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domenica 2 agosto 2020

L'incompiuta ( Balmarossa - bocchetta Gran Croux ovest )

Tanta voglia di Noaschetta

Alpe La Motta
Testa di Valnontey, Testa della Tribolazione, Testa Gran Croux, Becca di Noaschetta, Tresenta, Deir Vert ... da quanto tempo queste mete sono nei miei progetti, ogni anno rimandate ?  Ma quest'anno non più: è ora di provarne qualcuna! Inoltre siamo a luglio ed i tempi sono maturi per andare come di consueto a visitare la parte alta dell'amato vallone.
Del vallone di Noaschetta su questo blog abbiamo già parlato in lungo ed in largo: per questo nel presente racconto ci soffermeremo unicamente sulla parte più alta dell'escursione, cioè  l'estremità nord del vallone sopra il bivacco Ivrea. Per una descrizione più dettagliata delle altre parti vi rimandiamo quindi ai vecchi articoli.
Questa gita e questo racconto sono dedicati ad un caro amico che ci ha lasciati da poco! Un saluto al cielo!

Un itinerario rococò


Elaborazione M. Varda su base ctr Regione Piemonte
Cartina della parte alta dell'itinerario ( elaborazione M. Varda su Ctr Regione Piemonte)

Le previsioni meteorologiche non erano certo quelle ideali per  itinerari così lunghi ed impegnativi; eppure , a leggere bene il sempre ottimo bollettino di Nimbus, uno spiraglio c'era eccome! Era infatti previsto un deciso miglioramento del tempo verso le ore centrali della giornata, dopo un inizio caratterizzato dalla possibilità di modeste precipitazioni: dunque perchè non tentare la sorte ?
L'ipotesi di trovarsi nella parte alta del percorso con il bel tempo ( ed il panorama) era più che allettante , così come quella di dover rinunciare alla meta non terrificante: il vallone di Noaschetta vale sempre e comunque il prezzo del biglietto, qualunque sia il finale della commedia! 
La raffinatezza delle previsioni consente a volte barocche pianificazioni , per itinerari... rococò!
Vista sul pianoro dell'alpe Bruna inferiore, salendo tra sprazzi di sole e brevi piovvigini


La meta? In tempo reale...

Pian di Goi

Sono le 5 del mattino quando lasciata l'auto a Balmarossa superiore, cominciamo a camminare lungo il sentiero che conduce nel vallone di Noaschetta:la nostra pianificazione dell'itinerario è così barocca che ancora non abbiamo deciso dove andare , anche se la notte ha portato consiglio, restringendo la rosa delle mete "candidate" a 3 ipotesi: Deir Vert, Tresenta e Testa Gran Croux, insomma le più facili, da scegliere in base all'evoluzione delle condizioni meteo.
Camminando di buon passo, nell'alternarsi tra spiragli di sole e brevi pioviggini, arriviamo al bivacco Ivrea, dove occorre decidere il da farsi, mentre grigie nubi continuano ad andare e venire sullo spartiacque Noasca-Cogne .  Scartata  la meta più lontana ( Tresenta)  e quella di interesse "locale"( Deir Vert), non ci rimane che la Testa Gran Croux...
A sx il Deir Vert; a dx Punta Ceresole

Il vallone di Gay

Salendo  verso il vasto ripiano glaciale
Nei pianori sottostanti il bivacco, il vallone del gias della Losa (  così chiamato per via della presenza del ghiacciaio della Losa, oggi trasformato in uno splendido lago) riceve da nord le acque provenienti dal bacino un tempo occupato  dal ghiacciaio di Gay, oggi ridotto a due stretti lembi al piede della becca di Gay e nei pressi del col Valnontey.
Dal dosso erboso sul quale è posta la costruzione del bivacco, si scende ad attraversare il torrente glaciale ( non sempre agevole da attraversare nelle ore centrali ) , per risalire sull'altro versante fino ad accedere ad un vasto ripiano glaciale.
Le condizioni di salita al colle Gran Croux non sono ottimali...


Da qui in poi la copertura nevosa si fa continua ed occorre calzare i ramponi; si prosegue salendo  in direzione nord, mantenendosi a debita distanza sia dalla dorsale che partendo dalla Becca di Gay va a dividere i bacini di Gay e della Losa,  sia dalla zona  occupata dal rio glaciale sepolto nella neve. 
La pendenza del terreno si fa man mano crescente; arriviamo  così ai piedi del colle Gran Croux, ma un rapido sguardo alle condizioni di salita ( il pendio di salita al colle, ormai completamente sgombro dalla neve, è molto ripido e caratterizzato dalla presenza di sfasciumi instabili e placche rocciose oggi ancora bagnati)    ci fa subito scartare l'ipotesi di raggiungerlo. 



