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venerdì 23 febbraio 2018

Lago d'Eugio con le ciaspole ( Escursioni non per tutti n°15)

Premessa

L'inverno 2017-2018 è stato sin qui mite e ricco di precipitazioni nevose  , ragion per cui in quota il manto nevoso è piuttosto consistente:  al momento in cui scriviamo sono presenti circa 205 cm di neve al suolo al lago Agnel , in alta valle Orco ( come risulta dai dati meteorologici forniti in tempo reale dall'Arpa Piemonte  ) . 
Nei pressi del lago d'Eugio è  proprio il caso di farsi una fotografia 
Il  vallone dell'Eugio , dal punto di vista delle escursioni con racchette da neve e dello scialpinismo, si presenta come una zona poco praticabile:  per accedervi si è costretti a partire a bassa quota, dall'imbocco del vallone , essendo le altre vie di accesso estive più comuni  ( Arzola, Colla ) molto pericolose ; la parte alta del vallone poi, stretta e contornata da un susseguirsi di ripidi versanti e canaloni, appare decisamente proibitiva.
L'unica opzione possibile rimane dunque quella di raggiungere il lago d'Eugio dal fondovalle , possibilmente a ridosso di una nevicata che abbia raggiunto anche le quote più basse con  quantità di neve e temperature adatte , oppure quella di rassegnarsi a portare sci e\o ciaspole a spalle per almeno metà del percorso ( se non di più). 
Sfortunatamente anche il sentiero estivo "normale" , con partenza dalle frazioni di Locana Roncore o da Cussalma , è  sconsigliabile in presenza di neve: a ridosso di una nevicata si sarebbe infatti costretti a passare in corrispondenza di numerosi e ripidi canaloni nella parte intermedia del percorso ed ad affrontare il  ripido pendio che dall'alpe Pis porta alla pista carrozzabile ; a congrua distanza da una nevicata, data la bassa quota e la prevalente esposizione sud e sud-est di buona parte del percorso, la prospettiva sarebbe quella di una massacrante salita su neve bagnata e sfondosa.
Vista della zona in cui arriva il Gta dall'Arzola: la foto si commenta da sola...
La scelta migliore rimane dunque quella di percorrere integralmente la dorsale spartiacque Orco-Eugio sino al pozzo piezometrico , per poi raggiungere  la diga  lungo la pista carrozzabile ( facendo però sempre attenzione al bollettino valanghe ed informandosi sulla situazione locale, visto che tale pista attraversa diverse valanghe) . Ed è la scelta che abbiamo fatto noi...


Da Cussalma alla Pezza dal Bros 

Cartografia affiancata scala 1:10.000 - parte bassa ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 
Rampichino alpestre 
Essendo notevole la distanza tra l'ultima nevicata e la data della nostra escursione, sapevamo bene di dover portare a lungo a spalle le nostre ciaspole, sicuramente fino alla Pezza dal Bros ( "Pezza" sulla carta Mu Valle Soana 1:20.000) . Questo primo tratto, a dispetto del trasporto racchette da neve , rimane comunque il più facile e meno faticoso della giornata, ragion per cui lo affrontiamo con la giusta calma, chiacchierando intensamente per favorire l'ossigenazione del corpo. 
Ho già ampiamente descritto questa parte del percorso qui  ; arrivati alla Pezza dal Bros ci soffermiamo ad osservarne gli edifici ed a salutare un socievole rampichino alpestre ( Certhia familiaris ) , alla ricerca di ragni ed insetti sul tronco di un albero . 
Albero di Natale dimenticato
All'interno di un rustico con il tetto completamente crollato sembra quasi che i proprietari, prima di abbandonarlo, abbiano deciso di piantarvi  un albero di Natale .
Il tubo dell'acquedotto
Memore delle peripezie affrontate l'anno precedente lungo il medesimo percorso , quando a monte delle case avevo proseguito direttamente lungo la dorsale trasformandomi in cinghiale ,  con tanto d'incontro ravvicinato con due grossi esemplari nel fitto della boscaglia ( forse volevano salutare un loro simile) ,  oggi cerco un passaggio più agevole, anche se non ci spero troppo. Per fortuna si tratta di un tratto breve! 
Superato il nucleo di case ,  situato all'interno di un magnifico bosco di abeti rossi ( "Pesse" in piemontese - da qui il toponimo  "Pezza") , proseguiamo per un breve tratto lungo il sentiero in direzione dell'alpe I Pis ( presenti dei segni rossi ) , grosso modo coincidente con il percorso della roggia\acquedotto che serviva le borgate della zona. 
Dell'acquedotto è ancora sovente visibile il tubo; nelle vicinanze sentiamo un rumore di acqua che scorre: guardando più attentamente scopriamo che almeno fino a qui un pò  ancora ne arriva , tramite una perdita .

