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mercoledì 8 agosto 2018

Circumnavigando il Paradiso ( Colle del Gran Paradiso dal Gran Piano)

I musicanti del Gran Paradiso


C'era una volta (l'anno scorso) un asino che aveva deciso di   andare al colle del Gran Paradiso, via vallone di Goi , pernottando al Rifugio Gran Piano. A lui si aggiunsero un cane, un gatto, un gallo ed altri  5 animali , contraddistinti da una grande voglia di scoprire ed esplorare. 


Arrivati un sabato sera al rifugio, si trovarono così bene che il mattino seguente partirono troppo tardi. Non raggiunsero mai il colle, ma  erano felici lo stesso: in effetti la loro più grande  scoperta in quei due giorni fu quella di rendersi conto che del raggiungimento della meta, alla fine della fiera, non gliene importava poi così tanto. Osservare la fauna selvatica, ammirare il maestoso paesaggio, trascorrere ore piacevoli condividendo una grande passione con il medesimo spirito era stato per loro più che sufficiente.
Alcuni riferiscono di averli visti prendere il sole all'alpe la Bruna od a godersi il panorama all'alpe La Motta; altri raccontano che durante le notti stellate è possibile, nei pressi del rifugio,  udire le loro voci ragliare, abbaiare, miagolare, cantare etc etc 
Per scoprire se ciò che si raccontava fosse vero, abbiamo deciso di andare a controllare di persona ( quest'anno) .

Festa all'alpe Gran Prà

In un torrido pomeriggio di inizio agosto, imbocchiamo il sentiero che dalla frazione Balmarossa superiore di Noasca porta alla borgata Varda, e di qui all'alpe Gran Prà, dove oggi si è tenuta una festa con tanto di polenta, spezzatino e prova di mungitura...
Al Gran Prà
Per nostra fortuna il primo tratto del percorso si svolge all'ombra del bosco e quando ne usciamo il cielo si copre, concedendoci un pò di refrigerio. Quando arriviamo all'alpeggio comincia a piovigginare, ma Marco e Sabrina molto gentilmente ci fanno entrare nella loro casa, dove ci offrono anche una bella merenda a base di toma, salame, vino e bibite varie...
Finita la debole precipitazione e rinfrancato lo spirito ed il corpo, veniamo al sodo: qui abbiamo ordinato mezzo kg di burro, 1,5 kg di toma e spezzatino per 8 persone; Sabrina ci chiede se vogliamo anche un paio di tomini freschi di capra e insomma, hanno un aspetto molto invitante: venduti!
Salendo verso il rifugio
Prima dell'alpeggio abbiamo anche raccolto due sacchi di spinaci selvatici: ormai dovrebbe essere facile indovinare il menù della nostra cena al rifugio, che raggiungiamo sul far della sera...


Cena e pernottamento al rifugio


Antipasto: pane, salame, tomini freschi, miele
Primo: polenta concia
Secondo: spezzatino
Contorno: spinaci selvatici
Dolce: a scelta
Vino: barbera, bonarda


Buon appetito!

Anche noi, come i musicanti del Gran Paradiso, ci siamo trovati davvero bene ed il convivio si protrarrà fino alle due del mattino, per i più nottambuli.
Quest'anno però l'asino, il cane ed il gatto almeno una possibilità di raggiungere il colle vogliono concedersela, senza contare che hanno appuntamento con il gallo alle 9,00 del mattino dopo all'alpe la Bruna, nel vallone di Noaschetta: la sveglia è dunque prevista per le ore 5 del mattino.
Oltretutto quest'anno il percorso sarà più lungo, perchè le condizioni dell'innevamento residuo non consentono di poter risalire in sicurezza il vallone di Goi e quindi bisognerà tentare la salita dal vallone del Gias della Losa, cioè dal bivacco Ivrea. Un doveroso ringraziamento va quindi a Roberto, membro del corpo di sorveglianza del Pngp, per averci tenuti aggiornati sulle condizioni del percorso.
Il triangolo d'estate con Deneb ( costellazione del Cigno), Vega ( Lyra) ed Altair ( Aquila)

Il cielo nel frattempo si rasserena, concedendoci una bella "stellata": fotografando a caso, l'asino riesce ad immortalare il triangolo d'estate, evidentemente alto nel cielo in quel momento, semplicemente utilizzando uno dei tavoli esterni come cavalletto. Un segno del destino ?
Comunque sia,l'accoglienza del rifugio colpisce ancora: alcuni animali preferiscono non seguire l'asino e ritornare direttamente a valle il giorno seguente!
Cartina in scala 1:20.000 ( elaborazione su Igm 1:25.000; fonte: portale cartografico nazionale) . Scorrere per navigare.