Salendo verso il ripiano glaciale superiore, bel colpo d'occhio sulla becca di Gay


Proseguiamo dunque a salire, compiendo un semicerchio verso ovest ai piedi della Testa Gran Croux  in direzione del colle q. 3378 m. Da lì, per cresta o su versante Cogne, dovremmo raggiungere in breve la vetta !
Ironicamente constatiamo come in teoria la nostra meta sarebbe ora perfettamente aggredibile quasi in ogni punto con facili passi di arrampicata , ma in pratica , essendo la roccia bagnata, questo non è possibile!
Il ripiano glaciale superiore

Affrontando un traverso nel ripido,giungiamo nei pressi  ripiano glaciale superiore, posto ai piedi del colle Valnontey . Il  frastuono delle acque di fusione ci invita a tenerci a debita distanza dal ripiano: la morte può avere anche il suono dell'acqua in certi luoghi ed in certe stagioni.
Nei pressi del ripiano glaciale superiore: a sx Testa della Tribolazione, col Valnontey e Testa di Valnontey

Il canale adducente al col Valnontey, ormai sgombro dalla neve per una buona metà , ci segnala che se avessimo voluto tentare la coppia Testa della Tribolazione\Testa di Valnontey, saremmo stati già in ritardo!
Un bel punto di vista sul Becco Meridionale della Tribolazione

Quando siamo ormai in vista dell'ultimo pendio nevoso, ecco che la pioggerellina che da qualche tempo aveva ripreso a solleticarci e costretto ad indossare nuovamente la giacca da pioggia, si trasforma in una pioggia battente , che ci accompagnerà fino alla q.3378.
La neve, nonostante il maltempo, è già molle poichè il cielo è rimasto coperto  e vi è stato poco raffreddamento notturno, tanto che a volte sembra davvero liquefarsi sotto i ramponi, specie nei traversi più ripidi!
In vista della bocchetta q.3378 m

La bocchetta quota 3378 m

Ai piedi della bocchetta q. 3378 m


Per raggiungere la bocchetta è necessario superare un piccolo salto di roccia: visto e considerato che è tutto bagnato e che sul versante Cogne insistono nubi basse che con ogni probabilità toglieranno qualunque visuale panoramica, io comincio a pensare che sia inutile issarsi su quella stretta fenditura.
La pioggia battente continua a sferzarci...
Ma la mia socia non la pensa allo stesso modo, ed ecco che rompendo gli indugi si issa sulla bocchetta, immediatamente cacciando un urlo: a sorpresa ( per noi incauti "esploratori dell'inutile", naturalmente) la cresta in quel punto è affilatissima e strapiombante ( ed il giorno seguente, recandomi al bivacco Money proprio in quel di Cogne, potrò rendermene bene conto).
Scesa la mia socia, anch'io mi tiro su per guardare dall'altra parte, mentre una fitta pioggia continua a sferzarci: ormai non ci resta che rinunciare alla meta!
Certamente dispiace farlo quando mancano 70 m di dislivello alla vetta, ma avventurarsi su un cresta bagnata, affilata ed esposta con scarsa visibilità sarebbe davvero un gesto folle e sconsiderato!
Meglio quindi scendere subito, cioè prima che il tempo migliori, le temperature aumentino e la neve ( già molle) lo diventi ancora di più!


Il lago di Gay ancora semighiacciato


Verso il sole ( la discesa) 

Scendiamo dunque rapidamente e con molta attenzione per lasciarci in fretta alle spalle i  due delicati traversi sulla neve ripida, mentre il miglioramento tarda a palesarsi...
Giunti in vista del primo ripiano glaciale, decidiamo che è d'obbligo andare a vedere il bel lago di Gay o di Deir Vert e qui sostare per consumare il pranzo al sacco. Ed ecco arrivare anche il sole, schiudendo le porte ad un magnifico pomeriggio! 
Dal lago di Gay decidiamo di tornare al bivacco Ivrea scendendo più direttamente,cioè più a ovest rispetto alla salita, affrontando un ripido pendio morenico. Da qui in poi sarà tutta una delizia per gli occhi: lasceremo quindi che siano le foto a "parlare"!
Da sx verso dx: Becca della Losa, Becchi della Tribolazione, colle dei Becchi, Blanc Giuir 

Becca di Gay e ghiacciaio orientale di Gay


Ginestrini fioriti, con sullo sfondo da sx Gran Paradiso e punta Ceresole

Al centro l'elegante piramide della Becca di Noaschetta


Bivacco Ivrea


I pianori della Bruna con il versante sud del Gran Paradiso
Le Torri del Blanc Giuir ornate da Arnica e Nigritella fiorite 

Le limose acque che scendono dal pian di Goi

Alpe La Motta con Becchi: sempre nel cuore!