Dalla Pezza al Pozzo

Cartografia affiancata  scala 1:10.000 - parte alta ( fonte: Portale Cartografico Nazionale) 

Arrivati in corrispondenza di una zona caratterizzata dalla presenza di un bosco più rado e di alcuni terrazzamenti , abbandoniamo il sentiero per I Pis e cominciamo a risalire direttamente il pendio, coperto da una fitta boscaglia di noccioli.
Il percorso si dimostra più agevole del previsto, con un tracciato a svolte strette e ripide  abbastanza evidente, che non costringe a camminare chini  strisciando tra gli arbusti , limitando il "ballo del cinghiale" entro una soglia tollerabile, tant'è che non sarà necessario estrarre dallo zaino l'arma, cioè la roncola : per facilitare il percorso delle mie compagne d'avventura sarà più che sufficiente rompere qua e là dei rami secchi. Ancora una volta si dimostra azzeccato il motto del ravanatore: "nel dubbio, rimani nel bello", motto chiaramente da non prendere alla lettera ma da utilizzare "cum grano salis".
Ciò che resta delle vecchie superfici prato\pascolive ( foto d'archivio) 


Ci troviamo  su ciò che resta di un sentiero che in passato doveva essere  molto ben marcato e che, a giudicare dalla cartina, dovrebbe essere quello che conduceva alle alpi Montagnè . Superata la zona dei noccioli, ci ritroviamo all'interno di un boscaglia più rada,  dove la progressione diventa più agevole e sono ben visibili le vestigia delle superfici prato\pascolive che un tempo occupavano gran parte della dorsale Orco \Eugio.
Ruderi di una costruzione
Qui vicino si trovano anche i ruderi di una costruzione, che oggi non rintracciamo ( nè possiamo perdere tempo a farlo visto che l'escursione è lunga ) , ma della quale posto comunque una foto d'archivio: nel caso la incontraste, avrete la conferma di essere "nel giusto".
Da questo punto in poi non rinveniamo più un sentiero vero e proprio: anche sulla cartina Igm quello per le alpi   Montagnè svolta a destra, mentre noi continuiamo lungo la dorsale,  che mano mano si fa più ripida e rocciosa,  raggiungendo in breve i ruderi di un'altra costruzione ricavata accanto ad un grande masso .
  
Ruderi della costruzione accanto al grande masso /1 


Ruderi della costruzione accanto al grande masso ( che lose ! ) \2

La costruzione appare divisa in due scomparti, con in fondo a destra quello che potrebbe essere un piccolo ripostiglio ; a giudicare dall'altezza dell'entrata,  sembrerebbe una piccola  stalla utilizzata  sia per il ricovero di capre e\o pecore  ( a sx  ) che del pastore ( vano  con " ripostiglio"): di certo non saranno state più di 4 o 5 capre, massimo una decina nel caso fosse stata totalmente impiegate per gli ovicaprini.
Arrivati in vista del piano inclinato che sale dalla centrale di Rosone dell'Iren  e  poi della pista che dall'arrivo del piano inclinato conduce alla diga d'Eugio,  non ci resta che salire a vista in direzione di quest'ultima. 
Stazione di arrivo del piano inclinato Rosone- Testa d'Aj - Pozzo ( foto d'archivio) 
Lungo tutto il percorso dalla Pezza in poi abbiamo trovato qua e là zone innevate ma, eccezion fatta per alcuni punti all'ombra nei pressi della borgata al mattino, le temperature miti e la scarsa consistenza del manto nevoso non hanno reso necessario l'utilizzo di ciaspole o ramponi: d'altronde qui siamo in piena esposizione sud - sud est. Comunque in caso di temperature rigide e scarso innevamento avere dietro dei ramponi potrebbe tornare molto utile in  caso vi fossero tratti ghiacciati e\o con neve dura.

