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sabato 15 agosto 2020

Il morbo del ravanatore ( o dell'esploratore ? ) - Cima del Cavallo da Forzo

 

Forzo,  il vallone che impegna...

- " Andiamo alla Torre Lavina ? "
-"Perchè non andiamo invece alla cima del Cavallo? "
Come rifiutare la proposta dell'amico Carlo ? Si torna sempre con piacere nel vallone di Forzo, quel pezzo di Gran Paradiso   in val Soana, della quale ospita le cime più alte e maestose, l'unico ghiacciaio ,  le borgate alpine meglio conservate, le pareti di arrampicata più rinomate...
Ad inizio estate ero stato alla Cima Fer, i cui contrafforti dividono la valle principale dal vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a Nord; dopo tale elevazione, la spartiacque Forzo - Campiglia prosegue in direzione nord-ovest con punta Tressi e quindi con la cresta del  Cavallo, cui segue la Torre Lavina, senza dubbio la montagna più celebre della val Soana , grazie all'inconfondibile forma piramidale ben visibile dalla  pianura torinese.
La cresta del Cavallo vista salendo alla bocchetta Vallotta

Anche la cresta del Cavallo è altrettanto ben visibile dalla pianura :  posta immediatamente a destra della Torre Lavina,  è composta in tutto da sei elevazioni , delle quali la Cima del Cavallo 2846 m , quella a cui noi siamo diretti, è quella  più ad est.
Cartina 1:25.000 , elaborazione su base Ctr Regione Piemonte

Un'altra importante qualità del vallone di Forzo , che prima abbiamo dimenticato di elencare, è che si possono realizzare numerosi e bellissimi giri ad anello, certamente tutti abbastanza impegnativi, "da guadagnare", ma comunque bellissimi! Ed ecco che , pour parler, cominciamo ad ipotizzarne qualcuno...
- " Una volta tornati al Giavino si potrebbe poi proseguire fino al colle di Bardoney..."
- "Oppure andare al Davito e fare la finestra Valletta, o semplicemente andare al Davito e tornare indietro.."
- "Decideremo sul posto!"

Da Forzo a Boschietto

Lasciata l'auto nel parcheggio posto davanti alla frazione Forzo, ci si incammina attraversandola seguendo le indicazioni del sentiero n°608; oltrepassato il nucleo abitato, la mulattiera prosegue seguendo il corso del torrente Forzo, fino ad attraversarlo su di una passerella posta a 1350 m di quota circa. 
Madonna della Neve a Boschietto
Da qui ci si riconnette alla mulattiera che sale da Tressi, pervenendo in breve ad un  bivio, dove la si abbandona per il  sentiero n° 610 , arrivando in breve alla bella borgata di  Boschietto 1451 m, al cui inizio è posta la bellissima chiesetta dedicata alla Madonna della Neve.
Le borgate di Boschietto e Boschiettiera, splendidamente conservate a dispetto del mancato accesso stradale, meritano assolutamente una visita dedicata, magari in occasione della "festa del pane" od inverno con le ciaspole, sulla neve.

Da Boschietto all'alpe Giavino

Casotto Pngp all'alpe Giavino


A destra del nucleo abitato di Boschietto, il sentiero sale ora ripido sul versante sinistro idrografico del vallone, nel bosco di larici ed abeti, per poi "sbucare" fuori verso i 1800 m di quota e toccare le grange Sengia, Biestan ed infine arrivare al panoramico pianoro dell'alpe Giavino, sede di un casotto del personale di sorveglianza del Pngp.


Uomo di pietra all'alpe Giavino

Alla bocchetta Vallotta - la cartina in testa.

- Ma tu hai portato la cartina? "
- "No!"
- "Io neanche !Però penso che l'abbiamo guardata e studiata tanta di quelle volte che ormai ce l'abbiamo stampata in testa!"
-" Altrochè!"
Naturalmente Orco Trekking si dissocia da questo tipo di comportamento e vi invita caldamente a munirvi di una buona mappa, specialmente quando si affrontano itinerari come questo!