Amici di sempre

Conclusione 

Che altro aggiungere dopo tutte queste foto ? Andate nel vallone di Noaschetta, nel vallone del Gran Paradiso! Davvero ne vale la pena! E per quanto riguarda la Testa Gran Croux ? Un'altra volta, forse... Arrivederci ed a presto con le Storie!

mercoledì 27 aprile 2016

Anello dei valloni 2.0 ( Roc - Ciamousseretto -Noaschetta)

Premessa

Ci eravamo lasciati con la "Guida turistica del vallone del Roc" , l'escursione obbligatoria , ve lo ricordate? Bene. Sul versante sinistro idrografico del comune di Noasca e confinanti con il vallone del Roc ci sono però anche altri due valloni, anche loro stupendi: il vallone di Noaschetta e quello di Ciamousseretto. Senza dubbio anche loro saranno oggetto, in futuro, di una "guida turistica" dedicata; oggi invece voglio affrontare la questione da un punto di vista pratico: se tutti e tre i "valloni di Noasca" sono bellissimi e , per di più, sono vicini e confinanti, perché non visitarli tutti in una volta sola, visto che il tempo libero è sempre poco e tiranno ? Questo articolo ha precisamente lo scopo di consigliarvi in tal senso. Buona lettura!

La lampadina si accende


Il mio turno di riposo questa volta è caduto intorno al 25 Aprile , ma tra i preparativi per la festa ( faccio parte dell'Anpi , Associazione Nazionale Partigiani d'Italia)  e la semina delle patate, non mi resta che un giorno libero, la domenica 24. Così ho contattato l'amico Francesco Sisti, fotografo di Clickalps , con il quale ci eravamo già divertiti nella neve  con due belle ciaspolate ( la cui descrizione è in arrivo ), che fortunatamente è libero anche lui . A seguito di un sintetico scambio di opinioni prevale l'idea di fare un'escursione "animaloso-fotografosa", evitando di portarsi dietro le ciaspole. Ed in primavera, quale posto può essere più animaloso -fotografoso dei tre valloni di Noasca , pullulanti come sono di stambecchi, camosci, marmotte, aquile, gipeti e chi più ne ha più ne metta, ai piedi del maestoso ( ed ancora innevato) versante piemontese del massiccio del Gran Paradiso ? 
E ancora, per essere sicuri di vedere il maggior numero di animali possibile, perché non visitare tutti e tre i valloni in un'unica soluzione?  Il mio cervello comincia quindi a caricare la cartina della Valle Orco ( quante ore passate su quegli "scarabocchi"! ) ed ad elaborare il percorso : caricamento completato, salva con nome: "Anello dei valloni 2.0".

Descrizione dell'itinerario







Parte prima: il vallone di Noaschetta

Il rio Noaschetta affluisce nel torrente Orco proprio nei pressi del centro di Noasca, con una spettacolare cascata con salto di circa 40 metri: si tratta infatti di una tipica "valle sospesa" di origine glaciale. 
Le Levanne 
Arrivati in piazza a Noasca,  girate a sinistra ed attraversate  il ponte  per raggiungere il parcheggio posto sulla sponda opposta del torrente Orco ( nella piazza è stato messo un disco orario) , dove si lascia l'auto.
Tornati sulla piazza, attraversate la strada provinciale e salite alla chiesa parrocchiale, dietro la quale si imbocca il sentiero "Renato e Ada Minetti", che con ripide svolte ci porta a superare la bastionata rocciosa che sovrasta il concentrico di Noasca ( da ignorare la svolta a dx che conduce all'attacco delle famose pareti della "Torre di Aimonin" (nome volgare) . Il sentiero, sempre ben pulito e segnato, continua sulla sponda sx idrografica del vallone di Noaschetta toccando prima le case Sengie , quindi  l'alpe Scialier per poi giungere nella verdeggiante conca occupata dall'Alpe Lavassai 1550 m ca e dominata dalle pareti del vicino Monte Castello. Sulla sinistra vi sono la camera di carico e l'opera di presa della Noaschetta bassa, facenti parte dell'impianto di produzione idroelettrica dell'Iren Ceresole-Rosone: percorretene il grigliato attraversando così il rio e raggiungendo l'ex casa di guardiania, in cui oggi si trova il Rifugio Noaschetta, gestito dal Cai di Rivarolo. Camosci.
Dal rifugio Noaschetta occorre salire leggermente verso sinistra sul sentiero che va a raggiungere la mulattiera principale (che risale la sponda dx idrografica del vallone in direzione delle alpi Arculà - ove si trova un casotto del Pngp - e Bruna , in corrispondenza della quale confluisce nel sistema delle mulattiere reali) ed imboccarla in direzione Noasca, fino a raggiungere con un lungo traverso la mulattiera reale del Gran Piano ( bivio segnalato).

