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martedì 7 giugno 2016

Escursioni d'altri tempi - Monte Croass dalle Vernè - Valfredda integrale ( anello)

Una mattina mi son svegliato e la strada per le frazioni Chironio, Balmella e Piandemma , situate  nel vallone del rio Vallungo o Valfredda, non c'era più e così, dovendo recarmi per motivi della massima importanza al Monte Croass, mi è toccato partire "da basso", cioè dalle Vernè. E' stata un'avventura formidabile, attraverso giungle impenetrabili, popolate da cobra e pitoni, ruscelli abitati dai piranha, uomo delle nevi, valanghe, frane. Comunque, grazie ai consigli di un mio cugino delle Mesonette, sono andato e tornato in un paio d'orette scarse, riportando a casa come souvenir una pelle di tigre e lo scalpo di un aborigeno.
Il ponte romanico di Chironio
No, aspettate: forse non è andata proprio così. Meglio ricominciare da capo il racconto. 
L'altra mattina ho deciso di andare al Monte Croass perchè mancava alla mia collezione e, desiderando percorrere da cima a fondo la Valfredda a piedi, ho deciso di partire dalle Vernè. Nei pressi della nuova centrale idroelettrica parte infatti il sentiero dei ponti romanici che, ben pulito e segnalato, sale fino alla borgata Chironio, percorrendo un bellissimo ed ombroso bosco di castagni.  
Fuori dal bosco
Giunto al ponte romanico di Chironio, anzichè fare dietrofront e riprendere la  salita per Balmella, ho deciso di attraversarlo e di risalire sulla dx idrografica del rio Vallungo fino alla borgata Seral, tanto per vedere come ci si arrivava. Dal punto di vista meteorologico è una giornata davvero stupenda e quando finalmente esco dalla boscaglia , giungendo in vista dei prati del Seral , si schiude di fronte ai miei occhi una visione  bellissima: il verde intenso dei prati  e dei versanti boscosi, contro cui si staglia l'azzurro del cielo,  nel quale le nuvole in transito disegnano trame variegate. 
Ed ecco il Seral
Per arrivare in vista dell case è necessario risalire ancora qualche metro lungo i prati , quasi come a significare che da queste parti nulla è regalato. Infine, ecco il Seral, ottimo e ben conservato esempio di borgata alpina, con le abitazioni tutte addossate le une sulle altre per togliere meno superficie possibile ai preziosi pascoli, indispensabile e principale fonte di sostentamento per i montanari di un tempo. Dal Seral si scende ad attraversare il rio Vallungo su un guado o su una passerella per andare a ricongiungersi con la mulattiera che  risale la Valfredda sul versante sx idrografico del rio Vallungo, toccando in sequenza il Medan, il Pian del Pari e le Casette.

