}
Visualizzazione post con etichetta Gran Prà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gran Prà. Mostra tutti i post

mercoledì 8 agosto 2018

Circumnavigando il Paradiso ( Colle del Gran Paradiso dal Gran Piano)

I musicanti del Gran Paradiso


C'era una volta (l'anno scorso) un asino che aveva deciso di   andare al colle del Gran Paradiso, via vallone di Goi , pernottando al Rifugio Gran Piano. A lui si aggiunsero un cane, un gatto, un gallo ed altri  5 animali , contraddistinti da una grande voglia di scoprire ed esplorare. 


Arrivati un sabato sera al rifugio, si trovarono così bene che il mattino seguente partirono troppo tardi. Non raggiunsero mai il colle, ma  erano felici lo stesso: in effetti la loro più grande  scoperta in quei due giorni fu quella di rendersi conto che del raggiungimento della meta, alla fine della fiera, non gliene importava poi così tanto. Osservare la fauna selvatica, ammirare il maestoso paesaggio, trascorrere ore piacevoli condividendo una grande passione con il medesimo spirito era stato per loro più che sufficiente.
Alcuni riferiscono di averli visti prendere il sole all'alpe la Bruna od a godersi il panorama all'alpe La Motta; altri raccontano che durante le notti stellate è possibile, nei pressi del rifugio,  udire le loro voci ragliare, abbaiare, miagolare, cantare etc etc 
Per scoprire se ciò che si raccontava fosse vero, abbiamo deciso di andare a controllare di persona ( quest'anno) .

Festa all'alpe Gran Prà

In un torrido pomeriggio di inizio agosto, imbocchiamo il sentiero che dalla frazione Balmarossa superiore di Noasca porta alla borgata Varda, e di qui all'alpe Gran Prà, dove oggi si è tenuta una festa con tanto di polenta, spezzatino e prova di mungitura...
Al Gran Prà
Per nostra fortuna il primo tratto del percorso si svolge all'ombra del bosco e quando ne usciamo il cielo si copre, concedendoci un pò di refrigerio. Quando arriviamo all'alpeggio comincia a piovigginare, ma Marco e Sabrina molto gentilmente ci fanno entrare nella loro casa, dove ci offrono anche una bella merenda a base di toma, salame, vino e bibite varie...
Finita la debole precipitazione e rinfrancato lo spirito ed il corpo, veniamo al sodo: qui abbiamo ordinato mezzo kg di burro, 1,5 kg di toma e spezzatino per 8 persone; Sabrina ci chiede se vogliamo anche un paio di tomini freschi di capra e insomma, hanno un aspetto molto invitante: venduti!
Salendo verso il rifugio
Prima dell'alpeggio abbiamo anche raccolto due sacchi di spinaci selvatici: ormai dovrebbe essere facile indovinare il menù della nostra cena al rifugio, che raggiungiamo sul far della sera...


Cena e pernottamento al rifugio


Antipasto: pane, salame, tomini freschi, miele
Primo: polenta concia
Secondo: spezzatino
Contorno: spinaci selvatici
Dolce: a scelta
Vino: barbera, bonarda


Buon appetito!

Anche noi, come i musicanti del Gran Paradiso, ci siamo trovati davvero bene ed il convivio si protrarrà fino alle due del mattino, per i più nottambuli.
Quest'anno però l'asino, il cane ed il gatto almeno una possibilità di raggiungere il colle vogliono concedersela, senza contare che hanno appuntamento con il gallo alle 9,00 del mattino dopo all'alpe la Bruna, nel vallone di Noaschetta: la sveglia è dunque prevista per le ore 5 del mattino.
Oltretutto quest'anno il percorso sarà più lungo, perchè le condizioni dell'innevamento residuo non consentono di poter risalire in sicurezza il vallone di Goi e quindi bisognerà tentare la salita dal vallone del Gias della Losa, cioè dal bivacco Ivrea. Un doveroso ringraziamento va quindi a Roberto, membro del corpo di sorveglianza del Pngp, per averci tenuti aggiornati sulle condizioni del percorso.
Il triangolo d'estate con Deneb ( costellazione del Cigno), Vega ( Lyra) ed Altair ( Aquila)

Il cielo nel frattempo si rasserena, concedendoci una bella "stellata": fotografando a caso, l'asino riesce ad immortalare il triangolo d'estate, evidentemente alto nel cielo in quel momento, semplicemente utilizzando uno dei tavoli esterni come cavalletto. Un segno del destino ?
Comunque sia,l'accoglienza del rifugio colpisce ancora: alcuni animali preferiscono non seguire l'asino e ritornare direttamente a valle il giorno seguente!
Cartina in scala 1:20.000 ( elaborazione su Igm 1:25.000; fonte: portale cartografico nazionale) . Scorrere per navigare.

