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venerdì 14 aprile 2017

Fotoescursioni n°1 - Su e giù per l'Arzola, dall'alba al... pranzo pronto

Premessa: la proiezione fotografica

Il 7 aprile a Cuorgnè  si è svolta una proiezione fotografica dell'amico Francesco Sisti, fotografo dell'agenzia Clickalps , organizzata dalle locali sezioni del Cai e del gruppo Alpini, dal titolo "Tante valli per un Paradiso". 
Francesco voleva approfittare della serata canavesana per fare l'alba da qualche parte in valle Orco: così io mi sono immediatamente offerto di ospitarlo e di accompagnarlo il mattino seguente "per monti". La sera del 7 aprile ho quindi raggiunto Francesco e gli amici del Cai e del gruppo Alpini  per la cena ( che hanno offerto anche a me: sono stati davvero gentilissimi) , consumatala quale ci siamo recati  all'ex chiesa della S.S. Trinità, sede delle conferenze organizzate dal Corsac  , associazione che si occupa di storia, archeologia ed ambiente del Canavese, tra le quali non mancano mai delle serate dedicate alla montagna. 
La proiezione è stata davvero piacevole ed interessante: l'attenzione del pubblico è stata completamente"catturata" per più di un'ora dalle bellissime immagini, che Francesco spiegava ed introduceva trasmettendo a tutti  la sua grande passione  per la fotografia e per le valli del Gran Paradiso ( tema della mostra) , che emanava  da ogni poro. 

L'alba

Il mattino seguente puntiamo la sveglia presto: l'idea di Francesco è quella di fare l'alba in zona Arzola. Dalla frazione Posio di Ribordone imbocchiamo il sentiero, che saliamo rapidamente per essere fuori dal bosco allo spuntar del sole. 
l'alpe Arzola nelle prime luci del mattino 
L'alba arriva per  prima, ma noi arriviamo secondi, cogliendo i primi raggi del sole nel valloncello adducente  l'alpe Arzola, dove ci danno il benvenuto ( da lontano) alcuni caprioli; dall'alpe in poi troviamo un pò di neve  e, quando arriviamo al pian Chermisù o pian Camusol, lo spettacolo che si presenta dinanzi ai nostri occhi è davvero mozzafiato: il cielo cristallino con la splendida vista a 360° sulle montagne circostanti , il bianco manto nevoso  che ricopre il terreno e sembra voler tagliare l'orizzonte, dolcemente ravvivato dalle prime luci del mattino.
Francesco all'opera al pian Camusol

Dal pian Camusol saliamo quindi sulla cima del monte Arzola 2158 m, dove dobbiamo fermarci: il sottile strato di neve dura ancora presente al suolo sconsiglia infatti di avventurarsi nel traverso del Gta in direzione della sella d'Oreggi senza l'ausilio dei ramponi. Da questo momento in poi erreremo letteralmente di qua e di là, su è giù per la dorsale dell'Arzola, animati dal desiderio di catturare ogni angolo, ogni vista panoramica.
Saliamo al monte Arzola

Su e giù per la dorsale, di qua e di là...

Panorama sul gruppo del Gran Paradiso dal monte Arzola

Bivacco Blessent al Redentore

Al Redentore

Dal monte Arzola torniamo al pian Chermisù per dirigerci alla statua del Redentore presso il bivacco Blessent, dove il manto erboso, da poco liberato dalla copertura nevosa, è punteggiato da numerosissimi Crocus vernus, fiori che saranno un pò il "leit motiv" di questa escursione.
Crocus vernus

Alpe Force

Francesco si aggira tra i ruderi dell'alpe Force
Con un'inversione di 180° in direzione della testata della valle Orco, traversiamo più o meno in piano la dorsale fino a raggiungere l'alpe Force 1998 m , toponimo il cui significato dovrebbe essere quello di bivio: in effetti da questo alpeggio si dipartiva un sentiero che in quota conduceva alle alpi Giassetto , già geograficamente facenti parte del bacino del rio Eugio, evitando i saliscendi della cresta spartiacque Ribordone\Orco-Eugio. 
Lungo questo sentiero ( inizialmente ancora ben tracciato, ma che poi si perde man mano fino a scomparire quasi del tutto) , a breve distanza dall'alpeggio, si trova un caratteristico crutin, un buon soggetto che vorrei mostrare a Francesco: ma ancora una volta la neve dura ci impedirà di tentare il traverso.
Vista sul gruppo del Gran Paradiso dall'alpe Force

