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mercoledì 9 agosto 2017

La dittatura del Ciarforon ( fotoescursioni n°2 )

Premessa

Estate 2017 : finalmente il Pngp riesce a dare in gestione i locali della casa reale di caccia del Gran Piano di Noasca , che verrà utilizzato come rifugio escursionistico non gestito. Naturalmente chi scrive , appena saputo della notizia,  non poteva resistere all'idea di organizzare subito qualcosa e così, presi i contatti con il gestore Danilo Chabod ( titolare del camping Casa Bianca di Ceresole Reale ) e con l'amico Francesco Sisti, fotografo dell'agenzia Clickalps, ecco che nasce l'idea di una due giorni dedicata alla fotografia naturalistica ed alla scoperta dell'alto vallone di Ciamosseretto, una meta che mi sarebbe sempre piaciuto proporre nel calendario estivo ma che è piuttosto lunga da raggiungere in una sola  giornata: "Due giorni da Re" !
Ps: le foto che seguono sono mie ( quelle di Francesco sono molto più belle).

Gruppo del Gran Paradiso - versante Rottenmeier  ( foto d'archivio ) 
Il vallone di Ciamosseretto

Insieme a quelli di Noaschetta e del Roc, il vallone di Ciamosseretto  può essere considerato uno dei valloni  del  Gran Paradiso, versante piemontese. Tutti e tre i valloni fanno parte del territorio amministrativo del comune  di Noasca ( TO)  e sono posti sulla sx idrografica della valle Orco .
Se il vallone di Noaschetta è il vallone del Gran Paradiso e quello del Roc è il vallone dei Denti del Broglio e della Becca di Monciair , il vallone di Ciamosseretto è sicuramente il vallone del Ciarforon , con i suoi 3642 metri di altezza.
Gran Paradiso - versante Heidi ( foto d'archivio) 
Se dal lato Valsavarenche il gruppo del Gran Paradiso mostra il suo volto più famoso , corrispondente all'immaginario comune della montagna di bianco vestita , con Heidi e le caprette che ti fanno ciao , dal lato piemontese esso mostra il suo lato più selvaggio ed imponente , con l'abito bianco più succinto,  le caprette che ti guardano male ( chiedendosi perchè diavolo tu sia venuto a rompergli le scatole ) e la signorina Rottenmeier  sempre pronta  rimproverarti con i suoi modi burberi ed i suoi discutibili metodi d'insegnamento.
Ma non tutto il male viene per nuocere: se infatti dal versante Valsavarenche troverete rifugi ed itinerari affollati da centinaia di escursionisti , nei valloni del Gran Paradiso sarà già un evento trovare qualcuno oltre a voi che non sia un guardaparco, potrete ammirare la montagna vera, pura, con le sue voci ed i suoi silenzi inalterati. Un'emozione che non potrete mai provare nelle valli più turistiche ed antropizzate...
Vallone di Ciamosseretto - cartina Igm 1:25000 ( fonte: portale cartografico nazionale) 

Il Gran Piano 

Alla casa di caccia del Gran Piano, posta in una verdeggiante conca sulla quale fa capolino il Ciarforon e meta della nostra prima giornata, ci si può arrivare, da Noasca, o  percorrendo integralmente la mulattiera reale di caccia che passa per la borgata Sassa, oppure salendo dalla frazione Varda. In entrambi i casi  si può lasciare l'auto alla frazione Balmarossa superiore.
Noi naturalmente scegliamo di salire dalla Varda, visto che il toponimo corrisponde al mio cognome!
Andiamo a comprare la toma...
Scherzi a parte , si tratta di un percorso più veloce  (che si svolge comunque su  ottimo sentiero) , e poi abbiamo in programma di passare all'alpe Gran Prà per acquistare della toma d'alpeggio , visto che il menù della sera prevede polenta concia con... formaggio.
Partiamo quindi nel pomeriggio, con molta calma e numerose pause per osservare fauna, flora ed i numerosi punti d'interesse che si incontrano lungo il percorso, costellato di numerosi alpeggi; giunti nei pressi del Gran Prà, è il cane Balotelli  il primo a segnalare la nostra presenza ai margari . Dopo aver scambiato quattro chiacchiere con gli allevatori ed aver acquistato un bel pezzo di toma, decidiamo di ripartire, poiché sembra imminente l'arrivo di qualche temporale e così in breve arriviamo al rifugio Gran Piano.
In alto, verso la punta di Ciamosseretto, vediamo che ci sono delle bovine al pascolo , che poi a sera scenderanno nei pressi del rifugio a farci compagnia...
Bovine al pascolo verso la punta di Ciamosseretto
Una volta installati nelle camerate ( ciascuna dotata di un bagno con doccia) , apriamo la cucina, spaziosa e ben attrezzata , e cominciamo a preparare la polenta. Nel frattempo i temporali arrivano davvero , funestando i previsti stage fotografici crepuscolari e notturni.
Lo spettacolo dei fenomeni elettrici visto dalla conca del Gran Piano è comunque spettacolare, così come è piacevolissimo gustare il frescolino della serata in questa torrida giornata estiva e... buonanotte!