Alpeggio quota 1560 m
Superata l'alpe Casette si continua a risalire su sentiero l'asta valliva principale, trascurando la deviazione di sinistra diretta al colle Croce d'Intror. Dopo un breve tratto in salita , nuovamente sotto copertura boschiva ,  si arriva in vista dell'alpeggio quota 1560 m (rif. cartina 1:25000 l'Escursionista e Monti  n°15), raggiunto il quale finisce il sentiero ed il percorso continua per tracce su ciò che resta dell'antico sistema di collegamenti,  un tempo oggetto di periodica manutenzione ed oggi  ancora più o meno percorribile solo grazie alla frequentazione da parte dei cacciatori ( diamo a Cesare quel che è di Cesare).  Bisogna quindi fare attenzione perchè ci vuole davvero un attimo a perdere l'esile traccia ed a finire a lottare in mezzo ad arbusteti di tumel ( sorbo degli uccellatori) e drose o siepi di lamponi e gratacui ( qualche graffietto a fine giornata me lo sono ritrovato). 
L'alpeggio quota 1560 è anche un ottimo punto di osservazione sul territorio circostante, ragion per cui è consigliabile soffermarvisi per potersi orientare meglio nel prosieguo dell'escursione. 
Gentiana kochiana
Guardando verso la testata del vallone vediamo: alla nostra sinistra  il rio Vallungo, oltre il quale si vedono chiaramente l'alpe Ussel, l'alpe Tola ed il percorso per il colle Croce d'Intror; sopra di noi la dorsale semiboscosa che arriva dall'alpe Muanda e che discende dai contrafforti del Monte Vaccarezza; alla nostra destra si apre un valloncello , incastonato tra le pendici del monte Cialmera e del Monte Croass. Nel frattempo il tempo è cambiato: la parte alta del vallone è coperta da nubi basse, ma non è un problema perchè la visibilità rimane completa e le temperature sono davvero piacevoli. 
Arrivati a questo punto il sentiero si biforca: possiamo continuare a salire direttamente in direzione dell'alpe Muanda per tracce di passaggio lungo la dorsale semiboscosa, oppure ( scelta consigliata) possiamo seguire la traccia che conduce ad attraversare il piccolo rio posto alla nostra destra ed a raggiungere l'alpeggio quota 1646, ben visibile e posto appena al di sotto ed a destra di una grande pietraia.
Primula pedemontana
Imponenti lavori di spietramento
Una volta raggiunto l'alpeggio quota 1646 ci si rende subito conto che la pietraia  doveva un tempo occupare tutta o quasi la superficie del pascolo, visti gli imponenti lavori di spietramento di cui restano  evidenti segni negli grandi accumuli di pietre che punteggiano la zona adiacente ai ruderi.  
Alpe Cialmere
Ora occorre riattraversare nuovamente il piccolo rio per continuare lungo la dorsale 1560-Muanda, fino a toccare prima i ruderi di un alpeggio a quota 1715 ed infine  i resti di un sentiero che collegava l'alpe Muanda all'alpe Cialmere nei pressi di una conca posta a metà tra le due località succitate. Il percorso non è dei più agevoli, ma mi regala stupende fioriture: primule, genziane, viole, sassifraghe, soldanelle, calte, pulsatille, crocus e chi più ne ha più ne metta: l'inverso di Locana offre sempre splendidi colori in primavera.
Essendo la  meta di giornata il Monte Croass, mi dirigo  verso  destra in direzione dell'Alpe Cialmere, i cui resti sono visibili appena più in alto; al termine della conca la traccia risale a zig zag in un  ripido canalino  inciso nelle pendici del monte Cialmere, fino alle costruzioni. 
La "stalla nella roccia"
L'alpe Cialmere è situata in una posizione a dir poco sfortunata, lungo i ripidi pendii di erba olina posti sotto la cima del Monte Croass ;  il cielo, nuvoloso in questo momento, accentua la sensazione di difficoltà  e disagio che viene al pensiero che perfino in un posto del genere, durante la stagione estiva, un margaro vi si recasse con la propria famiglia ed i propri capi di bestiame per produrre toma e burro, per guadagnare la sopravvivenza. Doveva essere una vita davvero grama;  anche le costruzioni ( l'abitazione, il crottino e la stalla) sembrano letteralmente aggrappate al pendio, e riportano alla mente il concetto dell'ostrica di Giovanni Verga, che si aggrappa agli scogli per non venir portata via dalla fiumana del progresso. In questo caso la fiumana del progresso è stata inesorabile; solo la stalla pare aver in parte resistito, essendo ricavata nel cuore stesso dello "scoglio", una "stalla nella roccia", probabilmente destinata al ricovero di  capre e\o  pecore.
In basso a sinistra l'Alpe Pertus "gemella" delle Cialmere
Dall'alpe Cialmere si compie l'ultimo tratto di  salita  spostandosi leggermente a  destra  su una comoda dorsale erbosa,  che in breve ci conduce sulla cresta spartiacque Orco-Lanzo in prossimità della vetta, posta immediatamente alla nostra sinistra.
In basso a destra l'alpeggio quota 1832
Andata a buon fine la salita, è ora di pensare al ritorno:  a breve distanza dal Monte Croass vi è il colle di Pian Pertus, dal quale è possibile raggiungere abbastanza agevolmente il vallone di Leitosa e scendere quindi su Piandemma. Occorre dunque tornare sui nostri passi e percorrere la cresta in direzione del suddetto valico ( presenti tacche rosse un pò sbiadite qua e là); in alternativa è possibile abbassarsi leggermente a prendere il tracciato del Sentiero 3 Rifugi e quindi effettuare la risalita al colle. Seguire la cresta, intercettando e superando la dorsale spartiacque Vallungo\Leitosa; osservata e lasciata in basso a sinistra l'alpe Pertus ( che per la posizione ardita possiamo considerare "gemella" dell'Alpe Cialmere ) , si arriva  in vista dell'alpeggio quota 1832 ,  ben visibile in basso a destra, e delle alpi Leitosa e Pian Marmotte; ancora qualche saliscendi ed infine si giunge alla depressione erbosa del colle Pian Pertus , dal quale un'esile traccia conduce alle baite ( per non sbagliare, cercate di scendere mantenendovi quanto più possibile nel "pulito").  Dai ruderi si prosegue per tracce di sentiero e di passaggio di bovini fino ad
Stalla quota 1832
arrivare alle alpi Leitosa 1744 m; scendendo lungo il pendio erboso e tenendosi verso sinistra, più o meno in corrispondenza di una piccola dorsale, si raggiungono  i ruderi di altre due baite, quindi il sentiero entra in un  bosco di larici, sbucandone fuori nei pressi dell'alpe Gaschi  ( tacche rosse). Dall'alpe Gaschi il sentiero prosegue, sempre in discesa, fino a superare il rio Crot su di una passerella in legno arrivando all'alpe Carel e da qui attraverso altri due alpeggi, fino a raggiungere la frazione Piandemma