Alpe Dreja

Alpe Dreja: sullo sfondo da sx Cuccagna, Courmaon, testa del Gran Etret , Mare Percia
E così dopo aver ben ben studiato l'alpe Force, scendiamo lungo i resti di una "strada delle vacche" fino alla sottostante alpe Dreja, caratterizzata dalla lunga stalla a due comparti, ove è presente una buona fontana e dalla quale ottima è la vista sul gruppo del Gran Paradiso.
Da un comparto della stalla di Dreja, ecco comparire un allevatore fuori stagione...

Arrivati qui occorre decidere se dirigersi verso destra all'alpe Croce ed andare a vedere il lungo muro di pietra a secco (la "grande muraglia arzolese") che delimita i pascoli della dorsale verso il fondovalle di Locana,  oppure continuare la discesa sull'alpe Fo superiore, che vediamo poco sotto : noi scegliamo la prima ipotesi.
Il muraglione di pietra sito ad est delle alpi Dreja e Fo superiore ( sullo sfondo da sx: Courmano, testa del Gran Etret, Mare Percia, Denti del Broglio, becca di Monciair, Gran Carro, bocchetta di Drosa, Trasen Rosso, Gran Paradiso )

Alpe Croce e  la grande muraglia

La bellezza invade il sentiero (Crocus traverso dalla Dreja alla Croce - sullo sfondo punta Cia, Tovo, Giardonera) 
L'alpe Croce infatti è un eccellente esempio di adattamento delle costruzioni alla morfologia del pendio, cui sono strettamente addossate ( ciò serviva anche per evitare danni da neve e\o valanghe) ; molto significativa è anche la "grande muraglia", la cui realizzazione ha rivestito un duplice scopo e cioè da un lato lo spietramento delle superfici di pascolo, dall'altro il delimitare una zona caratterizzata dalla presenza di molti dirupi e pendenze accentuate, potenzialmente pericolosa per i capi di bestiame quanto per gli esseri umani, specialmente in caso di nebbia.
Le costruzione dell'Alpe Croce. strettamente addossate al pendio - foto Francesco Sisti  



Alpe Dreja - sullo sfondo Gran Paradiso, Piccolo Paradiso, Beco Meridionale della Tribolazione
Anche in direzione est , in corrispondenza del versante sinistro idrografico del bacino del rio Force , sono stati costruiti grandi uomini di pietra ( om ad pera) ed un lungo muraglione di pietra sito tra l'alpe Dreja e l'alpe Fo superiore, entrambi con il medesimo obiettivo della muraglia, cioè quello di avvisare uomini e capi di bestiame che oltre quel segno il terreno cambiava natura, diventando più ripido ed accidentato, più pericoloso.
Lungo il sentiero che traversa dalla Dreja alla Croce incontriamo anche altri graziosi fiori...
Viola calcarata
Gentiana kochiana
All'Alpe Croce, presso la "cavanna", sono inoltre presenti piacevoli pitture murali ( qui si vede senza dubbio la mano di una donna ). 
Graziose pitture murali all'alpe Croce

Uno strano concetto di "cortile di casa"

La "grande muraglia che delimita la superficie pascoliva - foto Francesco Sisti 
Nonostante non sia certo la prima volta che passo da queste parti, devo ammettere ( che imbarazzo per me) con Francesco ( incredulo) che all'alpe Fo superiore non ho mai portato i piedi. Eh si perchè, come spiegavo al mio compagno di escursione, io percorro questa dorsale più volte l'anno, avendo il vantaggio di poter cominciare a camminare direttamente dal bosco dietro casa , senza dover neanche mettere il sedere sull'auto ( altro che andare fino a Posio: che barba!) .
 Io, come spiego a Francesco, considero infatti la dorsale dell'Arzola ed il vallone dell'Eugio un pò come il mio cortile di casa, un cortile di casa molto allargato. Ma all'alpe Fo superiore non ci sono mai andato, anche se credo resterà meta "vergine" nei miei confronti ancora per poco! Aggiungo inoltre che sarei curioso di vedere tra 50 anni ( ne ho attualmente 34) come si evolverà dal punto di vista vegetazionale la zona, al che Francesco non può fare a meno di strabuzzare gli occhi, avendo capito che io stavo parlando seriamente e che insomma, proprio tutto normale non sono. 
Particolare della "grande muraglia" - foto Francesco Sisti 