Dal Gran Piano alla bocchetta del Ges

Quando partiamo dal rifugio,proseguendo sulla mulattiera reale di caccia che risale il vallone di Ciamosseretto, sono circa le 6,20 e si è da poco fatto giorno; arrivati al bivio prendiamo la diramazione per la bocchetta del Ges. Camminare con queste temperature, immersi in questo silenzio è davvero piacevole: il mattino ha l'oro in bocca !
Arrivati alla bocchetta del Ges

Con regolari svolte, che man mano si restringono, raggiungiamo il valico, che mette in comunicazione il vallone di Ciamosseretto con quello di Noaschetta, senza troppa fatica. Il panorama, come sempre è mozzafiato, e basta scendere di qualche passo perchè si apra a tutto il versante sud del Gran Paradiso ed alle cime limitrofe...
- "Ma quello è il Gran Paradiso? "
- "Eh si, questa è la "faccia" che vediamo dalla pianura, solo molto più ravvicinata"
Il versante sud del Gran Paradiso: da sx verso dx Becca di Moncorvè, Roc del Gran Paradiso, Gran Paradiso, Cresta Gastaldi, Punta Ceresole, Testa della Tribolazione

Anche la discesa si svolge su percorso dolce e regolare, fino ai pianori dell'alpe Bruna inferiore, dove il gallo è già lì che ci aspetta. 
Lungo il percorso qualche esemplare di fauna selvatica si fa vedere in attività; al termine della mulattiera deposito un bottiglione di vino semivuoto (residuato della cena della sera precedente) ed il sacco a pelo, onde alleggerire lo zaino...
Femmina e capretto di stambecco

Dall'alpe La Bruna al Bivacco Ivrea

Dall'alpe La Bruna inferiore la mulattiera reale prosegue sulla dx idrografica del vallone di Noaschetta fino ai pianori dell'alpe Bruna superiore, dove occorre guadare il torrente. Il guado non sempre è agevole in piena estate, specialmente nelle ore centrali, per via del regime glaciale del Rio Noaschetta  , ma questa mattina è presto e non è un grosso problema.
I pianori della Bruna


Dalla Bruna in breve si raggiunge il lungo pian di Goi, dove  la mulattiera si biforca: a sinistra risale il vallone di Goi, costeggiando tutto il lungo pianoro, a destra risale a raggiungere il vallone del Gias della Losa : noi svoltiamo a destra.  In piena estate lo spettacolo degli eriofori al pian di Goi è davvero eccezionale...
Il lungo pian di Goi ed il bianco degli eriofori...
Dal pian di Goi, sempre con ottimo e facile percorso, raggiungiamo l'alpe La Motta e la sua inconfondibile cartolina con i Becchi della Tribolazione ; la mulattiera ora svolta a sinistra ed entra nel vallone del Gias della Losa, dove sulla destra idrografica sale dolcemente fino a raggiungere una conca acquitrinosa. Anche qui in piena estate può essere problematico guadare  senza  togliere scarponi e calze, ma oggi non lo è, e così in breve perveniamo alla spalla erbosa su cui è posto il bivacco Ivrea, dove ci concediamo una meritata pausa-merenda. 
Eriofori

Nel piano acquitrinoso tuttavia non possiamo fare a meno di immortalare una fioritura di Eriophorum scheuzcheri particolarmente fitta ...
Alpe La Motta con becchi...una cartolina che i frequentatori di questo blog dovrebbero conoscere bene...

L'Eriophorum scheuzcheri, una specie "rifugiata"...

Tundra alpina
L'erioforo è una specie la cui distribuzione è artico\alpina, ossia è presente sia nelle zone artiche che lungo la catena alpina all'interno delle fasce vegetazionali più alte per via delle condizioni climatiche simili; le sue infiorescenze di aspetto lanoso sono inconfondibili. Naturalmente sono numerose altre le specie presenti sia nel bioma della tundra artica che nella vegetazione alpina d'alta quota, che non a caso viene talvolta chiamata tundra alpina
Si ipotizza che tali specie siano giunte sulla nostra penisola durante il periodo glaciale, per poi rifugiarsi sulla catena alpina alla fine dell'ultima glaciazione wurmiana, cioè laddove hanno trovato condizioni di vita idonee.
Il cambiamento climatico in atto spinge tali specie artico\alpine a colonizzare quote sempre più elevate; tuttavia specie come l'erioforo risultano maggiormente vulnerabili, poichè la loro presenza è legata non soltanto al clima ed alle temperature ma anche alla presenza di zone umide, che costituiscono il suo habitat naturale: in altre parole, all'erioforo non basta spingersi più in alto per sopravvivere.

Dalla Capanna Ivrea al ghiacciaio di Noaschetta

La mulattiera reale sale  in direzione del ripiano glaciale e del Deir Vert
Dalla Capanna Ivrea seguiamo la mulattiera reale di caccia, che sale verso sinistra  in direzione del Deir Vert e della  morena sottostante il ripiano glaciale un tempo occupato completamente dal ghiacciaio di Noaschetta , oggi non più costituente un corpo unico ma  diviso in orientale ed occidentale.
La dorsale morenica vista dall'alto; sullo sfondo il colle dei Becchi;  in direzione del colle si intravede la costruzione gialla del bivacco.
Giunti in corrispondenza di un'obliqua dorsale morenica  ( ometti),  abbandoniamo la mulattiera e seguiamo il filo della suddetta dorsale, che con pendenze non eccessive  ci porta in direzione del  ripiano glaciale superiore, che si guadagna infine superando prima una sistema di piccole cenge e poi una lingua nevosa in pendenza.
Una lingua nevosa in pendenza.
Ci troviamo ora sul ghiacciaio orientale di Noaschetta, a breve distanza dalle immani pareti del gruppo del Gran Paradiso, dove cominciamo il traverso in direzione del ghiacciaio occidentale e del colle. 
- "Il colle sarà lì ?" 
- "Oh, per carità! Noi siamo appena sotto la Testa della Tribolazione e dobbiamo proseguire fin oltre il Gran Paradiso!"
Sul ghiacciaio orientale di Noaschetta "Il colle sarà lì?" 

