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giovedì 20 agosto 2020

L'escursione infinita ( chi si accontenta gode...) - Punta di Forzo da Tressi

 Tanta voglia di Forzo

Spartiacque Forzo - Cogne : al centro la Grande Arolla, a dx la Torre Lavina

"Mi dispiace devo andare", il vallone di Forzo è là,  un pò come una bottiglia buona: se ne bevi un bicchiere ti viene voglia di finirla subito,  di girarlo dalla A alla Z , anche se forse sei già arrivato alla M !
"Mi dispiace di svegliarti"  così presto ma domani è lunga! Ed anzi normalmente in questi casi  alle 6,00 bisognerebbe cominciare a camminare e non ritrovarsi, ma le previsioni meteo sono così belle, le giornate ancora così lunghe ed il nostro allenamento così discreto che  la cosa si può fare!
Insomma ci sono tutte le condizioni per una giornata da segnare nel calendario!


Longo lo cammino, ma grande  la meta !

L'idea è quella di provare ad andare alla Grande Arolla, vetta della divisoria Forzo-Cogne: cresta affilata di buona roccia , passaggi al massimo di III° grado,  mai obbligati. Sembra insomma "potabile"; gli amici Franco e Loris mi dicono  che il peggio è arrivare al Col de la Muraille Rouge, dove negli ultimi metri, quasi verticali, è "tutto marcio", "viene giù tutto".
La Torre Lavina domina la scena ( Grange Costa) 

Sulla parte bassa del vallone di Forzo e sul vallone di Forzo in generale ci siamo già ampiamente soffermati in questo blog: ragion per cui lasciata l'auto a Tressi,  lungo il sentiero n° 608 , sempre ben pulito e segnalato ,  " voliamo" alle grange Lavinetta 2092 m, dove incontriamo anche i primi raggi del sole. 
Grange Lavinetta: sullo sfondo da sx la cresta E-S-E del Monveso, Torre di Forzo, Punta di Forzo, Grande Arolla


Lo scenario è ormai stabilmente dominato dall'imponente versante sud della Torre di Lavina (ci troviamo del resto nel vallone omonimo) e  comincia ad intravedersi  lo spartiacque Forzo - Cogne , visibile solo parzialmente ed a tratti per via dei numerosi dossi erbosi caratterizzano la morfologia del territorio in questo tratto.

Arrivando al Bivacco Davito 

Il nostro sguardo è infatti rivolto costantemente alla meta, al fine di individuare il più precocemente ed efficacemente possibile la via di salita. 
Dalle grange Lavinetta, sempre su ottima traccia, arriviamo al Bivacco Davito  , indi proseguiamo  in direzione del col di Bardoney.  Poco oltre il bivacco, la via di salita per il col della Muraille Rouge diventa  ben evidente di fronte a noi. 
Ora la via di salita è ben evidente

Arrivati a circa 2600 m di quota,  abbandoniamo il percorso segnalato per incamminarci verso sinistra lungo una noiosa pietraia; con l'intento di faticare il meno possibile, decidiamo di attraversarla sempre tenendoci piuttosto in alto, contornando a debita distanza le pareti della dorsale rocciosa che dalla Grande Arolla digrada in direzione  sud-ovest a delimitare dapprima il  canale detritico che sale in direzione del colle  per poi formare in direzione est la cresta verso il colle di Bardoney .
Camosci ..


Nonostante la passione, la voglia e l'allenamento, vi assicuro che la vista del nostro futuro prossimo, cioè un caos di pietre, risulta un pò sconfortante ! Sarà per questo che di fronte ad ogni placca, ad ogni piccola isola erbosa andiamo in visibilio, ci sentiamo ristorati! Perfino la presenza di alcuni camosci , fratelli d'avventura, rinfranca lo spirito ed il corpo!

Un mare di pietre

...nel mare di pietre, noi ed i camosci...
Scavalcata a sinistra la dorsale di cui sopra, eccoci nel largo imbocco del canale di salita, dove dobbiamo anche dire addio ad ogni speranza di occasionale ristoro psicofisico "offerto" dalla morfologia del terreno: stiamo ormai navigando in un mare di pietre! Ma l'importante è non naufragare, giusto ? 
Per fortuna le pendenze non sono così sostenute in questo tratto ed i detriti abbastanza stabili; inoltre sappiamo bene che ormai di dislivello ne manca poco , benchè si tratti della parte più impegnativa del percorso, dato ci troviamo ormai intorno ai 2900 m di quota. 
Man mano che saliamo il canale si restringe ma..

Man mano che saliamo, il canale si restringe e le pendenze aumentano; ora con lo sguardo cerchiamo il tratto più delicato, cioè gli ultimi 15-20 metri prima del colle , che rimangono però "nascosti" sulla destra.

Alle sorgenti del mare, con le spalle al muro...