Dal Gran Piano alla bocchetta del Ges

Quando partiamo dal rifugio,proseguendo sulla mulattiera reale di caccia che risale il vallone di Ciamosseretto, sono circa le 6,20 e si è da poco fatto giorno; arrivati al bivio prendiamo la diramazione per la bocchetta del Ges. Camminare con queste temperature, immersi in questo silenzio è davvero piacevole: il mattino ha l'oro in bocca !
Arrivati alla bocchetta del Ges

Con regolari svolte, che man mano si restringono, raggiungiamo il valico, che mette in comunicazione il vallone di Ciamosseretto con quello di Noaschetta, senza troppa fatica. Il panorama, come sempre è mozzafiato, e basta scendere di qualche passo perchè si apra a tutto il versante sud del Gran Paradiso ed alle cime limitrofe...
- "Ma quello è il Gran Paradiso? "
- "Eh si, questa è la "faccia" che vediamo dalla pianura, solo molto più ravvicinata"
Il versante sud del Gran Paradiso: da sx verso dx Becca di Moncorvè, Roc del Gran Paradiso, Gran Paradiso, Cresta Gastaldi, Punta Ceresole, Testa della Tribolazione

Anche la discesa si svolge su percorso dolce e regolare, fino ai pianori dell'alpe Bruna inferiore, dove il gallo è già lì che ci aspetta. 
Lungo il percorso qualche esemplare di fauna selvatica si fa vedere in attività; al termine della mulattiera deposito un bottiglione di vino semivuoto (residuato della cena della sera precedente) ed il sacco a pelo, onde alleggerire lo zaino...
Femmina e capretto di stambecco

Dall'alpe La Bruna al Bivacco Ivrea

Dall'alpe La Bruna inferiore la mulattiera reale prosegue sulla dx idrografica del vallone di Noaschetta fino ai pianori dell'alpe Bruna superiore, dove occorre guadare il torrente. Il guado non sempre è agevole in piena estate, specialmente nelle ore centrali, per via del regime glaciale del Rio Noaschetta  , ma questa mattina è presto e non è un grosso problema.
I pianori della Bruna


Dalla Bruna in breve si raggiunge il lungo pian di Goi, dove  la mulattiera si biforca: a sinistra risale il vallone di Goi, costeggiando tutto il lungo pianoro, a destra risale a raggiungere il vallone del Gias della Losa : noi svoltiamo a destra.  In piena estate lo spettacolo degli eriofori al pian di Goi è davvero eccezionale...
Il lungo pian di Goi ed il bianco degli eriofori...
Dal pian di Goi, sempre con ottimo e facile percorso, raggiungiamo l'alpe La Motta e la sua inconfondibile cartolina con i Becchi della Tribolazione ; la mulattiera ora svolta a sinistra ed entra nel vallone del Gias della Losa, dove sulla destra idrografica sale dolcemente fino a raggiungere una conca acquitrinosa. Anche qui in piena estate può essere problematico guadare  senza  togliere scarponi e calze, ma oggi non lo è, e così in breve perveniamo alla spalla erbosa su cui è posto il bivacco Ivrea, dove ci concediamo una meritata pausa-merenda. 
Eriofori

Nel piano acquitrinoso tuttavia non possiamo fare a meno di immortalare una fioritura di Eriophorum scheuzcheri particolarmente fitta ...
Alpe La Motta con becchi...una cartolina che i frequentatori di questo blog dovrebbero conoscere bene...

L'Eriophorum scheuzcheri, una specie "rifugiata"...

Tundra alpina
L'erioforo è una specie la cui distribuzione è artico\alpina, ossia è presente sia nelle zone artiche che lungo la catena alpina all'interno delle fasce vegetazionali più alte per via delle condizioni climatiche simili; le sue infiorescenze di aspetto lanoso sono inconfondibili. Naturalmente sono numerose altre le specie presenti sia nel bioma della tundra artica che nella vegetazione alpina d'alta quota, che non a caso viene talvolta chiamata tundra alpina
Si ipotizza che tali specie siano giunte sulla nostra penisola durante il periodo glaciale, per poi rifugiarsi sulla catena alpina alla fine dell'ultima glaciazione wurmiana, cioè laddove hanno trovato condizioni di vita idonee.
Il cambiamento climatico in atto spinge tali specie artico\alpine a colonizzare quote sempre più elevate; tuttavia specie come l'erioforo risultano maggiormente vulnerabili, poichè la loro presenza è legata non soltanto al clima ed alle temperature ma anche alla presenza di zone umide, che costituiscono il suo habitat naturale: in altre parole, all'erioforo non basta spingersi più in alto per sopravvivere.

