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domenica 2 agosto 2020

L'incompiuta ( Balmarossa - bocchetta Gran Croux ovest )

Tanta voglia di Noaschetta

Alpe La Motta
Testa di Valnontey, Testa della Tribolazione, Testa Gran Croux, Becca di Noaschetta, Tresenta, Deir Vert ... da quanto tempo queste mete sono nei miei progetti, ogni anno rimandate ?  Ma quest'anno non più: è ora di provarne qualcuna! Inoltre siamo a luglio ed i tempi sono maturi per andare come di consueto a visitare la parte alta dell'amato vallone.
Del vallone di Noaschetta su questo blog abbiamo già parlato in lungo ed in largo: per questo nel presente racconto ci soffermeremo unicamente sulla parte più alta dell'escursione, cioè  l'estremità nord del vallone sopra il bivacco Ivrea. Per una descrizione più dettagliata delle altre parti vi rimandiamo quindi ai vecchi articoli.
Questa gita e questo racconto sono dedicati ad un caro amico che ci ha lasciati da poco! Un saluto al cielo!

Un itinerario rococò


Elaborazione M. Varda su base ctr Regione Piemonte
Cartina della parte alta dell'itinerario ( elaborazione M. Varda su Ctr Regione Piemonte)

Le previsioni meteorologiche non erano certo quelle ideali per  itinerari così lunghi ed impegnativi; eppure , a leggere bene il sempre ottimo bollettino di Nimbus, uno spiraglio c'era eccome! Era infatti previsto un deciso miglioramento del tempo verso le ore centrali della giornata, dopo un inizio caratterizzato dalla possibilità di modeste precipitazioni: dunque perchè non tentare la sorte ?
L'ipotesi di trovarsi nella parte alta del percorso con il bel tempo ( ed il panorama) era più che allettante , così come quella di dover rinunciare alla meta non terrificante: il vallone di Noaschetta vale sempre e comunque il prezzo del biglietto, qualunque sia il finale della commedia! 
La raffinatezza delle previsioni consente a volte barocche pianificazioni , per itinerari... rococò!
Vista sul pianoro dell'alpe Bruna inferiore, salendo tra sprazzi di sole e brevi piovvigini


La meta? In tempo reale...

Pian di Goi

Sono le 5 del mattino quando lasciata l'auto a Balmarossa superiore, cominciamo a camminare lungo il sentiero che conduce nel vallone di Noaschetta:la nostra pianificazione dell'itinerario è così barocca che ancora non abbiamo deciso dove andare , anche se la notte ha portato consiglio, restringendo la rosa delle mete "candidate" a 3 ipotesi: Deir Vert, Tresenta e Testa Gran Croux, insomma le più facili, da scegliere in base all'evoluzione delle condizioni meteo.
Camminando di buon passo, nell'alternarsi tra spiragli di sole e brevi pioviggini, arriviamo al bivacco Ivrea, dove occorre decidere il da farsi, mentre grigie nubi continuano ad andare e venire sullo spartiacque Noasca-Cogne .  Scartata  la meta più lontana ( Tresenta)  e quella di interesse "locale"( Deir Vert), non ci rimane che la Testa Gran Croux...
A sx il Deir Vert; a dx Punta Ceresole

Il vallone di Gay

Salendo  verso il vasto ripiano glaciale
Nei pianori sottostanti il bivacco, il vallone del gias della Losa (  così chiamato per via della presenza del ghiacciaio della Losa, oggi trasformato in uno splendido lago) riceve da nord le acque provenienti dal bacino un tempo occupato  dal ghiacciaio di Gay, oggi ridotto a due stretti lembi al piede della becca di Gay e nei pressi del col Valnontey.
Dal dosso erboso sul quale è posta la costruzione del bivacco, si scende ad attraversare il torrente glaciale ( non sempre agevole da attraversare nelle ore centrali ) , per risalire sull'altro versante fino ad accedere ad un vasto ripiano glaciale.
Le condizioni di salita al colle Gran Croux non sono ottimali...