Pianoro a 2400 m circa; in alto la cresta del Cavallo a sx; a dx il canale che sale alla Vallotta

Dall'alpe Giavino si prosegue verso nord per tracce di sentiero fino a raggiungere un piccolo pianoro  a circa 2400 m di quota, quindi si comincia a salire lungo il canale ( è possibile farlo sia a destra che a sinistra) adducente all'evidente depressione della bocchetta.
Da sx verso dx: Piata di Lazin; Punta Gialin; Grande Uja di Ciardonei; Punta delle Sengie;
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo


Da qui in poi le tracce di sentiero finiscono e si comincia a salire per erba, placche di roccia e pietraie; alcuni ometti qua e là possono tornare utili in caso di scarsa visibilità. Il panorama sulle cime della destra idrografica del vallone è meraviglioso!
L'ampia depressione della bocchetta Vallotta, che mette in comunicazione con il vallone di Campiglia, è un luogo che merita una pausa meditativa! Proprio di fronte alla depressione si erge la Rosa dei Banchi,  montagna seconda soltanto alla Torre Lavina per notorietà ( forse) !

Alla bocchetta Vallotta , guardando la Rosa dei Banchi

Proprio a sinistra della bocchetta comincia la cresta del Cavallo, mentre a destra si snoda la lunga cresta nord-ovest della punta Tressi ( localmente chiamata "Gran Losa") , sinuosa ed affascinante, perfino invitante,  ma ad occhio e croce caratterizzata dalla presenza di difficoltà alpinistiche rilevanti!
La sinuosa ed affascinante cresta NO di Punta Tressi

Come detto poco sopra, la bocchetta Vallotta è un luogo che spinge alla meditazione; gli esiti della meditazione però non sono mai scontati... 


L'attacco del morbo del ravanatore


Che cos'è il "morbo del ravanatore" ? E' come il morso di un ragno, la puntura di un insetto: ti può cogliere ovunque , senza preavviso; nessun escursionista del "nostro tipo" ( che non saprei come diavolo definirci ) si può dire al sicuro dal "contagio" e dalle sue conseguenze.

Anche da lì si può passare !La cresta sud della cima del Cavallo

Seguendo l'itinerario "normale", dalla bocchetta Vallotta occorre spostarsi in direzione nord-ovest verso l'evidente canalino che divide la cima del Cavallo dalla punta n°5 ( sempre stando alla numerazione della "Guida dei Monti d'Italia del Cai-Tci, volume "Gran Paradiso"), risalirlo e poi per cresta raggiungere il triangolino di vetta. Su Gulliver tale itinerario viene classificato EE\F come livello di difficoltà: ciò significa che si tratta di un percorso che presenta qualche passaggio alpinistico facile.
Durante la "meditazione" però, osservando attentamente la cima,  il sottoscritto viene colto da un attacco del morbo del ravanatore!
Salendo a sx della placconata\1

 - "Guarda la ! "- esclamo - "Secondo me si può salire anche direttamente dalla bocchetta, senza star lì a raggiungere il canalino! Oltretutto mi sembra anche più comodo! Saliamo lì in mezzo, poi aggiriamo sulla destra quello spuntone di roccia e..." 
- " Si, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno è sceso da lì! "
- "Eh beh, se qualcuno è sceso, di sicuro noi riusciremo a salire!"
Insomma non è stato difficile convincere il mio socio! 

Come complicarsi la vita ( ed essere felici) 

Ogni tanto qualche gradone di roccia aiuta...

Cominciamo quindi a salire nello stretto e ripido canalino erboso posto immediatamente a sinistra della lunga placconata con cui termina la cresta sud della cima del Cavallo; si tratta naturalmente di un terreno misto, tra erba "olina" e gradoni di roccia.
Superato un tratto di placca, si prosegue con elementare arrampicata tra erba e roccette...