IL PARTIGIANO PERUCCA ANTONIO

La lapide del partigiano Perucca
Lungo il sentiero che scende dall'alpe Carel, appena prima dell'alpeggio successivo,   troviamo la lapide del partigiano Perucca Antonio, appartenente all'80a  Brigata Garibaldi e  qui caduto durante un rastrellamento avvenuto nella zona di Locana nel gennaio 1945. I colpi che uccisero il partigiano sarebbero partiti dal campanile di Piandemma, motivo per il quale nel 1986 su di esso l'Anpi di Lanzo ha posto  una lapide in ricordo dell'80a Brigata Garibaldi.

E PER FINIRE...

Da Piandemma occorre scendere lungo la strada asfaltata fino a raggiungere la frazione Balmella, dalla quale si diparte il sentiero che  raggiunge Chironio, raccordandosi al sentiero dei ponti romanici che ora percorriamo in discesa fino al luogo di partenza. In alternativa è possibile raggiungere Chironio lungo la strada asfaltata per poi riprendere il  sentiero dei ponti romanici. 
E questo è tutto gente! A presto con le Storie!
Ps: Naturalmente questo anello si può tranquillamente accorciare ( sono circa 20 km per 1600 m dislivello) partendo da Balmella. Allego in fondo al post una sintetica cartina della parte più elevata dell'anello. Si declina ogni responsabilità dall'utilizzo di tale cartina di carattere puramente indicativo.







martedì 10 maggio 2016

Ciaspolate alternative - anello invernale della Valfredda.