Il ghiacciaio di Noaschetta

Sebbene ormai diviso in due settori , il ghiacciaio di Noaschetta rimane il più grande apparato glaciale della valle Orco dopo quello di Nel.
La superficie di questo ghiacciaio è pianeggiante,   normalmente priva di crepacci e coperta di nevato ; occorre però fare attenzione ai rii ed alle pozze glaciali che si formano per effetto dello scioglimento stagionale.
Il ghiacciaio orientale coperto da detrito
Citiamo estesamente dall'articolo del membro del corpo di sorveglianza del Pngp Valerio Bertoglio, "I ghiacciai nella valle Orco": "La fronte del settore orientale è uniformemente coperta da detrito, con una grande colata centrale; già nel 1986 veniva descritta sommersa da morena. Nella parte superiore il ghiacciaio forma un vasto ripiano che si presenta quasi uniformemente ricoperto da detriti fini e grossolani. Su questo pianalto che può essere ormai percorso senza l’utilizzo di ramponi sono osservabili i più significativi indicatori della deglaciazione: numerosi funghi glaciali, grandi bédières, fori crioconitici, presenza di limo glaciale"
Una bédière o rio glaciale
Prima dell'eventuale scomparsa infatti le masse glaciali vengono ricoperte dal detrito trasportato dal movimento del ghiacciaio o precipitato dalle pareti montuose circostanti. 
I funghi glaciali sono enormi massi trasportati verso valle dal ghiacciaio in movimento; proteggendo il ghiaccio sottostante dall'ablazione solare danno un'idea dello scioglimento e della riduzione in volume del ghiacciaio.
Le bédières sono torrenti  che scorrono sulla superficie del ghiacciaio , alimentati dalla fusione dello stesso e dalle precipitazioni; la loro profondità e portata può variare notevolmente.
I fori crioconitici  sono vaschette contenenti acqua di fusione con il fondo ricoperto da sedimento limoso nerastro ; il materiale scuro assorbe energia fondendo il ghiaccio adiacente.
Laghetto effimero 
Nel ghiacciaio occidentale di Noaschetta è presente anche un bel laghetto effimero...

Dal ghiacciaio di Noaschetta al colle del Gran Paradiso


Costeggiamo ora in direzione ovest le pareti del gruppo del Gran Paradiso, in direzione della Tresenta, che sta proprio di fronte a noi. Se dalla Valsavarenche queste montagne si salgono, dal lato Orco si toccano!  
Di fronte a noi la Tresenta 
E la tentazione di toccarle è tanta, ma il pericolo di caduta pietre (  ne cadono, ne cadono...) ci costringe a mantenere una minima distanza di rispetto per evitare incidenti. In realtà tali montagne si salgono anche dal nostro versante: forse è dall'altro che non si possono toccare allo stesso modo!
Vista sul laghetto effimero...
Sulle pareti della Tresenta, ecco un altro "rifugiato", e cioè il ghiacciaio di Goi, ormai ritiratosi da anni su quel versante. Oggi stiamo letteralmente "circumnavigando il paradiso": dopo essere passati sotto la Becca di Noaschetta, eccoci "sfilare" in sequenza sotto la Testa della Tribolazione, la Punta Ceresole, la Cresta Gastaldi, il Gran Paradiso, il Roc, la Becca di Moncorvè...
La "fine" del ghiacciaio occidentale di Noaschetta

Giunti al termine del ghiacciaio occidentale di Noaschetta, con bella vista sul laghetto effimero, ecco che dobbiamo fare un ultimo saliscendi per guadagnare la dorsale morenica che dal bacino del Goi raggiunge praticamente il colle del Gran Paradiso.
Vista su Tresenta e Ciarforon
Il tempo sta cambiando, con nuvole che cominciano ad insistere sui vicini rilievi, ma siamo comunque fortunati poichè oggi ci viene concessa la splendida vista sulla calotta glaciale del Ciarforon di cui si gode dal colle. Il Ciarforon, la cui sommità è appena 300 m più alta del punto in cui ci troviamo, sembra a portata di mano: ma quante cose ci sono in quei 300 m? Quante maggiori difficoltà da affrontare ? 
Un furbo gracchio
Noi siamo giunti fin qui camminando, su un percorso lungo ma di lusso: prima su ottima mulattiera, poi su morene mai troppo ripide od instabili, ed infine su una comoda superficie glaciale! 
Mentre ci godiamo un meritato spuntino, che si è fatta l'ora, un furbo gracchio viene subito a trovarci per vedere se per caso gli lasciamo qualcosa da beccare...