In cima alla placconata

Per sbucare in cima alla placconata di cui sopra occorre tuttavia percorrerne un tratto, per poi raggiungerne la sommità con elementare arrampicata tra erba e roccette.
Potentilla grammopetala nel suo habitat

Ma la montagna è generosa ed i nostri sacrifici vengono subito ripagati: la placconata ci fa  infatti un bel dono botanico, facendo mostra tra  le sue fessure di  numerosi esemplari di Potentilla grammopetala  , specie esclusiva delle rupi silicee ( qui siamo infatti su solido gneiss ) ed endemica delle Alpi ,all'interno delle quali il suo  areale è ristretto alle zone montuose di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia, con stazioni anche densamente popolate ma molto disperse.La rigogliosità dei suoi cespi è davvero notevole, specie se rapportata all'austero habitat!
Si continua allora ad arrampicare tra roccette ed erba ( foto Carlo)



Bene! Ora non ci resta che aggirare sulla destra le ultime asperità rocciose e...niente, come non detto
Contrariamente alle aspettative, sulla destra tutta una serie di paretine rocciose e strapiombi sbarrano il passo: o si prosegue sul filo, o si torna indietro!
Dato che io ho qualche titubanza , è Carlo ad andare in avanscoperta; e visto il suo parere positivo sul prosieguo dell'itinierario, lo seguo, arrampicando tra roccette ed erba, fino a raggiungere l'ostacolo finale: cioè un torrioncino di modesta elevazione ma esposto da ambo i lati, conformato a placca a nord e gradinato a sud.
Nel dritto ( foto Carlo) 


Naturalmente noi optiamo per il versante gradinato; a questo punto occorre anche riporre i bastoncini da trekking, che fin qui ci siamo un pò goffamente trascinati dietro, appoggiandoli e riprendendoli qua e là per avere all'occorrenza le mani libere!
Certo che  guardare verso il basso in questo punto fa un pò impressione: se mai disgraziatamente uno volasse giù sarebbe , come dire, per sempre!
Per superare l'ultimo torrioncino... ( foto Carlo) 


In realtà il torrioncino presenta sul lato sud ottimi e comodi appigli per le mani e posti dove mettere i piedi: per quale motivo una persona dovrebbe mettere male le mani ed i piedi proprio in questo punto?  
meglio riporre i bastoncini da trekking! (foto Carlo) 

Nessuno!E cosi arriviamo di fatto ad una sorta di antecima, 100 m più in basso della vetta, che in breve raggiungiamo con un ultima salita sul ripido...
Nonostante oggi il panorama sia un pò limitato da alcune nubi che vanno e vengono ( il Monte Rosa e la Torre Lavina si mostreranno solo per qualche attimo), la visibilità locale rimarrà sempre buona, consentendoci interessanti osservazioni, specialmente sul versante Campiglia.


L'ultima salita

L'ometto di vetta in primo piano ; in secondo il prosieguo della Cresta del Cavallo e la Lavina

Per la discesa naturalmente optiamo per la via "normale": per quanto riguarda il lato "avventura", oggi direi che abbiamo già dato!
Interessanti osservazioni sul lato Campiglia
Quale grado di difficoltà  avremo mai affrontato? Dato che di gradazioni alpinistiche non ci capisco nulla, non posso che affidarmi al giudizio allo stesso tempo ex-ante ( rispetto alla data nostra gita) ed ex-post ( rispetto alla consultazione del sito Gulliver, avvenuta da parte nostra dopo la gita) dell'esperto gulliveriano Enzo 51, che aveva avuto la medesima nostra idea alcuni anni fa: : "difficoltà max III grado". E quindi ?
La Torre Lavina si scopre soltanto per un istante

Una tranquilla discesa

Dall'ometto di vetta occorre raggiungere la stretta depressione tra la cima del Cavallo e l'elevazione n°5 della cresta , il che si può fare molto agevolmente tenendosi leggermente sotto cresta in versante Forzo ( ciò che noi scegliamo di fare); proseguendo sul filo invece vi sono altre asperità da superare!
Proseguendo in cresta si trovano altre asperità...

La stretta depressione...

si intuisce la ripidezza...

Giunti alla depressione, ci accoglie una bella fioritura di Leucanthemopsis alpina, che interpretiamo come segnale di buon auspicio. Guardando verso valle ( versante Forzo) , si intuisce subito l'imminente brusco cambio di pendenza che ci aspetta...
Occorre infatti ora scendere il ripido canalino di sfasciumi fino al fondo; gli sfasciumi sono sfasciumi ma insomma, abbiamo visto ben di peggio! 
Dopo aver sceso alcuni metri il canalino è interrotto da due masse rocciose, che si aggirano sulla sinistra con qualche divertente e facile passo d'arrampicata.
Due masse rocciose occludono il canalino...