Al cospetto del "muro" finale

Per via dell'andamento sinuoso del canale detritico infatti, il colle non sarà visibile che alla fine; ma a furia di di fare, ecco che giungiamo al suo cospetto. Ormai le pietre di dimensioni varie ma più piccole, sono immerse in un "plasma" di terriccio, cioè il tipico "sfasciume"; anche la pendenza è ormai considerevole, tanto che per salire meglio conviene rimanere sulla sx del canale, aiutandosi nella progressione con le mani sfruttando  le paretine di roccia che lo delimitano, ma senza dare nulla per scontato e saggiando ogni appiglio, dato che in questo punto si possono muovere anche pezzature   di grandi dimensioni!
Ma la portata principale è appunto il muro verticale su cui insiste il colle, che  a prima vista non sembra nulla di che, poichè quei circa 15 metri di parete sembrano pieni di appoggi, prese ed appigli. Si ha  la netta sensazione però, di aver scoperto l'acqua calda.

La mia compagna d'avventura va perciò  immediatamente a verificare sul posto ed al primo tocco scopre purtroppo che quel muro è completamente instabile nei suoi elementi: si ha quasi l'impressione di poterlo smontare pezzo per pezzo!
Ed eccoci  dunque con le spalle al muro, posti di fronte ad una scelta difficile: tentare di salire al colle o no ?  A dispetto del dilemma, apparentemente sfidante, prendiamo la nostra decisione in maniera veloce, contemporanea ed unanime: non vale la pena di salire al colle
La caratteristica "muraglia rossa" della Grande Arolla lato Cogne

Chi si accontenta gode ? 

Fine della salita? Neanche per sogno: io voglio infatti verificare la possibilità , segnalatami da Franco e Loris, di accedere al colle da sinistra, passando per la cresta; mentre cerco il passaggio, ecco che intravedo la possibilità di accedere senza troppi patemi alla vicina Punta di Forzo.
... cercando di volta in volta il passaggio migliore









si arriva in punta per facili roccette...
Visto e considerato che anche riuscendo ad evitare il muro del colle la salita all'Arolla ci avrebbe riservato ancora un'arrampicata sì facile e su roccia buona, ma esposta, l'idea di una comoda ascensione tra sfasciumi fa immediatamente breccia nei nostri cuori! E' deciso: si va alla punta di Forzo!
E così, cercando il percorso  di volta in volta migliore tra sfasciumi, cenge e paretine, ecco che arriviamo al piede della vetta, che raggiungiamo sulla sinistra per facili roccette. Dalla vetta il panorama è  grandioso! Una giornata da incorniciare!
Dalla vetta da sx: Monveso di Forzo, Roccia Azzurra, Punta delle Sengie


Dalla vetta ( 2): da sx punta delle Sengie, al centro catena degli Apostoli ( Torre del Gran San Pietro
, Sant'Orso, Sant'Andrea e punte Patrì; Sullo sfondo dal centro verso dx : Gran Paradiso, Herbetet, Gran Sertz) 
Laggiù la piramide della Tersiva; in primo piano la Grande e Piccola Arolla 
La Torre di Lavina lato Bardoney


E' proprio vero:     queste  montagne, splendide quanto arcigne,  non ti regalano niente, ti costringono ad affrontare lunghi spostamenti e forti dislivelli per raggiungerle. Non regalano niente, ma non sono  certo avare, poichè ripagano le fatiche di chi si impegna a raggiungerle con grandi gioie e soddisfazioni , ricordi indelebili da conservare per il resto della propria vita!
Delle montagne quasi "marxiste", che danno " a ciascuno secondo i propri bisogni", ma pretendono "da ciascuno secondo le proprie possibilità"!  Non c'è programma di giustizia migliore al mondo ! Amanti della montagna di tutto il mondo, unitevi!

Il morbo del ravanatore 2: il contagio!

Stambecco! 
Dopo esserci gustati il meritato riposo e pranzo al sacco in vetta, ecco che con calma ci riportiamo al canale di salita; superato sempre con l'ausilio delle paretine laterali la parte più ripida, ecco che notiamo verso sinistra la presenza di uno stambecco. Mossi dal desiderio di vederlo meglio e, soprattutto, di riuscire a fotografarlo, ecco che cominciamo a scendere verso di lui in direzione est, uscendo in questo modo dal canale e portandoci sulla dorsale discendente dalla Grande Arolla.
... si può raggiungere il colle di Bardoney!

Ma la vera novità è che qui si cammina molto, ma molto meglio! Anzichè camminare tra pietre e detriti, procediamo ora tra placconate di roccia, lastroni e grandi massi, con dolci pendenze!
"Ah no, finchè si può, io scenderei di qui! Col cavolo che ritorno nel canale!"
"Ok!"
La dorsale che scende dalla Grande Arolla


Ma non è finita , perchè man mano che scendiamo risulta sempre più evidente la possibilità di raggiungere il colle di Bardoney!
"Eh, certo che potremmo andare al colle di Bardoney già che ci siamo! Si riesce sicuramente a raggiungere di qui!"






...sfruttando alcune cenge e disarrampicando a tratti raggiungiamo i nevai
Continuiamo dunque a seguire la dorsale, che ora prosegue in direzione del colle , sino a dove essa si interrompe con salto di alcune decine di metri, per poi cominciare a scendere in direzione dei sottostanti nevai di Bardoney, che raggiungiamo abbastanza agevolmente per esili cenge e disarrampicando in qualche tratto. 