Il pozzo piezometrico 

Il pozzo piezometrico e la casa di guardia del pozzo

Dall'enciclopedia Treccani: " opera idraulica che si inserisce lungo le condotte in pressione per smorzare gli effetti dei colpi d'ariete (...) negli impianti idroelettrici ad alta caduta il pozzo piezometrico è posto tra la galleria di derivazione  e condotta forzata, ed è costituito da una condotta verticale con sbocco all'aria libera; il suo scopo è quello di diminuire le sovrapressioni dovute ai colpi d'ariete nella condotta forzata  e pressoché di annullarle nella galleria di derivazione ".
A questa condotta forzata afferiscono non soltanto le acque provenienti dal serbatoio dell'Eugio (  1900 m.s.l.m , 4,95 milioni di mc)  ma anche quelle del serbatoio di Telessio ( 1917 m.s.l.m , 23 milioni di mc ) : l'impianto Telessio - Eugio - Rosone sfrutta un salto di 1217 m ; nella centrale di Rosone sono installati due gruppi da 41,2 MW di potenza ciascuno, con capacità produttiva di circa 200 GWH / anno ( http://www.irenenergia.it/ChiSiamo/Attivita/EnergiaElettrica/ImpIdroelettrici.html ) .
Presso il pozzo vi è anche la casa di guardia: un tempo dei guardiani erano presenti in pianta stabile anche qui, così come presso la stazione intermedia del piano inclinato a Testa d'Aj.

Dal pozzo al lago

Arrivati sulla pista che conduce alla diga, ecco che la quantità di neve presente aumenta repentinamente e "finalmente" calziamo le ciaspole: ora non ci resta che percorrerla fino al lago, godendoci il panorama ed il paesaggio. Ho messo "finalmente" tra virgolette poichè nelle condizioni da noi incontrate la cosa migliore era riuscire ad arrivare sin qui senza dover utilizzare le racchette da neve.

Lungo la pista: vista verso la dorsale Carello-Cialma ( in secondo piano a dx)  e la spartiacque Orco -Lanzo, dal monte Cimero ed Uja di Corio ( a sx ) fino alla Rocca Maunero ( a dx )
Lungo la pista: uno sguardo verso il basso vallone dell'Eugio nei pressi del "trivio"
Camosci nel vallone




Curiosità: tutti i mezzi pesanti necessari alla costruzione della diga dell'Eugio - camion, escavatori etc - vennero trasportati smontati lungo il piano inclinato e poi riassemblati in loco, sfruttando la pista carrozzabile per raggiungere il luogo dei lavori. 


Camoscio a Colmetta




La pista carrozzabile,  sostanzialmente pianeggiante o quasi , raggiunge  il serbatoio dell'Eugio in leggera salita ;  il suo impatto paesaggistico è tutto sommato modesto, come potrete intuire osservando le ortofotocarte, risultando sostanzialmente "camuffata" all'interno dei ripidi pendii attraversati.    Oggi, con varie motivazioni, si costruiscono piste paesaggisticamente  molto impattanti e costose ( con altrettanto ingenti costi di manutenzione periodici ) , magari al servizio di impianti idroelettrici con modesta pendenza installata ( mini e micro idroelettrico) .
Alpe Eugio sotto la neve
Alcuni galli forcelli maschi "volano" al nostro passaggio ed a più riprese possiamo sentirne il canto;  sopra di noi , in direzione di Colmetta , e più in basso  nel vallone possiamo osservare gruppi di camosci.
Arrivo al lago ( vista verso la parte alta del vallone ) 



La casa di guardia del lago d'Eugio
Man mano che ci avviciniamo al lago ( in presenza di neve ci vuole almeno mezz'ora di cammino dal pozzo per raggiungerlo) la quantità di neve aumenta; il lago è bianco, coperto di neve: uno spettacolo da vedere! 


Arrivano le nuvole...