Arrivati al fondo , decidiamo di raggiungere un "uomo di pietra" che sembra posto in posizione davvero panoramica e qui ci dividiamo: io infatti devo per forza tornare alla bocchetta Vallotta, dove ho lasciato una maglietta ad asciugare, mentre Carlo vuole provare a scendere da un'altra parte.
L'appuntamento è al casotto Pngp dell'alpe Giavino...
Alla fin fine anch'io devierò un pò dal percorso di salita, andando a raggiungere una simpatica mandria di bovine di razza piemontese al pascolo in una pianeggiante conca posta a circa 2320 m  di quota. E qui vedo Carlo scendere dall'altra parte e mandarmi una voce, alla quale rispondo.
Nella conca, attiro la mandria!

Pur non avendo capito un accidenti di quanto detto, ipotizzando che Carlo mi avesse  voluto dire di aspettarlo  mi accomodo su una grande pietra piana, attirando inevitabilmente in questo modo la curiosita delle bovine, forse desiderose di un'integrazione salina che ahimè io non posso dargli!
Tempo di rilassarmi un attimo, ed ecco che Carlo è scomparso dalla mia vista: "Che tipo! Avrà proseguito!" - penso.
E così riprendo la discesa, fino a ritrovarlo nei pressi del casotto, intento ad un pediluvio in un ruscello:
- "Che fine avevi fatto?  "
-"Ah, ma eri tu quello lassù? Non ti avevo riconosciuto!"
Eh si, perchè di solito molte persone girano da queste parti...

Ritorno a Forzo

E' ora venuto il momento di decidere se realizzare uno di quei giri ad anello ipotizzati il giorno prima al telefono, ma entrambi siamo concordi sul fatto che per oggi può bastare e così, dopo aver fatto rifornimento d'acqua , in men che non si dica facciamo ritorno a Boschietto ed infine a Forzo, dove all'Osteria delle Alpi ci concediamo una meritata bevanda fresca.
Che bello vedere le nostre borgate piene di gente, financo di automobili parcheggiate ovunque! Che bello vederle tornare a vivere, anche se soltanto per 2-3 settimane l'anno!

Conclusione- ravanatori od esploratori ( dell'inutile) ? 

E noi che cosa crediamo di aver fatto? Siamo dei ravanatori ? Personalmente comincio a provare un pò di fastidio verso questa  definizione! Il termine "ravanatori" infatti mi dà l'idea di persone che non sanno dove vanno oppure lo sanno ma  hanno più o meno coscientemente scelto un percorso completamente scomparso e\o occluso a causa della vegetazione!
Nel nostro caso, noi sapevamo dove andavamo e sicuramente non eravamo diretti nella giungla !  Abbiamo semplicemente scelto, lì per lì, di fare una piccola variante, seguendo l'ispirazione del momento !
Aver deciso  un itinerario poco battuto, non  alpinistico  ma neanche semplicemente escursionistico non basta certo a far di noi dei ravanatori: io preferisco immaginarci come degli "esploratori dell'inutile".
"Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento, che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane". Andare in montagna per il semplice gusto di farlo, seguendo le proprie preferenze ed inclinazioni, senza o con pochi compromessi, "conquistando" ogni volta mete che gli altri giudicheranno superflue, ma mai lo saranno per te ! Che altro ? 
Perchè ciascuno di noi ha la sua strada, il suo filo invisibile che lo guida nel compimento del proprio destino!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








martedì 21 giugno 2016

Escursioni estive 2016


Ecco a voi il calendario estivo 2016 di Orco Trekking, escursioni per intenditori. L'obiettivo è trasmettere il rispetto per la montagna, intesa come luogo di ricerca del proprio "ben essere", da frequentare per il semplice gusto di andarci. Il versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso, selvaggio ed incontaminato, è il luogo ideale per riscoprire questo approccio "slow". Le valli Orco e Soana sono poco conosciute, ma quando le scopri non riesci più a farne  a meno: lasciati guidare da chi ci è cresciuto.   
Per ogni escursione  sarà prevista una tappa intermedia;  orari, descrizioni e dettagli  verranno pubblicati  sul   sito  e condivisi sulle pagine social.
Costi: 10 euro a persona comprensivo di assicurazione RC ed infortuni. , 15 euro con la t-shirt tecnica Orco Trekking.
Per info e prenotazioni: 3665054930 , vardamarco@gmail.com .