INTRODUZIONE

E' un grigio venerdì di febbraio, ed è dalla tarda mattinata che sta debolmente nevicando su Locana. Soltanto un paio di giorni prima mi aveva scritto l'amico Francesco, fotografo di Clickalps: si parlava da tempo di fare un'escursione assieme e così decidiamo di organizzare una ciaspolata ( finalmente!)  per l'indomani mattina, tempo permettendo.  Non resta che decidere dove andare: cosa non facile visto che in inverno le possibilità di scelta si restringono, ma rimane inalterato l'imbarazzo nel decidere per questo o quell'itinerario.
La valle Orco offre un discreto numero di itinerari invernali non particolarmente impegnativi ed abbastanza sicuri dal punto di vista del rischio valanghe: Punta Cia, Lago Dres, rifugio Jervis, Cà Bianca e lago Serrù sono di norma i più gettonati ( se andate a fare un giro su Gulliver potete trovare numerose relazioni di gite che, durante la "stagione bianca", sono letteralmente "aggiornate in tempo reale" dai numerosi utenti del sito).
Esempio di bollettino valanghe Arpa...
Ecco, appunto: il rischio valanghe, questo sconosciuto,  lo definisco "sconosciuto" perché  da quando la frequentazione della montagna invernale si è estesa oltre i tradizionali confini dei Cai e dello scialpinismo tradizionale, la percentuale di chi lo legge si è drasticamente abbassata. Alzi la mano e scagli la prima palla di neve chi non annovera tra amici e conoscenti dei "neofiti" che del bollettino valanghe , emesso periodicamente per il Piemonte dall'Arpa, non conoscono l'esistenza né tantomeno la fondamentale utilità per evitare incidenti che possono essere anche molto gravi. Vi prometto che, data l'importanza dell'argomento, sul  bollettino valanghe e sulla sua corretta lettura ed interpretazione torneremo in un prossimo futuro con un post dedicato: per il momento mi limito ad invitare tutti coloro che leggono queste righe e frequentano la montagna invernale ma non il bollettino valanghe a farlo sempre prima di ogni escursione, sia essa con gli sci o con le ciaspole, poiché il rischio è identico.
Ma ora torniamo a noi: dopo aver consultato il bollettino valanghe ed aver verificato che il rischio per quanto riguarda la nostra zona è 3 per quanto riguarda il settore "Alpi Graie di Confine" e 2 per il settore "Alpi Graie" ( spero di avervi messo in testa un pò di curiosità), consultato il meteo e constatato che per l'indomani è previsto vento in quota , decidiamo che, vista anche la sicura presenza di neve fresca, non sarebbe male optare per una gita a bassa quota, in una zona un pò riparata.
Esclusa quindi la zona di Ceresole e rimandata ad un'altra volta la partecipazione al consueto pellegrinaggio del weekend a Punta Cia, ecco che immediatamente  mi viene l'idea: perché non andare a fare due passi nella Valfredda, magari fino all'alpe Ussel e poi si vedrà? E' bella in primavera, in estate, in autunno... ma anche d'inverno! Oltretutto poco più di un anno prima ci si era molto divertiti da quelle parti ! Francesco accetta immediatamente la proposta, essendo stato da poco al sentiero dei ponti romanici nella parte bassa del vallone ed essendosene invaghito, così io provo ad invitare l'esperto Franco: anche lui sarà dei nostri, proponendo immediatamente, da par suo, l'integrazione perfetta per l'itinerario da me abbozzato, e cioè di proseguire dall'alpe Ussel fino al Der del Munt e da qui scendere prima a Fassabella e quindi a Chironio per poi chiudere l'anello. Un giretto mica male!

PRIMA PARTE 

Il sabato mattina ci ritroviamo tutti e tre in piazza a Locana e saliamo sull'auto di Franco, con la quale raggiungiamo Balmella inferiore, 899 m.s.l.m. La quantità di neve presente al suolo è ancora poca, per cui decidiamo di calzare unicamente le ghette, lasciando per il momento le ciaspole appese allo zaino,  ed imbocchiamo l'imbiancato sentiero della Valfredda.
Franco si mette all'asciutto - Alpe Ussel
Attraversato il ponticello sul rio Leitosa si arriva, con un percorso quasi rettilineo e sempre in leggera salita, alle case di  Medan 1085 m; fino a questo punto il percorso è piuttosto evidente nonostante la copertura del manto nevoso, trattandosi di una mulattiera; di lì in poi , anche per via della rada segnaletica e della riduzione del percorso a sentiero, il bel tempo e la buona conoscenza del percorso risultano molto utili per raggiungere l'alpe Pian del Pari prima e l'alpe Casette poi. Avendo compiuto questa seconda parte dell'itinerario praticamente "a memoria" -  data la mia assidua frequentazione di questi luoghi - mi trovo paradossalmente in difficoltà a fornire delle indicazioni invernali utili, anche se , oltre a consigliarvi di seguire fedelmente per quanto possibile il percorso indicato sulla cartografia, un paio di "dritte" mi sento in grado di darvele:

