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sabato 15 agosto 2020

Il morbo del ravanatore ( o dell'esploratore ? ) - Cima del Cavallo da Forzo

 

Forzo,  il vallone che impegna...

- " Andiamo alla Torre Lavina ? "
-"Perchè non andiamo invece alla cima del Cavallo? "
Come rifiutare la proposta dell'amico Carlo ? Si torna sempre con piacere nel vallone di Forzo, quel pezzo di Gran Paradiso   in val Soana, della quale ospita le cime più alte e maestose, l'unico ghiacciaio ,  le borgate alpine meglio conservate, le pareti di arrampicata più rinomate...
Ad inizio estate ero stato alla Cima Fer, i cui contrafforti dividono la valle principale dal vallone di Forzo ad ovest e da quello di Campiglia a Nord; dopo tale elevazione, la spartiacque Forzo - Campiglia prosegue in direzione nord-ovest con punta Tressi e quindi con la cresta del  Cavallo, cui segue la Torre Lavina, senza dubbio la montagna più celebre della val Soana , grazie all'inconfondibile forma piramidale ben visibile dalla  pianura torinese.
La cresta del Cavallo vista salendo alla bocchetta Vallotta

Anche la cresta del Cavallo è altrettanto ben visibile dalla pianura :  posta immediatamente a destra della Torre Lavina,  è composta in tutto da sei elevazioni , delle quali la Cima del Cavallo 2846 m , quella a cui noi siamo diretti, è quella  più ad est.
Cartina 1:25.000 , elaborazione su base Ctr Regione Piemonte

Un'altra importante qualità del vallone di Forzo , che prima abbiamo dimenticato di elencare, è che si possono realizzare numerosi e bellissimi giri ad anello, certamente tutti abbastanza impegnativi, "da guadagnare", ma comunque bellissimi! Ed ecco che , pour parler, cominciamo ad ipotizzarne qualcuno...
- " Una volta tornati al Giavino si potrebbe poi proseguire fino al colle di Bardoney..."
- "Oppure andare al Davito e fare la finestra Valletta, o semplicemente andare al Davito e tornare indietro.."
- "Decideremo sul posto!"

Da Forzo a Boschietto

Lasciata l'auto nel parcheggio posto davanti alla frazione Forzo, ci si incammina attraversandola seguendo le indicazioni del sentiero n°608; oltrepassato il nucleo abitato, la mulattiera prosegue seguendo il corso del torrente Forzo, fino ad attraversarlo su di una passerella posta a 1350 m di quota circa. 
Madonna della Neve a Boschietto
Da qui ci si riconnette alla mulattiera che sale da Tressi, pervenendo in breve ad un  bivio, dove la si abbandona per il  sentiero n° 610 , arrivando in breve alla bella borgata di  Boschietto 1451 m, al cui inizio è posta la bellissima chiesetta dedicata alla Madonna della Neve.
Le borgate di Boschietto e Boschiettiera, splendidamente conservate a dispetto del mancato accesso stradale, meritano assolutamente una visita dedicata, magari in occasione della "festa del pane" od inverno con le ciaspole, sulla neve.

Da Boschietto all'alpe Giavino

Casotto Pngp all'alpe Giavino


A destra del nucleo abitato di Boschietto, il sentiero sale ora ripido sul versante sinistro idrografico del vallone, nel bosco di larici ed abeti, per poi "sbucare" fuori verso i 1800 m di quota e toccare le grange Sengia, Biestan ed infine arrivare al panoramico pianoro dell'alpe Giavino, sede di un casotto del personale di sorveglianza del Pngp.


Uomo di pietra all'alpe Giavino

Alla bocchetta Vallotta - la cartina in testa.

- Ma tu hai portato la cartina? "
- "No!"
- "Io neanche !Però penso che l'abbiamo guardata e studiata tanta di quelle volte che ormai ce l'abbiamo stampata in testa!"
-" Altrochè!"
Naturalmente Orco Trekking si dissocia da questo tipo di comportamento e vi invita caldamente a munirvi di una buona mappa, specialmente quando si affrontano itinerari come questo!