L'alba

Al nostro risveglio il cielo non è completamente sereno, ma lo spettacolo è comunque grandioso...
L'alba: vista verso fondovalle

L'alba illumina la sommità del Ciarforon
Passata l'alba e consumata una buona colazione, ci avviamo lungo la mulattiera di caccia che risale il vallone,  superando il bivio per la bocchetta del Ges e raggiungendo la conca dei "laghetti" , con il tempo in costante miglioramento.

I laghi di Ciamosseretto

Giochi di luce tra gli eriofori ai laghetti. In fondo a destra il becco dell'Alpetto.

Dai laghetti la mulattiera reale prosegue ora più vicina al torrente Ciamosseretto , attraversando una zona di pietraie,  ed il dominio del Ciarforon si fa sempre più evidente.
Il dominio del Ciarforon si fa sempre più evidente...
In breve raggiungiamo quindi la conca occupata dal lago inferiore di Ciamosseretto , localmente chiamato "dreolai"; io ne approfitto per dare una sbirciata al piccolo laghetto "gemello", non visibile risalendo il vallone.
Il "dreolai"
Oggi le acque del Dreolai sono particolarmente ricche di sedimenti limosi di origine glaciale, probabilmente a causa dei temporali avvenuti durante la notte...
Il gemello piccolo del Dreolai
La giornata è sempre più bella; nei pressi del lago principale vi sono l'omonima alpe  e le "balme dreolai"  e noi lasciamo per un attimo la mulattiera per andare a visitarle, incontrando anche i primi stambecchi di giornata...
Incontro con i primi stambecchi
Una delle balme dreolai
Una di quelle balme è stata datata da uno studio  al 1300, mentre la costruzione principale dell'alpe Dreolai ( "dietro al lago") risale al 1700 circa ( data incisa su pietra) .  Gli alpeggi d'alta quota più antichi infatti sono di solito realizzati sfruttando la presenza di balme ed anfratti naturali o con strutture molto essenziali  ( p.es. un semplice recinto di pietra per chiudere gli animali di notte od una minuscola struttura in pietra quale ricovero del  pastore...)  a volte temporanee, che via via diventano  nel corso del tempo più complesse ( coperture in legno, false volte in pietra, tetti di lose con orditura in legno ... ) e stabilmente utilizzate nel tempo.
La mulattiera sale dolcemente ( foto d'archivio) 

lasciando in basso a sx...
Dal lago inferiore di Ciamosseretto la mulattiera reale di caccia prosegue a salire dolcemente a mezzacosta lungo la sponda sx idrografica del torrente, lasciando in basso a sinistra dei magnifici pianori: ogni volta che li osservi non puoi fare a meno di provare un intenso desiderio di percorrerli, ma ahimè il tempo ( non quello meteorologico)  è sempre tiranno...

...dei magnifici pianori glaciali
Arrivata in corrispondenza del fondo dei pianori, la mulattiera riprende ora a salire con ampie svolte lungo il pendio finale che conduce alla conca ove è posto il lago superiore di Ciamosseretto. Un rapido sguardo rivela la presenza di numerosi maschi di stambecco, alcuni anche di una certa età, oltre a parecchi camosci. Chissà se gli stambecchi, al nostro ritorno, si troveranno ancora lì!


L'ultimo tratto della mulattiera è in gran parte franato ( foto d'archivio) 


Con molta filosofia, un tornante dopo l'altro ed inventandoci un pò il percorso negli ultimi metri di salita, dove la mulattiera è in gran parte scomparsa, eccoci arrivati nella maestosa conca glaciale che racchiude il lago superiore di Ciamosseretto, dominata dal Ciarforon. Il suo dominio in questo punto  è così forte che siamo di fronte ad una vera e propria dittatura: la dittatura del Ciarforon.
La "dittatura" del Ciarforon ed il lago superiore di Ciamosseretto
E' infatti quasi impossibile staccare l'occhio da quelle imponenti pareti, che sembra di poter toccare e che da distanza così ravvicinata fanno intravedere addirittura la celeberrima calotta glaciale.
Nei pressi del lago è presente un appostamento di caccia, mentre la mulattiera prosegue sulla sinistra idrografica in direzione del colle della Torre, che da questo versante si presenta come un impressionante sfasciume quasi verticale.
Spostando lo sguardo verso destra, imponenti risultano anche la bastionata rocciosa che sostiene il ghiacciaio di Ciamosseretto ( o ciò che ne resta ) e le pareti che dividono dalla Valsavarenche...
L'imponente bastionata rocciosa che sostiene il ghiacciaio di Ciamosseretto  e le ripide pareti che dividono dalla Valsavarenche.
Il colle della Torre lato Ciamosseretto ( foto d'archivio ) 

La discesa...