Da qui in poi la copertura nevosa si fa continua ed occorre calzare i ramponi; si prosegue salendo  in direzione nord, mantenendosi a debita distanza sia dalla dorsale che partendo dalla Becca di Gay va a dividere i bacini di Gay e della Losa,  sia dalla zona  occupata dal rio glaciale sepolto nella neve. 
La pendenza del terreno si fa man mano crescente; arriviamo  così ai piedi del colle Gran Croux, ma un rapido sguardo alle condizioni di salita ( il pendio di salita al colle, ormai completamente sgombro dalla neve, è molto ripido e caratterizzato dalla presenza di sfasciumi instabili e placche rocciose oggi ancora bagnati)    ci fa subito scartare l'ipotesi di raggiungerlo. 



Salendo verso il ripiano glaciale superiore, bel colpo d'occhio sulla becca di Gay


Proseguiamo dunque a salire, compiendo un semicerchio verso ovest ai piedi della Testa Gran Croux  in direzione del colle q. 3378 m. Da lì, per cresta o su versante Cogne, dovremmo raggiungere in breve la vetta !
Ironicamente constatiamo come in teoria la nostra meta sarebbe ora perfettamente aggredibile quasi in ogni punto con facili passi di arrampicata , ma in pratica , essendo la roccia bagnata, questo non è possibile!
Il ripiano glaciale superiore

Affrontando un traverso nel ripido,giungiamo nei pressi  ripiano glaciale superiore, posto ai piedi del colle Valnontey . Il  frastuono delle acque di fusione ci invita a tenerci a debita distanza dal ripiano: la morte può avere anche il suono dell'acqua in certi luoghi ed in certe stagioni.
Nei pressi del ripiano glaciale superiore: a sx Testa della Tribolazione, col Valnontey e Testa di Valnontey

Il canale adducente al col Valnontey, ormai sgombro dalla neve per una buona metà , ci segnala che se avessimo voluto tentare la coppia Testa della Tribolazione\Testa di Valnontey, saremmo stati già in ritardo!
Un bel punto di vista sul Becco Meridionale della Tribolazione

Quando siamo ormai in vista dell'ultimo pendio nevoso, ecco che la pioggerellina che da qualche tempo aveva ripreso a solleticarci e costretto ad indossare nuovamente la giacca da pioggia, si trasforma in una pioggia battente , che ci accompagnerà fino alla q.3378.
La neve, nonostante il maltempo, è già molle poichè il cielo è rimasto coperto  e vi è stato poco raffreddamento notturno, tanto che a volte sembra davvero liquefarsi sotto i ramponi, specie nei traversi più ripidi!
In vista della bocchetta q.3378 m

La bocchetta quota 3378 m

Ai piedi della bocchetta q. 3378 m


Per raggiungere la bocchetta è necessario superare un piccolo salto di roccia: visto e considerato che è tutto bagnato e che sul versante Cogne insistono nubi basse che con ogni probabilità toglieranno qualunque visuale panoramica, io comincio a pensare che sia inutile issarsi su quella stretta fenditura.
La pioggia battente continua a sferzarci...
Ma la mia socia non la pensa allo stesso modo, ed ecco che rompendo gli indugi si issa sulla bocchetta, immediatamente cacciando un urlo: a sorpresa ( per noi incauti "esploratori dell'inutile", naturalmente) la cresta in quel punto è affilatissima e strapiombante ( ed il giorno seguente, recandomi al bivacco Money proprio in quel di Cogne, potrò rendermene bene conto).
Scesa la mia socia, anch'io mi tiro su per guardare dall'altra parte, mentre una fitta pioggia continua a sferzarci: ormai non ci resta che rinunciare alla meta!
Certamente dispiace farlo quando mancano 70 m di dislivello alla vetta, ma avventurarsi su un cresta bagnata, affilata ed esposta con scarsa visibilità sarebbe davvero un gesto folle e sconsiderato!
Meglio quindi scendere subito, cioè prima che il tempo migliori, le temperature aumentino e la neve ( già molle) lo diventi ancora di più!