Dalla Capanna Ivrea al ghiacciaio di Noaschetta

La mulattiera reale sale  in direzione del ripiano glaciale e del Deir Vert
Dalla Capanna Ivrea seguiamo la mulattiera reale di caccia, che sale verso sinistra  in direzione del Deir Vert e della  morena sottostante il ripiano glaciale un tempo occupato completamente dal ghiacciaio di Noaschetta , oggi non più costituente un corpo unico ma  diviso in orientale ed occidentale.
La dorsale morenica vista dall'alto; sullo sfondo il colle dei Becchi;  in direzione del colle si intravede la costruzione gialla del bivacco.
Giunti in corrispondenza di un'obliqua dorsale morenica  ( ometti),  abbandoniamo la mulattiera e seguiamo il filo della suddetta dorsale, che con pendenze non eccessive  ci porta in direzione del  ripiano glaciale superiore, che si guadagna infine superando prima una sistema di piccole cenge e poi una lingua nevosa in pendenza.
Una lingua nevosa in pendenza.
Ci troviamo ora sul ghiacciaio orientale di Noaschetta, a breve distanza dalle immani pareti del gruppo del Gran Paradiso, dove cominciamo il traverso in direzione del ghiacciaio occidentale e del colle. 
- "Il colle sarà lì ?" 
- "Oh, per carità! Noi siamo appena sotto la Testa della Tribolazione e dobbiamo proseguire fin oltre il Gran Paradiso!"
Sul ghiacciaio orientale di Noaschetta "Il colle sarà lì?" 

Il ghiacciaio di Noaschetta

Sebbene ormai diviso in due settori , il ghiacciaio di Noaschetta rimane il più grande apparato glaciale della valle Orco dopo quello di Nel.
La superficie di questo ghiacciaio è pianeggiante,   normalmente priva di crepacci e coperta di nevato ; occorre però fare attenzione ai rii ed alle pozze glaciali che si formano per effetto dello scioglimento stagionale.
Il ghiacciaio orientale coperto da detrito
Citiamo estesamente dall'articolo del membro del corpo di sorveglianza del Pngp Valerio Bertoglio, "I ghiacciai nella valle Orco": "La fronte del settore orientale è uniformemente coperta da detrito, con una grande colata centrale; già nel 1986 veniva descritta sommersa da morena. Nella parte superiore il ghiacciaio forma un vasto ripiano che si presenta quasi uniformemente ricoperto da detriti fini e grossolani. Su questo pianalto che può essere ormai percorso senza l’utilizzo di ramponi sono osservabili i più significativi indicatori della deglaciazione: numerosi funghi glaciali, grandi bédières, fori crioconitici, presenza di limo glaciale"
Una bédière o rio glaciale
Prima dell'eventuale scomparsa infatti le masse glaciali vengono ricoperte dal detrito trasportato dal movimento del ghiacciaio o precipitato dalle pareti montuose circostanti. 
I funghi glaciali sono enormi massi trasportati verso valle dal ghiacciaio in movimento; proteggendo il ghiaccio sottostante dall'ablazione solare danno un'idea dello scioglimento e della riduzione in volume del ghiacciaio.
Le bédières sono torrenti  che scorrono sulla superficie del ghiacciaio , alimentati dalla fusione dello stesso e dalle precipitazioni; la loro profondità e portata può variare notevolmente.
I fori crioconitici  sono vaschette contenenti acqua di fusione con il fondo ricoperto da sedimento limoso nerastro ; il materiale scuro assorbe energia fondendo il ghiaccio adiacente.
Laghetto effimero 
Nel ghiacciaio occidentale di Noaschetta è presente anche un bel laghetto effimero...

Dal ghiacciaio di Noaschetta al colle del Gran Paradiso


Costeggiamo ora in direzione ovest le pareti del gruppo del Gran Paradiso, in direzione della Tresenta, che sta proprio di fronte a noi. Se dalla Valsavarenche queste montagne si salgono, dal lato Orco si toccano!  
Di fronte a noi la Tresenta 
E la tentazione di toccarle è tanta, ma il pericolo di caduta pietre (  ne cadono, ne cadono...) ci costringe a mantenere una minima distanza di rispetto per evitare incidenti. In realtà tali montagne si salgono anche dal nostro versante: forse è dall'altro che non si possono toccare allo stesso modo!
Vista sul laghetto effimero...
Sulle pareti della Tresenta, ecco un altro "rifugiato", e cioè il ghiacciaio di Goi, ormai ritiratosi da anni su quel versante. Oggi stiamo letteralmente "circumnavigando il paradiso": dopo essere passati sotto la Becca di Noaschetta, eccoci "sfilare" in sequenza sotto la Testa della Tribolazione, la Punta Ceresole, la Cresta Gastaldi, il Gran Paradiso, il Roc, la Becca di Moncorvè...
La "fine" del ghiacciaio occidentale di Noaschetta

Giunti al termine del ghiacciaio occidentale di Noaschetta, con bella vista sul laghetto effimero, ecco che dobbiamo fare un ultimo saliscendi per guadagnare la dorsale morenica che dal bacino del Goi raggiunge praticamente il colle del Gran Paradiso.
Vista su Tresenta e Ciarforon
Il tempo sta cambiando, con nuvole che cominciano ad insistere sui vicini rilievi, ma siamo comunque fortunati poichè oggi ci viene concessa la splendida vista sulla calotta glaciale del Ciarforon di cui si gode dal colle. Il Ciarforon, la cui sommità è appena 300 m più alta del punto in cui ci troviamo, sembra a portata di mano: ma quante cose ci sono in quei 300 m? Quante maggiori difficoltà da affrontare ? 
Un furbo gracchio
Noi siamo giunti fin qui camminando, su un percorso lungo ma di lusso: prima su ottima mulattiera, poi su morene mai troppo ripide od instabili, ed infine su una comoda superficie glaciale! 
Mentre ci godiamo un meritato spuntino, che si è fatta l'ora, un furbo gracchio viene subito a trovarci per vedere se per caso gli lasciamo qualcosa da beccare...