La discesa infinita

Non possiamo indugiare troppo, poichè nel pomeriggio sono previsti temporali ed il tempo sta cambiando: trovare nebbia od attività elettrica in questo punto sarebbe pericoloso! Meglio raggiungere al più presto la mulattiera reale ed il bivacco Ivrea ! 
La discesa ci dà comunque modo di apprezzare ancora meglio la nostra "circumnavigazione" del Paradiso, ripetendola! 
Sotto il Gran Paradiso


Sotto le pareti del Gran Paradiso, del Roc e della Becca di Moncorvè, ecco che rinveniamo una principessa finita sul ghiacciaio...
- "Che cosa ci fa qui, signorina, a pochi metri dalle pareti del Gran Paradiso? Non vede che razza di enormi pietroni cadono da lassù? "
- " Volavo alta nel cielo, quando una raffica di vento mi ha scaraventato sul ghiacciaio sottostante. Poi una pietra mi ha ferito, e non son stata più in grado di volare" 
-"Complimenti! Noi siamo arrivati appena al colle, altro che volare ! Se vuole, possiamo accompagnarla a valle..." -
" No grazie, se non mi potete far volare, almeno lasciatemi quassù in alto, al fresco. E' il destino che mi ha fatta atterrare sul ghiacciaio: non vorrete contrariarlo! "
- " Come vuole signorina, buon pomeriggio e arrivederci!"
Sotto la Cresta Gastaldi e la Punta Ceresole ( si intravede l' omonimo ghiacciaio) 


La Becca di Noaschetta

Il lago di Gay o di Deir Vert, con alle spalle la Becca della Losa e la bocchetta di Gay, che la divide dall'omonima Becca ; sullo sfondo i Becchi della Tribolazione


 Riguadagnato il bivacco Ivrea, integriamo lo spuntino del colle e poi continuiamo la discesa, con il tempo in deciso peggioramento: speriamo di non prenderne troppa oggi!
Giunti al pianoro sottostante il bivacco, notiamo che il percorso segnalato prevede un tratto a nuoto...
Proseguire a nuoto

Proseguendo verso l'alpe La Motta notiamo come un tempo ci dovesse essere una vera e propria passerella ad attraversare il rio del Gias della Losa: se ne intuiscono ancora le opere di basamento in pietra!
Qui forse c'era una passerella
All'alpe la Motta comincia a piovigginare; giunti nei pressi del pian di Goi cominciamo a sentire i primi tuoni, senza tuttavia osservare lampi: il temporale dev'essere ancora lontano!
Sotto il pian di Goi, ecco che cominciamo a vedere i primi fulmini...

A che distanza è il temporale ? 

Fulmine! Conta i secondi: 1,2,3,4,5,6,7,8,9... tuono, Stop! Dividi per tre : l'epicentro del temporale è a  circa 3 km di distanza. Da che parte è arrivato il suono ? Da sinistra! Dal vallone di Piantonetto! Guarda come è nero il cielo da quella parte... 
Questo stratagemma sarà pure empirico ma è molto utile per decidere come comportarsi in caso di temporali.
Quando la distanza dall'epicentro dell'attività elettrica diventa minima, la cosa migliore è quella di cercare un riparo idoneo, se presente: una costruzione non cadente, una "balma" sufficientemente profonda e con le pareti asciutte, un bosco ( evitandone il margine e di sostare sotto gli alberi più alti ) nel quale i rami non tocchino terra;  evitare di fermarsi in posizioni di versante od in prossimità di dorsali, creste o dossi; allontanarsi immediatamente dall'acqua. Assolutamente da evitare alberi isolati o spuntoni di roccia !
In assenza di ripari e sotto intensa attività elettrica la cosa migliore è quella di sistemarsi in posizione "a uovo" sullo zaino, cercando di diminuire al massimo i punti di contatto con il terreno: potremmo infatti anche essere colpiti infatti da scariche secondarie, veicolate dal terreno dopo l'impatto di quella principale; sempre per lo stesso motivo occorre mantenere almeno 10 m di distanza dai compagni di escursione.
Va inoltre evitato il contatto con qualunque oggetto metallico: telefonini , bastoncini da trekking, collane, anelli (da togliere per evitare bruciature in caso di impatto con il fulmine).
Come regola generale, occorre  pianificare l'escursione in modo da evitare il temporale o comunque facendo in modo di trovarsi in posizioni sicure o poco esposte nel periodo della giornata in cui sono previsti i temporali.
Piove all'alpe La Bruna....

Fulmine, conta i secondi... proseguo in questo modo fino all'alpe La Bruna inferiore, raggiunta la quale la precipitazione diminuisce d'intensità e l'attività elettrica sembra nuovamente allontanarsi. 
Verso la pianura è bello: meglio scendere immediatamente prima di prendere altra acqua! Andiamo verso il bel tempo!