E' davvero a malincuore, nonostante la lunga pausa effettuata nei pressi del lago superiore di Ciamosseretto per goderci lo spettacolo della testata del vallone, che in una giornata splendida come questa dobbiamo cominciare la discesa. 
Visto che il branco di stambecchi che abbiamo osservato salendo è ancora dove lo avevamo osservato, ci fermiamo a pranzare nei paraggi, onde tentare qualche foto più ravvicinata degli animali, cercando però di disturbarli il meno possibile rimanendo a rispettosa distanza: in fin dei conti oggi gli ospiti siamo noi.
Stambecco maschio
Consumato il pranzo al sacco, riprendiamo la discesa, ed io sento il bisogno di rendere un'ultimo omaggio al dittatore Ciarforon ( vi assicuro che si tratta di un sovrano illuminato).
Un ultimo omaggio al Ciarforon
Salutato il dreolai ed i laghetti, ripassiamo dal Gran Piano ( dove avevamo lasciato il materiale in eccesso ) e scendiamo nuovamente verso Balmarossa, con una  piccola digressione all'alpe Gran Prà perchè, come dico scherzosamente alla padrona, "la toma non è piaciuta, allora vogliamo assaggiarne ancora per essere sicuri".  Il marito, gentilissimo, mi fa anche visionare il locale di caseificazione  e stagionatura, davvero pulito e realizzato a regola d'arte ( si vede la mano di chi ama il proprio lavoro) e mi racconta di come una volta ( nell'immediato secondo dopoguerra e fino agli anni 60) nel vallone di Ciamosseretto ci fossero ben 11 margari durante la stagione estiva, praticamente uno attaccato all'altro ( mentre oggi gli unici allevatori presenti sono rimasti loro).
Tra la Varda e Balmarossa colgo  l'occasione per fotografare uno dei miei fiori preferiti, la bellissima Gentiana asclepiadea .
Gentiana asclepiadea

Insomma, che cosa aspettate ad esplorare l'alto vallone di Ciamosseretto, magari approfittando del rifugio Gran Piano per cucinarvi una buona polenta concia in compagnia ? Arrivederci ed a presto con le Storie !

venerdì 14 aprile 2017

Fotoescursioni n°1 - Su e giù per l'Arzola, dall'alba al... pranzo pronto

Premessa: la proiezione fotografica

Il 7 aprile a Cuorgnè  si è svolta una proiezione fotografica dell'amico Francesco Sisti, fotografo dell'agenzia Clickalps , organizzata dalle locali sezioni del Cai e del gruppo Alpini, dal titolo "Tante valli per un Paradiso". 
Francesco voleva approfittare della serata canavesana per fare l'alba da qualche parte in valle Orco: così io mi sono immediatamente offerto di ospitarlo e di accompagnarlo il mattino seguente "per monti". La sera del 7 aprile ho quindi raggiunto Francesco e gli amici del Cai e del gruppo Alpini  per la cena ( che hanno offerto anche a me: sono stati davvero gentilissimi) , consumatala quale ci siamo recati  all'ex chiesa della S.S. Trinità, sede delle conferenze organizzate dal Corsac  , associazione che si occupa di storia, archeologia ed ambiente del Canavese, tra le quali non mancano mai delle serate dedicate alla montagna. 
La proiezione è stata davvero piacevole ed interessante: l'attenzione del pubblico è stata completamente"catturata" per più di un'ora dalle bellissime immagini, che Francesco spiegava ed introduceva trasmettendo a tutti  la sua grande passione  per la fotografia e per le valli del Gran Paradiso ( tema della mostra) , che emanava  da ogni poro. 