Pianoro a 2400 m circa; in alto la cresta del Cavallo a sx; a dx il canale che sale alla Vallotta

Dall'alpe Giavino si prosegue verso nord per tracce di sentiero fino a raggiungere un piccolo pianoro  a circa 2400 m di quota, quindi si comincia a salire lungo il canale ( è possibile farlo sia a destra che a sinistra) adducente all'evidente depressione della bocchetta.
Da sx verso dx: Piata di Lazin; Punta Gialin; Grande Uja di Ciardonei; Punta delle Sengie;
Roccia Azzurra e Monveso di Forzo


Da qui in poi le tracce di sentiero finiscono e si comincia a salire per erba, placche di roccia e pietraie; alcuni ometti qua e là possono tornare utili in caso di scarsa visibilità. Il panorama sulle cime della destra idrografica del vallone è meraviglioso!
L'ampia depressione della bocchetta Vallotta, che mette in comunicazione con il vallone di Campiglia, è un luogo che merita una pausa meditativa! Proprio di fronte alla depressione si erge la Rosa dei Banchi,  montagna seconda soltanto alla Torre Lavina per notorietà ( forse) !

Alla bocchetta Vallotta , guardando la Rosa dei Banchi

Proprio a sinistra della bocchetta comincia la cresta del Cavallo, mentre a destra si snoda la lunga cresta nord-ovest della punta Tressi ( localmente chiamata "Gran Losa") , sinuosa ed affascinante, perfino invitante,  ma ad occhio e croce caratterizzata dalla presenza di difficoltà alpinistiche rilevanti!
La sinuosa ed affascinante cresta NO di Punta Tressi

Come detto poco sopra, la bocchetta Vallotta è un luogo che spinge alla meditazione; gli esiti della meditazione però non sono mai scontati... 


L'attacco del morbo del ravanatore


Che cos'è il "morbo del ravanatore" ? E' come il morso di un ragno, la puntura di un insetto: ti può cogliere ovunque , senza preavviso; nessun escursionista del "nostro tipo" ( che non saprei come diavolo definirci ) si può dire al sicuro dal "contagio" e dalle sue conseguenze.

Anche da lì si può passare !La cresta sud della cima del Cavallo

Seguendo l'itinerario "normale", dalla bocchetta Vallotta occorre spostarsi in direzione nord-ovest verso l'evidente canalino che divide la cima del Cavallo dalla punta n°5 ( sempre stando alla numerazione della "Guida dei Monti d'Italia del Cai-Tci, volume "Gran Paradiso"), risalirlo e poi per cresta raggiungere il triangolino di vetta. Su Gulliver tale itinerario viene classificato EE\F come livello di difficoltà: ciò significa che si tratta di un percorso che presenta qualche passaggio alpinistico facile.
Durante la "meditazione" però, osservando attentamente la cima,  il sottoscritto viene colto da un attacco del morbo del ravanatore!
Salendo a sx della placconata\1

 - "Guarda la ! "- esclamo - "Secondo me si può salire anche direttamente dalla bocchetta, senza star lì a raggiungere il canalino! Oltretutto mi sembra anche più comodo! Saliamo lì in mezzo, poi aggiriamo sulla destra quello spuntone di roccia e..." 
- " Si, mi pare di aver letto da qualche parte che qualcuno è sceso da lì! "
- "Eh beh, se qualcuno è sceso, di sicuro noi riusciremo a salire!"
Insomma non è stato difficile convincere il mio socio! 

Come complicarsi la vita ( ed essere felici) 

Ogni tanto qualche gradone di roccia aiuta...

Cominciamo quindi a salire nello stretto e ripido canalino erboso posto immediatamente a sinistra della lunga placconata con cui termina la cresta sud della cima del Cavallo; si tratta naturalmente di un terreno misto, tra erba "olina" e gradoni di roccia.
Superato un tratto di placca, si prosegue con elementare arrampicata tra erba e roccette...

In cima alla placconata

Per sbucare in cima alla placconata di cui sopra occorre tuttavia percorrerne un tratto, per poi raggiungerne la sommità con elementare arrampicata tra erba e roccette.
Potentilla grammopetala nel suo habitat

Ma la montagna è generosa ed i nostri sacrifici vengono subito ripagati: la placconata ci fa  infatti un bel dono botanico, facendo mostra tra  le sue fessure di  numerosi esemplari di Potentilla grammopetala  , specie esclusiva delle rupi silicee ( qui siamo infatti su solido gneiss ) ed endemica delle Alpi ,all'interno delle quali il suo  areale è ristretto alle zone montuose di Piemonte, Valle d'Aosta e Lombardia, con stazioni anche densamente popolate ma molto disperse.La rigogliosità dei suoi cespi è davvero notevole, specie se rapportata all'austero habitat!
Si continua allora ad arrampicare tra roccette ed erba ( foto Carlo)