Consumato un veloce panino, facciamo dietrofront, proprio mentre le nuvole che al nostro arrivo insistevano ancora sul Moncimour hanno ormai raggiunto la conca occupata dal lago. 
Al ritorno: vista verso l'alpe Montagnè di sopra (riuscite a vederla in mezzo ai larici ? ) 
Il percorso di ritorno lungo la pista, complice la pista battuta al mattino e l'abbassamento delle temperature, si rivela molto meno faticoso rispetto all'andata, ma altrettanto suggestivo: ora infatti  nevischia, con il verde intenso degli abeti rossi a fare da sfondo.
Mentre ci avviciniamo alla fine della pista, non possiamo fare a meno di dare uno sguardo alla dorsale percorsa in salita: abbiamo camminato per un bel pezzo! 
Uno sguardo verso la dorsale di salita
Abbandonata la pista, riprendiamo il percorso fatto al mattino, che riusciamo a seguire abbastanza fedelmente ,  raggiungendo senza troppi intoppi la Pezza, sotto una fine nevicata. 
Nevica nel bosco\ effetti dello scirocco

Anche qui i venti di scirocco hanno causato qualche trauma ai boschi! Visto che la debole nevicata sta rendendo molto fiabesco il paesaggio, decidiamo di fare una breve variante in discesa, a raggiungere la chiesa del Fuet, della quale abbiamo già parlato diffusamente qui , passando per la borgata Ceresa . La vecchia mulattiera c'è e si vede, ma non sempre è percorribile. 
Chiesa di San Bernardo, San Domenico e Madonna del Carmine al Fuet 
Anche la spianata su cui sorge la chiesa comincia ad avere qualche problema nei muri di sostegno.
Dal Fuet lungo il sentiero recentemente segnato e ripulito facciamo ritorno a Cussalma, quando ormai è diventata notte ( le giornate sono ancora corte ).


Arrivando a Cussalma, vista verso la centrale di Rosone ( da smartphone) 

Conclusioni

Il lago d'Eugio con la neve è bellissimo , uno spettacolo da vedere , ma non è  per tutti, come ampiamente spiegato in premessa, ragion per cui sconsiglio fortemente a chiunque di intraprendere questo itinerario senza l'ausilio di una persona esperta del luogo , eccezion fatta per  i "cani da sentiero" e gli escursionisti in grado di trasformarsi  in cinghiali ( due figure spesso coincidenti) , i quali  forse riuscirebbero a cavarsela senza troppi graffi e fatica. 
Non ci credete ? Allora provate! Arrivederci ad a presto con le Storie! 

martedì 29 dicembre 2015

Lago d'Eugio dalla Pezza - via del cinghiale ( Escursioni non per tutti 5).