Gli "arian" belli ingrossati...
Scendendo ora in direzione del casotto Pngp dell'Arculà possiamo vedere gli "arian" belli ingrossati e le pareti rocciose che grondano acqua. Evidentemente in questo punto del vallone l'intensità della precipitazione è stata maggiore...
Raggiunto il casotto del Pngp troviamo anche uno dei suoi abitanti, cioè Roberto, il quale molto gentilmente ci offre qualcosa di caldo e ci fa riposare un attimo all'asciutto. 
- "Tu porti i temporali!" - mi dice ad un certo punto
-".." - io non capisco immediatamente, forse sarà la stanchezza...
-"Non ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Sei passato dal casotto e poi al pomeriggio è venuto giù un bel temporale!"
-"Vero! E fortunatamente ci ha presi  proprio mentre stavamo scendendo nei pressi del casotto, così ci siamo potuti riparare!"
-" Qui oggi ha tirato giù il mondo... arriva sempre da Piantonetto e qui ne prende!"
-" E si vede!"
"Colano" le pareti del Monte Castello
Sarà vero che porto i temporali quando sono nel vallone di Noaschetta , ma è anche vero che ogni volta l'epicentro rimane nell'adiacente vallone di Piantonetto, quindi non mi posso lamentare in fin dei conti. Non lo stesso ovviamente può dire il guardaparco, perchè evidentemente quella zona del vallone è più soggetta di altre a "sconfinamenti"...
Salutato il guardaparco, riprendiamo a scendere; poco dopo il  rifugio Noaschetta ( che non tocchiamo)  scegliamo il sentiero "lungo" ( che altro non è che un pezzo della mulattiera reale di Caccia del Gran Piano) - quello corto sarebbe pericoloso con le rocce bagnate - ed arriviamo infine alle macchine a Balmarossa.
Nella foto, l'asino
Al colle del Gran Paradiso  siamo arrivati,  l'asino, il gatto, il cane ed il gallo;  ma siccome nella banda municipale erano al completo, siamo dovuti tornare indietro. Riproveremo a fare domanda d'ammissione l'anno prossimo!
Arrivederci ed a presto con le Storie!

domenica 29 luglio 2018

Avventura nel vallone del Roc ( ghiaccio dal cielo)

Premessa

L'anno scorso avevamo dedicato la due giorni al rifugio Gran Piano al vallone di Ciamosseretto, con tanto di parte fotografica grazie all'amico e maestro della fotografia naturalistica Francesco Sisti; quest'anno, pur in assenza del nostro fotografo preferito , per ottemperare agli obblighi escursionistici  abbiamo deciso di andare nell'adiacente vallone del Roc...
Entrata nel vallone del Roc

Meteo difficile ma non impossibile

Il mese di luglio 2018 è stato caratterizzato, almeno per quanto riguarda l'arco alpino occidentale, da una marcata instabilità atmosferica dovuta all'afflusso di correnti fredde settentrionali , che hanno finora impedito in quest'area geografica il consolidamento della tipica situazione anticiclonica estiva. Alla suddetta situazione di instabilità si sommano ovviamente le tipiche dinamiche temporalesche e di precipitazioni giornaliere legate alle elevate temperature.
E così le previsioni meteorologiche del 21-22 luglio non hanno fatto eccezione: stando al servizio meteo più affidabile per quanto riguarda le nostre zone ( www.nimbus.it ) erano previsti forti temporali nella notte tra venerdì e sabato, con una ripresa delle precipitazioni nel pomeriggio di sabato e poi ancora nel pomeriggio della domenica.  
Tempo in deciso miglioramento
La "Due giorni da Re" si poteva dunque fare , partendo però sabato al mattino anzichè nel primo pomeriggio, per sfruttare l'intervallo di bel tempo per raggiungere il rifugio e poi il bel tempo di domenica. Molti avrebbero rinunciato, ma noi no:  saper leggere le previsioni meteorologiche è fondamentale per assumere le giuste decisioni , con buona pace del club  del temporale alle 16,00 a Timbuctù... E poi si sa, "in montagna non conta un buono o cattivo tempo, ma soltanto un buon abbigliamento" .

Primo giorno ( da Balmarossa al Gran Piano) 

Quando alle 8 del mattino ci troviamo in piazza a Locana, di fronte all'ufficio turistico, il tempo è ancora grigio ma in miglioramento; quando, lasciata l'auto in frazione Balmarossa di Noasca, iniziamo a camminare sul sentiero che porta alla borgata Varda siamo tutti belli carichi ( in senso letterale e non soltanto dal punto di vista emotivo).
Forse avremmo dovuto introdurre un più rigido principio di non aggravamento dello zaino , ma insomma bene o male saliamo: raggiunta la Varda e fatta una sosta per dissetarci, prendiamo il sentiero per il Gran Piano, che attraverso vari alpeggi ci conduce fino all'alpe Gran Prà , dove ad attenderci ci sono 2,5 kg di toma , un panetto da 1,2 kg di burro e due litri di latte fresco, oltre ad un buon caffè gentilmente offertoci dai margari. Burro, latte e toma andranno naturalmente a renderci ancora più carichi in vista dell'ultimo tratto del percorso.
Un bel "crutin" con l'acqua che corre ...
Nel frattempo, poco sotto le baite, abbiamo raccolto una bella borsa di spinaci selvatici ( Chenopodium bonus-enricus) , freschi e della giusta misura probabilmente grazie ad un precedente passaggio di bovine al pascolo ( normalmente a fine luglio è già tardi per raccoglierli , risultando il loro sapore più intenso ed amarognolo).
Dopo aver fatto un'adeguata pausa ristoratrice ed aver scambiato quattro chiacchiere con i margari , che gentilmente ci fanno visitare anche il locale di caseificazione ed il "crutin" ( ma che gioia vedere un crutin dove ancora corre l'acqua , con il latte al fresco! ), riprendiamo la strada verso il rifugio, mentre il tempo comincia a cambiare: quando arriviamo al Gran Piano il cielo è ormai diventato nuvoloso, ma noi abbiamo le zampe asciutte.
Saluti al Gran Prà
Il percorso più breve dal Gran Prà al Gran Piano, recentemente risegnato , risulta ora maggiormente "decifrabile" anche per chi è meno pratico del posto.
Il Gran Piano nella nebbia

Il pranzo è servito!

