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sabato 15 agosto 2020

Il morbo del ravanatore ( o dell'esploratore ? ) - Cima del Cavallo da Forzo

 

Forzo,  il vallone che impegna...

- " Andiamo alla Torre Lavina ? "
-"Perchè non andiamo invece alla cima del Cavallo? "
Come rifiutare la proposta dell'amico Carlo ? Si torna sempre con piacere nel vallone di Forzo, quel pezzo di Gran Paradiso   in val Soana, della quale ospita le cime più alte e maestose, l'unico ghiacciaio ,  le borgate alpine meglio conservate, le pareti di arrampicata più rinomate...
Ad inizio estate ero stato alla Cima Fer, i cui contrafforti dividono la valle principale dal vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a Nord; dopo tale elevazione, la spartiacque Forzo - Campiglia prosegue in direzione nord-ovest con punta Tressi e quindi con la cresta del  Cavallo, cui segue la Torre Lavina, senza dubbio la montagna più celebre della val Soana , grazie all'inconfondibile forma piramidale ben visibile dalla  pianura torinese.
La cresta del Cavallo vista salendo alla bocchetta Vallotta

Anche la cresta del Cavallo è altrettanto ben visibile dalla pianura :  posta immediatamente a destra della Torre Lavina,  è composta in tutto da sei elevazioni , delle quali la Cima del Cavallo 2846 m , quella a cui noi siamo diretti, è quella  più ad est.
Cartina 1:25.000 , elaborazione su base Ctr Regione Piemonte

Un'altra importante qualità del vallone di Forzo , che prima abbiamo dimenticato di elencare, è che si possono realizzare numerosi e bellissimi giri ad anello, certamente tutti abbastanza impegnativi, "da guadagnare", ma comunque bellissimi! Ed ecco che , pour parler, cominciamo ad ipotizzarne qualcuno...
- " Una volta tornati al Giavino si potrebbe poi proseguire fino al colle di Bardoney..."
- "Oppure andare al Davito e fare la finestra Valletta, o semplicemente andare al Davito e tornare indietro.."
- "Decideremo sul posto!"

Da Forzo a Boschietto

Lasciata l'auto nel parcheggio posto davanti alla frazione Forzo, ci si incammina attraversandola seguendo le indicazioni del sentiero n°608; oltrepassato il nucleo abitato, la mulattiera prosegue seguendo il corso del torrente Forzo, fino ad attraversarlo su di una passerella posta a 1350 m di quota circa. 
Madonna della Neve a Boschietto
Da qui ci si riconnette alla mulattiera che sale da Tressi, pervenendo in breve ad un  bivio, dove la si abbandona per il  sentiero n° 610 , arrivando in breve alla bella borgata di  Boschietto 1451 m, al cui inizio è posta la bellissima chiesetta dedicata alla Madonna della Neve.
Le borgate di Boschietto e Boschiettiera, splendidamente conservate a dispetto del mancato accesso stradale, meritano assolutamente una visita dedicata, magari in occasione della "festa del pane" od inverno con le ciaspole, sulla neve.

Da Boschietto all'alpe Giavino

Casotto Pngp all'alpe Giavino


A destra del nucleo abitato di Boschietto, il sentiero sale ora ripido sul versante sinistro idrografico del vallone, nel bosco di larici ed abeti, per poi "sbucare" fuori verso i 1800 m di quota e toccare le grange Sengia, Biestan ed infine arrivare al panoramico pianoro dell'alpe Giavino, sede di un casotto del personale di sorveglianza del Pngp.


Uomo di pietra all'alpe Giavino

Alla bocchetta Vallotta - la cartina in testa.

- Ma tu hai portato la cartina? "
- "No!"
- "Io neanche !Però penso che l'abbiamo guardata e studiata tanta di quelle volte che ormai ce l'abbiamo stampata in testa!"
-" Altrochè!"
Naturalmente Orco Trekking si dissocia da questo tipo di comportamento e vi invita caldamente a munirvi di una buona mappa, specialmente quando si affrontano itinerari come questo!

Pianoro a 2400 m circa; in alto la cresta del Cavallo a sx; a dx il canale che sale alla Vallotta

Dall'alpe Giavino si prosegue verso nord per tracce di sentiero fino a raggiungere un piccolo pianoro  a circa 2400 m di quota, quindi si comincia a salire lungo il canale ( è possibile farlo sia a destra che a sinistra) adducente all'evidente depressione della bocchetta.
Da sx verso dx: Piata di Lazin; Punta Gialin; Grande Uja di Ciardonei; Punta delle Sengie;
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo


Da qui in poi le tracce di sentiero finiscono e si comincia a salire per erba, placche di roccia e pietraie; alcuni ometti qua e là possono tornare utili in caso di scarsa visibilità. Il panorama sulle cime della destra idrografica del vallone è meraviglioso!
L'ampia depressione della bocchetta Vallotta, che mette in comunicazione con il vallone di Campiglia, è un luogo che merita una pausa meditativa! Proprio di fronte alla depressione si erge la Rosa dei Banchi,  montagna seconda soltanto alla Torre Lavina per notorietà ( forse) !