  • arrivati al Medan il percorso attraversa dapprima il pianoro per poi alzarsi al limite del bosco una volta superate due baite non diroccate (ed ancora utilizzate durante la bella stagione) ;
  • poco prima di arrivare sul dosso erboso su cui è posto il Pian del Pari il sentiero svolta bruscamente  a destra ed in salita in corrispondenza di un piccolo impluvio posto immediatamente alla sinistra del suddetto alpeggio, per poi attraversarlo una volta giunti al livello delle baite;
  • dal Pian del Pari il sentiero prosegue a destra ed in salita senza raggiungere le baite e, dopo un breve tratto in leggera salita al limite del bosco, si porta  all'interno di un bel bosco di faggi dove prosegue, con pendenze leggermente accentuate,  fino alle Casette.
Dalle Casette il sentiero, tenendosi sempre in alto rispetto alle case, entra tosto in una zona di rododendri e radi larici, per poi scendere quasi subito ad attraversare il rio Vallungo in corrispondenza del sentiero per l'alpe Ussel , abbandonando la traccia che prosegue lungo l'asta valliva principale in direzione dell'alpe Muanda.
Dopo pochi metri di ripida salita si entra in  un bello ed ombroso ceduo invecchiato di faggio; arrivati a questo punto occorre trascurare la traccia che si dirige in piano verso sinistra, diretta ai ruderi dell'alpe Montà, e fare attenzione ai segni rossi sulle piante che, con  una brusca svolta in salita verso destra, ci portano sulla sommità della piccola dorsale boscosa che divide la conca dell'alpe Ussel dal vallone principale.
Ancora un'ultimo strappo sulla dorsale ed eccoci di fronte alla conca dell'alpe Ussel , le cui costruzioni si trovano al culmine della zona erbosa circostante; qui decidiamo di fare una pausa ristoratrice, durante la quale decidiamo che  è arrivato il momento di calzare le ciaspole, visti i centimetri di neve fresca presenti.
Laggiù l'alpe Ussel
Arrivati a questo punto  occorre specificare che, per quanto ci riguarda, il percorso con le ciaspole sin qui descritto ( cioè  fino all'alpe Ussel ) è tecnicamente abbastanza facile ed alla portata di tutti, facendo però molta attenzione al fatto che,  trattandosi di un itinerario poco o per nulla frequentato (e di conseguenza non battuto e poco  segnalato), è molto facile smarrire il giusto percorso se non si conosce bene la zona od in condizioni di scarsa visibilità.
Il percorso descritto nella seconda parte presenta invece difficoltà tecniche a tratti anche notevoli, ragion per cui ciascun escursionista dovrà fare le proprie valutazioni.

SECONDA PARTE


Dopo aver dato un ultimo sguardo alle belle ( ed ancora in discrete condizioni ) costruzioni dell'alpeggio, ci dirigiamo verso l'alpe Tola,  posta immediatamente a monte ed a sinistra dell'Ussel , su una panoramica spalletta  che raggiungiamo non senza qualche difficoltà nell'interpretazione del percorso, tant'è che dopo aver smarrito in mezzo alla boscaglia la traccia di sentiero, la raggiungiamo percorrendo i resti di una roggia posta immediatamente a monte della traccia. Caratteristica di questo alpeggio è  la presenza di un grande faggio bitorzoluto, forse lasciato lì per fare ombra, foglia o per motivi estetici ( difficile stabilirlo ). Piccola nota personale: la facciata dell'Alpe Tola è rivolta proprio in direzione della... facciata della mia casa in frazione Casetti, dalla quale posso distinguere bene ad occhio nudo sia la baita che il grande faggio.
Abbraccio prospettico per Franco e Francesco all'Alpe Tola
Appena al di sotto della baita una labile traccia di sentiero prosegue in direzione Sparone , diretta ad una piccola ma evidente insellatura, localmente chiamata Bocchetta del Fo , sita lungo uno dei contrafforti discendenti dal monte Cimeron. La suddetta traccia, già scarsamente visibile durante la bella stagione, è resa ancora più incerta dalla presenza del manto nevoso: a fare da segnavia in queste condizioni contribuiscono i rigogliosi arbusteti di sorbo degli uccellatori in mezzo ai quali essa è ricavata.
Questa parte del percorso è parecchio ostica: si tratta di un traverso lungo ripidi pendii, durante il quale è necessario anche attraversare un canalino in parte roccioso ( occorre fare molta attenzione all'eventuale presenza di ghiaccio) e molto disturbato dagli arbusti, tanto che in molti punti non si riesce letteralmente a tenere una ciaspola vicino all'altra.
Una volta attraversato il canalino, con un'ultima salita si arriva alla bocchetta del Fo; da qui la traccia continua verso un'evidente spalla boscosa, posta lungo il contrafforte che dal Cimeron prosegue con il Der del Munt a separare la Valfredda dal vallone inciso dal rio Fassabella, spalla boscosa che si raggiunge senza troppe difficoltà, almeno dopo aver superato il tratto precedente.
Laggiù la Bocchetta dla Crava
Ed  è proprio quando pensi che il peggio sia alle spalle che viene il bello, la parte più "divertente" del percorso: sia sul versante Fassabella che in direzione dell'ormai vicino Der del Munt l'ambiente si mostra parecchio ripido e dirupato. E noi dalla spalla appena raggiunta dobbiamo scendere per raggiungere quella che localmente viene chiamata Bocchetta dla Crava ( ed ad osservarla da qui non stentiamo a capire la logica che sta dietro all'etimologia del nome) : senza la neve non sarebbe un problema, ma con la neve e con le ciaspole si.
Mentre ragioniamo sul da farsi ( io ad esempio propongo di scendere in mezzo ai sorbi sul versante Fassabella per poi risalire appena possibile alla bocchetta dla Crava) , ecco che Franco nota un inequivocabile segno rosso sul tronco di una betulla posta lungo la cresta al limite inferiore della spalla: il "sentiero" ( parola enorme in questo caso) scende ripidissimo lungo la cresta, sembra quasi verticale.
Francesco a fine discesone
Valutata la situazione, decidiamo che il discesone è superabile grazie alla presenza di numerosi alberi ed arbusti a cui appigliarsi, a patto di togliere momentaneamente le ciaspole, tant'è che l'esperto Franco sentenzia: "se non ci fossero le piante, con la neve non sarei mai sceso".  Una sentenza quantomai giusta, sia secondo me che secondo Francesco, che nonostante la numerosa ed ingombrante attrezzatura è arrivato sin qui senza fare una piega e senza dubitare della salute mentale mia e\o di quella di Franco ( ma più avanti ci stupirà ancora).
Quindi togliamo le ciaspole, ed aggrappandoci ad alberi ed arbusti scendiamo incolumi fino all'agognata bocchetta, dalla quale in breve raggiungiamo il Der del Munt, cima Coppi di giornata.
Dopo una breve pausa ed un'occhiata al panorama, pensiamo che sia meglio scendere fino alle alpi di Fassabella prima di fare la pausa pranzo.  Comincia così la terza parte del percorso, la cui difficoltà è intermedia rispetto a quella delle prime due parti ( ma più vicina alla prima che alla seconda).