Il menù del pranzo prevede spaghetti aglio olio e peperoncino; Carlo ha portato anche delle zucchine dal suo orto per arricchire il condimento; abbiamo anche portato su del pane e dell'affettato come antipasto e, come contorno , facciamo sbollentare a fuoco basso gli spinaci selvatici, previo accurato lavaggio. Qualcuno ha portato anche il dolce: biscotti, torte... ecco cosa ci dava la carica... nello zaino.

Pomeriggio alternativo

Nel pomeriggio il tempo sembra reggere, con rade nebbie che vanno e vengono: e così Elisabetta propone di andare fino al lago centrale di Ciamousseretto, visto che abbiamo pranzato un pò tardi e dobbiamo stimolare l'appetito per la polenta ( menù della sera) .
Naturalmente io approvo subito l 'idea e così il gruppo si divide: qualcuno rimane presso il rifugio, qualcun altro si incammina verso il lago. Mentre saliamo lungo la mulattiera reale che risale l'alto vallone di Ciamousseretto, ecco che la nebbia si abbassa nuovamente; nonostante ciò proseguiamo fino ai laghetti , dei quali il più grande risulta oggi poco distinguibile nella bruma, tutt'uno con il cielo:pare quasi che al suo posto vi sia un salto o precipizio o chissà cosa.
"Ma non è lì il lago? " Ah già!"
In riva al più grande dei "laghetti" ( non sembra, ma è lì ed ha lo stesso colore della nebia) 
Considerata la scarsa  visibilità decidiamo di tornare sui nostri passi, rinunciando a raggiungere il  "Dreolai" , e facciamo bene visto che di lì a poco una fitta pioggerellina ci accompagnerà fino al Gran Piano, dove torniamo questa volta con le zampe un pò bagnate.
Al rifugio però, oltre ai due bagni con doccia, c'è un bel camino che nel frattempo è stato acceso dai nostri compagni e che può tornare molto utile...
L'utile camino del rifugio...( foto Luca) 

Cena e tarocchi

Menù della cena: affettati, polenta, polenta concia,polenta e latte, pasta aglio olio e peperoncino: non c'è davvero nessun rischio che qualcuno rimanga con la fame! 
Finte le operazioni culinarie, una volta pulita e rassettata la cucina, ecco che Luca ( un fisico )  legge a ciascuno di noi i tarocchi ma, come ci spiega, non si tratta di una predizione il futuro ( roba da imbroglioni) quanto piuttosto di una fotografia dello stato attuale della personalità di ciascuno di noi e di come questa possa evolvere o stia cambiando. Ricordo la "diagnosi" della mia stesa ( in estrema sintesi) : impulsivo e fatalista. A posteriori  Luca ci invierà anche una stesa di gruppo...
La stesa di gruppo ( foto Luca)

Nel frattempo si è fatta notte ed  all'esterno il tempo meteorologico è nuovamente in miglioramento:  sotto le indicazioni del nostro fisico  possiamo osservare qualche stella ( una parte del Gran Carro) e ben due pianeti ( Giove e Venere). Possiamo così andare a dormire felici, consapevoli che il giorno seguente al nostro risveglio troveremo un bel cielo sereno!

Secondo giorno: l'alto vallone del Roc

Colazione e risveglio

Al mattino il cielo è sereno ( al centro il dittatore Ciarforon)
Al mattino, come da previsioni, il cielo è sereno e completamente sgombro da nubi. La colazione sarà luculliana, a base di  latte e burro d'alpeggio, pane, thè: questa volta non ci siamo fatti davvero mancare nessun lusso! 
Non possiamo tuttavia indugiare troppo perchè al pomeriggio sono possibili nuove precipitazioni anche a carattere temporalesco e talora grandinigeno. Tocca allora partire , direzione vallone del Roc!