La discesa infinita

Non possiamo indugiare troppo, poichè nel pomeriggio sono previsti temporali ed il tempo sta cambiando: trovare nebbia od attività elettrica in questo punto sarebbe pericoloso! Meglio raggiungere al più presto la mulattiera reale ed il bivacco Ivrea ! 
La discesa ci dà comunque modo di apprezzare ancora meglio la nostra "circumnavigazione" del Paradiso, ripetendola! 
Sotto il Gran Paradiso


Sotto le pareti del Gran Paradiso, del Roc e della Becca di Moncorvè, ecco che rinveniamo una principessa finita sul ghiacciaio...
- "Che cosa ci fa qui, signorina, a pochi metri dalle pareti del Gran Paradiso? Non vede che razza di enormi pietroni cadono da lassù? "
- " Volavo alta nel cielo, quando una raffica di vento mi ha scaraventato sul ghiacciaio sottostante. Poi una pietra mi ha ferito, e non son stata più in grado di volare" 
-"Complimenti! Noi siamo arrivati appena al colle, altro che volare ! Se vuole, possiamo accompagnarla a valle..." -
" No grazie, se non mi potete far volare, almeno lasciatemi quassù in alto, al fresco. E' il destino che mi ha fatta atterrare sul ghiacciaio: non vorrete contrariarlo! "
- " Come vuole signorina, buon pomeriggio e arrivederci!"
Sotto la Cresta Gastaldi e la Punta Ceresole ( si intravede l' omonimo ghiacciaio) 


La Becca di Noaschetta

Il lago di Gay o di Deir Vert, con alle spalle la Becca della Losa e la bocchetta di Gay, che la divide dall'omonima Becca ; sullo sfondo i Becchi della Tribolazione


 Riguadagnato il bivacco Ivrea, integriamo lo spuntino del colle e poi continuiamo la discesa, con il tempo in deciso peggioramento: speriamo di non prenderne troppa oggi!
Giunti al pianoro sottostante il bivacco, notiamo che il percorso segnalato prevede un tratto a nuoto...
Proseguire a nuoto

Proseguendo verso l'alpe La Motta notiamo come un tempo ci dovesse essere una vera e propria passerella ad attraversare il rio del Gias della Losa: se ne intuiscono ancora le opere di basamento in pietra!
Qui forse c'era una passerella
All'alpe la Motta comincia a piovigginare; giunti nei pressi del pian di Goi cominciamo a sentire i primi tuoni, senza tuttavia osservare lampi: il temporale dev'essere ancora lontano!
Sotto il pian di Goi, ecco che cominciamo a vedere i primi fulmini...

A che distanza è il temporale ? 

Fulmine! Conta i secondi: 1,2,3,4,5,6,7,8,9... tuono, Stop! Dividi per tre : l'epicentro del temporale è a  circa 3 km di distanza. Da che parte è arrivato il suono ? Da sinistra! Dal vallone di Piantonetto! Guarda come è nero il cielo da quella parte... 
Questo stratagemma sarà pure empirico ma è molto utile per decidere come comportarsi in caso di temporali.
Quando la distanza dall'epicentro dell'attività elettrica diventa minima, la cosa migliore è quella di cercare un riparo idoneo, se presente: una costruzione non cadente, una "balma" sufficientemente profonda e con le pareti asciutte, un bosco ( evitandone il margine e di sostare sotto gli alberi più alti ) nel quale i rami non tocchino terra;  evitare di fermarsi in posizioni di versante od in prossimità di dorsali, creste o dossi; allontanarsi immediatamente dall'acqua. Assolutamente da evitare alberi isolati o spuntoni di roccia !
In assenza di ripari e sotto intensa attività elettrica la cosa migliore è quella di sistemarsi in posizione "a uovo" sullo zaino, cercando di diminuire al massimo i punti di contatto con il terreno: potremmo infatti anche essere colpiti infatti da scariche secondarie, veicolate dal terreno dopo l'impatto di quella principale; sempre per lo stesso motivo occorre mantenere almeno 10 m di distanza dai compagni di escursione.
Va inoltre evitato il contatto con qualunque oggetto metallico: telefonini , bastoncini da trekking, collane, anelli (da togliere per evitare bruciature in caso di impatto con il fulmine).
Come regola generale, occorre  pianificare l'escursione in modo da evitare il temporale o comunque facendo in modo di trovarsi in posizioni sicure o poco esposte nel periodo della giornata in cui sono previsti i temporali.
Piove all'alpe La Bruna....

Fulmine, conta i secondi... proseguo in questo modo fino all'alpe La Bruna inferiore, raggiunta la quale la precipitazione diminuisce d'intensità e l'attività elettrica sembra nuovamente allontanarsi. 
Verso la pianura è bello: meglio scendere immediatamente prima di prendere altra acqua! Andiamo verso il bel tempo!