I nevai però sono piuttosto ripidi e decidiamo che è meglio contornarli  , sfruttando la presenza ai loro lati di una minuscola "bersgrunde" ( non abbiamo con noi ramponi o ramponcini) , fino ad arrivare all'altezza del colle. Per fortuna, nonostante l'ora, la consistenza della neve è più che buona!
Proseguiamo in tal modo fino a quando la presenza di alcuni ostacoli rocciosi ci spinge ad optare per la neve: noi naturalmente scendiamo come quelli di Ceresole Reale, cioè pestando forte i piedi! Ancora una volta siamo fortunati, poichè la consistenza della neve in questo tratto è più che decente.
Usciti dal nevaio, con un ultimo traverso in piano, ecco che raggiungiamo la stretta finestra del colle di Bardoney!
 -"Quando hai detto che andavamo al colle di Bardoney, pensavo che scherzassi!"
Eppure non avevo avuto particolari meditazioni! Con tutta evidenza, lo stambecco mi aveva  contagiato con il morbo del ravanatore !  Ecco scoperta una nuova modalità di diffusione, interspecifica per giunta! Nessuno sarà mai in grado di sviluppare un vaccino!

Dal colle di Bardoney, uno sguardo sull'omonimo vallone

Dal colle di Bardoney alla Finestra Valletta 

Il colle di Bardoney in passato costituiva un importante punto di comunicazione tra Cogne e la Val Soana; scendendo dal lato Soana, si notano numerose opere di sostegno e di aggiustamento del percorso, che inizialmente si svolge per lo più in ambiente di pietraia.
Scendendo lungo il percorso segnato, è ben visibile alla nostra destra  l'invitante placconata rocciosa presso cui si trova il colle o finestra Valletta. Questa volta non sono io a proporre una variante di percorso...
Scendendo dal colle di Bardoney...
"Ci andiamo? "
"Beh, si dai, le giornate sono ancora lunghe!"
E così , arrivati al bivio posto poco sopra ed in vista del bivacco Davito , seguiamo la traccia che, sempre ottimamente segnalata, ci porta al valico che mette in comunicazione il vallone di Lavina con quello del Ciardonei. Alcuni scalini in ferro e dei tratti di canapone agevolano il suo raggiungimento. Bene: per oggi le salite sono finite!
il colle o finestra Valletta

Al colle Valletta

Al Pian Valletta, Gran Fumà e ritorno

I piani della Valletta


Il sole tramonta all'orizzonte





Scendendo  lungo un ripido pendio erboso, raggiungiamo i lunghi pianori della Valletta, al cui termine si trova un grazioso laghetto, mentre il sole sta tramontando dietro le vicine vette...
Il laghetto della Valletta
Proprio al fondo dei pianori, ecco che il vallone ci fa un bel regalo botanico, facendoci notare la presenza di una bella stazione di Campanula excisa, specie endemica dell'arco alpino occidentale non così comune.
Campanula Excisa
Proseguendo nella discesa raggiungiamo , ora su buon sentiero, prima  il casotto Pngp dell'alpe Muanda e poi l'alpe Gran Fumà, recentemente ristrutturata e quest'anno utilizzata da alcuni pastori. Che bello vedere le strutture di questo magnifico alpeggio rimesse a nuovo ed abitate per la stagione!
Casotto Pngp all'alpe Muanda

Di buon passo  proseguiamo la discesa  toccando dapprima le Grange Vellerei e Pianas e proseguendo poi sotto un bel bosco di larici fino al ponte sul Rio Lavina nei pressi di Boschiettiera, chiudendo così l'anello.

Gran Fumà "viva", con alle spalle la Torre Lavina

Conclusione

Quando arriviamo a Tressi sono le 21,15 e si è ormai fatta notte, ma ne è valsa la pena : le due varianti per il colle di Bardoney e per la finestra Valletta ci hanno regalato emozioni ed il piacere di effettuare parte della discesa su un percorso diverso da quello di salita, cosa che in ambienti di così rara bellezza è sempre cosa giusta e buona!
Di certo giri così non se ne fanno tanti e  noi speriamo di avere la fortuna di azzeccarne altri !
Arrivederci ed a presto con le Storie! 