Vallone del Roc: entrata

Dal rifugio scendiamo leggermente per andare ad attraversare il rio Ciamousseretto su una passerella in legno ( a cui un pò di manutenzione non farebbe male, visto che il suo aspetto non rimanda certo ad un'idea di solidità - benchè l'abito fortunatamente non faccia il monaco) e raggiungere la mulattiera reale che prosegue a mezza costa  in direzione del vallone del Roc  ( non essendoci un ponticello od un guado è effettivamente difficile attraversare il torrente a lato del rifugio, ci sarebbe da togliersi scarpe, calze e forse anche i pantaloni oggi).
Un ponticello dall'aspetto che non rimanda ad un'idea di solidità

Quando scavalchiamo la divisoria Ciamousseretto/Roc, il panorama che si presenta ai nostri occhi è  mozzafiato, un'entrata maestosa nella più magnifica delle regge , quella della dinastia della Montagna.
Entrando nel vallone del Roc ( a sx Uja di Ciamarella, Levanne e Colle Perduto) 

Anche il migliore tra gli ingegni umani non avrebbe potuto concepire un'opera d'arte di tale bellezza, che nel caso del paesaggio montano viene per di più prodotta casualmente, senza alcuno sforzo creativo ( che beffa per noi miseri e limitati esseri umani ).
Entrata nel vallone del Roc ( da sx verso dx Courmaon, Cuccagna, Denti del Broglio)

Quanti "ingredienti " hanno contribuito a creare questa immagine? Geologia, geomorfologia, clima, microclima, stagione, giorno ed ora... chi mai potrebbe controllare tutti questi parametri ?  Un'immagine dinamica ,i cui ingredienti sono  in continuo movimento, qualcuno al passo della tartaruga, qualcuno al passo di Achille. Eppure a pensarci bene, come nel paradosso di Zenone di Elea, Achille non raggiunge mai la tartaruga...
Man mano che proseguiamo lungo la mulattiera che con regolare percorso taglia tutto il versante sx idrografico del vallone del Roc, possiamo osservare marmotte e camosci; anche un'aquila si libra in volto sopra le nostre teste. 
Residuo di valanga: qualcuno indugia incuriosito... ( foto Elisabetta)

Un residuo di valanga, ormai completamente scavato al fondo dal rigagnolo formato dall'acqua di scioglimento della neve,   ci costringe ad un saliscendi lungo un pendio erboso . A guardarlo da sotto  avremmo quasi potuto usarlo come un tunnel, se avessimo voluto farci la doccia  ! 
All'alpe del Broglio, pausa in compagnia
Superato "l'ostacolo", ecco che in breve raggiungiamo  l'alpe Foges ; lasciata a sx l'alpe Broglietto , la mulattiera prosegue in salita sulla sx idrografica del vallone a raggiungere  l'alpe del Broglio, presso la quale ci concediamo una meritata pausa ristoratrice, in compagnia di un gruppo di simpatiche manze ed asciutte, tra le quali una spicca per la "veneranda" età, come indicano le sue corna ricurve verso il basso! 
L'alpe Broglietto
Un tempo, quando il valore economico del singolo capo bovino era parte rilevantissima del "capitale" di ciascun nucleo famigliare, era la norma che una vacca pezzata rossa valdostana avesse una lunga vita, cioè che venisse "mantenuta in servizio" fino a quando era in grado di partorire:solo allora veniva macellata.  Oggi invece in molte aziende zootecniche le vacche pezzate rosse valdostane non vivono più di 8-10 anni, dopodichè vengono macellate : scelta che taluni giudicano discutibile, considerato lo scarso valore della carne di una vacca adulta oltre che l'attitudine della razza ad una produzione di latte buona ma che non crolla dopo pochi anni come nel caso delle frisone ( che in certi allevamenti non vivono più di due o tre anni).


Un vallone fatto a scale 

La "cascata" del Roc per antonomasia...
A pensarci bene, il vallone del Roc è il vallone delle cascate, segnato lungo tutto il suo sviluppo da un susseguirsi di bastionate rocciose alternate a zone più dolci e pianeggianti: la famigerata cascata del Roc per antonomasia, cioè quella posta al fondo della parte bassa del vallone , sopra alla quale si trovano gli alpeggi Roc, Truna e Pianes; la cascata sottostante i pianori del Broglietto, quella sottostante l'alpe del Broglio e quella che gli sta sopra...


Un susseguirsi di bastionate rocciose...
Nei pressi dell'alpe del Broglio la mulattiera reale si biforca, con il ramo principale che prosegue in direzione del colle della Porta e dunque del Nivolet, ed il ramo secondario che sale in direzione del bivacco Giraudo e del colle della Torre, che mette in comunicazione con la testata del vallone di Ciamousseretto.
Dall'alpe del Broglio  quindi imbocchiamo il ramo secondario ed in breve raggiungiamo il bivacco Giraudo, con il vicino laghetto della Piatta. Dal punto di vista alpinistico, il bivacco Giraudo serve come punto d'appoggio per l'ascensione a Becca di Monciair, Ciarforon e Denti del Broglio, mentre da un punto di vista escursionistico esso può essere un utile punto tappa per chi percorre l'Alta Via Canavesana o per chi vuole raggiungere il col del Nivolet lungo il sistema delle mulattiere reali di caccia ( dal bivacco infatti i segni bianchi e rossi conducono in breve alla mulattiera reale per il colle della Porta).
Alto vallone del Roc - Cartina 1:20.000  su base Igm 1:25000 ( scorrere verso dx e sx per navigare) 

Che tempo farà? Meteo in evoluzione..

Mentre proseguiamo il tempo comincia a cambiare: verso la pianura non si sono ancora formate nubi consistenti, mentre altre, più minacciose, sembrano stazionare sulla Valgrande di Lanzo; altre ancora rimangono per il momento sbarrate dal vicino spartiacque Orco-Valsavarenche. Riusciremo a non bagnarci le zampe o quantomeno ad evitare di prendere temporali ? Difficile dirlo...