                                                                             CHI SONO

Marco Varda, classe 1982, dottore in Scienze Forestali ed Ambientali, sono  Guida Escursionistica Ambientale della Regione Piemonte  dal 2010. La prima volta che sono andato nel bosco  ero per mano a mio nonno, e da allora non ho più smesso di andar per monti. Nel frattempo sono diventato un appassionato di flora, fauna e di storia alpina , ma non è cambiato lo spirito con il quale vado in montagna, sempre guidato da una mano invisibile che mi spinge a ricercare là la mia felicità.
Vieni a scoprire le mie montagne, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

martedì 7 giugno 2016

Escursioni d'altri tempi - Monte Croass dalle Vernè - Valfredda integrale ( anello)

Una mattina mi son svegliato e la strada per le frazioni Chironio, Balmella e Piandemma , situate  nel vallone del rio Vallungo o Valfredda, non c'era più e così, dovendo recarmi per motivi della massima importanza al Monte Croass, mi è toccato partire "da basso", cioè dalle Vernè. E' stata un'avventura formidabile, attraverso giungle impenetrabili, popolate da cobra e pitoni, ruscelli abitati dai piranha, uomo delle nevi, valanghe, frane. Comunque, grazie ai consigli di un mio cugino delle Mesonette, sono andato e tornato in un paio d'orette scarse, riportando a casa come souvenir una pelle di tigre e lo scalpo di un aborigeno.
Il ponte romanico di Chironio
No, aspettate: forse non è andata proprio così. Meglio ricominciare da capo il racconto. 
L'altra mattina ho deciso di andare al Monte Croass perchè mancava alla mia collezione e, desiderando percorrere da cima a fondo la Valfredda a piedi, ho deciso di partire dalle Vernè. Nei pressi della nuova centrale idroelettrica parte infatti il sentiero dei ponti romanici che, ben pulito e segnalato, sale fino alla borgata Chironio, percorrendo un bellissimo ed ombroso bosco di castagni.  
Fuori dal bosco
Giunto al ponte romanico di Chironio, anzichè fare dietrofront e riprendere la  salita per Balmella, ho deciso di attraversarlo e di risalire sulla dx idrografica del rio Vallungo fino alla borgata Seral, tanto per vedere come ci si arrivava. Dal punto di vista meteorologico è una giornata davvero stupenda e quando finalmente esco dalla boscaglia , giungendo in vista dei prati del Seral , si schiude di fronte ai miei occhi una visione  bellissima: il verde intenso dei prati  e dei versanti boscosi, contro cui si staglia l'azzurro del cielo,  nel quale le nuvole in transito disegnano trame variegate. 
Ed ecco il Seral
Per arrivare in vista dell case è necessario risalire ancora qualche metro lungo i prati , quasi come a significare che da queste parti nulla è regalato. Infine, ecco il Seral, ottimo e ben conservato esempio di borgata alpina, con le abitazioni tutte addossate le une sulle altre per togliere meno superficie possibile ai preziosi pascoli, indispensabile e principale fonte di sostentamento per i montanari di un tempo. Dal Seral si scende ad attraversare il rio Vallungo su un guado o su una passerella per andare a ricongiungersi con la mulattiera che  risale la Valfredda sul versante sx idrografico del rio Vallungo, toccando in sequenza il Medan, il Pian del Pari e le Casette.