Gli "arian" belli ingrossati...
Scendendo ora in direzione del casotto Pngp dell'Arculà possiamo vedere gli "arian" belli ingrossati e le pareti rocciose che grondano acqua. Evidentemente in questo punto del vallone l'intensità della precipitazione è stata maggiore...
Raggiunto il casotto del Pngp troviamo anche uno dei suoi abitanti, cioè Roberto, il quale molto gentilmente ci offre qualcosa di caldo e ci fa riposare un attimo all'asciutto. 
- "Tu porti i temporali!" - mi dice ad un certo punto
-".." - io non capisco immediatamente, forse sarà la stanchezza...
-"Non ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Sei passato dal casotto e poi al pomeriggio è venuto giù un bel temporale!"
-"Vero! E fortunatamente ci ha presi  proprio mentre stavamo scendendo nei pressi del casotto, così ci siamo potuti riparare!"
-" Qui oggi ha tirato giù il mondo... arriva sempre da Piantonetto e qui ne prende!"
-" E si vede!"
"Colano" le pareti del Monte Castello
Sarà vero che porto i temporali quando sono nel vallone di Noaschetta , ma è anche vero che ogni volta l'epicentro rimane nell'adiacente vallone di Piantonetto, quindi non mi posso lamentare in fin dei conti. Non lo stesso ovviamente può dire il guardaparco, perchè evidentemente quella zona del vallone è più soggetta di altre a "sconfinamenti"...
Salutato il guardaparco, riprendiamo a scendere; poco dopo il  rifugio Noaschetta ( che non tocchiamo)  scegliamo il sentiero "lungo" ( che altro non è che un pezzo della mulattiera reale di Caccia del Gran Piano) - quello corto sarebbe pericoloso con le rocce bagnate - ed arriviamo infine alle macchine a Balmarossa.
Nella foto, l'asino
Al colle del Gran Paradiso  siamo arrivati,  l'asino, il gatto, il cane ed il gallo;  ma siccome nella banda municipale erano al completo, siamo dovuti tornare indietro. Riproveremo a fare domanda d'ammissione l'anno prossimo!
Arrivederci ed a presto con le Storie!

venerdì 3 agosto 2018

Il giro del Courmaon

Premessa

La cima di Courmaon 3162 m è una montagna dall'aspetto imponente, ben visibile a chi percorre il fondovalle in direzione di Ceresole Reale, più o meno dalla frazione Fornolosa di Locana in poi. Il suo sperone est scende a separare in quota il bacino del vallone del Roc da quello della valle Orco; lungo la sua cresta est e  quella che dall'anticima 3155 m prosegue in direzione NO verso la Cuccagna ed il colle della Porta corre anche il confine amministrativo tra i comuni di Noasca e Ceresole Reale.
Foto invernale che non c'entra un cavolo ma dove è ben visibile a sx lo spigolo del triangolo isoscele 
L'anticima 3155 m riveste particolare importanza dal punto di vista alpinistico, poichè qui arriva la celebre via Gervasutti, quella del "triangolo isoscele" , una via aperta nel 1942 da Gervasutti e Giraudo, lunga ( 300 m di arrampicata continua), poco attrezzata e con difficoltà fino al 6a . Anche l'avvicinamento  di questa via non è tra i più brevi: trattasi dunque di un'ascensione riservata ad alpinisti forti ed allenati nell'arrampicata ( astenersi amici della falesia attrezzata con avvicinamento 3 minuti difficoltà 32 b), forse la vera arrampicata, quella che sa coniugare l'estetica alla funzionalità ( cioè il raggiungimento della vetta). E ve lo dice uno che non arrampica, quindi... parole al vento.
Una piccola curiosità: per "quelli di  Noasca " , checchè ne dica la cartografia ufficiale, il Courmaon è soltanto l'antecima 3155 m, mentre la cima  3162 m la chiamano già Cuccagna...
Cartina su base Igm 1:25.000 ( scorrere la pagina per navigare )

Dalla Mua al lago Lillet

Voi credevate che non sapessimo arrampicare, ed invece per noi l'avvicinamento dal colle Sià è anche troppo corto:  così decidiamo di partire dalla borgata Mua 1597 m. 
Alpe Pisson
Si tratta di un sentiero sempre ben pulito e segnato e che dà soddisfazione, perchè sale in maniera decisa  nel bosco di larici fino a raggiungere dapprima l'alpe Pisson, quindi l'alpe Miellet e l'alpe del Medico
...fino a giungere nei pressi del lago Lillet
Lungo tutta la salita è davvero spettacolare il panorama sul versante destro idrografico della valle Orco, dalle Levanne al vallone del Nel fino al confine con la Francia. Superata l'alpe del Medico, il sentiero continua ripido e ben tracciato fino ad arrivare nei pressi del bel lago Lillet ad incrociare il percorso della mulattiera reale di caccia che sale verso il col del Nivolet.
La conca del lago Lillet, ancora largamente coperta dalla neve
L'inverno passato, ricco di precipitazioni nevose, ci consegna quest'anno un lago Lillet ancora largamente coperto dalla neve, un tipo di vista alla quale non siamo più abituati ad assistere in piena estate, in questi tempi di riscaldamento globale...