Alla bocchetta Vallotta , guardando la Rosa dei Banchi

Proprio a sinistra della bocchetta comincia la cresta del Cavallo, mentre a destra si snoda la lunga cresta nord-ovest della punta Tressi ( localmente chiamata "Gran Losa") , sinuosa ed affascinante, perfino invitante,  ma ad occhio e croce caratterizzata dalla presenza di difficoltà alpinistiche rilevanti!
La sinuosa ed affascinante cresta NO di Punta Tressi

Come detto poco sopra, la bocchetta Vallotta è un luogo che spinge alla meditazione; gli esiti della meditazione però non sono mai scontati... 


L'attacco del morbo del ravanatore


Che cos'è il "morbo del ravanatore" ? E' come il morso di un ragno, la puntura di un insetto: ti può cogliere ovunque , senza preavviso; nessun escursionista del "nostro tipo" ( che non saprei come diavolo definirci ) si può dire al sicuro dal "contagio" e dalle sue conseguenze.

Anche da lì si può passare !La cresta sud della cima del Cavallo

Seguendo l'itinerario "normale", dalla bocchetta Vallotta occorre spostarsi in direzione nord-ovest verso l'evidente canalino che divide la cima del Cavallo dalla punta n°5 ( sempre stando alla numerazione della "Guida dei Monti d'Italia del Cai-Tci, volume "Gran Paradiso"), risalirlo e poi per cresta raggiungere il triangolino di vetta. Su Gulliver tale itinerario viene classificato EE\F come livello di difficoltà: ciò significa che si tratta di un percorso che presenta qualche passaggio alpinistico facile.
Durante la "meditazione" però, osservando attentamente la cima,  il sottoscritto viene colto da un attacco del morbo del ravanatore!
Salendo a sx della placconata\1

 - "Guarda la ! "- esclamo - "Secondo me si può salire anche direttamente dalla bocchetta, senza star lì a raggiungere il canalino! Oltretutto mi sembra anche più comodo! Saliamo lì in mezzo, poi aggiriamo sulla destra quello spuntone di roccia e..." 
- " Si, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno è sceso da lì! "
- "Eh beh, se qualcuno è sceso, di sicuro noi riusciremo a salire!"
Insomma non è stato difficile convincere il mio socio! 

Come complicarsi la vita ( ed essere felici) 

Ogni tanto qualche gradone di roccia aiuta...

Cominciamo quindi a salire nello stretto e ripido canalino erboso posto immediatamente a sinistra della lunga placconata con cui termina la cresta sud della cima del Cavallo; si tratta naturalmente di un terreno misto, tra erba "olina" e gradoni di roccia.
Superato un tratto di placca, si prosegue con elementare arrampicata tra erba e roccette...

In cima alla placconata

Per sbucare in cima alla placconata di cui sopra occorre tuttavia percorrerne un tratto, per poi raggiungerne la sommità con elementare arrampicata tra erba e roccette.
Potentilla grammopetala nel suo habitat

Ma la montagna è generosa ed i nostri sacrifici vengono subito ripagati: la placconata ci fa  infatti un bel dono botanico, facendo mostra tra  le sue fessure di  numerosi esemplari di Potentilla grammopetala  , specie esclusiva delle rupi silicee ( qui siamo infatti su solido gneiss ) ed endemica delle Alpi ,all'interno delle quali il suo  areale è ristretto alle zone montuose di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia, con stazioni anche densamente popolate ma molto disperse.La rigogliosità dei suoi cespi è davvero notevole, specie se rapportata all'austero habitat!
Si continua allora ad arrampicare tra roccette ed erba ( foto Carlo)



Bene! Ora non ci resta che aggirare sulla destra le ultime asperità rocciose e...niente, come non detto
Contrariamente alle aspettative, sulla destra tutta una serie di paretine rocciose e strapiombi sbarrano il passo: o si prosegue sul filo, o si torna indietro!
Dato che io ho qualche titubanza , è Carlo ad andare in avanscoperta; e visto il suo parere positivo sul prosieguo dell'itinierario, lo seguo, arrampicando tra roccette ed erba, fino a raggiungere l'ostacolo finale: cioè un torrioncino di modesta elevazione ma esposto da ambo i lati, conformato a placca a nord e gradinato a sud.
Nel dritto ( foto Carlo) 


Naturalmente noi optiamo per il versante gradinato; a questo punto occorre anche riporre i bastoncini da trekking, che fin qui ci siamo un pò goffamente trascinati dietro, appoggiandoli e riprendendoli qua e là per avere all'occorrenza le mani libere!
Certo che  guardare verso il basso in questo punto fa un pò impressione: se mai disgraziatamente uno volasse giù sarebbe , come dire, per sempre!
Per superare l'ultimo torrioncino... ( foto Carlo) 