Il lago di Gay ancora semighiacciato


Verso il sole ( la discesa) 

Scendiamo dunque rapidamente e con molta attenzione per lasciarci in fretta alle spalle i  due delicati traversi sulla neve ripida, mentre il miglioramento tarda a palesarsi...
Giunti in vista del primo ripiano glaciale, decidiamo che è d'obbligo andare a vedere il bel lago di Gay o di Deir Vert e qui sostare per consumare il pranzo al sacco. Ed ecco arrivare anche il sole, schiudendo le porte ad un magnifico pomeriggio! 
Dal lago di Gay decidiamo di tornare al bivacco Ivrea scendendo più direttamente,cioè più a ovest rispetto alla salita, affrontando un ripido pendio morenico. Da qui in poi sarà tutta una delizia per gli occhi: lasceremo quindi che siano le foto a "parlare"!
Da sx verso dx: Becca della Losa, Becchi della Tribolazione, colle dei Becchi, Blanc Giuir 

Becca di Gay e ghiacciaio orientale di Gay


Ginestrini fioriti, con sullo sfondo da sx Gran Paradiso e punta Ceresole

Al centro l'elegante piramide della Becca di Noaschetta


Bivacco Ivrea


I pianori della Bruna con il versante sud del Gran Paradiso
Le Torri del Blanc Giuir ornate da Arnica e Nigritella fiorite 

Le limose acque che scendono dal pian di Goi

Alpe La Motta con Becchi: sempre nel cuore!

Amici di sempre

Conclusione 

Che altro aggiungere dopo tutte queste foto ? Andate nel vallone di Noaschetta, nel vallone del Gran Paradiso! Davvero ne vale la pena! E per quanto riguarda la Testa Gran Croux ? Un'altra volta, forse... Arrivederci ed a presto con le Storie!

domenica 29 maggio 2016

Escursioni d'altri tempi - Lago di Pratofiorito da Locana ( anello integrale invernale).

PREMESSA

Per fare un'escursione:  "bisogna lasciare la macchina il più in alto possibile"; "non ha senso percorrere a piedi un tragitto che si potrebbe fare in macchina"; "piuttosto che risalire appena per ritrovare il sentiero preferisco scendere giù a dritto" .
Queste sono alcune delle idee-forza del Partito No al Dislivello ( Pnd) ,  largamente maggioritario tra gli escursionisti e bulgaro  tra i "merenderos tecnici".  Senza dubbio il fatto che siano state costruite nelle valli numerose strade carrozzabili, asfaltate e non, consentendo di raggiungere con l'automobile località che prima erano servite esclusivamente da mulattiere e sentieri ( ed accessibili affrontando dislivelli elevati e spostamenti degni di un trail corto) , è una cosa positiva, perché le ha rese fruibili da parte di un maggior numero di persone che prima non potevano farlo, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di allenamento. 
Altra cosa positiva ( e complementare a quella di cui sopra) è certamente la diffusione dell'automobile grazie allo sviluppo economico ed al benessere verificatisi nel secondo dopoguerra.
Quanta differenza con i  pionieri dell'alpinismo locale, quelli che raggiungevano la base della salita in bicicletta ( e non con le specialissime e le mountain bike di oggi,  più leggere e dotate di cambi)  la sera precedente ed il giorno dopo compivano ascensione e discesa fino a casa, giusto in tempo per dormire qualche ora prima di cominciare il duro lavoro settimanale. Ma si tratta appunto di un'altra epoca e di altri uomini:  non potremo mai sapere come si sarebbero comportati in  condizioni analoghe a quelle odierne. 
Ovviamente ciascuno è libero di frequentare la montagna come meglio crede, non importa se per emulare le gesta dei pionieri o  per una breve passeggiata prima di gustarsi un'ottima polenta presso un accogliente rifugio sito in un luogo incantevole: sarà comunque tempo ben speso, utile a soddisfare il comune bisogno di bellezza, pace, serenità.
S.Antonio da Padova a Molera
A qualunque categoria di fruitori della montagna voi vi sentiate di appartenere, non vi è però alcun dubbio che le idee-forza del Pnd siano totalmente sbagliate. Pensiamo per esempio alla Valle Orco durante la bella stagione: per quale motivo sarebbe stupido andare a piedi dai Chiapili fino al Colle del Nivolet, data la presenza della strada asfaltata? Quella parte della valle Orco è forse brutta? No, è la più maestosa. Non c'è il sentiero e bisogna camminare sull'asfalto? No, c'è il bellissimo sentiero Chabod.  Ed ecco evidenziato uno dei lati negativi della viabilità stradale: aumentando la nostra velocità, non ci fa godere appieno della bellezza degli ambienti che attraversiamo, ce la ruba.
Ma noi possiamo facilmente riappropriarci di questa bellezza rubata : basta percorrere i vecchi sentieri, certo non ovunque, ma dove essi sono ancora ben conservati e poco o nullo è l'asfalto da calpestare ne vale la pena, specie se l'ambiente circostante merita (spesso è così). 
Ed è proprio secondo questi principi che da tempo un'idea mi frullava in testa , cioè quella di salire al lago di Pratofiorito direttamente da Locana, magari con la neve, giusto per rendere la cosa ancora più speciale. A dire il vero per quella domenica avevo organizzato una polentata con amici al rifugio alpino Santa Pulenta ; avevo in mente di fare una ciaspolata al mattino, ma nessuno dei miei soci sembrava ben disposto verso una sveglia domenicale anticipata, preferendo  l'idea di salire dopo pranzo fino al lago di Prafiorito. Così è stata musica per le mie orecchie quando l'amico Francesco Sisti di Clickalps mi ha contattato proponendomi un giro per la mattina! Tenuto conto dei miei impegni , avevo proposto  l'anello Gavie -Pratofiorito-Cambrelle, proposta subito accolta ma con un emendamento: "perchè non partiamo direttamente da Locana, tanto per fare un pò di dislivello in più?". Era una proposta che non potevo rifiutare, visto che coincideva con la mia idea di partenza e poi  in qualche modo sarei comunque arrivato al rifugio in tempo per il pranzo. Forse.

DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO

Ci ritroviamo così con tutta calma  nel piazzale delle ex-Casermette, di fronte all'Ufficio Turistico, alle 8,30 del mattino; calzati gli scarponi ed appese le ciaspole allo zaino, attraversiamo l'Orco sul ponte per poi proseguire lungo la strada asfaltata fino alla frazione Fucina . Vicino alla chiesetta possiamo finalmente cominciare a percorrere l'antica mulattiera che sale verso le borgate del vallone di Cambrelle, mulattiera che si presenta assolutamente ben conservata e visibile, per lo meno in questo periodo dell'anno privo di vegetazione. Un soffice strato di neve fresca rende ancora più piacevole il nostro incedere. 
Il pilone votivo poco oltre l'alpe Bianetto
Arrivati nei pressi della località Gallenca , trascuriamo la diramazione di destra, che sale a raggiungere i Montigli , e continuiamo a salire nel bosco di castagni fino a raggiungere le case di Serlone. Eccezion fatta per un brevissimo tratto ( circa 100 m ) da percorrere sulla strada asfaltata ( ben segnato sulla carta della Mu Edizioni)  ed un paio di punti dove lo schianto di alcuni alberi e la presenza di arbusti ci costringono a particolari esercizi di ginnastica e\o a dover abbandonare temporaneamente il tracciato del sentiero, il percorso è facile e sicuramente  da ripetere in primavera, ad aprile- maggio!
Dal Serlone la mulattiera continua a salire, sempre all'ombra dei castagni, fino a raggiungere la frazione Gavie ( nome la cui etimologia pare sia da ricondurre al concetto di "bivio" - ed in effetti qui la strada si biforca, salendo da una parte verso l'alpe Carello ed il passo del Boiret, e dall'altra verso il col della Paglia lungo il vallone del rio Bianetto).
Noi, che siamo diretti al lago di Pratofiorito , dobbiamo seguire l'itinerario per il col della Paglia, che attraversa la frazione per poi scendere ad attraversare il rio Cambrelle o torrente Rimolerio  sopra un ponticello in cemento all'ombra del bosco. Sul versante opposto il sentiero sale in maniera dolce e regolare, quasi in falsopiano, fino a raggiungere la bella borgata di Molera, un tempo abitata tutto l'anno, con la chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova. 
Baita sommersa nella neve...
Arrivati a questo punto lo spessore del manto nevoso, andato sempre via via aumentando, diventa tale da suggerirci di indossare le ciaspole: le condizioni sono fantastiche e, grazie alla neve fresca caduta nei due giorni precedenti ed alle temperature abbastanza basse, si ciaspola nella farina, certo con un pò di fatica aggiuntiva ma senza fastidiosi sprofondamenti ( spesso ricorrenti a quote così basse in stagione avanzata).
Poco dopo l'abitato di Molera si attraversa un ponticello sul rio Trucchetta; il percorso prosegue, sempre con salita regolare, fino a raggiungere gli alpeggi Alpet e Tiracul. Dall'alpe Tiracul il sentiero prosegue attraverso un bosco di betulle posto immediatamente alle sue spalle, toccando una prima baita e quindi un secondo gruppo di costruzioni , sempre in mezzo alla vegetazione arborea, abbandonando il vallone di Cambrelle per cominciare a percorrere il vallone di Bianetto, suo tributario . 
Dal secondo gruppo di costruzioni il sentiero esce in breve dal bosco, facendoci improvvisamente trovare faccia a faccia con la parte alta del vallone di Bianetto, resa ancora più elegante dal candido manto nevoso ( ma bellissima  anche quando è tinta di verde e di fiori durante la bella stagione). 