L'alba

Il mattino seguente puntiamo la sveglia presto: l'idea di Francesco è quella di fare l'alba in zona Arzola. Dalla frazione Posio di Ribordone imbocchiamo il sentiero, che saliamo rapidamente per essere fuori dal bosco allo spuntar del sole. 
l'alpe Arzola nelle prime luci del mattino 
L'alba arriva per  prima, ma noi arriviamo secondi, cogliendo i primi raggi del sole nel valloncello adducente  l'alpe Arzola, dove ci danno il benvenuto ( da lontano) alcuni caprioli; dall'alpe in poi troviamo un pò di neve  e, quando arriviamo al pian Chermisù o pian Camusol, lo spettacolo che si presenta dinanzi ai nostri occhi è davvero mozzafiato: il cielo cristallino con la splendida vista a 360° sulle montagne circostanti , il bianco manto nevoso  che ricopre il terreno e sembra voler tagliare l'orizzonte, dolcemente ravvivato dalle prime luci del mattino.
Francesco all'opera al pian Camusol

Dal pian Camusol saliamo quindi sulla cima del monte Arzola 2158 m, dove dobbiamo fermarci: il sottile strato di neve dura ancora presente al suolo sconsiglia infatti di avventurarsi nel traverso del Gta in direzione della sella d'Oreggi senza l'ausilio dei ramponi. Da questo momento in poi erreremo letteralmente di qua e di là, su è giù per la dorsale dell'Arzola, animati dal desiderio di catturare ogni angolo, ogni vista panoramica.
Saliamo al monte Arzola

Su e giù per la dorsale, di qua e di là...

Panorama sul gruppo del Gran Paradiso dal monte Arzola

Bivacco Blessent al Redentore

Al Redentore

Dal monte Arzola torniamo al pian Chermisù per dirigerci alla statua del Redentore presso il bivacco Blessent, dove il manto erboso, da poco liberato dalla copertura nevosa, è punteggiato da numerosissimi Crocus vernus, fiori che saranno un pò il "leit motiv" di questa escursione.
Crocus vernus

Alpe Force

Francesco si aggira tra i ruderi dell'alpe Force
Con un'inversione di 180° in direzione della testata della valle Orco, traversiamo più o meno in piano la dorsale fino a raggiungere l'alpe Force 1998 m , toponimo il cui significato dovrebbe essere quello di bivio: in effetti da questo alpeggio si dipartiva un sentiero che in quota conduceva alle alpi Giassetto , già geograficamente facenti parte del bacino del rio Eugio, evitando i saliscendi della cresta spartiacque Ribordone\Orco-Eugio. 
Lungo questo sentiero ( inizialmente ancora ben tracciato, ma che poi si perde man mano fino a scomparire quasi del tutto) , a breve distanza dall'alpeggio, si trova un caratteristico crutin, un buon soggetto che vorrei mostrare a Francesco: ma ancora una volta la neve dura ci impedirà di tentare il traverso.
Vista sul gruppo del Gran Paradiso dall'alpe Force

Alpe Dreja

Alpe Dreja: sullo sfondo da sx Cuccagna, Courmaon, testa del Gran Etret , Mare Percia
E così dopo aver ben ben studiato l'alpe Force, scendiamo lungo i resti di una "strada delle vacche" fino alla sottostante alpe Dreja, caratterizzata dalla lunga stalla a due comparti, ove è presente una buona fontana e dalla quale ottima è la vista sul gruppo del Gran Paradiso.
Da un comparto della stalla di Dreja, ecco comparire un allevatore fuori stagione...

Arrivati qui occorre decidere se dirigersi verso destra all'alpe Croce ed andare a vedere il lungo muro di pietra a secco (la "grande muraglia arzolese") che delimita i pascoli della dorsale verso il fondovalle di Locana,  oppure continuare la discesa sull'alpe Fo superiore, che vediamo poco sotto : noi scegliamo la prima ipotesi.
Il muraglione di pietra sito ad est delle alpi Dreja e Fo superiore ( sullo sfondo da sx: Courmano, testa del Gran Etret, Mare Percia, Denti del Broglio, becca di Monciair, Gran Carro, bocchetta di Drosa, Trasen Rosso, Gran Paradiso )

Alpe Croce e  la grande muraglia

La bellezza invade il sentiero (Crocus traverso dalla Dreja alla Croce - sullo sfondo punta Cia, Tovo, Giardonera) 
L'alpe Croce infatti è un eccellente esempio di adattamento delle costruzioni alla morfologia del pendio, cui sono strettamente addossate ( ciò serviva anche per evitare danni da neve e\o valanghe) ; molto significativa è anche la "grande muraglia", la cui realizzazione ha rivestito un duplice scopo e cioè da un lato lo spietramento delle superfici di pascolo, dall'altro il delimitare una zona caratterizzata dalla presenza di molti dirupi e pendenze accentuate, potenzialmente pericolosa per i capi di bestiame quanto per gli esseri umani, specialmente in caso di nebbia.
Le costruzione dell'Alpe Croce. strettamente addossate al pendio - foto Francesco Sisti  