Raggiungere il lago d'Eugio da Locana, cioè lungo l'omonimo vallone, è ormai da molto tempo una di quelle escursioni "misteriose" che pochi osano affrontare, a causa della sinistra fama che circonda il percorso, fama dovuta al "sentiero sporco e poco visibile"  ed a numerose piccole disavventure occorse a gruppi di intrepidi frequentatori negli anni passati.  
Ciononostante il lago d'Eugio da Locana continua ad essere una meta  molto ambita ed agognata , almeno a livello locale, vuoi per l'alone di mistero che circonda la valle più bella del mondo ,vuoi perchè il pensiero che uno sbarramento artificiale sia così difficilmente raggiungibile costituisce certamente un divertente paradosso. 
Per completezza d'informazione, mi sembra doveroso fornire una precisazione storico-naturalistica: il serbatoio dell'Eugio, avente una capacità di 4,95 milioni di mc, è entrato in servizio nel 1959; prima della costruzione dell'invaso era  presente un lago naturale di dimensioni più ridotte, nei cui pressi si trovava l'Alpe del lago, oggi sommersa e visibile costeggiando il fianco sinistro idrografico del bacino quando vi è poca acqua ( maggiori informazioni sul sito di Iren energia).
Diga Eugio 23-12-2015
A causa della "sinistra fama" di cui parlavamo poco sopra, il lago d'Eugio viene di preferenza raggiunto sul percorso della Gta , quindi partendo dalla borgata Posio attraverso il monte Arzola nel comune di Ribordone  oppure dalla frazione Valsoani di Locana passando per il vallone di Praghetta e l'alpe Colla, sede di un panoramico casotto del Pngp, il che è un vero peccato visto che per risolvere la cosa basterebbe pulire un pò di più il sentiero. Purtroppo, parafrasando  Cosimo de' Medici, i sentieri non si puliscono "con i paternostri".
Elaborazione M.Varda su  cartografia IGM 1:25.000 
Alcuni anni fa avevo descritto la "via normale" da Locana su Gulliver, una descrizione ancora perfettamente valida ma che  necessiterebbe di qualche aggiornamento ( cui spero di poter provvedere al più presto); il mantenimento del sentiero, specialmente per quanto riguarda la parte finale ( cioè dall'Alpe I  Pis fino alla carrozzabile pozzo-diga) , è dovuta all'opera di pulizia svolta dall'allevatore che tutte le estati porta manze ed asciutte a pascolare nel vallone, negli alpeggi  di proprietà della sua famiglia. E' quindi una buona idea, se volete raggiungere il lago d'Eugio da Locana, provare a farlo dopo il passaggio della mandria, ricordandovi di ringraziare, dal più profondo del cuore, chi vi ha fatto strada a vostra insaputa.
Comunque, e dovreste saperlo bene, tutte le strade portano all'Eugio, per cui sono numerosi i percorsi che lo storicamente lo raggiungono\ raggiungevano lungo l'omonimo vallone, variamente intersecati tra loro: 
  • la vera "via normale", descritta sulla mitica guida del Cai\Tci,  che passava dall'Alpe Fioria, posta sul versante sinistro idrografico anzichè dall'alpe I Pis;
  • la "scorciatoia" dal ponte di Uget, con il ripidissimo sentierino che conduceva al rudere di quota 1535 ed il successivo traverso all'alpe Fioria;
  • il sentiero che dalla Pezza saliva alle alpi Montagnè;
  • la mulattiera che dal ponte di Uget raggiungeva Pianfè;
  • il sentiero che dalla Pezza raggiungeva i Pis passando per il Cudrai.
E l'elenco potrebbe continuare!
Inizio del sentiero Pezza dal Bros - Pis
Così, alle porte del Natale , il giorno 23 dicembre 2016, ho deciso di concedermi il gusto di un'esplorazione in solitaria lungo percorsi da tempo abbandonati , approfittando anche di questa strana stagione con assenza di neve e temperature sopra la media. L'obiettivo era quello di salire al lago d'Eugio passando per il sentiero Pezza-Pis, per poi scendere dall'Alpe Fioria.
Vasca acquedotto
Partito da casa non di buon'ora ( ho infatti il privilegio di vivere praticamente alla confluenza dell'Eugio nell'Orco) , dopo aver raggiunto la borgata  Balmetta ho imboccato la  comoda e panoramica mulattiera per la Pezza, oggetto di un ottimo lavoro di ripulitura la scorsa primavera, che ho percorso per intero fino alla località Cappella, lasciando poco prima alla mia sinistra il percorso segnalato che in breve conduce alla frazione Fuet, sede della chiesa dedicata a San Bernardo, San Domenico ed alla Madonna del Carmine e, più indietro nel tempo, sede di una scuola elementare dapprima autonoma e stabile, poi condivisa con quella di Veso ( gli alunni frequentavano metà anno scolastico al Fuet e metà a Veso), infine chiusa, complice la struttura fatiscente e la diminuzione degli alunni, a favore della sede di Veso.  A questo punto occorre fare un'ulteriore precisazione di tipo storico\geografico spicciolo: localmente con il termine "Pezza" vengono indicate tutta una serie di borgate ed alpeggi posti a cavallo tra la valle dell'Orco ed il vallone dell'Eugio; serie nella  quale alcuni includono anche le frazioni Veso e Balmetta ( ma non c'è unanimità al riguardo).