Lasciato alla nostra destra il bivio per le alpi Bianasso ( ponticello in basso a destra), il percorso prosegue sulla sponda dx idrografica del rio  Bianetto sino all'altezza della spalla erbosa su cui si trova l'alpe Bianetto ; lasciate a destra le baite, si gira a sinistra e si risale un dosso sul quale si trova un affascinante pilone votivo ed in breve arriviamo prima alle baite quota 1683  poi , salendo in direzione dell'ormai evidente tracciato della pista agro-silvo pastorale che da Porcili raggiunge Cambrelle ed il lago di Pratofiorito  raggiungiamo le baite quota 1746 , dove il percorso si biforca nuovamente. Ignorata la diramazione di sinistra, diretta al colle della Gavietta , continuiamo lungo il sentiero 507 fino all'alpe del lago, da cui tosto si giunge alla pista ed al lago di Pratofiorito, oggi completamente innevato e con la croce di ferro pure mezza coperta dalla neve.
Al lago manca poco...
Fatta una breve ma indispensabile pausa ristoratrice ( grazie Francesco per la cioccolata) , visto che il mio tempo stringe ( arriverò sicuramente in ritardo per il pranzo al rifugio e, nonostante sia riuscito ad avvisare del fatto gestore ed amici, ci tengo comunque a non fare troppo tardi per non creare inutili preoccupazioni ), torniamo sulla pista e la percorriamo in discesa, con percorso facile ed evidente, raggiungendo le alpi Bianasso di sopra e di sotto. Dall'alpe Bianasso di sotto in poi   si è fortunatamente conservata la pista battuta con la motoslitta dai gestori del rifugio, ragion per cui la nostra velocità di discesa raddoppia ed in breve arriviamo alla cappelletta Dejr  Ross, da cui si scende ad attraversare il rio Cambrelle sul guado. 
S. Vito a Cambrelle
Ecco, ancora pochi passi e compare finalmente il rifugio, posto di fronte alla chiesetta di San Vito! Ci togliamo ciaspole e ghette e, dopo una bella scrollata , saliamo la scala in legno ed entriamo nella sala da pranzo al primo piano.  Gestori ed amici (i quali sono  naturalmente già attovagliati) mi accolgono con 92 minuti di applausi, anzi no: devo ammettere di essere leggermente in ritardo ( circa un'ora e mezza - ecco cosa succede a partire "con calma" alle 8,30 ). A questo punto le nostre strade si dividono: Francesco riprende la discesa verso Locana , io mi fermo a gustare un lauto pranzo con gli amici. Sul pasto consumato c'è poco da dire: ottimi gli antipasti, ottima la polenta, ottimi  la selvaggina ed il merluzzo, fantastico il nebbiolo. 
Mentre io sto ancora mangiando ( l'appetito non mi manca),i miei amici se ne vanno: una parte prende l'attrezzatura e comincia a salire verso il lago di Pratofiorito; più tardi altri cominciano a scendere verso le auto parcheggiate ai Porcili. 
Finito di mangiare, decido di attendere gli amici più sportivi per poi scendere con loro;  arrivati alle auto, nonostante una debole resistenza iniziale, accetto un passaggio in auto fino a Locana, completando così il tradimento di Francesco, che invece dai Porcili ha completato  l'anello a piedi.
E' stata un'escursione davvero fantastica,  una giornata che resterà impressa  per sempre nei miei ricordi. Alla luce di tutto questo  posso ben dire, senza paura di essere smentito, che l'anello del lago di Prafiorito è una delle più belle escursioni di tutta la Valle Orco, ragion per cui consiglio, anzi esigo, che la proviate anche voi, con calma, quando volete: è buona in tutte le stagioni!
Un saluto ed a presto con le Storie.