TERZA PARTE


Sotto la sicura guida di Franco cominciamo dunque a scendere lungo la dorsale boscosa, nel bel bosco misto di larici ed abeti, in direzione delle alpi Fassabella di sopra , che tuttavia non raggiungiamo lasciandole alla nostra destra, giungendo invece presso un altro gruppo di rustici, che offre alla nostra vista uno spettacolo meraviglioso, assolutamente da immortalare in una fotografia fatta come si deve, cioè fatta da Francesco.
Panorama dalle alpi Fassabella
Da questo gruppo di baite giungiamo alle alpi Fassabella, dove effettuiamo la preventivata pausa pranzo. Scartata l'idea di scendere direttamente a Balmella per via del percorso non così evidente, decidiamo di prendere la mulattiera che scende a Chironio, passando per la borgata Picca, attraverso magnifici boschi di faggio e di castagno.
Al termine della discesa attraversiamo il rio Vallungo sul bellissimo ponte romanico e raggiungiamo le case di Chironio; da Chironio proseguiamo lungo un sentiero nel bosco di castagni fino a raggiungere l'auto a Balmella inferiore.
Ed ecco che una volta giunti alla meta, Francesco decide di stupirci, chiedendoci di provare a dare un peso al suo zaino ed all'attrezzatura a tracolla: secondo me saranno di sicuro più di 15 kg, ragion per cui non possiamo che fargli i complimenti per l'allenamento e la resistenza degni della sua arte fotografica. Come sempre l'ambiente invernale e la neve fresca ci hanno dato grandi soddisfazioni ed abbiamo avuto fortuna nel trovare un itinerario di questo tipo in condizioni ideali.


CONCLUSIONE


Ci consigli di fare questa escursione? Ni. La prima parte e la terza parte possono essere percorse abbastanza agevolmente ( salendo rispettivamente da Balmella all'alpe Ussel e da Chironio al Der del Munt), ragion per cui mi sento assolutamente di consigliarle come gite indipendenti; l'aggiunta della seconda parte (  per realizzare l'anello o per raggiungere il Der del Munt da Balmella inferiore), come ho già scritto sopra, va subordinata ad un'adeguata   autovalutazione delle proprie capacità tecniche ed ad un discreto allenamento. Penso di avervi detto proprio tutto: a presto con le Storie!