Cappella è una piccolissima borgata ( due case di numero), caratterizzata dalla presenza di una piccola edicola votiva in pietra, ormai ridotta a rudere ( sarebbe interessante riuscire a ricostruirne l'intitolazione), posta al punto di raccordo tra la mulattiera proveniente da Balmetta e la mulattiera che collega tutte le borgate della Pezza poste lungo lo spartiacque Eugio-Orco, e cioè Pianfé, Cappella, Suc e la Pezza "dal Bros", dove "Bros" sta ad indicare il cognome Perucca, localmente molto diffuso.
Tutto in ordine
 Da Cappella, passando per Suc si raggiunge quindi in breve la Pezza "dal Bros"; in questo tratto il percorso è decisamente più "sporco" e facile a smarrirsi, ma arrivare a destinazione non è poi così difficile: basta ricordarsi di seguire la spartiacque Eugio-Orco. 
Un bel bosco di faggi...
Dietro i ruderi della Pezza "dal Bros", una traccia appena visibile ma contrassegnata da bolli rossi si addentra verso destra nel vallone dell'Eugio, sotto la densa copertura di un fitto bosco di abeti: è il sentiero che collega la Pezza ai Pis. I segni rossi ed i muretti a secco che contornano quella che doveva essere una vera e propria mulattiera sono fondamentali per non smarrire la giusta direzione, visto che la mulattiera risulta quasi sempre impercorribile perché invasa dalla vegetazione arbustiva.
Con un po' di attenzione si giunge così in breve alla vasca dell'acquedotto, ancora perfettamente funzionante, come si deduce dal  dal regolare rumore dello scorrimento dell'acqua al suo interno; ciò che non è più funzionante è la tubazione che portava l'acqua alle varie borgate della "Pezza" (affiorante sulla superficie in più parti del percorso ) , ormai rotta in più punti e non più attaccata al rubinetto della vasca.  Anche il quadro che si dipinge di fronte ai miei occhi è estremamente contraddittorio: la porta in ferro della vasca giace a terra, divelta, svelando all'interno della costruzione in cemento la presenza di un rotolo di rete metallica verde e di tubi arancioni in Pvc in ottime condizioni, che nessuno ( per fortuna) si è ancora portato via; la recinzione che circondava la vasca è anch'essa finita in terra lungo quasi tutti i lati, ma la rete verde sembra recente, non arrugginita.
Il percorso si fa più ostico
Chiedendomi se la vasca abbia ancora o no un utilizzo pratico effettivo, riprendo il percorso, ora senza più segni rossi , in direzione dei Pis, sempre sotto una folta copertura boschiva che copre la vista sul vallone, rendendo difficile l'orientamento. Poco oltre la vasca, per fortuna, continuano ad essere visibili per larghi tratti le vestigia di quella che scoprirò poi essere la roggia che dal torrente Eugio portava l'acqua alla Pezza. 
Purtroppo  la roggia continua ad essere impercorribile perché occupata dagli arbusti,  per cui occorre cercare di seguirla alla bell'e meglio districandosi con numerosi saliscendi tra la folta vegetazione. E' affascinante  osservare con quanta cura quest'opera di derivazione assecondi le forme della montagna, mantenendo regolare la sua debole pendenza, attraversando numerosi avvallamenti, salti di roccia e\o grossi massi; purtroppo in corrispondenza di molti di questi punti la struttura è crollata.
Finalmente si torna a godere di una bella vista
Ecco il Cudrai
Un primo saltino di roccia lo si aggira portandosi sulla sua sommità boscosa ( sempre sotto copertura di abeti) ; quindi, superato un primo macchione di noccioli in modalità cinghiale, si giunge in un bel bosco di faggi , dove la progressione si fa più facile e si può rifiatare. Finita la striscia dei faggi infatti,comincia il tratto più infame del percorso, un traverso dove si è costretti a procedere carponi con continui saliscendi per poter riuscire a passare senza perdere di vista le tracce della roggia, con tanto di passaggio obbligato finale ( cengia abbastanza larga tra grandi placconate di roccia liscia).
Usciti dal passaggio finalmente si torna a godere di una bella vista, in particolare sul versante opposto del vallone, per cui mi concedo una meritata pausa per binocolare e, cartina alla mano, studiare il previsto percorso di discesa dall'Alpe Fioria. Dal lago d'Eugio all'alpe Fioria - dove vedo stazionare 5 camosci -  non dovrebbero esserci problemi ( discesa a vista); dall'alpe Fioria all'incrocio con il sentiero proveniente da Uget  sarà necessario prima traversare quasi in piano verso il fondo del vallone fino a guadare i due torrentelli laterali segnati sulla carta della MU edizioni, quindi scendere direttamente fino ad un rado boschetto di betulle ( abbassarsi prima di quel punto sarebbe rischioso per la presenza di numerosi salti di roccia). 
Nella balma-stalla una bella posta semicircolare in pietra