Alpeggio quota 1560 m
Superata l'alpe Casette si continua a risalire su sentiero l'asta valliva principale, trascurando la deviazione di sinistra diretta al colle Croce d'Intror. Dopo un breve tratto in salita , nuovamente sotto copertura boschiva ,  si arriva in vista dell'alpeggio quota 1560 m (rif. cartina 1:25000 l'Escursionista e Monti  n°15), raggiunto il quale finisce il sentiero ed il percorso continua per tracce su ciò che resta dell'antico sistema di collegamenti,  un tempo oggetto di periodica manutenzione ed oggi  ancora più o meno percorribile solo grazie alla frequentazione da parte dei cacciatori ( diamo a Cesare quel che è di Cesare).  Bisogna quindi fare attenzione perchè ci vuole davvero un attimo a perdere l'esile traccia ed a finire a lottare in mezzo ad arbusteti di tumel ( sorbo degli uccellatori) e drose o siepi di lamponi e gratacui ( qualche graffietto a fine giornata me lo sono ritrovato). 
L'alpeggio quota 1560 è anche un ottimo punto di osservazione sul territorio circostante, ragion per cui è consigliabile soffermarvisi per potersi orientare meglio nel prosieguo dell'escursione. 
Gentiana kochiana
Guardando verso la testata del vallone vediamo: alla nostra sinistra  il rio Vallungo, oltre il quale si vedono chiaramente l'alpe Ussel, l'alpe Tola ed il percorso per il colle Croce d'Intror; sopra di noi la dorsale semiboscosa che arriva dall'alpe Muanda e che discende dai contrafforti del Monte Vaccarezza; alla nostra destra si apre un valloncello , incastonato tra le pendici del monte Cialmera e del Monte Croass. Nel frattempo il tempo è cambiato: la parte alta del vallone è coperta da nubi basse, ma non è un problema perchè la visibilità rimane completa e le temperature sono davvero piacevoli. 
Arrivati a questo punto il sentiero si biforca: possiamo continuare a salire direttamente in direzione dell'alpe Muanda per tracce di passaggio lungo la dorsale semiboscosa, oppure ( scelta consigliata) possiamo seguire la traccia che conduce ad attraversare il piccolo rio posto alla nostra destra ed a raggiungere l'alpeggio quota 1646, ben visibile e posto appena al di sotto ed a destra di una grande pietraia.
Primula pedemontana
Imponenti lavori di spietramento
Una volta raggiunto l'alpeggio quota 1646 ci si rende subito conto che la pietraia  doveva un tempo occupare tutta o quasi la superficie del pascolo, visti gli imponenti lavori di spietramento di cui restano  evidenti segni negli grandi accumuli di pietre che punteggiano la zona adiacente ai ruderi.  
Alpe Cialmere
Ora occorre riattraversare nuovamente il piccolo rio per continuare lungo la dorsale 1560-Muanda, fino a toccare prima i ruderi di un alpeggio a quota 1715 ed infine  i resti di un sentiero che collegava l'alpe Muanda all'alpe Cialmere nei pressi di una conca posta a metà tra le due località succitate. Il percorso non è dei più agevoli, ma mi regala stupende fioriture: primule, genziane, viole, sassifraghe, soldanelle, calte, pulsatille, crocus e chi più ne ha più ne metta: l'inverso di Locana offre sempre splendidi colori in primavera.
Essendo la  meta di giornata il Monte Croass, mi dirigo  verso  destra in direzione dell'Alpe Cialmere, i cui resti sono visibili appena più in alto; al termine della conca la traccia risale a zig zag in un  ripido canalino  inciso nelle pendici del monte Cialmere, fino alle costruzioni. 
La "stalla nella roccia"
L'alpe Cialmere è situata in una posizione a dir poco sfortunata, lungo i ripidi pendii di erba olina posti sotto la cima del Monte Croass ;  il cielo, nuvoloso in questo momento, accentua la sensazione di difficoltà  e disagio che viene al pensiero che perfino in un posto del genere, durante la stagione estiva, un margaro vi si recasse con la propria famiglia ed i propri capi di bestiame per produrre toma e burro, per guadagnare la sopravvivenza. Doveva essere una vita davvero grama;  anche le costruzioni ( l'abitazione, il crottino e la stalla) sembrano letteralmente aggrappate al pendio, e riportano alla mente il concetto dell'ostrica di Giovanni Verga, che si aggrappa agli scogli per non venir portata via dalla fiumana del progresso. In questo caso la fiumana del progresso è stata inesorabile; solo la stalla pare aver in parte resistito, essendo ricavata nel cuore stesso dello "scoglio", una "stalla nella roccia", probabilmente destinata al ricovero di  capre e\o  pecore.
In basso a sinistra l'Alpe Pertus "gemella" delle Cialmere
Dall'alpe Cialmere si compie l'ultimo tratto di  salita  spostandosi leggermente a  destra  su una comoda dorsale erbosa,  che in breve ci conduce sulla cresta spartiacque Orco-Lanzo in prossimità della vetta, posta immediatamente alla nostra sinistra.
In basso a destra l'alpeggio quota 1832
Andata a buon fine la salita, è ora di pensare al ritorno:  a breve distanza dal Monte Croass vi è il colle di Pian Pertus, dal quale è possibile raggiungere abbastanza agevolmente il vallone di Leitosa e scendere quindi su Piandemma. Occorre dunque tornare sui nostri passi e percorrere la cresta in direzione del suddetto valico ( presenti tacche rosse un pò sbiadite qua e là); in alternativa è possibile abbassarsi leggermente a prendere il tracciato del Sentiero 3 Rifugi e quindi effettuare la risalita al colle. Seguire la cresta, intercettando e superando la dorsale spartiacque Vallungo\Leitosa; osservata e lasciata in basso a sinistra l'alpe Pertus ( che per la posizione ardita possiamo considerare "gemella" dell'Alpe Cialmere ) , si arriva  in vista dell'alpeggio quota 1832 ,  ben visibile in basso a destra, e delle alpi Leitosa e Pian Marmotte; ancora qualche saliscendi ed infine si giunge alla depressione erbosa del colle Pian Pertus , dal quale un'esile traccia conduce alle baite ( per non sbagliare, cercate di scendere mantenendovi quanto più possibile nel "pulito").  Dai ruderi si prosegue per tracce di sentiero e di passaggio di bovini fino ad
Stalla quota 1832
arrivare alle alpi Leitosa 1744 m; scendendo lungo il pendio erboso e tenendosi verso sinistra, più o meno in corrispondenza di una piccola dorsale, si raggiungono  i ruderi di altre due baite, quindi il sentiero entra in un  bosco di larici, sbucandone fuori nei pressi dell'alpe Gaschi  ( tacche rosse). Dall'alpe Gaschi il sentiero prosegue, sempre in discesa, fino a superare il rio Crot su di una passerella in legno arrivando all'alpe Carel e da qui attraverso altri due alpeggi, fino a raggiungere la frazione Piandemma