In realtà il torrioncino presenta sul lato sud ottimi e comodi appigli per le mani e posti dove mettere i piedi: per quale motivo una persona dovrebbe mettere male le mani ed i piedi proprio in questo punto?  
meglio riporre i bastoncini da trekking! (foto Carlo) 

Nessuno!E cosi arriviamo di fatto ad una sorta di antecima, 100 m più in basso della vetta, che in breve raggiungiamo con un ultima salita sul ripido...
Nonostante oggi il panorama sia un pò limitato da alcune nubi che vanno e vengono ( il Monte Rosa e la Torre Lavina si mostreranno solo per qualche attimo), la visibilità locale rimarrà sempre buona, consentendoci interessanti osservazioni, specialmente sul versante Campiglia.


L'ultima salita

L'ometto di vetta in primo piano ; in secondo il prosieguo della Cresta del Cavallo e la Lavina

Per la discesa naturalmente optiamo per la via "normale": per quanto riguarda il lato "avventura", oggi direi che abbiamo già dato!
Interessanti osservazioni sul lato Campiglia
Quale grado di difficoltà  avremo mai affrontato? Dato che di gradazioni alpinistiche non ci capisco nulla, non posso che affidarmi al giudizio allo stesso tempo ex-ante ( rispetto alla data nostra gita) ed ex-post ( rispetto alla consultazione del sito Gulliver, avvenuta da parte nostra dopo la gita) dell'esperto gulliveriano Enzo 51, che aveva avuto la medesima nostra idea alcuni anni fa: : "difficoltà max III grado". E quindi ?
La Torre Lavina si scopre soltanto per un istante

Una tranquilla discesa

Dall'ometto di vetta occorre raggiungere la stretta depressione tra la cima del Cavallo e l'elevazione n°5 della cresta , il che si può fare molto agevolmente tenendosi leggermente sotto cresta in versante Forzo ( ciò che noi scegliamo di fare); proseguendo sul filo invece vi sono altre asperità da superare!
Proseguendo in cresta si trovano altre asperità...

La stretta depressione...

si intuisce la ripidezza...

Giunti alla depressione, ci accoglie una bella fioritura di Leucanthemopsis alpina, che interpretiamo come segnale di buon auspicio. Guardando verso valle ( versante Forzo) , si intuisce subito l'imminente brusco cambio di pendenza che ci aspetta...
Occorre infatti ora scendere il ripido canalino di sfasciumi fino al fondo; gli sfasciumi sono sfasciumi ma insomma, abbiamo visto ben di peggio! 
Dopo aver sceso alcuni metri il canalino è interrotto da due masse rocciose, che si aggirano sulla sinistra con qualche divertente e facile passo d'arrampicata.
Due masse rocciose occludono il canalino...

Arrivati al fondo , decidiamo di raggiungere un "uomo di pietra" che sembra posto in posizione davvero panoramica e qui ci dividiamo: io infatti devo per forza tornare alla bocchetta Vallotta, dove ho lasciato una maglietta ad asciugare, mentre Carlo vuole provare a scendere da un'altra parte.
L'appuntamento è al casotto Pngp dell'alpe Giavino...
Alla fin fine anch'io devierò un pò dal percorso di salita, andando a raggiungere una simpatica mandria di bovine di razza piemontese al pascolo in una pianeggiante conca posta a circa 2320 m  di quota. E qui vedo Carlo scendere dall'altra parte e mandarmi una voce, alla quale rispondo.
Nella conca, attiro la mandria!

Pur non avendo capito un accidenti di quanto detto, ipotizzando che Carlo mi avesse  voluto dire di aspettarlo  mi accomodo su una grande pietra piana, attirando inevitabilmente in questo modo la curiosita delle bovine, forse desiderose di un'integrazione salina che ahimè io non posso dargli!
Tempo di rilassarmi un attimo, ed ecco che Carlo è scomparso dalla mia vista: "Che tipo! Avrà proseguito!" - penso.
E così riprendo la discesa, fino a ritrovarlo nei pressi del casotto, intento ad un pediluvio in un ruscello:
- "Che fine avevi fatto?  "
-"Ah, ma eri tu quello lassù? Non ti avevo riconosciuto!"
Eh si, perchè di solito molte persone girano da queste parti...

Ritorno a Forzo

E' ora venuto il momento di decidere se realizzare uno di quei giri ad anello ipotizzati il giorno prima al telefono, ma entrambi siamo concordi sul fatto che per oggi può bastare e così, dopo aver fatto rifornimento d'acqua , in men che non si dica facciamo ritorno a Boschietto ed infine a Forzo, dove all'Osteria delle Alpi ci concediamo una meritata bevanda fresca.
Che bello vedere le nostre borgate piene di gente, financo di automobili parcheggiate ovunque! Che bello vederle tornare a vivere, anche se soltanto per 2-3 settimane l'anno!