Il rudere di quota 1690 , il bric del Fo e la Forcetta

Dall'alpe Croce si prosegue in discesa più o meno costeggiando la "grande muraglia"; arrivati al rudere di quota 1690, a destra parte il sentiero che si reca alle alpi Fo e Fo sut ( quest'ultima nominata "Pian del Prete" sulla carta MU edizioni) , ma per noi il tempo stringe ( visto che pranzeremo a casa mia ) ed è giocoforza proseguire fino al bric del Fo ( sosta panoramica con merenda) ed alla Forcetta, continuando sulla dorsale ora coperta da un rado bosco  di betulle. Attenzione: io intendo per Forcetta non soltanto l'alpeggio segnato sulla cartina e quotato 1436 m, ma anche quello non nominato sulle carte e posto ad una quota di 1480 m circa, che è poi quello a cui mi riferirò d'ora in poi chiamandolo "Forcetta 1480 m".
La "grande muraglia - vista verso monte e le opere di sistemazione di versante - foto Francesco Sisti
Guardando verso l'alto sono ben visibili delle importanti opere di sistemazione del versante sulle quali sarebbe interessante effettuare una ricerca per approfondirne la conoscenza: il tipo di costruzione e la localizzazione (in corrispondenza del canalone "sorgente" principale del rio Fo ) fanno pensare ad una sistemazione a gradoni volta ad attenuare la pendenza del versante e dunque l'impeto delle acque meteoriche ed il rischio di distacco valanghe. 
Arrivati alla Forcetta mostro a Francesco la traccia di sentiero che traversa in piano verso il Fo sut; da quest'ultimo alpeggio è possibile raggiungere la gola del rio Fo e scendere a Barelli tramite  la roggia del Curlo. Vista dalla Forcetta, la gola del rio Fo si presenta davvero ardita, impressionante.

La gola del rio Fo vista dalla Forcetta 1480  m

Le bocchette quota 1460 e 1369


Il sentiero che scende dalla dorsale dell'Arzola verso la frazione Barelli di Locana passa attraverso due piccoli "valichi", il primo immediatamente a sx della Forcetta 1480 m, che segna l'ingresso nel bosco vero e proprio, cioè un bosco di faggi,   l'altro appena più in basso della Forcetta 1436 m ( che il sentiero lascia poco  in basso a sx senza raggiungerla) , dal quale si gode di un buon punto di vista sul bacino dell'Eugio e sull'alpe Colla di San Lorenzo, sede di un casotto del Pngp.

La Trucca con alle spalle il Bric di Scialva ( localmente chiamato " la bassetta" ) - foto Francesco Sisti
Scialva e tutto il resto....

Il sentiero,recentemente ripulito, scende ripido dapprima nel bosco di faggi sino ai ruderi di Scialva ( avvistato un cinghiale femmina con i piccoli ) e poi , sempre sotto copertura boschiva ( che poi progressivamente diventa di roverelle e castagni)  fino a raggiungere Barelli, che lascia alla sua destra, fino ad arrivare nei pressi della borgata Costa, dove ad una diramazione abbandoniamo la vecchia mulattiera che continua a scendere verso Montepiano -Locana  per entrare nella borgata , percorrendo la quale in breve raggiungiamo la strada asfaltata.
Niente male la borgata Costa - foto Francesco Sisti
Ancora una breve discesa sull'asfalto ed a destra prendiamo la sterrata per la "regione Trucca" ( con il caratteristico e panoramico cocuzzolo erboso). Si tratta di borgate "fortunate", caratterizzate da un'ottima esposizione: vivere qui non dev'essere male! Dalla Trucca per sentiero raggiungiamo la passerella quota 741 m sul rio Eugio ( anche qui una sosta fotografica è d'obbligo) ed arriviamo infine a  Cussalma scendendo lungo la mulattiera che sale nel vallone dell'Eugio.
Certo che anche la Trucca non è male... - foto Francesco Sisti
E con quel panorama poi.. - foto Francesco Sisti