Parte seconda: il vallone di Ciamousseretto


Ci troviamo ora nel più aperto e panoramico vallone di Ciamousseretto ( magnifica la vista sulle Levanne): non ci resta che percorrere la mulattiera reale che con pendenza dolce e regolare ( ed infinite svolte) ci conduce sino alla conca ove è posta la Casa di Caccia del Gran Piano di Noasca 2222 m,  dominata dal Ciarforon 3642 m. Tanti camosci e qualche stambecco.
Il Ciarforon


Dalla casa di caccia del Gran Piano, raggiungere il vicino ponticello di legno sul torrente Ciamousseretto ( posto appena più in basso) ed attraversarlo.

Anello primaverile: 

Ignorata a destra la mulattiera reale per il vallone del Roc,  scendere  a raggiungere la sottostante conca pascoliva, ove vi sono i ruderi dell'alpe Pian Levà 2131 m; proseguire ora in leggera discesa verso sinistra, quindi risalire leggermente  verso destra fino ai ruderi dell'alpe Balme Rosse ( fantastica la lunga stalla con volta interamente in pietra), posti in posizione leggermente sopraelevata accanto ad una caratteristica parete rocciosa.
Alpe Balme Rosse
Dall'alpe Balme Rosse seguire i resti della mulattiera in direzione della bella cascata formata dal torrente Ciamousseretto fino a raggiungere gli ampi pianori sovrastanti l'alpe Gran Prà, che si può raggiungere in due modi: o seguendo il sentiero segnato verso sx, oppure più direttamente attraversando il corso d'acqua secondario  posto di fronte a noi e puntando ai resti del sistema di canalizzazione delle acque che serviva il suddetto alpeggio ( attenzione all'eventuale presenza di ghiaccio ed alle rocce bagnate) .
Arrivati all'alpe Gran Prà, proseguire la discesa leggermente verso destra sino all'alpe Fortuna ( altro bellissimo esempio di architettura tradizionale alpina) e quindi a vista, sempre verso destra, fino ai ruderi dell'Alpe Lavassai 1933 m. Camosci ovunque.


Anello estivo o completo:

Alpe Gran Prà
Durante la bella stagione od in assenza di neve, oltrepassato il ponticello in legno proseguire sulla mulattiera reale per il vallone del Roc. 

Parte terza: il vallone del Roc

Anello primaverile: ( discesa diretta Lavassai- Capelle) 

Da questo punto in poi il percorso primaverile dell'anello fatto da me e Francesco diventa molto tecnico ed esposto; lo descriverò unicamente a futura memoria  e volutamente senza dovizia di particolari perché non voglio che nessuno, magari privo della necessaria esperienza,  vada a mettersi nei guai. Erano almeno 3 anni che mi frullava in testa l'idea di salire direttamente dalle Capelle al Gran Piano ed ora che finalmente ero in zona con un socio giusto come Francesco , non potevo perdere l'occasione di togliermi questa soddisfazione, anche se... in discesa. Una scelta sicuramente discutibile, lo ammetto!
Per percorrere questo tratto è indispensabile  essere dotati di un bastone \ canna \ bastoncino con punta di ferro  e saperlo utilizzare secondo la tecnica tradizionale , oppure di una piccozza. Chi volesse maggiori informazioni può scrivermi in privato al seguente indirizzo mail: vardamarco@gmail.com. Anche un tratto di corda potrebbe non essere di troppo in caso di paura\errori. 
Camosci ovunque
Dall'alpe Lavassai cominciare a scendere leggermente verso dx traversando i ripidi pendii sottostanti sino ad oltrepassare l'incisione del rio Mola. Giunti nei pressi delle bastionate rocciose soprastanti i piani del Roc, dirigersi verso il suddetto rio e, senza mai attraversarlo, scendere per i ripidissimi pendii di erba olina posti alla sua destra; aggirando i  numerosi salti di roccia ( prestare la massima attenzione a non scivolare ed a non rimanere bloccati su qualche cengia) e disarrampicando in un paio di punti , si giunge infine ad un ultimo ripido canalino erboso\roccioso, con percorso quasi sempre obbligato. Superati gli ultimi due saltini, si sbuca infine nei verdi pendii retrostanti la borgata Capelle.
Là in fondo, i piani del Roc...
Senza dubbio questo passaggio o "trasen"  ( nome in dialetto noaschino che significa più o meno "passaggio obbligato" o "cengia")  , veniva un tempo sfruttato per raccogliere le oline poste nelle cenge soprastanti; raccontano gli anziani del posto che per svolgere in maggiore sicurezza questo particolare tipo di fienagione ( non dimentichiamo che il ritorno veniva fatto con il carico d'erba) si era soliti portarsi dietro un piccone per scalinare il terreno ove possibile e necessario, ragion per cui un tempo vi erano sicuramente delle vere e proprie tracce; oggi si rinviene soltanto qualche discontinua traccia di camosci i quali, nei punti più ripidi ed esposti optano per la più sicura ( almeno per loro) roccia. 