Bene! Ora non ci resta che aggirare sulla destra le ultime asperità rocciose e...niente, come non detto
Contrariamente alle aspettative, sulla destra tutta una serie di paretine rocciose e strapiombi sbarrano il passo: o si prosegue sul filo, o si torna indietro!
Dato che io ho qualche titubanza , è Carlo ad andare in avanscoperta; e visto il suo parere positivo sul prosieguo dell'itinierario, lo seguo, arrampicando tra roccette ed erba, fino a raggiungere l'ostacolo finale: cioè un torrioncino di modesta elevazione ma esposto da ambo i lati, conformato a placca a nord e gradinato a sud.
Nel dritto ( foto Carlo) 


Naturalmente noi optiamo per il versante gradinato; a questo punto occorre anche riporre i bastoncini da trekking, che fin qui ci siamo un pò goffamente trascinati dietro, appoggiandoli e riprendendoli qua e là per avere all'occorrenza le mani libere!
Certo che  guardare verso il basso in questo punto fa un pò impressione: se mai disgraziatamente uno volasse giù sarebbe , come dire, per sempre!
Per superare l'ultimo torrioncino... ( foto Carlo) 


In realtà il torrioncino presenta sul lato sud ottimi e comodi appigli per le mani e posti dove mettere i piedi: per quale motivo una persona dovrebbe mettere male le mani ed i piedi proprio in questo punto?  
meglio riporre i bastoncini da trekking! (foto Carlo) 

Nessuno!E cosi arriviamo di fatto ad una sorta di antecima, 100 m più in basso della vetta, che in breve raggiungiamo con un ultima salita sul ripido...
Nonostante oggi il panorama sia un pò limitato da alcune nubi che vanno e vengono ( il Monte Rosa e la Torre Lavina si mostreranno solo per qualche attimo), la visibilità locale rimarrà sempre buona, consentendoci interessanti osservazioni, specialmente sul versante Campiglia.


L'ultima salita

L'ometto di vetta in primo piano ; in secondo il prosieguo della Cresta del Cavallo e la Lavina

Per la discesa naturalmente optiamo per la via "normale": per quanto riguarda il lato "avventura", oggi direi che abbiamo già dato!
Interessanti osservazioni sul lato Campiglia
Quale grado di difficoltà  avremo mai affrontato? Dato che di gradazioni alpinistiche non ci capisco nulla, non posso che affidarmi al giudizio allo stesso tempo ex-ante ( rispetto alla data nostra gita) ed ex-post ( rispetto alla consultazione del sito Gulliver, avvenuta da parte nostra dopo la gita) dell'esperto gulliveriano Enzo 51, che aveva avuto la medesima nostra idea alcuni anni fa: : "difficoltà max III grado". E quindi ?
La Torre Lavina si scopre soltanto per un istante

Una tranquilla discesa

Dall'ometto di vetta occorre raggiungere la stretta depressione tra la cima del Cavallo e l'elevazione n°5 della cresta , il che si può fare molto agevolmente tenendosi leggermente sotto cresta in versante Forzo ( ciò che noi scegliamo di fare); proseguendo sul filo invece vi sono altre asperità da superare!
Proseguendo in cresta si trovano altre asperità...

La stretta depressione...

si intuisce la ripidezza...

Giunti alla depressione, ci accoglie una bella fioritura di Leucanthemopsis alpina, che interpretiamo come segnale di buon auspicio. Guardando verso valle ( versante Forzo) , si intuisce subito l'imminente brusco cambio di pendenza che ci aspetta...
Occorre infatti ora scendere il ripido canalino di sfasciumi fino al fondo; gli sfasciumi sono sfasciumi ma insomma, abbiamo visto ben di peggio! 
Dopo aver sceso alcuni metri il canalino è interrotto da due masse rocciose, che si aggirano sulla sinistra con qualche divertente e facile passo d'arrampicata.
Due masse rocciose occludono il canalino...