Dal bivacco Giraudo al colle della Torre


Bivacco Giraudo
Nonostante le ingiurie degli anni, degli elementi naturali e dell'incuria dell'uomo, la mulattiera reale che sale al colle della Torre ( laddove si è conservata) rimane  un mirabile esempio di ingegneria civile e abilità delle maestranze per l'accuratezza di progetto e  realizzazione ( pendenze regolari, muri di sostegno, tratti lastricati etc etc).
Stambecchi



E' davvero un peccato che in tutti questi anni non si sia ancora messa mano ad una sua risistemazione su entrambi i versanti ma, si sa, nel versante piemontese del Parco non vogliamo sfruttare troppo le nostre potenzialità, abbiamo paura di comprometterle.
Comunque sia la mulattiera, con percorso intelligente, sale in direzione della morena laterale del ghiacciaio del Broglio , che poi percorreva in direzione del vicino colle della Torre. L'uso del tempo verbale al passato non è casuale, visto che proprio in corrispondenza di tale morena la mulattiera si perde in una caotica pietraia .
La Becca di Monciair si presenta ancora largamente innevata
Appena prima della suddetta morena, caotica pietraia per caotica pietraia, e nel timore di un possibile peggioramento del tempo, decidiamo di puntare  al colle in maniera più diretta, trascurando la ricerca degli ometti di pietra: ed infatti lo raggiungiamo "dall'alto".
Il colle della Torre visto dall'alto
Sfortunatamente anche  il versante Ciamousseretto si sta coprendo e non ci regala un grande panorama come speravamo...
Vista verso il lago superiore di Ciamousseretto

Il ghiacciaio del Broglio


Il ghiacciaio del Broglio (riportiamo dalla campagna glaciologica Pngp  2007 ) "si estende in un circo esposto a meridione collocato sotto la rocciosa parete sud del Ciarforon, alla testata del vallone del Roc, nella valle dell’Orco (...)  Il ghiacciaio nel 1989 aveva una superficie di 272000 m², in 18 anni ha perso il 36% della sua superficie"  e risulta  dal 2008  sovente completamente coperto da detriti, e dal 2016 non più misurabile.
Uno sguardo verso le pareti ed il colle del Ciarforon ( il ghiacciaio del Broglio è sopra la bastionata a dx, nella zona coperta dalla nebbia) 
Come potrete notare osservando la cartografia Igm, ai tempi della sua realizzazione la superficie del ghiacciaio occupava tutto il circo glaciale compreso tra Ciarforon e Becca di Monciair. Quest'anno la base di suddetta  conca si presenta ancora coperta da  nevai quasi continui, ed anche i versanti di Monciair e Ciarforon sono ancora largamente coperti da neve: sembra quasi che il ghiacciaio del Broglio sia tornato, ma ahimè non è così! Sono soltanto effimeri nevai!
Il colle della Torre
Al massimo,  quando verrà pubblicata la campagna glaciologica 2018 del Pngp,  scopriremo che il ghiacciaio è tornato misurabile , chissà! Noi, per non saper nè leggere nè scrivere, facciamo chiaramente il tifo per il ghiacciaio!
Ghiacciaio del Broglio nel 2000 ( fonte: SMI  )

Ed ecco che il tempo cambia ( discesa dal colle) 

Purtroppo al colle non possiamo rimanere a lungo, perchè il rischio di finire sotto la  nebbia è concreto Mentre scendiamo dal colle della Torre, ecco che le nubi presenti sul lato Valsavarenche "rompono" il precedente equilibrio , portando sul versante Orco una debole precipitazione ( a carattere grandinigeno nelle aree più prossime allo spartiacque ) , che si fa via via più forte, per poi esaurirsi e scomparire nel giro di un'ora, per fortuna senza attività elettrica associata.
Grandine su Ranunculus glacialis 
E' davvero affascinante osservare i piccoli chicchi "colpire" la vegetazione d'alta quota, in particolare il Ranunculus glacialis, che il ghiaccio lo contiene già nel nome! 
Mulattiera per il colle della Torre 
Fortunatamente superata la morena del Broglio possiamo scendere rapidamente sulla  mulattiera reale, ora immersa nella nebbia ma con visibilità accettabile.

Mulattiera reale nella nebbia
Raggiunta l'alpe Broglietto la precipitazione è  finita, ed ora con passo spedito su terreno via via più asciutto ritorniamo nel vallone di Ciamousseretto ed alla Casa di Caccia. Dopo un ultimo sguardo al Ciarforon, le cui pareti sono "spolverate" dalla grandine, possiamo tornare a valle, a Balmarossa, sotto un bel sole caldo ( che aiuta ad asciugare le zampe).  Una volta saliti in auto, non facciamo in tempo ad arrivare a Noasca che comincia a piovere  ( e questa è quella che arriva dalla pianura) , ma ormai siamo al coperto e la cosa non ci preoccupa!
E' vero, qualche goccia l'abbiamo presa ( ma poteva anche andare peggio) ed il ghiacciaio non è tornato ma, chissà, forse in un'altra fase climatica ritornerà! Ma noi non ci saremo...
Arrivederci ed a presto con le Storie!