Crottino al Cudrai
Superata la zona delle placche rocciose, si sbuca in una pietraia e si continua il traverso fino a giungere in vista dei ruderi di Cudrai, che sbucano sopra la mia testa all'improvviso. Non era assolutamente scontato, data la fitta vegetazione, riuscire a passare da questo piccolo alpeggio, ragion per cui posso essere più che soddisfatto! Raggiunti i ruderi dell'abitazione, del crutin ( con tanto di "monolite" di copertura) e della stalla ( ricavata sotto una balma, con tanto di posta in pietra a semicerchio), si rinviene nelle vicinanze di quest'ultima costruzione il prosieguo della roggia che, dopo un ultimo tratto "cinghialoso", attraversa una pietraia ( notevole il lavoro di sistemazione delle pietre in questo punto) per poi uscire ( finalmente) dalla zona arbustiva. Arrivati a questo punto occorre percorrere la roggia ( ora è possibile), fino ad incrociare il sentiero nei pressi di un rudere dell'Alpe i Pis posto vicino ad una paretina di roccia liscia. 
Si continua nella roggia
La diga nella nebbia
A proposito degli alpeggi del vallone mi ricordo di un divertente aneddoto capitato ad una famiglia con origini "dla Pessa", credo negli anni 70/80 del secolo scorso. Tale famiglia viveva ormai stabilmente a Locana capoluogo ed  era a quei tempi rappresentata da tre fratelli, di cui uno sposato ( il più assennato) e due da sposare ( un pò meno assennati). Ora accadde  un giorno che  i due fratelli da sposare si recassero all'alpeggio di famiglia, senza fare ritorno a sera, così che il giorno seguente una squadra di persone, tra cui il fratello assennato, partì alla loro ricerca. Mentre risalivano il vallone dell'Eugio incontrarono due escursionisti che stavano scendendo, ai quali chiesero se per caso avessero visto i due uomini. Essi risposero di aver visto due esseri umani, sporchi di terra e ricoperti di foglie, uscire da una balma, e di aver provato a parlargli, ma i due sembravano non capire l'italiano. Il fratello assennato esclamo soltanto: "a sen lur! (sono loro!)" e, una volta rintracciati, fece loro una bella ramanzina. Che cos'era accaduto ai due fratelli? Semplicemente erano stati sorpresi dall'oscurità, per cui si erano acconciati a passare la notte all'addiaccio come meglio potevano.
Da qui arrivare al lago d'Eugio è un gioco da ragazzi e mi sembra quasi di volare, nonostante la ripidezza del percorso, tanto è stato faticoso il tratto precedente! Dopo un breve saluto ai colleghi guardiani in servizio ,  considerata l'ora, decido di posticipare il momento del pranzo al sacco al raggiungimento dell'alpe Fioria, che in montagna non si sa mai come va a finire quando si percorrono nuove "antiche" strade! Vorrei tornare a casa ad un'ora decente, cioè prima che venga buio per non fare la fine di quei due fratelli di cui sopra, visto che anche io sono "da sposare". 
Si scende verso l'alpe Fioria
Una balma...
Imboccata la scalinata in cemento che scende ai piedi della diga mi porto  sul versante sx idrografico del vallone e, abbandonato il percorso del Gta diretto all'Arzola,  comincio a scendere traversando verso sinistra prima per tracce di sentiero, quindi per tracce di camosci , fino a che raggiungo i resti di una balma. Devo dire che sono fortunato: la traccia dei camosci è davvero ottima, una delle migliori e meglio battute che mi sia mai capitato di incontrare, a dimostrazione del fatto che la frequentazione dell'Alpe Fioria osservata poco prima è tutt'altro che casuale e che anche i camosci, se possibile, cercano di passare in punti abbastanza comodi ( chissà, magari proprio su ciò che resta del vecchio sentiero di collegamento Fioria-Eugio). 