Alpe Dreja - sullo sfondo Gran Paradiso, Piccolo Paradiso, Beco Meridionale della Tribolazione
Anche in direzione est , in corrispondenza del versante sinistro idrografico del bacino del rio Force , sono stati costruiti grandi uomini di pietra ( om ad pera) ed un lungo muraglione di pietra sito tra l'alpe Dreja e l'alpe Fo superiore, entrambi con il medesimo obiettivo della muraglia, cioè quello di avvisare uomini e capi di bestiame che oltre quel segno il terreno cambiava natura, diventando più ripido ed accidentato, più pericoloso.
Lungo il sentiero che traversa dalla Dreja alla Croce incontriamo anche altri graziosi fiori...
Viola calcarata
Gentiana kochiana
All'Alpe Croce, presso la "cavanna", sono inoltre presenti piacevoli pitture murali ( qui si vede senza dubbio la mano di una donna ). 
Graziose pitture murali all'alpe Croce

Uno strano concetto di "cortile di casa"

La "grande muraglia che delimita la superficie pascoliva - foto Francesco Sisti 
Nonostante non sia certo la prima volta che passo da queste parti, devo ammettere ( che imbarazzo per me) con Francesco ( incredulo) che all'alpe Fo superiore non ho mai portato i piedi. Eh si perchè, come spiegavo al mio compagno di escursione, io percorro questa dorsale più volte l'anno, avendo il vantaggio di poter cominciare a camminare direttamente dal bosco dietro casa , senza dover neanche mettere il sedere sull'auto ( altro che andare fino a Posio: che barba!) .
 Io, come spiego a Francesco, considero infatti la dorsale dell'Arzola ed il vallone dell'Eugio un pò come il mio cortile di casa, un cortile di casa molto allargato. Ma all'alpe Fo superiore non ci sono mai andato, anche se credo resterà meta "vergine" nei miei confronti ancora per poco! Aggiungo inoltre che sarei curioso di vedere tra 50 anni ( ne ho attualmente 34) come si evolverà dal punto di vista vegetazionale la zona, al che Francesco non può fare a meno di strabuzzare gli occhi, avendo capito che io stavo parlando seriamente e che insomma, proprio tutto normale non sono. 
Particolare della "grande muraglia" - foto Francesco Sisti 

Il rudere di quota 1690 , il bric del Fo e la Forcetta

Dall'alpe Croce si prosegue in discesa più o meno costeggiando la "grande muraglia"; arrivati al rudere di quota 1690, a destra parte il sentiero che si reca alle alpi Fo e Fo sut ( quest'ultima nominata "Pian del Prete" sulla carta MU edizioni) , ma per noi il tempo stringe ( visto che pranzeremo a casa mia ) ed è giocoforza proseguire fino al bric del Fo ( sosta panoramica con merenda) ed alla Forcetta, continuando sulla dorsale ora coperta da un rado bosco  di betulle. Attenzione: io intendo per Forcetta non soltanto l'alpeggio segnato sulla cartina e quotato 1436 m, ma anche quello non nominato sulle carte e posto ad una quota di 1480 m circa, che è poi quello a cui mi riferirò d'ora in poi chiamandolo "Forcetta 1480 m".
La "grande muraglia - vista verso monte e le opere di sistemazione di versante - foto Francesco Sisti
Guardando verso l'alto sono ben visibili delle importanti opere di sistemazione del versante sulle quali sarebbe interessante effettuare una ricerca per approfondirne la conoscenza: il tipo di costruzione e la localizzazione (in corrispondenza del canalone "sorgente" principale del rio Fo ) fanno pensare ad una sistemazione a gradoni volta ad attenuare la pendenza del versante e dunque l'impeto delle acque meteoriche ed il rischio di distacco valanghe. 
Arrivati alla Forcetta mostro a Francesco la traccia di sentiero che traversa in piano verso il Fo sut; da quest'ultimo alpeggio è possibile raggiungere la gola del rio Fo e scendere a Barelli tramite  la roggia del Curlo. Vista dalla Forcetta, la gola del rio Fo si presenta davvero ardita, impressionante.

La gola del rio Fo vista dalla Forcetta 1480  m

Le bocchette quota 1460 e 1369


Il sentiero che scende dalla dorsale dell'Arzola verso la frazione Barelli di Locana passa attraverso due piccoli "valichi", il primo immediatamente a sx della Forcetta 1480 m, che segna l'ingresso nel bosco vero e proprio, cioè un bosco di faggi,   l'altro appena più in basso della Forcetta 1436 m ( che il sentiero lascia poco  in basso a sx senza raggiungerla) , dal quale si gode di un buon punto di vista sul bacino dell'Eugio e sull'alpe Colla di San Lorenzo, sede di un casotto del Pngp.

