laura ripresero il cammino: non vi era infatti tempo da perdere!!!

5. Dall'alpe dei Fons al lago Nero

Il "cacciatore di sentieri" sapeva infatti bene che la parte più difficile del percorso cominciava ora: se prima , pur in mancanza di sentiero e segnaletica, si camminava su superfici comode, ora era necessario discendere ripidi pendii di scivolosa erba ulinna, avendo a disposizione un  sentiero di fatto inesistente, fino all'alpe Leyner. E dopo l'alpe Leyner , le cose sarebbero peggiorate ancora, poichè le "ulinne" avrebbero lasciato spazio ad un inestricabile arbusteto di rododendri, ginepri e mirtilli fin quasi al lago d'Eugio.
Essendo ormai ben chiaro che non si sarebbe riusciti a rientrare di giorno a Ribordone, era fondamentale raggiungere il sottostante lago d'Eugio, dove riprendevano segnaletica e rete sentieristica, prima del calar della notte.Una sorda inquietudine pervadeva ora Marco , anche se non lo dava a vedere: il battito accelerato del cuore, il respiro a tratti più affannoso; il buonumore non abbandonava invece Laura, magari un pò stanca ma sempre ottimista.
La notte cala inesorabilmente sulla conca del lago Nero
Pur essendo arrivati all'alpe Leyner  abbastanza bene e mantenendo un discreto ritmo di discesa, le aspettative  riguardo al calar della notte dovettero essere ridimensionate: ora l'obiettivo realistico era quello di arrivare almeno all'inizio lago Nero prima di notte.
Ecco che diventava ora necessario non sbagliare più nulla: perdere la pur esile e sporca traccia avrebbe significato raddoppiare i tempi e triplicare la fatica!
Il lungo lago Nero viene così chiamato sia per via del colore scuro delle sue acque che per la possente parete scura che si trova al suo fondo; il "sentiero delle vacche"che serve l'alpe Leyner passa proprio a ridosso del precipizio determinato dalla parete suddetta, per poi costeggiare più o meno la sponda dx idrografica del lago.
Come da "programma aggiornato", il piemontese e la romana raggiunsero il fondo del lago Nero al calar della notte.
La notte al fondo del     Lago Nero


6. Into the dark - nella notte

Avete mai fatto caso a come il buio calmi gli animali , li faccia sentire al sicuro ? Ecco,lo stesso accadeva forse ora a Marco . E poi , essendo ormai notte fatta, non aveva più alcun senso preoccuparsi per il suo arrivo: non c'era null'altro da fare che concentrarsi al massimo per non perdere il sentiero e scendere il più in fretta possibile, portando a termine  la caccia di sentieri più importante e difficile mai fatta nella sua vita, una sorta di capolavoro forzato del ravanamento.
E' difficile descrivere con parole il turbinio di emozioni causate dal trovarsi di notte su un percorso rognoso ed accidentato, praticamente senza sentiero e con il concreto rischio di passare la notte svegli od all'addiaccio: la concentrazione massima nel non smarrire la giusta traccia di Marco, la strenua forza di volontà di Laura nel non lasciarsi vincere dallo sconforto e dalla stanchezza, cercando di seguire fedelmente  ogni passo, anche prendendosi  per mano laddove necessario; l'aiuto ed il conforto reciproco... 
Per Marco poi era assolutamente emozionante il solo fatto di trovarsi di notte su quel percorso, fatto così tante volte di giorno, anche se si sentiva tremendamente in colpa per aver valutato male i tempi e la situazione! Anzi, a pensarci bene la realtà è che questa volta Marco non aveva fatto alcuna valutazione, vuoi per  l'influsso del demone del ravanamento, che evidentemente causa la perdita del senso del tempo, vuoi perché non solo la montagna quel giorno era in cima ai suoi pensieri.  
Grazie al cielo Laura aveva con sè una pila frontale, e grazie a non so cosa Marco non sbagliò mai sentiero, almeno fino al pianoro del lago d'Eugio. Qui incontrarono una mandria di vacche , le quali  vedendoli arrivare di notte e con la luce della pila cominciarono ad agitarsi, trasmettendo in parte il loro stato d'animo anche ai due viandanti ormai molto provati, sia fisicamente che psicologicamente. Questo fattore, unito al diffuso calpestio delle vacche nei pressi del lago , fece sì che i due smarrissero la traccia proprio alla fine, mettendoli ancora una volta alla prova con un'ulteriore fatica supplementare, che per giunta era anche irritante essendo ormai giutni in vista della diga con le sue luci!
Quando raggiunsero la casa di guardia, erano circa le 22,00; dovendo entrambi lavorare il giorno dopo, non poterono però accettare l'offerta di passare lì la notte, ma di buon grado e con grande appetito mangiarono un piatto di pasta  e bevvero dell'acqua fresca!




Affrontare la risalita per l'Arzola era ormai impensabile date le condizioni fisiche: per fortuna i guardiani li informarono che  il sentiero che raggiungeva il lago d'Eugio dal fondovalle era appena stato pulito e risegnato, una vera e propria manna dal cielo, il segno ulteriore di un destino propizio!
Ora si trattava soltanto di tenere duro, di fare attenzione a non farsi male per via della stanchezza , poichè non vi era più alcun pericolo di smarrire il sentiero; a Cussalma un'auto guidata dalla cugina di Marco , li aspettava per ricondurli alla frazione Ciantel di Ribordone. Giunsero a Cussalma alle 2,00, stanchi ma entusiasti; ed il giorno dopo, nonostante tutto, puntuali ed motivati ai rispettivi appuntamenti lavorativi. Chi la dura, la vince ! I misteri del regno delle placche erano stati svelati, la  notte dell'Eugio sconfitta! 
 Arrivederci ed a presto con le Storie!