domenica 18 novembre 2018

Bivacchi Pol e Grappein da Valnontey

Premessa

Ricordo che fin da ragazzino, "studiando" la mitica cartina 1:50000 del Parco Nazionale del Gran Paradiso dell'Igc ( quella che negli anni 80-90 avevano praticamente tutti gli amanti della montagna, compresi mio padre e mio nonno ) , c'era una casetta stilizzata in rosso , in mezzo al blu dei ghiacciai e vicinissima al Gran Paradiso,  che inesorabilmente catturava la mia attenzione: " Bivacco Pol".
"Un bivacco nel ghiacciaio!" - pensavo - "E così vicino al Gran Paradiso! Beh, essendo un bivacco, non dovrebbe essere così difficile da raggiungere..." 
Allora andavo a sfogliare la guida di Giulio Berutto: "Bivacco Pol, 3183 m. Attrezzatura richiesta: corda, piccozza e ramponi"; "Punta Ceresole 3777 m- Cresta Gastaldi 3894 m - il Roc 4026 m - Gran Paradiso 4061 m . Località di partenza: Bivacco Pol (...)  Si attraversa la tormentata superficie  del  ghiacciaio della Tribolazione (...)". Ahia!
E se il bivacco affascinava per la posizione , il ghiacciaio emozionava nel nome: ma volete mettere la parola "Tribolazione" in confronto a "ghiacciaio del Gran Paradiso" (  che fantasia! )  o di "Laveciau" ( ma che vuol dire ) ? Non parliamo poi delle dimensioni: era  di gran lunga  il più grande  di tutti quelli segnati in cartina. 
Pur non avendo la possibilità di vedere fotografie io , da buon "salgariano" educato al primato della fantasia e della conoscenza sull'esperienza nella descrizione della realtà ( "scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli", diceva il grande scrittore italiano) , potevo scatenare la mia immaginazione e disegnare nella mente quei paesaggi: gli imponenti seracchi, le vicine ed ardite vette, il bivacco ( naturalmente di colore rosso), una cordata di alpinisti impegnati nei passaggi più difficili ed esposti...
Ma anche per noi "salgariani" arriva certe volte il  momento in cui  fantasia e conoscenza sentono il bisogno di una verifica tramite l'esperienza: un passaggio coraggioso , nel quale i nostri sogni, nati tra le righe di una pagina , rischiano di infrangersi contro una realtà al di sotto delle aspettative ( un rischio che a dire il vero si rivela spesso minimo, se non nullo, in relazione alla montagna).
Sarà una meta perfetta per me ? 
Ed ecco che così, sfruttando le moderne tecnologie  ( ricerche su internet, social network -  che tanto ci danno, ma tanta capacità di immaginazione ci tolgono) e le mie conoscenze personali, comincio ad informarmi sul percorso e sulle sue difficoltà ( viene dato come PD). A dire il vero le informazioni che trovo sono piuttosto frammentarie e vaghe: mi trovo di fronte a quella che è a tutti gli effetti una sorta di "montagna di mezzo" : "poco nobile per gli alpinisti e troppo impervia per i semplici camminatori", per citare lo scrittore Paolo Cognetti. Sarà anche una meta  "perfetta per me "?  
NB:si precisa che il seguente articolo non è in alcun modo riferibile all'attività di accompagnamento naturalistico ma si tratta di attività svolta nel tempo libero.

Valnontey , la valle che non finisce mai...

Ed eccoci quindi in quel di Cogne, frazione Valnontey , la valle che non finisce mai, addì 22 settembre 2018. Alla fine la mia mente ha partorito una due giorni di tutto rispetto: ascensione al bivacco Pol , quindi casolari dell'Herbetet e pernottamento al rifugio Sella il primo giorno;  punta Rossa della Grivola il secondo...
La Valnontey al mattino
Puntuali come un orologio svizzero, ecco che alle 8,00 cominciamo a camminare nell'ombra, mentre il sole già ha incominciato ad illuminare il ghiacciaio della Tribolazione e le cime circostanti. Opinione personale: il panorama della testata della Valnontey con il ghiacciaio della Tribolazione ed i prati di Sant'Orso in basso, osservato da Gimillan, rimane a  mio giudizio uno degli scorci più belli dell'interno arco alpino.
La prima parte del percorso non presenta alcuna difficoltà, anche perchè la Valle d'Aosta sarà quel che sarà, ma i percorsi facenti parte della rete sentieristica "ufficiale" sono generalmente ben segnalati, senza economia di cartelli in presenza dei numerosi bivi: eh si, perchè la Valnontey è costellata di bivacchi! L'unico inconveniente è che bisogna percorrere tutto il fondovalle...
Su comoda strada sterrata, tra prati e boschi di conifere, raggiungiamo i casolari di Vermiana e l'inizio del "sentiero dei bivacchi", il n°22 , che imbocchiamo. Tralasciato a sinistra un primo bivio per il bivacco Money , utilizzato per le ascensioni alla catena degli Apostoli, proseguiamo fino al  pont d'Erfaulet, sul quale attraversiamo il torrente Valnontey.
Si sale in ambiente prettamente morenico
Attraversati altri due ponti che scavalcano dei rii laterali , si arriva ad un altro bivio dove, lasciato a destra il sentiero per il bivacco Leonessa ed i casolari dell'Herbetet, a quota 2040 m circa, seguiamo le indicazioni per i bivacchi Martinotti, Borghi, Pol e Grappein. Ci troviamo ora in un ambiente prettamente morenico : a fine 1800 la fronte del ghiacciaio della Tribolazione, unita a quella del Gran Croux e del Tzasset, arrivava fino a qui, fino ad una quota di poco superiore ai 2000 m !

La passerella danneggiata

Fondovalle "esaurito": comincia la salita !