Anello primaverile - percorso consigliato:

Una volta raggiunta l'alpe Fortuna,  proseguire in direzione dell'alpe Ramaiot e delle alpi Muracci di sopra e di sotto lungo il sentiero segnalato con le tacche  bianco-rosse , raggiungendo così agevolmente la borgata Varda , dalla quale con una breve risalita si raggiungono i piani e le cascate del Roc.

Alpe Fortuna

Anello estivo o completo: 

Seguire la mulattiera reale per il vallone del Roc fin nei pressi dell'alpe Foges e abbandonatela per scendere lungo il sentiero ( non sempre così evidente quando l'erba è alta) toccando in sequenza l'alpe Truna, le alpi Pianes e l'alpe Roc; Dall'alpe Roc il sentiero comincia a scendere più decisamente fino a portarsi nella suggestiva e verdeggiante conca delle cascate del Roc, e di qui in breve alle varie frazioni: Potes, Capelle, Maison, Varda.


Parte quarta: la chiusura dell'anello

Scendere lungo la mulattiera del vallone del Roc fino alla strada asfaltata; seguire quindi le indicazioni per il sentiero "Renato e Ada Minetti" in direzione Noasca e seguirlo fino a sbucare sulla sp46 (  in corrispondenza dell'inizio della mulattiera per il Gran Piano) e  percorrerla in discesa fino alla piazza di Noasca e quindi alla propria auto, chiudendo così l'anello. 

Conclusione

Non vi resta che provare l'anello descritto: se vi è piaciuto, fatemelo sapere. A presto con le Storie.



sabato 30 gennaio 2016

Escursioni obbligatorie 1 - Guida turistica del Vallone del Roc


Premessa 

Anno nuovo, rubrica  nuova: accanto alle "escursioni non per tutti", il cui intento è quello di sfidare il lettore, stuzzicandone la fantasia e la voglia di avventure, descrivendo percorsi  insoliti e sconosciuti ai più, ecco arrivare le"escursioni obbligatorie".  Di che cosa si tratta? 
Si tratta di percorsi che si svolgono in ambienti di rara bellezza, mediamente facili ed  alla portata di tutti, per cui è obbligatorio  recarvisi almeno una volta nella vita e fare un sacco di foto oppure, se ci si è già stati, portare gli amici. Avete capito tutto? Bene, allora possiamo cominciare.

Inquadramento geografico-storico

Il vallone del Roc ,  tributario della Valle Orco  posto sul fianco sinistro idrografico, è solcato dal torrente omonimo, che confluisce nel torrente Orco nei pressi della frazione Pianchette, all'interno del  comune di Noasca ( To) . L'intero vallone fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso , del quale è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi sotto molteplici punti di vista: naturalistico, paesaggistico ed architettonico.
Salendo nel vallone, spunta il Courmaon
Da un punto di vista altimetrico  il vallone del Roc si estende dai 1130 m ca di Pianchette fino ai 3642 m del Ciarforon, la vetta più elevata. Essendo però tale elevazione visibile unicamente nella parte terminale del vallone, nonché meno imponente rispetto a come appare vista dal  vicino vallone di Ciamousserretto,  le montagne simbolo  del vallone dal punto di vista paesaggistico sono certamente la Cima di Courmaon 3162 m e la relativa cresta che prosegue con la Cuccagna 3175 m per finire al Colle della Porta 3002 m e, naturalmente, i Denti del Broglio 3454 m e la Becca di Monciair 3544 m, che fin dalla parte mediana del vallone si stagliano a coronare il panorama.
Da quando la via d'accesso stradale per Ceresole Reale ha "abbandonato" Pianchette, da cui passava la vecchia statale, a favore della nuova galleria, la zona è diventata molto solitaria: difficile intuire la presenza del vallone passando sotto la montagna...
Trattoria commestibili "La Cascata"
A Pianchette, prima della chiusura della vecchia statale, era presente anche la "Trattoria della Cascata", bar\ristorante con annesso negozietto di vendita commestibili. Ho un ricordo da bambino del locale già chiuso, ma con ancora visibili attraverso i vetri il bancone e la macchina per fare il caffè. Non so di preciso in che anno l'esercizio abbia chiuso ( mi pare a seguito dell'entrata in funzione della galleria), ma sicuramente non sarebbe potuto andare avanti molto dopo essere stato tagliato fuori dal "passaggio" delle auto dei turisti; ciò che è sicuro è che oggi lo stabile è cadente e privo del tetto. Archeologia industriale della ristorazione?  Oggi nella frazione è presente il bed and breakfast - spa "Il Maiolandro".
Ad ogni modo voglio svelarvi una piccola nota biografica: nel vallone del Roc è avvenuta la mia prima  vera escursione in montagna. Certo tante e tante volte mi ero già recato a passeggiare nei boschi dietro la casa di Cussalma a Locana, con il nonno, lo zio etc, ma mai mi ero trovato in una situazione "organizzata" per andare a camminare in un altro posto, sconosciuto, con tanto di pranzo al sacco! Sicuramente ero già stato anche a Ceresole ed al Colle del Nivolet, ma se non indossi gli scarponi e non pranzi al sacco, non è un'escursione, non è la stessa emozione. Potrei raccontarvi tutta la storia di quella giornata, ma rischierei di tediarvi, per cui facciamo così: chiudo questa parentesi personale e, se sarà opportuno, mi limiterò ad aprire qualche piccolo flashback storico lungo il pezzo.
I  tre valloni di Noasca - ortofotocarta 2006
Il fatto che il vallone del Roc sia diventato così solitario è paradossale:  dei tre valloni di Noasca posti sulla sx idrografica ( gli altri due sono il già citato Ciamousserretto e quello di Noaschetta) esso era quello più popoloso, con grandi borgate abitate tutto l'anno. 
Le ragioni di questa particolarità sono legate a vari fattori: l'esposizione solatia, i versanti meno acclivi e più facilmente coltivabili e, soprattutto, la presenza stessa di una parte medio-bassa utilizzabile, al contrario del vallone di Noaschetta ( che termina con un salto, la famosa cascatona sopra il centro di Noasca)  e di quello di Ciamousseretto ( anch'esso praticamente ridotto ad uno stretto solco vallivo nella sua parte finale) , i quali condividevano un'unica borgata veramente notevole ed abitata tutto l'anno: la Sassa,  mentre il resto del vallone era costituito unicamente da alpeggi ,utilizzati solo durante la stagione estiva.