Non c'è che dire: siamo proprio soddisfatti del giro, di quello che abbiamo visto e siamo così pronti, dopo una doccia ristoratrice, a gustarci il meritato pranzetto,  in larga parte a base di aglio ursino , preparato da mia madre. Nel pomeriggio Francesco mi riaccompagnerà a prendere l'auto lasciata il mattino a Posio e ci saluteremo... fino alla prossima avventura!
Arrivederci ed a presto con le Storie!







venerdì 23 settembre 2016

Escursioni non per tutti 5 - Moncimour dal vallone dell'Eugio

Introduzione

Posto all'incrocio tra il vallone dell'Eugio, il vallone dell'Alpuggio e quello di Valsoera, il Moncimour è una montagna di bell'aspetto, da cui si gode un magnifico panorama a 360° sul gruppo del Gran Paradiso, sul Rosa, sulle cime delle valli di Lanzo e sulla pianura piemontese. Alpinisticamente parlando il Moncimour è una vetta  di nessuna importanza : si tratta infatti di una cima sostanzialmente escursionistica ( classificabile come EE) , eppure raggiungerla non è così facile, da qualunque versante si decida di salirla.
Qualcuno pensa che non essendoci difficoltà alpinistiche, non valga la pena di salirla: poco male, il panorama e la soddisfazione ce la godremo noi!
Qualcuno pensa che non essendoci difficoltà alpinistiche si tratta semplicemente di "mettere un piede dopo l'altro", un gioco da ragazzi insomma. Ed invece non è affatto così,  e questo per vari motivi:
  • è un'escursione molto lunga , sia come dislivello che come distanza ( per cui è richiesto un buon allenamento) ;
  • si procede in larga parte su terreno difficile, ripido e\o in assenza di sentiero ( cosa che raddoppia la fatica e quindi l'allenamento necessario) ;
  • su un terreno del genere bisogna sapersi muovere ( pena la quadruplicazione dei tempi e della fatica, il rischio di incidenti o comunque di finire in qualche situazione difficile). 

Ecco, direi che l'ultimo punto è decisamente il più importante: per andare al Moncimour tutta la vostra tecnica, la vostra bravura con nodi, corde e chiodi serve a niente. Bisogna sapersi muovere, bisogna arrangiarsi. E non tutti gli escursionisti o gli alpinisti abituati a procedere in sicurezza e\o su vie molto frequentate sono in grado di farlo.
Il Moncimour può essere raggiunto dal vallone di Valsoera, dal vallone dell'Alpuggio e dal vallone dell'Eugio.
Dal vallone di Valsoera , cui si perviene da San Giacomo di Piantonetto o dalla diga di Telessio per la bocchetta di Valsoera, occorre raggiungere il passo del Moncimour, salendo un ripido canalone di sfasciumi che definire infami è dire poco : lì si muove davvero di tutto, anche materiale di grosse dimensioni e, dulcis in fundo, all'inizio del  canalone potrebbero presentarsi, specialmente ad inizio e fine stagione, dei simpatici nevai con neve dura per cui sarebbe consigliabile portarsi dei ramponi.
Dal vallone dell'Alpuggio occorre raggiungere la bocchetta superiore dell'Alpuggio ( per raggiungerla potrebbero essere necessari i ramponi in caso di neve)  e quindi percorrere la facile cresta sud fatta di massi accatastati fino alla vetta.
Il raggiungimento dal vallone dell'Eugio è invece il tema di questo articolo!