Conclusione- ravanatori od esploratori ( dell'inutile) ? 

E noi che cosa crediamo di aver fatto? Siamo dei ravanatori ? Personalmente comincio a provare un pò di fastidio verso questa  definizione! Il termine "ravanatori" infatti mi dà l'idea di persone che non sanno dove vanno oppure lo sanno ma  hanno più o meno coscientemente scelto un percorso completamente scomparso e\o occluso a causa della vegetazione!
Nel nostro caso, noi sapevamo dove andavamo e sicuramente non eravamo diretti nella giungla !  Abbiamo semplicemente scelto, lì per lì, di fare una piccola variante, seguendo l'ispirazione del momento !
Aver deciso  un itinerario poco battuto, non  alpinistico  ma neanche semplicemente escursionistico non basta certo a far di noi dei ravanatori: io preferisco immaginarci come degli "esploratori dell'inutile".
"Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento, che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane". Andare in montagna per il semplice gusto di farlo, seguendo le proprie preferenze ed inclinazioni, senza o con pochi compromessi, "conquistando" ogni volta mete che gli altri giudicheranno superflue, ma mai lo saranno per te ! Che altro ? 
Perchè ciascuno di noi ha la sua strada, il suo filo invisibile che lo guida nel compimento del proprio destino!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 3 novembre 2019

Un pezzo di Gran Paradiso in Val Soana ( Bivacco Revelli- Viano da Pezzetto - escursioni obbligatorie n° 3)

Premessa

La penultima settimana di ottobre 2019 si è caratterizzata sia per le temperature miti che per una perturbazione che ha colpito il nord-ovest, con quota neve sempre piuttosto elevata. L'ultima parte della settimana ha visto il ritorno del bel tempo, con temperature sempre sopra la media di stagione: quale migliore occasione per andare ancora una volta in quota ed ammirare la bellezza della montagna in veste autunnale, arricchita dalla recente "spolverata" di neve in quota
Il... continua a leggere per scoprirlo ;) !

Il vallone di Forzo - appunti di geografia locale...

L'autunno è una stagione speciale in Val Soana, di cui il vallone di Forzo rappresenta senza dubbio l'angolo dall'aspetto più selvaggio e di carattere prettamente alpino, con le cime più alte e con l'unico ghiacciaio, il Ciardonei, da tempo oggetto di studio e monitoraggio  da parte della Società Meteorologica Italiana   . 
Per provare a rendere l'idea , ecco una foto scattata il 5 febbraio 2016 , durante una splendida giornata invernale, da quel fantastico punto panoramico che è l'Ancesieu , foto sulla quale mi ero divertito a "segnare" il nome delle varie punte...
Le cime del vallone di Forzo
Il vallone di Forzo , interamente ricadente nel territorio del comune di Ronco Canavese è solcato dall'omonimo torrente,  che confluisce nel Soana in località Fucina. I suoi affluenti principali sono il rio Lazin  ( da cui gli omonimi vallone e lago ) , con confluenza presso la borgata Lasinetto, il rio Forzo ( chiamato così sulla carta Igm 1:25.000), con confluenza presso Molino di Forzo, ed  il rio Pisone  , le cui acque raggiungono quelle del torrente principale poco a valle della frazione Boschiettiera.   
Il vallone di Forzo presenta una conformazione del rilievo particolare  e complessa, risultato delle vicende glaciali e post-glaciali, che vale la pena di descrivere in maniera sintetica.
Nei pressi di Molino di Forzo, posta sul conoide alluvionale ubicato alla confluenza del rio Forzo nel torrente Forzo, ecco che il vallone si divide in due parti, con il vallone principale  che prosegue in direzione del colle di Bardoney , ed un  vallone secondario che si apre a sx dell'abitato di Molino, delimitato a nord-ovest  dal monte e dalla costa Colombino, a nord dal terrazzo glaciale sulla sommità del quale si trova la casa di caccia "Vittoria" del Vasinetto e dal Meal, ad ovest dalla Piata di Lazin ed a sud dalla modesta elevazione della Gucia.
Ortofotocarta 3d: 1 Vallone di Lazin; 2 Lago Lazin; 3 Costa Vargnei; 4 Piata di Lazin; 5 Monte Colombino; 6 Vallone Umbrias; 7 Passo Lago Gelato; 8 Lago Gelato; 9 Costa Umbrias o Braias; 10 Punta Gialin; 11 Comba Meialet; 12 Gole Rio Pisone; 13 V.ne Ciardonei; 14 V.ne Lavina; 15 Punta Rossa di Forzo; 16 Finestra Valletta;  17 Monveso di Forzo; 18 zona periglaciale Ciardonei; 19 Torre Lavina; 20 Cime del Cavallo; 21 Punta Tressi; 22 Cima Fer 
A Nord di questo terrazzo glaciale scorre, incassato in una profonda gola, il rio Pisone , caratterizzato da rapide e grandi cascate; alla confluenza del rio Pisone nel torrente Forzo, il vallone principale si divide nuovamente in vallone di Lavina ( direzione Bardoney) e vallone di  Ciardonei.  Ma è nei pressi delle grange Vasinetto , poste appena a  nord ed a valle della casa di caccia omonima, che   il vallone di Ciardonei diventa tale,   riacquistando una morfologia più aperta. Qui il rio Pisone, a monte della confluenza con il rio discendente dal vallone di Umbrias , diventa infine Rio Geri.