Dal lago Lillet alla cima 

Voi pensavate che sapessimo arrampicare: ma non è così, e grazie a Dio esistono anche le vie normali...Imbocchiamo dunque ora la mulattiera reale, che in questo tratto percorre fedelmente la morena frontale dell'area un tempo occupata dal ghiacciaio della Porta, in direzione del colle omonimo: la seguiamo fin quasi al valico, dopodichè svoltiamo a destra in direzione del colle Courmaon, compiendo un lungo traverso sotto le pareti della Cuccagna
...in direzione del colle della Porta
Anche qui la neve residua è ancora molta, e se da un lato rende più facile il nostro incedere, dall'altro  costringe a fare molta attenzione a non cadere in qualche buco "occultato". 
Ancora parecchia neve...

Sulla cresta della Cuccagna alcune femmine di stambecco ci guardano da lontano incuriosite: chissà, magari staranno pensando: "proprio qui devono venire a disturbare questi bipedi ?".
Ma proprio qui devono venire ? 

Il lago Lillet ancora innevato ed a sx il colle della Terra
Sempre il lago Lillet, con alle spalle Mare Percia e Punta Fourà
Il percorso più comodo, o meglio quello che ci viene più naturale fare oggi ci porta a raggiungere la cresta della Cuccagna un pò prima del colle Courmaon.
la cresta della Cuccagna nei pressi del colle Courmaon

Certo si potrebbe a questo punto raggiungere anche quella cima, è così vicina ! Ma le nebbie che vanno e che vengono ci consigliano di andare dritti al sodo: non si sa mai come va a finire in montagna con la visibilità, che potrebbe anche ridursi in maniera significativa. E poi così abbiamo la scusa per tornare !
solida roccia gradinata...

Lasciata la cresta della Cuccagna, tocchiamo infine il colle Courmaon 3077 m, dal quale seguiamo l'elementare cresta NNO, fatta di blocchi e placconate fino alle roccette finali, che superiamo direttamente  su solida roccia gradinata fino a raggiungere il triangolino di vetta. 
La cresta NNO del Courmaon con il castelletto sommitale
Tali roccette possono anche essere aggirate sul lato Roc; in ogni caso occorre fare attenzione in questo punto perchè è esposto e c'è da usare le mani.
Triangolino di vetta

Purtroppo la visibilità non ottimale limita il panorama, ma non la nostra soddisfazione per aver raggiunto la meta di giornata o, meglio, una delle mete, visto che abbiamo in programma di scendere dal colle Courmaon sul lato Roc per andare a vedere le miniere della Cuccagna, ragion per cui non possiamo attardarci sulla vetta a goderci le nebbie che vanno e vengono...
Solida roccia gradinata
Certo un pensiero non può che andare ai forti appassionati che affrontano la via Gervasutti: potremmo aspettarli in cima, nel caso, con un decoroso rinfresco, noi che ce la siamo cavata con qualche roccetta!