Parte prima - l'avvicinamento


Scendendo dal monte Arzola:  in primo piano  il lago d'Eugio in ombra, in secondo piano, sempre in ombra ,la piccola conca dell'alpe Savolere e, leggermente più in alto, la conca del lago Nero d'Eugio. In alto a destra l'inconfondibile sagoma del Moncimour.
Da Locana , dal vallone di Piantonetto ( da località Valsoani nel vallone di Piantonetto lungo il Gta che passa per il casotto Pngp dell'alpe Colla) o da Posio  raggiungere il lago d'Eugio ( siccome sono già presenti ottime descrizioni su Gulliver, non intendo dilungarmi oltre su questo tratto).  E' da qui che comincia il "divertimento", cioè si comincia a procedere dapprima su una traccia di sentiero ormai quasi invisibile e poi in assenza di sentiero, per cui credo sia il caso di fornire ai lettori una più approfondita descrizione del percorso, che unita all'esperienza ed ad un buon "fiuto" dovrebbe consentirvi di non perdere la traccia o quantomeno ( più realisticamente) di ritrovarla in caso di smarrimento. Credete che stia esagerando? Provare per credere...
Attraversato lo sbarramento, subito a monte della diga reperire un'esile traccia di sentiero ( ometti) che, costeggiando più o meno il lago dall'alto, conduce con alcuni saliscendi fino a raggiungere un ripiano caratterizzato dalla presenza di una grossa pozza d'acqua.
Poco oltre il suddetto ripiano, la traccia va ad attraversare il rio Eugio, portandosi sulla sponda destra idrografica ( ometti ); in questo punto occorre fare attenzione perchè l'inizio della traccia sull'altra sponda è attualmente quasi coperto dalla vegetazione ripariale: non lasciatevi ingannare.
Il caratteristico masso spaccato dell'alpe Savolere con alcune "villeggianti"
La traccia di sentiero, in piano ed in leggera salita, conduce in breve all'alpe Savolere, alpeggio che merita una pausa ed una visita approfondita per via dei suoi rustici,  ricavati sfruttando la presenza in loco di piccole balme, del suo bel laghetto ( che potrebbe presentarsi quasi secco in stagione avanzata) e del caratteristico masso spaccato che si trova al termine del pianoro.
Lasciato a destra il gigantesco masso, la traccia comincia a salire ora in maniera più decisa tra i rododendri ( ometti) , sempre sulla sponda dx idrografica del rio Eugio, fin quasi a raggiungere una grossa balma posta vicino ad una piccola parete rocciosa, quindi piega decisamente verso destra  a raggiungere alcune balme poste appena sotto la lunga conca occupata dal lago Nero d'Eugio.
La traccia, sempre appena visibile, costeggia ora  il lungo lago fin quasi al suo termine, quindi risale ripida a superare verso destra  le grandi pareti che ne sovrastano il fondo, giungendo nei pressi dell'alpe Leyner, leggermente spostata sulla destra ( ometti, resti di terrazzamenti a sostegno del sentiero) . Nei pressi dei ruderi dell'alpe Leyner è presente una buona fontana d'acqua, acqua che comunque è non potabile e quindi assolutamente sconsigliata per chi non ha mai bevuto altro che acqua del rubinetto od acqua in bottiglia.
Il lungo lago Nero d'Eugio
Senza raggiungere l'alpe del lago Nero, la traccia continua a salire ripida, ora per erba; giunta fin nei pressi di una grossa pietraia svolta decisamente verso destra e, sempre in salita, va ad attraversare un piccolo corso d'acqua , superato il quale giunge in breve ai ruderi dell'alpe dei Fons ( ometti), posta su un'aerea spalla ai piedi della conca contenente il lago Boccutto. Salendo di pochi metri lungo il corso d'acqua si trova una minuscola balma, entro la quale si trova un'ottima fontana ( per la quale vale lo stesso discorso fatto per quella dell'alpe Leyner ).
Arrivati a questo punto ci sono due possibilità: o proseguire  lungo la traccia di sentiero o raggiungere il lago Boccuto.

Variante n°1 - per il lago Boccutto

Il lago Boccutto visto salendo ai laghi Bort
Dalla costruzione dell'alpe dei Fons posta in prossimità della traccia di sentiero , scendere nel ripiano a destra, ove si trovano gli altri rustici che compongono l'alpeggio, e percorrerlo orizzontalmente fino a reperire un grosso ometto posto ai piedi di un canalino semierboso: risalirlo completamente per tracce di sentiero ( a tratti sono presenti i resti di una scalinata in pietra) , quindi svoltare a destra fino ad arrivare in vista di una piccola depressione posta al termine di un breve pendio , risalendo il quale si giunge in vista del lago.
Uno dei laghi Bort
Senza raggiungere le sponde del lago, proseguire in direzione nord-ovest a raggiungere le evidenti placconate rocciose sulle quali ora si svolgerà il percorso, in un ambiente di rara bellezza. Seguendo gli ometti e sempre in direzione nord-ovest si raggiungono i bei laghi Bort, posti quasi uno in fila all'altro. Costeggiare il primo di questi laghi ( cioè quello più ad ovest)  e salire , sempre per placconate, sull'altra sponda ( ometti). Prendere ora come riferimento l'evidente e lunga parete rossastra posta nella parte media e bassa del Moncimour e dirigersi ai suoi piedi ( da questo punto in poi finiscono gli ometti) , destreggiandosi alla meglio tra placconate di roccia e pietraie.