Cartina del percorso in scala 1:20.000

La meta di giornata prescelta è il bivacco Revelli, posto a 2610 m di quota  sulla sommità di uno spalto roccioso che domina il pian delle Mule a sud ed il pian Valletta a nord-est. Infatti, a voler essere pignoli, il bacino solcato dal rio Geri si divide nei pressi dell'alpe Pian delle Mule in un bacino principale proveniente dal pian Valletta ed un bacino secondario proveniente dal Pian delle Mule; entrambi  "nascono" però dal ghiacciaio di Ciardonei.

Nel cuore del Gran Paradiso 

Le forme del territorio  con le quali si presenta l'odierno vallone di Forzo sono il risultato dell'incrocio tra complesse vicende geologiche e climatologiche. Da un punto di vista geologico il territorio del vallone fa  parte del massiccio cristallino del Gran Paradiso , costituito da gneiss occhiadini, solide rocce molto adatte per ricavare "lose" , ma non così facilmente alterabili dagli agenti atmosferici.
L'intrusione scistosa ( quadrati verdi ) nel massiccio del Gran Paradiso
E' proprio  questa difficile alterabilità del substrato roccioso la causa dei versanti ripidi e rocciosi che caratterizzano il vallone, ad esclusione dello stretto fondovalle e delle principali conoidi alluvionali ( per esempio quelle dove sorgono Lasinetto e Forzo ) , "riempiti" nel corso dei millenni dai depositi glaciali ed alluvionali e dai movimenti franosi. Fa eccezione anche la parte centrale dell'alto vallone di Ciardonei, caratterizzata dalla presenza di estesi pianori glaciali : essi infatti insistono su rocce scistose  più "tenere" di diversa origine, non facenti parte del massiccio del Gran Paradiso, che sono state più facilmente alterate dall'azione dei ghiacciai, delle acque e degli agenti atmosferici. Tale "infiltrazione"  di scisti  più teneri ,  come si vede bene nella cartina,  arriva grosso modo fino allo spalto roccioso ove è ubicato il Bivacco, che in questo punto del vallone segna il confine con la zona degli gneiss occhiadini. Nel determinare la morfologia di questa parte del vallone di Ciardonei, nella quale si trovano non a caso  anche gli alpeggi più grandi, ha  sicuramente giocato un ruolo fondamentale anche la tipica azione glaciale, con i suoi arretramenti ed avanzamenti uniti ad intensità di erosione differenziate sul territorio,  spesso nel giro di poche centinaia di metri

La "Vi Viei"  


La "Vi Viei"
Questa volta, anzichè partire da Forzo, decidiamo di lasciare l'auto  poco più in basso , a Pezzetto, per percorrere la suggestiva "Vi Viei", ovvero l'antica mulattiera che collegava Pezzetto a Molino di Forzo, oggi arricchita dalle opere d'arte di alcuni abitanti, già protagonisti della realizzazione dei famosi presepi che vengono annualmente esposti tra l' Immacolata e l'Epifania: vi invitiamo caldamente a venire a visitare questa "galleria d'arte" a cielo aperto.
L'idea di una partita a scacchi in riva al torrente mi attira ogni volta che passo di qui , ma il tempo è sempre tiranno !
Da Molino di Forzo, ove si trovano i locali della Società Operaia e l'Osteria delle Alpi ( unico esercizio pubblico del vallone di Forzo che fa anche da rivendita di alimentari) , lungo la strada asfaltata in breve raggiungiamo Forzo. 

Da Forzo al Vasinetto

Il sentiero per il Vasinetto costeggia a sinistra la frazione per addentrarsi nel "vallone" ( forse sarebbe più corretto denominarlo "comba" ) inciso dal "rio Forzo":  denominazione adottata dall'Igm che corrisponde al "rio Tumelet"  nella più recente carta Mu della Valle Soana. 
L'impetuoso torrente che percorre questo ampio quanto breve fondovalle laterale,  caratterizzato dalla presenza di una discreta superficie prato-pascoliva,   è il risultato dell'apporto di tutta una serie di rii minori. Alcuni  capi bovini di razza piemontese stanno ancora pascolando nei dintorni...
Bovine al pascolo nei pascoli adiacenti Forzo