mercoledì 15 aprile 2015

Pesto all'aglio orsino delle Tiere

Sul web si trovano numerose ricette, ma a tutte ( o quasi) manca un punto fondamentale, il primo punto: dove e quando raccogliere l'aglio orsino. Con questo pezzo ovvieremo finalmente a questa fastidiosa mancanza. 
Vi ricordate che cosa si era detto nell'ultimo post (quello della ciaspolata al Der del Munt ) ? Si, esatto: in primavera i prati ed i boschi delle Tiere si riempiono di aglio ursino, Allium ursinum L., con il quale si può fare un ottimo pesto. Così ho immediatamente raccolto l'invito dell'amico Carlo ( "domenica pomeriggio vado a raccogliere l'aglio dei boschi" ) e mi sono così aggregato ad una simpatica comitiva che comprendeva addirittura un signore belga ed una coppia valdostana, della Valtournenche. Vi rendete conto? Per raccogliere l'aglio orsino a Locana arriva gente anche dall'estero, e noi che viviamo a due passi dovremmo starcene con le mani in mano ? Oltretutto il grande chef di casa Savoia Guidobaldo Carli del Sasso, che seguiva la corte sabauda in quel di Ceresole Reale ( To), nel suo celebre "Ricettario del pastorello  sorridente " ( dato alle stampe nel 1848 ) , citava espressamente l'aglio delle Tiere di Locana come il "migliore" presente nel Regno di Sardegna.
Raggiungo quindi in auto le Praie, frazione del comune di Locana ( To) posta sulla destra idrografica del torrente Orco e, lasciata l'auto nei pressi di una piccola piazzetta, imbocco la mulattiera che tosto attraversa il rio Fassabella su una passerella di ferro e sale con numerose svolte fino alla borgata Tiere 817 m , raggiungibile in mezz'oretta di piacevole cammino tra i boschi. 
La salita è allietata dalla presenza di numerosi bei fiori primaverili: pulmonarie, ranuncoli , sassifraghe, primule. cardamini, epatiche...
Pulmonaria officinalis

Ranunculus ficaria



Saxifraga cuneifolia

Primula vulgaris

Primula veris

Cardamine heptaphilla


Ma, soprattutto, i prati ed i boschi delle vicinanze sono pieni di foglione verdi: sembra quasi un mare d'aglio ( ursino), non ancora fiorito ! Direi che abbiamo pienamente azzeccato tempo e luogo!

Alle Tiere, distese di aglio orsino

Ciascuno estrae dunque ora il suo coltellino e si comincia la raccolta. L'amico Carlo mi spiega immediatamente un trucco per raccogliere più agevolmente la maggior parte della pianta (l'aglio orsino è infatti interamente commestibile ed utilizzabile per la nostra ricetta, con un sentore di aglio man mano più forte , dalle foglie scendendo fino al bulbo): raccoglierla sotto copertura boschiva. Il terreno è qui infatti più soffice e meno compattato e la pianta può essere estratta praticamente senza rimasugli di terra o quasi, il che agevolerà notevolmente le successive operazioni di lavaggio. 

Aglio orsino fiorito

Riempiti i nostri cestini , torniamo alle auto e l'allegra comitiva  dei raccoglitori si divide e ciascuno torna a casa per  cominciare a lavorare alla ricetta: io ho preso spunto dalla ricetta dello  chef sabaudo Guidobaldo Carli del Sasso, del cui ricettario mi pregio di avere una copia, originale autografa, in biblioteca, permettendomi di modificarla con alcune integrazioni. 
Oltrechè come condimento, il pesto di aglio orsino è anche ottimo per le bruschette e da mangiare spalmato sul pane con un pò di burro.
Ps: se proprio non volete venire alle Tiere, cercate l'aglio ursino in " boschi di latifoglie, luoghi ombrosi ed umidi, e particolarmente nelle vallecole umide in colonie numerose su terreni fertili e ricchi di humus, dal piano fino alla fascia submontanda, da 0 a 1500 mt" ( http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?t=358 ) , preferendo quindi i versanti con esposizione nord nel periodo aprile - maggio. Il risultato sarà comunque ottimo! 