Il basso vallone del Roc

Al vallone del Roc si può accedere sia da Pianchette, passando per la bellissima faggeta e la borgata Fregai, che da Balmarossa superiore, lungo la mulattiera principale, che passando per le borgate di Fragno, Varda, Maison, Mola, Capelle e Potes, giunge agli splendidi piani del Roc, chiusi da una bastionata rocciosa sulla quale il torrente Roc forma una bellissima cascata. 
Alla Varda, dove oggi arriva una piccola pista agrosilvopastorale che, dobbiamo riconoscerlo, ha preservato quasi integralmente la vecchia mulattiera e causato un impatto paesaggistico trascurabile rispetto ad altre opere analoghe, vi è anche un casotto dei guardiaparco ed alcuni altri stabili ristrutturati ed altri in ristrutturazione.  A sinistra del  nucleo della borgata, in direzione della Valle Orco, abbiamo un buon punto panoramico, da cui si domina la valle sottostante, da cui probabilmente il toponimo del luogo, da "guardia" o "sguardo, vista"; a destra i resti del forno per la panificazione.


Particolare della mulattiera: si noti  il muro di sostegno verso valle realizzato mediante conci più grandi e regolarmente squadrati e lo riempimento verso monte, realizzato con terra e pietrame, reso necessario dalla pendenza del versante; sotto lo strato superficiale di terra ed erba si intravede ancora la selciatura originaria.
E' giusto sottolineare come nelle tipiche borgate alpine alcuni servizi essenziali erano di gestione e di proprietà comune: il forno , il lavatoio, la fontana o le fontane che garantivano l'approvvigionamento idrico, le rogge e le mulattiere principali, cioè quelle che collegavano borgate ed alpeggi. A volte, ove presente, era di proprietà comune anche il mulino; altre volte, specialmente nelle realtà più popolose, esso era affidato ad un privato, in proprietà od in gestione, solitamente povero quanto se non più dei valligiani cui forniva il servizio: "macinava la farina degli altri ma sovente non aveva neanche il pane per lui", diceva mio nonno a proposito del mugnaio della frazione Castignè di Locana...
Dalla Varda parte anche il ripido sentiero che , attraversando i vari alpeggi posti sul versante sx idrografico del vallone, raggiunge il vallone di Ciamosseretto e la conca del Gran Piano di Noasca.
Oltre la Varda la mulattiera prosegue in falsopiano andando a raggiungere le successive borgate: Maison, dove era presenta la scuola , visitabile e mantenuta in buone condizioni, corredata di cattedra e banchi in legno,  Mola, Capelle ( con la casa affrescata e la splendida vasca in pietra) e Potes, ricche di testimonianze dell'architettura tradizionale alpina. Appena più in basso di Maison. verso il torrente, si trova un'altra grossa borgata , Frandin. Se nel primo tratto di percorso avevamo potuto ammirare il selciato e gli eleganti e regolari gradini, in questo tratto risultano ben evidenti i lavori di terrazzamento e riempimento al fine di creare un fondo regolare alla strada, evidentissimi in un punto nel quale una parte della mulattiera è crollata ( vedi foto sopra).
Borgata Capelle
E' proprio in questo tratto di mulattiera che, durante la mia prima escursione, avvenne anche il mio primo incontro ravvicinato con una vipera ( che fortuna, direte voi!) : ricordo benissimo quella specie di  strano oggetto grigio e nero che sporgeva dal muretto a secco, sembrava fosse appeso. Lo "strano oggetto grigio e nero"  catturò subito la mia attenzione di bambino , già edotto sui rischi   legati al morso della vipera ( "bisogna guardare dove si mettono le mani ed i piedi" " non ci si sdraia nell'erba o su un masso senza prima aver battuto il bastone") ed anche sulla prevenzione ( "bisogna dargli una botta sulla schiena e poi schiacciargli la testa per ammazzarla"), ma che non l'aveva mai vista "dal vivo" in precedenza. Fu così che mi avvicinai all'animale puntando il dito ( si trovava giusto all'altezza della mia infantile spalla): "guarda zio" e poi lo zio che subito mi tira indietro e mi spiega che era una vipera e non bisognava avvicinarsi troppo o toccarla. Naturalmente nessuno dei gitanti uccise l'animale, vuoi perchè specie protetta, vuoi perchè ci trovavamo nel Parco!