Ora il sentiero comincia a salire; al bivio successivo si tralasciano le indicazioni per i bivacchi Borghi e Martinotti e si seguono quelle per i bivacchi Pol e Grappein. Le grandi seraccate del ghiacciaio della Tribolazione sono sempre più vicine, ormai incombenti. La traccia si fa ora più incerta, ed occorre fare molta attenzione a segni gialli ed ometti di pietra...
Si prosegue sulla sx idrografica del torrente Valnontey fino ad una passerella in legno , ed è qui che cominciano le difficoltà. Tale passerella, fondamentale per un attraversamento che altrimenti potrebbe risultare quantomai impegnativo,   viene infatti regolarmente danneggiata dalle impetuose acque del torrente, e così noi la troviamo, ma non è certo una sorpresa poichè l'amico Roberto Truffa, che da poco era stato al Pol, mi aveva informato della situazione.


Il cordone morenico
Fortunatamente per noi, il buon Roberto ed il suo socio avevano anche provveduto ad assicurare l'ultimo troncone della passerella, rendendo tutto sommato agevole il nostro passaggio. Attraversata la passerella, continuiamo a seguire gli ometti pressochè in piano fino a guadare un altro torrente, indi imbocchiamo un evidente cordone morenico, che percorriamo fino al suo termine nei pressi di una parete rocciosa, dove comincia la parte alpinistica del percorso.
Questo è il momento ideale per una pausa ristoratrice e per guardarsi ben bene intorno. 
E' impressionante notare come il cordone morenico , sempre più ripido man mano che si avvicina alla parete , risulti fortemente eroso sulla destra idrografica nel tratto finale, con evidenti segni di crolli e smottamenti. Noi ci troviamo ora praticamente in mezzo alle due grandi seraccate del ghiacciaio, grazie al cielo ad una distanza di sicurezza , poichè crolli e piccole slavine sono all'ordine del giorno  . L 'anno scorso , mentre mi apprestavo a passare la notte al bivacco Borghi, avevo infatti assistito in diretta al crollo di un seracco ( riporto la descrizione che ne avevo fatto allora) : "sono circa le 17,45 quando un forte boato interrompe il "suono" della testata della Valnontey, somma del silenzio dell'alta montagna e del rumore dei torrenti di fusione: è un seracco del ghiacciaio della Tribolazione che crolla, causando una slavina. Io mi trovo al bivacco Borghi e riesco a riprendere una parte del fenomeno. E' uno spettacolo al tempo stesso emozionante e tragico: emozionante come può essere una visibile dimostrazione delle "forze della natura" ( in questo caso l'improvvisa rottura di un delicato equilibrio tra temperatura, forza di gravità, peso, posizione geografica), tragico perchè ennesimo esempio degli imponenti processi di trasformazione cui stanno andando incontro i nostri ghiacciai e le nostre montagne a causa del cambiamento climatico e perchè l'essere umano, in queste circostanze, non può fare a meno di immaginare gli effetti di un evento di maggiore portata. Qui, poco più di un'ora prima, un enorme masso caduto dalla parete nord della becca di Gay sul sottostante ghiacciaio di Gran Croux aveva prodotto un secco e forte colpo di fucile ed un gran polverone. Durante la notte si udranno altri massi cadere, ed il mattino successivo assisterò al distacco di un'ulteriore piccola frana mista di neve e ghiaccio, sempre dalla bastionata rocciosa che sostiene il ghiacciaio della Tribolazione. "L'unica cosa perpetua è il cambiamento" 08--09-2017
Le grandi seraccate del ghiacciaio della Tribolazione si avvicinano


Uno sguardo verso il fondovalle rende bene l'idea della morfologia della Valnontey : il lungo fondovalle e poi i pendii morenici, via via più ripidi, che conducono verso i ghiacciai che ne occupano la testata.
Uno sguardo verso il fondovalle...
Proprio di fronte a noi, cioè dall'altra parte della valle di Cogne, si vedono in lontananza la prima parte del  verdeggiante ( ed ancora più eterno, provare per credere ) vallone del Grauson, con alla sua sinistra la Pointe Arpisson ed il Monte Emilius. Ma veniamo ora alla parte alpinistica del percorso...