martedì 28 aprile 2015

E' bello camminare in una valle verde

Circa a metà aprile iniziano a comparire, sulle montagne intorno a Locana,   ampie strisce continue di un bel verde chiaro:è la fogliazione primaverile dei boschi di faggio.  Tale fogliazione precede quella del castagno più in basso e quella di larici ed arbusti più in alto, come la stella del mattino che accarezza il cielo all'alba mentre l'oscurità progressivamente scompare, come il nastro su un pacco regalo. 
Balmella inferiore
Ammirando il paesaggio circostante ho pensato che, parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, sarebbe stato molto bello camminare in una valle verde, magari a due passi da casa. E qual è la zona più verde e più densa di boschi di faggio nelle vicinanze? Ma la "Valfredda", naturalmente! Bisogna assolutamente andarci e subito: contatto l'amico Guido ed organizziamo l'uscita. 
La "Valfredda" è un'importante vallata laterale, posta sulla sponda destra idrografica del torrente Orco, all'interno del territorio del comune di Locana, che si estende lungo il corso del Rio Vallungo, dalle Foere fino alle pendici del Monte Croass, al confine con la Valgrande di Lanzo toccando importanti borgate quali Chironio e Balmella. Forse non è la valle più bella del mondo , ma nella mia classifica personale di certo se la gioca per il podio o per una medaglia di legno, che non ho mai capito perchè un quarto posto faccia poi così tanto schifo rispetto al terzo. Ma non divaghiamo.
valle verde
 Alle 8,30 di una mattinata limpida e serena lasciamo l'automobile a Balmella ed imbocchiamo la buona mulattiera che sale  sulla sinistra idrografica del vallone, conducendoci prima ad attraversare il rio Leitosa su una passerella di legno, poi in breve alle alpi Medan  1085 m. 
Il toponimo "Medan" significa appunto località posta "nel mezzo", ovvero la "terra di mezzo" posta tra  la Valfredda ed il vallone del Rio Leitosa, suo principale affluente, proprio laddove comincia la cresta spartiacque tra i due bacini. 
Tutte le nostre aspettative sono soddisfatte: due ali di  faggete delimitano il nostro percorso, che la primavera ha cosparso di fiori di ogni colore e di verdi velluti d'erba sui quali posare i nostri scarponi. Siamo forse degli imperatori? Questo non lo so, ma di certo siamo in una valle verde. Ma non divaghiamo. 
La parte media ed alta della "Valfredda" è ricca di verdi pascoli, punteggiati da numerosi rustici, stalle ed abitazioni ;  alcune decine di anni fa ne era addirittura ricchissima. Ma le vestigia degli antichi fasti, per nostra fortuna, sono ancora ben presenti, così che noi possiamo ammirarle. Certo, perchè a queste quote la vegetazione naturale sarebbe costituita da boschi e, se continuerà l'attuale dinamica di abbandono del territorio alpino, certamente avranno la loro rivincita sull'opera dell'uomo.
salita nella faggeta
 Proseguendo oltre il Medan, sempre su ottima traccia, raggiungiamo un altro importante alpeggio: il Pian del Pari 1188 m. E' qui che il Vallungo riceve altri due affluenti minori: il rio del Pari sulla sinistra ed il rio del Lupo sulla destra. Di fronte a noi ora sono ben visibili il Monte Cimeron e la testata del vallone . Ancora un tratto di salita nel bosco, ed eccoci all'alpe Casette 1300 m. Arrivati a questo punto abbandoniamo il percorso principale per addentrarci nel bosco di faggi. Ora la traccia è più incerta, il terreno più ripido ma l'ambiente è sempre affascinante, come sanno esserlo i boschi di faggio, ma noi sappiamo bene dov'è la nostra meta. E' lo Sprot. 
Guido, alla  prima uscita stagionale dopo il suo ritorno in Canavese, non sembra così convinto di abbandonare il buon sentiero dalle dolci pendenze, ma la promessa di panoramiche vedute e di un percorso tutto sommato facile lo convincono a fidarsi del Varda.
Lo Sprot, toponimo che deriva molto probabilmente dal cognome "Perotti", molto diffuso  nel comune di Locana, è un curioso alpeggio posto a cavalcioni tra la Valfredda ed il Vallone del Rio Leitosa, in una posizione al contempo molto panoramica  e molto "coraggiosa". 