Variante n°2 - per l'alpe dei Fons

L'alpe dei Fons, vista andando verso il lago Boccutto
Nei pressi dei ruderi dell'alpe dei Fons, riattraversare nuovamente il piccolo corso d'acqua per raggiungere gli evidenti resti di una scalinata. Seguire quindi la traccia di sentiero che sale in direzione della punta Virginea inferiore  ( ometti assenti) posta proprio sopra l'alpe dei Fons, quindi abbandonarla per cominciare a salire verso destra per pietraie e placconate di roccia in direzione dell'evidente parete rossastra posta alla base del Moncimour. Questa seconda variante è più veloce ma trascura il bel lago Boccutto ed i laghi Bort.



Parte seconda - salita e discesa del Moncimour

Il Moncimour visto salendo dall'alpe dei Fons: ben visibile la parete rossastra; a sinistra il caratteristico spuntone roccioso triangolare della bocchetta superiore dell'Alpuggio.
La guida del Cai-Tci suggerisce di raggiungere il Moncimour dal vallone dell'Eugio salendo alla bocchetta superiore dell'Alpuggio od alla punta Virginea per poi percorrere la cresta sud; noi vi proporremo una variante più facile per raggiungere la suddetta cresta.
Giunti quasi ai piedi della parete rossastra, risalire interamente il pendio erboso che la costeggia, quindi proseguire per erba e pietre fino a raggiungere la facile cresta sud, percorrendo la quale si raggiunge in breve la vetta per blocchi e massi accatastati . In cima al Moncimour è presente una targa in ricordo di don Piero Solero, grande alpinista ed autore di numerose prime salite 
Dalla vetta abbassarsi di qualche metro in direzione Eugio , fin quasi sul bordo di un piccolo salto di roccia, spostarsi a sinistra fino ad arrivare in vista della cresta nord-est proveniente dal passo del Moncimour e cominciare a scendere direttamente verso il fondovalle lungo un ripido pendio di pietrame posto oltre il piccolo salto di roccia di cui sopra. 
Arrivati al fondo del pendio di pietrame si può raggiungere in circa 15-20 minuti il lago Gelato, il più grande lago naturale del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Dalla cima del Moncimour si gode di un ottimo panorama a 360° ( sullo sfondo il gruppo del Gran Paradiso)

Parte terza - il ritorno

In 20 minuti si può raggiungere il grande Lago Gelato. In fondo a destra la punta Gialin
Per il ritorno occorre percorrere fedelmente l'itinerario di salita a ritroso ( più veloce la variante n°2) e poi armarsi di pazienza: se arrivate da Locana vi aspetta una lunga discesa su un sentiero non sempre pulitissimo; se arrivate da Valsoani vi toccherà risalire fino al casotto Pngp della Colla, se arrivate da Posio risalire fino al monte Arzola.

Conclusione

L'imbrunire al lago Boccutto
Siccome l'escursione è molto lunga, potrebbe essere conveniente spezzarla in due giorni. Se salite da Locana, data l'assenza di rifugi e\o bivacchi nel vallone dell'Eugio ed il divieto di piazzare tende all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso ( oltre alla gran fatica che costa il loro trasporto in assenza di sentiero) , l'unica possibilità è quella di scegliere le giornate più calde dell'anno, portarsi il sacco a pelo e dormire "a la bela steila"; lo stesso discorso vale per chi sale da Posio, poichè pernottare al rifugio Blessent per risparmiare appena 1 - 1,30 h di salita su ottimo sentiero non ne vale la pena. Se invece salite  dal vallone  Valsoera c'è la possibilità di pernottare convenientemente al rifugio Pocchiola Meneghello e poi salire il secondo giorno dal passo del Moncimour o con un giro più lungo ( ma più sicuro) percorrendo l'Avc fino al passo Destrera  e quindi abbandonandola per raggiungere la bocchetta superiore dell'Alpuggio e di qui la cresta sud. 
Bene, anche per oggi è tutto: non vi resta che scegliere il periodo giusto, guardare le previsioni, preparare lo zaino ed armarvi di santa pazienza per arrivare, un passo dopo l'altro, fino al Moncimour. Dal vallone dell'Eugio. Arrivederci ed a presto con le storie.