Arrivati al fondo , decidiamo di raggiungere un "uomo di pietra" che sembra posto in posizione davvero panoramica e qui ci dividiamo: io infatti devo per forza tornare alla bocchetta Vallotta, dove ho lasciato una maglietta ad asciugare, mentre Carlo vuole provare a scendere da un'altra parte.
L'appuntamento è al casotto Pngp dell'alpe Giavino...
Alla fin fine anch'io devierò un pò dal percorso di salita, andando a raggiungere una simpatica mandria di bovine di razza piemontese al pascolo in una pianeggiante conca posta a circa 2320 m  di quota. E qui vedo Carlo scendere dall'altra parte e mandarmi una voce, alla quale rispondo.
Nella conca, attiro la mandria!

Pur non avendo capito un accidenti di quanto detto, ipotizzando che Carlo mi avesse  voluto dire di aspettarlo  mi accomodo su una grande pietra piana, attirando inevitabilmente in questo modo la curiosita delle bovine, forse desiderose di un'integrazione salina che ahimè io non posso dargli!
Tempo di rilassarmi un attimo, ed ecco che Carlo è scomparso dalla mia vista: "Che tipo! Avrà proseguito!" - penso.
E così riprendo la discesa, fino a ritrovarlo nei pressi del casotto, intento ad un pediluvio in un ruscello:
- "Che fine avevi fatto?  "
-"Ah, ma eri tu quello lassù? Non ti avevo riconosciuto!"
Eh si, perchè di solito molte persone girano da queste parti...

Ritorno a Forzo

E' ora venuto il momento di decidere se realizzare uno di quei giri ad anello ipotizzati il giorno prima al telefono, ma entrambi siamo concordi sul fatto che per oggi può bastare e così, dopo aver fatto rifornimento d'acqua , in men che non si dica facciamo ritorno a Boschietto ed infine a Forzo, dove all'Osteria delle Alpi ci concediamo una meritata bevanda fresca.
Che bello vedere le nostre borgate piene di gente, financo di automobili parcheggiate ovunque! Che bello vederle tornare a vivere, anche se soltanto per 2-3 settimane l'anno!

Conclusione- ravanatori od esploratori ( dell'inutile) ? 

E noi che cosa crediamo di aver fatto? Siamo dei ravanatori ? Personalmente comincio a provare un pò di fastidio verso questa  definizione! Il termine "ravanatori" infatti mi dà l'idea di persone che non sanno dove vanno oppure lo sanno ma  hanno più o meno coscientemente scelto un percorso completamente scomparso e\o occluso a causa della vegetazione!
Nel nostro caso, noi sapevamo dove andavamo e sicuramente non eravamo diretti nella giungla !  Abbiamo semplicemente scelto, lì per lì, di fare una piccola variante, seguendo l'ispirazione del momento !
Aver deciso  un itinerario poco battuto, non  alpinistico  ma neanche semplicemente escursionistico non basta certo a far di noi dei ravanatori: io preferisco immaginarci come degli "esploratori dell'inutile".
"Conquistare l'inutile è l'apparente dichiarazione di un fallimento, che in realtà nasconde il gesto nobile di un agire gratuito, lontano dalle logiche quotidiane". Andare in montagna per il semplice gusto di farlo, seguendo le proprie preferenze ed inclinazioni, senza o con pochi compromessi, "conquistando" ogni volta mete che gli altri giudicheranno superflue, ma mai lo saranno per te ! Che altro ? 
Perchè ciascuno di noi ha la sua strada, il suo filo invisibile che lo guida nel compimento del proprio destino!
Arrivederci ed a presto con le Storie!








domenica 2 agosto 2020

L'incompiuta ( Balmarossa - bocchetta Gran Croux ovest )

Tanta voglia di Noaschetta

Alpe La Motta
Testa di Valnontey, Testa della Tribolazione, Testa Gran Croux, Becca di Noaschetta, Tresenta, Deir Vert ... da quanto tempo queste mete sono nei miei progetti, ogni anno rimandate ?  Ma quest'anno non più: è ora di provarne qualcuna! Inoltre siamo a luglio ed i tempi sono maturi per andare come di consueto a visitare la parte alta dell'amato vallone.
Del vallone di Noaschetta su questo blog abbiamo già parlato in lungo ed in largo: per questo nel presente racconto ci soffermeremo unicamente sulla parte più alta dell'escursione, cioè  l'estremità nord del vallone sopra il bivacco Ivrea. Per una descrizione più dettagliata delle altre parti vi rimandiamo quindi ai vecchi articoli.
Questa gita e questo racconto sono dedicati ad un caro amico che ci ha lasciati da poco! Un saluto al cielo!