PESTO ALL'AGLIO ORSINO DELLE TIERE

Ingredienti :

Aglio orsino delle Tiere
Olio di oliva
Frutta secca ( noci, mandorle, pinoli)
1 cucchiaino di sale fino

Procedimento :

1) Andate alle Tiere in primavera e raccogliere l'aglio orsino. Se desiderate ottenere un pesto meno forte, raccogliete più parti fogliose e meno fusti; se invece volete un condimento più forte cercate di raccogliere anche la maggior parte dei fusti od addirittura i bulbi.  Per una buona conservazione del raccolto fino a casa utilizzare cesti di vimini o buste di carta. 

2) Selezionate l'aglio e lavatelo in acqua fredda corrente al fine di rimuovere ogni residuo di terra e\o di altri vegetali raccolti accidentalmente. Lasciate quindi scolare per tutta la notte. 

3) Utilizzando uno scolainsalate, completare l'asciugamento dell'aglio. E' consigliabile fin d'ora separare foglie e fusti, spezzando eventualmente quelli molto lunghi. 

4) Utilizzando un frullatore a bicchiere, mettete nel bicchiere la frutta secca nelle proporzioni preferite, riempite di olio fino a coprire le lame e mettete un cucchiaino di sale fino.

5) Cominciate quindi a frullare l'aglio, aggiungendolo via via fino alla capacità massima del frullatore. Ne deve risultare un composto omogeneo.



6) Versate il pesto così ottenuto in un vasetto di vetro  per sott'oli e conserve, senza riempirlo. Aggiungetegli quindi sopra altro olio d'oliva sino a colmarlo. Il vostro pesto è pronto per l'utilizzo e la conservazione, in cantina fresca o frigorifero. 


martedì 27 gennaio 2015

Escursioni non per tutti 1 : ciaspolata al Der del Munt.