Dopo aver attraversato in leggera discesa alcuni valloncelli, raggiungo finalmente i ruderi di questo alpeggio che, almeno a giudicare dal toponimo, un tempo avrebbe dovuto essere un vero spettacolo da osservare nella bella stagione! Anche l'osservazione della roggia della Pezza, della quale dall'Alpe Fioria si può godere uno sguardo d'insieme, lascia pieni d'ammirazione per il duro ed ottimo lavoro svolto dai costruttori "montanari" al fine di realizzare un'infrastruttura essenziale per ricavare di che vivere in queste terre alte, ripide ed avare.
Alpe Fioria
 Non bisogna dimenticare infatti che le borgate  della Pezza un tempo erano abitate tutto l'anno e che i suoi prati ed i suoi  pascoli occupavano superfici molto ampie, che l'abbandono repentino (e, a differenza di altre zone della vallata, definitivo) di questi luoghi nel secondo dopoguerra ha fatto scomparire pressochè totalmente.. Per farvi un'idea della  situazione attuale, e di come essa evolva velocemente a queste quote, pensate che ancora soltanto negli anni 70-80 del secolo scorso chi si recava nella zona in primavera riferiva, nonostante il visibile "imboschimento" , di splendide fioriture di Orchis sambucina , mentre oggi tutto è coperto da estesi ed intricati noccioleti e le fioriture di Orchis sono solo un ricordo.  I prati e pascoli di cui parlavamo erano soggetti, durante la bella stagione ,  quando le poche vacche di ciascuna famiglia venivano date in affido ai margari che si recavano sui pascoli alti, a fienagione. Ed il fatto che la fienagione avvenisse su superfici tutt'altro che trascurabili lo confermano le numerose testimonianze orali di donne locanesi che, da giovani, si recavano a fare il fieno alla Pezza. 
Uno sguardo alla roggia della Pezza...
Di norma esse venivano ospitate all'interno delle stalle e dei fienili, dove dormivano tutte assieme sopra i classici paglioni imbottiti di foglie secche di faggio. La loro paga consisteva appunto nell'alloggio ( e che alloggio, come abbiamo visto) , nel vitto ( una tazza di latte al mattino ed alla sera, una pagnotta a mezzogiorno - oltre a quel  poco che ciascuna poteva portarsi con sè da casa) ed in un sacco di fieno per ogni giornata di lavoro. Solitamente il "soggiorno" durava almeno una settimana, ed il fieno veniva trasportato a valle tramite fili a sbalzo.  Che le condizioni d'ingaggio fossero dure ce lo dicono le stesse fonti quando affermano che "era meglio andare alle fragole" ( la raccolta delle fragole, nda ), "almeno lì se proprio si aveva fame si poteva rubarne di nascosto qualcuna".
Discesa verso il boschetto di betulle
Mangiato il meritato pranzo al sacco e ringraziata la buona sorte per aver evitato a me ed a  quelli della mia generazione di  dover lavorare in condizioni difficili, inizio il percorso di discesa stabilito durante il binocolamento del mattino e, complici l'assenza di arbusti e l'erba ,bassa in questa stagione, raggiungo in breve e senza problemi il sentiero "normale", lungo il quale faccio ritorno a casa.  
E' stata un'esplorazione divertente, di grande interesse e, almeno nella parte in discesa, più agevole del previsto, ragion per cui ho deciso di descriverla a futura memoria ( compresa la mia), benchè del sentiero Pezza- Pis abbia trovato solo poche tracce iniziali. Se mai un domani qualcuno volesse tentare questo percorso alternativo, due avvertenze sono d'obbligo: 
  1. va fatto quando alberi ed arbusti sono privi di foglie, in assenza di neve e\o ghiaccio
  2. se non siete in grado di trasformarvi alla bisogna in cinghiali, lasciate perdere.
Un caro saluto a tutti ed a presto con le storie.
Ps: mi scuso per la scarsa qualità delle foto. Purtroppo alla nulla capacità del fotografo si è aggiunta la dimenticanza della sd card, per cui mi sono arrangiato con il telefonino.
Ps2: si declina ogni responsabilità circa l'uso della cartina da me elaborata e pubblicata in questo post. I percorsi dei sentieri, i punti delle località indicate sono puramente indicativi ed hanno il solo scopo di far comprendere meglio l'assetto geografico\sentieristico del vallone dell'Eugio così come descritto all'inizio dell'articolo.