Un itinerario rococò


Elaborazione M. Varda su base ctr Regione Piemonte
Cartina della parte alta dell'itinerario ( elaborazione M. Varda su Ctr Regione Piemonte)

Le previsioni meteorologiche non erano certo quelle ideali per  itinerari così lunghi ed impegnativi; eppure , a leggere bene il sempre ottimo bollettino di Nimbus, uno spiraglio c'era eccome! Era infatti previsto un deciso miglioramento del tempo verso le ore centrali della giornata, dopo un inizio caratterizzato dalla possibilità di modeste precipitazioni: dunque perchè non tentare la sorte ?
L'ipotesi di trovarsi nella parte alta del percorso con il bel tempo ( ed il panorama) era più che allettante , così come quella di dover rinunciare alla meta non terrificante: il vallone di Noaschetta vale sempre e comunque il prezzo del biglietto, qualunque sia il finale della commedia! 
La raffinatezza delle previsioni consente a volte barocche pianificazioni , per itinerari... rococò!
Vista sul pianoro dell'alpe Bruna inferiore, salendo tra sprazzi di sole e brevi piovvigini


La meta? In tempo reale...

Pian di Goi

Sono le 5 del mattino quando lasciata l'auto a Balmarossa superiore, cominciamo a camminare lungo il sentiero che conduce nel vallone di Noaschetta:la nostra pianificazione dell'itinerario è così barocca che ancora non abbiamo deciso dove andare , anche se la notte ha portato consiglio, restringendo la rosa delle mete "candidate" a 3 ipotesi: Deir Vert, Tresenta e Testa Gran Croux, insomma le più facili, da scegliere in base all'evoluzione delle condizioni meteo.
Camminando di buon passo, nell'alternarsi tra spiragli di sole e brevi pioviggini, arriviamo al bivacco Ivrea, dove occorre decidere il da farsi, mentre grigie nubi continuano ad andare e venire sullo spartiacque Noasca-Cogne .  Scartata  la meta più lontana ( Tresenta)  e quella di interesse "locale"( Deir Vert), non ci rimane che la Testa Gran Croux...
A sx il Deir Vert; a dx Punta Ceresole

Il vallone di Gay

Salendo  verso il vasto ripiano glaciale
Nei pianori sottostanti il bivacco, il vallone del gias della Losa (  così chiamato per via della presenza del ghiacciaio della Losa, oggi trasformato in uno splendido lago) riceve da nord le acque provenienti dal bacino un tempo occupato  dal ghiacciaio di Gay, oggi ridotto a due stretti lembi al piede della becca di Gay e nei pressi del col Valnontey.
Dal dosso erboso sul quale è posta la costruzione del bivacco, si scende ad attraversare il torrente glaciale ( non sempre agevole da attraversare nelle ore centrali ) , per risalire sull'altro versante fino ad accedere ad un vasto ripiano glaciale.
Le condizioni di salita al colle Gran Croux non sono ottimali...


Da qui in poi la copertura nevosa si fa continua ed occorre calzare i ramponi; si prosegue salendo  in direzione nord, mantenendosi a debita distanza sia dalla dorsale che partendo dalla Becca di Gay va a dividere i bacini di Gay e della Losa,  sia dalla zona  occupata dal rio glaciale sepolto nella neve. 
La pendenza del terreno si fa man mano crescente; arriviamo  così ai piedi del colle Gran Croux, ma un rapido sguardo alle condizioni di salita ( il pendio di salita al colle, ormai completamente sgombro dalla neve, è molto ripido e caratterizzato dalla presenza di sfasciumi instabili e placche rocciose oggi ancora bagnati)    ci fa subito scartare l'ipotesi di raggiungerlo. 



Salendo verso il ripiano glaciale superiore, bel colpo d'occhio sulla becca di Gay


Proseguiamo dunque a salire, compiendo un semicerchio verso ovest ai piedi della Testa Gran Croux  in direzione del colle q. 3378 m. Da lì, per cresta o su versante Cogne, dovremmo raggiungere in breve la vetta !
Ironicamente constatiamo come in teoria la nostra meta sarebbe ora perfettamente aggredibile quasi in ogni punto con facili passi di arrampicata , ma in pratica , essendo la roccia bagnata, questo non è possibile!
Il ripiano glaciale superiore