"E così optai per la montagna... e così un giorno  uscii da casa, me ne andai alle Praie e con Franco e Michele partii per il Der del Munt. Che cosa andassimo a fare lassù non l'ho mai capito. Quella mattina ho fatto di tutto: sono caduto, ho sudato,  fotografato cervi... sono stato preso a palle di neve dagli alberi".
Non so perchè per cominciare questo pezzo ho scelto di parafrasare il mitico arch. Manuel Fantoni (http://www.manuelfantoni.it/ ), personaggio di culto del celebre film del 1982 di Carlo Verdone "Borotalco"  https://www.youtube.com/watch?v=6Q8pEcBH2uU: comunque sia, una volta giunti alle Praie, frazione del comune di Locana posta sulla dx idrografica del torrente Orco,  e lasciata l'auto nei pressi di una piccola piazzetta, si attraversa il rio Fassabella su una passerella di ferro e comincia il nostro itinerario.
Praie vista dall'alto
In questa prima parte del percorso le ciaspole le portiamo a spalle: non c'è molta neve, per cui scarponi e ghette sono più che sufficienti per la progressione. Su buona mulattiera arriviamo alla borgata Tiere, località un tempo abitata tutto l'anno, dove recentemente una baita è stata ristrutturata. Osservando bene il luogo si intuisce come un tempo dovesse essere un vero e proprio giardino. In primavera i prati delle Tiere si riempiono di  aglio orsino, Allium ursinum L., con il quale si può fare un ottimo pesto. 
Tiere
Oltrepassate le Tiere la mulattiera raggiunge le località  Verdeis e quindi Fassabella di Praie, per poi uscire dal bosco di faggi negli ampi        prati\pascoli di Fassabella, alpeggio caratterizzato dalla presenza di numerose costruzioni, a testimonianza del fatto che questi terreni un tempo erano utilizzati da più nuclei di proprietari\affittuari. 
I prati di Fassabella in estate
Uno dei gruppi di costruzioni di Fassabella
Finalmente si calzano le ciaspole!
Queste medie montagne, "mese muntagne"  come le chiamiamo qui, erano un tempo utilizzate non solo per il pascolo dei pochi bovini che ciascun nucleo famigliare possedeva: durante la stagione estiva, quando molte famiglie tenevano con sè solo una vacca giusto per avere il latte ed affidavano le altre ai margari ( che le conducevano in alpeggio pagando una sorta di affitto, pagato a volte  in denaro, a volte  in burro e formaggio) ,  in questi terreni  si faceva il fieno per avere di che alimentare le vacche durante l'inverno.  L'importanza dell'alpe Fassabella è dimostrata dal fatto che essa è servita da ben due mulattiere:una con partenza da Praie, oggetto del nostro percorso, ed una che parte da Chironio superiore. Il passato utilizzo a prato sfalciato e concimato di questo terreno è ben evidente in estate, quando le spighe di phleum pratense,"la coda di topo" ,dominano la verdeggiante scena. Ora c'è abbastanza neve e possiamo finalmente calzare le ciaspole. Oltrepassate le costruzioni di Fassabella continuiamo il percorso, ora su traccia di sentiero, che ci porta a raggiungere la dorsale spartiacque Fassabella\Vallungo,  dove comincia il bosco di conifere. Ed ecco che, meraviglia,  un bagliore illumina il monte Cimeron. Ma cosa sono? Nuvole, piante o che altro ? Sono piante! E' uno spettacolo magnifico ai nostri occhi!
Il sole si affaccia dal Cimeron
Man mano che proseguiamo la progressione si fa più faticosa: aumenta la neve ed aumenta anche la pendenza del terreno: il tratto nel bosco è davvero duro, ma noi siamo fortunati perchè davanti abbiamo Franco che ci fa la traccia e sulla neve va come un treno.
Tronchi sciabolati 
Ogni tanto qualche ramo di abete decide di scaricare benevolmente su di me il suo carico di neve fresca, ed è in quest'ultimo tratto, dove le nostre menti si concentrano maggiormente sullo sforzo fisico, che ci rendiamo conto della perfetta solitudine in cui ci muoviamo: ed il nostro pensiero va alla dorsale della Cialma, che come ogni fine settimana innevato sarà popolata dalla solita processione di ciaspolatori e sci-alpinisti provenienti da ogni dove per mantenersi in forma e godersi il panorama. Da parte nostra però non c'è nessuna invidia: preferiamo di gran lunga trovarci qui, in questo posto poco frequentato, ad ammirare la forza della neve, così soffice ed al tempo stesso così forte da modellare i tronchi degli alberi.
Sul der, in vetta!
Ormai siamo vicini alla meta: il bosco si apre nuovamente e possiamo ammirare panorami bellissimi, dal gruppo del Gran Paradiso, al Moncimour, al Colombo e fino alla Quinzeina da una parte, dal Tovo fino a Cima Mares dall'altra: che spettacolo!
Il Granpa visto dal Der del Munt
Cervi !
Ed infine ecco che arriviamo in vetta: il nome "Der del Munt" è pienamente giustificato: in cima a questa verde montagna c'è un grosso der, sul quale noi dobbiamo salire per conquistare la "vetta", sempre sotto lo sguardo benevolo del monte Cimeron.
Fassabella
Dalla vetta il panorama si amplia ulteriormente... Poi Michele tira fuori il binocolo, scandaglia l'orizzonte... ed ecco che alla nostra sinistra, lungo il rio del Lupo, possiamo osservare numerosi cervi, femmine e maschi dai palchi bellissimi.Io ne approfitto per testare lo zoom della macchina fotografica, con alterni risultati: diciamo che devo ancora affinare le mie capacità di fotoreporter dilettante.
Dopo aver goduto per bene del panorama e dell'osservazione della fauna selvatica, riprendiamo la discesa. Un ultimo saluto alla prima baita di Fassabella, ancora utilizzata fino a pochi anni fa da un pastore di Chironio , a Fassabella dle Praie  via le ciaspole ed in breve eccoci di ritorno alle auto, ancora in tempo per pranzare a casa: è' stata davvero un'escursione molto appagante e fatta in ottima compagnia. Ed anche per voi, cari amici che avete letto le mie umili righe sin qui,è giunto il tempo del commiato. Non vi tedierò con inutili inviti a provare questo itinerario ( tanto non lo farete mai): voi continuate pure ad andare alla Cialma. I cervi del rio del Lupo non sentiranno di certo la vostra mancanza!