La Trucca con alle spalle il Bric di Scialva ( localmente chiamato " la bassetta" ) - foto Francesco Sisti
Scialva e tutto il resto....

Il sentiero,recentemente ripulito, scende ripido dapprima nel bosco di faggi sino ai ruderi di Scialva ( avvistato un cinghiale femmina con i piccoli ) e poi , sempre sotto copertura boschiva ( che poi progressivamente diventa di roverelle e castagni)  fino a raggiungere Barelli, che lascia alla sua destra, fino ad arrivare nei pressi della borgata Costa, dove ad una diramazione abbandoniamo la vecchia mulattiera che continua a scendere verso Montepiano -Locana  per entrare nella borgata , percorrendo la quale in breve raggiungiamo la strada asfaltata.
Niente male la borgata Costa - foto Francesco Sisti
Ancora una breve discesa sull'asfalto ed a destra prendiamo la sterrata per la "regione Trucca" ( con il caratteristico e panoramico cocuzzolo erboso). Si tratta di borgate "fortunate", caratterizzate da un'ottima esposizione: vivere qui non dev'essere male! Dalla Trucca per sentiero raggiungiamo la passerella quota 741 m sul rio Eugio ( anche qui una sosta fotografica è d'obbligo) ed arriviamo infine a  Cussalma scendendo lungo la mulattiera che sale nel vallone dell'Eugio.
Certo che anche la Trucca non è male... - foto Francesco Sisti
E con quel panorama poi.. - foto Francesco Sisti


Non c'è che dire: siamo proprio soddisfatti del giro, di quello che abbiamo visto e siamo così pronti, dopo una doccia ristoratrice, a gustarci il meritato pranzetto,  in larga parte a base di aglio ursino , preparato da mia madre. Nel pomeriggio Francesco mi riaccompagnerà a prendere l'auto lasciata il mattino a Posio e ci saluteremo... fino alla prossima avventura!
Arrivederci ed a presto con le Storie!







domenica 29 maggio 2016

Escursioni d'altri tempi - Lago di Pratofiorito da Locana ( anello integrale invernale).

PREMESSA

Per fare un'escursione:  "bisogna lasciare la macchina il più in alto possibile"; "non ha senso percorrere a piedi un tragitto che si potrebbe fare in macchina"; "piuttosto che risalire appena per ritrovare il sentiero preferisco scendere giù a dritto" .
Queste sono alcune delle idee-forza del Partito No al Dislivello ( Pnd) ,  largamente maggioritario tra gli escursionisti e bulgaro  tra i "merenderos tecnici".  Senza dubbio il fatto che siano state costruite nelle valli numerose strade carrozzabili, asfaltate e non, consentendo di raggiungere con l'automobile località che prima erano servite esclusivamente da mulattiere e sentieri ( ed accessibili affrontando dislivelli elevati e spostamenti degni di un trail corto) , è una cosa positiva, perché le ha rese fruibili da parte di un maggior numero di persone che prima non potevano farlo, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di allenamento. 
Altra cosa positiva ( e complementare a quella di cui sopra) è certamente la diffusione dell'automobile grazie allo sviluppo economico ed al benessere verificatisi nel secondo dopoguerra.
Quanta differenza con i  pionieri dell'alpinismo locale, quelli che raggiungevano la base della salita in bicicletta ( e non con le specialissime e le mountain bike di oggi,  più leggere e dotate di cambi)  la sera precedente ed il giorno dopo compivano ascensione e discesa fino a casa, giusto in tempo per dormire qualche ora prima di cominciare il duro lavoro settimanale. Ma si tratta appunto di un'altra epoca e di altri uomini:  non potremo mai sapere come si sarebbero comportati in  condizioni analoghe a quelle odierne. 
Ovviamente ciascuno è libero di frequentare la montagna come meglio crede, non importa se per emulare le gesta dei pionieri o  per una breve passeggiata prima di gustarsi un'ottima polenta presso un accogliente rifugio sito in un luogo incantevole: sarà comunque tempo ben speso, utile a soddisfare il comune bisogno di bellezza, pace, serenità.
S.Antonio da Padova a Molera
A qualunque categoria di fruitori della montagna voi vi sentiate di appartenere, non vi è però alcun dubbio che le idee-forza del Pnd siano totalmente sbagliate. Pensiamo per esempio alla Valle Orco durante la bella stagione: per quale motivo sarebbe stupido andare a piedi dai Chiapili fino al Colle del Nivolet, data la presenza della strada asfaltata? Quella parte della valle Orco è forse brutta? No, è la più maestosa. Non c'è il sentiero e bisogna camminare sull'asfalto? No, c'è il bellissimo sentiero Chabod.  Ed ecco evidenziato uno dei lati negativi della viabilità stradale: aumentando la nostra velocità, non ci fa godere appieno della bellezza degli ambienti che attraversiamo, ce la ruba.
Ma noi possiamo facilmente riappropriarci di questa bellezza rubata : basta percorrere i vecchi sentieri, certo non ovunque, ma dove essi sono ancora ben conservati e poco o nullo è l'asfalto da calpestare ne vale la pena, specie se l'ambiente circostante merita (spesso è così). 
Ed è proprio secondo questi principi che da tempo un'idea mi frullava in testa , cioè quella di salire al lago di Pratofiorito direttamente da Locana, magari con la neve, giusto per rendere la cosa ancora più speciale. A dire il vero per quella domenica avevo organizzato una polentata con amici al rifugio alpino Santa Pulenta ; avevo in mente di fare una ciaspolata al mattino, ma nessuno dei miei soci sembrava ben disposto verso una sveglia domenicale anticipata, preferendo  l'idea di salire dopo pranzo fino al lago di Prafiorito. Così è stata musica per le mie orecchie quando l'amico Francesco Sisti di Clickalps mi ha contattato proponendomi un giro per la mattina! Tenuto conto dei miei impegni , avevo proposto  l'anello Gavie -Pratofiorito-Cambrelle, proposta subito accolta ma con un emendamento: "perchè non partiamo direttamente da Locana, tanto per fare un pò di dislivello in più?". Era una proposta che non potevo rifiutare, visto che coincideva con la mia idea di partenza e poi  in qualche modo sarei comunque arrivato al rifugio in tempo per il pranzo. Forse.

DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO

Ci ritroviamo così con tutta calma  nel piazzale delle ex-Casermette, di fronte all'Ufficio Turistico, alle 8,30 del mattino; calzati gli scarponi ed appese le ciaspole allo zaino, attraversiamo l'Orco sul ponte per poi proseguire lungo la strada asfaltata fino alla frazione Fucina . Vicino alla chiesetta possiamo finalmente cominciare a percorrere l'antica mulattiera che sale verso le borgate del vallone di Cambrelle, mulattiera che si presenta assolutamente ben conservata e visibile, per lo meno in questo periodo dell'anno privo di vegetazione. Un soffice strato di neve fresca rende ancora più piacevole il nostro incedere. 
Il pilone votivo poco oltre l'alpe Bianetto
Arrivati nei pressi della località Gallenca , trascuriamo la diramazione di destra, che sale a raggiungere i Montigli , e continuiamo a salire nel bosco di castagni fino a raggiungere le case di Serlone. Eccezion fatta per un brevissimo tratto ( circa 100 m ) da percorrere sulla strada asfaltata ( ben segnato sulla carta della Mu Edizioni)  ed un paio di punti dove lo schianto di alcuni alberi e la presenza di arbusti ci costringono a particolari esercizi di ginnastica e\o a dover abbandonare temporaneamente il tracciato del sentiero, il percorso è facile e sicuramente  da ripetere in primavera, ad aprile- maggio!
Dal Serlone la mulattiera continua a salire, sempre all'ombra dei castagni, fino a raggiungere la frazione Gavie ( nome la cui etimologia pare sia da ricondurre al concetto di "bivio" - ed in effetti qui la strada si biforca, salendo da una parte verso l'alpe Carello ed il passo del Boiret, e dall'altra verso il col della Paglia lungo il vallone del rio Bianetto).
Noi, che siamo diretti al lago di Pratofiorito , dobbiamo seguire l'itinerario per il col della Paglia, che attraversa la frazione per poi scendere ad attraversare il rio Cambrelle o torrente Rimolerio  sopra un ponticello in cemento all'ombra del bosco. Sul versante opposto il sentiero sale in maniera dolce e regolare, quasi in falsopiano, fino a raggiungere la bella borgata di Molera, un tempo abitata tutto l'anno, con la chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova. 
Baita sommersa nella neve...
Arrivati a questo punto lo spessore del manto nevoso, andato sempre via via aumentando, diventa tale da suggerirci di indossare le ciaspole: le condizioni sono fantastiche e, grazie alla neve fresca caduta nei due giorni precedenti ed alle temperature abbastanza basse, si ciaspola nella farina, certo con un pò di fatica aggiuntiva ma senza fastidiosi sprofondamenti ( spesso ricorrenti a quote così basse in stagione avanzata).
Poco dopo l'abitato di Molera si attraversa un ponticello sul rio Trucchetta; il percorso prosegue, sempre con salita regolare, fino a raggiungere gli alpeggi Alpet e Tiracul. Dall'alpe Tiracul il sentiero prosegue attraverso un bosco di betulle posto immediatamente alle sue spalle, toccando una prima baita e quindi un secondo gruppo di costruzioni , sempre in mezzo alla vegetazione arborea, abbandonando il vallone di Cambrelle per cominciare a percorrere il vallone di Bianetto, suo tributario . 
Dal secondo gruppo di costruzioni il sentiero esce in breve dal bosco, facendoci improvvisamente trovare faccia a faccia con la parte alta del vallone di Bianetto, resa ancora più elegante dal candido manto nevoso ( ma bellissima  anche quando è tinta di verde e di fiori durante la bella stagione). 