Traversa IREN sul torrente Roc e passerella in legno.
Nei piani del Roc è presente una presa dell'Iren, che deriva le acque del torrente Roc nella galleria Ceresole-Rosone per la produzione di energia idroelettrica; attraversando una passerella in legno posta poco oltre si può attraversare il torrente e risalire il poggio sul quale è posto il nucleo di abitazioni di Borgovecchio, caratterizzato dalla presenza di una chiesetta e di un alpeggio di ristrutturazione più recente. L'itinerario che conduce fino ai piani del Roc è percorribile tutto l'anno, ed è particolarmente piacevole come gita invernale, data la buona esposizione del percorso che garantisce temperature piacevoli anche in giornate fredde. La parte bassa del vallone è anche  molto interessante in primavera, quando i branchi di stambecchi scendono a valle. A Borgovecchio arriva il sentiero che sale da Pianchette e prosegue la traccia del Gta che, attraverso bei boschi di abeti e larici, si riporta sul versante sx idrografico della valle Orco per raggiungere l'alpe Prà del Cres e da questa il Colle Sià, principale valico di collegamento tra Ceresole Reale e l'alto vallone del Roc.
Chiesetta a Borgovecchio.
I piani del Roc con l'imponente cascata

















Il sentiero che risale il vallone ora passa attraverso i verdeggianti piani del Roc, fino a giungere quasi ai piedi dell'imponente cascata e di una bastionata rocciosa che sembra sbarrare il passo, ma che la traccia accortamente aggira sulla destra rimontando dapprima direttamente un ripido versante erboso e poi passando attraverso una larga cengia erbosa, sino a giungere nei pressi dell'alpe Roc 1853 m. Arrivati a questo punto è doveroso uno sguardo all'indietro per ammirare la bellezza lasciata alle spalle e prepararsi a quella che ci aspetta nella parte alta del vallone.
Vista d'insieme sui piani del Roc
Arrivando all'alpe Roc

L'alto vallone del Roc

Lasciata  alla nostra sinistra l'alpe Roc, si sale verso destra fino ai ruderi dell'alpe Pianes: da questo punto ci sono due possibilità per continuare la salita: o rimontare direttamente il versante sx idrografico fino a raggiungere la mulattiera reale di caccia e tramite questa raggiungere la splendida Alpe del Broglio oppure, purchè ci siano condizioni di buona visibilità, risalire alla suddetta alpe lungo il fondovalle, attraverso l'alpe Truna e l'alpe Foges. In questo tratto il vallone si presenta molto aspro e selvaggio, e cominciano a comparire le caratteristiche rocce montonate e lastronate rocciose che ne caratterizzeranno la parte alta. Dall'alpe Foges, dirigendosi verso sinistra, è possibile attraversare il torrente Roc toccando così la splendida Alpe Breuillet prima e le Alpi Loserai di sotto e di sopra poi, fino a raggiungere il Colle Sià 2274; continuando sulla destra si raggiunge invece l'alpe del Broglio.
Alpe Breuillet
Presenza abituale di questa parte del vallone, oltre agli immancabili camosci, è il gipeto , il più grande uccello europeo, con un'apertura alare che arriva a sfiorare i 3 m, che può costituire un'ottima cattura fotografica.  
Che dire dell'Alpe del Broglio? E' un luogo stupendo, da vedere: ogni parola spesa per descriverlo potrebbe essere superflua, non all'altezza, per cui contentatevi di una foto.
Alpe di Breuil nella nebbia.
Sia nell'alpe di Breuil ( Broglio) che nella sottostante alpe Breuillet torna uno dei leit-motif del vallone del Roc, cioè il verde pianoro delimitato dall'imponente bastionata rocciosa con cascata.