Alpinisti ( ? ) per caso 

Supera la parete degli stambecchi
E' a circa 2450 m di quota che il "salto degli stambecchi" ( altro nome dato alla parete di cui sopra ) ci sbarra il passo: per consentire di superarla agevolmente non sono state fatte certo economie : una scala a pioli e dei comodi gradini in materiale metallico, assieme ad un bel canapone di 10 metri. 
I processi di erosione menzionati nel precedente capitolo arrivano quasi a sfiorare il piede sinistro della scala: prima o poi toccherà cambiargli posto! Bisogna comunque fare attenzione, perchè in basso a sinistra c'è un bel precipizio  ( il passaggio è esposto ) , ed anche a "volare giù dritti" si tratta pur sempre di una brutta caduta   !
Ma la cosa più importante, di fronte ad ogni passaggio, è avere sempre scolpito nella mente un concetto basilare: tutto ciò che si sale bisogna poi anche scenderlo. 
Infatti è proprio in discesa che l'esposizione, la scarsa dimestichezza e la paura possono giocare brutti scherzi, rendendo il passo malfermo ed insicuro e\o bloccando l'incauto fruitore della montagna avventuratosi in un percorso al di sopra delle proprie possibilità e\o senza la giusta attrezzatura.
Vista sul versante est della Valnontey, con il ghiacciaio di Gran Croux , la becca di Gay e la Roccia Viva
Chiamatemi pure fifone, esagerato etc etc , ma io questo genere di valutazioni sul posto le faccio sempre e non me ne frega assolutamente niente della "meta": se sono negative mi fermo e cambio itinerario, piuttosto che trovarmi poi a mal partito!  
Superata la parete, il sentiero  riprende a salire lungo la dorsale morenica , mentre comincia a schiudersi la vista sul versante est della Valnontey, con il ghiacciaio di Gran Croux ( diviso in tre tronconi), la becca di Gay ( al centro) e la Roccia Viva ( a sinistra) con l'omonimo ghiacciaio.
A scanso di equivoci chiariamo subito che di qui in poi capita abbastanza sovente di dover usare le mani, con passaggi fino al II° grado. I tratti attrezzati con catene sono classificati , a seconda delle relazioni, come II° o III° grado: insomma niente di "grave", ma neanche da sottovalutare, specie nei punti più ripidi ed esposti od in condizioni non ottimali.
Il "prato sospeso sull'abisso"
Giunti al piede di alcuni grandi massi, svoltiamo ora a sinistra fino a raggiungere un "prato sospeso sull'abisso"   : anche qui sono evidenti gli effetti di movimenti franosi che stanno scalzando al piede pure questa piccola prateria alpina, facendola "crollare" nella caotica morena sottostante.

La Barma des Bouquetins
A 2698 m di quota, ecco la mitica "Barma des Bouquetins" , la "balma" degli stambecchi, un tempo utilizzata come ricovero dagli alpinisti, cioè quando ancora non era stato realizzato neanche il bivacco Pol.
Lavori di svuotamento del  lago effimero del ghiacciaio Gran Croux
...con l'ausilio di alcuni tratti di catena..
Lanciando uno sguardo verso il ghiacciaio di Gran Croux, si vede bene come nei pressi del notevole lago effimero siano in azione mezzi meccanici per il suo svuotamento programmato: nel 2016 il suo improvviso svuotamento riverso un'ondata di piena verso Valnontey, costringendo ad evacuare ben 20 persone!
Percorriamo ora un canalino pietroso, che vinciamo con l'ausilio di alcuni tratti di catena, fino a rimontare un dosso , ed ecco che appare la lingua terminare del ghiacciaio della Tribolazione, lì a due passi con le sue temibili seraccate .
Si arriva quindi al punto che quasi tutte le relazioni sono concordi nel definire come il più pericoloso: si tratta infatti di un traverso molto esposto, con una superficie caratterizzata dalla presenza di rocce rotte e soggetto a caduta pietre , già teatro di alcuni incidenti. Insomma qui non bisogna fermarsi a perder tempo!
La lingua terminale del ghiacciaio è lì 
Superato questo delicato traverso , la vista della vicina seraccata si fa ancor più imponente.
Il tratto più pericoloso...
La vista della seraccata si fa ancor più imponente

Arrivati a questo punto ecco che perdiamo di vista bolli gialli ed ometti e  dobbiamo affidarci all'intuito:  anzichè raggiungere il successivo tratto di catene descritto nelle relazioni ( lo percorreremo al ritorno) ,  scendiamo leggermente ad attraversare un rio glaciale .
Traccia di sentiero su sfasciumi




Ora la montagna non è matematica, ma per la proprietà associativa cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia, ed eccoci di nuovo in presenza della segnaletica. 
Superato un primo tratto di sfasciumi su traccia di sentiero, si arriva  all'erta finale, sostanzialmente un canale poco esposto,  che si supera arrampicando tra roccette e zolle erbose, fino a raggiungere lo splendido pianoro glaciale ove si trovano i bivacchi Pol e Grappein. 
Si arrampica tra roccette e zolle erbose...










I bivacchi Pol e Grappein

Fino a raggiungere il bivacco...
Il bivacco Pol 3179 m, costruito nel 1946 e di proprietà dell'Associazione Giovane Montagna ,è dedicato all'alpinista Carlo Pol, deceduto in un bombardamento nel 1944. Come già abbiamo scritto, prima della sua costruzione gli alpinisti utilizzavano la Barma des Bouquetins come punto d'appoggio.
Guardando verso sud: da sx verso dx: Testa di Valnontey 3562 m , col Valnontey, Testa della Tribolazione 3638 m, colle della Luna, Punta Ceresole 3777 m
Il bivacco Gerard -Grappein 3200 m, di proprietà della società guide di Cogne e costruito nel 1987, è intitolato a due alpinisti valdostani: Marcello Gerard ed Ettore Grappein. 
Ettore Grappein, aspirante guida alpina,  morì il 17 settembre 1985 sul Lyskamm, assieme ad un istruttore ed ad altre 4 aspiranti guide alpine, tutti ragazzi dai 18 ed ai 33 anni , travolti dal distacco di una placca di neve ventata a pochi metri dalla vetta, che li fece scivolare per 500 - 600 m fino alla crepaccia terminale sottostante. Soltanto due del gruppo riuscirono a salvarsi, piantando la loro picozza nel ghiaccio; tutti quanti stavano ultimando il corso da guide alpine...
Marcello Gérard invece morì scendendo dalla Torre di Lavina il 18 gennaio 1976  .
I due bivacchi distano tra loro circa una cinquantina di metri.