Le  superfici subpianeggianti  e terrazzate lasciano però spazio, nel giro di poche centinaia di metri, a  versanti con pendenze via via crescenti e molto accentuate, con  insediamenti umani temporanei sparuti e poveri, specialmente ad est ed a sud , in direzione della comba del Meialet .
Salendo al Vasinetto: il monte Colombino 2470 m  ( al sole)  e la costa Vargnei ( in ombra) delimitano la selvaggia comba
Le cose vanno un pò meglio in direzione nord, dove il versante sx idrografico è costellato da numerosi alpeggi, e dove una bella mulattiera risale ripida all'interno del bel bosco di larici  passando nei pressi di diversi alpeggi ( Prariond, Betassa, Surinà, Combi), fino a raggiungere la sommità del versante, ove è posta la casa di caccia Vittoria , di proprietà privata, con magnifica vista sulla Torre Lavina e sull'alpe Gran Fumà, posta sull'altro versante della profonda gola incisa dal rio Pisone.
Magnifica vista sulla Torre Lavina

Oltre alla bellezza della struttura, è sempre magnifico il colpo d'occhio di cui si gode da questa balconata naturale, in special modo sulle vette circostanti, oggi di bianco vestite, con il primo abito nevoso della stagione, tra le quali svetta l'elegante piramide della Grande Uja di Ciardonei.
Dalla casa di caccia, vista sulle cime circostanti. In fondo a sx l'elegante sagoma della Grande Uja.

La casa di caccia

Dal Vasinetto all'alpe Pian delle Mule

Guardando verso valle, zone in ombra ed assolate
Dalla casa di Caccia, passando nei pressi delle costruzioni delle grange Vasinetto, il sentiero costeggia il rio Geri; lasciato a sx il bivio per il passo del lago Gelato ed a dx un ponticello in legno con le indicazioni per l'alpe Muanda,  prosegue lungo il fondovalle ancora non completamente illuminato dal sole. 
Alpe Pian delle Mule; sullo sfondo a dx Roccia Azzurra e Monveso di Forzo
Dove il sole non è ancora arrivato, le pietre sono ancora avvolte da una sottile pellicola di ghiaccio, ragion per cui occorre fare attenzione a non scivolare onde evitare "legnate", e si sente che siamo a fine ottobre ad oltre 2000 m di quota. 
Fortunatamente il percorso segnato molto presto si alza in direzione dell'alpe Pian delle Mule, dove il sole splende e le temperature sono decisamente gradevoli.
Il paesaggio circostante l'alpe Pian delle Mule 2285 m è dominato dalla Roccia Azzurra 3305 m e dal Monveso di Forzo 3319 m , ma  sono le costruzioni dell'alpeggio a catturare la nostra attenzione ed a spingerci ad un approfondimento!
La prima cosa che notiamo è la luce sopra la stalla, con porta, che indica la presenza di una mansarda ad uso abitazione ; non si nota però nessuna scala di accesso. 

E' caduto il letto!
Una veloce ispezione conferma la nostra impressione: nella stalla possiamo osservare la rete metallica di un letto, ormai  caduta sul pavimento al pari delle assi di legno che costituivano il tavolato della mansarda! Anche la copertura in lose, a giudicare dalla grande quantità di luce che vi filtra, non sembra destinata a sopravvivere a lungo; in compenso però la luce ci consente di ammirare l'orditura del tetto, realizzata in legno di larice con struttura portante a capriata.
Travi e pali appaiono perlopiù in buone condizioni, a testimonianza della grande durabilità di questa essenza legnosa: "basterebbe" intervenire al più presto mettendo a posto le "lose".

Ed anche il soffitto!
Al fondo della stalla , un muro divisorio separa un altro locale da quello destinato al ricovero degli animali. Qui viene  anche risolto in parte l'enigma dell'accesso al piano mansardato: una scalinata in pietre e cemento ne garantiva l'accesso dall'interno! Ma un accesso doveva esservi pure dall'esterno: altrimenti come spiegare la presenza di una porta ? Sarebbe bastata una finestra od un piccolo lucernario!
Vano d'accesso interno al piano mansardato
 A che cosa serviva quest'altro locale ? Con ogni probabilità era destinato alla caseificazione ! A nord della stalla, nei pressi di una roggia, ecco i resti di un "crutin" ( o così almeno presumiamo)...
Resti di un "crutin" ?
Ed ecco che chiudendo gli occhi sembra di veder nuovamente scorrere la vita umana in questo luogo: il suono dei campanacci, il calpestio ed i muggiti dei bovini che rompono il silenzio della notte, "cullando" il sonno dei pastori;  la fioca luce di una lampada a petrolio che scalfisce il buio della notte con grande parsimonia; il tepore animale che riscalda l'ambiente, a sostituzione della stufa; i secchi di latte versati nel grande paiolo di rame, margari e garzoni impegnati a pulire la stalla, a spandere il letame, ad andare o ritornare dal pascolo.
Sembra anche di sentire l'odore di letame ed urina proveniente dal piano terreno, magari non insopportabile ma inevitabile bolletta da pagare , più o meno salata, per godere del  tepore bovino...