Alla ricerca della miniera della Cuccagna

Ritornati al colle Courmaon,  cominciamo a scendere in direzione del vallone del Roc per il ripido canalone NE , che  in questo primo tratto si presenta  molto stretto e caratterizzato dalla presenza di detrito fine, sul quale tuttavia si riesce a scendere abbastanza agevolmente, nonostante ogni passo in avanti si trasformi in un passo e mezzo...
Saxifraga oppositifolia
Fortunatamente le femmine di stambecco ed i capretti che avevamo visto in precedenza sulla cresta della Cuccagna si sono spostati decisamente a sud, in prossimità della bastionata rocciosa  che sovrasta la zona del casotto Pngp delle Cialme (li abbiamo notati in lontananza prima di infilarci nel canale): così almeno non rischiamo che ci facciano cadere pietre in testa !
Tuttavia Marino mi fa notare come all'inizio della cresta della Cuccagna, e cioè proprio sopra di noi,  siano "appoggiati" in maniera apparentemente molto precaria alcuni massi di notevoli dimensioni: insomma di qui bisogna togliersi il più presto possibile, nonostante le attrattive botaniche non manchino. E più che altro sarebbe stato meglio avere il casco...
neve residua nel canale
Il secondo tratto del canale è ancora molto ripido  e, come se non bastasse, quest'anno vi è ancora parecchia neve residua ; per un buon tratto riusciamo a scendere lungo il margine sinistro del nevaio aiutandoci con le mani, che trovano numerosi appigli nella vicina base della parete rocciosa ( sembra quasi di disarrampicare tra gli sfasciumi)  , ma poi la neve giunge ad occupare completamente il fondo del canale: impensabile scendere con tali pendenze senza l'ausilio di piccozza e ramponi. 
Siamo così costretti a risalire leggermente, fino a raggiungere un cambio di pendenza in corrispondenza del quale riusciamo ad attraversare il nevaio per portarci alla sua destra. Manca davvero poco alla fine del tratto ripido, ma bisogna trovare un punto dove si riesca a scendere perchè da questa parte è tutto un susseguirsi di salti  e saltini!
Uno sguardo verso il canale di discesa...ma dal basso  non rende l'idea!
Ecco che finalmente notiamo un salto foggiato a scalini: visto dall'alto, sembra quasi come una scala a pioli verticale, soltanto fatta di roccia e con gradini irregolari; diamo ancora uno sguardo intorno a noi, ma davvero sembrano non esserci alternative sicure a questo passaggio ( salvo il dietrofront).
Comincia così a disarrampicare Marino : tolto il primo passo che è effettivamente un pò lungo e che richiede un pò di ragionamento sul come e dove mettere mani e piedi ed in quale sequenza, gli altri sono più brevi e facili, compreso l'ultimo che consente di rientrare nel canale traversando su una piccola cengia. 
L'idea di volare da lì però non fa certo piacere, visto che si cadrebbe rovinosamente sulle pietre sottostanti, che di certo non sono morbide, idea che mi suggestiona un pò e mi costringerà a perdere del tempo prima di riuscire a compiere il primo e decisivo passo. La roccia non è il mio habitat naturale...
Gruppo del Gran Paradiso: in primo piano da sx Ciarforon, colle della Torre e Torre; in secondo piano da sx Gran Paradiso, Tresenta e punta Ceresole
Per fortuna la roccia è salda e ci sono buoni appigli (che vanno comunque sempre verificati per prudenza); una volta usciti dal "pericolo" siamo ormai nella parte meno ripida e possiamo cominciare a pensare alla localizzazione delle miniere.
Uno sguardo all'indietro e verso l'alto ci convince del fatto che la prossima volta sarà meglio effettuare l'itinerario in senso inverso;  davanti a noi finalmente le nubi lasciano scorgere il gruppo del Gran Paradiso: un pò di panorama direi che ce lo siamo meritati!
Un ampio ripiano
Scendiamo quindi contornando le pareti della Cuccagna; sotto di noi si vede un ampio ripiano, ed avrebbe perfettamente senso se la miniera fosse localizzata in corrispondenza di quello spalto:  avranno pur avuto bisogno di un piazzale dove fare una prima cernita del minerale grezzo!
Pascolo "da stambecchi" con bella fioritura di Lotus corniculatus

Man mano che ci abbassiamo di quota, alle pietraie si intervallano verdi pascoli "da stambecchi"; ed ecco che finalmente compare il cunicolo della miniera, a circa 2735 metri di quota.
Ingresso della miniera

La miniera della Cuccagna

Le notizie storiche sulla miniera della Cuccagna sfortunatamente non sono abbondanti e spesso contoverse; sappiamo che da essa si estraevano minerali ferrosi e che senza dubbio essa fu attiva stagionalmente lungo tutto il 1700 e poi in maniera intermittente tra il 1817 ed il 1832 ed i suoi minerali, assieme a quelli delle miniere della Bellagarda, andavano ad alimentare le fucine di Locana e Sparone. 
Il minerale veniva trasportato a fondovalle a dorso di mulo, dato il difficile accesso della località in cui si trovava la miniera.
Un rilievo condotto nel 2007 in collaborazione tra il corpo di sorveglianza del Pngp, l'Università di Torino e l'istituto per geometri 25 Aprile di Cuorgnè ha messo in evidenza che ( cito estesamente): "la miniera si sviluppa, all’interno dello gneiss occhiadino, con due rami, di cui uno lungo 200 metri. Le gallerie hanno un altezza media di 170/180 cm ed una larghezza media di 150/170 cm. Perlustrandole si notano i fori rotondi dei fornelli da mina mentre in alcuni tratti si notano ancora le armature di legno, spesso cedute e sommerse dai detriti della volta".
Sussistono invece incertezze sull'epoca di inizio delle coltivazioni: alcuni studiosi le fanno risalire alle popolazioni celtiche che abitavano la valle Orco ( e forse in parte la abitano, visto che la "romanizzazione" della valle non fu mai completa); altri nelle iscrizioni in latino rinvenute nei cunicoli leggono un chiaro segno che la miniera fosse attiva già in epoca romana.
Senza dubbio le popolazioni celtiche erano attive nel settore minerario e sicuramente gli antichi romani erano molto attenti alle risorse metallurgiche dei territori conquistati, per cui entrambe le ipotesi sembrano plausibili; non pare comunque azzardato pensare che come minimo tali miniere fossero attive già  a partire dal basso medioevo.