Uno sguardo ad est: da dx verso sinistra Becca di Gay 3621 m e ghiacciai Gran Croux con lago effimero; Roccia Viva  3650  m e ghiacciaio di Money;  Torri del Gran San Pietro 3692 m , Sant'Andrea 3651 m  e Sant'Orso 3618 m e ghiacciaio del Coupè di Money; ghiacciaio e punte Patrì 3581 m , 3561 m.

Una realtà al di sopra delle aspettative

Secondo alcuni , il luogo ove sono situati i bivacchi Pol e Grappein è il più bello dell'intero Parco Nazionale del Gran Paradiso, ed uno dei più belli di tutta la valle d'Aosta.  Personalmente le classifiche non mi interessano; e visto che "de gustibus non disputandum est", lascio a  ciascuno di voi il giudizio, limitandomi a pubblicare qualche foto significativa.
Uno sguardo ad ovest: al centro il Piccolo Paradiso 3919 m , a destra la Becca di Montadaynè 3840 m
Parafrasando nuovamente Cognetti, eccoci ora  circondati da montagne molto nobili, forse poco attraenti per gli "alpinisti moderni", sempre alla  ricerca di difficoltà crescenti e perennemente impegnati  in superflue sfide con se stessi per dimostrare qualcosa agli altri, ma  inaccessibili per i semplici camminatori. 
Uno sguardo a nord-ovest: Becca di Montadaynè 3838 m e Herbetet 3778 m con il ghiacciaio del Dzasset ( a destra) , in primo piano il ghiacciaio della Tribolazione
Ecco, queste montagne sarebbero perfette per me se io fossi un alpinista , ma non lo sono: sono soltanto un tipo poco moderno.
Uno sguardo verso nord: Herbetet 3778 m  e Gran Sertz  3552 m

Qui la realtà ha superato  la fantasia , la mia immaginazione di ragazzino: non ci sono foto o descrizioni che possano rendere giustizia alla grandiosità dell'ambiente circostante! Ammirare il panorama, cercare di dare un nome a vette e ghiacciai, non c'è altro da fare... La meta perfetta per me! Ma ahimè, il tempo è tiranno, ed ecco che già si è fatta l'ora di scendere, di volgere lo sguardo verso valle e di salutare i bivacchi Grappein e Pol .
Dal Bivacco Pol si domina la Valnontey. Sullo sfondo da sx ecco spuntare il Gran Combin, il Cervino ed il gruppo del Monte Rosa; davanti a loro si distinguono il vallone del Grauson, il Monte Emilius e la Punta Tersiva

Il bivacco Pol è davvero un nido d'aquila, dal quale si domina la Valnontey: sembra quasi di poterla stringere con un artiglio o, se preferite, di prenderla tra le braccia !
Il bivacco  Gerard - Grappein

Il bivacco Gerard - Grappein, forse un pò geloso della posizione privilegiata del più anziano Pol , preferisce ignorare la Valnontey e guardare verso la Becca di Gay : chi tardi arriva male alloggia, e questo vale sia per i frequentatori dei bivacchi che... per i bivacchi! A noi però la cosa non dispiace perchè guarda verso casa nostra:   oltre quelle pareti ci sono il lago di Gay o di Deir Vert ,cioè il vallone di Noaschetta, e l'alto vallone di Piantonetto , cioè Noasca e Locana. 
E pensare che con un breve tunnel ferroviario si potrebbe... bah, meglio lasciar perdere, le "7 madamin" non si preoccupano certo della valle Orco! Grazie a Dio l'attenzione predatoria di chi le manovra è rivolta altrove e vigorosamente contestata! A sarà dura !

"Partire è un pò morire" ( verso il rifugio Sella) 

Scendendo \ 1

Lasciare certi luoghi in certe giornate è sempre traumatico : vorresti attendere il tramonto per poi vedere l'alba successiva, ma non ti sei organizzato, devi tornare a casa, alla quotidianità. Oppure, come nel nostro caso, sei  più fortunato: hai prenotato al rifugio Sella per la notte , ragion per cui il ritorno alla quotidianità è rimandato alla sera dopo.
Per arrivare al rifugio alle 19,30, orario della cena, dovremo pedalare, perchè la nostra strada è ancora lunga : si tratta di  risalire ai casolari dell'Herbetet e da lì compiere la celebre traversata fino al Sella, uno degli itinerari più belli e conosciuti della val di Cogne.
Faremmo molto prima a tornare alla macchina !  
Inoltre , specialmente in questo primo tratto, non possiamo certo metterci a correre, anzi! Anche in discesa occorre fare molta attenzione a seguire la segnaletica " senza lasciarsi fuorviare da un percorso diretto per le rocce sottostanti il bivacco. La pendenza aumenta in modo considerevole e potrebbe risultare negativo ed alquanto pericoloso spostarsi verso la zona, all'apparenza facile, ma esposta alla caduta di seracchi" ( cito integralmente dal sito ufficiale della Giovane Montagna ).
Scendendo\ 2
Già in passato si sono verificati incidenti per questo motivo !E così noi facciamo, ,andando così a scoprire l' ultimo tratto di catene che non avevamo percorso all'andata .
La sera incomincia ad accarezzare noi e la valle, le temperature cominciano a farsi decisamente più fresche ( dopotutto è il 22 settembre, anche se le temperature sono decisamente sopra la media).
La dimestichezza a muoversi sugli sfasciumi, anche ripidi, risulta particolarmente d'aiuto questa sera...