Dall'alpe Pian delle Mule al bivacco Revelli

Laghetto q.2290 m
Nei pressi dell'alpeggio, un bel laghetto è situato immediatamente a valle della spalla erbosa sopra la quale si trova l'ormai vicino Pian delle Mule. Quando giungiamo nei pressi della sommità di tale spalla, ecco che comincia la presenza di neve al suolo, dapprima discontinua e poi via via più consistente fino a divenire continua dal pian delle Mule in poi. 
E qui cominciano anche le nostre maggiori fatiche, dato che pur essendo lo spessore della neve di pochi centimetri, a causa del caldo la sua consistenza si presenta molle e sfondosa, ma anche le maggiori soddisfazioni: anche noi dobbiamo pagare la nostra bolletta alla stagione!
Grande Uja allo specchio
Giunti nei pressi del Pian delle Mule, ecco lo spettacolo della Grande Uja che si specchia in una piccola pozza d'acqua. Che dire allora del Pian delle Mule? 
Pian delle Mule
E del lago omonimo , vero e proprio "tesoro blu" oggi rivestito d'argento ? Oggi è tutto semplicemente perfetto, meraviglioso: qualunque parola ora mi sembra superflua, "può solo fare danni", parafrasando i Depeche Mode...
Lago Pian delle Mule

Parafrasando invece gli Aerosmith,  penso che vorrei rimanere sospeso in queste emozioni per sempre, se solo si potesse fermare il tempo ! Ma il tempo non si può fermare, ed allora occorre far tesoro di ogni attimo di felicità, cogliere ogni respiro della montagna, sentirsi tutt'uno con la Terra, godersi questi assaggi di paradiso. Certamente la fotografia ci viene in aiuto nel fissare dei ricordi,  che sono però dei pallidi ricordi, poichè le emozioni ( grazie a Dio) non si possono ancora fissare su un rullino o su una sd card: esse sono autentiche! Autentiche come le nostre montagne : non farei mai a cambio con Cervinia, Gressoney o Courmayeur, nonostante il Cervino ed i massicci del Rosa e del Bianco siano indubitabilmente paesaggi molto più grandiosi, maestosi.
Tornando al sodo, ecco che da qui cominciamo a scorgere in lontananza il bivacco Revelli: esso si trova in cima allo spalto roccioso posto oltre il lago, al fondo del pianoro glaciale, ossia proprio dove ci si aspetterebbe di trovarlo. A dispetto della posizione però, esso non è così facilmente individuabile, specialmente in caso di nebbia o maltempo!
L'ultimo tratto del percorso è il più duro, poichè sovente la neve marcia sulla quale camminiamo ricopre un terreno pietroso con i relativi buchi, oltre a coprire i più che mai preziosi ( in questo caso) segni biancorossi:ecco che  il costo della bolletta sale ulteriormente!


Il bivacco Revelli

Il bivacco Revelli- Viano 

Il bivacco , di proprietà della sottosezione Geat del Cai di Torino, dispone di 4+1 posti letto ed è dedicato alla memoria dell'accademico Luigi ( Gino) Revelli , caduto il 3 luglio 1955 nel canalone di Lorousa nelle Alpi Marittime, insieme alla ventenne Maria Celeste Viano.  
Da qui si domina la valle e si ha anche un'ottima visuale sulle montagne circostanti; le temperature sono davvero gradevoli, tanto gradevoli che come dessert posso addirittura permettermi il lusso di pucciare un krumiro nella cioccolata calda !
Cioccolata calda e krumiri al bivacco

Panorama verso la Torre di Lavina


Roccia Azzurra e Monveso
Proseguendo oltre il bivacco in direzione nord-ovest è possibile raggiungere il ghiacciaio di Ciardonei, l'ultimo ed unico ghiacciaio della valle Soana, ma non è oggi il giorno adatto per farlo.

Il pian della Valletta


Poco sotto lo spalto del bivacco si trova il bivio tra il sentiero proveniente dal Vasinetto,da noi percorso in salita,  e quello proveniente dall'alpe Muanda, dal quale scenderemo. Complici la neve e la scarsa visibilità dei segni dovuta alla bianca presenza, scendiamo al pian della Valletta alla meglio, anche se davvero non possiamo sbagliare perchè c'è visibilità ed il lungo pianoro glaciale si trova proprio sotto di noi ! 
Che lo si guardi verso monte o verso valle, l'ambiente è davvero mozzafiato: ricollegandoci alle riflessioni di cui al Pian delle Mule, lasciamo dunque la parola ai ricordi fotografici...
Vista verso monte

vista verso valle 
Giunti quasi al fondo del lungo pianoro, incontriamo le indicazioni per la Finestra Valletta, valico che mette in collegamento con l'adiacente vallone di Lavina. Bisogna riconoscere che in questi anni  il comune di Ronco Canavese sta davvero svolgendo un egregio lavoro sulla sua rete sentieristica: pulizia periodica, segnali, cartellonistica. Complimenti e grazie a chi amministra il comune!
bivio per la Finestra Valletta