finalmente lo Sprot
Saliamo così sulla destra idrografica del rio del Pari, risalendo la dorsale boscosa che ne delimita l'impluvio. Il colore dei faggi addolcisce l'erto percorso, ma allo stesso tempo lo rende misterioso, impedendoci di capire dove sia la spartiacque Valfredda-Leitosa e di vedere "in anteprima" il luogo d'arrivo.
 "Ecco che i faggi si diradano, forse ci siamo!". E invece no. "Ecco ormai la cresta è lì". No. Infine alla cresta ci arriviamo, ma non allo Sprot: in questo punto è costellata da tante paretine rocciose, come i biscotti che a volte mettono per guarnire i gelati artigianali.  Ma non divaghiamo.
Dove siamo? Fuori la cartina: stiamo andando bene, ma dobbiamo spostarci più a sinistra prendendo ancora un pò di quota: e così tosto usciamo dalla faggeta e vediamo la nostra meta. 
nella stalla con volta piena in pietra c'è ancora una gomma per l'acqua
Peccato che per raggiungerla sia necessario attraversare una zona ormai prevalentemente arbustiva , ma più che altro ripida e con al suolo ancora quel buon mezzo metro di neve marcia di fine stagione. Occorre quindi calzare le ghette per non bagnarsi e procedere con calma e concentrazione, saggiando bene la neve per evitare di finire in qualche buco ( anche se a prima vista pare che non dovrebbero essercene, visto che siamo ormai nella zona dell'alpeggio). 
Primula a fiore rosso allo Sprot
Così con un ultimo sforzo raggiungiamo i ruderi dell'Alpe Sprot: una stalla, un'abitazione ed un crutin, posti in corrispondenza di una caratteristica zona rocciosa della cresta che sembra farle da scudo. Qui la vegetazione è ancora indietro: ci sono fiori di crocus, genziane e veratri che cominciano a spuntare e, sul versante Leitosa, proprio sulla zona rocciosa, delle bellissime primule a fiore rosso. Un magnifico regalo che ci compensa di un'escursione non così ricca di incontri animali come pensavamo: si ok, 4 caprioli, 1 cervo e qualche camoscio, ma è una zona che può dare molte soddisfazioni in più.
Sprot - costruzione in cresta.
 Il panorama che da qui si gode è davvero vasto, e va dal Gran Paradiso alla Quinzeina, mentre davanti a noi la vista è chiusa dal monte Cimeron. Da qui possiamo vedere bene, sull'altra sponda della valle, anche l'Alpe Ussel e l'Alpe Quart, poste lungo il sentiero che raggiunge il col Croce d'Intror, dove passa l'Alta Via Canavesana. Anche la vista sul vallone di Leitosa è davvero ottima e possiamo ammirare le alpi Gaschi, Leitosa, Pian Marmotte, Cialma ( non quella, un'altra) e Colla...
In corrispondenza del "crottino di cresta" parte inoltre il sentiero ( ormai inesistente) che scende verso Piandemma andando a raggiungere l'alpe Carel. 
Svizzera? No, Valfredda!
Soddisfatti del buon pranzo al sacco, cominciamo la discesa, questa volta però optando per la zona sgombra da neve ( che poi è anche quella dove arriva la traccia di sentiero ), incontrando poi la traccia  proveniente direttamente dal Medan, che scegliamo di prendere perchè ci sembra più battuta. Come   a volte succede, seguire la traccia in discesa è più facile che in salita e, fatto salvo qualche tratto più "imboscato", la discesa nella faggeta è piacevolissima, quando mi rendo conto di trovarmi in un posto conosciuto. Siamo certamente sopra l'Alpe Pian del Pari: perchè non scendere direttamente lì e riprendere la mulattiera del primo pezzo di escursione? E così facciamo. Dopo un tratto più ripido, sbuchiamo infine nei pascoli alti del Pari. La vista sulla Valfredda in questo punto ed in questo periodo dell'anno mi fa venire alla mentre un altro vecchio slogan pubblicitario: "Svizzera?" "No. Novi". No, Valfredda, io direi. Dopo una breve sosta per godere della bella vista, riprendiamo la mulattiera ed in breve arriviamo all'auto lasciata a Balmella inferiore al mattino. E' un caldo ed assolato primo pomeriggio, e Guido approva l'escursione. E' bello camminare in una valle verde!