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 


Scendendo\3

Scendendo\4 ( notare i processi erosivi al piede della scala, cui avevamo accennato in precedenza) 
Ed eccoci infine giunti ai piedi della "parete dello stambecco" : ora la nostra andatura può essere più veloce; il guado del torrente Valnontey non ci dà grossi problemi, ed in breve tempo raggiungiamo il bivio di quota 2040, dove seguiamo le indicazioni per il bivacco Leonessa ed i Casolari del'Herbetet.
Il casotto Pngp ai casolari dell'Herbetet

Ora ci tocca risalire fino ai casolari dell'Herbetet 2435 m, dove è presente un casotto dei guardaparco: che bello salire di nuovo, oggi eravamo proprio in astinenza di salite
Mentre risaliamo, incontriamo una coppia di escursionisti che avevamo superato di gran carriera al mattino nel fondovalle: arrivano dal Bivacco Leonessa . La nostra carriera è ora un pò più lenta rispetto a quel momento ed i due, incuriositi, ci chiedono a loro volta dove siamo diretti: 
- " al rifugio Sella!"
- " Ma perchè passate di qui ? Non vi converrebbe scendere a Valnontey? "
- " Il fatto è che dormiremo al rifugio Sella"
- " Ah! Auguri, è ancora lunga! Beh, dovreste arrivare prima di notte!"
Che gentili , non volevano scoraggiarci! Al casotto prendiamo un pò d'acqua fresca e tiriamo dritto, anche se ogni tanto lungo il percorso è impossibile non voltarsi all'indietro per ammirare il paesaggio che stiamo lasciando!
Impossibile non voltarsi indietro...




Il sentiero, peraltro bellissimo, è  un continuo alternarsi di lunghi tratti pianeggianti e antipatici saliscendi, non  finisce mai.
- "Dai, che dopo quella dorsale c'è il vallone del Lauson..."
- "Siamo arrivati? "
-" No"
E avanti così, una dorsale dopo l'altra !
Si scavalcano numerose dorsali

Avevo fatto la traversata Herbetet Sella circa 18 ( 18 !?! ) anni fa in compagnia di mio padre e di mia cugina ed eravamo arrivati all'auto di notte,e da allora il sentiero non si è accorciato.
In compenso, finalmente vediamo un pò di stambecchi e camosci, che oggi avevano latitato...
Stambecco femmina e capretto



Sembra di non arrivare mai, ma dopo aver scavalcato diverse dorsali e dopo un imprecisato numero di saliscendi, ecco che giungiamo in vista del laghetto del Lauson quando sono le 19,30 spaccate. Il telefonino prende e posso avvisare il rifugio che siamo leggermente in ritardo, ma stiamo arrivando...

Il laghetto del Lauson al tramonto
Arriviamo così nel giro di una ventina di minuti al rifugio Sella 2588 m, quando ormai si fa notte.

Rifugio Sella all'imbrunire

Una doccia ed un cambio d'abiti, ed ecco che siamo già con le gambe sotto la tavola: il giorno seguente ci aspetta la Rossa della Grivola : lunga discesa a parte, sarà una giornata di tutto relax in confronto a quella appena trascorsa. Forse. E forse ve lo racconteremo, in un'altra puntata, chissà!
Arrivederci ed a presto con le Storie!


Post scriptum 

Repetita iuvant: non sottovalutate questo itinerario, perchè non si tratta di una semplice escursione! Ricapitoliamo allora le insidie del percorso:
  1. e' un percorso lungo, che dal bivio per il bivacco Leonessa ( quota 2040 m ) si svolge su tracce e su un terreno via via più ripido e difficile, per il quale occorrono allenamento ed una certa dimestichezza.
  2. il guado del torrente Valnontey potrebbe essere alquanto disagevole in assenza della passerella e\o in presenza di grandi portate d'acqua
  3. la parte finale del percorso richiede ancora più attenzione . Occorre seguire fedelmente la segnaletica e, ove la si smarrisca, essere in grado di ritrovarla prontamente, insomma di arrangiarsi, specialmente nei punti dove è  maggiore il rischio di caduta pietre e non si può certo sostare. Consigliabilissimo il casco;  corda,moschettoni ed imbrago potrebbero rivelarsi estremamente utili (a condizione di saperli usare) se  con voi ci fosse qualcuno in difficoltà per via dell'esposizione...
  4. Occhio a non sbagliare in discesa...
In parole povere, ciascuno faccia le proprie valutazioni!