Giochi di luci al fondo del piano

L'alpe Muanda e la Gran Fumà

Ma le attrattive di giornata non finiscono qui: abbandonato il Pian Valletta, con discesa ora più veloce raggiungiamo l'alpe Muanda, ove si trova un casotto di sorveglianza del Pngp e dove un tempo si trovava il "rifugio Forzo" ( ancora segnato sulla cartina Igm riportata nell'articolo). 
Casotto Pngp Muanda
Ignorata la diramazione  che a destra va verso il Vasinetto, continuiamo la discesa raggiungendo l'alpe Gran Fumà, recentemente oggetto di una magnifica opera di ristrutturazione da parte dei proprietari. Qui si che ne venivano ospitate di vacche, durante la stagione estiva! Un alpeggio nobile, oserei dire! Quando lo raggiungiamo il sole se ne è già andato, ma non dalle vicine vette, dando così vita ad un bel contrasto di luci e colori..
Gran Fumà e Torre Lavina

Boschiettiera 

Abbandonati i pianori dell'alpe Gran Fumà, il sentiero, dopo essere passato nei pressi delle diroccate Grange Vellerei, entra nel bosco di larici ed incomincia a scendere ripido verso Boschiettiera, borgata un tempo abitata tutto l'anno, al pari della vicina Boschietto.
Si scende nel bosco di larici...
Attraversato il torrente Forzo su di un sontuoso ponticello in legno di recente costruzione, ecco che arriviamo nella bella Boschiettiera, che per quelli che sono gli standard della nostra zona rappresenta la realizzazione materiale di un sogno: una borgata in buone condizioni generali , con diverse abitazioni ristrutturate in maniera eccellente  pur non essendo raggiunta da alcuna pista o strada ( nella maggior parte dei casi per vari motivi  non si riesce a ristrutturare anche se i fondi sono serviti da piste) . E lo stesso discorso potrebbe essere fatto per la vicina  Boschietto .  Praticamente un miracolo, anzi due: sarà merito della protezione della Madonna della Neve, cui è intitolata la cappella di Boschietto ?
Un sontuoso ponticello in legno

Boschiettiera, un sogno realizzato ? 

 E per finire...

Mentre riprendiamo a scendere verso Forzo, penso che se Boschietto e Boschiettiera fossero abitate tutto l'anno sarebbe il massimo : ma chi può davvero permettersi di vivere qui tutto l'anno ? Sono sicuro che molti vorrebbero anche farlo, ma non possono! Famiglia, lavoro etc etc 
Un saluto alla Punta Rossa di Forzo
Abbandonata la mulattiera che scende a Tressi, attraversiamo su un ponte il torrente Forzo, che qui si mostra in tutta la sua esuberanza e bellezza, con le sue spumeggianti rapide e le pozze cristalline , fino a raggiungere l'omonima borgata. 
Arrivati a Molino vediamo che c'è parecchio movimento: alcuni sono intenti a fare le caldarroste ed anche  l'Osteria delle Alpi è animata! Perchè non prenderci qualcosa di caldo prima di tornare a Pezzetto
Tanti anni fa - forse una ventina, non avevo ancora la patente - ero venuto ad assistere al concerto di alcuni amici che avevano suonato proprio qui ed avevo perso il telefono cellulare, prontamente ritrovato dai gestori di quel tempo: così il giorno dopo, accompagnato da mio padre , andai a riprenderlo. Entrambi facemmo una consumazione, per piacere e per riconoscenza. Ricordo che io presi un rabarbaro caldo con zucchero, dato che non avevo digerito bene...
All'interno del locale si respirano un'atmosfera famigliare ed un bel caldo di stufa a legna; gli avventori mostrano una rilassante vivacità, chiacchierando con gusto.
Rinfrancati nel corpo e nello spirito, riprendiamo la Vi Viei a sera, per far ritorno alla macchina, con la quale facciamo  un'ultima puntata a Ronco capoluogo per fare shopping di tome locali ed ammirare l'arrivo del nuovo Postamat ( finalmente anche la Valle Soana ha nuovamente un punto di prelievo del contante ) prima di fare ritorno a casa. La valle Soana ha molto da offire!

Conclusione

Bene, per la prima volta su questo blog ci siamo occupati  del vallone di Forzo. Ma le sue attrattive non finiscono qui : senza dubbio torneremo a parlarne in futuro! Nell'attesa, vi ricordo che trattasi di escursione obbligatoria e dunque la prossima estate dovrete necessariamente recarvi al bivacco Revelli. Specialmente se avete avuto il gusto ed il coraggio di arrivare fino al fondo di questo articolo! Arrivederci ed a presto con le storie!