Affrontando un traverso nel ripido,giungiamo nei pressi  ripiano glaciale superiore, posto ai piedi del colle Valnontey . Il  frastuono delle acque di fusione ci invita a tenerci a debita distanza dal ripiano: la morte può avere anche il suono dell'acqua in certi luoghi ed in certe stagioni.
Nei pressi del ripiano glaciale superiore: a sx Testa della Tribolazione, col Valnontey e Testa di Valnontey

Il canale adducente al col Valnontey, ormai sgombro dalla neve per una buona metà , ci segnala che se avessimo voluto tentare la coppia Testa della Tribolazione\Testa di Valnontey, saremmo stati già in ritardo!
Un bel punto di vista sul Becco Meridionale della Tribolazione

Quando siamo ormai in vista dell'ultimo pendio nevoso, ecco che la pioggerellina che da qualche tempo aveva ripreso a solleticarci e costretto ad indossare nuovamente la giacca da pioggia, si trasforma in una pioggia battente , che ci accompagnerà fino alla q.3378.
La neve, nonostante il maltempo, è già molle poichè il cielo è rimasto coperto  e vi è stato poco raffreddamento notturno, tanto che a volte sembra davvero liquefarsi sotto i ramponi, specie nei traversi più ripidi!
In vista della bocchetta q.3378 m

La bocchetta quota 3378 m

Ai piedi della bocchetta q. 3378 m


Per raggiungere la bocchetta è necessario superare un piccolo salto di roccia: visto e considerato che è tutto bagnato e che sul versante Cogne insistono nubi basse che con ogni probabilità toglieranno qualunque visuale panoramica, io comincio a pensare che sia inutile issarsi su quella stretta fenditura.
La pioggia battente continua a sferzarci...
Ma la mia socia non la pensa allo stesso modo, ed ecco che rompendo gli indugi si issa sulla bocchetta, immediatamente cacciando un urlo: a sorpresa ( per noi incauti "esploratori dell'inutile", naturalmente) la cresta in quel punto è affilatissima e strapiombante ( ed il giorno seguente, recandomi al bivacco Money proprio in quel di Cogne, potrò rendermene bene conto).
Scesa la mia socia, anch'io mi tiro su per guardare dall'altra parte, mentre una fitta pioggia continua a sferzarci: ormai non ci resta che rinunciare alla meta!
Certamente dispiace farlo quando mancano 70 m di dislivello alla vetta, ma avventurarsi su un cresta bagnata, affilata ed esposta con scarsa visibilità sarebbe davvero un gesto folle e sconsiderato!
Meglio quindi scendere subito, cioè prima che il tempo migliori, le temperature aumentino e la neve ( già molle) lo diventi ancora di più!


Il lago di Gay ancora semighiacciato


Verso il sole ( la discesa) 

Scendiamo dunque rapidamente e con molta attenzione per lasciarci in fretta alle spalle i  due delicati traversi sulla neve ripida, mentre il miglioramento tarda a palesarsi...
Giunti in vista del primo ripiano glaciale, decidiamo che è d'obbligo andare a vedere il bel lago di Gay o di Deir Vert e qui sostare per consumare il pranzo al sacco. Ed ecco arrivare anche il sole, schiudendo le porte ad un magnifico pomeriggio! 
Dal lago di Gay decidiamo di tornare al bivacco Ivrea scendendo più direttamente,cioè più a ovest rispetto alla salita, affrontando un ripido pendio morenico. Da qui in poi sarà tutta una delizia per gli occhi: lasceremo quindi che siano le foto a "parlare"!
Da sx verso dx: Becca della Losa, Becchi della Tribolazione, colle dei Becchi, Blanc Giuir 

Becca di Gay e ghiacciaio orientale di Gay


Ginestrini fioriti, con sullo sfondo da sx Gran Paradiso e punta Ceresole

Al centro l'elegante piramide della Becca di Noaschetta


Bivacco Ivrea


I pianori della Bruna con il versante sud del Gran Paradiso
Le Torri del Blanc Giuir ornate da Arnica e Nigritella fiorite 

Le limose acque che scendono dal pian di Goi

Alpe La Motta con Becchi: sempre nel cuore!

Amici di sempre

Conclusione 

Che altro aggiungere dopo tutte queste foto ? Andate nel vallone di Noaschetta, nel vallone del Gran Paradiso! Davvero ne vale la pena! E per quanto riguarda la Testa Gran Croux ? Un'altra volta, forse... Arrivederci ed a presto con le Storie!