Il sistema di alpeggio nell'alto vallone del Roc e le miniere della Cuccagna.

Alpe Loserai
Prima di continuare la salita, è doveroso soffermarsi ancora un attimo sul versante dx idrografico di questa parte del vallone, poichè le Alpi Loserai di sopra e di sotto costituiscono un perfetto esempio delle tipologie costruttive delle malghe alpine di alta quota e dell'organizzazione tecnica del lavoro in alpeggio . Accanto alle costruzioni a secco ( stalle, abitazioni , locali di caseificazione e crutin), possiamo notare i cumuli di pietre legati ai notevoli lavori di spietramento effettuati nel passato sui terreni circostanti per avere più erba e superfici più facilmente lavorabili. Ho parlato di "superfici lavorabili" perchè "una volta" non si sprecava nulla: dove non arrivavano in tempo le mandrie a pascolare l'erba fresca prima che questa diventasse troppo vecchia e "secca", arrivava la mano dell'uomo, con la "sessa" o, nelle zone più impervie, con la "falce musoira" o "musuera" a fare preziose scorte di fieno, fondamentali in caso di maltempo prolungato per poter alimentare le bovine

Particolare della roggia
che non si erano potuto accompagnare al pascolo. Tutto questo era valido specialmente per i capi produttivi: per i margari  era impensabile esporre al freddo ed alle intemperie le bovine che fornivano loro il latte, la preziosa materia prima indispensabile per produrre burro e toma, poichè esporle a condizioni climatiche difficili o lasciarle in stalla a patire la fame significava andare incontro a significative perdite di produzione, non recuperabili dall'oggi al domani. 
Appena a monte delle costruzioni, in direzione della Cuccagna, possiamo ammirare la grande roggia che, intercettata l'acqua dal torrente Roc ad una quota di 2600 m, con imponenti manufatti e superando salti e pietraie la portava agli alpeggi sottostanti e proseguiva fino al Colle Sià. L'acqua derivata dalla roggia serviva sia per l'irrigazione delle superfici pascolive, sia per la fertirrigazione, cioè per lo spandimento di liquami e deiezioni bovine per concimare il terreno ( anche le "buse" ed il "pisinass" non venivano sprecati).

Entrambe le tecniche erano finalizzate ad incrementare la produzione e la qualità dell'erba e , di conseguenza, del latte, ragion per cui venivano effettuate regolarmente secondo razionali modelli di gestione. Non dobbiamo dimenticare infatti che numerosi documenti storici attestano l'utilizzo di questi alpeggi ( Loserai, Breuillet, Breuil) già a partire dall'epoca medioevale: a pastori "professionisti" venivano affidate, durante la bella stagione, le mandrie formate dai capi bovini, ovini e caprini destinati alla monticazione e di proprietà del feudatario a cui erano state assegnate quelle terre e dei nuclei famigliari ad esso infeudati. In realtà, trattandosi di praterie alpine naturali, l'utilizzo di queste superfici è sicuramente ancora più antico, risalente per lo meno all'epoca dei Celti e dei Romani.
 Dall'epoca Celto-romana fino a dopo il 1800 sono state coltivate le miniere della Cuccagna, dalle quali si estraeva minerale ferroso. i cui cunicoli si trovano sul fianco della montagna, sopra la roggia ad una quota di 2730 m circa. 


Riprendiamo il cammino...

Arrivati all'alpe di Breuil ci troviamo di fronte ad un altro bivio molto importante: aggirando sulla destra in salita la bastionata rocciosa si prosegue in direzione del Bivacco Giraudo 2630 m, punto d'appoggio per l'ascensione alle cime circostanti, e del vicino Lago della Piatta; proseguendo verso il fondo del pianoro si continua invece sulla mulattiera reale, che sale fino al Colle della Porta 3002 m.
Bivacco Giraudo ( foto: Aldo Costa) 
Dal Bivacco Giraudo, con percorso leggermente più impegnativo, si può proseguire fino al
Colle della Torre 3185 , che mette in comunicazione con il vallone di Ciamousserretto, ed in particolare con la conca dove si trova il lago di Ciamousserretto superiore, nonchè agevolmente riportarsi  sulla mulattiera reale.  Il signore incontrastato di questa parte alta del vallone è certamente l'animale simbolo del Parco, lo stambecco: è difficile passare di qui in piena estate senza osservarne qualche esemplare, sia esso un maschio solitario od un branco di femmine, piccoli e giovani maschi.
Il vallone è finito: scendete in pace, amen. A presto con le storie di Montagna!