IL PARTIGIANO PERUCCA ANTONIO

La lapide del partigiano Perucca
Lungo il sentiero che scende dall'alpe Carel, appena prima dell'alpeggio successivo,   troviamo la lapide del partigiano Perucca Antonio, appartenente all'80a  Brigata Garibaldi e  qui caduto durante un rastrellamento avvenuto nella zona di Locana nel gennaio 1945. I colpi che uccisero il partigiano sarebbero partiti dal campanile di Piandemma, motivo per il quale nel 1986 su di esso l'Anpi di Lanzo ha posto  una lapide in ricordo dell'80a Brigata Garibaldi.

E PER FINIRE...

Da Piandemma occorre scendere lungo la strada asfaltata fino a raggiungere la frazione Balmella, dalla quale si diparte il sentiero che  raggiunge Chironio, raccordandosi al sentiero dei ponti romanici che ora percorriamo in discesa fino al luogo di partenza. In alternativa è possibile raggiungere Chironio lungo la strada asfaltata per poi riprendere il  sentiero dei ponti romanici. 
E questo è tutto gente! A presto con le Storie!
Ps: Naturalmente questo anello si può tranquillamente accorciare ( sono circa 20 km per 1600 m dislivello) partendo da Balmella. Allego in fondo al post una sintetica cartina della parte più elevata dell'anello. Si declina ogni responsabilità dall'utilizzo di tale cartina di carattere puramente indicativo.