Lasciato alla nostra destra il bivio per le alpi Bianasso ( ponticello in basso a destra), il percorso prosegue sulla sponda dx idrografica del rio  Bianetto sino all'altezza della spalla erbosa su cui si trova l'alpe Bianetto ; lasciate a destra le baite, si gira a sinistra e si risale un dosso sul quale si trova un affascinante pilone votivo ed in breve arriviamo prima alle baite quota 1683  poi , salendo in direzione dell'ormai evidente tracciato della pista agro-silvo pastorale che da Porcili raggiunge Cambrelle ed il lago di Pratofiorito  raggiungiamo le baite quota 1746 , dove il percorso si biforca nuovamente. Ignorata la diramazione di sinistra, diretta al colle della Gavietta , continuiamo lungo il sentiero 507 fino all'alpe del lago, da cui tosto si giunge alla pista ed al lago di Pratofiorito, oggi completamente innevato e con la croce di ferro pure mezza coperta dalla neve.
Al lago manca poco...
Fatta una breve ma indispensabile pausa ristoratrice ( grazie Francesco per la cioccolata) , visto che il mio tempo stringe ( arriverò sicuramente in ritardo per il pranzo al rifugio e, nonostante sia riuscito ad avvisare del fatto gestore ed amici, ci tengo comunque a non fare troppo tardi per non creare inutili preoccupazioni ), torniamo sulla pista e la percorriamo in discesa, con percorso facile ed evidente, raggiungendo le alpi Bianasso di sopra e di sotto. Dall'alpe Bianasso di sotto in poi   si è fortunatamente conservata la pista battuta con la motoslitta dai gestori del rifugio, ragion per cui la nostra velocità di discesa raddoppia ed in breve arriviamo alla cappelletta Dejr  Ross, da cui si scende ad attraversare il rio Cambrelle sul guado. 
S. Vito a Cambrelle
Ecco, ancora pochi passi e compare finalmente il rifugio, posto di fronte alla chiesetta di San Vito! Ci togliamo ciaspole e ghette e, dopo una bella scrollata , saliamo la scala in legno ed entriamo nella sala da pranzo al primo piano.  Gestori ed amici (i quali sono  naturalmente già attovagliati) mi accolgono con 92 minuti di applausi, anzi no: devo ammettere di essere leggermente in ritardo ( circa un'ora e mezza - ecco cosa succede a partire "con calma" alle 8,30 ). A questo punto le nostre strade si dividono: Francesco riprende la discesa verso Locana , io mi fermo a gustare un lauto pranzo con gli amici. Sul pasto consumato c'è poco da dire: ottimi gli antipasti, ottima la polenta, ottimi  la selvaggina ed il merluzzo, fantastico il nebbiolo. 
Mentre io sto ancora mangiando ( l'appetito non mi manca),i miei amici se ne vanno: una parte prende l'attrezzatura e comincia a salire verso il lago di Pratofiorito; più tardi altri cominciano a scendere verso le auto parcheggiate ai Porcili. 
Finito di mangiare, decido di attendere gli amici più sportivi per poi scendere con loro;  arrivati alle auto, nonostante una debole resistenza iniziale, accetto un passaggio in auto fino a Locana, completando così il tradimento di Francesco, che invece dai Porcili ha completato  l'anello a piedi.
E' stata un'escursione davvero fantastica,  una giornata che resterà impressa  per sempre nei miei ricordi. Alla luce di tutto questo  posso ben dire, senza paura di essere smentito, che l'anello del lago di Prafiorito è una delle più belle escursioni di tutta la Valle Orco, ragion per cui consiglio, anzi esigo, che la proviate anche voi, con calma, quando volete: è buona in tutte le stagioni!
Un saluto ed a presto con le Storie.