Un "gias"

Alla ricerca della "canala"

Nel vallone del Roc è presente una notevole opera di canalizzazione delle acque di antica realizzazione, localmente chiamata "canala", con termine presso l'alpe Loserai di sopra, ed è da lì che vogliamo scendere.e noi vorremmo scendere lungo il suo tracciato. Così, facendo affidamento sulla cartina Mu "Valle Orco", cerchiamo di incrociarla ma non è cosa facile, e prima della canala andiamo ad intercettare un sentiero che scende in direzione del Loserai ed alcuni "gias", recinti per animali realizzati in pietra.
Un tratto della "canala"
Quando ormai stiamo per rassegnarci, ecco che poco sotto di noi una serie di lastre di pietra poste in maniera ordinata ci segnala la presenza del manufatto. Il tracciato della canalizzazione scende con pendenza regolare verso valle, affrontando di tanto in tanto qualche salto, come è inevitabile che sia, appare mirabilmente studiato.
La canala nei pressi dell'alpe Loserai ( all'interno del muretto sinistro passa il tubo che porta acqua "potabile" all'alpeggio)
In che epoca è stata costruita ? Come veniva impiegata l'acqua così canalizzata ?  Scendendo lungo la canala notiamo che all'interno del muretto sinistro dovrebbe correre una sorta di acquedotto, ed in effetti così è! La cosa non stupisce, visto che una struttura simile si rinviene ad esempio nel vallone dell'Eugio, lungo il canale che dall'alpe i Pis derivava l'acqua alle borgate della Pezza.
Dunque un doppio utilizzo: acqua "potabile" captata alla fonte e poi "protetta" fino alla destinazione finale ed acqua per usi agricoli ( fertirrigazione, abbeverata degli animali domestici).
La mia mente sognatrice mi fa pensare anche a qualche uso legato all'attività mineraria: chissà!
L'amico Franco Chiapetto mi spiegherà poi che la carta Mu riporta in maniera errata il tracciato della canala e che essa parte da un laghetto posto sulla mulattiera che sale al colle della Porta. Toccherà tornare!

Dall'alpe Loserai al casotto delle Cialme

Salendo al passo Loserai
Dall'alpe Loserai un sentiero ben segnato con tacche bianco-rosse, passando vicino ad alcuni laghetti ed a numerosi altri manufatti, conduce al passo Loserai  2461 m. E' incredibile quante poche persone intraprendano questa variante di percorso in rapporto a quelle -numerosissime - che si recano alla Cà Bianca od al vicino Colle Sià! 
Qui la prateria alpina ha ormai colonizzato i ruderi, li ha "invasi"...
La prateria ha invaso la casa

Noi comunque siamo in un certo senso obbligati a fare questo percorso, visto che la macchina l'abbiamo alla Mua;  per raggiungerla a piedi pestando meno asfalto possibile ci sono anche altri percorsi di raccordo a quota più bassa, ma questo attorno alle pareti del Courmaon è il più suggestivo  ed anche, se vogliamo , un dovuto omaggio alla cima appena toccata.
Il passo Loserai, rivolto verso le Levanne

Superato il passo Loserai si arriva infatti nella selvaggia Comba del Bojret ( se pochi fanno il sentiero che stiamo percorrendo, quasi nessuno raggiunge questo valloncello da sotto ) , dove la sensazione di essere arrivati in un luogo poco frequentato la si percepisce immediatamente, senza bisogno di riscontri empirici.
La selvaggia Comba del Bojret

La traccia ora conduce in leggera discesa a superare una pietraia ed una zona rocciosa, fino a raggiungere il vicino passo del Bojret, 2400 m di quota circa , vicino alla punta delle Cialme, ben riconoscibile per la presenza di un grande ometto di pietra.
Al passo del Bojret

Da qui il sentiero scende attraversando la zona dei paravalanghe fino a raggiungere il casotto Pngp delle Cialme, dal quale si gode di una vista magnifica sul lago di Ceresole.

Paravalanghe
Dal casotto in poi la traccia ed i segni si fanno meno evidenti, e bisogna porre un pò d'attenzione per non smarrire il percorso nel lungo traverso che porta, passando per l'alpe Maon, a ricongiungersi con il sentiero di salita. 
Non ero mai stato a quest'alpe Maon ed ero proprio curioso di vederla, un toponimo evidentemente collegato alla soprastante cima, che però è sfortunatamente coperta dalla nuvole al nostro passaggio.
Alpe Maon

Dall'alpe Maon al bivio c'è ancora un lungo tratto di strada, tutto a saliscendi ed a mezzacosta in quota, un percorso che fatto in una giornata con cielo più sereno sarebbe ancora più spettacolare! Ma questi sono i giorni più caldi del 2018 ed anche un pò d'ombra non fa male perfino qui ad oltre 2000 m di quota, visto che neppure quando si alza il vento si ha refrigerio: l'aria infatti è calda!
Ripreso il sentiero di salita , in poco tempo ritorniamo alla macchina, soddisfatti per la bella gita. 
Forse è un peccato non aver fatto alcuna statistica del percorso ( di sicuro il dislivello non è poco ed i km percorsi neanche) ma a pensarci bene noi preferiamo le emozioni alla statistica, un pizzico d'incertezza alla noia della pianificazione perfetta dell'itinerario. Naturalmente non sempre, ma ovunque ciò sia sicuro e possibile ! Arrivederci ed a presto con le Storie!